giovedì 12 giugno 2003
Referendum art.18: "Servono, comunque, numerosi Si'".
Rivista diretta da
Davide Ferrari e Gregorio Scalise.
Online
www.impegnonuovobologna.blogspot.com
Bologna, 12 Giugno 2003
"Servono, comunque, numerosi Si'".
Impegno nuovo dichiara il suo Sì al Referendum per
l'estensione dell'articolo 18.
Iniziativa in rete della Rivista.
Questo messaggio della redazione di "Impegno nuovo"
rappresenta insieme una presa di posizione ed una
iniziativa editoriale.
Giungerà ad oltre 38.000 indirizzi mail di tutta
Italia.
Le città più interessate saranno Bologna, Milano e
Roma.
E' uno degli invii più rilevanti per dimensione mai
effettuati dalla comunicazione politica in Italia.
Particolarmente significativo il fatto che la nostra
rivista si avvale unicamente di personale volontario e
non utilizza indirizzari acquistati da agenzie.
Risponderemo a tutte le lettere che ci giungeranno in
risposta, pubblicamete, sul nostro sito blog.
Un cordiale saluto
per la redazione,
Antonio Accattato
webmaster
......................................................
DICHIARAZIONE COLLETTIVA DELLA REDAZIONE DI IMPEGNO
NUOVO
Domenica 15 e Lunedì 16 giugno si vota per il
Referendum indetto per estendere l'articolo 18 ai
lavoratori ed alle lavoratrici delle imprese con meno
di 16 dipendenti.
Abbiamo attraversato, come redazione di una rivista
nata per sostenere il rapporto fra la Sinistra
politica ed i movimenti, il travaglio di un dibattito
che ha diviso, tra le ragioni del Sì e le perplessità
o la contrarietà.
Pur avendo diverse visioni su questo Referendum ed il
suo percorso, voteremo, e voteremo Sì, per contribuire
a tenere aperta la strada per le riforme e per i
diritti.
Oggi la necessità del Sì è cresciuta, dopo la scelta
di Berlusconi per il non voto e la contestuale forte
offensiva del Governo con i provvedimenti che
destrutturano il mercato del lavoro.
Il risultato di avere numerosi Sì appare a noi
necessario anche per chi non ha condiviso il
Referendum ma è impegnato per le riforme.
E questo risultato non è certo perseguibile
restringendo l'area del Sì alle posizioni estreme o
all' espressione spontanea dei lavoratori coinvolti.
Occorrono anche i Sì di tanti fra coloro che hanno
partecipato alle grandi manifestazioni per la difesa
dell'Art.18.
Questi Sì sono necessari proprio per rendere possibile
la riproposizione di un fronte più vasto e articolato.
"Il paese ha bisogno- come richiama il manifesto della
CGIL che fortemente condividiamo - che si arrivi in
tempi rapidi alla riforma degli ammortizzatori
sociali, all’estensione dei diritti all'universo delle
collaborazioni coordinate e continuative e ai
lavoratori dell’impresa minore, a una riforma del
processo del lavoro. Tanto più oggi che la crisi rende
sempre più incerto il futuro di milioni di persone".
Sappiamo quanto complessa sia la rappresentanza di un
mondo del lavoro differenziato come l'attuale,
sappiamo che non è fornendo una visione semplificata
dei problemi che si può tenere nella "difesa" e
affermare il cambiamento, l'estensione dei diritti.
Ma, come siamo convinti che milioni di giovani
lavoratori, comunque senza tutele, abbiano sentito la
battaglia per la difesa dello Statuto dei lavoratori
importante per la loro vita, anche se formalmente non
ne era interessata la loro condizione lavorativa, così
siamo convinti che si sia espressa, anche in questi
giorni di confronto troppo sotterraneo sul Referendum,
una analoga volontà di partecipazione.
Raccoglierla è la cosa più importante.
Importante proprio per superare i rischi, reali, di
divisione.
La vittoria del Sì è dunque importante e, secondo noi,
"servono, comunque, numerosi Si'".
Per questi motivi andremo a votare.
Per questi motivi voteremo Sì.
......................................................
Gregorio Scalise, Davide Ferrari, Rosanna Facchini,
Filippo Bartolini,Franco Giuliani, Gabriella Maini,
Carla Della Porta, Fulvio Ramponi, Etienne Salvadore,
Luca Campigli, Marika De Alessandri, Antonio Accattato.
venerdì 9 maggio 2003
Il chiostro dei bimbi
Il chiostro dei bimbi – di Davide Ferrari –
La Tribuna 09/05/2003
In
via S.Isaia c’è un altro santo. E’ S.Mattia. Si intitola a lui un grande
complesso, oltre 6000 mq, con annessa una bella chiesa sconsacrata.
Fondato
dalle monache domenicane di S.Mattia nel 1291, più volte rimaneggiato e
rifondato, con interventi degli architetti Terribilia nel ‘500, è stato luogo
di un convento fino a Napoleone.
Poi,
dopo proprietari privati ed un breve ritorno alla Chiesa, al tempo della
restaurazione, di mano in mano, si è arrivati all’uso e poi alla proprietà da
parte del Comune di Bologna. Da oltre cento anni è sede di scuole e istituzioni
scolastiche come il Museo Bombicci.
Lì
avevano sede le medie Guinizelli, ora alle retrostanti ex-Sirani, lì hanno sede
le elementari Manzolini e le Materne statali Laura Bassi e per l’area cortiliva
le materne comunali Anna Serra.
Il
posto è bellissimo, per il prestigio delle aule e degli affreschi che si stanno
scoprendo e restaurando, il giardino, il chiostro, la chiesa.
Si
è aperta una querelle su cosa deve ospitare, insieme appunto alle “moderne”
ex-Sirani.
E’
una discussione che può diventare polemica e triste. Non deve vedere più una
guerra fra le diverse scuole contrapposte a Istituzioni pubbliche e al Comune.
Ho visitato il luogo, sono rimasto incantato da come i genitori e gli
insegnanti delle Scuole hanno volontà di difendere e qualificare la loro sede.
Il
loro progetto mi sembra il più forte.
Vogliono
fare di San Mattia : “L’isola dei bambini e dei ragazzi”. Da quelli più
piccoli, 3-5 anni, fino agli adolescenti. Utilizzando sinergicamente il vasto
complesso delle scuole Ex-sirani, in via Ca’ Selvatica. C’è posto per tutti,
riqualificando e abbellendo.
Soprattutto,
suggerisco, bisogna trovare spazio anche ad attività concordate fra scuole e
famiglie per andare oltre l’orario scolastico.
Il
centro storico di Bologna muore lentamente. Non si possono perdere,
destinandole ad uffici, sia pure di personalità e servizi importanti, spazi che
hanno il valore dell’aria che si respira per mantenere viva la Bologna antica e
bella. Non c’è nulla che dia vita più dei bambini. Ecco perchè bisogna dare
priorità alle scuole.
La
prima cosa è assicurare loro il posto più adeguato, lì, a San Mattia.
Cominciamo
da quelle delle prime età, materne, elementari, aggiungiamo una biblioteca, la
valorizzazione del curioso e storico Museo didattico che il Prof. Bombicci ideò
per i bambini all’epoca di Giamburrasca, creiamo spazi nuovi di gioco per i
piccoli e di autogestione per i più grandi. Se si vuole, sono certo che lo
spazio necessario per ospitare degnamente una cosa bellissima come il nuovo
Museo della Resistenza, e il centro Parri per lo studio della storia moderna e
della democrazia. che l’amministrazione Comunale ha promesso, si troverà
senz’altro, in S.Mattia. Se invece non resterà spazio per altro, e per altri,
pazienza.
I
bambini, lo studio, la storia, cos’altro può essere più importante?
Cosa
ne pensate?
venerdì 28 marzo 2003
"BOLOGNA RIPUDIA LA GUERRA. n importante convegno nella sala del Consiglio comunale di Bologna
28/03 Bologna: Bologna ripudia la guerra
"BOLOGNA RIPUDIA LA GUERRA. Cosa può, cosa deve fare una Città per la pace e la solidarietà internazionale." Confronto promosso dai gruppi consiliari Due Torri-DS, Margherita, PRC, Verdi. L'iniziativa si terrà nel pomeriggio di venerdì 28 marzo 2003, dalle ore 15 alle ore 18,30 nella Sala del Consiglio Comunale di Palazzo D'Accursio. Hanno già garantito la presenza, tra altri, Luigi Pedrazzi, Mons. Giovanni Catti, Stefano Tassinari, Roberto Buonamici, Marco Trotta, Roberto Carati,Bruno Stefani. Presiederà Giancarla Codrignani. Davide Ferrari Capogruppo Due Torri - DS
lunedì 20 gennaio 2003
Intervento su un articolo di Carlo Monaco.
Di Davide Ferrari
Capogruppo Due Torri-Ds
Carlo Monaco invita la Sinistra bolognese a non avere due pesi e due misure nel valutare le politiche scolastiche dei Comuni.
Quello che è buono a Reggio Emilia non può essere cattivo a Bologna, solo perché governa il Sindaco Guazzaloca.
Non solo sono d'accordo ma rilancio.
La Giunta bolognese vuole "fare come a Reggio"?
Benissimo, allora avanti.
Reggio Emilia sta procedendo in un importante itinerario per dare autonomia alle Scuole dell'infanzia comunali, per difenderle, dunque, non per privatizzarle.
La strada che si è scelta è quella di una Istituzione che raccolga le scuole ed i servizi educativi, dia loro maggiore visibilità, li costituisca sempre di più come un pezzo importante della vita culturale e democratica di quella città.
Si, perché la scuola non è un servizio sociale, a domanda individuale, che ci può essere o non essere a seconda di come la società si organizza.
E' molto di più, è un diritto.
Vorrei far notare che è esattamente la strada che i Ds propongono, in Consiglio comunale, e da tempo.
Se Monaco è d'accordo impegni la sua cultura e la sua competenza per orientare in tale direzione la Giunta e la coalizione che governa.
Viceversa, in questi anni, se è stato mantenuto un impegno dell'amministrazione comunale ciò si deve, a me pare dovrebbe essere riconosciuto, anche ad una strenua opposizione che in tanti abbiamo condotto contro quel piano, poi ritirato dalla Giunta, che prevedeva di ridurre di un terzo la presenza comunale nelle scuole dell'Infanzia e di destinare le risorse "risparmiate" alle scuole private.
Oggi si parla di una Fondazione.
Monaco conferma l'intenzione.
Il ViceSindaco Salizzoni ha fatto riferimento ad una "Fondazione di Comunità".
Ma il tema affascinante delle "Fondazioni di comunità", che va approfondito, richiama in primo luogo settori della solidarietà sociale.
Lì, con questo strumento, chi opera nel volontariato, intende raccogliersi, alzare la sua capacità di intervento, mettere radici istituzionali, grazie all'apporto delle Fondazioni bancarie e degli Enti Locali.
Ma per le Scuole bolognesi andare verso l'affidamento della gestione ad una Fondazione, farebbe fare il processo inverso.
Si destrutturerebbe un impegno istituzionale, togliendo identità a scuole riconosciute dai cittadini, parificandole ad altre offerte educative non pubbliche.
Chiarisco che non si sta parlando di dare vita ad una società, come la mitica "Reggio children", per la diffusione della cultura educativa, che sarebbe da noi benvenuta, ma di esternalizzare la gestione delle scuole.
Ricordiamo che, nel settore Infanzia, la grande maggioranza delle scuole pubbliche, che la Costituzione prescrive debbano essere necessariamente presenti in tutto il territorio nazionale, sono Comunali, a Bologna.
D'altra parte , con i chiari di luna della finanza pubblica, è del tutto improbabile che si realizzi mai un massiccio intervento dello Stato.
Ecco allora: con la Fondazione, a Bologna, scomparirebbe quasi interamente la presenza di scuole dell'Infanzia gestite direttamente dal pubblico.
Non è una cosa di poco conto.
Ma se ne aggiunge un'altra.
Chi pagherebbe, per "tirar fuori" i cento miliardi che oggi investe il Comune, traendo risorse dalla fiscalità generale?
Le famiglie con bambini in età "ritornano" al Comune meno di un quinto di questa spesa, con le rette dei Nidi e la refezione.
Forse, nei primi anni di vita, per la pressione dei cittadini e degli insegnanti, una Fondazione pubblico-privato manterrebbe alti livelli di qualità e di quantità dei servizi e delle scuole, ma poi, nel tempo, come potrebbe garantirli?
Investire nelle scuole è una scelta istituzionale.
Non posso credere che Monaco non comprenda la gravità di volerla ridurre progressivamente.
Sarebbe un passo indietro per tutta la città.
Comunque, lo scoop del Resto del Carlino ha avuto un merito: ha fatto venire avanti un dibattito sulla prospettiva delle nostre scuole.
Noi siamo interessatissimi a portarlo avanti.
domenica 12 gennaio 2003
Ma Bologna sta pensando a privatizzare la gestione
mercoledì 1 gennaio 2003
Davide Ferrari in Comune. Altri Interventi del 2003.
COMUNE BOLOGNA. FERRARI (DS): CANTIERI A PROVA DI DISABILE=
(Da DIRE)- BOLOGNA- "LA QUALITA' DI VITA DI TUTTI I 'DIVERSAMENTE
ABILI' A BOLOGNA, per quanto riguarda la mobilità, e' peggiorata.
BISOGNA RENDERSI CONTO CHE SE
SI guarda alle LORO ESIGENZE, LA CITTA' MIGLIORA PER TUTTI".
IL CAPOGRUPPO DS AL COMUNE DI BOLOGNA DAVIDE FERRARI COMMENTA
COSI' LA CONDIZIONE DEI NON VEDENTI BOLOGNESI DOPO L'AUDIZIONE
DEI LORO RAPPRESENTANTI NELLE COMMISSIONI "MOBILITA'",
"TERRITORIO E AMBIENTE", E "SICUREZZA SOCIALE"."E' OPPORTUNO CHE
NELLA PROSSIMA SEDUTA DELLA COMMISSIONE, L'OTTO NOVEMBRE, SI
APPROVI UN INDIRIZZO ALLA GIUNTA, PERCHE' TUTTI I LAVORI DI
MANUTENZIONE URBANA VENGANO FATTI ESEGUIRE CONSULTANDOSI CON LE
ASSOCIAZIONI E RISPETTANDO UNO STANDARD CHE POSSA SODDISFARE LE
ESIGENZE DELLE PERSONE CON 'DIVERSA ABILITA', COME LA
REALIZZAZIONE DI PERCORSI GUIDATI 'SICURI' O L'ELIMINAZIONE
DELLA FORESTA DI PALI E CARTELLI DAI MARCIAPIEDI" PROSEGUE
FERRARI. "QUEST'AMMINISTRAZIONE HA VOLUTO FAR CREDERE CHE
BOLOGNA E' TERRITORIO DOVE ALLE AUTO TUTTO E' PERMESSO, MA SI
DEVE RENDERE CONTO CHE A CAUSA DI CIO' PER I PIU' DEBOLI SONO
PEGGIORATE SICUREZZA E VIVIBILITA'".
10 anni del Museo Morandi
Dichiarazione di Davide Ferrari
Rispondendo alle domande dei cronisti presenti oggi a Palazzo d'Accursio per la Conferenza stampa di presentazione del decimo anniversario del Museo Morandi, Davide Ferrari, capogruppo Due Torri-Ds in Consiglio comunale ha dichiarato:
"Il Museo Morandi è un patrimonio inestimabile della città.
Invece di discutere di perizie legali sulla validità attuale delle condizioni del lascito di Maria Teresa Morandi, era doveroso oggi, rivolgere a lei ed alla
sua memoria il riconoscimento di gratitudine di tutta la città e del Comune di Bologna.
Così ha fatto l'Avv. Berti, dimostrando, come sempre, la propria statura intellettuale e morale.
Bisogna fare del Museo un perno della politica culturale e dell'immagine complessiva di Bologna.
Da questo punti di vista apprezzo le iniziative in corso, che dimostrano però le immense potenzialità del Museo qualora fosse adeguatamente valorizzato.
Servono risorse, autonomia, progettualità.
Mi stupisce sempre l'assenza del Sindaco che doveva anche oggi sentire il dovere di essere alla presentazione, e che deve dire, finalmente, parole chiare sul futuro del Museo.
Morandi non era, del resto, una delle tre M, sia pure in bizzarra coabitazione con Minghetti e Marconi, del "progetto" culturale della bolognesità guazzalochiana?".
Wednesday, October 01, 2003
Savena, via Toscana: altri slittamenti
Forte iniziativa dell'opposizione
Mercoledi' 1 Ottobre, l'Ass. Pellizzer ha risposto ad una interpellanza del consigliere Davide Ferrari su alcuni lavori particolarmente urgenti per mettere in sicurezza il transito di pedoni e biciclette e dare un po' di respiro ad una delle zone (via Toscana e dintorni) maggiormente sottoposta alle conseguenze di un traffico non regolato e oberato di mezzi pesanti.
Riportiamo la tabella degli interventi di cui si e' parlato, con tra le parentesi le date "promesse" da Pellizzer a Maggio, ai cittadini ed al Quartiere, ed i tempi "ri-promessi" oggi.
...............
Sottopasso ciclopedonale via Ponchielli: (Settembre 2003) va a Dicembre-Gennaio 2003.
Sottopasso c.p. via delle Armi (Settembre 2003) va a 2004 inoltrato
Passerella ponte Savena (Luglio 2003 e fine lav settembre 2003) va a Gennaio 2004 l'in.lav.
.......................
Notizie un poco migliori per la messa in sicurezza del s.passo Foscherara ( fine lav. promessi Luglio 2003) termine oggi fissato entro meta' Ottobre, e per la pista ciclabile della Canaletta Savena ( Luglio 2003) dove va a fine Ottobre l'inizio dei lavori.
"Il quadro e' desolante- ha dichiarato Davide Ferrari. Non a caso avevamo ribattezzato il piano di questi investimenti "piano degli slittamenti".
Pellizzer ha fatto piu' volte promesse "precise", in questo mandato e non riesce mai a mantenerle. La verita' e' che non e' una priorita', per questa Giunta, mettere i pedoni, cioe' i bambini, gli anziani in primo luogo, in sicurezza.
Stiamo seguendo l'iter lentissimo di queste infrastrutture, giorno per giorno.
Sono 47 le interpellanze e gli atti consiliari fatti dal Gruppo Due Torri sull'insieme delle questioni della viabilita' a S. Ruffillo, dall'inizio del mandato.
C'e' n'e' ben donde.
Andremo in Consiglio comunale, facendo indire una sessione straordinaria dei suoi lavori,nell'ambito di una campagna su nove argomenti-simbolo, uno per Quartiere, per proseguire il nostro pressing. E' infatti questo un'esempio che vale a livello cittadino".
Maria Busi
Tuesday, July 01, 2003
FERRARI, SISSA, SCALISE, BERTONI:
MANIFATTURA DELLE ARTI UNA PROPOSTA PER PASOLINI.
Quattro poeti bolognesi, il docente universitario
Alberto Bertoni, il drammaturgo Gregorio Scalise,
Giancarlo Sissa, noto per "le poesie
dell'educatore", il direttore di "Casa dei pensieri"
Davide Ferrari, hanno avanzato oggi una
proposta per una "INTITOLAZIONE DOLCE" della
Manifattura delle Arti a Pier Paolo Pasolini.
Non si tratta di una richiesta istituzionale al
Sindaco o all'Università - spiegano i quattro- ma
di un impegno personale che vogliamo sia preso, pian
piano, giorno dopo giorno, da tutti i bolognesi,
a cominciare dagli studenti e dai docenti
dell'Università, dagli operatori e dagli utenti
della Cineteca e della nuova GAM.
Vogliamo che questo nuovo strordinario rione
della città diventi la "ZONA PASOLINI".
Così come ci sono " i Garganelli" o "la Noce", o
infiniti altri luoghi NOMINATI SENZA AVERE NOME,
ci sia anche la zona Pasolini, la contrada Pasolini.
Prendiamo un impegno personale, tutti, di
nominare così la nuova Manifattura delle Arti.
Diciamo, tutti, al momento di fissare un
appuntamento in quel luogo: "ci vediamo alla Pasolini".
Questa è, in sintesi, la proposta di Bertoni,
Sissa, Scalise, Ferrari.
Perchè Pasolini?
Lo ha chiarito Davide Ferrari, intervenendo oggi
in Consiglio Comunale "Pasolini è stato il più
grande artista impegnato sul versante dell'incontro fra
la cultura della parola, della poesia, e la cultura
dell'immagine, della pittura e del cinema".
Pasolini è nato a Bologna, qui ha studiato, al
liceo Galvani e all'Università.
Bologna è il luogo d'incontro con i suoi amici di
sempre, Roversi, Scalia, Leonetti, Renzi,Giovanna
Bemporad,Silvana Mauri Ottieri.
Proprio a Bologna Pasolini maturò la sua
fortissima impressione coloristica, la sua attitudine
pittorica,sotto l'egida dell'insegnamento di
Roberto Longhi.
La Manifattura delle Arti, come figlia di una
lunghissima tradizione bolognese di attenzione
allo studio dell'immagine, deriva anche da questa
stagione che Pasolini attraversò, interpretò, portò nel
mondo intero.
La proposta, nell'intenzione degli autori, vuole
"allargarsi liquidamente, come macchia di olio"
con l'adesione di centinaia di persone, nel
comportamento
quotidiano, vuole affermare un nome, un modo di
dire e
di fare e non mettere una targa sopra un muro.
P.Ufficio Stampa
M. Busi
========
Per adesioni e impegni a
"NOMINARE PASOLINI"
perpasolini@hotmail.com
Tuesday, June 24, 2003
MINORI BOLOGNA. CONTRO GLI ABUSI UN AMICO NEL WEB=
(Da lanci dell'Agenzia DIRE)- BOLOGNA-
DUE PROPOSTE PER CONTRASTARE LA PEDOFILIA E
L'ABUSO SUI MINORI: UN "FILTRO FAMIGLIA" DA INSTALLARE NEL
PERSONAL COMPUTER DI CASA, PER PROTEGGERE LA NAVIGAZIONE IN
INTERNET DEI MINORI E IL "WEBTUTOR", UN AMICO IN RETE DISPOSTO
AD AIUTARE E A RISPONDERE AI DUBBI DEI PICCOLI NAVIGATORI.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA, DOPO UN ANNO DI LAVORI DELLA
"SOTTOCOMMISSIONE SUL TEMA DELLA PREVENZIONE E CONTRASTO DEGLI
ABUSI AI MINORI", RIVOLGE UN APPELLO- TRAMITE LE COMMISSIONI
SANITA' E DELLE ELETTE- ALLA GIUNTA COMUNALE PERCHE' SI IMPEGNI,
TRA LE ALTRE COSE, AD APPLICARE QUESTI DUE STRUMENTI.
SULLA PREVENZIONE DELLA PEDOFILIA e degli altri pericoli VIA INTERNET E' INTERVENUTO
ANCHE IL CAPOGRUPPO DS, DAVIDE FERRARI, PROMOTORE DEL PROGETTO
DI WEBTUTOR.
"I FILTRI NEI COMPUTER possono essere FACILMENTE AGGIRABILI e comunque richiedono una costante presenza della famiglia che non può affidare il controllo solo a strumenti tecnici.
DICHIARA FERRARI- QUELLO CHE SERVE E' UN servizio IN RETE
CHE PERMETTA AI BAMBINI ed ai ragazzi minori DI AVERE DELLE RISPOSTE AI DUBBI CHE INCONTRANO NAVIGANDO, e sul come comportarsi per sfuggire i pericoli che sulla rete si possono incontrare.SIA SULLA pornografia e PEDOFILIA, SIA SUL GIOCO
D'AZZARDO, SIA SUL CONSUMO IMPROPRIO DI FARMACI, un problema molto grave connesso ai disturbi dell'alimentazione e della socialita' tipici dell'età evolutiva.
UN "AMICO NELLA RETE" CHE SIA ASSOCIATO AGLI ALTRI SERVIZI DELLA RETE CIVICA IPERBOLE".
Friday, June 20, 2003
S.Donato,BOLOGNA. FASCIA BOSCATA, PRIORITA' AL VERDE.
MONACO: MANCANO I FONDI, ACCORDO COI PRIVATI;
Ferrari,DS: Salvare il Verde.
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(Da lanci dell'Agenzia DIRE)-
BOLOGNA-
LA FASCIA BOSCATA NEL QUARTIERE SAN DONATO
RESTA "UNA PRIORITA', UN OBIETTIVO PRIMARIO E STRATEGICO
DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE". MA I SOLDI PER REALIZZARLA,
COSI' COME PREVISTO DAL PIANO PARTICOLAREGGIATO DI DIECI ANNI
FA, NON CI SONO. A SCOMBINARE LE CARTE E' INTERVENUTO IL NUOVO
PROGETTO DELL'AMPLIAMENTO DELL'AUTOSTRADA: MENTRE PRIMA DOVEVA
ESSERE REALIZZATO IN SEDE, CON TUTTE LE SPESE DI
RIQUALIFICAZIONE DELL'AREA (E QUINDI ANCHE LA FASCIA BOSCATA) A
CARICO DELLA SOCIETA' AUTOSTRADE, ORA, CON IL PASSANTE A NORD,
L'ENTE CONTRIBUIRA' SOLO PER UNA PICCOLA PARTE AI FINANZIAMENTI.
IL GROSSO DELL'INVESTIMENTO, QUINDI, PESEREBBE TUTTO SULLE CASSE
COMUNALI, CHE PERO' LANGUONO. L'AREA IN OGGETTO (POSTA TRA LE
VIE SAN DONATO, GOLDONI, VIALE EUROPA, L'ASSE FERROVIARIO E LA
TANGENZIALE) E' DESTINATA A VERDE: TALE DESTINAZIONE, FA SAPERE
L'ASSESSORE COMUNALE ALL'URBANISTICA, CARLO MONACO, ATTRAVERSO
UNA RISPOSTA SCRITTA LETTA OGGI IN COMMISSIONE ASSETTO DEL
TERRITORIO DI PALAZZO D'ACCURSIO E AFFIDATA ALLA VOCE
DELL'INGEGNER MAURO BERTOCCHI, "NON E' NEL FRATTEMPO MUTATA". MA
I DIECI ANNI TRASCORSI INVANO HANNO FATTO SI' CHE IL PIANO
PARTICOLAREGGIATO STUDIATO AD HOC ""SIA SCADUTO". L'UNICA
STRADA, QUINDI, NON AVENDO IL COMUNE LE RISORSE NECESSARIE PER
ESPROPRIARE LE PORZIONI DI TERRENO NON DI SUA PROPRIETA', RESTA
QUELLA DELLA CONCERTAZIONE CON I PRIVATI.
UN ACCORDO TRA COMUNE E PROPRIETARI, PERO', CHE NON PIACE
AFFATTO ALL'OPPOSIZIONE. DIETRO LA MANOVRA, ACCUSA IL CAPOGRUPPO
DS, DAVIDE FERRARI, SI NASCONDEREBBE INFATTI il rischio di dare il
via ad una edificazione a vantaggio di privati ma a danno sdel Verde.
"Le ripetute dichiarazioni di Monaco dicono chiaramente si MIRA, CON
L'INNALZAMENTO DEGLI INDICI, A SUSCITARE
L'INTERESSE DEI PRIVATI A COSTRUIRE, OTTENENDO IN CAMBIO
ANZICHE' UNA FASCIA BOSCATA SOLO UN PICCOLO GIARDINETTO".
Alla opposizione SI AGGIUNGONO le voci DEI
RESIDENTI, COSTITUITISI IN COMITATO CITTADINO (DAL NOME,
APPUNTO, "COMITATO FASCIA BOSCATA), CHE TEMONO LO SMANTELLAMENTO
"DELL'ULTIMA AREA VERDE ESISTENTE NEL QUARTIERE, ORMAI SOFFOCATO
DAL TRAFFICO, DALLO SMOG E DAI RUMORI". I CITTADINI SONO STATI
ASCOLTATI OGGI DALLA COMMISSIONE COMUNALE, SU RICHIESTA DEL
GUAZZALOCHIANO ALBERTO VANNINI (LTB). PER IL COMITATO, LA FASCIA
BOSCATA "DEVE ESSERE FATTA", NON CI SONO ALTERNATIVE,
SOPRATTUTTO IN VISTA "DEL NUOVO SVINCOLO AUTOSTRADALE DELLA
FIERA E DEL NUOVO PARCHEGGIO, CHE AUMENTERANNO NOTEVOLMENTE I
FLUSSI DI TRAFFICO", SPIEGA ALESSANDRO SABBI, PRESIDENTE DEL
COMITATO. LA PREOCCUPAZIONE "E' GRANDE, TEMIAMO CHE ALLA FINE
ANCHE QUEST'AREA CAMBI DI DESTINAZIONE E CHE SI REALIZZI
QUALCOS'ALTRO AL POSTO DEL VERDE. IN QUESTI ANNI SONO ARRIVATI
SEGNALI CHIARI IN QUESTA DIREZIONE". I CITTADINI, QUINDI,
CHIEDONO "ASSICURAZIONI IN MERITO AL COMUNE: VORREMMO CHE LA
FASCIA BOSCATA- INSISTE SABBI- DIVENTASSE UNA SCELTA CONDIVISA
DELL'AMMINISTRAZIONE. NON SIAMO PIU' DISPOSTI A RAGIONARE SU
ULTERIORI RIDUZIONI DI SPAZI (GIA' AVVENUTE PER LA REALIZZAZIONE
DELLA MULTISALA MEDUSA E DEL FUTURO DEPOSITO DEL METRO')". LA
PROVA DEL NOVE SARA' A LUGLIO, ANNUNCIA IL COMITATO, "QUANDO IL
COMUNE PRESENTERA' IL PIANO STRUTTURALE: ALLORA SI VEDRA' COSA
INTENDE FARCI IN QUELL'AREA".
Al termine della riunione VANNINI (La Tua Bologna), PRESENTA UN
ORDINE DEL GIORNO CON IL QUALE
INVITA LA GIUNTA "A PROMUOVERE INCONTRI CON I PROPRIETARI PER
STILARE UN ACCORDO DI PROGRAMMA". MA FERRARI INSISTE E PRESENTA
UN SUO ORDINE DEL GIORNO: "IL COMUNE DEVE RIBADIRE LA
DESTINAZIONE A VERDE DI QUELL'AREA ANCHE NEL PROSSIMO PIANO
STRUTTURALE, E INTERVENIRE PER MIGLIORARE LA VIABILITA' DELLA
ZONA".
Thursday, June 19, 2003
BOLOGNA. NIENTE PARCHEGGIO, ci sara' FESTA IN VIA ORFEO
(DIRE)- UNA NOTTE DI FESTA IN STRADA. VIA ORFEO SI
ILLUMINA DI LUCI, MUSICA E SPETTACOLI PER CELEBRARE IL
PARCHEGGIO CHE NON SI FARA'.
IL 21 GIUGNO VIA ORFEO FESTEGGIA E
IL PARERE DELLA COMMISSIONE EDILIZIA DEL COMUNE DI BOLOGNA CHE
HA GIUDICATO GLI ORTI BOTANICI PRESENTI NELLA ZONA "LUOGO DI
ALTA VALENZA STORICO CULTURALE E AMBIENTALE" E HA NEGATO IL VIA
LIBERA AL PROGETTO DEL COMUNE DI UN PARCHEGGIO SOTTERRANEO. NEL
TRATTO DI STRADA CHIUSO LA TRAFFICO (DALL'INCROCIO DI VIA RIALTO
A QUELLO CON VIA DE' COLTELLI) DALLE 16 A MEZZANOTTE ANDRA' IN
SCENA UNA LETTURA ANIMATA E DISEGNATA DI FIABE A CURA DI SANDRA
PASSARELLO E ROBERTO DAVID, CON POESIE SOTTO I PORTICI CON
GIANCARLO SISSA, ALBERTO MASALA, STEFANO DELFIORE, SALVATORE
JEMMA E FRANCESCA SERRAGNOLI.
VERSO LE 18, INVECE, LO SPETTACOLO "IL GIARDINO DELLA
MUSICA", A CURA DELL'ASSOCIAZIONE "LA VOCE IN ASCOLTO" E POI UN
INTERMEZZO DI MUSICA CLASSICA. DALLE 21 IN POI ANCORA MUSICA E
INFINE LA LOTTERIA. LA FESTA SARA' ANCHE L'OCCASIONE PER
CELEBRARE UN ANNO DI VITA DEL COMITATO "GLI ORTI DI ORFEO".
A proposito della vicenda ecco la dichiarazione di Davide Ferrari, capogruppo Due Torri-Ds:
"La decisione della commissione Edilizia del Comune e', nelle condizioni date, un buon risultato. Ma e' la Giunta che deve intervenire, non ci si puo' lavare le mani lasciando solo ad un organo tecnico l'onere di decidere. Bisogna approvare un vero e proprio "piano regolatore del verde urbano" per mettere al riparo tutte le aree residue di verde e "coltura" storica della citta' ".
mercoledì 6 novembre 2002
I BILANCI DEI QUARTIERI: ECCO LA VERA BOLOGNA DI OGGI.
Gruppo Due Torri-DS per l'Ulivo
I BILANCI DEI QUARTIERI: ECCO LA VERA BOLOGNA DI OGGI.
Presentazione dei Piani obiettivo dei Presidenti Cuppini, Peghetti,
Ropa,Zamboni,Merola,Mazzanti.
Interventi di Davide Ferrari e Lalla Golfarelli
I nove Presidenti dei Quartieri cittadini hanno presentato oggi i
"Piani obiettivo", cioè i "Bilanci".
Il Quadro è davvero preoccupante.
Emerge, in primo luogo, una carenza di personale drammatica che
condiziona i servizi alla persona, (pedagogisti, assistenti sociali,
bibliotecari ecc).
Non si tratta,purtroppo, di una situazione che può "mettere a rischio
i servizi", come pure è stato detto.
Si tratta di avere già servizi chiusi, la biblioteca di Porto al
pomeriggio ad esempio,oppure mal funzionanti,anche servizi essenziali
come il "filtro" alle domande per l'assistenza domiciliare.
Così appaiono del tutto abbandonati i progetti per la prevenzione del
disagio e del crimine.
Il terreno della sicurezza,che è stato centrale nella campagna
elettorale, è trascurato e dimesso.
Il personale in pensione non viene sostituito e si obbligano i
quartieri ad attivare, fichè possono, propri contratti di lavoro con
persone esterne ed a tempo determinato.
Due le cause: la legge finanziaria dello scorso anno, che quest'anno
si annuncia ancor peggiore, e la scelta di puntare solo sui nuovi
vigili urbani, da parte di guazzaloca.
Vigili urbani, poi, che solo in piccola parte verranno decentrati
nelle periferie e giungeranno in un servizio che la gestione
personalistica di più assessori sta distraendo pesanemente dai propri
compiti.
Per quanto riguarda il piano degli investimenti appare gravemente
confermata l'emergenza perenne delle scuole.
Rinviati di anno i progetti di molte nuove sedi e di rifacimenti
importanti, si vorrebbe ora "ripescarli" in una programmazione
2003-2007, sic, da realizzarsi con un fondo speciale, annunciato per i
prossimi due anni, di soli 8 miliardi annui di vecchie lire.
Lo chiamano "il fondone", sostengono che proprio per dedicarlo
all'edilizia scolastica va tolto alla decisione dei Quartieri, ma è
drammaticamente insufficiente.
Chiediamo ancora una volta che subito, PRIMA DELLA PRESENTAZIONE DEL
BILANCIO 2002-2003,la Giunta dichiari le stime del fabbisogno di
edilizia scolastica e per la manutenzione e la messa in sicurezza
delle scuole e che il Consiglio comunale voti le priorità alle quali
destinare i fondi.
Bologna oggi è questo: servizi più deboli e scuole bisognose.
Purtroppo alla presentazione, oggi pomeriggio, dei "bilanci" dei
Quartieri erano assenti non solo gli Assessori ma anche praticamente
tutti i Consiglieri comunali di maggioranza.
Fanno come il giovane Buddha del noto film, al quale non si facevano
vedere i vecchi e i malati per non impensierirlo sulla vita ed il
futuro.
Gruppo Due Torri-DS
lunedì 4 novembre 2002
FERRARI : METTERE A NORMA SCUOLE DI BOLOGNA
TERREMOTO. FERRARI (DS): METTERE A NORMA SCUOLE DI BOLOGNA=
(DIRE)- BOLOGNA- LA GIUNTA COMUNALE PRESENTI UNA RELAZIONE SULLE
CONDIZIONI DI STATICITA' DEGLI EDIFICI SCOLASTICI ENTRO 15
GIORNI E SI IMPEGNI AD INDICARE GLI INVESTIMENTI NECESSARI PER
METTERE A NORMA E AMMODERNARE TUTTE LE SCUOLE DI BOLOGNA. SONO
QUESTE LE RICHIESTE CONTENUTE NEI DUE ODG CHE I DEMOCRATICI DI
SINISTRA HANNO PRESENTATO OGGI IN CONSIGLIO COMUNALE. "QUELLA
DEL MOLISE- DICE IL CAPOGRUPPO DEI DS, DAVIDE FERRARI- NON E'
UNA TRAGEDIA DOVUTA SOLO ALLA NATURA, IL PROBLEMA E' CHE NON SI
HA SUFFICIENTE CURA DEL PATRIMONIO DI EDILIZIA SCOLASTICA".
"PRIMA DI PENSARE ALLE GRANDI OPERE- INSISTE IL CAPOGRUPPO
DELLA QUERCIA- BISOGNA RIUSCIRE A METTERE A NORMA TUTTE LE
SCUOLE DI BOLOGNA. LA METROPOLITANA SI FARA' CON QUELLO CHE
RESTA".
Cosa è successo in consiglio.......................
COMUNE BOLOGNA. SCUOLE SICURE? SCAMBIO D'ACCUSE IN AULA=
DS: "BISOGNA FARE LE VERIFICHE"; ROCCO: "SCIACALLAGGIO POLITICO"
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(DIRE)- BOLOGNA- IL CENTRO-DESTRA IN COMUNE BOCCIA DUE ORDINI
DEL GIORNO DEI DEMOCRATICI DI SINISTRA CHE, DOPO LA TRAGEDIA
AVVENUTA COL TERREMOTO IN MOLISE, PUNTAVANO A IMPEGNARE LA
GIUNTA SULLA NECESSITA' DI FARE UN MONITORAGGIO SULLE SCUOLE
BOLOGNESI, PER VERIFICARNE IL GRADO DI SICUREZZA. IN AULA, POI,
SCOPPIA LA BAGARRE. DOPO CHE IL DISPLAY LUMINOSO DELL'ASSEMBLEA
DI PALAZZO D'ACCURSIO RIPORTA LA VOTAZIONE, UFFICIALIZZANDO CHE
I DUE ORDINI DEL GIORNO NON SONO AMMESSI ALLA DISCUSSIONE
CONSILIARE, IL CAPOGRUPPO DEI DS, DAVIDE FERRARI, PRENDE LA
PAROLA PER DENUNCIARE: SI TRATTA DI "UN ATTO MOLTO GRAVE, CHE
SCONCERTERA' L'OPINIONE PUBBLICA, UNA CHIUSURA POLITICA CHE
IMPEDISCE ADDIRITTURA DI PARLARE DELL'ARGOMENTO". L'ESPONENTE
DELLA QUERCIA FA DISTRIBUIRE TRA I BANCHI DEL CONSIGLIO UNA
CARTELLA CHE RACCHIUDE TUTTI I DOCUMENTI PRESENTATI DAL SUO
PARTITO PER SOSTENERE LA NECESSITA' DI METTERE IN REGOLA IL
PATRIMONIO SCOLASTICO, MA LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA,
GUIDATA DALL'INDIPENDENTE NICCOLO' ROCCO DI TORREPADULA, NON CI
STA E HA PAROLE DURISSIME PER L'OPPOSIZIONE.
"QUESTA E' UNA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA TRAGEDIA, UN VERO E
PROPRIO SCIACALLAGGIO POLITICO. DUE SETTIMANE FA- DICE ROCCO- LA
GIUNTA COMUNALE CON IL VOTO CONTRARIO DEL CENTRO-SINISTRA HA
STANZIATO 6 MILIONI DI EURO PER L'EDILIZIA SCOLASTICA, IL VOSTRO
ORDINE DEL GIORNO E' RIDICOLO, DOVRESTE VERGOGNARVI".
COMUNE BOLOGNA. SCUOLE SICURE? SCAMBIO D'ACCUSE IN AULA (2)=
(DIRE)- BOLOGNA- A QUESTO PUNTO FERRARI CHIEDE DI NUOVO LA
PAROLE E IN AULA SUCCEDE DI TUTTO, CON ROCCO CHE COMINCIA A
GRIDARE CHE "E' ORA DI SMETTERLA" E ALBERTO VANNINI,
VICECAPOGRUPPO DE LA TUA BOLOGNA, CHE CERCA DI CALMARLO. FERRARI
COMINCIA A PARLARE "PER FATTO PERSONALE", E INTERVIENE IL
CAPOGRUPPO DI AN, GALEAZZO BIGNAMI, CHE RIVOLTO ALLA PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO COMINCIA A URLARE "NON C'E' NESSUN FATTO
PERSONALE". FERRARI resiste al contrattacco del Polo e ribadisce CHE NON "C'E'
ALCUNO SCIACALLAGGIO", E CHE IL CENTRO-DESTRA HA COMMESSO "UN
ERRORE NON VOTANDO PER QUESTO ORDINE DEL GIORNO".
(ORO/DIM/ DIRE)
venerdì 4 ottobre 2002
“Sancto Petronio” e la festa de l’Unità
Martedì, presentando il programma della bella festa per San Petronio che si svolge quest'oggi, Monsignor Ernesto Vecchi ha trovato l'occasione per dire che ci vogliono nuovi modi di fare festa a Bologna: «non soltanto per mangiare, come alle feste de l'Unità». Per la verità il Monsignore ha citato anche il pantagruelismo delle feste dell'Amicizia e addirittura delle feste dello Sport, oltre quello che unirebbe noi, festaioli de l'Unità. Dico la verità: poiché l'accusa non è nuova ed è così lontana dalla realtà non darebbe conto rispondere, se non invitando, con vera fratellanza, il Monsignore ai 'Castelli' o alla 'Fattoria'. Caso vuole, però, che oggi si debba parlare di San Petronio e che la nostra cara e faticosissima 'Casa dei Pensieri' si sia occupata anche del nostro Santo Patrono. Con un po' d'orgoglio, vorrei dirvi come. Era il 2001, settembre, fu protagonista di una nostra meravigliosa serata Maria Corti, la più grande filologa italiana. La grande professoressa riscoprì insieme a noi, proprio alla festa de l'Unità, al piovoso Parco Nord, un aureo libretto: 'La vita di Messer Lo Sancto Petronio'. Che meraviglia rileggere in un italiano d'altissimo medioevo la storia civica del Santo e di Bologna, rifatta in mito, come nuova Gerusalemme. È passato un anno. Maria Corti non è più con noi ma abbiamo riparlato del 'Messer Petronio' con Alda Merini ed il professor Renzo Cremante, sempre al parco Nord. Cremante ci ha assicurato che l'Università di Bologna, che ha così riscoperto il libretto, ripubblicherà questa meravigliosa tessera della storia della nostra lingua e della nostra città. Avrò cura di inviare a Mons. Vecchi la cassetta sul nostro 'Sancto' e sono certo che potrà, se vorrà, capire un poco meglio il volontariato, di testa e di budella.
4 ottobre 2002
Davide Ferrari
Unità, pubblicato nell'edizione di Bologna
sabato 7 settembre 2002
LA QUALITÀ DELLA VITA QUOTIDIANA
Parco Nord. ore 21.00
- Teatro Caffè -
BOLOGNA 2004. INSIEME PER UNA CITTÀ MIGLIORE: LA QUALITÀ DELLA VITA QUOTIDIANA
- Con Davide Ferrari, Silvia Ferraro, Franco Grillini, Giuseppe Paruolo, Bruno Pizzica Eugenio Riccomini, Silvia Zamboni
venerdì 26 luglio 2002
"Un grande Ulivo". Ferrari intervistato dal Domani.
FERRARI, PUBBLICATA DA " IL DOMANI",
VENERDÌ 26 LUGLIO.
…………………………………………………………………………………………………………
SI CONCLUDE L'ANNO POLITICO, QUAL È IL SUO GIUDIZIO DI
SINTESI ?
Bisogna mettere in primo piano due fatti:
Il primo ha una grande valenza nazionale ma è stato vissuto a
Bologna con una forza peculiare ,
, che non è stata ancora
valutata.
Parlo dei grandi movimenti per i diritti.
Questi movimenti si sono intrecciati, inevitabilmente,
con un risveglio forte della critica anche a come
Bologna è governata.
Una critica esigente e motivata che ha richiesto una
svolta anche all'opposizione.
Il secondo fatto ?
Riguarda il campo del centrodestra, il Sindaco, la sua
posizione politica.
Mi pare chiaro che, salendo la temperatura del
confronto e approfondendosi la crisi del proprio
consenso, Guazzaloca sia stato indotto- da un lato- a
rendere evidente la propria appartenenza allo
schieramento che lo ha eletto (pensiamo all'intervento
che ha svolto al Congresso di An ma anche con alla
ritirata sui finanziamenti al TPO).
Quindi in sintesi?
Siamo in una situazione nuova, di più acuti contrasti
e di urgenza nuova della politica.
Più lotte, quindi ?
Proprio l'acuirsi dei problemi richiede risposte alte
e consapevoli. Non si conducono battaglie senza un
progetto, non si fonda un progetto se non con lo
stimolo di un conflitto a cui partecipare fino in
fondo.
Quale progetto, allora?
Tutti capiscono che dobbiamo allargare le alleanze
politiche e sociali del centrosinistra.
In primo luogo bisogna pensare a mantenere saldo il
rapporto con quella grande maggioranza di lavoratori
di età diverse, molti i giovani, e di cittadini che
hanno manifestato in ogni occasione in questo anno di
fuoco la propria volontà di avere e di esercitare
diritti.
Sono convinto che molte delle componenti sociali più
dinamiche delle nuove generazioni di Bologna, quelle
che ritroveremo parte dirigente, nel lavoro e nelle
professioni, domani, sono oggi tra i protagonisti di
quelle manifestazioni.
C'è-anche in questi giovani- una forza unitaria che
può rimettere in carreggiata le cose, sospingere
l'opposizione a ritrovare un'unità vera e forte, di
prospettiva e di azioni.
Non si tratta, soprattutto a Bologna, di fare
propaganda. Bisogna, dall'opposizione, porre il tema
di un'alternativa.
Il centrodestra non ha cura della qualità dello
sviluppo e della valorizzazione delle persone.
Ma senza innovazione si deprimono proprio quei
distretti economici e sociali, come quelli emiliani e
bolognesi, fatti di imprese medie e di un artigianato
diffuso, che vincono sulla competitività.
Certamente non basta loro risparmiare sulla forza
lavoro per competere.
Sta a noi dimostrare che è possibile una politica
diversa, la proposta di uno sviluppo e di un lavoro
adeguato e alla qualità e al sapere che già
appartengono alle persone che vivono nella nostra
realtà.
A loro, se lavoratori, non basta un lavoro 'purché
sia', e, se imprenditori, non basta pensare di
determinare le dimensioni della propria impresa con le
proprie sole capacità e terminarla con la propria età
di vita lavorativa.
La sfida è già qualitativamente più alta.
La Giunta e la Maggioranza che governano Bologna
dichiaravano di volere una nuova alleanza per lo
sviluppo basata sulla rappresentanza diretta delle
forze produttive.
Ma questa alleanza dei cosiddetti poteri forti, in
realtà a Bologna, non ha chiuso il suo cerchio.
Tutta la città, anche i suoi punti di eccellenza,
richiedeva e richiede scelte lungimiranti per lo
sviluppo.
E allora c'è ancora spazio per una politica più grande
e perciò stesso più rispettosa della città e dei
cittadini.
Ma non ha pesato anche la volontà di Guazzaloca di
ricercare il pragmatismo "di servire la città senza
dirigerla" come ha dichiarato all'inizio del mandato ?
No. Il problema è che ha mostrato i suoi limiti l'asse
sul quale Guazzaloca si è finora retto.
"Saremo continuisti -affermava- sui servizi e invece
saremo innovativi sulle infrastrutture".
Ebbene, sulle infrastrutture: oggi nessuno, oltre la
Giunta, giura più sulle capacità salvifiche del
piccolo metrò progettato.
Per quanto riguarda i servizi, sono proprio i
cambiamenti della città portano ad aumentare le
richieste di protezione, di coesione.
Ma i servizi costano e la Finanziaria di Berlusconi e
Tremonti impone esternalizzazioni obbligate e più
ancora il degrado dei servizi, che sono poi anche
imprese, lavoro, professionalità, ricchezza, creano
valore e Guazzaloca non ha fatto nulla contro questa
politica.
Quale l'alternativa ?
Bologna o punta sul futuro, sui giovani, sulle
produzioni avanzate, sulla cultura, o decade
inesorabilmente.
Bologna ha bisogno di una nuova stagione di libertà,
nella vita familiare e quotidiana, nel lavoro,
garantite proprio dalla rete di sicurezza di servizi,
rinnovati ed allargati.
Il governo pubblico di una grande città ha oggi più
responsabilità.
Per continuare a mantenere lo standard dei servizi
non basterà decidere che cosa esternalizzare e che
cosa conservare.
No. Bisognerà chiamare la città a investire
socialmente di più sui servizi tenendo, in ogni grande
comparto, una quota di gestione pubblica di alta
qualità, come misura e verifica dell' efficacia
dell'intero sistema, e chiamando i privati a una forte
collaborazione integrativa, dichiaratamente
integrativa, non sostitutiva e concorrenziale con il
pubblico.
Ci sono, nei servizi, mercati nuovi da creare, non
spoglie da spartire.
Anche per fondare mercati sociali nuovi, per creare
nuovi servizi, i "non forti", che in realtà sono a
Bologna ceti vasti, ricchi di capacità e formazione,
possono saldare alleanze diverse da quelle che sono
date per scontate dal 28 di giugno del 1999.
Si è riacceso anche il dibattito a Bologna nell'Ulivo
e sull'Ulivo, cosa ne pensa?
Si è risvegliata Bologna, non possiamo ricominciare le
dispute interne al sistema dato delle forze politiche.
Se si vuole partire dall'elaborazione di un progetto
non ha davvero nessuna importanza riaprire la
questione di chi conduce il gioco, fra DS e
Margherita.
E' chiaro che nessuno basta a se stesso.
Non si può contrapporre la rinascita dell'Ulivo
all'allargamento dell'alleanza a Rifondazione e altre
forze.
Allora, se riunire il nucleo del vecchio Ulivo non
porta da nessuna parte è però necessario arrivare per
gradi ad una alleanza che abbia una vera
contaminazione delle culture al suo interno e luoghi
condivisi di azione, non solo i partiti attuali.
In sostanza la" federazione dei riformisti" da un lato
e un centrosinistra a due gambe, i moderati e gli
antagonisti, dall'altro, mi sembrano entrambi progetti
senza ossigeno.
Ci vuole una nuova alleanza, non più accordicchi e
desistenze.
Su un programma più coraggioso di quello della
stagione dell'Ulivo ma con il metodo costituente che
gli fu proprio.
Qualcuno lo chiama il grande Ulivo, Cofferati, anche
lei ?
Non ci arriveremo in un giorno.
Oggi sono ancora larghe le distanze, non solo con i
movimenti e Rifondazione, soprattutto con la "sinistra
delle persone", con le parti più attive e giovani
della nostra società, ma bisogna arrivarci.
Aprire il più possibile Il cantiere per vincere a
Bologna, non rinchiudendosi in tavoli e gruppi dei
soli partiti, può essere una tappa di grande
significato.
mercoledì 17 luglio 2002
Per le bambine e i bambini di Bologna: di nuovo e finalmente.
FINALMENTE.
-da Il Domani 17 Luglio 2002
Il Sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca,
aveva preso ad esempio del
"inconcludenza" della sinistra e dell'Ulivo le
proposte di fare di Bologna
una città per le bambine e i bambini.
Queste affermazioni, di particolare
inadeguatezza sono state alla base di
tre anni persi nelle politiche per
l'infanzia e l'età evolutiva per la
città di Bologna.
Certo a Bologna esiste e si è mantenuta una
consolidata rete di servizi
educativi per l'infanzia.
Si è mantenuta anche e soprattutto
per una iniziativa forte
dell'opposizione, sociale e politica, che è
riuscita con una vasta
iniziativa, i diecimila no al "progetto Pannuti"
ad impedire, fin dall'anno
2002 una sciagurata scelta della Giunta che
voleva chiudere un terzo delle
scuole comunali dell'infanzia per
"riconvertire" la spesa tutta a favore
delle scuole private.
In compenso però se le scuole hanno resistito
è mancata una politica più
vasta capace di connettere attenzione ai
bambini con incentivi alla
rinatalità responsabile.
Oggi si torna sempre più a parlare (vedi i
programmi alla Montagnola e
Piazza San Francesco) di città di bambini.
Non si può però restare a singoli episodi.
Vogliamo costruire una città sempre più amica
dei bambini, delle bambine e
degli adolescenti, progettando un ambiente
urbano sicuro, con spazio e
tempo per il gioco libero e per la vita di
relazione, anche attraverso
un'integrazione delle politiche dei trasporti,
dello sport, dei servizi,
dell'istruzione e del commercio.
Non si tratta solo di migliorare la vita dei
bambini e delle bambine:
- vogliamo fare il possibile per far crescere
oggi nei più piccoli una
cultura che li renda domani adulti più sensibili,
attenti ai grandi temi
della convivenza, dell'ambiente, della cura della
città, delle relazioni
uomo-donna e delle culture diverse.
E' un obiettivo da perseguire con slancio e
fantasia; è la garanzia di
maggiore vivibilità della città e di
possibilità di scambio tra le
generazioni.
Questo era il programma del Centro ? Sinistra per
Bologna, lo riconfermiamo
volendogli dare nuova centralità e forza.
Proponiamo nuovamente l'istituzione di un vero e
proprio "Progetto Bambine
e Bambini", che richieda una specifica
attenzione alla Giunta ed al
Consiglio Comunale affinché ogni ambito
dell'Amministrazione venga
sensibilizzato alla valorizzazione dell'infanzia,
con precisi investimenti.
Questi gli obiettivi che vogliamo conseguire:
- nidi e servizi integrativi: non basta più
sfiorare la soglia del 30%
dell'utenza potenziale, bisogna raggiungere una
quota più vasta di bambini
da zero a tre anni, perché nessuna famiglia resti
senza risposta.
- La rete degli asili va potenziata in
particolare nei Quartieri dove si
addensano le liste di attesa (centro storico,
Navile e Savena).
- Bisogna aprire servizi educativi presso
alcuni luoghi di lavoro, a
partire da grandi aziende pubbliche come il
Comune, la Regione, la
Provincia, l'Università e il servizio
ospedaliero, con la garanzia della
qualità da parte dell'Amministrazione comunale e
del suo servizio ? nidi.
- Bisogna organizzare l'offerta di forme
diversificate di aiuto
domiciliare e di Quartiere, formando personale
adeguato.
Queste scelte assieme all'assegno per il primo
anno in famiglia non possono
essere intese come alternative al nido ? così
come propongono gli assessori
Pannuti e Galletti, per i quali la spesa
per gli asili nido è
"insostenibile ed ingiusta".
Sono invece servizi che possono "liberare"
i nidi da una richiesta
insostenibile, e solo qualora essi sorgano
esattamente là dove vi sono
bisogni specifici delle famiglie, disegnati
sui loro orari e sulle loro
necessità.
SCUOLE MATERNE:
Anche per quest'anno vi sarà un aumento dei posti
"statali", ma per effetto
della legge finanziaria sono gli ultimi posti
"sicuri".
In più: essi sono garantiti soltanto
perché avanza una politica
dell'autorità scolastica tesa a "raschiare il
fondo del barile", mettendo
tutti gli insegnanti nelle sezioni e nelle
classi, tagliando tutti i
progetti di qualità.
Si delinea così, dal 2003, una vera e propria
"crisi della scuola", anche a
Bologna.
Il Comune deve prepararsi, oltre a chiedere
una drastica inversione di
tendenza nella politica antisociale del Governo
Berlusconi.
Bisogna concertare, a livello metropolitano,
la nascita di nuovi servizi
scolastici, mettendo assieme Comuni,
cooperazione educativa e
associazionismo familiare.
Oltre alla scuola la città.
Vogliamo garantire pari opportunità per tutti
i bambini, le bambine, gli
adolescenti.
È importante la realizzazione di percorsi
sicuri casa-scuola in cui i
bambini siano liberi di muoversi,
finanziando i progetti già esistenti
lasciati dalla Giunta ai margini del Piano del
Traffico.
Per questo è necessario moderare il
traffico e realizzare nuove piste
ciclabili, avere una segnaletica a misura di
bambino, un arredo urbano e
stradale che tenga conto delle esigenze dei
pedoni.
Tutto il contrario di quanto ha fatto la
Giunta che punta ancora
all'affermazione della centralità ideologica
dell'automobile.
Si parla di alberi solo per tagliarli, per la
Giunta, noi vogliamo invece
che sia garantita la cura di una rete di
aree verdi intorno ai luoghi
frequentati maggiormente dall'infanzia.
Si è fatta strada, in questi anni l'idea di
contratti di cura, nei quali
Enti privati, sponsorizzano aree verdi.
Noi vogliamo che siano coinvolti i cittadini, e
non espropriati.
La collaborazione pubblico e privato va bene
se parte dalle famiglie con
esperienze di progettazione e gestione da parte
dei bambini, delle bambine,
degli adolescenti e degli adulti di aree
verdi, cortili scolastici,
riqualificando tali aree.
Vogliamo spazi in cui bambini possano
trovarsi con persone di altre
generazioni, cambiando per questo anche la
politica per la cultura per
avere musei, mostre, teatri adeguati ai più
piccoli.
Su tutte queste proposte insiste il Gruppo Due
Torri.
Il richiamo è alla proposta di città
educativa, come venne avanzata da
studiosi come Antonio Faeti e Franco Frabboni.
Non è Accademia, nei giorni in cui Bologna vede
le scale mobili e i servizi
di ristorazione veloce invadere la Biblioteca dei
Ragazzi di Sala Borsa.
Proprio la Sala Borsa, un grande luogo pensato
per congiungere la cultura
antica e moderna, tutte le generazioni, nel
centro della città rischia così
di diventare il segno di una minorità della
cultura e di una marginalità
dei bambini.
Per questo la battaglia per le famiglie e per
l'infanzia è riiniziata in
Consiglio Comunale, proprio dalla Sala Borsa.
Famiglie a Bologna: dal progetto alle proposte.
in Consiglio Comunale che
sancì le famiglie cosiddette di fatto fra le
beneficiarie dell'edilizia
residenziale pubblica un progetto in dieci punti
per le famiglie bolognesi
(vedi: "vademecum per le famiglie" il Domani
venerdì 28 giugno 2002).
Ne è sortito un dibattito con operatori e
associazioni familiari.
Il Gruppo intende ora proporre tre iniziative -
quadro su famiglie, bambini
ed anziani per reagire alla mancanza di
iniziativa della Giunta,
salvaguardare e modernizzare la rete dei servizi
e delle opportunità.
Una proposte per le famiglie
Bologna continua a cambiare.
Vi sono state riprese della natalità, ma non
certo sufficienti a garantire
una naturale rinnovamento delle generazioni,
il numero delle persone
anziane è, fortunatamente, in continua
crescita e così pure la loro
percentuale sul totale dei cittadini.
Al di là delle dispute ideologiche, davvero
fuorvianti, cresce il numero di
persone che vivono sole e di famiglie
"nuove" rispetto la modello
tradizionale.
I figli permangono molto a lungo nella famiglia
di origine, sono rilevanti
le separazioni coniugali, aumentano le presenze
di immigrati organizzate in
famiglie e non solo in singoli lavoratori.
Questi cambiamenti mettono radici su un
tessuto economico e sociale che
rimane solido ma tutto ciò non impedisce
l'estendersi delle difficoltà
nella cura familiare e nell'integrazione
sociale e veri e propri fenomeni
di nuova povertà.
Nel Comune di Bologna "vive" un patrimonio
importante di servizi, di asili
nido, di scuole dell'infanzia, di scuole di
base e servizi per il diritto
allo studio e alla sua qualità.
I consultori familiari e i servizi socio
sanitari per l'infanzia hanno
svolto un importante ruolo di prevenzione e di
cura del disagio.
Da questa ricchezza di servizi e di
esperienze è necessario partire per
potenziare le politiche sociali con
l'obiettivo di sostenere la capacità
delle famiglie di prendersi cura delle persone,
sia nella prima fase della
loro vita sia quando si pongono problemi di
autonomia o vere e proprie
impossibilità a garantire l'autosufficienza.
C'è molto da fare e in questi tre anni la Giunta
ha sì garantito, incalzata
dalle Organizzazioni Sindacali e
dall'Opposizione livelli quantitativi
previsti nei servizi per gli anziani e
mantenuto, al ribasso i servizi
scolastici, ma poco o nulla si è fatto per
l'innovazione e la qualità.
Vogliamo mettere al centro l'importanza del
lavoro delle donne, su cui oggi
poggia la gran parte dell'onere nel "tenere
insieme" tutte le esigenze
familiari, conciliando i rapporti con i
figli, l'attenzione verso gli
anziani con i tempi della vita di ogni giorno,
del lavoro.
Occorre quindi promuovere, con i servizi e
oltre i servizi una cultura di
responsabilizzazione comune, degli uomini e delle
donne.
Servono quindi politiche familiari per
raggiungere precisi obiettivi:
- aiutare le famiglie unendo servizi alla persona
e sostegni economici;
- promuovere il diritto al lavoro delle donne e
favorire la conciliazione
tra lavoro e vita familiare a partire da una
politica degli orari davvero
flessibile;
- avvalersi della concertazione con le
parti sociali e promuovere un
associazionismo familiare nuovo e non ideologico;
- aiutare la famiglia nella cura e nella crescita
dei figli;
- aiutare la formazione di nuove famiglie da
parte dei giovani;
- aiutare le famiglie con persone non
autosufficienti;
- favorire l'integrazione delle famiglie di
persone immigrate;
- prevenire la violenza ed aiutare nelle
situazioni di conflitto sostenendo
donne e bambini vittime della violenza, senza
nascondere il problema - come
ha fatto la Giunta - dietro il fatto che tutti
possono essere vittime di
violenza.
Come?
Deve ampliarsi l'esperienza "un anno in
famiglia", che consiste
nell'integrazione del reddito per le madri
e/o padri che decidono di
avvalersi dell'aspettativa da lavoro dopo il
parto, mantenendo attivo il
servizio lattanti negli asili nido, non
contrapponendo l'assegno al nido,
dunque, ma puntando a raggiungere un maggior
numero di famiglie.
Vogliamo potenziare molto l'attività svolta nei
"centri per le famiglie" ed
in particolare i prestiti sull'onore, la
consulenza legale la mediazione
familiare, i corsi di sostegno ai genitori.
Vogliamo sostenere l'autorganizzazione delle
famiglie e valorizzare i
progetti delle associazioni del privato sociale.
La Giunta ha parlato sempre della necessità
di superare i servizi
privilegiando interventi di privati ma ha
del tutto trascurato la vera
risorsa "privata": la forza delle famiglie, la
loro volontà di organizzarsi
in rete di darsi mutuo aiuto.
Vogliamo rivedere drasticamente tutte le
politiche tariffarie a partire da
quella per gli asili per favorire le famiglie
con minori redditi e con più
di un figlio.
Oggi con l'ISEE, il cosiddetto redditometro, è
possibile.
La Giunta ha fatto sì qualche sconto nel nido ma
ha aumentato la tassazione
IRPEF: quello che si dà con una mano - da una
parte - lo si è ripreso con
tutte e due le mani - dall'altra.
Oltre all'edilizia pubblica e alla nuova
edilizia per canoni concordati è
necessario ed urgente aumentare le disponibilità
di alloggi per l'affitto,
riducendone drasticamente i canoni reali.
Si può fare con una nuova politica che
predisponga una forte offerta di
alloggi e di residenze, anche con tipologie
particolari per giovani coppie,
studenti e lavoratori immigrati.
Vogliamo istituire un osservatorio delle
famiglie che assicuri una
informazione costante sulla composizione, i
bisogni e le risorse reali che
si manifestano a Bologna.
Proponiamo che si realizzi un patto tra
Istituzioni e Organizzazioni
Imprenditoriali affinché le giovani donne,
madri potenziali, non vengano
rifiutate o marginalizzate dal mondo del lavoro.
Anche altre proposte, già avanzate dal Centro
Sinistra, a partire dal '99
vanno riprese, perché se ne comprende oggi
maggiormente l'urgenza.
Così è per la proposta di una rete di
iniziative di prevenzione e di
informazione, in particolare per le giovani
generazioni, per la salute, per
l'informazione sessuale, per prevenire l'aborto
e l'abbandono dei bambini
per incrementare e rilanciare scelte per l'affido
e l'adozione.
La difesa della legge 194 sulla maternità libera
e responsabile è un punto fermo.
Per noi essa deve accompagnarsi allo sviluppo di
un clima culturale volto a
promuovere politiche di sostegno alla
libertà di procreazione e alla maternità.
Il Domani, 17 Luglio 2002
mercoledì 10 luglio 2002
Dieci punti per discutere di famiglie.
Saggio pubblicato su "Il Domani di Bologna"
Giugno 2002
1. La Costituzione della Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio(art.27). Anche alla base di questa formulazione vi fu una continua mediazione fra la cultura dei comunisti italiani e la prevalente impostazione dei cristiani di ispirazione democratica, Ma vi è anche l'articolo 2 che riconosce e promuove le formazioni intermedie fra Stato ed individui che siano capaci di promuovere solidarietà. Il buon senso, il rispetto per le persone e per l'evoluzione storica della nostra società induce a concludere che, se la Costituzione intende favorire la famiglia e distinguere fra la famiglia fondata sul matrimonio e le altre forme di convivenza, queste trovano tuttavia anch'esse una tutela costituzionale. Quindi un principio utile è quello di rifiutare interpretazioni ideologiche della Costituzione e favorire una evoluzione della legge, del diritto, e della politica che sia rivolta alla comprensione e all'aiuto non alla condanna e alla discriminazione. Essere per la famiglia vuol dire mettere in rilievo soprattutto il "per", piuttosto che ciò che andrebbe sottratto alle politiche familiari perché rivolto a modelli familiari differenti dal matrimonio. Per amare e difendere la famiglia bisogna impostare, dunque, anche a livello locale politiche attive e positive, che l'aiutino a vivere concretamente, a rafforzarsi nella libertà e nella responsabilità dei suoi componenti.
2. In tanti lamentano il declino della famiglia, il suo ridursi a nuclei anagrafici sempre più ristretti, fino ad individuare una tendenza, che sarebbe frutto della modernità, a dissolvere la famiglia nella solitudine o, ed è quello che è ritenuto peggio, nella promiscuità e nella infecondità. Molti problemi esistono. Tuttavia ritengo che il fenomeno più importante, che è davvero curioso che sia così nascosto e privo di riconoscimenti, è che "la famiglia ha vinto". Voglio dire che modelli di vita, che per millenni sono stati molto diffusi per il peso della povertà oppure tendenze, più recenti, sviluppate a fronte di istanze di libertà e di autodeterminazione della persona, sembrano tutte ricomporsi, in qualche modo, in una "ricerca della vita familiare". D'altra parte è questo il fondamento oggettivo delle polemiche sulle "famiglie di fatto". Gli individui vogliono misurare la diversità dei propri percorsi, che è pure considerata un diritto irrinunciabile, con la "prova della famiglia, della vita familiare". Davvero non comprendo come non sia salutata come cosa straordinariamente positiva la volontà di fare famiglia, di stabilizzare legami, qualunque siano i generi e le generazioni coinvolte. In realtà la cosiddetta famiglia borghese, solida ma non patriarcale, con i coniugi avviati a maggiore parità, con bambini e anziani assistiti ed educati ma in condizioni tali da garantire un uso più libero del tempo di ognuno, da privilegio di pochissimi è diventato, con luci e ombre una aspirazione ed anche una possibilità per la quasi universalità della società italiana. Se questo è vero derivano conseguenze e responsabilità importanti per la politica, proviamo a considerarla.
3. Bisogna fare molto per le famiglie, perché molti, sempre di più vogliono "essere famiglia". Anche a Bologna. La politica e l'Amministrazione deve agire su tutti i punti di crisi della vita quotidiana di una famiglia, del suo formarsi, del suo mantenersi, del suo evolversi secondo il tempo.
4. Formare una famiglia. Il problema più sentito anche dai bolognesi è quello della casa. (Vedi articolo di C.Merighi). E' del tutto sbagliato inseguire il mito della casa in proprietà come unica risposta. Accanto ad un forte nucleo di proprietà diffusa incrementare con tutte le forme, le possibilità in affitto è necessario per dare flessibilità e libertà, anche dal punto di vista delle stesse tipologie di appartamento, per una vita familiare che trovi i suoi spazi, nella giovinezza della coppia, poi nel ricongiungimento con i genitori più anziani, e soprattutto nell'allargarsi fecondo con le nascite.
5. Mantenere serena e viva una famiglia.Servizi educativi e scuole adeguate e flessibili, di buona qualità sono necessari, sempre di più, non solo per permettere il lavoro di entrambi i coniugi ma, in primo luogo, per alleviare e qualificare i compiti di cura. Per essere più "genitori", più vicini ai figli bisogna avere la possibilità di esserlo per un "tempo sostenibile", che ponga la genitorialità al centro della vita ma non in alternativa alla vita delle persone - genitori. Sono convinto che questo aspetto sia altrettanto importante, per le conseguenze nei rapporti fra le generazioni, del valore educativo - che va comunque sempre ribadito - dei servizi e delle scuole per l'infanzia e l'età evolutiva.
6. Una famiglia dalle tante età. Va favorita la convivenza, che deve essere una libera scelta, delle tre età, fanciullezza, maturità e anzianità in una famiglia. Servono spazi, lo abbiamo detto, servizi per l'infanzia e, appunto, una gamma plurale di servizi per gli anziani. La prevenzione prima della cura, la cura è quindi il mantenimento del domicilio proprio prima del ricovero e dall'allontanamento dalla famiglia. Può essere questa la catena delle priorità per una compresenza delle generazioni che porti esperienza, saperi, gioia.
7. La famiglia come luogo, essa stessa, di servizio, di cura, di educazione, di benessere. La priorità di queste funzioni della famiglia deve indurre a realizzare un mix fra politiche di sostegno fiscale e di rimborso economico con politiche di incremento dei servizi pubblici. Il punto di equilibrio non può essere basato solo sulle esigenze di risparmiare spesa pubblica, scaricando quindi sulla famiglia maggiori oneri, magari più monetizzati. In questo modo si indeboliscono, in primo luogo i processi di formazione di nuove famiglie e, comunque, si riducono le possibilità di libertà. Bisogna invece cercare di scegliere,in ogni occasione, la misura più adatta alla famiglia, che non sempre è un servizio disponibile all'esterno.
8. Una famiglia di cittadini. Aiutare fiscalmente la famiglia, affiancarle servizi, entrambe queste scelte e soprattutto un loro positivo equilibrio richiede la considerazione della famiglia come luogo di condivisione delle scelte, di prova della libertà, di assunzione di doveri oltre che di esercizio dei diritti. L'insieme di questi elementi fa assomigliare quanto è richiesto alla famiglia ad un vero e proprio concetto di cittadinanza. Non basta più dire che la famiglia è il nucleo della società. L'aumentare inevitabile dei momenti di confronto fra Stato e istituzioni, da una parte, e famiglie, dall'altra, richiede che si debba anche dire come la famiglia può essere davvero punto di riferimento per tutta la società e per la sua sfera pubblica istituzionale. Acquista quindi una nuova importanza l'insieme delle tematiche legate ai ruoli familiari, che sono state avanzate nel tempo dal movimento delle donne, e che oggi si ripropongono, spesso, per altra via. Una famiglia autoritaria, oberata da compiti che non ha scelto, condizionata da figli che non riescono a prendere una propria strada autonoma è un soggetto di welfare inaffidabile, è un punto di sussidiarietà insufficiente, è una debolezza per la società pubblica.
9. Una famiglia per proteggere e superare la paura. La famiglia è un ambito importante anche per definire obiettivi e possibilità delle politiche di sicurezza. Se affrontate individualmente le cause di disagio e di sofferenza di fronte al crimine appaiono ancora più gravi e inaffrontabili. Esse infatti non sono le medesime per un uomo o per una donna, per una anziano o per un giovane. Chiamare le famiglie al confronto, non davanti ad "un" crimine "un" rischio, ma per affrontare i problemi di sicurezza di un territorio è necessario per amalgamare i punti di vista, indirizzare l'azione pubblica, superare la paura.
10. La famiglia nelle nuove condizioni del lavoro. Se è del tutto illusorio pensare di fare carico alla famiglia delle insicurezze dovute al cambiamento del mercato del lavoro è però decisivo sostenere i percorsi di educazione dei figli, di formazione e riqualificazione degli adulti che passano anche dentro la famiglia e dentro le sue scemlte, le sue "priorità di bilancio", La Famiglia aiuta a "sostenere"la flessibilità, sia con risorse economiche, sia nel fornire tempo. Anche questo peso è oggi redistribuito in modo ineguale, a danno dei soggetti femminili, delle donne ed anche delle ragazze. Una politica che aiuti le famiglie, "con prestiti pubblici", ma anche sociali, di tempo e di denaro per favorire il lavoro dei suoi membri e la sua qualità è molto opportuna, deve diventare un obiettivo, sempre più importante, di un welfare rinnovato, perché la flessibilità del lavoro non sia solo un inganno ed un maggiore sfruttamento.
Questi dieci punti non sono una proposta politica. E' evidente. Vorrebbero però rappresentare una base per riflettere e costruire una proposta politica. Ad essi vogliamo aggiungere, e cominciamo a farlo, oggi qui in questo giornale, una analisi sui dati della realtà bolognese e su alcune battaglie aperte sul fronte delle opportunità e dei servizi, che stiamo conducendo nel Comune di Bologna.
Tutti i materiali per arrivare, anche su questo punto, ad una proposta, vincente per il 2004.
Vincente perché vicina alle persone, alla vita quotidiana.
Davide Ferrari
mercoledì 26 giugno 2002
"Aprile" a Bologna.
Parte subito in quarta, Aprile, l’associazione nata dalla mozione Berlinguer e aperta alla società civile, in testa movimenti e girotondi. A battezzarla, sotto le due torri, arriverà Sergio Cofferati, il prossimo 5 luglio (Aula absidale di Santa Lucia, ore 20.30). E proprio il tema dei diritti del lavoro è stato al centro dell’incontro di ieri con la stampa, in cui non sono mancate critiche al segretario dei Ds Piero Fassino. «Il mancato sostegno alla Cgil da parte della maggioranza dei Ds è stato un infortunio - ha detto Luigi Mariucci, uno dei 140 promotori di Aprile -. Mi sembra strano pensare che la Cgil sia minoranza nei Ds quando è maggioranza tra i lavoratori». «La spaccatura di lunedì ha rafforzato il nemico» gli ha fatto eco Paolo Serra, portavoce dell’associazione. Aprile, dunque, nasce ben ancorata alle lotte sociali consacrate dalla grande manifestazione del 23 marzo e dai girotondi. E si pone un obiettivo «ambizioso», come ha spiegato Serra: «Costruire un ponte tra i partiti della sinistra, in primo luogo i Ds, e la società. Per mettere in azione un circolo virtuoso che dia voce e occasioni di incontro a chi non sopporta Berlusconi e Guazzaloca e vuole che il centrosinistra torni a essere maggioranza». «Aprile sarà un’associazione politica e culturale tra diversi - ha spiegato Serra-. Perché diverse sono le provenienze culturali dei promotori e dei cittadini a cui si rivolge». «Pensiamo che i partiti non siano eliminabili - ha chiarito il portavoce -. Ma abbiamo l’obiettivo di renderli più interessanti e accattivanti, anche per chi non ha nessuna tessera». E infatti dei 140 promotori (61 donne e 79 uomini) 62 non hanno tessere di partito. Mentre spiccano alcuni dei nomi più importanti della Sveglia e dei girotondi bolognesi: da Vittorio Boarini a Luisa Brunori, Laura Grassi, Eugenio Riccomini, Antonio Faeti. Senza dimenticare lo stato maggiore della Cgil locale: dal segretario regionale Danilo Barbi a quello cittadino Cesare Melloni, al leader regionale della Fiom Gian Guido Naldi. E poi l’ex sindaco di Bologna Guido Fanti, il capogruppo in Comune dei Ds Davide Ferrari e i parlamentari Walter Vitali, Sergio Sabattini, Alfiero Grandi, Giovanna Grignaffini, Katia Zanotti e Daria Bonfietti. E ancora: il portavoce dei comitati antismog Otello Ciavatti e il presidente Arcigay Sergio Lo Giudice. I temi su cui l’associazione intende lavorare sono quelli caldi di questo primo anno di governo Berlusconi: diritti, legalità e difesa della Costituzione, scuola, welfare, guerra e politiche della città. Per far questo saranno costruiti dei gruppi tematici, oltre a una sede cittadina e ad altre sedi decentrate nei quartieri (a partire dal Savena) e nei comuni della provincia (una sede è già attiva a Budrio, altre arriveranno a San Lazzaro, San Giovanni in Persiceto e Crespellano). Il motivo è semplice: «Non vogliano fare un club di intellettuali di Manhattan - ha spiegato Serra -. Per questo puntiamo a essere presenti su tutto il territorio». Si parte quindi dai diritti del lavoro, dalla preoccupazione per le frasi del ministro Maroni sulla Cgil che segnalano «un imbarbarimento del clima politico che ricorda gli anni di piombo», come ha spiegato Luigi Mariucci. Ma un ruolo centrale sarà dedicato anche al tema dell’immigrazione e al rapporto col volontariato e i movimenti no global. Senza dimenticare il progetto «Bologna 2004» che sfocerà in autunno nella convenzione cittadina del centrosinistra che dovrà indicare le linee di programma per le prossime amministrative. «Faremo di tutto perché i nostri gruppi di lavoro siano in rapporto con quelli del progetto 2004 - ha detto Davide Ferrari-. Da settembre ci sarà un’accelerazione politica e al centrosinistra non mancherà l’apporto delle professionalità e delle intelligenze che aderiscono ad Aprile».
di Andrea Carugati
26 giugno 2002
Unità pubblicato nell'edizione di Bologna
venerdì 1 marzo 2002
11 marzo 2002 - Cossiga a Radio Radicale
Intervenendo a Radio Radicale, l' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga dice:’...se fosse necessaria la mia firma per la grazia a Sofri la metterei volentieri...’. Cossiga definisce anche ‘uno dei piu' grandi errori giudiziari’ la sentenza sulla strage di Bologna. ‘Il caso e' chiuso giuridicamente. Poi - ha aggiunto Cossiga - un giorno quando realizzeremo un vero stato di diritto potremo forse riaprirlo’. ‘Io ho gia' chiesto scusa ad An, quando allora si chiamava ancora Msi, per aver detto alla Camera in un impeto di antifascismo che la strage di Bologna era stata causata dai fascisti. Non comprendo perche' l'amministrazione di Bologna abbia voluto mantenere la targa che accusa i fascisti’. ‘Io so che una persona - ha aggiunto Cossiga - nonostante fosse del commando che rapì Moro, una che stimo perche' e' una donna di coraggio, venne da me e mi disse appena uscita dal carcere: '...non vengo qui a difendere la posizione dei nostri brigatisti rossi, ma vengo qui a dirle, da ex terrorista, che uno dei piu' grandi errori giudiziari commessi e' stato quello di condannare Fioravanti e la Mambro come mandanti e autori della strage di Bologna...'. Io credo - ha sottolineato Cossiga - che sia uno degli episodi piu' brutti della malagiustizia italiana. Perche' una Corte d'assise, dopo che questi erano gia' stati assolti, non ha saputo resistere alla pressione politica della sinistra bolognese...’. C'e' stata - ha concluso Cossiga - ‘una logica leninista per la quale questi debbono essere gli autori della strage e quindi sono’.
Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, critica le dichiarazioni di Cossiga:’...che un Presidente della Repubblica abbia ricevuto una terrorista rossa, omicida e considerata irriducibile, e' una cosa scandalosa per tutti il popolo italiano. Che poi si basi sulle dichiarazioni di una terrorista, irriducibile e assassina per avallare il depistaggio dei Servizi Segreti che cercavano di avallare l'innocenza della Mambro e di Fioravanti, e' non solo scandaloso per i familiari, ma per tutto il Popolo Italiano. Infine sarebbe bene che Cossiga, che era Presidente del Consiglio il 2 agosto del 1980 - ha detto ancora Bolognesi - chiarisse una volta per tutte il fatto che aveva tutti i vertici dei servizi iscritti alla P2 che e' stata pesantemente coinvolta nel depistaggio della strage per avallare l'innocenza dei due terroristi fascisti Mambro e Fioravanti...’.
‘...le dichiarazioni del sen. Cossiga sono molto gravi - ha detto Davide Ferrari, presidente del Gruppo Ds per l' Ulivo in Comune di Bologna - Giungono a poche ore da una sentenza contro uno degli esecutori della strage del 2 Agosto. Cossiga non contesta la sentenza e, nonostante cio', assurdamente da per scontata l'innocenza dei correi Mambro e Fioravanti...’. ‘...per Cossiga le sentenze non contano - ha aggiunto - guai chi tocca l' eversione degli anni di piombo. La magistratura se ne tenga alla larga ed il popolo dimentichi. Al contrario, Bologna non dimentica. Occorrera' vigilanza verso questo nuovo attacco alle garanzie democratiche: diritto di indagine, certezza della pena per i colpevoli, tutti, anche per i piu' vicini agli apparati deviati dello Stato. Intanto diciamo chiaro: la lapide non si tocca...’.
venerdì 20 aprile 2001
La Resistenza. Consiglio comunale straordinario.
Consiglio comunale straordinario sulla Resistenza chiesto dalle opposizioni.
9 aprile 2001, Bologna, primo firmatario della richiesta Davide Ferrari
RELAZIONE DI DAVIDE FERRARI
Presidente del Gruppo DUE TORRI- DS
Io credo che quando un Consiglio comunale, volenti o nolenti i colleghi della Maggioranza, discute di temi così rilevanti, occorre chiedere ai propri interlocutori la pazienza di svolgere una discussione pacata e seria e di ascoltare, per poi eventualmente ribattere un'argomentazione non solamente ancorata all'attualità e ai più stretti termini della polemica politica.
Nei giorni scorsi sono intervenuti esponenti importanti della cultura nazionale a partire da un singolo avvenimento, che forse - forse - gli attori, coloro che avevano con i loro emendamenti, tesi a togliere il riferimento alla Resistenza nella citazione sulla Costituzione, presente nel nostro Statuto del Comune di Bologna, non avevano nemmeno ben valutato per cogliere, ripeto, in questo evento un riferimento più generale.
Alte e importanti figure della Resistenza e della Cultura italiana hanno messo in relazione la questione dello Statuto del nostro Comune, che voi avete aperto-con gravi fatti, gravi, legati talvolta al tentativo di sponsorizzare dalle sedi istituzionali, peraltro quelle più improprie, le operazioni più smaccate di revisionismo storico e di indirizzo politico della ricerca storica e della divulgazione scolastica della ricerca storica, altre volte a mettere in dubbio persino i fondamenti della legittimità dello Stato democratico con proposte di netta separazione dei diritti della cittadinanza, a seconda della razza o della Religione, e altre ancora con l'avvallo, anche in Italia, di personaggi, che rappresentano la più squallida riproposizione della cultura fascista e nazista nel cuore dell'Europa ai nostri più vicini confini.
Tutto questo avviene oggi in Italia, non c'è dubbio che chi è intervenuto nel dibattito culturale e nazionale su questo tema di Bologna, ha posto una relazione, ha posto un termine di connessione fra questo, di cui oggi noi discutiamo e la più generale tendenza al revisionismo storico e all'attacco dei fondamenti repubblicani e democratici della funzione statuale nel nostro Paese, come per altro in tutta l'Europa.
Chiediamoci perché, colleghi della Maggioranza. Se fossi in voi cercherei di rispondere non - come dire - come fa lo scolaretto bacchettato, per carità, nessuno vi chiede questo, ma chiederei a me stesso di rispondere agli interrogativi che sono stati rivolti alla nostra città, perché quando una parte importante della cultura nazionale rivolge un interrogativo angosciato sulla natura e la tenuta della democrazia a chi governa una città, lo rivolge alla città stessa e questa città deve rispondere, oggi dovrebbe rispondere con le vostre parole, che rappresentate la maggioranza.
Fra le tante voci voglio citare quella più recente e forse più autorevole, che un quotidiano bolognese ci ha invitato a leggere, quella di Claudio Pavone, uno storico che ha partecipato alla Resistenza da protagonista, ma che è anche una delle figure più illustri dell'Università italiana.
Ebbene, Claudio Pavone ha ricordato con grande chiarezza di riferimenti, addirittura cronologici, il nesso inscindibile che vi è fra Resistenza e Costituzione democratica.
Certo, vi sono stati altri fattori, la liberazione per l'iniziativa delle forze alleate, il clima di collaborazione democratica a livello internazionale, che ha portato alla sconfitta del nazi-fascismo, ma in Italia se non si è andati a una pura e semplice restaurazione di quei fondamenti autoritari e irrisolti dello Stato democratico, che avevano consentito il fascismo, dalla monarchia allo Statuto albertino, questo si è avuto grazie al fatto che dalla pura e semplice caduta istituzionale del fascismo, alla rinascita del nostro Stato, c'è stato un avvenimento, non hanno parlato soltanto le nazioni belligeranti, ha parlato una parte importante del nostro popolo e della nostra cultura.
Ha parlato la Resistenza italiana.
Io ricordo un discorso molto bello di Alcide De Gasperi, quando chiese la rilegittimazione del nostro Paese, di fronte al consesso delle nazioni ricostruito da chi aveva vinto quella guerra, così tragica come la seconda guerra mondiale è stata, Alcide De Gasperi iniziò il suo discorso dicendo: "Io sento che soltanto la vostra personale cortesia vi trattiene dal manifestarmi la vostra ostilità".
Ebbene, Alcide De Gasperi era presidente del Consiglio di uno Stato rinato, non era presidente del Consiglio di uno Stato ricostruito come era prima del fascismo.
Ha potuto parlare a nome dell'intera nazione al di là delle maggioranze e delle minoranze fra le forze democratiche, perché era presidente del Consiglio di una nuova Repubblica democratica, di una nuova Italia.
Non dell'Italia di prima del fascismo, ma di una nuova Italia.
L'Italia del voto alle donne, l'Italia della libertà e del diritto al lavoro, l'Italia come non c'era mai stata prima.
Mai stata prima e quell'Italia non è nata - ripeto - per caso, è nata perché si sono incontrate, sancendosi poi nella Costituzione, culture prima non protagoniste e non affermate fino in fondo come il caposaldo della vita civile di questo Paese.
Non più le culture dei maggiorenti oppure dei gruppi di potere economico, ma le culture delle grandi forze sociali e politiche di massa.
La cultura cattolica, la cultura socialista e comunista che è stata in Italia sul terreno democratico, le culture repubblicane, le culture liberali, quelle cioè che sono state però al vaglio della loro trasformazione in culture compiutamente democratiche e repubblicane.
Questo è molto importante.
Oggi, a fronte dello sconvolgimento che ha portato in questo decennio al trapasso da una Repubblica a un'altra, trapasso ancora incompiuto, ed oggi quando questa trasformazione del nostro Paese avviene, mentre in tutta Europa è all'ordine del giorno un processo di unificazione politica e statuale, chiediamoci: è su questi fondamenti che noi vogliamo ricostruire una stagione democratica nuova, di pace, più larga ancora ai confini sovranazionali di questo Paese o è un'altra Europa, è un'altra Italia che vogliamo affermare? Quale?
Qualche giudizio mi sento di avanzarlo, sulle culture che agitano anche il patrimonio culturale non solo dell'estrema destra fascista, che ancora agisce nel nostro Paese, ma anche culture più diffuse, più vaste, culture che sono dentro lo stesso schieramento del centro-destra.
Ve lo voglio dire con estrema franchezza, chiedendovi su questo una risposta ed un confronto.
Sono quelle culture che considerano l'integrazione europea come occasione di pura e semplice abolizione dei dazi e dei vincoli alla libera espressione del commercio e dell'attività economica, mettendo fra quei vincoli anche quei legami di solidarietà istituzionale finora ancorate alle carte costituzionali e ai diritti dei singoli Stati, colleghi, questo è il punto.
E sono anche quelle culture che in solo apparente contraddizione al liberismo assurto come forza più importante degli stessi vincoli di solidarietà civile e istituzionali statuali e della Repubblica, sono per le piccole patrie, per patrie di razza, per patrie di confine regionale ed economico, per patrie di stile di vita o di adesione religiosa. Piccole patrie conchiuse che sono non contraddittorie, ma alleate al liberismo che si vuole disfare degli Stati come principi sovrani a garanzia della libertà e della sovranità diffusa come garanzia della libertà di essere cittadini e non sudditi.
C'è un contrasto che esploderà fra queste due visioni, fra un Berlusconi e un Bossi, c'è un contrasto che esploderà, ma oggi la cosa drammatica e tragica è che se non si afferma una cultura democratica condivisa, la tendenza a una iper deresponsabilizzazione rispetto ai livelli collettivi, sia sul versante liberistico, sia sul versante regionalistico e comunitaristico, il rischio che noi abbiamo è che con il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, dalla prima Europa democratica, ad una nuova Europa federale, se le classi dirigenti chiamate a questo travaglio, a questo trapasso non sono concordi sul reinverare la democrazia a fondamento di questa trasposizione, di questo cambiamento, noi siamo a rischio nelle radici più profonde dei nostri diritti di cittadinanza, dei diritti di tutti, colleghi.
Ecco perché il centro-destra ha avuto tanta difficoltà anche a Bologna a prendere le distanze da quella che può sembrare una vicenda minuta, una questione amministrativa.
Eppure ci è stato persino detto: "guardate che in altri Enti locali non c'è questo riferimento, guardate che è un fatto tecnico."
No, non è così.
Ecco perché anche oggi siamo di fronte ad un ordine del giorno del centrodestra, compresa La Tua Bologna, che si limita a prendere atto delle dichiarazioni di antifascismo del Sindaco di Bologna e considera semplicemente di potere affermare un'unità della vostra maggioranza solo sulla ricusazione tecnica di questo Consiglio comunale e sul riaffido alla Commissione Statuto dell'itinerario della questione.
Non è un caso, perché questo avviene; non è un caso e lo sappiamo bene, lo sapete voi, come lo sappiamo noi; non è un caso perché nelle culture del centro-destra sono presenti quei punti che io vi ho sollevato e sono punti irrisolti.
Ecco allora i giorni che sono passati da quando i colleghi Cevenini e Benecchi hanno sollevato giustamente, seguendo l'itinerario di discussione che aveva nella Commissione Statuto il tema della Resistenza e del riferimento alla Costituzione della nostra Carta Statutaria fondamentale.
Ecco perché è avvenuto un dibattito che ha sfuggito ogni sede istituzionale, non era semplicemente una dimostrazione di arroganza da parte della Maggioranza, è che in questa sede si voglia o no dichiararla legittima, la politica deve andare nelle sue radici più profonde, non può sfuggire nelle pubbliche relazioni, non può sfuggire nella furbizia delle dichiarazioni tattiche.
No, in un Consiglio comunale la politica deve parlare sui motivi suoi più alti e forti, deve dire la verità.
Ecco il punto, ed è una verità indicibile, perché non c'è ricostruzione sui diritti fondamentali della Carta costituzionale italiana, sulla prima parte della Costituzione, come base per il passaggio al federalismo e alla nuova Repubblica d'Italia.
Oggi non c'è condivisione fra le forze politiche italiane nel centro-destra; è un problema, ripeto, ancora irrisolto.
Come ha visto Bologna questi giorni di furbizia e di dichiarazioni televisive di sfuggita alle responsabilità istituzionali di rinvio, come ha vissuto Bologna questi giorni che hanno visto, ed è molto grave colleghi, la sola Minoranza agire, perché si è arrivasse ad una discussione chiara in Consiglio comunale. Molto grave, che sia dovuta essere una parte sola a prendere questa iniziativa.
Io credo che la città abbia vissuto, reagendo certo con linguaggi diversi a seconda delle generazioni.
Certamente con lo sdegno lo sdegno di chi si è sentito colpito in prima persona come partigiano e resistente, come fondatore dei diritti di cittadinanza di cui tutti noi ci gioviamo oggi, e con l'interesse e la curiosità delle nuove generazioni che ha trovato in punte di avanguardia anche l'occasione di manifestare francamente l'interesse ai loro diritti di oggi, che devono rimanere nell'Europa di domani, che stiamo costruendo e non essere archiviati con la Resistenza alla Costituzione, io credo anche una diffusa inquietudine.
Può darsi che questo non si esprima direttamente in politica, ma Bologna, vedete, è una strana città; è una città che è posta al centro dei processi civili e politici dell'Italia da sempre, da prima che esistesse come Stato la nostra nazione.
E' la città che ha liberato per prima la servitù della gleba, è la città che ha visto dopo l'episodio della rivoluzione francese la prima Costituzione democratica affermanti i diritti dell'individuo, è una città che dopo il 1256 e dopo il 1796 ha vissuto più di altre il travaglio come libertà autonomamente cercata nella Resistenza della fine della seconda guerra mondiale.
Questo è dovuto ad un grande protagonismo politico che ha caratterizzato la storia di questa città, prima ancora che il termine politica fosse assunto nei termini della modernità, ma io credo che questo derivi anche persino dalla sua natura più propria: Bologna è una città, che è al centro delle vie di passaggio, non solo geografiche, ma culturali di questa nazione e che ha visto affermarsi le punte più alte di tutte le grandi tradizioni politiche del nostro Paese.
E' una città che non può rinchiudersi nel protagonismo della libertà d'impresa e nelle piccole patrie conchiuse, perché la nostra piccola patria - Presidente - non esisterà mai, a fronte dell'Europa.
Può esistere nelle pendici prealpine, può esistere in un sud che torna all'indietro, ma al centro dell'Italia, dove è collocata Bologna, un destino di piccola patria non risponde in alcun modo, alla coscienza di avere necessità di libertà e di ricchezza di questa terra e di questa città.
E' una città che ha bisogno di uno sviluppo che si leghi a solidarietà.
Uno sviluppo che è sempre stato teso al protagonismo dell'individuo e della collettività, perché non è fatto di grandi poteri e di grandi imprese, perché non può essere fatto così.
Cambieranno dalla campagna alla città, dall'industria meccanica alla nuova economia i prodotti, ma la nostra sarà sempre una economia sociale tesa al protagonismo di molti.
Lo è per inevitabile destino della nostra natura umana, oltre che antropologica e geografica.
Chi oggi si vuole interrogare sulla bolognesità, chi addirittura si ritiene interprete di una bolognesità tesa al confronto e allo scontro con le altre culture, non comprende questa natura profonda della nostra città.
La bolognesità non è un presepio da agitare nei quartieri del piccolo commercio.
No, la bolognesità è una profonda idealità unita ad una necessità storica, Bologna è terra di libertà, perché senza libertà non ha futuro e non ha benessere.
Noi vi sfidiamo ad interpretare anche oggi questo terreno della storia e del futuro di Bologna. Ripeto, cambieranno i nomi, cambieranno le occasioni, ma i valori non sono nati a caso con tanta forza in questa nostra città.
Per questo vi chiediamo di ritirare ordini del giorno tecnici, amministrativi, pretestuosi e di votare con noi che oggi come sempre è stato in questa città, Bologna sia all'avanguardia dei diritti di democrazia e di libertà.
Diritti modernamente intesi, ampliati, ma fondati sull'esperienza della Carta costituzionale e della Resistenza che ha in questa città una delle sue più alte e indissolubili radici.
Questo vi chiediamo: votate con noi che ora e sempre saremo dalla parte della resistenza democratica.