venerdì 3 aprile 2009

“Amo la scuola”. 2 Aprile 2009. La relazione.

Partito Democratico di Bologna
Forum delle scuole

Convegno programmatico
“Amo la scuola”Bologna, sala della Cappella Farnese, palazzo d’Accursio, 2 Aprile 2009

Relazione introduttiva di Davide Ferrari

Abbiamo assemblato vari contributi che ci sono giunti in questi giorni e che troverete nella carpetta dei materiali. Contributi diversi che sono stati però molto utili per comporre un temario, una traccia di orientamento.
Un brogliaccio di temi che io penso possa essere utile sia ai candidati che sono presenti in sala, e saluto, alla Presidenza, Beatrice Draghetti , ma anche tale da poter aiutare anche le istituzioni, nel prossimo futuro.
L’impegno sarà lungo. Avremo un mandato comunque difficile, che dovrà affrontare il tema più grave del fare più cose con meno risorse. E questa volta, quando si dice “meno risorse” si parla davvero di molte, molte risorse umane e finanziarie disponibili, in meno.
Ecco, questo è lo scopo di questa iniziativa; iniziativa che si svolge in campagna elettorale ma che non ha un taglio elettorale, ha le caratteristiche e l’ambizione di misurarsi su un tempo più lungo. Diceva bene Luciano Russo, non siamo in un tempo normale. Siamo, appunto, in un tempo che viene “tagliato” dagli avvenimenti per usare una linguaggio divenuto familiare in ambito scolastico.
Ecco allora che abbiamo provato a fare questa sfida: vedremo se, questa sera, alla fine di questa lunga camminata avremo potuto lasciare, soprattutto a voi, indicazioni, temi, contenuti.

I valori, il fine della scuola.

Volevo partire da un aneddoto personale: mi è capitato di leggere, qualche giorno fa, in un testo di un centro di ricerca abbastanza importante, non proprio il primissimo, ma certamente fra i più importanti, un centro italiano, un elenco di quelli che, a loro dire, dovrebbero essere i valori posti come fine della scuola.
Ne sono rimasto colpito. I valori elencati erano, nell’ordine: autorità, gerarchia, e disciplina.
Certo, il momento è quello che è, e consideriamo importanti anche noi il rispetto, l’autorevolezza dei docenti. Però fa riflettere questo elenco, fa pensare che sono quegli stessi “valori” che il governo e le sue televisioni ci propongono con grande insistenza, insieme, con malcelata ipocrisia, ai mille e mille nani e ballerine che occupano gli schermi televisivi.
Chiediamoci: sono forse davvero questi i valori che ci deve assicurare la scuola? Io non lo credo, noi non lo crediamo. Ci sembra invece che i valori debbano essere ben diversi, che il fine dell’educazione debba essere quello di favorire una crescita individuale libera e piena, differenziata e ricca; che, in sostanza con una frase “l’apertura di porte e finestre nella vita dei bambini” dovrebbe essere il portato principale della scuola. E questa, se vogliamo, è la base di quella “naturale devozione della scuola alla democrazia”, di cui scriveva John Dewey e di cui recentemente la nostra Mauria Bergonzini ha scritto in un bel contributo.
Ecco il punto: oggi non si parla solo di tagli, ma anche – io penso – di una sfida sui valori. Siamo chiamati ad una battaglia culturale sui fini di fondo circa il ruolo della scuola. Dietro alla difesa che vogliamo fare, positiva e assolutamente necessaria, della scuola di tutti non c’è tanto la difesa di un servizio e di spazi di solidarietà. C’è di più: c’è il bisogno di riportare la scuola alla sua funzione, non a quelle funzioni plastificate e fasulle alle quali, certamente, le gravissime scelte del governo, ma anche, purtroppo, un certo dibattito culturale insistente quanto negativo e inaccettabile, vorrebbero condannarla.
“Amo la scuola” - ha voluto dire proprio questo il nostro titolo di questa sera – e cioè concepire la missione educativa come la più importante per la qualità della crescita sociale, certamente, ma prima ancora – e su questo punto insistiamo –per assicurare ad ogni individuo, ad ogni persona maggiore consapevolezza, dignità, libertà.
E’ acclarato, a nostro avviso, come questo governo sia nemico della scuola – ma pensiamo che ci si debba chiedere se non stia, in questo essere nemico della scuola, per i richiami fin qui fatti, anche la radice di una inimicizia verso la democrazia.
E’ una prospettiva inquietante.
La politica del governo Berlusconi prima ha stabilito i confini dell’intervento pubblico obbligando a drastici tagli nella scuola e nell’Università. E poi, con la controriforma Gelmini, ha cercato di dare copertura a quella che non è una razionalizzazione, ma la scelta di dequalificare, di paralizzare la scuola pubblica.
Trovo ad esempio curioso e molto grave – è solo un esempio, ma su un tema centrale – che tutte le dichiarazioni e gli atti del governo che si sono succeduti in questi mesi in merito ai tempi scuola, li considerino, li trattino come contenitori, mentre mai si parla della distribuzione delle materie all’interno di questi contenitori. La qualità dei risultati ottenuti fino ad ora dipende invece anche dalle scelte pedagogiche di metodo e di contenuto, che non debbono essere sottovalutate perché fondamentali nella formazione di base delle nuove generazioni.
Si pone quindi in primo piano la questione della qualità della didattica, poiché la drastica riduzione di tempo scuola non si può coniugare con tempi dell’apprendimento distesi, soprattutto nei primi anni scolastici, e penalizza l’apprendimento delle medesime competenze di base.

Difendere il sistema formativo dell’Emilia-Romagna, di Bologna

E’ particolarmente necessario, quindi, difendere il sistema formativo dell’Emilia-Romagna dagli effetti drammatici che queste scelte sono destinate a produrre.
Un altro aneddoto che qualcuno di voi ha vissuto: qualche giorno fa un lunghissimo striscione –che qualcuno ha definito, forse esagerando un poco, il più lungo striscione della storia delle manifestazioni civili a Bologna, ha percorso il centro della città.
Non ho avvertito, nel corso di quella manifestazioni, un clima di sola protesta, di non-proposta. Al contrario, mi pare che sia avvenuto in quella occasione, come in tante altre, la sensazione come se i tagli ciclopici della Gelmini avessero suscitato l’orgoglio di essere scuola fino in fondo, nei docenti ma ancor più nelle famiglie.
I genitori e le famiglie – almeno qualche genitore, qualche famiglia, molte – hanno compreso che a tutto si può porre rimedio; magari quando l’economia ripartirà – ma sarà durissimo, riuscire a risanare la grave ferita inferta alla migliore delle nostre scuole: la scuola primaria, la scuola per tutti i bambini… Una scuola non si inventa e non si improvvisa: con la scuola non si scherza! Bisognerebbe, quando gli affari vanno male, raddoppiarne i finanziamenti, e non tagliarli!
Per questo tanti bolognesi hanno cucito quel lenzuolo infinito degno – scusatemi la battuta – di una Penelope con le gambe così lunghe da poter capitanare una squadra di Watussi…. E per questo hanno sfidato un po’ di vento, con le mani all’altezza del petto, per stringere e sorreggere quella tela.
Noi eravamo tra loro: la protesta è stata larga e noi vogliamo raccoglierla e unirla alla proposta.
La partita è nazionale e proprio ieri Dario Franceschini ha lanciato – e Mariangela Bastico con lui – una petizione con la quale il PD chiede la immediata cancellazione di alcune fra le misure più gravi come quelle dei tagli finanziari e il maestro unico, l’orario a 24 ore settimanali e l’abolizione delle compresenze.
Su questi punti insisterà – ed è bene che insista – una campagna nazionale di questo Partito, che è già sul campo così come di altre forze che possono riflettere ed impegnarsi con noi.

Una vertenza per la scuola di Bologna.

Qui, oggi, dobbiamo insistere sull’aspetto più locale non perché Bologna possa avere problemi diversi dagli altri, ma perché dobbiamo vedere attraverso questo laboratorio – che questa volta è un laboratorio di rischio – come portare un contributo specifico sia con la protesta sia con l’azione di governo a questa battaglia più generale che si sta facendo.
Io parlerei, adoperando un termine che è già stato usato alla recente Conferenza per il miglioramento dell’offerta formativa, di costruire una vera e propria “Vertenza per la scuola di Bologna”, portata avanti insieme da Enti locali e cittadini.
E d’altra parte, come si potrebbe tacere, In un territorio dove, proprio mentre il Governo taglia, si registra una crescita costante della popolazione scolastica: 3mila ragazzi in più quest’anno rispetto al precedente e mai comunque una crescita di meno di 2 mila negli ultimi otto anni.
E poi non possiamo e non vogliamo nascondere le gravi preoccupazioni, non solo umane, non solo solidaristiche, ma anche riferibili alla qualità di tutta la scuola circa la drastica riduzione di posti di lavoro. Si parla – sulle cifre non azzardo, ma riprendo quelle sindacale e quelle degli enti locali – di circa 600 unità. Delicata è anche la situazione a livello di personale tecnico e ausiliario.

Noi vorremmo fare questa battaglia mettendo in campo anche idee nuove, o per lo meno raccogliere le migliori idee positive correnti e che devono avere ancora più gambe per correre più rapidamente.

Nell’ottica di un federalismo solidale

Ad esempio, se il tema è come rapportare la dimensione locale ad una nuova idea di Stato e quindi ad una battaglia nazionale, una idea su cui riflettere potrebbe essere questa: come potrebbe realizzarsi un vero federalismo solidale, a partire dalle scuole e a partire soprattutto dalla storia delle istituzioni bolognesi scolastiche e degli interventi degli enti locali per l’educazione, la formazione, l’istruzione, già così ricca di esperienze incentrate sulla dimensione del territorio.
Cominciamo a parlarne cercando però una nostra prospettiva: il federalismo non può essere una via di fuga dalle responsabilità pubbliche! O è il segno della cultura della libertà e dell’autogoverno, della sicurezza per tutti anche i più deboli, perché la Repubblica si divide per fare di più e meglio. Oppure è bene essere chiari: è pura reazione.

Sarebbe interessante, invece, mettere in campo idee per la perequazione delle possibilità fra territori forti e territori più deboli, che vedano in campo anche agenzie centrali dei territori forti. Ad esempio, su Bologna ed Emilia.
Mi permetto una proposta personale. Io da tempo penso ad una superagenzia per sussumere ed aiutare le zone deboli e gestire emergenze formative e culturali. Una specie di “Tennesse Valley” capace di agire su tutto il territorio nazionale proprio quando la Repubblica conquista nuove autonomie e nuove diversità.
Ma il punto, per gli enti locali, non è ipotizzare tante piccole Rome dotate di tanti piccoli viali Trastevere, ma prevedere una gestione del sistema che unifichi tutte le competenze oggi in capo agli enti locali, ridia loro ordine, aumenti l’integrazione, rispetti la libertà dell’insegnamento e la funzione delle scuole. Dia vita, in sostanza, ad un patto significativo e rilevante per la qualità, anche oggi, anche di fronte alla nuova e più pericolosa situazione.
Noi pensiamo che in questa dimensione si dislochi la rivendicazione di un forte ruolo della Regione e degli enti locali.

La legge Aprea: un decentramento proprietario

Vedete, non ci convince, ad esempio, ciò che viene dopo la Gelmini, la Legge Aprea. Certo, c’è un linguaggio diverso, però la sostanza sembra quella di essere una sorta di decentramento proprietario.
Ho detto prima: decentriamo. Leggiamo che addirittura gli enti locali, con le imprese, entrerebbero nei consigli di amministrazione di scuole diventate fondazioni! Ma si tratta di integrare o di imporre magari scelte didattiche, magari scelte culturali?

Le scuole ad altissimo rapporto con il lavoro del territorio

Certo, noi per primi abbiamo proposto anche in campagna elettorale – e qui riproponiamo – una cosa che ha aspetti di similitudine, ma per scuole ad altissima vocazionalità. E lo proponiamo da tempo, da parte di tutti i partiti da cui proveniamo: un’altissima vocazionalità territoriale richiede un maggiore rapporto scuola-impresa-territorio. Ed ecco, ad esempio, che per alcuni poli didattici attorno ad istituti tecnici di fortissima vocazione e socializzazione, può essere interessante dare più spazio alla dimensione della Fondazione per tutto ciò che può crescere attorno alla scuola. E vedere lì anche una diretta responsabilità delegata non solo ai rapporti tra l’assessorato e quella scuola da parte degli enti locali.
Ma è tutto un altro discorso ed è un discorso promotivo e non oppressivo. E io credo che le esperienze emiliane dovrebbero essere un punto di partenza proprio perché noi possiamo rivendicare qualche cosa che ha funzionato. E’ vero o no che il modello dell’integrazione tra la libertà delle scuole e una forte presenza di sostegno, anche di indirizzo dell’ente locale, ha prodotto risultati: dalla scuola dell’infanzia alla scuola di base, fino alla secondaria superiore?
Queste esperienze, con l’impegno diretto, anche sul piano del personale impiegato, non sono la zavorra, ma sono state il banco di prova soprattutto a Bologna, di tutte le principali innovazioni.
Da tempo, d’altra parte è emerso il problema: come ripensare, riqualificare, non solo ridurre le gestioni dirette in epoca di scarsità crescente di risorse. Anche su questo abbiamo una proposta.

Un progetto per l’intervento comunale a Bologna.
Una istituzione per le scuole dell’infanzia. Un progetto per il nuovo polo-Aldini.

Prevediamo, ad esempio, a Bologna come in altre realtà, istituzioni autonome cui dare vita per organizzare le risorse in capo agli enti locali. E ci proponiamo di attuare una programmazione che determini fin dall’inizio un obiettivo sostenibile, quante scuole dell’infanzia comunale tenere, quanti interventi diretti per l’handicap mantenere, da qui ad un intero ciclo di programmazione, per almeno un decennio, dunque. Un elemento di arrivo, dunque, da indicare subito, per poter sostenere ciò che si mantiene, come un laboratorio di qualità.
Siamo perplessi da una discussione, ma anche da una azione di governo, talvolta, che pur con tante qualità inizia ogni volta dalla difesa di tutto e poi alla fine rincorre disperatamente lo Stato perché assuma gestione di sempre più parti di quelle che erano le scuole degli enti locali.
E’ comprensibile, ma una buona programmazione richiede una operatività inversa. Mettere in luce dove ha un senso storico gestire ancora direttamente, dichiarare che cosa mantenere; creare strumenti di governo più forti per la gestione e attorno a questo costruire un progetto di sistema integrato di cui da tempo, nella pratica, si è dato vita.
Questo discorso è valido soprattutto per le scuole dell’infanzia. Ma in qualche modo – e qui, pur con tanta difficoltà, qualcosa si è fatto di significativo – anche per i poli polifunzionali tecnici: a Bologna le Aldini-Valeriani-Sirani.
Il Comune ha bussato a tutte le porte, ma nessuno ha risposto. Questi imprenditori che scendono in campo proponendosi di fare di fare i sindaci, in quel momento hanno tenuto il portafoglio chiuso! Forse interessa di più che si apra il portafoglio del pubblico, per incrementare qualche iniziativa privata, piuttosto che aprire il proprio!
Ecco, mi chiedo: se ci fosse stato attorno alle Aldini qualche cosa di simile a quello che è avvenuto intorno alla riqualificazione del patrimonio GD, in questi giorni, che cosa poteva accadere? Forse qualcosa di ancora più avanzato di quanto abbiamo realizzato, con l’assunzione da parte dello Stato degli Istituti scolastici, ed il mantenimento di una serie di servizi formativi e di orientamento in capo all’Ente Locale.
Ma certo la scelta è stata interessante, non solo necessaria, sic stantibus rebus.
La scelta, noi così la intendiamo, di mantenere una poliedricità di interventi intorno ad un polo scolastico che veniva riassunto dalla rete delle scuole pubbliche.
Adesso si tratta di sviluppare la progettualità dei servizi formativi Aldini, fare veramente un polo di rinnovata qualità ed utilità, con la piena collaborazione con la Scuola vera e propria, statale ma-ricordiamolo sempre-dotata di autonomia, primo interlocutore dell’Ente Locale e del territorio.
Bisogna accelerare, ora, proprio nel senso che prima richiamavo.

Siamo qui partiti richiamando il tema degli interventi diretti del Comune di Bologna.
Ma se l’ottica è il progetto, se la base è la libertà di insegnamento e di fare scuola delle istituzioni autome, tali sono le scuole pubbliche che un tempo dicevamo solo “statali” il punto di partenza deve essere : riconoscere negli istituti i primi interlocutori, non fare più nemmeno un progetto- da parte dell’Ente locale- senza una compartecipazione delle scuole, dall’idea, alle risorse umane e logistiche.

Un grande accordo strategico Enti Locali-Scuole, dagli edifici ai contenuti

Ci vorrebbe quindi un grande accordo strategico Enti Locali-Scuole, quasi un piano “regolatore” della rete educativa, dagli edifici ai contenuti, pensato e realizzato insieme.
Troverete nei contributi delle proposte prodotte da amici del Forum delle scuole*.
Partiamo da punti di riferimento valoriali: il diritto alla formazione, la famiglia, il ruolo della scuola pubblica, l’integrazione sociale e culturale, l’accesso al sapere.
Ma poi azzardiamo delle proposte sullo specifico. Ho detto già un po’ del rapporto con le istituzioni; ho detto della scuola materna. Del metodo e degli strumenti per governare, programmando, il tema complesso delle gestioni dirette del Comune.

Gli interventi scuola-cultura-territorio

Voglio ancora dire una cose, l’una sugli interventi scuola-territorio. Qui abbiamo colui che dette il via, con una sistematizzazione teorica, il professor Franco Frabboni che ringrazio di essere qui con noi. Sono passati molti anni e non è facile mantenere la rete delle aule didattiche decentrate, un impegno diretto su tante realtà, anche perché sono cresciute altre esperienze, di altra provenienza.
Guardate, io per convocare questa nostra iniziativa mi sono basato su un elenco di servizi comunali e di associazioni partecipanti ad un bel convegno promosso dall’assessore Virgilio. Non perché non le conoscessi ma perché chiamare a raccolta queste realtà, vuol dire fare i conti con un numero di realtà che supera il centinaio.
Mi chiedo: in quale altra città, per fare una locandina di una iniziativa simile, occorre riempire tutto lo spazio di una A3 per metterci tutte le firme?
Cioè, in quale altra realtà si è fatta crescere e si è mantenuta una rete così fitta di istituzioni culturali così aperte alla fruizione didattica e aperte alle scuole? Questo è un punto centrale: troviamo le forme più adatte, ma guai se diventasse una questione di politica del personale.
Questo è un punto essenziale, attorno al quale fare ancora più emergere, qualificare, quel ruolo autonomo e rispettoso della autonomia delle scuole che, appunto, vede l’ Ente Locale fornire ad esse un servizio e investire per la qualità di tutta l’attività didattica, di tutte le scuole.
Ho detto, seppur poco, sui vari ordini di scuola. Ma voglio dirvi davvero che in ogni parte troverete, nel documento della Conferenza per l’offerta formativa, tanti spunti che permettono di vedere chiaramente cosa sta accadendo. Che cosa accade sulle iscrizioni, ad esempio. La vera e propria truffa: scegliete e – vorrei dire – non vi sarà dato!
E anche i rischi in settori di scuole di cui si parla poco. Ma non sta a me sviluppare compiutamente tutti gli argomenti, li troverete nei contributi.
Voglio finire con un’affermazione: sembra forse poca cosa, ma difendere la scuola pubblica chiamando a raccolta anche altri, anche chi vuole fare impresa, purché sia un intraprendere sano, difendere la scuola pubblica mantenendo un profilo alto anche quando le risorse sono poche e quindi riprogrammando e scegliendo è difficile e necessario.
Difendere la scuola pubblica come priorità politica: qui c’è ancora moltissimo da fare, nonostante – è curioso- grande parte del personale politico, certo quello miglior, provenga dalla scuola. E’ importante, ecco, che si recuperi il senso di una priorità.
Mi chiedo se almeno il 5% delle dichiarazioni polemiche che abbiamo visto nel nostro campo negli ultimi sei mesi, fosse stato impiegato a propagandare e magari anche a riflettere sulle realizzazioni e i punti critici di un così vasto intervento per la scuola che le nostre istituzioni fanno, ancora oggi, forse saremmo più contenti di noi.
Guardate: siamo coscienti che ancora, pur con mille distinguo, il mondo della scuola, gli insegnanti e anche tante famiglie, ma anche chi ci critica perché ci vorrebbe più sulla barricata, oppure invece chi dice “no, attenzione perché la barricata non reggerà”; insomma, tutto l’arcipelago dell’educazione militante, dimostra un’ attenzione e una capacità propositiva che resta molto alta.
Noi esercitiamo una professione intellettuale ma siamo innanzitutto cittadini che vogliono far discutere e non possiamo rispondere per tutto il Partito; possiamo però creare momenti di approfondimento che sollecitino una voce più chiara e costante. Ripeto, all’altezza anche di ciò che già si fa.
In sostanza, ogni tanto ci chiediamo: ne vale la pena? Pensiamo di sì. Io una volta terminavo spesso con una nota frase di don Milani che implica una parolaccia. Oggi si potrebbe lasciare stare, essere più pudibondi, ma tanti me l’hanno sentita dire spesso: la frase famosissima di “Lettere ad una professoressa”.
Se non sappiamo se la scuola sia sempre, ed in ogni sua espressione, meglio di quella cosa lì, come diceva Don Milani, certo vale la pena impegnarsi per la scuola.
Noi qui siamo per la scuola, per la scuola sempre.





*Per informazioni ed il materiale di programma completo del convegno “Amo la scuola” e del Forum
scrivere a: forumscuole.pdbologna@yahoo.it

giovedì 2 aprile 2009

"Amo la scuola"

 "Amo la scuola". Bologna: le scuole, il territorio, gli Enti Locali 

Giovedi' 2 Aprile 

Gentilissimi, desidero invitarvi personalmente ad un incontro "PER" la scuola, non soltanto "sulla" scuola, Si svolgera'  a Bologna, in Sala della Cappella Farnese, Palazzo d' Accursio, Piazza Maggiore 6, dalle ore 17,30 alle 23. 

Un orario un po' lungo, possiamo dire un "tempo" lungo, ma pieno di tante cose. Con tanti insegnanti, genitori e studenti, con associazioni e sindacati, e con il mondo di chi fa e promuove cultura cultura in dialogo con Flavio Delbono, Beatrice Draghetti, Andrea De Maria. 

A seguire troverete il programma, in forma sintetica. L'incontro e' promosso dal Forum sui temi della scuola, del PD di Bologna, in collaborazione con il Gruppo consiliare del PD del Comune di Bologna. Sono a vostra disposizione per ogni informazione e chiarimento, e vi rivolgo un caro saluto, 

                                                                                         Davide Ferrari (Presidente del Forum) 

Spero sarete con noi anche al buffet, alle ore 19,45 presso il Bar Paolo in via IV Novembre. ..................................................................... 


PD Bologna, Forum sui temi della scuola Giovedi' 2 Aprile 2009 "Amo la scuola" Bologna: le scuole, il territorio, gli Enti Locali Insegnanti, genitori e studenti, Associazioni ed esperienze, dalle Scuole, dall' Universita' , dalla Cultura in dialogo con Flavio Delbono Beatrice Draghetti Andrea De Maria Giovanni Sedioli 


Apertura del dibattito di Davide Ferrari Partecipano tra altri alla discussione Paolo Rebaudengo, Maria Virgilio, Marilena Pillati, Daniela Turci, Franco Frabboni, Vittorio Biagini, Marco Mazzoli 

Presiedono: Luciano Russo e Rosanna Facchini 

Sala della Cappella Farnese, in Palazzo D'Accursio, Piazza Maggiore 6 Orario: I sessione ore 17,30 - 19,45 h 19,45 Buffet II sessione ore 20,45 - 23  Info: forumscuole.pdbologna@yahoo.it 

"Amo la scuola"

"Amo la scuola".
Bologna: le scuole, il territorio, gli Enti Locali
Giovedì 2 Aprile

Desidero invitare personalmente ad un incontro "PER" la scuola, non soltanto "sulla" scuola,
Si svolgerà a Bologna, in Sala della Cappella Farnese, Palazzo d' Accursio, Piazza Maggiore 6, dalle ore 17,30 alle 23.
Un tempo lungo, ma pieno di tante cose.
Con tanti insegnanti, genitori e studenti, con associazioni e sindacati, e con il mondo di chi fa e promuove cultura cultura in dialogo con Flavio Delbono, Beatrice Draghetti, Andrea De Maria.
A seguire troverete il programma, in forma sintetica. L'incontro è promosso dal Forum sui temi della scuola, del PD di Bologna, in collaborazione con il Gruppo consiliare del PD del Comune di Bologna.
Sono a vostra disposizione per ogni informazione e chiarimento,

Davide Ferrari
(Presidente del Forum)




Spero sarete con noi anche al buffet che alle ore 19,45 ci ritroverà presso il Bar Paolo in via IV Novembre.
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PD Bologna, Forum sui temi della scuola

Giovedì 2 Aprile 2009
“Amo la scuola”
Bologna: le scuole, il territorio, gli Enti Locali

Insegnanti, genitori e studenti,
Associazioni ed esperienze,
dalle Scuole, dall’Università, dalla Cultura
in dialogo con

Flavio Delbono
Beatrice Draghetti
Andrea De Maria
Giovanni Sedioli

Apertura del dibattito di
Davide Ferrari

Partecipano tra altri alla discussione
Paolo Rebaudengo, Maria Virgilio, Marilena Pillati, Daniela Turci,
Franco Frabboni, Vittorio Biagini, Marco Mazzoli

Presiedono:
Luciano Russo e Rosanna Facchini

Sala della Cappella Farnese,
in Palazzo D'Accursio, Piazza Maggiore 6

Orario: I sessione ore 17,30 - 19,45
h 19,45 Buffet
II sessione ore 20,45 – 23
Info: forumscuole.pdbologna@yahoo.it

lunedì 30 marzo 2009

Sulle lettere ricevute dagli insegnanti delle "Scuole Longhena". (Stenografico)

Intervento di inzio seduta del Consiglio comunale di Bologna.

Presidente SOFRI
Grazie. Consigliere Ferrari sulle lettere ricevute dagli insegnanti delle scuole Longhena, prego.

Consigliere FERRARI
Grazie Presidente. Nei giorni scorsi la stampa ha dato notizia dell’ulteriore passo della vicenda che riguarda le scuole Longhena ma io direi di più, riguarda le tensioni e i conflitti che una politica sciagurata di tagli e di attacco alla qualità della scuola sta provocando in tutto il Paese ma in maniera ancora più rilevante in una città come la nostra, laddove l’abitudine alla qualità è davvero forte e ha determinato il contributo che la scuola la dato a tutto il bene sociale, a tutto il vivere sociale. Siamo in una sede istituzionale e quindi io non intendo esprimere nessun giudizio di merito sugli addebiti che il Provveditorato ha trasmesso alle maestre coinvolte. Voglio però dire che non si può ritenere questa vicenda una vicenda che riguarda l’ambito disciplinare, non siamo in una situazione normale, la preoccupazione è reale e non politica, nessuno soffia sul fuoco, lo abbiamo visto anche nelle scorse settimane con la bellissima manifestazione che ha portato nelle strade bolognesi quello che è stato definito lo striscione più lungo della nostra storia civile, sicuramente più partecipato viste le centinaia e centinaia di mani che hanno contribuito a scriverlo e poi a sorreggerlo nel corteo. Nessuno soffia sul fuoco, insegnanti diversi, modo diverso, intendono testimoniare – talvolta giustamente, talvolta con misure anche molto discutibili, non c’è dubbio – un disagio che è quello di voler portare per forza dentro alla normale attività didattica, di cui la valutazione fa parte, criteri che vorrebbero improntarsi all’ordine e al rigore che non hanno nulla di scientifico e che ci fanno fare non solo il passo indietro ma soprattutto un passo nel buio, ci fanno ipotizzare una scuola il cui momento valutativo e regolativo è affidato a misure che non si basano su altro che non la volontà di segnalare all’opinione pubblica un rigore fasullo e autoritario, senza costrutto e senza fondamento. Se questa è la situazione, ecco la proposta, io mi sono permesso di farla già all’indomani della notorietà che è stata data alla vicenda. La vicenda è quella, ricorderete, di un voto paritario dato forse, non so, a prescindere da una valutazione di merito, ai bambini afferenti alle classi di queste maestre. Io allora ho proposto, a nome del forum delle scuole promosso dal Pd, forum sui problemi delle scuole, che il Provveditorato compisse con aiuto di tutto il mondo della scuola bolognese un attento monitoraggio delle situazioni e operasse per garantire al meglio la normalità di ogni funzione, a partire da quelle didattiche ed educative. Questa urgenza mi pare esserci tutta, io dico che da parte di nessuno si può scherzare con le scuole, da parte di nessuno, né da parte di chi protesta e né da parte di chi rappresenta l’istituzione. Occorre operare con lungimiranza, al meglio, per comprendere l’ora presente e per riportare nei limiti nel quale questo sarà possibile, con organici ridotti, con precariato avvilito e abbandonato, nella normalità la vita delle scuole bolognesi, questa è la cosa più importante e questo credo debba essere anche l’appello, anzi la richiesta, che può giungere da un Consiglio Comunale. In altri momenti - noi per esempio promuoveremo questo giovedì un importante momento di dibattito proprio qui nel Palazzo D’Accursio – si potrà andare più nel dettaglio della proposta ma il senso è questo: riuscire a impegnarci tutti perché in primo luogo il diritto alla qualità, ad avere una buona scuola, venga al meglio delle nostre possibilità davvero garantito. Non è poco signor Presidente anzi io ritengo, non so quanti sarebbero d’accordo con me ma io questo ritengo, sia il compito principale che ha la vita istituzionale e sociale di ogni altra città, senza dubbio che ha quella di Bologna.

sabato 14 marzo 2009

Ronda su ronda.

Ho incontrato una ronda, alla Stazione.
Tutti in costume rosso, più simili ai distributori del "Bolscevico" che a super-eroi della Marvel.
Un po' male in arnese per la verità.
Mi è venuto da pensare, senza offesa, che se qualcuno proprio ci tiene a fare il rondista, forse è anche perchè la vita gli ha riservato poche soddisfazioni altrove.Dicono che la loro presenza rassicura...
Ma mi sono chiesto: sono privati cittadini, come me, cosa da loro il diriìtto di simulare un' uniforme, un ruolo pubblico, un diritto maggiore del mio di intervenire?Risponderebbero: la voglia di fare volontariato, la professionalità. In realtà la loro non è chiaro come possa essere dimostrata.
E poi, riguarda la forza fisica o la capacità di usarla con discernimento? Un "buttafuori" di una discoteca, ad esempio, lavora in un luogo privato. Guarda, osserva, giudica, si tiene pronto e all'occorrenza espelle, da un locale. Ma nella strada che è la casa di tutti, vorrei non essere giudicato da una ronda ma poter giudicare anch' io il loro essere opportuni.Si dice: a Bologna esistono le "Pattuglie cittadine" dall'800.
Che male c'è se si aggiungono altre formazioni?
Ma proprio l'esistenza di esperienze storiche, che ha gia' fatto vedere pregi e limiti di questo pattugliare, rende chiaro il pericolo di un aumento indiscriminato di divise private.Ancora: che dire delle ronde di partito?Padane e altre, sono tutte inaccettabili.Bisognerà vigilare, tra l'altro, che non ricevano soldi dagli EE.LL.
Sarebbe un'altra furbizia per dare fondi improri alla politica. (A proposito i tanti che da anni attaccano la "casta" non hanno non hanno nulla da dichiarare ?)
Il problema però non si ferma qui.
Si sta attuando una privatizzazione, non solo una politicizzazione della "Sicurezza".
Ma se così è presto saranno i ricchi, non solo i partiti, a voler dire e fare qualcosa.Pensate a squadre ingaggiate da qualche magnate con villa nelle vicinanze. Meglio, molto meglio sarebbe investire di più sulle forze dell'ordine, quelle pubbliche.Le ronde al soldo dei ricchi esistevano già nel '600: si chiamavano "bravi". Erano di stanza nelle corti dei palazzotti nobiliari, anche qui a Bologna.
Ne ha scritto un certo Manzoni di Milano in un librettuccio che parla di Renzo e Lucia.Che fa il nesci, Eccellenza Maroni. O non l'ha letto?
Riparliamone.


(da "Segnali di fumo" rubrica di Davide Ferrari su "IlBologna")

martedì 3 marzo 2009

PER. Il progresso d'Italia n° 3 (quinta uscita)

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L' editoriale della rivista.
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Cambiare linea.



Walter Veltroni si è dimesso.Dario Franceschini è stato eletto segretario del PD.
Il nostro giornale ha un'impronta fin dall'origine unitaria e propositiva.
Ci interessano, sempre -anche in un momento come questo- i contenuti più che le persone, i loro pregi ed i loro errori.Ciò detto, se ringraziamo Veltroni per la battaglia che ha dato per la nascita del Partito Democratico, senza risparmio, non siamo d'accordo con il metodo che ha scelto per lasciare la direzione.A pochi mesi dal voto, senza promuovere un chiarimento di linea politica ed una verifica.
Purtroppo è stata una costante del PD, fino ad ora, evitare una discussione vera sull'indirizzo politico.I motivi sono tanti ma, non possiamo tacerlo, anche il metodo seguito dalla leadership è stato fra questi.
Ora non si può continuare così.Vi sono ragioni oggettive, esterne, culturali e sociali, a motivo della grave crisi di tutte le Sinistre, di ogni grado e colore.
Una crisi che in Italia perdura ed anzi cresce, nonostante si aprano scenari mondiali del tutto nuovi, il crollo del liberismo e l'elezione di Obama, innanzitutto.Siamo nati anche per tentare un'indagine su questa crisi, un approfondimento.Un eccessivo ottimismo non ci convinceva: ne' al tempo del Lingotto e delle Primarie, ne' al momento della prova elettorale.Nemmeno oggi.
Ma, per attrezzarsi ad una fase così difficile bisogna compiere due scelte, che rappresentano un vero cambiamento di rotta.
In primo luogo bisogna riorganizzare e condurre l'opposizione, in Parlamento e nel Paese, con serenita', certo, senza rissosità, ma con decisione.
Questa non è e non sarà la legislatura delle riforme condivise. E' il mandato di una Destra che vuole affermare, su ogni terreno, sensibili arretramenti nel campo dei diritti sociali ed individuali.In secondo luogo bisogna orientarsi alla ricostruzione di uno schieramento, di una nuova alleanza, oggi di opposizione, domani di governo.
Non è facile.
Scegliere alleanze invece che continuare nell'impossibile solitudine è urgente e necessario ma non è di per se taumaturgico.Lo dimostra la vicenda elettorale di Soru in Sardegna.Non sarà breve percorrere un cammino di ricostruzione di una cultura e di una pratica con tratti davvero unitari e credibili.Occorre guardare alla società civile, al mondo del lavoro, delle professioni, degli specialismi, della cultura ed al loro associarsi, ancor prima che alle forme partito-così fragili, che abbiamo più o meno vicine.Nondimeno deve cessare l'equivoco che il Pd basti a se stesso in nome del principio maggioritario.E' stata una necessità correre da soli, dopo la fine del Governo di Romano Prodi, oggi però giustamente rivalutato.Non può essere una linea politica per l'oggi.Prima ce ne accorgiamo meglio sarà.
Se queste due scelte verranno compiute si sarà delineato un campo, cose da fare, iniziative da prendere per il Pd ed il suo corpo attivo.Sarà possibile anche discutere di tutte le questioni di contenuto, dalla collocazione internazionale, al rapporto con le diverse forze sindacali, alla laicità, alla scuola, all'indipendenza della magistratura.Su ognuna di queste non è impossibile trovare una proposta nuova che permetta all'amalgama PD di fare passi in avanti.Ma senza queste due scelte primarie e prioritarie anche il confronto di merito può divenire impossibile, o almeno inane, divisorio. O troppo acceso o compromissorio.Basta pensare alla tragica vicenda di Eluana Englaro, dove si è visto assieme il silenzio del Partito e l'attivismo-maggioritario- dei suoi membri per un'ipotesi del tutto laica e di altri per un'ipotesi irrimediabilmente opposta.No, così non si può andare avanti.Non tutto è nelle nostre mani.Ma quello che possiamo decidere dobbiamo deciderlo.Ripartire con il Partito Democratico.Cambiare il Partito Democratico.Scegliendo di fare opposizione e di riaprire il gioco delle alleanze.Attenzione: la nostra crisi può segnare un momento grave per la tenuta dell'intero sistema democratico.
Non c'è un minuto da perdere.

Davide Ferrari

Marzo 2009

sabato 28 febbraio 2009

VIAGGIO NELLA RISERVA INDIANA

VIAGGIO NELLA RISERVA INDIANA
DI ROBERTO DI CARO

L'Espresso

"Via tutti! A cominciare da quelle due figure emblematiche della degenerazione del partito che sono Nicola Latorre e Antonio Bassolino, Se ne devono andare prima del congresso, o dopo sarà una carneficina...». Nel vecchio Pci lo avrebbero deferito alla Commissione di controllo, Stefano Raffa, pilastro dello storico Circolo Benassi al quartiere Savena di Bologna. Invece lo applaude, questa platea di 120 militanti di quattro sezioni Pd, pardon circoli, ex Ds, ex Margherita, ex niente perché all'impegno sono arrivati con le primarie per Veltroni. Lunedì, a bocce ferme dopo che Dario Franceschini è diventato il segretario di tutti loro, discutono senza sconti su un futuro che due giorni prima ha rischiatodi esplodere per beghe di correnti e conventicole, rivalità personali, programmatiche indecisioni, letali silenzi su qualunque scelta non trovasse d'accordo Rutelli e D'Atema, Beppino Englaro e il cilicio della Binetti. Nessuno ne poteva più dei "ma anche" di Veltroni: neppure quelli (giusto un paio) che stasera gli rendono l'onore delle armi, anche se non se lo aspettavano così fragilino da mollare alla prima botta. A questa base oscillante tra la voglia di sparare sul quartier generale e l'orgoglioso colpo d'ala in vista delle comunali ed europee di giugno, che cosa mai risponderà il 42enne segretario provinciale Andrea De Maria, cui tocca chiudere la serata? Torniamo indietro di un paio di giorni.Il nostro piccolo viaggio nella riserva indiana del Pd, tra i mal di pancia dei militanti in Emilia e Toscana, era cominciato in modo deprimente al Circolo Arci Bellaria, la sera in cui i pullman dei delegati rientravano dall'assemblea nazionale. Negli scaffali al bar, "II Capitale" e tutta la "Storia del pensiero socialista" del Cole, ai tavoli 300 persone a giocare a carte, i fumatori all'aperto a disquisire di politica: «Con le privatizzazioni ci siamo buttati in pasto agli avvoltoi», ce l'ha il magazziniere; «a Bologna son già tutti cassintegrati», dice il precario di una Coop; «è troppo tardi per tutto», chiude annichililo l'artigiano. La sintesi del dramma in corso la fa un tipo che sentenzia: "II cavallo è morto domani mattina». Ovvero il partito è già finito, da qui al congresso di ottobre si sotterreranno i resti. Che il glorioso circolo non sia piùlo stesso? E la vecchia base? «Ah, il vizio di dire "la base"! lo, onesta riformista, mica una gran rivoluzionaria, mi sento parte di un progetto!», attacca alla cucina la signora Letizia. E suona:«Con quel che combinano "i vertici", son mica meglio di me». Quanto al Circolo, «qua dentro c'è un razzismo da far paura, l'estraneità alla politica è generale, la mentalità berlusconiana è penetrata dappertutto». Non può essere tutto così nero, non è mica 1'8 settembre. Sembrava, ma poi è arrivato Franceschini. Le questioni di linea, le scelte in bioetica e riforma della giustizia, le alleanze, che fare con i brandelli di Rifondazione, come evitare di farsi prosciugare da Di Pietro, è ancora tutto da decidere; ma intanto ci sono le elezioni. E a Bologna i leader incitano a uno scatto d'orgoglio, siamo la Stai ingrado del partito,Bocciatura WebAppena diventato segretario, Dano Franceschini ha contrapposto la «gente vera» (che lo ha votato alla Fiera di Roma) a quella «virtuale», cioè i contestatori dell'establishment che si organizzano e confrontano soprattutto attraverso Internet e i blog. La battuta del neoleader ha fatto innervosire "quelli della Rete", ma non c'è dubbio che i militanti democratici più attenti al Web (quasi tutti sotto i quarant'anni e favorevoli alle primarie) sabato scorso abbiano subito una battuta d'arresto. A spiegarne le dinamiche è stato sul suo blog Francesco Costa, tra i fondatori del movimento dei Mille:«Ci eravamo dimenticati delle modalità con cui è stata eletta quell'assemblea, con le liste bloccate redatte da Goffredo Bottini e pochi altri maggiorenti. Ci eravamo dimenticati che l'assemblea costituente rappresentava tra gli altri tutti gli eletti del partito: parlamentari, consiglieri regionali e comunali, etc. Ch si sarebbe catapultato a Roma convocato appena due giorni prima? Chi avrebbe voluto, chi avrebbe potuto7 Sono arrivai in 1.200 sui 2.800 totali, ed erano in assoluto la platea più disciplinata e narcotizzata che io abbia mai visto». Ciò nonostante, nota Costa, alla fine «ci sono state cento astensioni, che la Finocchiaro non si è nemmeno degnata di citare».La rabbia dei giovani piddì si è così sfogata di nuovo in Rete: contro «cuordileone Bersani» (che un mese fa si era candidato per la segreteria ma poi si è allineato su Franceschini), contro Finocchiaro e Soro «intenti a crearsi un'opposizione inesistente aiutando la raccolta di firme per Parisi» (Ivan Scalfarotto), contro Franceschin medesimo che alla fine ha vaneggiato sul «ritorno dell'ottimismo» (e Luca Sofn ha ironizzato: «Vado a fare i caroselli»). E uno specchio di questi umori sono stati proprio i commenti al blog di Sofn (Wittgenstein.it), dove si è letto di tutto:«Hanno sparso del bromuro tramite condizionatori, hanno drogato il buffet?»; «Ho pensato a Gene Wilder e Marty Feldman che scavano in una fossa in "Frankenstein junior"»; « Secondo me non sono cattivi. Sono solo fuori dal mondo. Altrimenti non potrebbero farsi del male in questa maniera. Ormai ci sono solo due correnti:la dirigenza e la base». «Una messa sempre uguale detta dai soliti dinosauri». «Ora con che faccia sgrido quelli che vogliono votare Di Pietro?». E così via. Ma la vittoria dell'establishment alla Fiera di Roma non ha provocato solo mal di pancia. Qualcuno, come il giovane milanese Giuseppe Civati, ha deciso di riprovarci con una «chiamata a raccolta» sul suo blog di chi vuole partecipare alla vita del Pd per cambiarlo radicalmente. Civati, per capirci, è quello che nel sondaggio on line de "Lespresso" (oltre 10 mila votanti) si sta giocando il primo posto con Prodi alla domanda "chi vuoi come leader del Pd", mentre Franceschini balla tra l'ultimo e il penultimo posto. Saranno "gente virtuale", ma di qui a ottobre la nomenclatura dovrà vedersela anche con loro. A. G.tere in tiro un partito battuto e morti ficaio, inseguito dal l'ala della sconfitta, stiracchia-^ to dalle tensioni del partito del Nord che £ non ne può più dell'oligarchia romana, la-5_ cerato dalle discussioni sull'etica e il testa-iti.; mento biologico. Hppure nello stesso tem-5 e pò è necessario delineare alcune scelte stra-^,- tegiche, da mettere in campo alle europee e ^ s nelle importanti elezioni locali di giugno. Ss Su questo terreno la sofferenza è garantita.Ancora .Macaluso: «A questo punto c'è da chiarire se il Pd mantiene quella che e stata definita "vocazione maggioritaria" o seoc-corre costruire un sistema di alleanze, e con chi». Purtroppo non e così semplice. Il Pde reduce dall'«errore gravissimo» (definizione di Parisi) commesso con la nuova legge per le europee, sbarramento al 4 per cento. Una decisione maturata poco prima delle dimissioni di Veltroni, e che oggi, in una situazione più fluida, di fronte a opzioni aperte sul fronte delle coalizioni possibili, può destare rimpianti. ".M a su questo fronte», dice Hnrico Letta, «Franceschinisiègia espresso nel suo discorso di investitura:l'arco del possibile va dall'Udc a quella parte di sinistra radicale che accetta di mettersi alla prova del governo». H quindi quale il punto di leva su cui agi rè? «Fran-ceschini ha il compito di rovesciare il »•col candidato sindaco Flavio Delbono, con tutta la passione che serve! «Sì, beh, Delbono, un po' freddino... A Teatridivita ci ha appena spiegato che la cultura deve far incassare soldi, comei film di Totò pagavano quelli di Visconti, mah...», chiosa Gregorio Scalise, poeta. Gruppo 63, un pezzo di storia dell'avanguardia, vedere Garzantina, che delle primarie Pd non se n'è persa una.«Mi riesce più semplice parlare alla testa che al cuore: sono ordinario di Economia e fino all'altroieri vicepresidente della Regione, a 49 anni non posso mica sostituirmi il Dna», risponde Delbono quando lo incontriamo, appena sceso dal palco del Carnevale dov'era già accanto al vescovo ausiliario: come chi il sindaco conta di diventarlo al primo turno, contro Guazzaloca e l'ex patron del Bologna calcio Cazzola. Mai avuto incarichi di partito, Delbono, nato con l'Asinelio di Prodi e poi Margherita; ne risulta frequentasse riunioni e assemblee. La base, per lui, è una scoperta diquesti mesi (e viceversa): in forme anche fisiche, dice, "senti la voglia di sfogarsi, toccarti, parlare». Sarà il consenso liquido, alla Bauman, un po' evanescente. «No, conto su un partito solido». Intanto, però, Pd e Comitato elettorale viaggeranno distinti e autonomi. E sul suo primo manifesto il simbolo non c'è. Altrove, nella riserva tosco-emiliana, i rapporti tra il Pd e il suo candidato filano assai meno lisci che a Bologna. Il treno regionale per Prato è pieno di cinesi, in città gli immigrati sono il 12 per cento e i tré quinti delle nascite. Crisi nera, il tessile a picco. E un Pd che prima si taglia la testa da solo e poi se la fa tagliare di nuovo dalla base. Ambra Giorgi, consigliera regionale, e Virgilio Chiani, coordinatore del circolo Pd di Paperino (Prato sud, il quartiere del film di Nuli) la raccontano così. C'erano »Letta: "Dario deve puntare sui territori e cancellare rimpronla romana del partito"rapporto fra Roma e i territori. Deve de-ro-manizzare il Pel». Il tentativo di rivitalizzare la segreteria con le nomine di leader regionali come Chiampari-no ed Hrrani va in questa dirczione. Ma si profila un problema in più. Qualcuno sostiene infatti che si sta profilando una crisi acuta della classe politica diessina, anche nelle regioni rosse, testimoniato dall'emergere irresistibile, a Firenze, del boyscout Matteo Renzi, un tipetto talmente evangelico che non ha remore a definire Franceschini «il vicedisastro»; a Bologna e candidato sindaco il centrista e pro-diano Flavio Delbono, a Ferrara un altro ex Margherita, Tiziano Tagliani, genero del-l'andreottiano di lungo corso Nino Cristo-fori, ha vinto la corsa per la successione al ds Gaetano Satenale. A Fori! e diventato sindaco un ex repubblicano, lo storico Roberto Balzani, alla Provincia di Bologna c'è la cattolica Beatrice d'aghetti. A sentire il politologo Paolo Pombeni, editorialista del "Messaggero" e delegato all'assemblea del Pd, c'è il rischio di «un M in salsa De», con possibili esiti di disaffezione della base, con spaccature e diaspora: «Benché la componente centrista nel Pd sia minoritaria, tutto ciò che viene dalle area ex de, di fronte aiproblemi della macchina ex comunista, risulta alla fine più presentabile agli elettori ». Per un ex popolare e teorico della l)c come Marco Pollini, Franceschini ha più chance di quante a priori molti non fossero disposti a riconoscergli: «Ma il primo problema e cercare di dimostrare che il suo Pd non sarà un veltronismo senza Veltroni. Ho l'impressione che lui non creda molto nell'ipotesi Udc e farà il possibile per accentuare una venatura di sinistra, scegliendo fior da fiore i possibili alleati nell'ex Arcobaleno». Una strategia piuttosto dalemiana. «Sì, ma prima di pensare alle alleanze Franceschini dovrà affrontare le elezioni, e di qui a giugno dovrà inventarsi una narrazione politica. Finora non ha sbagliato. Ma nelle prossime settimane occorrerà mettere le mani nel partito, cioè nell'organizzazione». Equesto e nelle corde di un politico «con la faccetta da bravo ragazzo» (Franco Marini)? Sorride, Pollini: «Se uno gli cita l'assessore alla sanità della Regione Campania, Angelo Montemarano, Pranceschini sa chi e, e che e l'uomo di maggiore potere a Napoli dopo Bassolino». Mentre Veltroni... «A citargli Montemarano, Veltroni spalancava gli occhi stupefatto». •un sindaco e un presidente di Provincia al primo mandato. Un discutibile sondaggio li spinge a non ripresentarsi, architettato in riunioni non ufficiali di parte della nomenkiatura, gran manovratore Antonello Giacomelli, deputato ex Margherita, presidente nazionale della corrente fioroniana Quarta fase, «che ora nelle foto pare l'ombra di Franceschini».Giacomelli lancia Abati, ex Pci, Ambra e altri ripescano Massimo Carlesi, ex Ds dei cristiano-sociali, ex assessore tornato a fare il direttore di banca. Alle primarie vince lui 55 a 42. E le 30 persone del suo comitato elettorale che incontriamo lunedì pomeriggio sono di nuovo galvanizzate dalla politica. Irritate da «un apparato schiacciato sulle sue fortune» (Francesco), da «Veltroni e D'AIema che si fanno la guerra da quando avevano i calzoni corti, se ne andassero a casa» (Ambra), non suggestionabili da «quei giovani che il partito ha tirato su maluccio, già così burocrati» (Patrizia). E Franceschini? «Speriamo si renda conto di chi ha vicino...», dice Paola pensando al citato Giacomelli. Toscanacci, vogliono toccare con mano. Treno, cinesi, torniamo a Bologna, è la sera dell'attivo al Bellaria. Sei minuti a testa, intervengonoper due ore e mezzo. Cacciare la Binetti che rimpiange il Medioevo, che c'entriamo noi con l'Opus Dei. Ma Rutelli è peggio, lui lo fa per calcolo (Gentile, ex Margherita). Il bonus è finito, è l'ultima chance (Zenoni, segretario di circolo). Alleanze, aprirsi di nuovo a sinistra, e vera opposizione, non può essere costituente una legislatura in cui Berlusconi domina Parlamento e media (il mitico Davide Ferrari, inventore con Paolo Volponi e da 25 anni direttore della Casa dei pensieri). Appelli all'organizazzione, i circoli devono funzionare, partito liquido un como, noi le tessere le facciamo, com'è che in altre regioni restano in cantina? Tornare ai comizi in piazza, e togliere il microfono a chi, presa una decisione, va a spiattellare il suo dissenso ai giornali (Marchigiani, ex Ds): «Ma non si chiamava centralismo democratico?»,bisbiglia sorridendo in sala la mamma del segretario provinciale De Maria che sta sul palco. Ecco, alla fine tocca a lui. Vogliono risposte, cosa replicherà? «La fase storica del mondo ci dice che è il tempo del Pd... La crisi dei mercati finanziari... Il pacchetto anticrisi di Sarkozy... I precari... Gli ammortizzatori sociali... La rete di volontariato...». Scruta l'orologio. «Guardiamo a una fase storica lunga.... Decidere anche a maggioranza...». Ora parla svelto. «La laicità... Il Manifesto dei valori...». Dieci minuti, questa è la sede del quartiere, a mezzanotte scatta l'allarme automatico. «Vincere a Bologna è responsabilità nazionale...». All'ultimo minuto, come la scarpina perduta, «l'innovativa proposta dei Bot comunali». Poi, tutti fuori di corsa. Prima che anche il Pd si trasformi di nuovo in zucca.

domenica 22 febbraio 2009

Diritti umani, nella cultura, nella scienza, nella letteratura.

Associazione Culturale "Lo Specchio di Alice"
Affiliata all'Universita' "Primo Levi"

CONVEGNO
Diritti umani.
La forza della parola e dell'immagine



22 Febbraio 2009
Sala del Consiglio del Quartiere Santo Stefano
Via S. Stefano, 119
Apertura lavori: ore 9,30


Relazioni:
Giuseppina Rossitto
Il diritto dell'io

Elisabetta Perazzo
"....fondata sul lavoro"

Giancarlo Pasquini
Mercato, competizione e diritti umani

Carlo Flamigni
Il diritto di essere scettici

Giuseppe Giliberti
Il linguaggio dei diritti

Davide Ferrari
Il diritto della poesia.
Impegno civile e liberta'creativa. Dante, Foscolo, Montale

INVITO

Poesia e impegno civile. Dante, Foscolo, Montale.

Poesia e impegno civile. Dante, Foscolo, Montale.

Esiste una poesia impegnata a difesa e richiesta dei diritti dell'uomo e della persona? E' arte vera?
Oggi non pochi risponderebbero subito di no ed anzi negherebbero in radice persino l'esigenza di porsi il quesito.

Inizio a tentare una risposta differente con una citazione che può apparire bizzarra.


Quella di Mao Ze Dong, il “Chairman Mao” della Rivoluzione Culturale. Oggi, almeno nel nostro emisfero è totalmente dimenticato, ma i suoi discorsi, e le loro trascrizioni nelle raccolte di Opere, un tempo erano famosissimi.

Guai ai vinti, si sa!

Eppure, dato l'argomento, ancora ci possono venire in mente con qualche utilità, le sue affermazioni alla Conferenza di Yenan del 1942 sull'arte e la letteratura.

Parlava, Mao, esattamente dell'argomento cui è dedicato il presente numero della nostra rivista; “il rapporto fra la cultura-nel nostro caso la letteratura- e le forme dell'impegno politico e civile".

Ci sono due aspetti, in ogni opera d'arte, quello culturale- diceva Mao- il valore artistico intrinseco, e l'orientamento politico dell'autore e dell'opera. Ogni classe sociale, ogni potere diremmo qui- privilegia- a suo dire- in ultima istanza questo secondo aspetto.

A ben guardare non aveva tutti i torti.

Come spiegare altrimenti il silenzio nel quale sono stati fatti cadere gli autori “politicizzati” ed anche le opere “politicizzate” di autori più poliedrici, dopo il crollo degli another countries dell'Est?

Non è accaduto solo ai comunisti, come Paul Eluard, il Quasimodo del dopoguerra e persino Neruda, ad esempio, ma anche agli impegnati dell'antichità e, nel mondo della letteratura moderna, ad ogni scrittura critica, anche la più disincantata e liberale, contenuta nelle opere di tanti fra i maggiori.

Una vera e propria damnatio memoriae ha velato gran parte della storia della cultura.

Sconfitto l'orizzonte del cambiamento, sia pure malato come ogni utopia, l'egemonia del potere esistente ha provveduto, ancora sta provvedendo , a cancellare persino il ricordo di intere biblioteche.

Ci si deve opporre a questo dimenticare? E come si può, con quali strumenti?

La risposta alla prima domanda è certamente, almeno a mio parere, positiva.

Perdere la memoria è tipico di chi invecchia, di chi non ha futuro. Inoltre è il presente -così insidiato dal cinismo ed il disprezzo verso il valore della vita umana- a chiamarci a riconsiderare le lezioni dell'arte engagée.

Come farlo dunque? Se non i medesimi ideali sembrano mutate radicalmente le concezioni del mondo e certo mutati sono i contesti, le forme del vivere.

Non si può leggere al presente il mandato politico della letteratura che abbiamo alle spalle. Non solo quella che ci parla dalla polvere dei secoli ma anche quella del vicinissimo '900.

Rileggiamo ancora Mao: se due sono i criteri, quello del valore artistico e quello dell'intenzione politica, se pure il primato è della seconda, senza il primo non solo non c'è arte vera ma propaganda, e persino c'è efficacia politica, civile dell'opera letteraria viene meno, anche se fosse del tutto rivolta alla denuncia e alla rivendicazione.

E' quindi la forza artistica ad ancorare il peso di un'opera, a costituirne la caratura.

Quindi, per tornare alla nostra domanda, solo riandando a quanto di più significativo la creatività poetica ha saputo realizzare sarà possibile rivivificarne il significato e la forza politica.

Propongo rapidissimamente tre esempi, e tanto diversi fra loro: Dante, Foscolo, Montale

Dante, innanzitutto. E' ancora sufficientemente noto il ruolo che la sua suprema poesia volgare, agli inizi della nostra letteratura, ha avuto nel fondare la lingua d'Italia e l'idea stessa di una unica nazione.

Ma quando si studia il Dante politico ci si imbatte in sillogi che ci presentano la sua inattualità, come già certificata all'epoca in cui visse, il suo alto-medievale ancoraggio all'idea di un Impero universale.

In realtà ciò che piu' conta è leggere Dante come figlio di un epoca di relativa libertà, dove ancora presenti sono i diritti e l'agire politico di cittadinanza, nei Comuni, un'età ultima ed aggredita, prima del progressivo naufragio d'Italia nel servaggio e nella lateralità rispetto alle grandi correnti della storia europea.

Qui la radice della sua indimenticabile affermazione sul destino dell'uomo, compiuto solo tendendo a virtù e conoscenza.

A virtu' si intenda, non solo a libera conoscenza.

Virtù, probità personale e pubblica.

Il mito di Ulisse in Dante è proseguito e rovesciato, è noto.

Non è più il ritorno ad Itaca il punto, ma la ripartenza e la sfida ai confini della terra. La sconfitta dell'eroe non conduce il poeta a negarne l'impossibile ansia di libertà.

Anzi proprio quando è nella sconfitta di fronte all'inconoscibile Ulisse, l'uomo, scopre nel tentare di andare oltre prigioni e confini, religioni e oceani, il proprio essere “umano”.

Altrimenti a cosa servirebbe l'impronta di Dio, essere fatti a sua immagine e somiglianza.

E' forse la più alta rivendicazione del primario diritto, quello ad essere liberi e quindi in perpetuo viaggio di avanzamento, anche se temerario e senza vittoria.

Dante politico, uomo di parte, è poeta eterno non "nonostante" la sua scelta di battaglia e di esilio, non mercè i recuperati orari dell'ozio, dopo la stagione dei combattimenti, ma "per" la propria altissima levatura intellettuale che è tutt'uno con l'interesse per l'uomo, la storia, il mondo.

Scorriamo un calendario di secoli.

In Italia viene l'ora di nuova libertà. Arrivano i colori bianco rosso e blu dell'esercito rivoluzionario e popolare della Francia.

Foscolo è fra i tanti che partecipano all'ora. Con la poesia, la polemica la partecipazione diretta agli eventi di guerra.

Di Ugo Foscolo un tempo si studiava, oggi non so, l'amor di patria, l'adesione a Napoleone e la cocente disillusione “dopo Campoformio”, come ridirà Roberto Roversi.

Anche qui la storia di una sconfitta. Ancora più nota era la sua difesa del retaggio cristiano della tradizione di seppellire i morti senza anonimato. C'è una vicinanza con il Parini, anch'egli democratico, che protesta, contro i furori dell'illuminismo di potere, difendendo la presenza del Crocifisso negli uffici (“Se non entra il cittadino Cristo, non entra nemmeno il cittadino Parini”).

Il carme dei “Sepolcri” è stato a lungo una pietra miliare degli studi scolastici per il suo carattere di supposta, ancorchè indubbiamente giustificata, “reazione” al moderno del suo tempo.

Leggiamo meglio. Il carattere di priorità dell'impegno, così tipico di Foscolo, non viene mai meno.

Fra le motivazioni della reazione sono le “egregie cose” alle quali inducono le “urne de'forti”, alle quali va' data collocazione e riconoscibilità imperitura.

Cose egregie, testimonianze nella vita pubblica, fino all'eroismo.

Motivazione forse debole, forse addirittura insincera, più diretta e lirica era la motivazione della difesa dell'integrità del rito della morte, per un grande poeta.

Indicativa tuttavia di una più complessa identità politico – culturale del poeta, tipicamente italiana, e forse più forte, non più debole del negazionismo francese.

Si tratta per Foscolo di trovare una via alla rivoluzione democratica che sia erede della millenaria cultura umanista, che trovi nel classicismo non divinità "false e bugiarde" risuscitate in opposizione alle Chiese, ma la forza imperitura di invarianti culturali capaci di dare sostanza alla vita della nazione risvegliata a libertà, di fondarla più solidamente.

A ben vedere un tema mai più dismesso dalla più alta ricerca culturale italiana, che sarà ripreso con ben altra consapevolezza teorica dal Cuoco e poi nel '900 da Gramsci. Ma a ognuno il suo mestiere e quello di Foscolo era scrivere versi.

La vicenda italiana giunse a nuova storia. Finalmente divenne Stato. Ma il nazionalismo democratico trasmutò ben presto in volontà di potenza. Nel generale crollo delle democrazie parlamentari, dopo la carneficina del '14-'18, il nostro paese, che spesso si trova ad essere laboratorio dell'abisso, creò, dalla frustrazione e dal rovesciamento del proprio motivo nazionale, un nuovo totalitarismo, brutale e negatore della libertà, innanzitutto della libertà della cultura.

Il fascismo e poi il nazismo non ebbero avversari sufficenti, neanche fra gli intellettuali.

Ma certo non ne mancarono.

Per la forza di una scelta di militanza diretta e generosa, i più, per la dirittura morale di una semplice, coraggiosa, non adesione, alcuni.

Un ritiro dall'orrore che era già tanto.

Eugenio Montale ha tracciato con estrema lucidità, in “Piccolo testamento”, in "Primavera hitleriana" e in altri testi, i confini della sua scelta.

Una laicità assoluta, rifiuto di ruoli clericali, "di chiesa e di officina", per il poeta.

Ma una laicità partecipe fino in fondo del dramma dell'uomo, della sua finitezza che nessun trascendimento può oscurare.

Quanti sedicenti laici, bianchi come sepolcri, hanno nella nostra storia concepito la propria autolimitazione come fuga dal dovere della testimonianza.

Non Montale. Il suo richiamo più forte, già nella giovanile esperienza dell'ambiente gobettiamo: “solo una cosa sappiamo: cio' che non siamo, cio' che non vogliamo” lo indica con chiarezza.

Non è poco, e' moltissimo segnare dove non si vuole andare, quando si vive nel totalitarismo. La cifra del suo “non essere” è il rifiuto del compromesso con la brutalità del fascismo.

Cercare un buco nella rete della storia, come mirabilmente scrive Montale è insieme impossibile, allora, e necessario all'uomo per essere tale.

Come fu per l' Ulisse di Dante tentare il mare oltre le colonne d'Ercole.

La scelta della non adesione al regime, ai regimi, è adesione, invece, alle ragioni dell'uomo e alla sua tragedia. La poetica che ne deriva è una radicale alternativa ad ogni prevalere della retorica.

Noi, che pure siamo nel tempo delle parole moltiplicate e impotenti, possiamo riaffermare il profondo legame fra poesia e civiltà seguendo orme che non smarriscono il segno.

Così con Dante, con Foscolo, con il vicino e così esigente Montale. Il Montale che ci obbliga, per essere dei suoi , il simile che riconosce il simile, ancora a non aderire. Impegno difficilissimo in un'epoca in cui l'adesione richiesta dal potere è quella all'ideologia del chiaroscuro, di una compartecipazione a tutto anche all'orrore di mille "guerre giuste".

Davide Ferrari

Dalla relazione "I diritti della poesia.Letteratura ed impegno civile", tenuta al convegno su: "I diritti umani".Bologna, 22 Febbraio 2009

sabato 21 febbraio 2009

Giacomo, vorrei tornare indietro e tifarti ancora. Di più.

"Chi ha giocato Italia-Corea non gioca più". Avevo 8 anni nel '66, quando si compì il disastro. Era estate. La mia famiglia mi aveva portato a Tellaro, splendida, che scende al mare con vicoli e storia dura di porto e pescatori. Giocavo e correvo tutto il giorno.Come non ho più fatto.
Il 19 Luglio, alla vittoria del bravo Pak Doo Ik, alla nostra sconfitta, si fece un grande silenzio. Nei bar durò giorni. Abbassarono le voci i tifosi ed anche le donne. Perfino i ragazzini come me capirono che era successo qualcosa che avremmo ricordato. Questo mi torna in mente, oggi, e poco altro. E poi quella frase. "Chi ha giocato Italia-Corea non gioca più". Non so dire chi la pronunciò, qualche tempo dopo. Forse Fulvio Bernardini, oppure Herrera. O Gianni Brera. In realtà ad altri fu perdonato, ad Albertosi, a Sandro Mazzola. Bulgarelli non ebbe altre occasioni. Il Bologna aveva vinto il suo scudetto due anni prima. Nella Nazionale portata in Inghilterra da Edmondo Fabbri i rossoblu' erano importanti. E importantissimo era Giacomo Bulgarelli. Si infortuno'. Fu innocente. Ma non giocò mai più in Nazionale."Perhaps the biggest upset ever in the World Cup History !" E' il commento inglese ad un video, su quella partita, su YouTube.
"Forse il più grande ribaltamento della storia della Coppa del Mondo". Un ribaltamento, un evento che rovescia la realtà, l'impossibile che accade. E' questo il senso di "upset" in questa scritta. E Bulgarelli era il capo di quella Nazionale. Al suo talento, oscurato dalla mala sorte, si avvicendarono altri leaders, altre glorie. A rendere ancor più insuperabile il suo esilio concorse la Nazionale del Messico, quasi vincente, di quattro anni dopo. Alla storia, come eroi di tutti, passarono Rivera, Mazzola, Riva, non Bulgarelli.
Eppure era forte. Quando ci ha lasciato, qualche giorno fa, la notizia è stata registrata da quasi tutta la grande stampa. Si sono aperte le porte del confino in questa sua Bologna, il piccolo regno che gli era rimasto, sempre. La sua fama è tornata ad allargarsi.
Il calcio italiano, ed anche la nostra società- o almeno chi la informa- si sono ricordati che Giacomo era un campione nazionale, una stella. Ancora una volta ai vivi non è data rivincita. La morte sola fa riiniziare la partita.
Davvero ci vorrebbe un'altra vita, dopo, e non per correre nei paradisi o fuggire per gli inferni. Ma per capire che ognuno è più di quello che gli altri gli dicono ogni giorno di essere. Vale per i grandi e per i piccolissimi, per tutti noi. Solo che, in morte dei grandi, tutti ce ne accorgiamo. Giacomo non sapevo bene chi eri nell'estate del '66 ma stavo con te. Vorrei tornare indietro per poterti tifare, ancora, di più. E così farti vincere.

"Il Bologna" Quotidiano Epolis
21 Febbraio 2009

domenica 15 febbraio 2009

Scuole Longhena e altre: da dove viene il disagio?

Dichiarazione di Davide Ferrari, presidente del Forum Scuola del Partito Democratico di Bologna:

“Il Ministro Gelmini interviene per reclamare a gran voce punizioni nei confronti di quegli insegnanti che hanno recentemente annunciato di non poter applicare, con varie motivazioni e con conseguenti varie decisioni, le recenti normative sul voto nelle scuole elementari.
La confusione e la conflittualità che si stanno determinando in molte scuole preoccupano innanzitutto le famiglie.

Il Ministro è responsabile di quanto sta accadendo.
Le sue norme sono non solo sbagliate, ma confuse e, per di più, non sono, ad ora, accompagnate da alcun chiarimento e orientamento di carattere didattico.

Dietro la campagna sul "rigore", rivolta verso bambini che, come è ovvio, andrebbero invece accompagnati ad una progressiva maturazione sul loro itinerario di crescita e consapevolezza, c'è la realtà di una scuola tagliata, costretta ad indebitarsi per svolgere la normale attività, avvilita nelle sue capacità ed esperienze.
Il merito professionale è stato ignorato, nessuna consultazione viene condotta, nemmeno ora, sulle forme della medesima attuazione della controriforma.

E' in questa grave situazione e nell'incertezza che la contraddistingue che vengono avanti episodi come quelli delle Longhena.
Chiediamo che l'Ufficio Scolastico provinciale convochi le scuole, che, lo ricordiamo, hanno una loro riconosciuta autonomia, per un monitoraggio attento di tutte le situazioni di crisi e per valutare assieme come consentire al meglio l'insegnamento e l'apprendimento”.

sabato 14 febbraio 2009

Una mattina, per Eluana, torna la piazza dei cittadini.

Ho vissuto questi giorni scomposti, fra la morte e l'odio, questi giorni terribili attorno al piccolo corpo di Eluana, senza trovare il tempo di pensare a Bologna.

Anzi la vita quotidiana della città è diventata lontana, estranea ai miei pensieri.
Ma Giovedì 12 Febbraio, nella mattina, in Piazza Maggiore è accaduto qualcosa. Qualcuno avrà fatto caso, negli anni, a quel signore, con gli occhiali alla Walter Valdi che è solito disporre una sedia o uno sgabello di fronte al Nettuno, salirci sopra e arrigare la folla, stile Hyde Park, unico "Soapbox orator" della nostra città.

Ebbene in quel giorno, a quell'ora, il capannello solitamente magro dei suoi ascoltatori si è fatto a lungo massiccio, una folla di persone si è fermata a discutere, si è creata la fila per chiedere di intervenire.

Il tema: la vicenda di Eluana Englaro, le polemiche, lo scontro attorno al Presidente della Repubblica, che non ha voluto firmare un decreto contro una sentenza della Magistratura.

Mi sono fermato anch'io. Mi sono appassionato, volevo dire la mia, poi il tempo del lavoro mi ha riguadagnato.

Erano giovani a parlare. La Piazza dei vecchi bolognesi, un tempo così abituati a discutere di politica è perduta per sempre, è vero, ma per un momento almeno, a motivo di un dramma, di una questione fondamentale, si è ricreata la voglia di discutere.

Insomma i cittadini esistono ancora, non c'è solo la "gente".

E' stato un attimo incredibilmente prezioso.

Sono rimasti coinvolti anche i ragazzi Rom che in una doppia decina si stavano radunando dall'altra parte del gigante (niente paura , non era una nuova invasione, ma il raggrupparsi per una partita di calcio)."Io avrei uccisu chi ha fatto male a ragazza, se era mia ragazza". "Ma che dici tu, sei ignorante. Era morta già. Era per non soffrire". "Ma se soffriva allora era viva, scemu!".

"No era viva, ma non parlava, non diceva niente neanche a lei stessa, per anni e anni. Meglio che vada a Dio. Meglio"." Si meglio ma che male per mama, per il papa. Che male stanno".

I commenti non erano molti diversi, alla radice, di quelli dei nostri ragazzi.

Si sa l'innocenza rende la mente più libera di pensare.

L'organizzatore del meeting era indaffarato e strambo come sempre. Ma bisogna questa volta fargli un monumento. Magari con i lenzuoli ed il gesso dei mimi che fanno sempre le statue. Proprio lì.

Segnali di fumo.
Rubrica di Davide Ferrari
su: "Ilbologna"

martedì 10 febbraio 2009

Poeti a Bologna.

Festa dell’Unità, Villa Torchi, 2008, Via Colombarola 42
Giovedì 2 Ottobre, ore 21,00

Poeti a Bologna.
"Vita quotidiana, cultura:
centro, periferia".

Letture e interventi dei poeti:

Davide Ferrari, docente all'Università di Bolzano.
Gregorio Scalise, docente di letteratura e filosofia del teatro all’Accademia delle Belle Arti, critico d’arte.
Carla Castelli, docente di lettere, curatrice del III Censimento della Poesia a Bologna.
Loredana Magazzeni, insegnante, operatrice culturale nel “Gruppo 98”.
Bruno Brunini, autore di testi per il teatro e di narrativa, curatore del III Censimento della Poesia a Bologna.
Presiede Luca Gamberini, coordinatore gruppo giovani del circolo PD di Corticella.

Festa Unità, Villa Torchi,
dal 25 Settembre al 6 Ottobre 2008

domenica 25 gennaio 2009

Islam a Bologna.Dopo Obama

La verità è tanto semplice che nessuno aveva avuto il coraggio di dirla.Per sconfiggere il terrorismo islamico abbiamo bisogno del mondo dell'Islam. Che, d'altra parte, è talmente grande da essere uno dei pilastri-comunque- della nostra terra.Obama l'ha detto. Eppure tutti si erano affannati ad insegnarci, da settimane, e fino a pochi secondi dall'inizio del suo discorso di insediamento, che nulla sarebbe cambiato. "Caduto un Bush ne viene un'altro..."Vedremo cosa il mondo ed il suo paese gli permetteranno di fare, ma ,comunque, Obama ci ha detto che ci proverà . Basta con bombe e torture, andiamo a vedere chi ci sta a governare insieme un intero mondo. A Bologna abbiamo ascoltato le sue parole. Chissà in quanti? Apparentemente, a sentire le chiacchere di chi incontro, ben pochi. Eppure orecchie all'erta servirebbero, per andare oltre il clima di queste settimane in città.Certo, la piazza con i tappetini e gli oranti ginocchioni ha fatto impressione. Ma quasi tutti sembrano aver già tirato le conclusioni: la paura è nvincibile, meglio parlar d'altro o cavalcarla.E sono arrivati atti di minaccia e vandalismo contro negozi di arabi. Non parliamo di "ragazzate", non stendiamo un velo pietoso, parliamone.Si dice sempre che vogliamo che accettino le nostre regole, ma l'impressione è che abbiamo ben poco chiaro quali siano. Se una regola non basta a farglielo capire ecco subito spuntarne un'altra. L'ultima è che non si può manifestare, e/o pregare, vicino a "nostri" luoghi di culto importanti.Solo in questi giorni tesi? Sempre? Il precedente è rischioso.Evviva: la reciprocità è ottenuta. Bologna assomiglia un pochino alle città dei Sauditi. Ma non era proprio quello che volevamo evitare? E l'estremismo, anche di casa nostra, non troverà una bandiera attorno al quale raccogliersi? Mentre scrivo, su un portatile, appoggiato ai gradini del palazzo del Podestà, un filippino con la lunga scopa in mano reagisce a un ragazzino cinese che gli ha lanciato un rapido scherno. Due maghrebini, un poco torvi-per la verità- passano via veloci. Due ragazzi, lui è nero, ma le sta dicendo "Ti amo" in un'italiano passabile, sono seduti nella mia stessa arcata. Piazza Maggiore è già questa. O ci svegliamo e riprendiamo nelle nostre mani il bandolo della realtà, il filo della trottola, oppure non ci resterà altro che addormentarci sognando il passato, Sepolti sotto una neve grigia. La neve che sembrava non dovesse cadere più.

Da "Segnali di fumo"
Rubrica di Davide Ferrari su "ilbologna.com"

Ma cos'è questa crisi..?

La Bologna che vogliamo
di Davide Ferrari


Della crisi si discute molto.Il Comune di Bologna si è mosso. E' un fatto positivo ed importante l'accordo con le Organizzazioni sindacali per usare il sistema di welfare a sostegno dei lavoratori che hanno una condizione più difficile sul mercato.Ora il confronto procederà sulle scelte per sostenere il sistema produttivo. Molti dicono che è necessario fare interventi anti-ciclici o, meglio, sollecitare allo sviluppo settori anti-ciclici.Per la verita, in una crisi a 360°,che influirà indubbiamente sul monte delle risorse fiscali disponibili alla mano pubblica, bisogna essere molto realisti.E' difficile ipotizzare un programma di opere pubbliche o un'allargamenteo della spesa sociale di rilevanti proporzioni.Certo è profondamente ingiusto che, in tutto il mondo, solo per salvare le banche i soldi si siano trovati, anche se il crollo del sistema bancario avrebbe travolto tutti, non solo i colpevoli delle speculazioni finanziarie.Comunque bisogna fare, e molto, con poche risorse.Bisogna mettere la qualità al primo posto e insistere su quello che, nel ciclo, abbiamo di più forte.Bisogna ad ogni livello-anche sul piano locale- puntare a far partire con investimenti mirati una economia migliore.Non si potrà solo immettere denaro-e quale poi ? - per sostenere un sistema che non ha retto.Qui l'Emilia-Romagna e Bologna hanno molto da dire.Si cerca di nasconderlo, ma tutti guardano ad una nuova centralità dell'intervento pubblico,. I liberisti si sono estinti in un attimo, come i dinosauri all'arrivo del meteorite.Allora più che ritornare ad interventi anti-ciclici tradizionali (esempio è l'edilizia. E il consumo del territorio, già sfruttatissimo?) bisogna dare la massima forza ad una politica per lo sviluppo capace di orientare, sì orientare, con la programmazione pubblica il sistema produttivo, e di farlo ripartire.Sappiamo da anche troppo tempo quali sono le priorità: incrementare l'innovazione, creare distretti a più alta tecnologia, riconvertire verso la sostenibilità ambientale le produzioni ,creando a questo fine nuovi prodotti e nuove imprese.E creare canali, molti, di formazione di base, nella e accanto allla scuola pubblica, e per adulti,retribuita, per innalzare il livello della forza lavoro e ricollocarla.La Regione Emilia.Romagna sta facendo, da anni una politica di grande respiro proprio sull'asse della qualità del sistema produttivo.I piani programmatici delle Province, più o meno, a questo puntano.Ma ciò che manca è dare a queste politiche una nuova visibile centralità.Non può essere che basti un progetto Romilia perchè, con la pallottola avvelenata dell'incremento occupazionale, decenni di programmazione vadano sulla difensiva e chi li porta avanti venga fatto sedere sul banco degli accusati.Sembra passato un secolo ma questo teatrino ha tenuto banco, a Bologna, pochi mesi addietro e oggi il protagonista principale, a trombe squillate, scende nell'agone politico.Eppure tutti sanno e dicono che non basta il mercato, non basta il valore e l'interesse degli imprenditori.Il campo è più aperto di ieri. E' l'ora che la cultura di governo dell'Emilia e di Bologna rivendichi un maggiore protagonismo. E anche le forze politiche, innanzitutto, il PD, che ne reggono le sorti.Un Keinesismo orientato alla qualità? E' questo l'asse delle risposte da mettere in campo?Si' la strada è questa ed ha poche alternative. Ed il tempo e' poco.Questa prospettiva, dai libri bianchi dei migliori assessorati e dai pamphlets di Ruffolo, deve passare nelle parole e nei programmi dei candidati alle massime responsabilità. E il patto, a questo fine, con la società, la nuova concertazione che tutti invocano devono essere proposti come asse della richiesta di un voto per governare.Buona occupazione e sviluppo che tiene, questa la parte democratica. Dall'altra parte, la destra, le promesse di soldi a tutti, che poi non arrivano, e le social card scariche.Forse così torniamo ad andare avanti.

davideferrari@yahoo.com
www.davideferrari.org

sabato 17 gennaio 2009

Solidarietà alle scuole Volta

Forum delle scuole,  
del PD di Bologna
 
Bologna, 19 Gennaio 2009
 
Davide Ferrari esporime solidarietà alle scuole Volta.
 
Intervenendo , oggi in Consiglio Comunale, il consigliere Davide Ferrari, Presidente del Forum sui problemi delle Scuole del Partito Democratico di Bologna, ha espresso solidarietà alle scuola media Volta di Borgo Panigale.
Le "Molotov" che sono state gettate contro la scuola, un episodio ancora oscuro, sono comunque un grave attentato ad una comunità di bambini e di educatori.
"Nulla sappiamo delle motivazioni, ma sembra inopportuno archiviare tutto come un fatto di poco conto.  In ogni caso la città deve dare alle scuole la massima solidarietà e assicurare una costante vigilanza ed isolamento di ogni violenza, sia sul piano dell'iniziativa delle forze dell'ordine sia sul piano politico e istituzionale."
 
Il consigliere ha poi svolto il suo intervento sui temi delle recenti circolari sulle iscrizioni e sui loro effetti sulle scuole e le loro famiglie.
Ne riportiamo, in calce, il testo.
 
Per l'ufficio stampa,
                   Maria Busi

Circolare iscrizioni. famiglie sole.

Forum delle scuole,  
del PD di Bologna
 
Bologna, 17 Gennaio 2009
 
Circolare iscrizioni. famiglie sole, scuole nell'incertezza,
impoverite di ore e docenti.
 
Centinaia di migliaia di famiglie e bambini, per la prima volta nella storia della scuola, a settembre non sapranno se gli sarà consentito seguire il modello didattico scelto al momento delle iscrizioni né, ai più grandi, sarà dato sapere se ritroveranno in classe gli stessi insegnanti. Questi i  risultati dell'azione del ministro Gelmini, anche con l'ultima, contraddittoria, circolare sulle iscrizioni.Con l'avvio del maestro unico fin dal prossimo anno e i tagli al personale, oltre a destabilizzare l'intero sistema scolastico, si impone alle scuole un organico ridotto, senza ore di compresenza; ore che garantivano un lavoro di equipe tra gli insegnanti e un'eccellenza della scuola pubblica in tutte le classi.
Con questa circolare il ministro tenta poi di rendere retroattiva la sua riforma perche' le disposizioni ministeriali fanno sì che gli studenti delle seconde, terze, quarte e quinte della scuola primaria non concluderanno gli studi secondo l'attuale modello educativo del team di docenti.
Infatti contrariamente a quanto annunciato dallo stesso ministro, la circolare prevede che anche per le classi successive alle prime siano abolite le compresenze, minando in questo modo alla base il modello educativo del modulo di docenti. Ma se per la prima classe il maestro unico e l'impoverimento dell'offerta formativa era stato ormai stabilita per legge nessuna norma aveva definito un intervento analogo per le classi successive alle prime.
E' quindi necessario che riprendano l'iniziativa tutte le forze e le sensibilità che già hanno manifestato la propria contraroietà alla cosidetta "riforma Gelmini".
In particolare-di fronte alla grave disinformazione in atto, che non è soltanto un fatto mediatico, pure di per sè gravemente distorsivo, ma è ormai un problema istituzionale. Le famiglie sono sole di fronte ad una scelta truccata, derubate di ore e docenti, senza alcuna certezza sul percorso scolastico dei propri figli.    
 
Forum della scuole del PD di Bologna                                                              
forumdellescuole.pdbologna@yahoo.it

lunedì 12 gennaio 2009

Manifesti con disegni razzisti ai banchetti della Lega

Cosa ne pensano i pre-candidati del Centro destra. Cosa ne pensa Cane'?


Intervento di Davide Ferrari.


Ho notato un manifesto, attaccato al banchetto della Lega Nord, in centro, questo Sabato, un manifesto che chiama alla sveglia gli emiliani e i bolognesi, perché sarebbero penalizzati nelle graduatoria per casa, diritti e sanità. La campagna non è nuova, è rischiosissima per la convivenza civile, può indurre all’odio sociale, ma non voglio qui metterla in discussione.

Mi interessa dire che, a illustrazione di questa campagna, si veda un disegno, una vignetta molto grande, nella quale una fila di persone estromette un povero vecchietto, (un bolognese ?) accompagnato al dottor Balanzone.

Queste figure sono: un uomo di colore, un "labbrone", un cinese "ciccione", una donna dallo sguardo torvo che trattiene un bambino, probabilmente una zingara, e un arabo, un islamico forse, con la barbona, digrignante i denti e che tiene in mano un coltellaccio.

Questa modo di fare grafica non mi apppare nuova. Io l’ho già vista. Io i giornali come "La difesa della razza", per esempio, ho avuto modo di vederli in casa fin da bambino. Giravano fra gli Universitari degli anni quaranta ed io li ritrovavo sepolti fra vecchie fotografie e fascicoli del Setaccio, il giornale del G.U.F.

Io mi ricordo le loro campagne contro il Negus, il Re Labbrone con l'anello al naso. Me le ricordo.

Abbiamo poi scoperto che i sudditi di quel Re Labbrone venivano uccisi con il gas, con l'iprite lanciata dai nostri aerei e pare che i generali fascisti dell’epoca si contendessero le assegnazioni di gas per poter vantare un successo, qualche chilometro quadrato di altopiano conquistato in più, e magari per poter fare carriera piu' rapidamente uno dcell'altro.

Bene.Io questa grafica la riconosco. Chiedo a tutti, di qualunque parte politica siano, di non sorriderne, di non voltare lo sguardo altrove.

Tutti dobbiamo parlare e prendere decisamente le distanze da queste espressioni trasudanti razzismo.

Non si deve lasciar correre che pur di cercare consenso, qualcuno sia disponibile a usare gli strumenti più vieti del razzismo. Quelli che l’Italia purtroppo ha già conosciuto nella sua storia, anche dell’editoria e della grafica.

Ho visto invece che i dirigenti regionali della Lega Nord si vantano di questi cartelloni. Questo manifesto è un punto di vanto, visto che la Lega locale rivendica il fatto che è stato imitato da altre sedi (ho visto infatti un manifesto simile anche a Brescia).
Insomma è diventata una vignetta best-seller nazionale.

Ho appreso poi una cosa curiosa. Ho visto che al suo inizio questa campagna aveva un altro manifesto, anch’esso molto discutibile, ma diverso.

Che cosa c’era in questo manifesto?

Il titolo era sempre quello, la frase era sempre quella, "Indovina chi è l’ultimo" con l’italiano, il bianco, in posizione di pre-esclusione.

Però, vedete, si trattava di una fotografia, non di un disegno.

In essa quattro uomini di colore o, non si capisce bene, lo stesso "nero" replicato più volte, erano su una sedia e poi in ultimo, a completare la fila, un italiano sconsolato, ma sereno.

Bene, forse è stato valutato che la realtà di quell’uomo di colore, la "realtà", appunto, per il solo fatto di essere la realtà, risultasse troppo poco estranea, poco nemica, poco incidente. Si trattava comunque di uomini. E allora che male c'è? Ecco perché hanno cambiato e scelto la grafica. Con la grafica, con il disegno aggressivo, violento, offensivo gli uomini diventano dei pupazzi nemici, delle caricature da cui difendersi come i cattivi nei cartoons.Sono quelle cose dalle quali bisogna prendere le distanze subito, qualunque posizione politica si abbia.

Mi chiedo: i precandidati della Destra, Guazzaloca e Canè, che viene annunciato come gradibile dalla Lega, cosa ne pensano?

Sono disposti a cercare i voti in questo modo, con l'orrore di grafiche dove i lavoratori stranieri sono ritratti come le caricature di Churchillone e del Re Labbrone?

Non deve essere ammessa la furbizia. Bisogna prendere posizione.

Quando qualunque ideologia tocca il nodo scoperto che può portare all’orrore, è il momento di prendere comunque le distanze, comunque, senza preoccuparsi né dei contesti né dei prezzi da pagare.

Consigliere comunale PD

www.davideferrari.org

sabato 10 gennaio 2009

VERSO IL NUOVO SITO: APPUNTAMENTO AL 1 OTTOBRE

Care amiche, cari amici,
dopo molti anni di buon servizio il vecchio sito davideferrari.org ha bisogno di nuovi obiettivi, nuovi contenuti, nuovo stile.
Abbiamo un progetto "grande" che speriamo vi interessera'.
Il sito riaprirà il 1 Ottobre.

Nel frattempo cliccando davideferrari.org si verrà indirizzati qui, dove siete giunti, nel blog.

Speriamo che il servizio, certo ridotto, ma rapido nel riportare novità di questo
lungo "lenzuolo" vi interessi ugualmete.

A sempre, qui, dunque.
A presto sul nuovo sito.

mercoledì 17 dicembre 2008

"Quando sono arrivati i Vu cumprà a Bologna?"

"Quando sono arrivati i Vu cumprà a Bologna?"
Me lo chiede in treno, (oh legittima curiosità!), una ragazza con il fondo tinta color mattone e l'ombelico intasato di strass.
Comincio a rispondere.
"Se guardi un film a colori di Tognazzi o Manfredi, tutto sembra uguale ad oggi.
Pochi i cambiamenti: non ci sono i cellulari, si telefona dalle cabine con il gettone in similrame da cinquanta lire e, appunto, non ci sono i venditori di colore immigrati
".Aime', lei non conosce Tognazzi padre, poco il figlio, (non le piace), e quanto ai gettoni, quelli della sala giochi sono argento.
"Come mai non li facevate in argento anche quelli?" chiede.
Ma anch'io a ben pensare , ho qualche ricordo confuso.
I cinesi vendevano le cravatte a Mascarella anche prima della guerra e certo facevano le borsette ai tempi della mia infanzia ("Ma non c'entra, non erano Vu' Cumpra'")e i marocchini vendono i tappeti da sempre, ("Ma no, non erano marocchini veri. Erano napoletani travestiti da marocchini. Lo dice anche Totò in un film.").
Ma allora quando è iniziato l'arrivo?
"Con le navi degli albanesi?" S'intromette una signora di Varese che poco prima ha detto che se "non era per la stupidata della guerra, il Mussolini era un grande statista".
"Con la guerra in Jugoslavia !"-suggerisce un ragazzo più vecchio, l'unico di sinistra, mi pare, con me, in tutto il treno.La Jugoslavia? Ma non parlavamo di terzomondi e di magrebini?
"Ma anche in Jugoslavia ci sono gli islamici e le bombe, ha ragione il ragazzo"- torna in campo la varesina.
La ragazzina che voleva parlare con me, che potrei essere il suo prof, ormai si annoia, non ha più voglia di discorsi inutili e sonnecchia.
Rimango solo a pensare.
Quanti immigrati ho visto e quanti ne incontro ogni giorno. Lavorano, puliscono, reggono la baracca.
Ma per noi tutti il punto resta sui Vu' Cumpra', odiati o tollerati, comunque quasi superflui, persone di cui si può parlar male senza pagare dazio.
Ora ho un ricordo vero e nitido. Il mio primo Vu' Cumprà so dove l'ho visto.
In via De' Toschi, dopo piazza Minghetti, metà degli anni sessanta, faceva freddo, tutti avevano il cappotto e a me stringeva troppo la gola. Lui no.
Indossava una specie di grembiule grigio scuro, da magazziniere, aveva due grandi baffi neri ma era basso, poco più alto di mia sorella.
Vendeva limoni, gialli gialli. Aveva costruito con loro un piccolo zigurrat sul muretto accanto alla scalinata che porta ancora al Ristorante Carlo.
Non diceva mai una parola.
Il prezzo era scritto su un pezzo di cartone bianco. Tutti passavano e nessuno gli comprava un limone. Il mercato era vicinissimo.
Solo ai bambini, certo a me , interessava. Guardavo e riguardavo.
Chissà se mi avrebbe fatto fare la piramide con i suoi limoni anche a me.
Aveva qualche capello bianco , ed un giorno scorsi vicino a lui una donna e due ragazzi, con i pantaloni corti ma molto più "vecchi di me". Discutevano fitto fitto e mia nonna mi disse: "Senti sono siciliani. senti?".
Il primo Vu Cumprà è stato un prodotto nazionale.
Forse oggi, proprio ora, i suoi figli stanno sparlando di qualche venditore di borse tarocche, al bar, con una birretta in mano. Come facciamo tutti. Ogni giorno. O no?

Ilbologna.com

lunedì 15 dicembre 2008

La scuola, il territorio, il federalismo.

Lunedì 15 Dicembre, alle ore 20,30,
via Rivani 35, nuova sede del PD di Bologna
Seminario di approfondimento promosso dal Circolo degli insegnanti e dal Forum delle scuole del PD.

La scuola, il territorio, il federalismo.
Cambiare la scuola pubblica per difenderla.
 
Introduzione di Davide Ferrari.

Comunicazioni di : Sen. Walter Vitali, Giancarlo Sacchi

Interventi di Vittorio Biagini
Giancarlo Sacchi
Giuseppe Pedrielli
Marilena Pillati
Paolo Rebaudengo
Daniela Turci

Presiede Rosanna Facchini

Sono invitate i pubblici amministratori, le Organizzazioni Sindacali e Datoriali, le Associazioni professionali, studentesche e culturali della scuola
e della formazione

martedì 9 dicembre 2008

La destra in Consiglio con le magliette nere.La risposta di Davide.

Consigliere FERRARI

Abbiamo imparato poco fa, da tanti interventi, che viviamo in una città angosciata, piena di rovine, perché con tutto il rispetto delle città che sono ai primi posti della classifica di Italia Oggi, io penso che soltanto Vukovar potrebbe ambire a staccarsi all’ultimo posto e a essere così penalizzata nei loro confronti.
Quindi, immagino che l’idea che Bologna dà agli altri, non solo a questi ricercatori la cui buona fede per me è indiscussa, ma forse anche a noi stessa è quella di una città rovinata, nel senso letterale del termine, cioè una città dove le rovine ingombrano le strade, dove dalle finestre si buttano i materassi, in sostanza una città senza destino, senza speranza, senza economia, peccato è che questa sia la città dove si continua a consumare di più in Italia e si continua a consumare di più in Italia perché nonostante gravissimi segnali di crisi anche da noi, è la città dove si guadagna di più perché si lavora di più, si produce di più, si producono cose più utili e che reggono meglio alla sfida internazionale.
Bologna è una città che è al centro di una Regione che ha uno dei maggiori livelli di qualità della vita fra quanti sono presenti in tutta Europa, che è più avanti della famosa regione Renana, a cui fanno riferimento sempre gli economisti.
Io lo so che i bolognesi non se ne rendono più tanto conto. È vero c’è una responsabilità anche dei politici. Non credo che i bolognesi si sentano Malabrocca, né tanto meno è vero che Malabrocca avesse un gregario. Al Giro c'era una sola maglia nera. Siccome qui ne ho viste due, vale a dire che oltre a Malabrocca abbiamo visto anche il suo gregario, rilevo che al contrario al Giro il gregario della maglia nera non era previsto.
Al di là delle battute c’è una responsabilità anche nostra, è vero, nel non controbattere abbastanza questo senso indistinto che ci vede essere figli diseredati di una stagione di giganti, lo ha detto perfino Tommasini, che a giganti come Renzo Imbeni, Renato Zangari, Giuseppe Dozza, non può certo sentirsi molto vicino.
Io qualcuno di loro ho conosciuto e ancora li conosco, erano e sono senza altro grandi personalità, ma devo dire che conosco, nella Bologna di oggi, delle personalità rilevanti, rilevanti. Non conosco solo dei quaquaraqua o dei falliti, o dei rancorosi tuuti dediti alla sola nza che la storia giri strada del tutto, in modo che venga anche la loro ora, no, conosco anche delle personalità interessanti in tutti i campi, in tutti i campi, citerò un’altra volta per non suscitare né gelosie, né invidie, né pseudo curiosità.
Ma voglio dire che una parte, una piccola parte, certamente, ci sono tanti luoghi, di una città che si dà da fare, l’abbiamo vista in queste plurime inaugurazioni, sia quelle più riservate che quella più pubblica dell’ex cinema Ambasciatori.
Io ricordo qualcosa di queste nome, lo ricordo, ricordo discussioni di anni, ricordo progetti un po’ rocamboleschi, tutti molto ritagliati sull’idea che senza un piccolo commercio, visto però in modo vecchio, un po’ esausto, il centro di Bologna sarebbe morto, invece è vivo e rinasce se ci sono investitoli sufficientemente capaci con il know how, la forza, la volontà di fare cultura, tali da segnare il loro territorio con qualcosa che ha un senso in questa città e altrove. Mi piacerebbe dirlo al collega Onorevole Raisi, che con altri progetti si è allungo dilettato, poi però siamo arrivati a questo, che ha aperto qualche giorno fa, qualche giorno fa, di cui siamo qui a parlare.
Io non voglio fare cose di piaggerie, i giornali l’hanno fatto, in parte anche una piccola concorrenza verso alcuni dei nomi citati, quindi non mi interessa certo riprenderli. Certo è che siamo in presenza di una iniziativa importante, che fa giustizia di polemiche piccolissime e che dovrebbe dare il senso anche a tanti altri soggetti che ci sono, così come abbiamo salutato per esempio alcune iniziative importanti di agio o per esempio salutiamo la grande partecipazione della città alla colletta alimentare, ma perché non vediamo che la grande partecipazione della città a un progetto culturale e imprenditoriale forte, ha segnato queste giornate, perché non farlo?
Ma a cosa serve cercare di imitare Malabrocca, cerchiamo di inseguire Fausto Coppi, che forse è più difficile, ma è più utile.

domenica 7 dicembre 2008

15 Dicembre. Seminario sulla scuola.

Forum delle scuole
del PD di Bologna

La sera di Lunedì 15 Dicembre, alle ore 20,30, in via Rivani 35, nuova sede del PD di Bologna si svolgerà il primo dei Seminari di approfondimento promossi dal Circolo degli insegnanti e dal Forum delle scuole del PD.
Il tema: :
La scuola, il territorio, il federalismo.
Cambiare la scuola pubblica per difenderla.

Aprirà il lavoro una comunicazione di Davide Ferrari.Interverrà il Sen. Walter Vitali.

giovedì 4 dicembre 2008

Primarie: premere il tasto reset e volare.

Bologna non è Washington, è però un'importante città di media grandezza.
Il suo voto sarà decisivo nel confronto elettorale del 2009.
Noi bolognesi abbiamo il complesso di sentirci figli diseredati di un passato di giganti, ma ciò non deve impedirci di riconoscere i talenti e il succedersi delle generazioni.
Ebbene, in anni nei quali gli inadeguati sono così diffusi, abbiamo qui, nelle Primarie, un confronto fra personalità significative.

Ma, se le Primarie sono una bella cosa, non bastano a se stesse.
Per avere il 13 ed il 14 una vasta partecipazione e poi per vincere, domani, le"secondarie" contro la destra, non basta il meccanismo della competizione.
Siamo quasi al rush finale. E' il momento di una sfida davvero argomentata.
Qualcosa ancora non va. Inviterei i candidati, in particolare gli out-sider più "aggressivi", a non cercare spazio delegittimando.
"Raccomandato", "assessore ma non sindaco", eccetera eccetera, sono state definizioni sgradevoli, naturalmente riprese da una stampa tutt'altro che equanime.
Ora, mi pare, stiamo passando alle proposte. Chiedo proposte da Sindaco, non segnali a questa o quella particolarità.
Mi ricordo che il PD, nelle sue strutture di partito(pensate un po'!), ha espresso materiali tutt'altro che trascurabili.
Soprattutto i Forum, che hanno coinvolto personalità di altissimo valore. I candidati non farebbero del tutto male a dare un’occhiata, magari per andare oltre. Abbiamo evitato, appena un attimo prima del disastro, di insabbiarci in polemiche esasperate sugli indirizzi e sull'uso della posta. Ora, vicinissimi al dunque, tasto reset e provare a volare.

www.davideferrari.org

Bologna, proprio così. I ciabattini di S. Stefano.

Via Santo Stefano è tutta di portici.
Tutti camminiamo sempre sotto quelli che sono sul lato sinistro, venendo dalle torri.
Se escludiamo il tratto finale, sporco e bellissimo, del Conservatorio delle Vergini, che oggi conserva il Quartiere, e l'arco del Baraccano, tutto il lato destro è, per lunghi tratti, quasi deserto.
Non è sempre stato così.Se proviamo a camminarci, sotto i nostri piedi sentiremo ogni tanto delle lastre di ferro. Le lastre scendono fino in strada, piegate ad angolo retto lungo il muro che sorregge il rialzo del portico.
Sembrano chiudere delle vecchie cantine o chissà...Ma io ricordo bene.
Sono nato nel '58 e , ancora nei primi anni '60 ho visto a cosa servivano quelle lastre.
Ogni giorno venivano alzate, fissate aperte con un'asta di legno o ferro, e diventavano il tetto di un bizzarro capanno.
Dentro il buco che si rivelava dopo l'apertura, in un banchetto circondato da scansie grezze con chiodi e lucidi da scarpe, prendeva posto un ciabattino.
Si', c'era un ciabattino in ogni abituro, con il suo "negozio" semiaperto sulla strada, al suo posto di lavoro, dove poteva stare solo seduto.
Ero un bimbo,mia nonna il mio Virgilio. Mi portava di cantone in cantone, di negozio in negozio.Per tutto ciò che vedevamo insieme aveva un versetto o una filastrocca intera da declamare.
Ma quelli non li considerava molto. Aveva un calzolaio personale, un uomo massiccio, con una enorme ciste a palla, alla base della nuca, che operava allo Sterlino.
Un tipo professionale.
Quelli del Santo Stefano forse erano per i più poveri e furono, probabilmente i primi, a cedere alla concorrenza delle macchine automatiche.Forse erano quelli che mettevano "i cicchetti", le toppe di cuoio a chiudere i buchi dell'uso, per chi non si poteva permettere di far cambiare tutta la suola.
Oggi sappiamo che le colle portano il cancro ma io ero contento di quell'odore, così come quasi tutti i bambini si inebriano dell'aroma delle benzine nei distributori.
Quando, qualche anno dopo, via Santo Stefano mi divenne quotidiana per la frequenza delle vecchie Scuole medie Rolandino, alla confluenza della Fondazza e di via Dante, i ciabattini erano scomparsi.
Un giorno passai sopra i loro caveau, sono una quindicina da San Giuliano a Cervellati, e con il tacco provai a battere sopra ogni lastra. Sentivo il rumore del vuoto, quasi fantasticavo di verificare se mai qualcuno fosse rimasto chiuso lì dentro.
Negli anni ho provato a chiedere a molti se ricordano i ciabattini.
E' strano. Ho chiesto ad architetti e vecchine, a fanatici bulgnis e fornai. Niente. Quasi nessuno sembrava ricordare. Chi assentiva mi diceva: "ma erano qui prima della guerra!".
Invece no. Io so che quella vita senza alzarsi mai, quel lavoro da corte medievale, ho fatto in tempo a vederlo.
Si è avuto gran fretta di archiviare la nostra storia di antichi, e di poveracci, anche a Bologna, come in tutta l'Italia del boom economico.
Ma quel bimbo ancora ricorda.

davideferrari@yahoo.com

mercoledì 3 dicembre 2008

Per Bianca Maria Pirazzoli

Dicembre 2008
Teatro San Martino
Via Oberdan, 25
Bologna


Per ricordare e inventare una storia
Il Gruppo Libero,
dal ’68 al futuro


Dedicato
a
Bianca Maria Pirazzoli e Arnaldo Picchi

Mercoledì 3 Dicembre 2008 ore 10-13 / 14-16

I COLORI DI BIANCA
Interventi e memorie intorno a
Bianca Maria Pirazzoli

1a parte - Ricerche teatrali e rapporti col territorio
Presiede Gerardo Guccini – Università di Bologna

Intervengono

Claudio Cumani - Giornalista
L’anima bianca del teatro di ricerca

Ubaldo Soddu - Scrittore
I tre salotti di Ulisse

Mariangela Pitturru - Direttore del Teatro delle Celebrazioni
In principio fu Bianca – Il teatro vissuto

Davide Ferrari - Università di Bolzano
Un’artista e la città: vicenda di un difficile rapporto

Giuliana Zanelli - Docente e scrittrice
Bianca e il Gruppo Libero a Imola: dal 1977, il filo che conduce al presente

2a parte – Ritratti, poetiche, pensieri
Presiede Paola Bignami – Università di Bologna

Intervengono

Giovanni Azzaroni - Università di Bologna
Bianca: una vita per il teatro

Claudia Palombi - Scrittrice e coach di teatro
Consapevolezza, necessità e mappa del tesoro

Gabriella Montera - Assessore alla Provincia di Bologna
Bianca e le istituzioni – una politica culturale al femminile

Claudio Meldolesi - Università di Bologna
Un’artista rara, unificatrice dei Teatri

Con il patrocino del DAMS

venerdì 21 novembre 2008

Idee dalla città. Incontro con Flavio Delbono.

Venerdi' 21 Novembre 2008, ore 21
Sala del Centro Civico del Quartiere Savena
Via Faenza 4, (adiacente a via Arno)
 
Idee dalla citta'
le persone, la cultura, la scuola:
lo sviluppo migliore

 
Incontro con Flavio Delbono
 
Saranno presenti : Davide Ferrari, Franco Frabboni,
Marco Mazzoli, Bruno Pizzica,
Rosanna Facchini, Carla Falchieri, Massimo Meliconi,
Marilena Pillati, Giuseppe Pinelli,
Gregorio Scalise, Daniela Turci
 
Presiede: Enea Mazzoli
 
incontro promosso da:
"La casa dei cittadini"
www.casadeicittadini.info

Delbono e "La casa dei cittadini"

Venerdì 21 Novembre 2008, ore 21
Sala del Centro Civico del Quartiere Savena
Via Faenza 4, (adiacente a via Arno)
 
Idee dalla città
le persone, la cultura, la scuola:
lo sviluppo migliore
 
Incontro con Flavio Delbono
 
Saranno presenti : Davide Ferrari, Franco Frabboni,
Marco Mazzoli, Bruno Pizzica,
Rosanna Facchini, Carla Falchieri,
Massimo Meliconi,
Marilena Pillati, Giuseppe Pinelli,
Gregorio Scalise, Daniela Turci
 
Presiede: Enea Mazzoli
 
incontro promosso da:
“La casa dei cittadini”
www.casadeicittadini.info
www.casadeiciottadini.blogspot.com


 

sabato 15 novembre 2008

Perchè Flavio Delbono

La Bologna che vogliamo
di Davide Ferrari

Perchè con Flavio Delbono.

Fra circa un mese tutti ii cittadini di Bologna, che vorranno, potranno votare alle elezioni primarie del Partito Democratico il candidato sindaco che sembra loro migliore o più "opportuno".
Anch'io ho fatto la mia scelta.
Ho scritto il mio pensiero agli amici del Circolo "Mazzini", ai quali mi legano tanti anni di impegno comune.
Pubblico qui la lettera che ho loro rivolta.

"Car* amic* e car* compagn*,
alle primarie darò il mio voto a Flavio Delbono.
I motivi sono semplici ma, a mio avviso, determinanti.
In primo luogo ritengo che siamo in una situazione difficile. La vicenda di questi anni, forse addirittura dal '99, non solo dal 2004, è stata molto complessa e ha visto scelte che andranno rimeditate.
Certamente ci consegna, dopo la decisione di una personalità così rilevante come Sergio Cofferati di non ricandidarsi, quella che io considero una vera emergenza.
Non mi convince un esagerato ottimismo. Abbiamo governato positivamente, possiamo avere un buon risultato e vincere.
Ma è particolarmente necessario scegliere il candidato che, probabilmente, può raggiungere meglio più cittadini, un elettorato a noi esterno.
In secondo luogo vorrei dirvi che, in questi anni, ho dovuto e potuto studiare molto i problemi degli Enti Locali, del nostro Comune.
La lontananza da ogni maggiore coinvolgimento, mi ha consentito di approfondire, di comprendere quell'"acqua calda", che dimentichiamo quasi sempre, ubriachi di politicismo.
Il fatto che, alla base delle possibilità di una buona politica, si deve trovare una buona concreta amministrazione, a partire dalle scelte fondamentali di bilancio, e quanto sia importante, per cercare di garantirla, una robusta conoscenza delle cose, oltre alla capacità di innovazione e di direzione.
Flavio Delbono indubbiamente risponde meglio di tutti gli altri candidati a questi criteri che credo assolutamente prioritari.
Punto. Non vi è in me altra motivazione.
Non vi è nessuna sottovalutazione delle capacità degli altri.
Di Maurizio Cevenini mi considero personalmente amico.So bene come, assieme alle note qualità umane, vi siano in lui particolari ed elevate doti politiche.
Conosco Virginio Merola dai primi anni '80. Veniamo dallo stesso percorso, fin dai tempi del PdUP, e credo pochi conoscano come me il suo impegno costante ed intelligente, la sua capacità di tenere assieme una compagine, di realizzare fatti importanti.
Conosco da molti anni anche Andrea Forlani. L'ho visto crescere come una speranza, una figura nuova ed autonoma.
Sono convinzioni, su di loro, che non dimetterò certo, comunque vada. Ma, d'altra parte, non possiamo scegliere solo su fatti personali, sulle nostre conoscenze, sulle nostre vicinanze o distanze dai candidati.
E non dobbiamo inventarci ciò che non abbiamo davanti, fortuna o disgrazia che sia: un confronto fra piattaforme politicamente molto divergenti.
No, non siamo di fronte a bivi di civiltà.
Non è così.I candidati esprimono una cultura di governo in larghissima parte comune.
La esprimono in modo e con forza -oggi- diversa: ecco il punto.
Dobbiamo quindi riflettere su quale sia la scelta che più ci aiuta.
Ci vuole e ci può essere, quindi, una campagna elettorale per le Primarie serena e vissuta come occasione per ragionare e crescere, tutti.
Darò con questo spirito il mio contributo, innanzitutto per aumentare al massimo il numero dei cittadini coinvolti, di quelli che andranno a votare alle Primarie del 13 e 14 Dicembre.
E con queste convinzioni voterò Flavio Delbono.
Un caro saluto a tutti, e buon lavoro a tutti noi.
Davide
Scrivi a davideferrari@yahoo.com
visita il sito www.davideferrari.org

mercoledì 29 ottobre 2008

La poesia Nica.

Libreria Feltrinelli International
via Zamboni, 7/b - 40126 Bologna BO

Mercoledi' 29 Ottobre 2008 dalle ore 18:00
Incontro con i curatori  di

La poesia Nica
(Campanotto Ed.)
 
Roberto Pasquali e Enzo Minarelli.
Introduce Davide Ferrari.

La poesia Nica. Incontro a Bologna.

La poesia Nica
Incontro con i curatori Roberto Pasquali e Enzo Minarelli, introduce Davide Ferrari. La Poesia Nica, antologia ragionata della poesia nicaraguese del Novecento, attraverso questa edizione bi-lingue, si prefigge lo scopo di documentare le vicende poetiche di un paese che ha segnato la storia della poesia nell'America Latina, a partire dal genio indiscusso di un Ruben Dario.
ore 18 - Libreria Feltrinelli International - Via Zamboni 7/b - tel. 051 265476
info@3vitre.it
http://www.editricezona.it/bakeka.html

lunedì 20 ottobre 2008

”LE NOTTI BIANCHE NELLE SCUOLE BOLOGNESI”

INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA NEL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA,
Lunedi' 20 Ottobre 2008


Consigliere FERRARI

Grazie signor Presidente.
svolgerò un breve intervento, come da regolamento, per non lasciare senza un eco ed un racconto in Consiglio, un avvenimento importante nella vita delle scuole bolognesi, ma, non solo, anche nella vita culturale e sociale della nostra città.
Voi ricorderete, ne abbiamo parlato anche in Consiglio Comunale, si era voluto fare credere, con più interventi, che – a riguardo delle manifestazioni di dissenso verso le gravi scelte della Ministro Gelmini - fossimo di fonte a fenomeni indistinti di ribellismo, a fenomeni di speculazione politica, privi di contenuti.
Ancora si insiste, in particolare nelle Scuole Secondarie, forse perché la canizie dei nonni e il rispetto ai genitori lo renderebbe più difficile nelle Scuole Primarie, ad additare nei confronti dei protagonisti, quando essi sono studenti quantomeno, lo spettro dell’accusa dell’ignoranza.
Ebbene tutto questo è stato smentito, trasformato, credo per tutti o perlomeno per chiunque abbia buona fede, nel vedere rappresentato il desiderio di una scuola migliore nelle serate del 15 ottobre, in tutta evidenza, con grande consapevolezza, maturità, calma e tranquillità, da parte di tanti bolognesi, come d’altra parte anche in altre città è avvenuto.
Una volontà certamente di protesta, ma soprattutto di proposta, di ripresa di spazio, che ha saputo unire l’animazione, il gioco, la cultura, e anche una idea di scuola, quella a tempo lungo, disteso, partecipato, dove le discipline hanno il tempo di intersecarsi fra loro.
Bene, queste sono state le notti bianche a Bologna, un grande fatto anche per la cultura bolognese, ma vorrei dire una cosa in più, mi è capitato di leggere un testo proprio oggi, non del Ministero, e questo mi dispiace, fosse stato del Ministero lo avrei – in qualche modo – quasi dato per scontato.
Un testo di un Centro di Ricerca di media dimensione, (insomma non siamo di fronte al Mit), senza dubbio stimabile, pubblico e privato, che elenca alcuni punti, anche in modo critico peraltro rispetto al Ministro, ma, a seguire, aggiunge un elenco di “valori” che dovrebbero essere il fine della scuola. Sono quei valori che ogni giorno anche la televisione più commerciale ci propina, con malcelata ipocrisia, accanto a mille “nani e ballerine”, “autorità, gerarchia, ordine, disciplina”.
Ma, chiediamoci, sono questi i valori che deve assicurare la scuola? Io non lo credo.
Io credo senza dubbio che siano valori e risorse l’autorevolezza dei docenti, il rispetto per le famiglie, ma soprattutto il fine della educazione sia aiutare la possibilità di una crescita individuale, differenziata e valida.
L’apertura di porte e finestre nella vita dei bambini, questo deve dare la scuola, e anche questo hanno contribuito a fare vedere, in nuce certamente, le notti bianche bolognesi.
Riportando la scuola pubblica alla sua funzione, non a quelle funzioni plastificate e fasulle, alle quali certamente le responsabilità politiche di governo, ma anche – purtroppo – un certo dibattito insufficiente vorrebbero condannarla.

venerdì 17 ottobre 2008

Scuole di Bologna. Le notti bianche ( Stenografico)

Intervento in Consiglio comunale, in inizio seduta.

Consigliere FERRARI

Grazie signor Presidente.
Un breve intervento, come da regolamento, per non lasciare senza un eco ed un racconto qua in Consiglio, un avvenimento importante nella vita, non solo – credo – delle scuole bolognesi, ma anche nella vita culturale e sociale della nostra città.
Voi ricorderete, ne abbiamo parlato anche in Consiglio Comunale, si era voluto fare credere, con più interventi, che fossimo di fonte a fenomeni indistinti di ribellismo, a fenomeni di speculazione, privi di contenuti.
Ancora si insiste, in particolare nelle scuole secondarie, forse perché la canizie dei nonni e il rispetto ai genitori lo renderebbe più difficile, ad additare nei protagonisti, quando essi sono studenti, quantomeno lo spettro dell’accusa dell’ignoranza.
Ebbene tutto questo si è trasformato, credo per tutti o perlomeno per chiunque abbia buona fede, nel vedere rappresentato nelle serate della giornata del 15 ottobre in tutta evidenza con grande consapevolezza, maturità, calma e tranquillità, da parte di tanti bolognesi, come d’altra parte anche in altre città è avvenuto.
Una volontà certamente di protesta, ma soprattutto di proposta, di ripresa di spazio, che ha saputo unire l’animazione, il gioco, la cultura, e anche una idea di scuola, quella a tempo lungo, disteso, partecipato, dove le discipline hanno il tempo di intersecarsi fra loro.
Bene, queste sono state le notti bianche a Bologna, un grande fatto anche per la cultura bolognese, ma vorrei dire una cosa in più, mi è capitato di leggere un testo proprio oggi, non del Ministero, e questo mi dispiace, fosse stato del Ministero lo avrei – in qualche modo – quasi dato per scontato.
Un testo di un Centro di Ricerca di media dimensione, insomma non siamo di fronte al Mit, però senza dubbio stimabile, pubblico e privato, che mette in fila, volendo anche essere critico rispetto al Ministro, alcuni punti, un elenco di valori.
Sono quei valori che ogni giorno anche la televisione ci propina.
E lo stesso fa il centrodestra, e non da solo, autorità, gerarchia, ordine, disciplina.
Ma sono questi i valori che deve dare la scuola? Io non lo credo.
Io credo senza dubbio che l’autorevolezza dei docenti, il rispetto per le famiglie, ma soprattutto la possibilità di una crescita individuale, differenziata e valida, l’apertura di porte e finestre nella vita dei bambini, questo deve dare la scuola, e questo hanno contribuito a fare vedere, in nuce certamente, le notti bianche bolognesi.
Riportando la scuola pubblica alla sua funzione, non a quelle funzioni plastificate e fasulle, alle quali certamente le responsabilità politiche di governo, ma anche – purtroppo – un certo dibattito insufficiente vorrebbe condannarla.

giovedì 9 ottobre 2008

Scuola e altri conflitti. Il senso del limite che manca alla Destra.

Guardando alle scuole inquiete di queste settimane si può osservare tutto il paese.
Ho ritenuto importante assieme ad altri consiglieri comunali, prendere cartae penna per scrivere una nota di solidarieta' ai genitori ed ai docenti delle scuole XXI Aprile e Don Marella,ad insegnanti fatti segno da una manifestazione di Azione giovani di accuse insultanti,e a genitori che hanno visto un atto vandalico contro i loro cartelloni,firmato da scritte inneggianti al Presidente del consiglio.
Piccole cose? Ragioniamo con attenzione.
C'e' un clima brutto di intolleranzache deve trovare risposte coraggiose non solo dalla comunita' scolastica, ma dalla societa' bolognese.Alla positiva conclusione della vicenda giudiziaria sull'occupazione delle XXI Aprile,ad un sospiro di sollievo è però seguita subito la "vicenda Garagnani".
Non voglio qui riprenderne i contorni.Comunque sia andata non è forse un dovere considerare come sia graveche venga anche solo sospettato un deputato della Repubblicadi svolgere un ruolo di provocazione?
Al di la’ del sostegno, di parte,che Garagnani riceve in questi giorni, auspico si apra, anche nella Destra,una riflessione profonda.Mi chiedo: "Quale è il limite del confronto e dello scontro politico?Quali sono i pilastri della convivenza politica?"E’ esagerato porre questa domanda, su questo terreno?Non lo credo. Pensiamo al terreno della conflittualità: è la scuola,una preziosa "terra di tutti".Quali sono le motivazioni della protesta che ha suscitato reazionicosì aspre. Asprissime, intimidatorie. Se anche non fosse vero che silanciano le uova contro chi protesta, certo si fotografano bambini e genitorinelle manifestazioni. Com’è noto.Invece le motivazioni della protesta dovrebbero interessare tutti.
Il ruolo della scuola pubblica, la sua dimensione e la sua qualità.Una scuola che è obbligo fare trovare, per dettato Costituzionale,in ogni territorio, in ogni ordine e grado. Sarebbe naturale che le forzepolitiche della maggioranza difendessero con argomenti il proprioGoverno.
Ma e’ naturale che contro una protesta sociale, di merito, si scateniuna reazione furibonda?No, è un fatto grave ed abnorme. Così è grave, anche se si è di Destra,ritenere una menzogna l’antifascismo e il razzismo una cosa con la qualesi può minimizzare.Serve un limite. Chi dissente va rispettato, da tutti, e i principi fondamentalidevono essere praticati comunemente.
Ma i limiti, appunto, esistono solo quando tutti li riconoscono. Nell’ItaliaRepubblicana e democratica i limiti devono risiedere nei valori espressidalla Costituzione e nelle regole che essa richiede.Ma le grandi forze politiche di oggi non erano presenti alla redazione dellaCarta costituzionale e, a Destra, non dichiarano ancora una esplicita, esenza remore, filiazione dalla Costituzione.Nella storia d’Italia, la Sinistra, e chi ne è erede, ha dovuto compiere ungrande percorso per cambiare non solo le proprie politiche ma la propriaconcezione pratica della politica.Nel processo di democratizzazione sempre più compiuta, è mutato, non solola pelle, ma il cuore.
Si è riconosciuto un limite alla politica, un limite al conflitto, si è compreso che vincere non può voler dire cancellare.
A Destra questo non è avvenuto.Ogni giorno ne registriamo le conseguenze.E’ sempre giusto parlare di patti sulle regole, ma il primo patto dovrebbeessere sui principi ed i comportamenti.
Verificare la capacità del rispetto,di dichiarare l’alt quando si raggiunge il varco dell’intolleranza.
Quando ciò avviene per propria scelta sia dato merito a chi lo fa.Ad esempio il Presidente attuale della Camera, in alterne occasioni,sembra consapevole di questa necessità.
Ma laddove ciò non avviene per maturazione autonoma deve esserel’obiettivo principe della battaglia politica farlo maturare.A questo serve l’opposizione, a limitare la politica per nobilitarla,per accrescerne la libertà. E’ un compito grave ed importante.Richiede certo equilibrio e forza di dialogo.
Ma in primo luogo, nell’emergenza del nostro convivere, richiede fermezza.

Davide Ferrari

www.davideferrari.org

giovedì 2 ottobre 2008

Per una scuola pubblica di qualità.

FESTA UNITA’ Due Madonne
Venerdì 29 maggio 2009 ore 20.45

PER UNA SCUOLA PUBBLICA CAPACE DI FUTURO

Introduce
Marilena Pillati Università di Bologna,
candidata in Consiglio Comunale
Intervengono
Giovanni Sedioli
Assessore Regione Emilia-R. Scuola Formazione
On. Manuela Ghizzoni
Capogruppo PD nella Comm. Istruzione Camera
Davide Ferrari
presidente Forum delle Scuole