giovedì 10 giugno 2010

PD: DIVENTA DAVVERO QUELLO CHE SEI

A fine Congresso del PD di Bologna, un contributo congressuale.
Sulla vita dei circoli.
Un'altra punto di vista per parlare di partecipazione e di vita democratica nel PD.
E' un tema da far vivere dopo il Congresso, con poche parole, una scelta, il fare.



PD: DIVENTA DAVVERO QUELLO CHE SEI
Il partito ed i Circoli.
Poche parole, una scelta, il fare

I Circoli, le unità di base del nostro partito sono la prima linea, dove si avvertono prima i segnali: la crisi di credibilità della politica, la disaffezione, la flessione del numero degli aderenti e dei più impegnati fra loro e la difficoltà nel miscelare le culture e le esperienze, molto diverse, che erano giunte e sono nel PD.
Occuparsi dei Circoli, definirne con precisione e realismo il ruolo, sostenerne l’azione ogni giorno non è un compito burocratico o dei soli uffici organizzativi, deve essere un impegno prioritario delle leadership, delle principali figure responsabili, nazionali e locali.
Perchè questo avvenga bisogna compiere una chiara scelta politica: volere un partito di uomini e di donne, diffuso e radicato, basato sul confronto e la discussione, sull’agire insieme e non un partito di pura opinione, elitario , che viva solo di momenti elettorali interni e troppo ripetuti.
Com’è assodato comunemente non c’è contrasto fra un partito popolare, con sedi stabili e vive e un partito capace di fare campagne, di uscire nelle strade con gazebo e banchetti.
C’è invece un profondo contrasto fra un partito basato sui Circoli, sui Forum, sulle reti territoriali, ed un partito che vive di staff personali e di decisioni sempre più demandate a pochi e soli, e semplicemente trasmesse ai circoli.
Intervenire con, su e per i Circoli non è dunque una ovvietà su cui facilmente si trova un vasto accordo, ma la coerente conseguenza di una decisione importante, ancora tutta da compiere,che chiarisca una parte rilevante dell’identità del PD: quella di costruire un moderno partito fatto da centinaia di migliaia di persone, un partito opera collettiva, “vissuto”, “abitato”, capace di innovazione politica ,di costruire un’opinione consapevole ed anche fare opinione proprio perché robusto e credibile per i suoi caratteri ampi e popolari, proprio perché robusto e credibile per i suoi caratteri ampi e popolari.

Un PD che abbia radici è una necessità anche per motivi che vanno oltre l’interesse
di partito, è una parte importante di una risposta ai fenomeni di depoliticizzazione e di “cittadinanza passiva”, ai quali occorre reagire assumendosi la responsabilità di promuovere capacità e responsabilità diffuse di ricerca intellettuale, di allargamento delle conoscenze civili, di un impegno che affronti la crisi della politica che è anche crisi della democrazia e dei suoi strumenti. In fondo il ruolo che ai partiti affida la Costituzione. Senza riaffermarlo in forme nuove, accanto a nuove soggettività, è imprescindibile per difendere lo spirito della Costituzioni ed i diritti che afferma.

Si stava meglio quando si stava peggio? Eravamo più forti prima della nostra esperienza in corso, almeno dal punto di vista organizzativo? La domanda circola, per le difficoltà presenti ed anche per la memoria di un patrimonio pluridecennale che non va smarrito, ma la risposta deve essere negativa. No, abbiamo oggi più forze e più qualificate di ieri. Il PD è costituito anche e rilevantemente da generazioni nuove, da membri di un ventaglio ampio di ceti sociali e professioni.
Si deve e si può invertire il processo in corso di allontanamento delle nuove presenze, i tanti che si erano registrati come fondatori che lasciano con o senza polemica, con o senza distacco elettorale. Si può, facendo leva sulle competenze potenziali di tanti iscritti e sulle iniziative positive che spontaneamente esistono. Sono loro i tramiti, il nuovo che può riconoscere e coinvolgere il nuovo, per recuperare ed estendere i contatti, riaprire la nostra attività alla società reale.
I compiti di direzione, e di rappresentanza, nei circoli, sono oggi, infatti, in molte realtà assicurati da persone di generazioni più recenti, ma non sempre a questo corrisponde un impegno preciso per la modifica profonda dell’iniziativa dei Circoli che resta legata, prevalentemente a modalità paraelettorali. Si evidenzia un restringimento dell’attività nella società che amplifica i fenomeni di distacco dal territorio già presenti nei gruppi dirigenti.
Le Feste sono, in questo contesto, ancora quasi ovunque l’unico momento dove si allargano le responsabilità condivise, si hanno impegni e mete da realizzare e si apre un dialogo con il territorio.
Tuttavia la grande ricchezza delle Feste segnala, nel rimanere quasi unica, tutt’intero il problema della mancanza di altre iniziative, nel corso dell’anno, di una mancata riforma capace di coinvolgere il partito nell’interezza delle forze e delle potenzialità che erano apparse al momento della sua costituzione.
Questo PD originario viene spesso evocato solo ideologicamente, mentre è mancata la costruzione di un partito organizzato capace di interpretarlo.
Non c’è uno spirito originario da riproporre a prescindere dall’evoluzione del quadro politico e sociale, c’è invece una vera e propria cultura moderna dell’organizzazione da incontrare e rendere cosa viva.

Cosa deve fare un Circolo oggi

Un Circolo è chiamato a svolgere tre funzioni fondamentali:
1)Essere Luogo politico, unità di base, elemento capace di promuovere discussione, formazione e decisione sulla situazione politica, sede di espressione di volontà su programmi, dirigenti e sede di votazione sulla candidature e sugli incarichi.

2)Essere comunità in azione, nel praticare una socializzazione effettiva e non ricreativa, nel diventare elemento importante nella vita di chi sceglie un impegno costante e rilevante e accogliente anche per chi sceglie un adesione più leggera, in termini di tempo, fino all’occasionalità. Lavorare insieme, dunque, imparando e trasmettendo ciò che si è appreso, unendo generazioni diverse, dai giovanissimi agli anziani e soprattutto , in una profonda osmosi con l’ambiente nel quale si opera raccogliendo stabilmente, oltre agli iscritti, i contributi di chi non vuole appartenere ma vuole associarsi a idee, a fatti da realizzare. Il circolo deve diventare un riferimento delle attività sociali e culturali presenti sul territorio,offrirsi anche come sede fisica per chi opera per il miglioramento della città e dei paesi.

3) Produrre una progettualità autonoma, non solo esecutiva e/o per campagne impostate centralmente.
Il Circolo deve essere in grado di produrre non solo pareri su fatti nazionali o comunque generali, ma di elaborare proposte riguardanti il proprio territorio, punti di progetto ampi e anche punti riguardanti singole urgenze, precisamente individuate e essere in grado di portare avanti le proprie proposte, fino a determinare cambiamenti concreti e riconoscibili nel territorio.
Ad ogni funzione devono corrispondere poteri decisionali, chiari e non velleitari, ma reali.
Per svolgere bene ognuna delle tre funzioni è necessario avere sedi adeguate, sufficientemente vaste, non solo uffici, e dotate di una serie di strumenti comunicativi moderni e fruibili.

Circoli telematici, sì, ma in tutti i circoli ci vuole una attività telematica

I circoli telematici, dove gli iscritti siano uniti via Web, su piattaforme autonome oppure mediante l’utilizzo di siti già esistenti, sono strumenti utili, anzi necessari, che devono però passare velocemente da prototipi a modalità effettive, con la capacità di promuovere forme di adesione parziale, o evento per evento, sul modello di Facebook ad esempio, di mettere in campo vere iniziative e di garantirsi un autofinanziamento.
Il primo passo da compiere è quello di verificare con attenzione ed ampliare le esperienze già in essere. Ma, se ci vogliono i Circoli esclusivamente presenti in web, tutti i circoli devono sempre più avere una propria vita in tete che si svolga su tutte e tre le funzioni che abbiamo sopra indicato.

Circoli tematici e “centri di iniziativa tematici” promossi dai Circoli territoriali

Il Pd di Bologna ha avviato e curato la nascita e l’attività di circoli nei luoghi di lavoro e di un circolo in un settore lavorativo importante come la scuola. Sono esperienze importanti che , insieme ai Forum già contribuiscono alla elaborazione programmatica ed anche alla ripresa del contatto e della capacità di rappresentanza del PD.
I circoli tematici vanno irrobustiti curando che la loro attività sia conosciuta in tutto il territorio dell’Unione e che la scelta di iscriversi e di dare attività al loro interno sia nota a tutti gli iscritti e a chi vuole iscriversi.
Nondimeno è opportuno che i Circoli territoriali si articolino in centri di iniziativa a tema e che anche al loro interno vivano esperienze aperte legate a problemi concreti della condizione lavorativa e della vita sociale.

I progetti pilota. Il contributo alla prossima campagna elettorale a Bologna
La qualificazione delle attività nuove ed anche di quelle tradizionali, o essenziali, dei Circoli non può essere promossa solo dall’alto ma può essere favorita da una pratica frequente di scambio di esperienze, a rete, fra diversi Circoli, anche con la promozione di proprie campagne di iniziativa e momenti di verifica e formazione.
Sarebbero particolarmente utili progetti pilota che, a partire da esperienze più forti possano trainare altre situazioni.
La vicinanza della Campagna elettorale per il Sindaco a Bologna deve suggerire l’attivazione rapida di progetti pilota su scuola, lavoro, sicurezza, viabilità, sanità, sicurezza sociale che potrebbero diventare una parte significativa di una campagna elettorale “dal basso”, meno propagandistica e quindi più convincente e coinvolgente.

Un circolo, la rete, la “leggerezza”

Il PD a Bologna è una vasta organizzazione, ha bisogno di istanze di coordinamento e di decisioni che intervengano sull’attualità e la linea.
Non servono quindi Circoli isolati, monadici e proprio per questo ancor più impoveriti, però ogni Circolo deve avere l’autonomia sufficiente per promuovere e garantire partecipazione politica diretta ed anche di eccellenza. La polemica contro l’accusa volgare di essere “una agenzia di mediocri” si può rovesciare con la realizzazione di un agire a rete e non a piramide, dove sia naturale incontrare elaborazioni e pratiche di punta anche, e forse di più, in un nodo della rete orizzontale, come il Circolo. Un partito strutturato, ma a rete risponde, con la pratica di innovazioni libere, suscitate in più luoghi alla necessità di “leggerezza”. Non ci convince un partito leggero, dove non si partecipa, ma è chiaro che bisogna ricercare modi e momenti per partecipare con leggerezza , superando la pesantezza e la direttività , altre facce di un partito elitario.

Organismi di Unione snelli e coinvolgimento vasto

Sono varie le proposte per ridurre il numero dei componenti della Direzione e dell’Esecutivo, presenti in quasi tutti i contributi congressuali, ed in particolare nelle mozioni congressuali presentate dai candidati a segretario.
Il tema è sentito.
Il nostro Congresso di Unione deciderà un significativo snellimento degli organismi di Direzione e di Esecutivo.
Bisogna tuttavia che la richiesta di semplicità ed efficacia degli organismi si unisca alla creazione di più momenti e sedi di informazione e discussione. Un partito vasto come il PD, qui a Bologna, potrebbe non avere automatico giovamento da una riduzione degli organismi ed anzi veder ridotta la loro funzione di collettore di più persone depositarie di esperienze e soprattutto di rapporti sociali, se questa funzione, che d’altra parte non è propria di per sè di un organismo dirigente, non sia svolta da altre sedi, in un raccordo molto più forte Unione-Circoli
Avanziamo tre proposte:
1)L’assemblea dei circoli di tutta l’Unione, di informazione, dibattito e lancio di iniziative esterne;
2)i focus permanenti per la qualità, luoghi, incontri dove sperimentare, confrontare e diffondere le buone pratiche;
3) la formazione permanente, nella consapevolezza della necessità di una formazione costante e mirata, fatta di brevi sessioni, pratica, specifica, almeno per alcune “funzioni obiettivo” fondamentali, come i segretari, i tesorieri , i responsabili Feste e dibattiti di Circolo, ma anche per i promotori di gruppi di giovani, e per le promotrici di gruppi di donne, e di Centri di iniziativa.

Quanti Circoli servono

Non crediamo che sia razionale adeguare via via al ribasso il numero dei Circoli, fotografando le difficoltà invece di lottare per superarle, non è positiva una rarefazione della presenza organizzata e democratica del partito.
Nondimeno lo stesso andamento dei congressi ha messo in evidenza difficoltà di partecipazione al dibattito ed anche alle votazioni e realtà talvolta ridotte quasi a puri titoli. Ed è vero che serve una massa critica sufficiente per far vivere politicamente ed organizzativamente un Circolo.
La vicenda di questi due anni ha dimostrato però che non consiste soltanto nel numero degli iscritti la forza di un Circolo.
E’ urgente una verifica circa la consistenza e la dislocazione attuale dei Circoli, oggi molto disomogenea.
Bisogna rileggere e talvolta ridisegnare la mappa territoriale del partito, con molta attenzione, senza peraltro impegnare il partito nel territorio a un nuovo round di discussione snervante,favorendo ciò che già è maturato dall'esperienza e dalla riglessione "in loco", intervenendo per rivivificare situazioni difficili ma che si ritengano strategiche, promuovere nuovi Circoli o sezioni di Circoli esistenti dove territori vasti siano privi di presenze, ed invece accorpare, in altre differenti occasioni,favorendo, tra l’altro, il principio dell’aderenza al territorio anche nelle scelte, comunque libere, del Circolo nel quale partecipare.

Un nuovo standard da raggiungere.

In sostanza tutte le nostre riflessioni e proposte indicano l’obiettivo di un nuovo standard, qualitativo e non solo quantitativo.
Fondamentale è praticare un rapporto sano e quotidiano fra Unione e Circoli, fatto di interscambio, cura, con meno circolari, meno trasmissioni dall’alto in basso, ed anche di un uso corretto e veramente moderno dei mezzi di comunicazione.
Un centralismo malinteso e burocratico, una vita da ufficio del partito contribuisce a produrre balcanizzazione e correntismo personalistico e non di ispirazione ideale e politica.
Una federalità bene intesa potrebbe invece dare nuova unione.
In sostanza volere un indirizzo rivolto alla crescita quantitativa e qualitativa dei Circoli vuol dire richiamare un principio generale, che riassumiamo in una frase,

PD: DIVENTA QUELLO CHE SEI.

Primi firmatari:
Anna Rosa Almiropulo
Antonio Accattato
Antonia Babini
Davide Barbieri
Susanna Bottazzi
Maria Busi
Nino Campisi
Rocco Cardamone
Otello Ciavatti
Giancarla Codrignani
Aniello D’Auria
Rosanna Facchini
Davide Ferrari
Giorgio Festi
Vittorio Franchi
Gianni Ghiselli
Luca Grasselli
Antonio Iannone
Massimo Meliconi
Giacomo Petralia
Gregorio Scalise
Paolo Staffiere
Laura Renzoni Governatori
Fabrizio Tosi
Micol Tuzi
Daniela Zoboli
Luigi O. Zurlo


Per adesioni e/o suggerimenti
si può scrivere a

Annarosa Almiropulo
aalmi@libero.it

Per chi è su Facebook:
http://www.facebook.com/note.php?saved&&suggest¬e_id=401579962679





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domenica 6 giugno 2010

Bologna, le tre città, la cultura

Bologna è città di chiari e di scuri. E’ immagine dei suoi portici, vissuti insieme dalla socialità e dal degrado, non solo negli anni che ci troviamo a vivere, ma sempre. Bisogna riconoscere la natura della città e, senza negare limiti e lenti movimenti, mai arrendersi ad una visione pigra, avara, tutta in negativo.
La sua produzione culturale resta ampia e strettamente unita ad una frequenza degli eventi culturali, ancora senza eguali altrove. Qui l’eccellenza non si può astrarre dalla quantità. In ogni campo la forza di Bologna è nell’ordito, nella trama delle possibilità.
Una politica culturale fatta di grandi eventi isolati difficilmente potrebbe metterne in rilievo le realtà più affermate, e soprattutto non promuoverebbe le possibilità di nuovo, di ricambio. La prima scelta deve essere allora quella della cura, di una attenzione a tutti i talenti e insieme alla vastissima operosità diffusa.
Non c’è nulla di più provinciale che giocare tutte le carte su poche storie mediatiche scontate e costose, alzare la voce mentre le gambe affondano. Ci sono tre città a Bologna. C’è quella dei “cittadini”, invecchiata ma ancora permeata di una cultura della curiosità, che va ascoltata e non archiviata. Viene poi quella degli studenti, generazione culturale, madre delle idee potenziali, valore aggiunto di intelligenza. C’è, ancora negata, la terza città, quella degli stranieri. Inutile chiamarli, come pure si dovrebbe”nuovi cittadini”, se la loro produzione culturale viene in larghissima misura ignorata.
Quello che dovrà fare il Comune, quando tornerà, sarà coordinare, non sostituire. Basta con Assessori che si credono direttori artistici. Serve una progettualità di sistema, che lavori per sollecitare, coinvolgere, far interagire le tre città che sono Bologna.
E della progettualità dovrà far parte l’esattezza e la credibilità. Gli annunci sono stati tanti, troppi. E’ difficile non dire che le nuove idee più urgenti potrebbero essere innanzitutto il completamento, o l’avviamento, di quanto da tempo atteso. Pensiamo alla città metropolitana, essenziale per la precaria sostenibilità della politica culturale, al distretto multimediale, ai progetti per una urbanistica che punti sull’equilibrio e la bellezza di una città che ha perso abitanti come si perde sangue.
Se proprio dobbiamo lanciare altre parole, questa siano: musica, arte, poesia e giovanissimi. Portare la cultura viva dentro le scuole e l’Università, e trarne non solo formazione ma civiltà. Bisogna investire qui quel che ancora abbiamo. Dare vita e risorse a decine di ateliers dove lavorino assieme generazioni diverse, dove mettano il cuore le istituzioni culturali e i luoghi di eccellenza dell’arte e dello spettacolo, dove rinasca il rapporto maestro-allievo. Ricordo Leo De Berardinis. Non fa moda per un intellettuale parlare di scuola, ne rivela una dimensione minuta? Anche da simili pregiudizi è partita la vite della crisi. Da qui, rovesciando il movimento, si può ripartire.


Davide Ferrari

La Repubblica, Bologna
Domenica 6 Giugno 2010

Ai tempi del cancellierato.

Com’era Bologna nei giorni del cancellierato? Un dì la John Hopkins potrebbe chiedercelo. Era, è, come quando, in vacanza, si resta in città. Distratta, annoiata dal tempo variabile, senza voler pensare troppo. Sembra che non succeda nulla. Anche su Facebook si batte la fiacca. Solo inviti a “pizza e cocomero” e frasi celebri. Dev’essere difficile per i cronisti fare il loro mestiere. Ci sarebbero i congressi del PD, quello di Bologna, per esempio. "Ho letto sulla stampa l’ottavo annuncio dei buoni voti di Licciardello" mi dice zia, alla fermata del 27, davanti alla Nike. "La tranquilla marcia di Raffaele convince. Per questo se ne scrive poco" la rassicuro. Ma la “riscossa civica”, il “governo dei migliori”, ricordate? E i gruppi dei giovani emergenti? Tutto è un po’ nell’ovatta. Ci vorrebbe qualche colpo di scena. Qualche vera notizia. Che so? Cevenini tifa per la SPAL. La “Giovanile del PD” ha tesserato Guido Fanti. "Ma arrivano sulla città i morsi di Tremonti, dalla scuola ai teatri? Ci siamo un po' svegliati", provo a insistere. "Zia, siamo sui pedali, all'opposizione". "Sì ma.. scusa devo andare, mi parte l'autobus". Vuole fuggire? Anche lei? Ho deciso: salgo anch’io, così continuo il racconto. Città non ti mollo.

"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari sull'Unità Emilia-Romagna
5 Giugno 2010

sabato 29 maggio 2010

Qualcosa c’è

Oggi vado a votare. Non contenti di avere una campagna elettorale a semestre, i militanti del Pd vanno a votare una, due, tre volte l'anno in più. Primarie, primariette, congressi, è tutto un impacchettare di schede e di urne. Qui, a Bologna, a Reggio, a Rimini. La Lega è dentro porta, i Grilli cantano, i giornali scrivono che uno starnuto di un Commissario è meglio della Propoli, del “Balsamo di tigre”, fa fiorire i selciati, cancella le scritte sui muri, consola le vedove, fa dormire gli infanti. Altro che "i politici". Ci inseguono anche su Facebook. Appena ti colleghi , subito appare un menu di “state sbagliando tutto”. Per depistarli mimetizzo. Mi sono iscritto fra i Fans di Mengacci. Così mi scambiano per un omonimo e mi fanno respirare.
Pero’, nonostante tutto, c'è un certo orgoglio a trovarsi fra i “matti e disperati”, la Domenica, a telefonare agli amici e compagni perchè si ricordino di venire a votare.
Proviamoci ancora, come gli scapoli che aprono e riaprono il frigo desolato:"guardiamo ancora ,non si sa mai". La cioccolata nera Zaini, i wurstel, qualcosa c’è.
Tutto sommato, a casa nostra la maionese non è ancora impazzita. C’è aria di responsabilità e “quelli” non ne sono affatto contenti. Io faccio cosi, mi accendo la pipa, mi allaccio le scarpe e vado a votare.


"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna

Scuola: diciamola tutta. Un congresso aperto.

Sabato 29 Maggio 2010
17.30/19,30 - 21/23.00
Stand dibattiti della Festa Democratica-Unita’ del Quartiere Savena , in via Due Madonne. Bologna

Congresso aperto del Circolo della scuola PD
in collaborazione con il Forum delle scuole e della formazione
-per esprimere il proprio voto per l’elezione del nuovo Segretario del PD di Bologna.
-per discutere di scuola, per difenderla, salvarla, cambiarla.
INVITO a tutte le realtà sociali, sindacali, culturali e professionali, agli insegnanti, agli studenti, ai genitori.




Su Facebook, per chi è registrato:
http://www.facebook.com/event.php?eid=122359471122676

lunedì 17 maggio 2010

TORNARE A SCRIVERE POESIA, A BOLOGNA.

Giovedì 20 Maggio, ore 17,30, Libreria Feltrinelli-Zanichelli, Bologna Piazza Galvani 1h.
Con Mino Petazzini
intervengono Salvatore Jemma, Gregorio Scalise, Alberto Bertoni, Bruno Brunini, Pier Damiano Ori.

Mino Petazzini torna a pubblicare le sue poesie dopo molti anni. Un'occasione per incontrare uno dei poeti più veri di questi nostri anni. Un'occasione per parlare di poesia a Bologna.
E' un incontro promosso da Casadeipensieri e La Feltrinelli Eventi.

domenica 16 maggio 2010

Bologna. PD. Elezioni Sindaco. troppi nomi e una musica lunga da suonare.

Siamo vivi. A Bologna, dopo la caduta rovinosa di Flavio Delbono, il Pd ha trovato la forza di avviare un congresso che, pare molto probabile, eviterà Babele e schizzi di maionese impazzita. E' addirittura sorprendente, visti tempi.
Pare che non siano tutti contenti. Infatti, in parallelo, vediamo protagonismi confusi sulla partita più importante, quella per il Sindaco della città.
Da un lato proliferano proposte “civiche”, che sprecano un tema molto interessante, sbrodolando qua e la’, con troppe velleità e leggerezze.
Dall’altro, dopo la vicenda gonfiata della "candidatura" Guazzaloca, si fanno vociferare altri nomi e cognomi. Il parco dei papabili si allarga ormai a tutti i presenti alle prime del Comunale, quando si svolgono.
Si stravolge, così, un problema verissimo.
Quello di non fare mai più da soli. Bisogna aprire, discutere, interessare la città. La città "bassa", che ha problemi gravissimi e crescenti, e anche, certamente, la città "alta", le classi dirigenti.
Ma, verso l’” alto”, bisogna guardare a chi davvero dirige qualcosa, a chi rappresenta interessi reali e produttivi, e , magari, anche a chi fa ricerca, a chi assicura la tenuta culturale, universitaria e formativa di Bologna. Senza dimenticare mai che Bologna è fatta di organizzazioni,sindacali, categoriali, professionali. Cè una scacchiera, non solo qualche torre, qualche briscolone.
Di una cosa sono sicuro, non basterà un nome, qualunque sia, a risolvere il problema. Meglio cominciare, allora, a verificare assieme, politica e società, se si può mettere "nero su bianco" una lista, breve ma sensata, di obiettivi, di cose da fare, le più urgenti per fronteggiare crisi e declino.
Un'agenda, ne ha parlato Raffaele Donini, di priorità condivise da consegnare al candidato o ai candidati che limpidamente chiederanno il mandato di correre.
Pochi punti, chiari, alcuni obiettivi che tutta la città senta propri.
Non una intera strategia, quella spetterà al confronto elettorale determinarla, e dovrà avere un colore, non essere bipartisan, e dovrà affrontare i problemi più vicini alla gente, quello che abbiamo “sotto casa” . Se i ruoli si confondono, se la politica non fa la sua parte, ho l’impressione che i cosiddetti “poteri forti” , o almeno i migliori fra loro, potrebbero voler rimanere poco appassionati al destino del Comune, molto più di quanto non si pensi.
Partiamo dalle priorità, “facciamo città”. C’è molto da fare, c’è una musica lunga da suonare.

Bologna, l'Unità 16 Maggio 2010

sabato 15 maggio 2010

Coppi, per sempre.

A 50 anni dalla morte di Fausto Coppi.

Coppi è stato molte cose e diverse.
E' stato l'eroe solitario, trionfatore su tutti i terreni e con tutti i climi. L' Indiana Jones degli anni 40 e 50.
Era il Coppi elegantissimo della pista, dei mondiali di Inseguimento, del record dell'ora, nobile e traslucido come le sue maglie Bianchi ed era il Coppi dello Stelvio, stravolto, proletario, vincitore.
Coppi: l'uomo riservato, ma laico, libero nelle sue scelte e nei suoi amori, negli anni delle Madonne piangenti e delle scomuniche elettorali.
Ha avuto mille avversari e un vero rivale, per il quale era imprendibile ma sempre sfidabile. La rivalità con Gino Bartali lo ha umanizzato, fatto bandiera di un partito sterminato di tifosi, soggetto di milioni di scommesse.
Ha vinto meno di Binda e meno, molto meno di Eddy Merckx, di Hinault, di Indurain.
Ma il campionissimo è solo Lui, non solo per i ricordi degli italiani.
Forse perché la perfezione dello stile e il fisico esile, solo polmoni e muscoli lunghi delle gambe, lo rendeva il perfetto uomo-bicicletta, l'irraggiungibile modello di un ciclismo che con lui è diventato moderno.
Quando ha iniziato i copertoni si portavano ancora incrociati a tracolla, quando ha terminato la carriera eravamo già alle soglie dello sport medicale e cibernetico.
E poi non ha conosciuto la vecchiaia, come Achille, dal piede veloce, come tutti gli eroi dell'epica.
Una malattia curabile e vigliacca, presa in uno sciocco safari, a quarant'anni, quando ancora, sia pure con fatica gareggiava, lo ha strappato alla vita e alla cronaca e lo ha fissato per sempre nella storia e nella leggenda.
Siamo un paese dove a volte anche i ricchi ed i campioni sono curati male. La malaria scompariva dalle nostre paludi prosciugate e tornava nel suo sangue e nel suo respiro, dall'Africa.
La mia generazione ha visto vivere solo Bartali, ma paradossalmente, in negativo, dalle stigmate di Gino, il naso, la rabbia, la voce alla Louis Amstrong, la cocciuta simpatica incompiutezza di uomo tutto di terra, ha ricavato il calco in gesso di Fausto, la sua leggerezza, la sua essenza di uomo volante, il suo segno impalpabile e celeste.
E lo abbiamo sognato ed amato.
Per questo, e dopo ce n'è dispiaciuto, non abbiamo potuto amare fino in fondo i grandi dell'epoca nostra, il fuggitivo mondiale Adorni, il capitano Gimondi, il cuore matto Bitossi e tanti altri.
Coppi era ancora per noi, vittorioso sui vivi, più grande dei vivi. Sulla spiaggia, da "cinni", abbruttiti dal sole, con il tallone disegnavamo una pista, ed ecco il nostro Giro d'Italia, fatto con le palline, metà colore e metà testa di un campione. La "palletta" con il suo viso sottile andava in premio al più bravo. Non quella di Ocana o di Anquetil. Prima Coppi, e nessun altro.

Davide Ferrari
Quotidiani Epolis.

venerdì 14 maggio 2010

Ricordo di Gilberto Centi

Al VAG61, via Paolo Fabbri 110 a Bologna, Venerdì 14 Maggio alle ore 21
incontro in ricordo di GILBERTO CENTI
poeta, giornalista e progettista culturale
Intervengono:
Valerio Monteventi
Bruno Brunini e Carla Castelli
Davide Ferrari

A 10 anni dalla scomparsa di uno dei più originali ed amati protagonisti della vita culturale bolognese, una serata di poesia e musica per dare vita ad un progetto in memoria di Gilberto Centi, per rendere pubblica la stima e il rispetto che tante persone hanno provato per lui.

E’ la fine del mondo?

Il Vulcano, in Islanda, non smette di scagliare migliaia di tonnellate di polveri. Gli aerei lo sanno e non volano più.

Dallo Yucatan al Mississippi onde nere raggiungono le coste. E’ una catastrofe mai vista, lo dicono i colpevoli, i petrolieri.

C’è un’aria da fine del mondo. Non è bastato a rassicurarci lo smarrimento del virus suino. Nessuno sa più dov’è, eppure anche la H1N1 doveva annientare l’intera umanità. “Sì, ma se mutasse?” E l’ansia torna a riagguantarci.

La crisi mangia uno stato al giorno, ammesso che, nella globalizzazione, ancora esistano gli stati.

Se chiedete ad un giovane se ha fiducia nel futuro che lo attende, se è sobrio, reagirà male.

Insomma a forza di rinunciare a cambiarlo, il mondo, a forza di pensare che tutto va bene, siamo arrivati a temere di essere giunti all’ultima stazione.

Effettivamente è difficile essere ottimisti, non solo perché le cose vanno male ma perché ci sentiamo impotenti a raddrizzarne il corso. E’ notte, suona l’allarme e non sappiamo dov’è l’interruttore per accendere la luce e vedere cosa sta succedendo.

Ho l’impressione che nemmeno le Tv, e i media addormentati dal gossip di regime, con le loro mille piccole pornografie, riescano, più a distrarci. La gente non cambia canale, è vero, tanto sono tutti più o meno uguali. Spegne e va sul PC o ai Videogiochi.

Anche Dio non si sente tanto bene, per parafrasare una vecchia battuta di Woody Allen. I suoi ministri sono attanagliati dagli scandali e questo -naturalmente- non porta verso eresie piene di fede ma aumenta la generale sfiducia, il senso di incredulità.

Non so se mentre Roma cadeva nella barbarie, o nell’anno Mille, si sia vissuto un clima simile. Forse. Ma certo le generazioni presenti non sono sicure di non essere fra le ultime. Ne parliamo ancora poco. Sorridiamo a denti stretti. I più colti si rinfrancano ironizzando sulle infinite apocalissi di acqua calda di Voyager: “Se li si dice della profezia dei Maya vuol dire che stiamo al sicuro e non succederà nulla”.

Eppure è ragionevole pensare che i pericoli che ci sovrastano siano più o meno dello stesso ordine di quelli che abbiamo avuto in passato. Ragionevole? Ma chi ha più voglia di ragionare? A me pare resti un solo antidoto. Guardiamo i nostri figli, o i nipoti. Quelli più piccoli. Stringiamogli le manine e attraversiamo la strada. Non abbiamo il diritto di opprimerli con il nostro pessimismo pieno di viltà e rancore. No, non ne abbiamo il diritto.

Quotidiani E Polis, 13 Maggio 2010

UN GIOVANE POETA

Giovedì 13 Maggio 2010 - ore 20,30
presso Castello di Levizzano Rangone
Castelvetro di Modena

Presentazione e premiazioni poesie vincitrici
6° Concorso di Poesia
UN GIOVANE POETA A CASTELVETRO

Associazione Dama vivente
COMUNE DI CASTELVETRO (Mo)
Assessorato ai Servizi Culturali e Pedagogici
PROVINCIA DI MODENA

Interviene: Davide Ferrari

giovedì 29 aprile 2010

Un libro.

MARTA & GRIGORIOS Librai in via Delle Moline
e
Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni

Sabato 15 maggio 2010 alle ore 18
alla Libreria Delle Moline
Vi invitano alla presentazione di

STALIN IN ITALIA ovvero “Bepi del giasso”di Raffaele K. SALINARI

Marco GUIDI intervista l’Autore
intervengono:
Davide FERRARI e Giorgio GATTEI
Legge a voce alta: Gilberto CANU





Nell’inverno del 1907 entra nella hall dell’austero
hotel Roma e Pace di Ancona un giovane sulla
trentina, vestito con abiti piuttosto eccentrici:
indossa una blusa russa di satin nero sotto la
giacca, grigia come il logoro soprabito; gli unici
segni di eleganza sono la vistosa sciarpa rossa di
seta ed un fedora nero...

L'Italia? Meglio un Cubo di Rubik.

Ecco una buona notizia. Due politici locali hanno chiesto formalmente che l'Emilia-Romagna non esista più. Vogliono la Romagna e vogliono l'Emilia. Di una Regione si potrebbe farne due con immediati vantaggi, un altra quarantina di consiglieri regionali a 6000 euro al mese, un altra decina di Assessori e naturalmente un altra poltrona di Presidente o, come si dice oggi, di Governatore.
Ma ci sarebbero altri motivi per spaccare, per scindere, per abbandonare gli uni e gli altri a diversi destini. Per gli Emiliani, finalmente, non si avrebbe più il fastidioso equivoco che vede suonare "Romagna mia" in TV ogni volta che scorrono gli inni regionali. Senza contare che i Romagnoli sono più terroni, parlano a voce alta e, si dice, hanno più successo con le donne e quindi meglio non averli vicini.
Per la Romagna: finalmente Bologna non sarebbe "capitale" e Ravenna potrebbe tornare ai fasti che la videro ospite del trono degli ultimi imperatori romani, probabilmente i celtici piacentini ed i francesizzanti parmensi andrebbero, per stizza, in vacanza a Baden Baden o a Vichy, liberando posti sotto l'ombrellone a Bellaria, per le tedeschine e le svedesine.
E via elencando, i vantaggi non si contano.
D'altra parte l'Italia, si sa, è tutta un'invenzione. La settimana scorsa, in treno, alla mia ex moglie , che è di Roma e vive a Bologna, un viaggiatore, bislacco come il Signor Veneranda, dopo aver chiarito di non essere toscano, perche di Massa e Carrara e quindi di un "Ducato" indipendente, ha chiesto "e Lei, di quale Ducato è?'".
L'imbarazzata risposta è stata: "sono dello Stato Pontificio". Il duchista viaggiatore è parso molto soddisfatto. Dalla Lega, al Nord, ai filo Borboni è tutto uno spaccare.
Forse bisognerebbe pensare anche a Stati, divisi sì, ma a geometria variabile. Se anche si è di Santa Maria Capua Vetere, ad esempio, vicino a Caserta, mentre si giura nella lingua di Totò baciando la bandiera de "O' Re", per la sanità si potrebbe avere il diritto ad un passaporto del Ducato di Modena, e per le tasse ad uno del Principato vescovile di Trento o addirittura di quello di Brixen, Alto Adige.
Sarà un problema, in famiglia, visto i bilanci in rosso di questi tempi, comprare i costumi regionali di tante patrie e far frequentare tutti i corsi di dialetto che qualcuno già vuole obbligatori.
Insomma un'Italia, cancellata, spaccata e magari ricombinata come un "Cubo di Rubik". Lo sappiamo l'Italia è sempre stata uno scherzo. E se mio nonno ha preso la febbre spagnola per combattere in trincea per quest'Italia, chi se frega, tanto qualche storico revisionista che ci spiega che aveva ragione l'Austria di Cecco Beppe, al secolo l'Imperatore Franz Joseph, si troverà sempre.
Si, dell'Italia se ne fregano in tanti.Un po' l'avevamo capito.

Davide Ferrari

QUOTIDIANO EPOLIS

sabato 10 aprile 2010

NIDO E STRANIERI: I BAMBINI SONO BAMBINI, NIENT’ALTRO.

Segnali di fumo
Di Davide Ferrari

Il Nido è un servizio educativo fondamentale. Esattamente come le scuole, da quella per l’Infanzia all’Università. Quindi devono poter accedere, certamente, tutti coloro che ne hanno più bisogno e tendenzialmente tutti coloro che lo vogliono.
Il Nido non è obbligatorio ma, a Bologna e in un numero sempre maggiore di città ,ormai quasi tutti i genitori di bambini dall’anno ai tre anni desidererebbero iscrivere i loro figli. Qui abbiamo la più alta percentuale di servizio assicurato rispetto ai bimbi in età, più che a Copenaghen, tuttavia le liste d’attesa sono ancora lunghe e molti sono i requisiti per regolamentare l’acceso favorendo appunto chi ha più necessità e meno risorse economiche. Diciamo la verità è proprio su questo la Lega voleva puntare, con le norme ambigue del Ministro Maroni sulla sicurezza, (che creano sempre più clandestini, più nascosti alla società, più ricattabili: un vero pericolo per il vivere civile), e con la “spinta” che quelli del Carroccio impiegano perché i Comuni, anche la commissariata Bologna, caccino via dappertutto i non regolari, anche se lavorano, i loro familiari, i loro ammalati, i loro bambini.
Ecco i bambini. Dapprima la Commissaria dottoressa Cancellieri aveva disposto di non ammettere i bambini richiedenti il Nido se provenienti da famiglie che non potessero attestare la loro regolarità. Niente accesso, insomma. Bologna civile ha reagito, ha detto no a discriminazioni così odiose e pericolose. Anche molti genitori con figli in lista d’attesa e questo fa particolarmente onore a questi nostri cittadini.
Allora Cancellieri, prima applaudita solo dagli sciagurati leghisti bolognesi, ha fatto marcia indietro e cerca una via d’uscita fra leggi ingiuste, disposizioni ambigue ( lo stesso Ministero a Torino ha detto di soprassedere e ammettere i bimbi) e il volere di una città che non vuole scendere al livello delle guerre fra poveri.
Cosa insegna questa vicenda:
a) Bisogna vigilare, senza polemiche preconcette ma con gli occhi aperti, su quanto fa e farà la Giunta commissariale. Non è stata eletta ma ha pieni poteri, può fare cose buone ma anche gravi sbagli, magari anche solo per spirito burocratico..
b) Il razzismo c’è ma non ha ancora ingoiato i valori ed il buon senso di Bologna e dei bolognesi. Bisogna fare crescere la partecipazione per dare risposte ai problemi che ogni giorno-a partire dai servizi- la convivenza di cittadini e nuovi cittadini inevitabilmente provoca.
c) La Lega è il contrario di come si dipinge, non è una associazione di popolo che vuole vedere le cose per quello che sono e aiutare i cittadini, al contrario è un partito politico che per avere consenso aizza il fuoco di ogni conflitto senza curarsi se questo porterà delle conseguenze negative, anche a Bologna.
d) Ci vogliono più nidi, pubblici, in project financing, ed anche in convenzione con privati -purchè si tratti di persone serie. Non basta dire che più ce ne sono più altra gente li vorrebbe e quindi le liste d’attesa comunque cresceranno. I tempi delle famiglie si sono sfrangiati, si sta meno assieme, anche per la precarietà che è così diffusa, i bambini di pari età li si incontra sempre più solo a scuola, quindi sempre di più si vuole che la scuola cominci con il Nido. Ecco un bell’argomento per tutti coloro che vogliono candidarsi a fare il Sindaco della nostra città.
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venerdì 2 aprile 2010

Elezioni a Bologna. Voto che va, Congresso che viene.

Cosa ci si aspettava dalle Elezioni Regionali, in Emilia-Romagna? I pareri erano concordi, un calo del centrosinistra a livello regionale, più o meno in linea con tendenze certo non positive, ormai in evidenza da lungo tempo, e un fortissimo calo a Bologna, soprattutto in città.

Purtroppo il calo regionale è stato più accentuato.

Astensione, lista Grillo, Lega, molte le direzioni ma tutte con lo stessa insegna: la sfiducia verso la politica, i partiti programmatici, quelli che chiedono di fare qualcosa, a cominciare dal PD. No, se dalla politica non ci si può attendere nulla, allora, o non si va a votare oppure, a destra o a sinistra, ci si indirizza dove si promette il meno, dove si dichiara di saper tenere fuori i problemi -Lega- oppure che passerà il tempo a controllare i conti -Grillo- anche se degli eventuali risparmi nulla si dice del come sarebbe meglio impiegarli.

In questi chiari di luna è importante che Bologna non sia stata il punto dell’abisso, ed anzi abbia fatto segnare un voto-certo negativo- sia chiaro- ma non catastrofico. Non era scontato.

Ha contato la volontà di parti importanti di una città peculiarmente democratica di non andare dietro sirene demagogiche, comunque conniventi con lo sfascio delle istituzioni. Ha contato anche il gradimento ricevuto da alcune figure. Va considerato senza remore il risultato di Maurizio Cevenini anche perché non è il primo. Ha contato , e molto, la volontà di tenere il partito in campo, portata avanti dal gruppo dirigente attuale del PD. Non era affatto scontata ed anzi i più, fra chi parla sempre, chiedevano commissariamenti di qua e di là. Va riconosciuta. Non farlo per meschini posizionamenti congressuali sarebbe sciocco. E’ scorretto ricordare che comunque tutte le vacche sono nere. Certo il buio è fitto per tutti e sembra così intelligente ripeterlo ed invece in politica bisogna saper distinguere, afferrare bene l’analisi di tutti i punti negativi ma anche dei positivi, fossero pure pochi.

Non fare così invece incrementerebbe tutte le tendenze negative che certo vi sono e che sono apparse anche nella campagna elettorale. Ad esempio la balcanizzazione delle aree ed anche dei territori, ognuno dietro ad un punto di riferimento. Penso al futuro immediato. Al Congresso. Chi vuole rinnovare dovrà chiedere un mandato chiaro e ricevere piena autorità. Servono quindi soluzioni unitarie e basate sulla volontà di utilizzare al meglio tutte le energie e le generazioni. Qualcuno ha scritto che stiamo ballando sul Titanic. Se non si farà attenzione il passo sarà in avanti, sì ma oltre la spalletta, dritti nell’Oceano.

Detto questo , un po’ di cattiveria ci vuole, non solo perché andiamo male ma anche per mettere il sale della critica e rendere più utile il Congresso.

Perché non usare la cattiveria per mettere sotto esame il nostro governo, per esempio nelle città, a Bologna? E’ ancora straordinaria – checché - se ne dica- ma non è capace, da molto tempo di darsi delle priorità secondo un ordine che i cittadini condividano. Si è perduta l’abilità di usare la grammatica elementare dell’azione di governo combinata con la presenza sociale. Quello che ha fatto grande la Sinistra riformista e in Italia il Pci emiliano-romagnolo. Non è poco, è una tragedia.

Non basta andare a vedere il bellissimo film “La febbre del fare” e sognare a occhi aperti.

E’ questo il tema su cui mettere alla prova insieme giovani e vecchi non stanchi. Vedremo, già al Congresso, chi lo farà con più convinzione.

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Rospi all'Aquila.

Tempo di elezioni e di commenti al voto. Parliamo d'altro.
Una biologa anglosassone, Rachel Grant della Open University di Milton Keynes, nella contea di Buckingham, ha scoperto che i rospi abruzzesi interruppero, ben al 75%, di copulare, poche ore prima del sisma che ha distrutto l'Aquila. Smisero la "monta", o quel che fanno loro, per dirla cruda.
"L'unica ipotesi valida è che i rospi abbiano avvertito l'imminenza di un sisma e, spaventati, siano fuggiti via, perchè - ha detto la Grant - sono dotati di molti recettori geomagnetici sul corpo". Non è uno scherzo ma una vera new .
Quando ero un ragazzetto, un mio amico più grande si laureò in Fisica con una tesi sulla prevenzione dei terremoti in Cina. Eravamo tutti e due maoisti, o credevamo di esserlo.
Ma, per la verità, i fantasiosi cinesi si ingegnavano a prevenire osservando il volo improvviso delle papere ed il nitrire nervoso dei cavalli.
Invece ora si spiano i rospi. Quanti rospi? La notizia che ha fatto il giro del mondo, non lo specifica.
Se si parla di 75 %, di percentuali, almeno cento coppie di rospi e rospe saranno stati sotto osservazione.
E perchè nessuno dei collaboratori della scienziata ha chiesto un parere alle rospe. Erano scontente o sollevate?
E le coppie di rospi gay? Chi ha interrotto il coito in quei casi? E le coppie lesbiche? Ancora più difficile stabilire il rapporto fra loro ed il sisma in arrivo.
Certo se è vera , la scoperta può avere conseguenze importanti e benefiche.
Basterà non perdere mai d'occhio qualche centinaio di batraci ed il gioco è fatto. Al primo coitus interruptus multiplo tutti in strada. Speriamo che i rospi non lo imparino o che non abbiano il gusto degli scherzi.
Altrimenti sai le risate che si faranno con le graziose rospe. "Dai , ora faccio finta. Vedrai quelli impazziscono. e noi ci ritroviamo fra dieci minuti nel fossato vicino alla Chiesa!"
Un'altra domanda: perchè l'Università inglese viene a studiare le prestazioni dei rospi in Italia? Forse la fama del maschio latino, in vertiginosa discesa fra gli umani, resiste fra i ranocchi.
Poveri rospi, però. Mai un poco di privacy.
Solo su una cosa potranno contare, i bufi aquilani. Nessun rumore di ricostruzione li disturberà. Al massimo il cigolio delle povere carriole dei volontari.


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domenica 21 marzo 2010

21 Marzo, la poesia e l'acqua.


GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA PROMOSSA DALL'UNESCO
GVC Onlus

“Acqua, bene pubblico inalienabile”

GVC Onlus in collaborazione con l' "Associazione Culturale di Via dei Poeti", aderisce alla Giornata Mondiale della Poesia promossa dall'UNESCO di domenica 21 marzo.
Il tema centrale della giornata sarà dedicato all'importanza dell'acqua come BENE PUBBLICO INALIENABILE.
La competizione derivante dalla crescente carenza di risorse idriche ed il mutamento "impazzito" del clima, fanno infatti aumentare le probabilità che si verifichino nuovi conflitti internazionali sia economici che militari, per il controllo di questo strategico "oro blu" che si vorrebbe privatizzare, aumentando così il divario fra nord e sud del mondo.

PROGRAMMA:

DOMENICA 21 MARZO 2010

MATTINA

H.10,00 LIBRERIA MEL BOOK STORE
via Rizzoli, 18
VERSI e PAROLE di ACQUA
-DAVIDE FERRARI legge dal "DILUVIO UNIVERSALE"
-CHIACCHIERATA col PUBBLICO sull’ACQUA con un volontario di GVC ONLUS e ANDREA CASELLI (CGIL)

H.11,30 LA LINEA WINE BAR
piazza Re Enzo
PERFORMANCES, SORRISI e IMMAGINI di ACQUA
-con ELEONORA GALLIANI e VIA DE’ POETI
-VIGNETTE SEMISERIE sull'ACQUA con ZAP
-GADGET di GVC ONLUS

POMERIGGIO

H.16,00 CAFFE’ DE LA PAIX
via Mascarella, 24 e Palazzo del Podestà (LA SCIENZA IN PIAZZA)
VERSI e SUONI dal MONDO di ACQUA
-con MIRCO MUNGARI e VIA DE’ POETI
-ESPOSIZIONE FOTOGRAFICA a cura di GVC ONLUS

H.16,30 RADIOCITTA’FUJIKO 103.100 fm
DOMANDE e RISPOSTE sull’ACQUA
-BOLOBAZZALIVE, GVC ONLUS e VIA DE' POETI

H.17,30 CAFFE’ DELLA CORTE
corte Isolani, 5
CANTI, RIME e SOGNI di ACQUA
con MIRELLA GOLINELLI (soprano), MAURIZIO DEORITI (pianoforte) e VIA DE' POETI

H.18,30 ENOTECA ALTOTASSO
p.zza San Francesco 6/D
PAROLE in LIBERTA’ sull’ACQUA
-OPEN MIKE con GIANMARCO BASTA e VIA DE’ POETI
-IMMAGINI VIDEO e GADGET a cura di GVC ONLUS

H.20,00 ISTITUTO DI CULTURA GERMANICA
Via De Marchi,4
ACQUA LIBERA TUTTI
La Musica di FABRIZIO DE ANDRE’, i versi di VIA DE’ POETI, Davide Ferrari, Gregorio Scalise e Claudio Lolli

venerdì 19 marzo 2010

Almeno parliamone.

Segnali di fumo
Di Davide Ferrari

Vicino casa mia abita una signora di origine moldava. In un Quartiere periferico di Bologna, vissuto da tanti anziani, la nuova concittadina, piano piano, si è conquistata popolarità ed amicizia. E' un po' una sindaco di strada, o meglio di ballatoio. Aiuta, consiglia, rappresenta. Ha una parola utile su tutto e per tutti.
La incontro la mattina prestissimo. Per lei l'ora è consueta, per me un po' meno.
Dopo qualche frase di circostanza mi dice, fra il sorriso e il pianto, che dal Primo Aprile è out, fuori, licenziata, senza lavoro. Non c'è altro da dire. Passa un'ora il mio telefonino riceve un messaggio ANSA. "Arrestato a Bologna. Rapinava le farmacie. Aveva perso il lavoro da qualche mese". Su Facebook il figlio di una mia vecchia Colf, mi raggiunge, parla d'altro, per un po',in chat, poi: "Sono a casa senza lavoro. Che farò? Chissà".
E' un onda che cresce, giorno dopo giorno, ma a differenza dello Tsunami non si ritira, continua a salire, insidia le famiglie, qui, non nell'Italia dei più poveri.
A Bologna la crisi è stata rallentata da una politica della Regione molto attenta che ha permesso di evitare migliaia di licenziamenti, ma ora, mentre il Governo non se la sente di aumentare i fondi per rinnovare le Cassa Integrazione, arrivano, dal terziario, dall'artigianato, e anche dal manifatturiero le notizie di chiusure, o di drastiche riduzioni.
E' strano ma se ne parla poco.
Non solo da parte dei politici ai quali diamo tutte le colpe, ma anche fra la gente.
Ci stiamo comportando, quasi tutti, scusate la metafora angosciante, come fanno gli anziani. Hanno paura di morire, ma non ne parlano, per non inquietare i figli distratti, per non disturbare i nipoti e perché tanto non c'è rimedio.
Per la crisi è la stessa cosa. I potenti non ne parlano per non far pensare troppo a come siamo messi, i telequiz continuano a distribuire miliardi, i “gratta e vinci” promettono sistemazioni e turismo a vita, e le vittime stanno zitte, ancora, perché non sanno cosa chiedere e a chi. Ma almeno una cosa bisogna fare, e si può fare.
Bisogna cominciare a vedere la realtà, smetterla di far finta di niente. Ci vorranno interventi pubblici di grande dimensione, probabilmente tutte le stupidaggini di questi anni sul privato che risolve tutto dovranno essere dimenticate. Ma anche nell’economia di ogni giorno si può fare qualcosa di diverso. Ufficio per ufficio, fabbrica per fabbrica bisogna evitare licenziamenti magari riducendo il lavoro di ognuno per poterlo redistribuire. E poi, e poi, e poi…

Il Bologna, Quotidiano E Polis

Ricordo di Marta Pompei.

LA SCUDERIA piazza Verdi, 2 - Bologna


21 marzo 2010 h 17 - 21
Festa della Primavera - Mese della donna
Giornata Internazionale della Poesia

dedichiamo questa data a una giovane
amica recentemente scomparsa


ricordo – saluto – memoria – onore – lettura
per MARTA POMPEI

Saranno presenti le amiche e gli amici di Marta
aderiscono: • Gruppo ’98 Poesia • Versitudine•
Le Voci della Luna • La Tua Idea • Sirena Project
"La casa dei pensieri"

giovedì 18 marzo 2010

"La poesia contro il razzismo".

15/21 marzo. VI SETTIMANA NAZIONALE CONTRO IL RAZZISMO
Librerie Feltrinelli

Venerdì 19 Marzo, ore 10
Piazza di Porta Ravegnana 1, Bologna

"La poesia contro il razzismo"

Davide Ferrari
Jean Robaey

dialogano con ragazzi di scuole medie di Bologna.

mercoledì 10 marzo 2010

E al Forum del Pd confronto con Ferrari, Sita e Ronchi

UN CONFRONTO tra Alberto Ronchi, assessore regionale, e Luciano Sita, assessore comunale, sul tema delle politiche per la cultura a Bologna e in Emilia-Romagna è in programma mercoledì prossimo, il 10 marzo (alle 20.30), alla sala Passpartout di via Galliera 25. Lo organizza il costituendo Forum Cultura del Pd, una struttura aperta anche ai non iscritti; la discussione sarà introdotta da Davide Ferrari, Annamaria Tagliavini, Fabio Abagnato e conclusa da Giuseppina Muzzarelli. È un incontro che acquista particolare interesse vista la posizione dei due relatori: per Ronchi un' ampia mobilitazione popolare invoca la riconferma, Sita è stato indicato come possibile candidato sindaco per Bologna.

(La Repubblica Bologna)

Torna la neve. L’inverno della Repubblica visto da Bologna.

Segnali di fumo
Di Davide Ferrari



E' tornata la neve. Brividi in strada. Avevamo già in mente la Primavera. Con un poco di tepore, rimpannucciati, ci sembrava di poter tornare alla vita di sempre, alla Bologna di sempre. Delbono quasi scordato, la Commissaria al lavoro, tutti a pensare alle proprie faccende.
La Destra cittadina gongolava ma senza far troppo rumore. Persino a Sinistra qualche analista e qualche giornalista, cominciava a teorizzarlo: “Meglio così, Bologna senza Sindaco, è vero, ma che sarà mai, un po’ di tempo non farà male, tranquilli e magari “rinnovati” ci si potrà presentare fra un anno i cittadini con più ciance”.
Tanto si va verso la buona stagione. Rassegnarsi e bordeggiare.
Invece nevica.
Prima un’onda di fango e scandali da far muovere anche gli stomaci più avvezzi.
Scandali insidiosi come quello, con mille rami , attorno alla Protezione civile.
Poi, fra pause caffè troppo lunghe, risse sui nomi, pasticci e arroganze il caso delle liste presentate tardi o male.
Il voto pigro per le Regionali si è avvitato in una faccenda grigia e rischiosa. A Roma una legge fatta apposta ha cercato di risolvere un problema vero nel modo peggiore, elargendo favoritismi a chi l’ha scritta. Mentre scriviamo, non sappiamo come finirà.
Ma anche Bologna è stata coinvolta. Qualcuno, a Destra, lo ha detto apertamente, “aiutate Polverini e Formigoni e noi vi faremo votare presto”.
Ma non si diceva che Bologna doveva essere commissariata perché il suo Sindaco non si era dimesso in tempo ?
Il baratto è stato rifiutato ma nel palato è rimasto l'amaro dell'ingiustizia.
Mi è venuto in mente un episodio antico. Di quelli che non c'entrano niente. Nel 1964, allo spareggio con l'Inter per lo Scudetto, cercarono di togliere di mezzo il Bologna inquinando le provette dell'antidoping. Un pizzico di qualcosa nei depositi dei calciatori e via, questa squadra, figlia di una città troppo diversa sarebbe sparita. Sarebbero rimasti i forti di sempre, delle città dei poteri e del denaro.
C'è stato, in questi giorni qualcosa di simile, a ben vedere. “La città va punita, lasciata senza un governo che lei abbia eletto”. Se serve, invece, la si può usare come merce di scambio. Come con le figurine, due mediani di Arcore in cambio di una "Due torri", più rara.
Insomma l’inverno della Repubblica si è fatto di nuovo più evidente, preoccupante. E’ richiesto più impegno, anche se non sappiamo bene in quale direzione.
E' tornata la neve. Manifestazioni contrapposte. Un paese sbandato. A Bologna ancora è presto per la Primavera.

Il Bologna, Quotidiano E Polis

martedì 9 marzo 2010

Incontri di Marzo.10, 13, 15 e 16. Cultura, Scuola, Saperi, Regione.











Bologna, Regione: la cultura
Appunti per una politica per le culture.


Mercoledì 10 marzo 2010, ore 20.30 - 23.30
Bologna, via Galliera 25/a, Sala Passepartout
Incontro seminariale pubblico
promosso nel percorso per un Forum Cultura del PD di Bologna.

Aprono la discussione Davide Ferrari, Annamaria Tagliavini, Fabio AbagnatoInterverranno Alberto Ronchi, Luciano Sita

Intervento conclusivo di
Giuseppina Muzzarelli


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SABATO 13 MARZO 2010
h 10- h-12,30
Hotel Corona d'Oro, via Oberdan 12-Via Albari 3 (ingresso diretto della Sala), Bologna

Bologna, Regione, Europa
Contro la crisi, governare
per lo sviluppo, la solidarietà sociale, il sapere.


Incontro seminariale.
Apertura dei lavori
On. Giancarla Codrignani

Interventi di

Duccio Campagnoli, Assessore attività produttive, sviluppo economico, piano telematico Regione E-R

Davide Ferrari, Direttore Casadeipensieri

Giuseppina Muzzarelli, Vice Presidente Regione E-R

Giovanni Sedioli, Assessore scuola, formazione professionale, università, lavoro Regione E-R

Intervento conclusivo
On. Salvatore Caronna, Parlamento Europeo

Saranno presenti i candidati del Partito Democratico
all'Assemblea Legislativa Regionale dell’Emilia-Romagna

Tema.
Verso la parte conclusiva e decisiva della campagna elettorale, si propone un seminario che metta in evidenza i progetti concreti principali che sono in campo per dare ruolo a Bologna nelle politiche regionali. Le realizzazioni, compiute ed in corso, della Regione, gli elementi più forti per motivare la scelta cui sono chiamati i cittadini.
Un contributo per ancorare il momento elettorale alla consapevolezza dei problemi e degli interventi davvero aperti.

"Casa dei cittadini" Bologna
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15 Marzo 2010: "La controriforma della scuola"


Librerie Feltrinelli
LaFeltrinelli Eventi

in collaborazione con Casadeipensieri
e Rivista "Riforma della scuola"

Lunedì 15 Marzo, ore 17,30
Libreria Feltrinelli Zanichelli
Piazza Galvani 1H

"La controriforma della scuola. Il trionfo del mercato e del mediatico"

di Massimo Baldacci e Franco Frabboni
F.Angeli ed.

Discutono con Franco Frabboni

Sandra Soster, Segretaria FLC CGIL Bologna
Marco Mazzoli, Università Cattolica di Piacenza
Gian Mario Anselmi, Università di Bologna

Presiede Rosanna Facchini, della redazione di "Riforma della scuola"

www.casadeipensieri.eu
www.riformadellascuola.it
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Martedì 16 Marzo, ore 20,30
Salone Hotel "I Portici" Via dell'Indipendenza 69.

Bologna-Regione
"Scuola: alternative ai tagli, occasioni di crescita"

Simona Lembi, Andrea De Maria, Francesca Puglisi, Giovanni Sedioli, Davide Ferrari, Sergio Lo Giudice,Daniela Turci, Davide Di Noi, Roberto Farnè, Adriana Lodi, Franca Marchesi,Giuseppe Pedrielli, Marilena Pillati, Franco Tinarelli

Con VASCO ERRANI

martedì 2 marzo 2010

Quei fans del’incolpevole Commissaria.

Segnali di fumo
Di Davide Ferrari

Navigando navigando, nei meandri di Facebook, ho incontrato la pagina dei fans della Commissaria del Comune di Bologna, Dott.sa Anna Maria Cancellieri. Proprio così. In pochi giorni un funzionario dello Stato si è ritrovata una tale fama da avere più di seicentocinquanta tifosi online. Saranno contenti quei politici di centro-destra e quei giornali che ci hanno descritto l’incolpevole Cancellieri come un incrocio delle virtù direttive di Napoleone e dell’ amabilità di Lady Diana. Però, nuova sorpresa, l'esercito dei 600 non sembra composto, almeno per gran parte, da coloro che allo sciagurato gesto del Governo di tenere commissariata Bologna per più di un anno, hanno gioito inneggiando all'arrivo di un "Podestà". Macché! Tra i fans ci sono anche femministe di lungo corso, militanti di vecchie feste dell’ Unità, e soprattutto attivisti di quell’ ondata anti-casta che non accenna a placarsi.
Vi ho trovato anche una mia amica, anni addietro collaboratrice di Casadeipensieri.
Le ho chiesto il perché di quello che, ai miei occhi di impenitente democratico, appare uno scandalo. Le ho fatto rilevare, con una certa baldanza, come sia improprio essere sostenitori di chi ha assunto un ruolo tecnico, che, per sua natura, non può fare altro che garantire una corretta amministrazione quotidiana fino al giorno del voto. Ho fatto notare come il fatto stesso di sostenere una figura di questo tipo attribuisca a chi non è stato eletto dai cittadini poteri e caratteristiche che non ha.
Disarmante la risposta. “Ho fatto otto concorsi, i politici prendono i posti senza concorso.” Che dire?
Non votare darà ai cittadini più garanzie di onestà? Taglierà le unghie alla partitocrazia accettare, come niente fosse, che, per ripicca di partiti contro altri partiti, Bologna non abbia un Sindaco per 16 mesi, o quel che sarà?
Ormai qualcuno considera il voto meno importante dello sfogo contro quel politico che magari è anche il capufficio, il condomino di cui si invidia il gettone di presenza racimolato in un consiglio di Quartiere. Tempi cupi. Servono sobrietà, credibilità e voce alta nel difendere le istituzioni,anche quelle opache che ci troviamo spesso di fronte, oppure i 600 diventeranno presto legioni. Sono sicuro che la Dott.sa Cancellieri, che non ha nessuna responsabilità di quanto sta avvenendo attorno al suo ruolo, sarebbe d’accordo con me.

"Il Bologna" Quotidiano Epolis, 2 Marzo 2010

martedì 23 febbraio 2010

I ribelli di Sanremo

Si sono ribellati. Imitando, forse, gli orchestrali indisciplinati del film “Prova d’orchestra”, i maestri del golfo mistico del Festival di Sanremo hanno detto no, hanno stracciato i loro spartiti.
A differenza di quelli un po’ infingardi del capolavoro felliniano, i musicisti della città dei fiori hanno dimostrato carattere.
Hanno chiesto qualità. Anche in tema di canzonette a tutto c’è un limite. Il Principe che ama tanto l’Italia, la sua religione e probabilmente il suo governo attuale, è al di sotto di quel limite.
Non è il solo, per la verità, certo è il peggiore. E’ sembrato che non solo si rovesciassero i criteri, ciò che era bello, o almeno passabile, finiva nelle retrovie ed i pastrocchi avanzavano, ma anche che questo non avvenisse per la legge ferrea della mediocrità popolare ma anche per esigenze mediatiche, persino oltre le regole già all’acqua di rose di una manifestazione canora.
Così Pupo e Filly hanno cambiato il testo della canzone, aggiungendovi gli azzurri ed il pallone mondiale, visto che un Lippi troppo disponibile era corso in loro aiuto. Chissà a quali rotondità avrebbero fatto riferimento se la testimonial fosse stata, chissà, la “vecchia” Nadia Cassini.
Insomma, la disperazione di noi spettatori engagees era grande Non bastava a risollevarci la partecipazione discreta di Pier Luigi Bersani, una buona idea del politico piacentino, già trionfatore su Bertolaso per le note foto con capelli e fisico da Lothar, nella Firenze alluvionata del ’66.
Poi ecco gli orchestrali. Compatti, coraggiosi, come le mondine del dopoguerra hanno interrotto l’orgia sconsiderata dei poteri e hanno inferto poderosi colpi di rasoio all’ingiustizia.
Si può aprire il cuore alla speranza di cambiamenti, il contro fagotto ed il violino di fila sono pronti a guidarci.
Guardate che non scherzo, o almeno non del tutto. C’è voluto un po’ di coraggio a fare un gesto simile. Può darsi che i rivoltosi avessero qualche spondina nell’establishment, ma non credo ad un colossale inciucio per far salire l’audience. Non credo cioè che i musicisti si siano prestati ad impersonare la parte che fa spesso il pubblico di Amici contro la ferrea e poco credibile Celentano.
Ho visto un afflato di sincerità, il senso nell’aria che si potesse e dovesse dire qualche no. Addirittura mi sono chiesto se non sia il segnale di tempi più vivi in arrivo, meno arresi a chi spadroneggia .Forse le mie sono stupidaggini da contestatore a vita, ma , per la verità non sarebbe la prima volta che Sanremo mette in evidenza fenomeni sociali importanti.
Così fu con il tragico gesto di Luigi Tenco, per come venne letto dai giovani di allora. Anche lì il tema era quello dell’ingiustizia di dover subire l’orrore di una banalità preconfezionata. Ma, più allegramente anche le performance di Celentano, quello vero, ebbero la forza di indicare cose grandi che avvenivano fuori dall’Ariston e dieci anni prima anche il turbine di Modugno e persino i saltelli ribelli di Joe Sentieri.
Chissà forse quelle pagine di musica fatte a pezzetti le dovremo ricordare.

lunedì 22 febbraio 2010

Poesia. Tre incontri con i ragazzi delle Scuole Medie


Il poeta Davide Ferrari
incontrerà i ragazzi delle scuole medie di
SPILAMBERTO - CASTELNUOVO R. - VIGNOLA
in preparazione della 6° edizione del concorso di poesia
"UN GIOVANE POETA A CASTELVETRO"
2 Febbraio 2010

Scuola Secondaria di Primo Grado
S. FABRIANI DI SPILAMBERTO (Modena)

9 Febbraio 2010
Scuola Secondaria di Primo Grado
G. LEOPARDI DI CASTELNUOVO R. (Modena)

9 Marzo 2010
Scuola Secondaria di Primo Grado
L.A. MURATORI DI VIGNOLA (Modena)


Quattro conferenze di Davide Ferrari, in ogni giornata, rivolte ai ragazzi di I,II e III media.
Promozione a cura dell'Associazione "Dama Vivente", delle amministrazioni comunali dei tre paesi, delle scuole.

domenica 21 febbraio 2010

"Riforma della scuola" rinasce la rivista di Rodari, online.


SCUOLA. TORNA "RIFORMA", LA RIVISTA DI LUCIO LOMBARDO RADICE E GIANNI RODARI
UN ARCIPELAGO DI BLOG E DIECI NUMERI SU CARTA ANNUALI

(DIRE) Bologna, 20 feb. - Torna ad uscire, dopo 18 anni, la
prestigiosa rivista "Riforma della scuola", fondata da Lucio
Lombardo Radice negli anni '50, e per decenni la principale, a
sinistra e nel mondo della ricerca pedagogica progressista.
E' stata la rivista di Gianni Rodari e di innumerevoli altri
scrittori per l'infanzia, docenti e ricercatori.
La nuova "Riforma" e' edita a Bologna, diretta da Franco
Frabboni (che fu anche l'ultimo direttore della serie storica) e
da Davide Ferrari.Nel comitato di garanzia nomi prestigiosi della
ricerca sulla scuola e la formazione come Franco Cambi
(Universita' di Firenze), Franca Pinto Minerva (Preside di
Scienze della formazione a Foggia), Umberto Margiotta
(Universita' di Venezia Ca' Foscari), Liliana Dozza (prorettore
all'Universita' di Bolzano).
Asse della rivista l'unione di ricerca ad alto livello ed
attenzione ai movimenti presenti nel mondo della scuola in
un'ottica di documentata critica all'operato del Governo e
dell'attuale Ministro dell'Istruzione. Oggi il primo numero
online (www.riformadellascuola.it). In rete la rivista vivra'
come un arcipelago di blog, con una formula molto innovativa.
Ogni anno "Riforma" editera' dieci numeri monotematici, a
volume, su carta, una vera e propria collana editoriale.
Nel primo numero un saggio, molto attuale, di Luciana Bellatalla
(Universita' di Ferrara) sul presente ed il futuro della
secondaria superiore.

(Com/Dim/ Dire)
19:22 20-02-10

giovedì 18 febbraio 2010

Tutti online, con la bava alla bocca.

Il mio provider che forse è il più grande al mondo (per non far pubblicità scriverò solo le prime lettere del suo nome: yah..) propone sul suo portale, ad ogni collegamento, una lista di notizie che ritiene principali ed una gruppetto di click consigliati.
Solitamente si tratta delle nozze di qualche velina internazionale o della scoperta di un uomo più piccolo del più piccolo finora conosciuto.
In questi giorni la super-foto-notizia riguarda la cantante Arisa. Pare abbia cambiato look. Chissenefrega, direte, ma Yah.. lo annuncia e lo documenta con dovizia di immagini: due enormi occhiali da bambolotto, un abitone, sformato ma simpatico alla zingaresca e due stivaletti marroni dal tacco altissimo.
Come ogni notizia bomba anche questa è sottoposta ai commenti dei navigatori.
Centinaia di commenti. Si presuppone di giovani e di giovanissimi.
Incuriosito dai primi, di una gratuita e sorprendente violenza, ho scorso i post seguenti, decina dopo decina. Confesso che sono rimasto impressionato. Una sequela infinita di insulti, o meglio di parole scagliate come sassi in una lapidazione. Sono parole che evidentemente si ritengono le più forti, quelle che possono esprimere il ribrezzo, quelle che -per loro- tutti capiscono come negative: “SEMBRA UNA ZINGARA-CHE SCHIFO-è UNA POVERA-VADA IN STAZIONE-PRENDETELA-RINCHIUDETELA” e via andare. Non ho trovato ombra di ironia. Semplicemente, l’odio verso zingari, gli stranieri e, ancor più significativo, verso i poveri, la maledizione contro gli emarginati, simbolo di ogni male, sono nel vocabolario e nelle idee di tanti, fra i nostri figli. Come in molti cori degli stadi, e qui non c’è nemmeno la scusa delle provocazioni di un Balotelli.
Francamente non c’è da stupirsi se, ogni tanto qualcuno brucia un barbone o incendia un campo nomadi.
Povera Arisa, i suoi vestiti casual hanno scoperchiato un vaso colmo di odio.
Per la verità trovo anche qualche post dissonante, che prende le distanze da questo oceano di bava.
Ma l’eloquio dei “buonisti” rivela frequentazioni scolastiche lunghe, e quindi elitarie, e probabilmente qualche anno in più.
E’ importante, ma non annacqua la sostanza, il piombo fuso, l’onda nera.
Che fare? Davvero non saprei. Non ci sono scorciatoie. Di solito i moralisti tirano in ballo la scuola. Sarebbe troppo scontato. E poi la Gelmini la sta smontando pezzo per pezzo, come sperare?
Proviamo a chiamare in causa la Chiesa cattolica, così importante in Italia? Chè faccia qualcosa, almeno lei, con le migliaia di oratori che organizza. Certo vien da pensare che sarebbe molto meglio se le alte gerarchie ecclesiastiche dessero voce ai preti di base, che sono in trincea e probabilmente sanno a che punto siamo, invece di parlar sempre di Crocifissi sui muri e di nozze gay.
Ma non basta chiedere agli altri di fare qualcosa. La campana dei giovani abbandonati al nulla, alle mutande lunghe ed ai pantaloni bassi, alla caccia alle firme ed al disprezzo per chi non le possiede, suona per ognuno di noi. Padri e madri, forza, visto che anche voi siete sempre online, correte in rete, almeno lì, per incontrare, ed educare -sì proprio educare- i vostri figli.

"Il Bologna" Quotidiano Epolis
Segnali di fumo
di Davide Ferrari

mercoledì 17 febbraio 2010



Davide Ferrari fotografato da Stefano Brigantini

giovedì 4 febbraio 2010

IO LEGGO IL DIARIO DI ANNA FRANK


GIOVEDI' 4 Febbraio 2010, ore 20,30
Sala Passepartout,
via Galliera 25/a, Bologna


IO LEGGO IL DIARIO DI ANNA FRANK
Riflessioni e letture dopo la richiesta della Lega Nord
di non far leggere Anne Frank nelle scuole italiane.

Frediano Sessi, Università di Mantova, curatore ed.Diario di Anna Frank
Francesca Puglisi, resp. Naz. Scuola PD
Davide Ferrari, Direttore di Casadeipensieri
Ada Segre, Comunità ebraica di Bologna
Fabrizio Tosi, V.Pres. prov. ANED


Intervento e letture di
Ivano Marescotti

Associazione culturale "La Casa dei pensieri"
Rivista "RIFORMA DELLA SCUOLA"
in collaborazione con PD Bologna Settore Cultura

domenica 31 gennaio 2010

NOVITA', NOVITA' !

Il sito www.davideferrari.org è in ricostruzione.
Vi chiediamo ancora un poco di pazienza.
Per il momento, grazie di essere arrivati qui, su questo blog.
Continuate a scrivere a davideferrari@yahoo.com

Buona navigazione.

sabato 30 gennaio 2010

Dopo Delbono.

Le dimissioni di Flavio Delbono ci devono costringere a ragionare. Fatto inedito, vengono però dopo un decennio che, in modi diversi e di differente drammaticità, disegna tuttavia un quadro, che va visto sino in fondo, di progressiva difficoltà del Centrosinistra di rappresentare, esso solo, la parte maggiore della città.
Nell'ultimo decennio abbiamo avuto: un Sindaco che non si è ricandidato,poi una sconfitta elettorale, poi l'affermazione di Cofferati, seguita però da una gestione complessa e conflittuale, il suo abbandonare Bologna, poi la vittoria, al secondo turno, di Delbono e ora le sue dimissioni.
Un incalzare di avvenimenti, un tempo senza tregue nel quale, anche a Sinistra, solo a momenti alterni, si è potuto dare spazio a progettualità e qualità.
Anche il giudizio su chi ha retto il partito in questi anni deve partire dai dati obiettivi di questa difficilissima realtà. Altrimenti la critica sarà puro posizionamento di potere.
Ora, dopo Delbono, anche se il tempo è poco, non si può pensare di andare al voto senza una riflessione sui limiti della nostra stessa rappresentatività.
Ho letto le dichiarazioni di Giorgio Guazzaloca. Chiede una fase nuova, una vasta unità di intenti. Si rende, mi pare, lui stesso conto che non è riproponibile la sua esperienza, storicamente -e con irreparabile errore- collocata in alleanze a destra. Ma il punto che mi interessa porre è questo: non si può fare una fotografia della società, simile a quella che hanno fatto in questi anni le liste civiche, dalle sue fino a Grillo, dove baldanzose e forti energie erano dipinte all'attacco di una classe politica asfittica.
Anche la società ha vissuto difficoltà crescenti e non appare in grado di produrre -da sola- autonome vie per fare ripartire Bologna. La risposta ai bisogni della città non si potrà avere giocando la partita politici contro civili.
Ci vuole piuttosto un’alleanza. Alcuni piccoli passi, da fare subito, darebbero il segnale che si è capito qualcosa, che si vuole andare nella direzione giusta.

1)Sentire la voce della città, a cominciare dalle categorie economiche e sociali, dal mondo dello studio, dall'associazionismo. Farsi sentire, in questi momenti, coinvolgere, sarà la miglior prova di quel senso di responsabilità che, abbiamo detto tutti deve essere il carattere più forte del PD. Il PD confermerà il suo grande ruolo se non penserà di essere "tutto", di bastare a se stesso.

2) Rivolgere la nostra iniziativa a tutte le forze democratiche. Se anche non fosse possibile creare, in questa fase politica, una coalizione più larga, per tanti e noti motivi, non sarà senza lasciti positivi confrontarsi anche fuori dal nostro mondo.

3) Selezionare alcuni, pochi e chiari, punti di programma che abbiano consenso in città e, su questa base trovare una squadra di "realizzatori" che siano disposti a giocare la propria esperienza.

Tanti vogliono farci litigare solo su due cose:
il nome del candidato e la data delle Primarie.
Ma, la Puglia lo dimostra, le primarie devono farsi con un quadro certo, e io dico più largo, almeno socialmente, di coalizione, che potrebbe apparire chiaro con la formazione di un vasto comitato che le indica.
E a nessun candidato, fosse anche Zaratustra, può essere messa sulle spalle la responsabilità di fare, tutto da solo, quei passi che prima indicavo.
E' importante invece scegliere subito la strada dell'apertura. Chi per primo darà un segnale in questo senso farà un salto nella credibilità e si segnalerà, ne sono convinto, alla nostra attenzione e a quella di Bologna.

Davide Ferrari

mercoledì 27 gennaio 2010

Poesia civile. La dimensione internazionale. L'Italia

"La poesia in Italia oggi e i percorsi possibili di riflessione e resistenza"

con Davide Ferrari, Gregorio Scalise, Alberto Masala, Bruno Brunini, Sergio Rotino, Vincenzo Bagnoli, Anna Zoli, Chiara Cretella, Serenella Gatti Linares, Paola Tosi, Graziella Poluzzi, Leila Falà.

in occasione della presentazione del libro di Carlo Bordini
"Non è un gioco.
Appunti di viaggio sulla poesia in America Latina"

Luca Sossella editore

Incontro a cura di Loredana Magazzeni e Pino De March
Mercoledì 27 Gennaio 2010
CENTRO SOCIALE XM-24
Via Fioravanti 24, Bologna

Dall'intervento di Davide Ferrari:
"Aumenta, sempre di più, la produzione poetica. Non è un male , perchè indica la ricerca, persino a livello di massa e oltre le consuete età dell'adolescenza e della giovinezza, delle possibilità espressive del linguaggio poetico per trovare vie di comunicazione e di riflessione. E' vero però che si ha l'impressione di una vera e propria dissipazione qualitativa.
E' un fenomeno che possiamo osservare in tutte le forme artistiche. Prima la riproducibilità tecnica ha tolto centralità all'arte, ed anche alla poesia, oggi la dematerializzazione della riproducibilità sembra capace di liquefare il senso, di annullare ogni capacità di verità della parola. Siamo in una civiltà dove la dematerializzazione del libro è metafora della perdita di ogni possibilità di verificare le proprie asserzioni. Perdendo ipotesi e scommesse, la capacità cioè di puntare su un pensiero critico, la parola si annienta e la ricerca dello scrivere in poesia diviene angosciosa ripetizione di banalità incapaci di dare espressione anche ai sentimenti più immediati dell'animo, dell'interiorita'.
Fare il percorso all'indietro, passare dalla quantità alla qualità è forse impossibile, eppure sento che bisogna frequentare anche la quantità, rischiare i luoghi più deboli, persino esibizionistici, per portare ancora la potenziale forza della poesia ad essere considerata.
Per questo il piccolo ma interessantissimo libro di Bordini è utile. Non solo ci porta in una dimensione , quella colombiana, dove la poesa civile ha ancora una grande forza ma anche dove la scommessa del pensiero-talvolta in forme ingenue ma non per questo prive di forza-non è stata dimessa.
La dimensione internazionale della poesia è proprio uno di quei maeriali che noi poeti italiani, critici di un presente che non accettiamo, dobbiamo portare in ogni luogo della poesia, anche quelli più banalmente quantitativi. Dobbiamo insistere e sperare che la parola, l'emozione, possa ancora connettere, come allo scatto di un link, una incompiuta prova di autoletteratura, e sappiamo che "mostrare la quale" è cio' che porta i più alle sedi dove la poesia è letta ed ascoltata, con la voglia di una conoscenza più vera e leale, conscia dei propri limiti, aperta ad un orizzonte drammatico e perciò più vero, quale ogni verso di "poesia reale" è capace di proporci. "

domenica 24 gennaio 2010

Bettino Craxi, allora ed oggi. Parliamo anche della "questione"socialista, della Sinistra.

Il Presidente Napolitano ha avuto il merito di indicare che una opinione su Bettino Craxi non può fondarsi solo sulla questione morale. E' più discutibile invece se gli argomenti da lui indicati siano o no sufficienti, o adeguati, a raggiungere un obiettivo giudizio. L'ambito dell'analisi del Presidente è quello di Craxi "statista" e Craxi "uomo", "persona".Un ambito proprio, del resto, della figura istituzionale del Presidente e della personalità, la vedova, Signora Anna, destinaria della sua lettera. Colpisce l'assenza, nei commenti di tutti, della "questione socialista", della storia del PSI e della sua fine. Non si vede invece come un giudizio su Craxi possa prescinderne. Se l'analisi deve essere più serena, tuttavia, alla luce dei frutti (Craxi fu capo indiscusso di un partito e portò quel partito alla morte) che si leggono più chiaramente nell'angolatura che vogliamo sottolineare, non può essere assolutoria la sua conclusione.
Cominciamo col dire che, se è necessario un lavoro degli storici, non si può affidare la materia solo a loro.
Craxi non è solo nel passato, nell'"allora". La sua "azione" è ancora viva nelle conseguenze che sono ancora significative nella vita politica italiana di oggi.
Proviamo a mettere in fila alcuni elementi, certo incompleti, qui volutamente esterni alla questione morale, incentrati sulla funzione di Craxi come "guida" del PSI, per contribuire, senza alcuna velleità definitoria ad un giudizio obiettivo, da Sinistra, su Craxi e la sua politica.
Bettino Craxi nacque all'interno della corrente autonomista del PSI di Milano. Un alveo non nobilissimo ma, certo, solidamente attaccato ad un radicamento sociale ampio, nelle imprese collegate all'intervento pubblico ed alla decisionalità degli Enti Locali,nelle professioni e più generalmente nel ceto medio.
Una città, Milano, dove il PSI era già stato a lungo alla guida e dove la stessa forza del '68 aveva fatto crescere protagonisti nuovi, esterni all'esperienza del PCI.
E' forse qui una delle radici della convinzione di Craxi circa, non solo la necessità, ma la possibilità di rovesciare i rapporti di forza fra PSI e PCI.
Decise di rimanere nel PSI, con molti dubbi e sofferenze quando Mauro Ferri e Tanassi spaccarono l'unità PSI-PSDI rifondando in chiave decisamente moderata, ed addirittura con venature reazionare, la sigla socialdemocratica in Italia. Ma rimase nel PSI nella convinzione che, proprio e solo dal loro partito maggiore, i socialisti potessero riaprire la partita con il PCI.
Dopo la grande avanzata del 1975 e del 1976, il PCI raggiunse la soglia del governo, senza però potervi entrare, ed il PSI di De Martino, intento a mediare a favore di un rapporto con il PCI l'azione di governo, non raccolse per nulla i frutti di quella supposta mediazione e si ritrovò al minimo storico.
Craxi, in gradi successivi, in alleanza con la corrente di Lombardi, anch'essa fortemente interessata all'autonomia dal PCI in nome, però, di una complessiva rifondazione della Sinistra, riuscì a imporre la sua visione, l'imperativo "primum vivere" , l'affermazione : "il PSI è necessario" , contro un destino, che De Martino sembrava voler accompagnare, di confluenza in un unico partito con il PCI.
Per evitare la fine del PSI come partito distinto Craxi impose al PSI una nuova linea politica strategica.
Propose un PSI che innanzitutto intendeva operare, al di là di varie affermazioni mutevoli, perchè il PCI venisse relegato ai margini del quadro politico e ridotto nei suoi termini elettorali e socio-culturali.
Quindi un PSI disponibile ad una alleanza senza condizioni, eterna , con la DC e che, anzi, proprio per questa sua disponibilità, intendeva reclamare potere e centralità, in modo e misura mai prima sperimentati.
Il PSI, da partito che faticosamente ricercava la sua ragione d'essere in una funzione di mediazione verso il PCI e in ruolo di garante della democraticità dell'intera Sinistra, divenne frontiera e non cerniera del quadro politico verso il PCI e fortemente conflittuale con la DC, proprio perchè suo pricipale alleato. La forza delle azioni tattiche di Craxi consisteva nel loro quadro strategico, la rivendicazione fino all'arroganza del principio di governabilità, nell'essere del tutto consapevole di essere necessario ad ogni Governo senza condizionamenti del PCI.
L'autonomia del PSI divenne quindi un marcato distacco delle proprie sorti da quelle del PCI, "più il fatto è chiaro, più il fossato si allarga, meglio è", e un'alleanza stabile con la DC senza più la condizione di aprirla a Sinistra, e per questo competitiva, reclamante potere e centralità, ad ogni livello, fino all'ottenimento della prima responsabilità di Governo.
Si chiarirà via via che questa linea politica comportava privilegiare le componenti più moderate della DC, se non addirittura quelle più retrive, l'apertura del quadro politico all'agibilità dell'estrema destra,ed un programma di governo che intendesse prescindere dalla concertazione con la sfera sindacale.
Questo il nocciolo della politica di Craxi.
I prodotti ideologici e programmatici che ne furono il corollario non sono stati privi di interesse, basti ricordare il primo "Programma socialista", addirittura estremista, e poi l'ispirazione ai "MERITI E BISOGNI" su cui si cimenterà soprattutto Claudio Martelli.
Ma più rilevante fu il carattere di "porta d'ingresso" ad esperienze di governo per settori interi delle nuove generazioni che il PSI autonomo di Craxi potè rappresentare , per la rilevante disponibilità di posti ed occasioni, e nello stesso tempo la sostanziale indistinzione programmatica realizzata nella pratica.
Poterono ritrovarsi, accanto o dentro il craxismo, sia provenienze dall'estrema destra che un settore non piccolo della contestazione giovanile, sessantottina ma soprattutto settantasettina, più lontana quest'ultima dal PCI e dalle cosidette "ideologie".
Dai minimi storici il PSI giunse ai suoi massimi.
Ma la parabola del craxismo si svolse in poco più di un decennio.
L'usura del modello craxiano era già evidente prima di tangentopoli: la riduzione di ogni dialettica interna, con tutto il partito preso dalla "vertigine del successo", il ridursi dei margini di rigonfiamento della spesa pubblica con la quale si era finanziato il consenso ai governi di pentapartito e la stessa competizione, in alleanza, di PSI e DC, l'abbandono e poi la contrarietà ad ogni vera riforma istituzionale e sociale, poichè troppo- al di là della retorica sull'innovazione- della propria crescita era reso possibile esattamente dallo "status quo".
Un' Italia spendacciona e bloccata, in sostanza, non rinnovata, questa l'Italia ad egemonia craxiana, diretta da una classe politica incapace di dare contenuto progressivo e reale al proprio riformismo e quindi, in ultima analisi, battistrada di un relativismo, anche in materia costituzionale e nella concezione della democrazia.
E, per quanto riguarda la Sinistra, una divisione dolorosa e profonda, ed un PSI senza vie alternative, con leadership ringiovanite ma del tutto subordinate al primato di Craxi.
E' in questo quadro che maturò l'incapacità ad opporsi alle conseguenze di tangentopoli.
Privati della copertura del bipolarismo monfiale EST-OVEST tutti i partiti divennero all'istante fragili, ma il PSI fu il primo a crollare non perchè maggiormente perseguitato dai giudici ma perchè più legato, si potrebbe dire avviluppato,in quell'ex "status quo" che progressivamente si stava disgregando.
Bisogna aggiungere che le responsabilità direttamente personali di Craxi nel rendere irreversibile il crollo e la scomparsa del suo partito, nella bufera di tangentopoli, furono molto rilevanti.
Il suo appello alla non ipocrisia scontò un grande distacco dalla realtà dei processi in corso e la reazione rabbiosa al suo allontanamento ed al tentativo di dialogo di Martelli con Occhetto, tolsero al PSI le possibilità residue di riprendersi.
Gravissima ed irresponsabile verso il PSI fu la denuncia-fatta da Craxi-in quel momento ultimativo, delle corresponsabilità di Martelli nelle parti oscure della sua politica.
Forse anche questa mancanza di responsabilità mostrata da Craxi verso il proprio partito fu in ultima analisi indotta, oltre che da un limite "morale" della propria personalità, dalla sua incapacità originaria a comprendere come la grande storia dell'esperienza comunista in Italia non potesse essere denegata e , in ultima analisi, elusa, non affrontata.
Restano molti interrogativi, ce ne rendiamo conto, dopo una carrellata così breve. Resta da chiedersi, ad esempio, se il PCI di Berliguer fu adeguato nella sua opposizione alla politica di Craxi.
Un "Partito Comunista", questo il punto, non poteva esserlo. Anche un PC così ricco di forza e di idee come il PCI. Un partito, causa la sua origine, inevitabilmente intrappolato in una continuazione della strategia di fondo togliattiana dell'incontro fra le principali correnti democratiche, senza una moderna concezione del conflitto sociale e senza visione di una democrazia viva perchè fatta di alternative e di alternanze. Una strategia di fondo, quella del PCI che "ontologicamente" toglieva ossigeno al PSI relegandolo a forza minore e non elevandolo a protagonista dell'alternativa.
Occorre anche aggiungere che, mentre Berlinguer, che pure oggi ci può apparire lento e sfuocato sul piano del posizionamento politico, operava però una rilevante innovazione teorica, fino a lambire tutte le principali questioni della nuova epoca, come l'interdipendenza mondiale e la crisi ecologica, i suoi competitori interni, in particolare le principali figure dell'ala che si volle chiamare migliorista, meno ancora si resero conto delle reali novità e possibilità di espansione della politica di Craxi pensando di poter scontare con una maggiore acquiescenza un auspicato ritorno del PSI di Craxi all'interno del quadro della politica tradizionale, così come concepita dal PCI nella sua storia.
I miglioristi, che pure più di altri comprendevano il rischio della divisione delle Sinistre, non erano più avanti, spiace scriverlo, ma più indietro. Se così non fosse stato, d'altronde, non avrebbero avuto così poco ruolo nella svolta che condusse al superamento del PCI. Poche, davvero troppo poche furono le figure politiche nell'arcipelago PCI capaci di coniugare radicalità, riformismo, e unità. Vengono alla mente un uomo come Bruno Trentin e non molti altri riferimenti. Se così non fosse stato, alla scomparsa del PSI, non si sarebbe forse sommata la scelta operata dal corpo politico proveniente dal PCI di una via di rigenerazione così faticosa e forse troppo dimentica del riformismo interno alle espressioni politiche socialiste e socialdemocratiche del mondo del lavoro, almeno in Europa. L'Italia è vero, è solo una periferia di un mondo dove, in termini diversi si sono vissuti -per cause globali- fenomeni simili, ma non ne è una periferia "positiva", se è vero che qui si è affermata l'avventura berlusconiana.
E' grave che ciò sia avvenuto. Sia ancora concesso affermarlo in un'Italia dove è così forte il predominio della Destra di Berlusconi, che molto deve allo spostamento a destra di milioni di voti avvenuto dopo la sparizione del PSI e la drammatica divisione di destini fra ex socialisti ed ex-comunisti, e dove il PD incontra tante difficoltà a ripartire con maggore consapevolezza circa i propri caratteri riformatori.
Alla luce di queste considerazioni si può forse comprendere meglio perchè anche i commenti di questi giorni appaiano parziali o fuorvianti, rivelando limiti ereditati dall'esito del caso italiano, del quale la storia infelice del PSI nella prima repubblica è così significativamente parte. Fra i pochi avversatori della riabilitazione di Craxi e fra i molti impegnati a riedificargli, da Destra, un piedistallo, praticamente nessuno gli imputa la fine del PSI o, almeno, su questo dato riflette. Se la questione della minorità socialista, da Palazzo Barberini a Craxi, fu la palla al piede della Sinistra italiana impedendo l'alternanza di governo ed una vera socialdemocrazia, la scomparsa del PSI, ripetiamo in conclusione quanto premesso al nostro inizio di ragionamento, non può essere estromessa dalle responsabilità del leader che ne aveva assunto il comando in nome dell'imperativo di vivere.

Davide Ferrari

sabato 23 gennaio 2010

Mussolini nell'esame di maturità.

Mussolini nella maturità. La nostra opposizione


La citazione di Mussolini, così come è avvenuta, in un tema d'esame di maturità è un fatto gravissimo. Il contesto ambiguo e confuso nel quale è sta inserita non può far velo. Siamo ad un'ulteriore tappa della banalizzazione del fascismo e di una inaccettabile subalternità al revisionismo storico. Mussolini: il dittatore, il guerrafondaio, il razzista, il colonialista, il responsabile della ritirata di Russia e della guerra civile. Quale di questi deve essere considerato un interlocutore delle riflessioni dei giovani di oggi? La citazione di Mussolini in un tema di maturità avviene dopo ripetute incursioni mediatiche tutte rivolte a normalizzare la figura del dittatore, dopo i noti richiami di Berlusconi e numerosi altri tentativi di riabilitazione portati avanti da più parti ma con particolare insistenza dalla Destra che oggi è al potere in Italia. Si vuole accreditare l'idea che, se non positiva, quella lunga pagina nera della storia italiana, può essere comunque considerata "ufficialmente" grigia, segnata da un uomo con luci e ombre, che ha lasciato anche degli insegnamenti che vanno presentati ai giovani. Bisogna rilevare come questa operazione di normalizzazione di Mussolini viene fatta proponendo un estratto del suo discorso alla Camera con il quale rivendicava la responsabilità politica e morale dell'omicidio Matteotti senza nemmeno segnalare ai maturandi come, in quel momento storico, ciò abbia costituito l'affermazione definitiva della dittatura e la rivendicazione dell'assassinio di una delle personalità democratiche più brillanti e coraggiose. Non si tratta quindi di una volontà di far conoscere la storia, ma al contrario, anche nelle specifiche modalità scelte, di occultarla, di decontestualizzarla, di rendere anonimi e uguali tutti i suoi passaggi. Deve ora esserci una risposta. E' necessario prendere l'iniziativa, suscitare una riflessione.Ed è auspicabile che tale risposta possa segnare l'avvio della ripresa di una vera conoscenza del fascismo, dei suoi caratteri e delle sue rovinose conseguenze. La Repubblica democratica è nata da questa opposizione e l'affermazione di valori del tutto contrari al fascismo ne costituisce la pietra angolare, il fondamento, il punto di riferimento e di legittimità essenziale.
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giovedì 14 gennaio 2010

Stranieri in classe. I simboli e la sostanza della Gelmini.

Il Ministro Gelmini ha indicato il 30 per cento come tetto massimo di alunni stranieri nelle classi italiane.
Gia’ nelle scuole maggiormente investite dal problema, a Bologna siamo al 12 come media generale con punte elevate nella scuola di base e nei professionali, la dirigenza scolastica degli Istituti e gli stessi organi ministeriali, in collaborazione con gli enti Locali, avevano realizzato “regolamenti” per l’accesso e accordi importanti per rendere più vera l’integrazione e coinvolte più omogeneamente tutte le classi di un territorio.
Noi siamo d’accordo con loro: programmazione sì, tetti no.
Perché?
Il Minsro, di fronte all’ingestibilità della sua direttiva, ha versato acqua, escludendo dal computo i nati in Italia. Ma la sostanza resta grave.
Perchè la Gelmini non vuole una media da raggiungere con interventi programmatori, il famoso “buon senso” di cui hanno parlato molti commentatori, sbagliandosi.
Si tratta di un obbligo imposto a tutte le scuole, di ogni ordine e grado e di ogni indirizzo, senza alcun coinvolgimento, nelle scelte , delle Regioni, degli Enti Locali, delle componenti della comunità scolastica.
Le eventuali deroghe saranno decise dal Ministero stesso, attraverso i dirigenti regionali.
Alla faccia del federalismo. “Alla faccia del bicarbonato di sodio!” avrebbe esclamato Totò.
Ed alla faccia del Titolo V della Costituzione che assegna la competenza alle Regioni, in “legislazione concorrente” con lo Stato e sancita l’autonomia delle Scuole.
Le parti politiche più vicine al Ministro, e a lei più care, come la Lega hanno immediatamente colto il senso di questa decisione.
Il punto del messaggio simbolico di Gelmini è questo: Al motto che recitava: “Non uno di meno”, intendendo che nessuno doveva essere lasciato in solitudine senza opportunità, si sostituisce il dettato leghista: ”Non uno in più”.
Se qualcuno a tavola non ci starà, che se ne vada, altro che aggiungere un posto!
Non è solo una questione, pure gravissima, di simboli, non c’è solo la responsabilità di contribuire a far considerare gli stranieri il primo e principale pericolo per la qualità della vita degli italiani, fin nelle aule, oggi, nei giorni di Rosarno.
Anche esaminando la questione concretamente si evidenzia il rischio di un forte abbandono della frequenza scolastica da parte di figli di famiglie straniere. Chi sarà in grado, per condizioni di lavoro, di istruzione, di orari, di seguire i propri figli nella ricerca di una scuola, non la più vicina ma la disponibile? E per i ragazzi più grandi la tentazione di lasciar perdere tutto sarà molto forte. E’ evidente che cio’ provocherà l’aumento del disagio sociale nelle generazioni più giovani, quelle dei figli di immigrati.
In quelli che sono giovani adesso, che parlano l’italiano sufficientemente bene, non sono nati in Italia, che si fanno amici fuori dal loro gruppo etnico solo a scuola.
Se molti insegnanti e dirigenti scolastici mettono in risalto la bruttissima pratica del trasporto speciale a destra e a manca dei piccoli “perdenti posto”, altrettanto grave, forse persino di più, sarebbe smembrare per razza classi già esistenti, costringendo gli alunni over 30 ad andarsene. Come si sceglierà poi chi rimane e chi va non è ancora dato saperlo.
L’ Italia ha già conosciuto alunni scomparsi dalle classi a motivo della loro razza.
Dopo le leggi del 38 toccò agli ebrei.
Cosa si deve fare, adesso?
Innanzitutto non lasciarsi prendere da polemiche su falsi terreni.
Così come non è vero che la Gelmini vuole l’integrazione così non è affatto vero che i democratici ed i progressisti vogliano classi affollate di problemi e di diversità.
Bisogna difendere ed estendere le buone pratiche già in essere e chiedere fondi adeguati per sostenerle.
Subito.
Qui gli Enti Locali, i loro Assessori ed anche i loro Consigli possono avere un ruolo importante, non tanto di supplenza quanto di immediato monitoraggio, insieme agli istituti scolastici ed alla loro associazione, delle criticità, in collaborazione con gli Uffici provinciali del Ministero ma anche con una propria capacità di proposta, basata sulla conoscenza dei dati demografici, dell’assistenza sociale, delle previsioni urbanistiche .
Guai a dividersi, per ruolo e sensibilità, fra chi deve comunque affrontare la “partita” così com’è e chi denuncia l’ideologia sottostante.
I dirigenti scolastici più avvertiti sanno che la partita della scuola è ancora aperta, e la loro professionalità può dare, proprio nei confini delle responsabilità che deve adempiere, un grande contributo, non fermandosi alla burocrazia, mettendo all’opera idee e relazioni umane.
E gli amministratori politici della nostra realtà sanno bene che non basterà la denuncia, che bisogna operare, e a lungo, per tessere una trama di cose da fare che aiutino le scuole e sostengano tutti i loro alunni, per evitare razzismo e guerre fra le famiglie.
Il Dirigente regionale dell’Emilia-Romagna ha dichiarato che non deciderà da solo.
Bene, occorre allora presentargli al più presto il quadro reale della situazione e chiedere di decidere assieme.
E’ chiaro che servono idee ma anche soldi.
Qui il piatto già piange, e i Comuni stanno investendo sempre di più, altro che :“i pulmini li mettete voi”, come intima Maria Stella.
Le scuole e gli Enti Locali bolognesi avevano lanciato , mesi orsono, una propria “vertenza” per richiedere docenti in numero sufficiente e le risorse finanziare occorrenti.
Mentre sui giornali tiene banco la Gelmini con le sue “circolari razziali” vengono sanciti nuovi tagli ai fondi delle nostre scuole, persino per le pulizie mentre il 60 per cento degli Istituti non ha ancora recuperato i crediti per il funzionamento ordinario.
Ma qui chi decide è Tremonti con la sua “pedagogia contabile”, come la definisce Rosanna Facchini, dimenticavamo. Mica la Gelmini!

domenica 10 gennaio 2010

Lettera a noi stessi, dopo Rosarno

Segnali di fumo
di Davide Ferrari

Lettera a noi stessi, dopo Rosarno

Cari amici,
ho l'impressione che a Rosarno, come altrove, la verità sia ancora più dura- e più "banale"-di quanto viene descritta.
Pare che la paga giornaliera di un nero sia di circa 25 euro-probabilmente senza altri oneri per chi li "assume". Considerato che ci viene detto che lavorano 12 ore al giorno, il loro costo medio è di 2 euro e qualcosa. Le produzioni dove vengono impiegati, olive, pomodori ecc, sono pregiate e rendono bene. Il "plusvalore", cioè quanto prende chi li sfrutta è davvero enorme. Questo "incasso" sulla pelle dei neri non va solo a pochi, O SOLO ALLA MALAVITA, che credo c'entri ma soltanto in parte. Va, indirettamente, a tutto il paese. Tutto. Anche ai suoi bianchi poveri. Anche ai poverissimi.
E' difficile da confessare ma un pezzo di economia sociale, un territorio, non solo i suoi proprietari, vive, rientra nel mercato, perchè c'è mano d'opera sfruttata e segregata in tali dimensioni. Non è tanto un clima di guerra fra poveri, o una generica ignoranza dei poveri-quelli bianchi- ad aver portato agli spari che hanno fatto partire l'incendio. E' che a Rosarno come in mille altre situazioni, attuali e storiche, allo sfruttamento selvaggio si unisce sempre una cultura che tiene assieme la società sfruttatrice, chi prende moltissimo e chi prende solo briciole, basandosi sul senso di superiorità, dal linguaggio alla violenza esplicita. Così impariamo che i colpi di arma ad aria compressa che avrebbero innescato, insieme alla falsa notizia di omicidi per fortuna non avvenuti, la violenta reazione dei neri non erano che l’ultimo fatto di uno stillicidio quotidiano di violenze, minacce, dileggi cui-così pare- partecipa una parte rilevante, ad esempio, dell’intera popolazione giovanile del paese.

Questo non giustifica i “neri con bastone”, apparsi nei video e nelle foto. Anzi, non mi stupirebbe se fra i violenti ci fosse stato anche qualche Kapo, qualche sub-caporale nero, anelli intermedi della catena di sfruttamento.
La realtà è davvero molto preoccupante.
L'Italia è percorsa dall’ insofferenza, e spesso, dall’odio verso gli stranieri e dopo Rosarno prevedo altri gravi scivolamenti. Qualcosa possiamo fare , anche qui, nelle nostre città. Proviamo a parlarne sul serio, guardando in faccia alla realtà. Un caro saluto da un bolognese di origine calabrese.

Davide Ferrari

www.davideferrari.org

sabato 2 gennaio 2010

Il caso Orfeo.

Il caso Orfeo.

Anche a Bologna, dove c'e' la Destra, c'e' meno liberta'

Il Quartiere Santo Stefano ha deciso di non rinnovare la convenzione con l'Associazione che, da molti anni, promuove Orfeo TV, prima, in qualche modo, in etere, oggi su web.Addirittura hanno approvato, con la limpida opposizione del PD, un ordine del giorno nel Consiglio.E' l'unico Quartiere a maggioranza di Destra, e si vede.
Orfeo, quando nacque fu una delle prime TV di strada. Ancora oggi fa parlare i cittadini, e' un'isoletta di buona comunicazione.
Per questo a "loro" non piace. Per questo ci deve stare a cuore.
Il sostegno che la convenzione garantiva non era molto ma, senza, l'Associazione andra' in difficolta' ed il Media Center che manda avanti, con esperienze di formazione e attivita' di studio e di divulgazione, potrebbe chiudere.Non deve accadere.Anzi sarebbe bene che esperienze similari si moltiplicassero, filiassero in altri Quartieri, cosi' come quella di Flashgiovani ed altre.
Si e' detto spesso che bisogna "pensare globalmente ed agire localmente". Bene: le piccole Tv di strada nascono, con tutta evidenza, con questa logica.I cittadini sono tali non solo se hanno la liberta' di consumare- e con la crisi non sempre ce l'hanno- non solo di protestare ma anche di dialogare, di passare da cio' che e' solo personale a cio' che e'generale, se non si vuole piu' dire: " al politico".Ricordo che il Comune di Bologna si e' posto, anche in un passato recente il tema di una propria forma di comunicazione. Venne naturale pensarci ad Angelo Guglielmi, con la sua grande esperienza.
Forse una rete di TV associative potrebbe essere un pezzo, libero per di piu', di una forma cittadina di comunicazione. La formazione di professionalita' realizzata sul campo da esperienze dirette ed autogestite non puo' essere l'unica via per stare al passo con l'economia della conoscenza, e' ovvio, ma puo' essere un pezzetto pregiato, puo' interagire con poli di sviluppo e di investimento in ricerca che siano la base di un riorientamento della nostro tessuto produttivo, cosi' come la Regione e Bologna vogliono fare.Alla Destra non interessa.
Perche' dare valore ad un archivio di filmati autoprodotti quando si possono avere a portata di click ben altre ''librerie'' e tutte con il marchio del Padrone ben in vista ?
E poi se un Quartiere ha qualche soldino e' meglio non buttarlo via con chi da' voce alle badanti moldave o agli anziani non ancora pacificati dei centri sociali.Parlano spesso di bolognesita' , ma Bologna, la citta' vera, con i suoi lavoratori-quelli di oggi- i suoi giovani che vogliono crescere di capacita' , i suoi anziani che hanno molto da dire, non gli interessa un bel nulla.Seguire la vicenda di Orfeo Tv, del suo Media Center e' quindi un'occasione importante, per forza di simbolo e per valore concreto. Sono certo che a Bologna l' interesse non manchera' , non solo nelle Istituzioni, ma anche nel mondo degli investitori per la qualita' del territorio, come le imprese con maggior consapevolezza della propria responsabilita' sociale e le Fondazioni bancarie.

davideferrari@yahoo.com
www.davideferrari.org