Bo., 2 Novembre 2004
Consiglio comunale. Raisi attacca. Stroncatura da parte di Ferrari.
All'inizio della seduta odierna del Consiglio comunale vi è stato un rapido scambio di battute fra il capogruppo di A.N, On. Enzo Raisi e il consigliere dei DS, Prof. Davide Ferrari.
A Raisi che, in un intervento duro contro i magistrati responsabili di non fare espatriare i nomadi ed i clandestini, aveva tirato in ballo il "Ferrari di turno" per ricordare l'opposizione dello scorso mandato, colpevole- a suo dire- di portare avanti critiche strumentali, Ferrari ha così risposto:
"Vorrei dire all'On.Raisi che ho letto recentemente una novella rumena sui Nosferatu, i vampiri, che erano principi, un po’ arroganti, in quel paese.
E' molto bella, una novella romantica, e racconta che essi scomparivano, non, come poi ci hanno raccontato, al levare del sole, ma d’improvviso, quando passando davanti a uno specchio si accorgevano di non avere consistenza, di non essere nessuno.
Siccome abbiamo molti specchi in questo Palazzo le propongo, onorevole, di cambiare atteggiamento, di diminuire l'arroganza, perché non vorrei che avessimo improvvise volatilizzazioni, la sua eventualmente.""
Per ufficio stampa
M.Busi
martedì 2 novembre 2004
The vigil.
Bo, 2 Novembre 2004
INTERVENTO IN AULA DI DAVIDE FERRARI SULLA MANIFESTAZIONE PER LA PACE "THE VIGIL".
Abbiamo avuto purtroppo qualche giorno fa, con una ampio eco di stampa, che poi subito è stata sopita, un dato spaventoso ,che io credo debba invece fare riflettere, sempre, ogni momento.
E’ il dato che gli studiosi della John Hopkins Bloomberg hanno estrapolato da una inchiesta sulla mortalità nel paese dell’Iraq. Da questa inchiesta ne è stato tratto un dato per difetto di circa centomila morti in questo anno di guerra.
Centomila morti, colleghi!
Se si pensa che nella prima guerra mondiale, terribile ecatombe, al nostro paese toccò in quattro anni di conflitto, di trincea, e di bombardamenti, anche allora ve n’erano, la terribile sventura di avere - se non mi sbaglio – 150.000 morti, su una popolazione circa doppia di quella dell’Iraq, possiamo pensare a che cosa siamo di fronte.
Io credo che questo dato drammatico debba essere ricordato, diffuso, forse approfondito, senza dubbio, anche scientificamente, ma in primo luogo politicamente.
Qualcuno ha detto: la guerra sia un tabù. Io mi accontento per ora di dire che ogni iniziativa per la pace deve trovare nuovo sviluppo e nuovo drammatico senso della propria urgenza.
A questo proposito ricordo che oggi, fra poche ore, inizierà a Bologna, come in tante altre città d’Europa, e del mondo, l’iniziativa così denominata: "The voigil", "vigilia", che al di là dei riferimenti al voto americano, certo importanti, ma che non mi sembrano i più cogenti, ha invece un contenuto proprio, forse drammatico,che credo meriti davvero la nostra attenzione.
Verranno in qualche modo simbolicamente richiamati, nominati, gli scomparsi. È iniziativa che rischia la crudeltà, me ne rendo conto, ma pure proprio nell’essere senza un nome sta la particolare fragilità e debolezza di queste vittime. La fragilità della memoria. Una fragilità che non gli è dovuta e che è un ulteriore crimine avergli assegnato.
Credo quindi importante ricordare questo impegno a dare nome che dalle città e dai cittadini in Europa verrà fatto questa sera e questa notte. Sono promotrici fra altre realtà le "Donne in nero" che hanno tante volte, sono ormai una ventina di anni, proposto forme un po' parallele, meno di massa, rispetto a quelle più tradizionali del movimento per la pace, ma che ogni volta ci hanno insegnato a cogliere un particolare aspetto della guerra, forse più vissuto, forse più umanamente e femminilmente vissuto e compreso, e perciò rifiutato.
Grazie signor Presidente.
Davide Ferrari
INTERVENTO IN AULA DI DAVIDE FERRARI SULLA MANIFESTAZIONE PER LA PACE "THE VIGIL".
Abbiamo avuto purtroppo qualche giorno fa, con una ampio eco di stampa, che poi subito è stata sopita, un dato spaventoso ,che io credo debba invece fare riflettere, sempre, ogni momento.
E’ il dato che gli studiosi della John Hopkins Bloomberg hanno estrapolato da una inchiesta sulla mortalità nel paese dell’Iraq. Da questa inchiesta ne è stato tratto un dato per difetto di circa centomila morti in questo anno di guerra.
Centomila morti, colleghi!
Se si pensa che nella prima guerra mondiale, terribile ecatombe, al nostro paese toccò in quattro anni di conflitto, di trincea, e di bombardamenti, anche allora ve n’erano, la terribile sventura di avere - se non mi sbaglio – 150.000 morti, su una popolazione circa doppia di quella dell’Iraq, possiamo pensare a che cosa siamo di fronte.
Io credo che questo dato drammatico debba essere ricordato, diffuso, forse approfondito, senza dubbio, anche scientificamente, ma in primo luogo politicamente.
Qualcuno ha detto: la guerra sia un tabù. Io mi accontento per ora di dire che ogni iniziativa per la pace deve trovare nuovo sviluppo e nuovo drammatico senso della propria urgenza.
A questo proposito ricordo che oggi, fra poche ore, inizierà a Bologna, come in tante altre città d’Europa, e del mondo, l’iniziativa così denominata: "The voigil", "vigilia", che al di là dei riferimenti al voto americano, certo importanti, ma che non mi sembrano i più cogenti, ha invece un contenuto proprio, forse drammatico,che credo meriti davvero la nostra attenzione.
Verranno in qualche modo simbolicamente richiamati, nominati, gli scomparsi. È iniziativa che rischia la crudeltà, me ne rendo conto, ma pure proprio nell’essere senza un nome sta la particolare fragilità e debolezza di queste vittime. La fragilità della memoria. Una fragilità che non gli è dovuta e che è un ulteriore crimine avergli assegnato.
Credo quindi importante ricordare questo impegno a dare nome che dalle città e dai cittadini in Europa verrà fatto questa sera e questa notte. Sono promotrici fra altre realtà le "Donne in nero" che hanno tante volte, sono ormai una ventina di anni, proposto forme un po' parallele, meno di massa, rispetto a quelle più tradizionali del movimento per la pace, ma che ogni volta ci hanno insegnato a cogliere un particolare aspetto della guerra, forse più vissuto, forse più umanamente e femminilmente vissuto e compreso, e perciò rifiutato.
Grazie signor Presidente.
Davide Ferrari
sabato 7 agosto 2004
“Si torna a scrivere, si torna a vivere”. Casadeipensieri2004
“Si torna a scrivere, si torna a vivere”.
Grandi firme alla Casadeipensieri
Si comincia il 26 agosto al Parco Nord.
Chi non ha notato che torna l’interesse per le grandi storie, per il romanzo di impegno, per il grande teatro? Insomma, dopo l’11 settembre, fra gli anticorpi di una società in profonda crisi c’è anche il ritorno della cultura e, in particolare, del ruolo insostituibile del romanzo, del racconto teatrale e musicale, della scrittura e della lettura di nuove narrazioni sulla società, la storia, le emozioni.
Casade pensieri, giunta alla 14° edizione, è all’altezza di questo grande ritorno.
Dal 26 agosto al 20 settembre, nella Festa dell’Unità di Bologna, verranno presentati 80 novità editoriali e si svolgeranno numerosi cicli di incontri basati sull’unione di lettura-spettacolo-dibattito.
Le grandi firme non mancano. Gianni Amelio verrà il 31 agosto; Carla Fracci sarà alla Festa il 13 settembre per parlare del suo spettacolo su “Petrarca e la pace”.
Valeria Moriconi e il Maestro Azio Corghi, uno dei principali compositori contemporanei, saranno il 9 settembre alla Sala centrale della Festa, che vedrà il 14 settembre il grande momento di Luis Sepulveda, al quale Sergio Cofferati consegnerà la “Targa ricordo di Paolo Volponi 2004”. La targa venne consegnata, lo scorso anno, ad Andrea Camilleri e all’indimenticabile Laura Betti. Proprio a Laura Betti sarà dedicata la serata di domenica 29 agosto, con la proiezione di un filmato originale promosso dalla Casadeipensie ri che vuole ricordare le sue tante presenze nella rassegna, della quale fu sempre particolarmente amica e affezionata consigliera.
Un’altra “Casa dei pensieri”, questa del 2004, capace, grazie alla forza del volontariato e del solido rapporto con il mondo culturale di portare a Bologna “tutto il mondo che legge e che scrive”.
Per l’ufficio stampa
Antonia Babini
Davide Ferrari
Direttore de "La Casa dei pensieri"
Consigliere comunale di Bologna
www.davideferrari.org
Grandi firme alla Casadeipensieri
Si comincia il 26 agosto al Parco Nord.
Chi non ha notato che torna l’interesse per le grandi storie, per il romanzo di impegno, per il grande teatro? Insomma, dopo l’11 settembre, fra gli anticorpi di una società in profonda crisi c’è anche il ritorno della cultura e, in particolare, del ruolo insostituibile del romanzo, del racconto teatrale e musicale, della scrittura e della lettura di nuove narrazioni sulla società, la storia, le emozioni.
Casade pensieri, giunta alla 14° edizione, è all’altezza di questo grande ritorno.
Dal 26 agosto al 20 settembre, nella Festa dell’Unità di Bologna, verranno presentati 80 novità editoriali e si svolgeranno numerosi cicli di incontri basati sull’unione di lettura-spettacolo-dibattito.
Le grandi firme non mancano. Gianni Amelio verrà il 31 agosto; Carla Fracci sarà alla Festa il 13 settembre per parlare del suo spettacolo su “Petrarca e la pace”.
Valeria Moriconi e il Maestro Azio Corghi, uno dei principali compositori contemporanei, saranno il 9 settembre alla Sala centrale della Festa, che vedrà il 14 settembre il grande momento di Luis Sepulveda, al quale Sergio Cofferati consegnerà la “Targa ricordo di Paolo Volponi 2004”. La targa venne consegnata, lo scorso anno, ad Andrea Camilleri e all’indimenticabile Laura Betti. Proprio a Laura Betti sarà dedicata la serata di domenica 29 agosto, con la proiezione di un filmato originale promosso dalla Casadeipensie ri che vuole ricordare le sue tante presenze nella rassegna, della quale fu sempre particolarmente amica e affezionata consigliera.
Un’altra “Casa dei pensieri”, questa del 2004, capace, grazie alla forza del volontariato e del solido rapporto con il mondo culturale di portare a Bologna “tutto il mondo che legge e che scrive”.
Per l’ufficio stampa
Antonia Babini
Davide Ferrari
Direttore de "La Casa dei pensieri"
Consigliere comunale di Bologna
www.davideferrari.org
lunedì 2 agosto 2004
Inaccettabile attacco a Paolo Bolognesi.
Bo, 2 Agosto 2004
"Ferrari: inaccettabile la rabbia della destra contro Bolognesi."
Rispondendo alle domande di una emittente tv Davide Ferrari, consigliere comunale Ds, ha così risposto alle accuse rivolte da esponenti dei partiti del Polo a Paolo Bolognesi, presidente dell' associazione dei famigliari delle vittime.
"Certamente Bolognesi ha usato toni duri ed ha fatto nomi e cognomi.
Bisognerebbe chiedersi quale dolore e quale forte sentimento di giustizia lo spingano, ancora una volta, a chiedere che sia fatta luce e che non continui, al contrario, una campagna di denigrazione delle istituzioni democratiche.
Se i politici della destra che lo attaccano, con una rabbia che è comunque inaccettabile, si sentissero in primo luogo dei cittadini di Bologna,feriti da una serie di stragi orrende, prima che dei dirigenti dei loro partiti, capirebbero di più e userebbero parole ben diverse".
Per Uff. Stampa
M.B.
"Ferrari: inaccettabile la rabbia della destra contro Bolognesi."
Rispondendo alle domande di una emittente tv Davide Ferrari, consigliere comunale Ds, ha così risposto alle accuse rivolte da esponenti dei partiti del Polo a Paolo Bolognesi, presidente dell' associazione dei famigliari delle vittime.
"Certamente Bolognesi ha usato toni duri ed ha fatto nomi e cognomi.
Bisognerebbe chiedersi quale dolore e quale forte sentimento di giustizia lo spingano, ancora una volta, a chiedere che sia fatta luce e che non continui, al contrario, una campagna di denigrazione delle istituzioni democratiche.
Se i politici della destra che lo attaccano, con una rabbia che è comunque inaccettabile, si sentissero in primo luogo dei cittadini di Bologna,feriti da una serie di stragi orrende, prima che dei dirigenti dei loro partiti, capirebbero di più e userebbero parole ben diverse".
Per Uff. Stampa
M.B.
domenica 1 agosto 2004
I giovani e Bologna.
"Giovani e città. Andare oltre le polemiche.Riaprire "il libro delle
cose da fare."
Iniziano i temporali estivi della politica locale.
Quelle manifestazioni meteorologiche che alcuni mezzi di
informazione, certamente rilevanti e professionali, vorrebberro
scagliare contro l'attuale Governo della città.
Di volta in volta si riscopre, dopo esattamente cinque anni, che
esiste il problema dei nomadi e dell'immigrazione clandestina, o che
ci sono importanti realtà associative che forse, "chissà", la nuova
giunta vorrebbe azzerare.
Ma i temporali passano presto e, in quest'epoca di "effetto serra",
sono più i tuoni che "altro".
E' già evidente che la Giunta affronterà, ad esempio, il tema della
convenzione con l'Agio, e della Montagnola, con equilibrio e con la
prudenza che deriva dalla volontà di ascolto.
Vorrei però approfittare della vicenda per tentare di andare oltre,
rivolgendomi a chi ha la responsabilità di governare ma anche, perchè
no?, all'opposizione e soprattutto alla società bolognese che credo
interessata.
Il vero problema, parlando dei giovani, dei luoghi che l'Ente
pubblico e le associazioni, loro propongono è il grande valore ma
purtroppo la perdurante scarsità del totale delle esperienze in atto.
il Comune di Bologna investe molto per la scuola, oltre il 13 per
cento del bilancio, ricordo a memoria, ma molto va alle primissime
età.
E' giusto, giustissimo, ma l'età del massimo rischio, della
accelerata evoluzione, l'adolescenza, è troppo poco coperta.
E' rilevantissimo l'investimento per le scuole medie superiori
comunali, gli Istituti Aldini Valeriani Sirani, ma qui parliamo
d'altro.
Parliamo della solitudine di ragazze e ragazzi che non hanno, fuori
dalla scuola alcun luogo dove cresdere con pari di età, di territori
senza giovani, di famiglie sempre più divise e inospiti.
In queste condizioni, con scarsissima socializzazione, si attende
l'età dell'approccio alla selezione negli studi ed al lavoro precario
e non garantito.
Non c'è da meravigliarsi se il disagio cresce, anche se da molti anni
non fa più notizia.
Occorrerebbe invece di alimentare polemiche, unire le forze, tutte le
forze che vogliono perseguire finalità pubbliche, in grandi progetti
integrati, non "chiavi in mano" ad un unico gruppo di proponenti, per
presentare opportunità nello sport, nella cura della preparazione
scolastica, nell'educazione alla salute ed alla sicurezza, nella
possibilità di fare arte e di esprimersi.
Ed anche di stare insieme senza dover fare per forza qualcosa ogni
minuto.
Il mondo cattolico, l'associazionismo sportivo nato dalla sinistra,
solo per citare due realtà senza voler far torto ad altri, hanno
certamente moltissimo da dire e sperimentate capacità organizzative,
ma altrettanto importanti sono le scuole pubbliche, che oggi hanno
più autonomia e devono essere il centro di progetti per ragazzi che
non vogliano essere velleitari o a "circuito chiuso".
Le scuole, nonostante Moratti, possono fare oggi, insieme
all'associazionismo quello che ieri, prima delle riforme di
Berlinguer, non potevano.Bisogna che gli enti locali lo comprendano.
Soprattutto sarebbe importante essere leali fino in fondo con lo
scopo che si vuole perseguire.
Ho scritto sopra di "grandi progetti" ma, se l'obiettivo è una
crescita sana e libera dei giovani, bisogna puntare su ogni
esperienza che favorisca l'autogestione e la libertà dei soggetti,
sia dei ragazzi che degli operatori.
Va riaperto, in modo nuovo, tutto il libro dei Centri giovanili dei
Quartieri, imparando da quelle realtà che sono prosperate anche nella
crisi di questi anni.
Le grandi realtà associative vanno coinvolte in una logica nuova,
perchè mettano la loro forza a disposizione di momenti di libertà e
di pluralità.
Puntando anche sulla proliferazione di piccole buone cose, vere e
diffuse.
Veder realizzare, dove c' è solo cemento, una pista per skates
autocostruita, veder nascere un gruppo per la "leggere insieme"
poesia e narrativa, in una biblioteca di un liceo prima abbandonata,
veder pulito un angolo dei nostri tanti spazi verdi, quelli più
piccoli ma di grande valore, grazie ad una presa in caricodi
responsabilità che coinvolga ragazzi.
Sono queste le piccole cose che danno forza ad una città che meriti
il nome e la storia di Bologna.
Davide Ferrari
da L'Unità, 31 Luglio 2004
cose da fare."
Iniziano i temporali estivi della politica locale.
Quelle manifestazioni meteorologiche che alcuni mezzi di
informazione, certamente rilevanti e professionali, vorrebberro
scagliare contro l'attuale Governo della città.
Di volta in volta si riscopre, dopo esattamente cinque anni, che
esiste il problema dei nomadi e dell'immigrazione clandestina, o che
ci sono importanti realtà associative che forse, "chissà", la nuova
giunta vorrebbe azzerare.
Ma i temporali passano presto e, in quest'epoca di "effetto serra",
sono più i tuoni che "altro".
E' già evidente che la Giunta affronterà, ad esempio, il tema della
convenzione con l'Agio, e della Montagnola, con equilibrio e con la
prudenza che deriva dalla volontà di ascolto.
Vorrei però approfittare della vicenda per tentare di andare oltre,
rivolgendomi a chi ha la responsabilità di governare ma anche, perchè
no?, all'opposizione e soprattutto alla società bolognese che credo
interessata.
Il vero problema, parlando dei giovani, dei luoghi che l'Ente
pubblico e le associazioni, loro propongono è il grande valore ma
purtroppo la perdurante scarsità del totale delle esperienze in atto.
il Comune di Bologna investe molto per la scuola, oltre il 13 per
cento del bilancio, ricordo a memoria, ma molto va alle primissime
età.
E' giusto, giustissimo, ma l'età del massimo rischio, della
accelerata evoluzione, l'adolescenza, è troppo poco coperta.
E' rilevantissimo l'investimento per le scuole medie superiori
comunali, gli Istituti Aldini Valeriani Sirani, ma qui parliamo
d'altro.
Parliamo della solitudine di ragazze e ragazzi che non hanno, fuori
dalla scuola alcun luogo dove cresdere con pari di età, di territori
senza giovani, di famiglie sempre più divise e inospiti.
In queste condizioni, con scarsissima socializzazione, si attende
l'età dell'approccio alla selezione negli studi ed al lavoro precario
e non garantito.
Non c'è da meravigliarsi se il disagio cresce, anche se da molti anni
non fa più notizia.
Occorrerebbe invece di alimentare polemiche, unire le forze, tutte le
forze che vogliono perseguire finalità pubbliche, in grandi progetti
integrati, non "chiavi in mano" ad un unico gruppo di proponenti, per
presentare opportunità nello sport, nella cura della preparazione
scolastica, nell'educazione alla salute ed alla sicurezza, nella
possibilità di fare arte e di esprimersi.
Ed anche di stare insieme senza dover fare per forza qualcosa ogni
minuto.
Il mondo cattolico, l'associazionismo sportivo nato dalla sinistra,
solo per citare due realtà senza voler far torto ad altri, hanno
certamente moltissimo da dire e sperimentate capacità organizzative,
ma altrettanto importanti sono le scuole pubbliche, che oggi hanno
più autonomia e devono essere il centro di progetti per ragazzi che
non vogliano essere velleitari o a "circuito chiuso".
Le scuole, nonostante Moratti, possono fare oggi, insieme
all'associazionismo quello che ieri, prima delle riforme di
Berlinguer, non potevano.Bisogna che gli enti locali lo comprendano.
Soprattutto sarebbe importante essere leali fino in fondo con lo
scopo che si vuole perseguire.
Ho scritto sopra di "grandi progetti" ma, se l'obiettivo è una
crescita sana e libera dei giovani, bisogna puntare su ogni
esperienza che favorisca l'autogestione e la libertà dei soggetti,
sia dei ragazzi che degli operatori.
Va riaperto, in modo nuovo, tutto il libro dei Centri giovanili dei
Quartieri, imparando da quelle realtà che sono prosperate anche nella
crisi di questi anni.
Le grandi realtà associative vanno coinvolte in una logica nuova,
perchè mettano la loro forza a disposizione di momenti di libertà e
di pluralità.
Puntando anche sulla proliferazione di piccole buone cose, vere e
diffuse.
Veder realizzare, dove c' è solo cemento, una pista per skates
autocostruita, veder nascere un gruppo per la "leggere insieme"
poesia e narrativa, in una biblioteca di un liceo prima abbandonata,
veder pulito un angolo dei nostri tanti spazi verdi, quelli più
piccoli ma di grande valore, grazie ad una presa in caricodi
responsabilità che coinvolga ragazzi.
Sono queste le piccole cose che danno forza ad una città che meriti
il nome e la storia di Bologna.
Davide Ferrari
da L'Unità, 31 Luglio 2004
sabato 31 luglio 2004
La scomparsa di Laura Betti.
Bo, 31 Luglio 2004
Nota stampa.
LA SCOMPARSA DI LAURA BETTI
Profondo cordoglio espresso da Davide Ferrari
Davide Ferrari, direttore della "Casa dei pensieri" , ha espresso il proprio profondo cordoglio per la scomparsa dell'attrice, regista e cantante Laura Betti.
Trasmettiamo la dichiarazione del consigliere.
"Sono stato amico di Laura per quindici anni.
Ma il suo nome era già noto alla mia generazione da molto prima.
La sua stessa giovinezza irrequieta era un mito per Bologna, la sua avventura a Roma, una persino con Marlon Brando, le sue canzoni, la "dolce vita" e poi, per sempre, il legame unico con Pier Paolo Pasolini.
L'immagine di Laura giovane era sempre quella che Fellini immortalò nelle ultime scene del suo grande film. Pasolini ne aveva usato il corpo e l'anima, trasformandolo mille volte.
E fu la Coppa Volpi, il successo internazionale e dopo il crimine orrendo della sua uccisione la vita interamente dedicata alla memoria ed alla divulgazione di lui e del suo pensiero.
Quando, con Gianni Scalia, nel '95, noi della "Casa dei pensieri" riprendemmo a parlare ed a far parlare della giovinezza di Pier Paolo Pasolini a Bologna, la Betti comprese subito l'importanza di indagare sulle radici culturali ed educative che la nostra città aveva lasciato in lui.
Il suo legame con la città divenne sempre più forte fino alla ultima volontà di trasferire alla Cineteca il fondo Pasolini, grazie alla intelligente diosponibilità di Bertolucci e Farinelli.
Il suo carattere proverbialmente impossibile mi aveva portato a tante liti e fughe, ma la sua capacità di commuoversi, di raccontare, la sua generosità interiore erano sempre le cose più importanti.
Perdiamo una grande artista, che ha attraversato tante arti diverse, una donna "terribile" e meravigliosa.
Davide Ferrari
Nota stampa.
LA SCOMPARSA DI LAURA BETTI
Profondo cordoglio espresso da Davide Ferrari
Davide Ferrari, direttore della "Casa dei pensieri" , ha espresso il proprio profondo cordoglio per la scomparsa dell'attrice, regista e cantante Laura Betti.
Trasmettiamo la dichiarazione del consigliere.
"Sono stato amico di Laura per quindici anni.
Ma il suo nome era già noto alla mia generazione da molto prima.
La sua stessa giovinezza irrequieta era un mito per Bologna, la sua avventura a Roma, una persino con Marlon Brando, le sue canzoni, la "dolce vita" e poi, per sempre, il legame unico con Pier Paolo Pasolini.
L'immagine di Laura giovane era sempre quella che Fellini immortalò nelle ultime scene del suo grande film. Pasolini ne aveva usato il corpo e l'anima, trasformandolo mille volte.
E fu la Coppa Volpi, il successo internazionale e dopo il crimine orrendo della sua uccisione la vita interamente dedicata alla memoria ed alla divulgazione di lui e del suo pensiero.
Quando, con Gianni Scalia, nel '95, noi della "Casa dei pensieri" riprendemmo a parlare ed a far parlare della giovinezza di Pier Paolo Pasolini a Bologna, la Betti comprese subito l'importanza di indagare sulle radici culturali ed educative che la nostra città aveva lasciato in lui.
Il suo legame con la città divenne sempre più forte fino alla ultima volontà di trasferire alla Cineteca il fondo Pasolini, grazie alla intelligente diosponibilità di Bertolucci e Farinelli.
Il suo carattere proverbialmente impossibile mi aveva portato a tante liti e fughe, ma la sua capacità di commuoversi, di raccontare, la sua generosità interiore erano sempre le cose più importanti.
Perdiamo una grande artista, che ha attraversato tante arti diverse, una donna "terribile" e meravigliosa.
Davide Ferrari
giovedì 1 luglio 2004
2 Agosto 1980. Dov'ero.
Ricordo bene. Ero in bicicletta, avevo poco più di vent'anni seppi della bomba in un bar telefondando a casa per un'informazione.La prima preoccupazione fu per il fidanzato di mia sorella, ferroviere. Saputo che nulla gli era accaduto, attraverso un giro di telefonate, nei paesi della Valle dell'Idice, giunsi, senza cambiarmi alla sede del mio partito il PdUP, e , come segretario di quella piccola forza politica cominciai la trafila delle telefonate e degli incontri con gli altri partiti.
Tutto il giorno con le scarpe coi tacchetti, da ciclista appunto.
Ricordo che, sembra incredibile, riuscii ad andare in Stazione solo il giorno dopo, la sera. Ricordo la luce dei fari, che mi parve fredda ed incolore. Ricordo le tante persone senza parole. Ricordo una città antifascista che vorrei ritrovare. Ricordo..
Davide Ferrari, consigliere comunale.
Scritto nel Luglio del 2004
Da "2 agosto 1980. Dov'eri", a cura di Massimiliano Boschi e Cinzia Venturoli, libro edito Da Pendragon, per l' Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna 2 Agosto 1980, e per il Centro di documentazione sullo stragismo.
Tutto il giorno con le scarpe coi tacchetti, da ciclista appunto.
Ricordo che, sembra incredibile, riuscii ad andare in Stazione solo il giorno dopo, la sera. Ricordo la luce dei fari, che mi parve fredda ed incolore. Ricordo le tante persone senza parole. Ricordo una città antifascista che vorrei ritrovare. Ricordo..
Davide Ferrari, consigliere comunale.
Scritto nel Luglio del 2004
Da "2 agosto 1980. Dov'eri", a cura di Massimiliano Boschi e Cinzia Venturoli, libro edito Da Pendragon, per l' Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna 2 Agosto 1980, e per il Centro di documentazione sullo stragismo.
mercoledì 9 giugno 2004
B E R L I N G U E R 1 9 8 4 - 2 0 0 4
Oltre il personaggio, l'attualità di una politica
mercoledì 9 giugno 2004
ore 20,30
c/o Arci Benassi, viale Cavina 4
Introducono il dibattito:
DAVIDE FERRARI
"La cultura italiana, dall'Eliseo ad oggi"
"La cultura italiana, dall'Eliseo ad oggi"
GIANCARLA CODRIGNANI"La sinistra e le donne"
on. ALFIERO GRANDI"Il lavoro, vent'anni dopo la vertenza Fiat"
Intervengono:
VIRGINIO MEROLA, DONATA LENZI
Presiede:
GREGORIO SCALISE
Nell'ambito della serata, intervento canoro diMARINA PITTA, della Accademia 96
lunedì 31 maggio 2004
Cosa può fare il Comune
Lunedì 31 maggio 2004 h 15,30, via longo 10712
"Cosa può fare il Comune per me, cosa posso fare per il bene comune"
dialogo alla Casa del gufo fra i cittadini e
DAVIDE FERRARI
Capogruppo DS e candidato consiglio comunale
e
SERGIO SACCHETTI
Presidente Centro sociale "Casa del gufo", zona ortiva Firenze-Osoppo
candidato del Centrosinistra al Consiglio quartiere Savena
"fra voglia di vivere e inflazione,
fra famiglia e solitudine"
"Cosa può fare il Comune per me, cosa posso fare per il bene comune"
dialogo alla Casa del gufo fra i cittadini e
DAVIDE FERRARI
Capogruppo DS e candidato consiglio comunale
e
SERGIO SACCHETTI
Presidente Centro sociale "Casa del gufo", zona ortiva Firenze-Osoppo
candidato del Centrosinistra al Consiglio quartiere Savena
"fra voglia di vivere e inflazione,
fra famiglia e solitudine"
lunedì 24 maggio 2004
Passion di Mel Gibson: fra evangelo e no.
Lunedì 24 maggio 2004, alle 20.30 presso la Sala Savonuzzi di Palazzo d'Accursio, si terrà la conferenza "Passion di Mel Gibson fra evangelo e no - Il film, i contenuti, la discussione".
L'incontro vedrà la partecipazione di Giovanna Grignaffini, docente all'Università di Bologna,Fernaldo Di Giammatteo, critico cinematografico,Yann Redaliè della Facoltà Valdese di Roma,e Davide Ferrari, direttore della "Casa dei Pensieri".
L'incontro vedrà la partecipazione di Giovanna Grignaffini, docente all'Università di Bologna,Fernaldo Di Giammatteo, critico cinematografico,Yann Redaliè della Facoltà Valdese di Roma,e Davide Ferrari, direttore della "Casa dei Pensieri".
giovedì 22 aprile 2004
Nidi. Il "piano Erode" di Guazzaloca e Pannuti.
Nidi. Il "piano Erode" del Comune di Bologna.
Proposte per una alternativa.
L'Assessore Pannuti, per fare fronte all'emergenza Nidi nel Comune di Bologna, vuole attivare 169 posti in più negli asili, entro settembre 2003.
Ricordiamogli che quest'anno le domande senza risposta sono state 500.
Tramontate, pare, le speranze nella controriforma Moratti e nel trasferimento forzato dal Nido alle Materne e dalle Materne alle Elementari di vaste "porzioni" di bambini, la maggior parte di questi posti si vorrebbero ottenere aumentando il numero dei bambini per sezione, fin dai lattanti.
Non basta: il Comune punta a ridurre il monte ore annuo per le attività collegiali del personale educativo.
In sintesi: la Giunta mostra stupore per la crescita, in corso e destinata ad aumentare, della propensione dei genitori a mettere i figli all'asilo nido, chiama a gran voce il privato a cavare le castagne dal fuoco ma l'unica cosa che fa' concretamente è indebolire il servizio pubblico, stipando i bimbi e attaccando la formazione continua degli operatori.
Abbiamo, senza troppa ironia, definito queste proposte "il piano di Erode".
Guazzaloca ha creduto di poter vivere di rendita, confinando la spesa sociale nei suoi limiti storici, senza investimenti rilevanti ma soprattutto senza comprendere cosa stava emergendo fin dalla metà degli anni '90, senza indirizzare risorse verso vere innovazioni.
Abbiamo denunciato subito, già dal bilancio presentato dall'Assessore Galletti nel 1999, l'assurdità di una politica che tendeva a nascondere l'aumento della pressione fiscale del Comune, mediante l'addizionale Irpef, con piccoli sconti sulle tariffe dei Nidi, senza una analisi della domanda di servizio e senza prevedere investimenti per dare risposte.
Le mutazioni del lavoro (più precarietà, piena occupazione femminile, aumento carichi di orario nel pubblico impiego), e l'esplodere del fenomeno dell'assottigliarsi del numero dei componenti del nucleo familiare, hanno determinato, con una forte e crescente necessità di servizi di cura, e di mensa, a sostegno della vita di tutte le generazioni componenti le famiglie.
Fra questi servizi il Nido era ed è evidentemente una assoluta priorità.
I cittadini non comprendono, giustamente, quale investimento sia più importante di garantire il Nido a famiglie che, al di là dei calcoli dell'Isee, hanno comunque un forte bisogno e nessuna possibilità di organizzare risposte alternative convincenti.
Guazzaloca, Galletti, Pannuti hanno pensato di poter "giocare" con le tariffe dei nidi coperti dalla fortissima spesa "storica" operata dalle giunte di sinistra.
Oggi raccolgono il fallimento della loro insipienza.
Un fallimento raccontato dagli stessi dati forniti dal piano del Comune che fotografa il quadro dell'aumento della domanda di servizio e della risposta data tra il 1998/1999 e il 2002/2003.
Se la popolazione in età è aumentata da da 7.573 a 8.266 bambini.( +739) i posti nido gestiti dal Comune sono saliti soltanto da 2.118 A 2.315 (+ 197 ).
Inoltre si è passati da 2.249 domande cinque anni fa a 3.122 per l' anno in corso.
Le cifre non sono un'opinione. Invece sono un'opinione sbagliata le sempre più stanche parole fatte dire a un distratto Guazzaloca, ad ogni presentazione annuale del rapporto Prometeia, sul presunto aumento della copertura della domanda e dei posti.
In realtà il "vero tasso di copertura", quello che deve calcolarsi su quanti chiedono il nido, è sceso a precipizio dal 94,18% di cinque anni fa al 76,46% di oggi.
Cosa si deve e si può fare, di buono, oggi, per le famiglie ed i bambini bolognesi ?
In primo luogo servono soldi. Le risorse ci sono, il Comune ha una delle più alte pressioni fiscali fra le grandi città.
Bisognerà rinunciare ad altre spese e fare che i bambini siano una priorità. Cosa che oggi non è.
Occorre un forte reinvestimento sul Nido, come perno di una politica che realizzi un ventaglio di possibilità integrative.
Ci sono delle scelte di qualità e bisogna pretenderle.
1) Nuovi nidi "a pieno orario" pubblici per 150 posti. La promessa di realizzarli in tre anni non si può intendere come un rinvio a dopo le elezioni del 2004.Bisogna partire subito.
Non ci si può nascondere dietro alla mancanza di spazio mentre ancora oggi si sfrattano scuole per tramutarne gli spazi in uffici.
2) Nuovi centri educativi qualificati, in collaborazione con aziende, a cominciare da quelle pubbliche, aperti anche all'utenza territoriale e/o impegno di aziende per nuovi nidi territoriali a riserva di posto per i dipendenti degli Enti coinvolti: Galletti chiacchera da anni, pericolosamente, di "nidi aziendali" ma siamo rimasti fermi. Con questi servizi e i project financing annunciati si deve puntare a raddoppiare l'aumento dell'offerta pubblica non a sostituirla.
3)Incremento dei servizi alternativi , domiciliari e di Nido convenzionato qualificato, facendo subito, con la Regione, una procedura di accreditamento standard che sia di garanzia per le famiglie.
In presenza di un piano serio sarebbe affrontabile l'emergenza, anche nell'immediato, aprendo un confronto con i Quartieri, le famiglie e le organizzazioni sindacali su soluzioni ponte per il prossimo anno.
Attenzione, però: l' infanzia non si ferma al Nido.
Sono 386 i bambini senza posto nelle Scuole Materne, ed il Comune ha inspiegabilmente chiesto una sola sezione statale in più, senza peraltro ottenerla.
Mancano classi a tempo pieno, alle elementari, per centinaia di richiedenti.
L'Assessore Pannuti firma le sue lettere con un gentile augurio di Eubiosia, buona vita!
Con un Assessore e un Sindaco così ci vorrebbe innanzitutto un augurio di buona fortuna !
Davide Ferrari.
22 04 2004
Proposte per una alternativa.
L'Assessore Pannuti, per fare fronte all'emergenza Nidi nel Comune di Bologna, vuole attivare 169 posti in più negli asili, entro settembre 2003.
Ricordiamogli che quest'anno le domande senza risposta sono state 500.
Tramontate, pare, le speranze nella controriforma Moratti e nel trasferimento forzato dal Nido alle Materne e dalle Materne alle Elementari di vaste "porzioni" di bambini, la maggior parte di questi posti si vorrebbero ottenere aumentando il numero dei bambini per sezione, fin dai lattanti.
Non basta: il Comune punta a ridurre il monte ore annuo per le attività collegiali del personale educativo.
In sintesi: la Giunta mostra stupore per la crescita, in corso e destinata ad aumentare, della propensione dei genitori a mettere i figli all'asilo nido, chiama a gran voce il privato a cavare le castagne dal fuoco ma l'unica cosa che fa' concretamente è indebolire il servizio pubblico, stipando i bimbi e attaccando la formazione continua degli operatori.
Abbiamo, senza troppa ironia, definito queste proposte "il piano di Erode".
Guazzaloca ha creduto di poter vivere di rendita, confinando la spesa sociale nei suoi limiti storici, senza investimenti rilevanti ma soprattutto senza comprendere cosa stava emergendo fin dalla metà degli anni '90, senza indirizzare risorse verso vere innovazioni.
Abbiamo denunciato subito, già dal bilancio presentato dall'Assessore Galletti nel 1999, l'assurdità di una politica che tendeva a nascondere l'aumento della pressione fiscale del Comune, mediante l'addizionale Irpef, con piccoli sconti sulle tariffe dei Nidi, senza una analisi della domanda di servizio e senza prevedere investimenti per dare risposte.
Le mutazioni del lavoro (più precarietà, piena occupazione femminile, aumento carichi di orario nel pubblico impiego), e l'esplodere del fenomeno dell'assottigliarsi del numero dei componenti del nucleo familiare, hanno determinato, con una forte e crescente necessità di servizi di cura, e di mensa, a sostegno della vita di tutte le generazioni componenti le famiglie.
Fra questi servizi il Nido era ed è evidentemente una assoluta priorità.
I cittadini non comprendono, giustamente, quale investimento sia più importante di garantire il Nido a famiglie che, al di là dei calcoli dell'Isee, hanno comunque un forte bisogno e nessuna possibilità di organizzare risposte alternative convincenti.
Guazzaloca, Galletti, Pannuti hanno pensato di poter "giocare" con le tariffe dei nidi coperti dalla fortissima spesa "storica" operata dalle giunte di sinistra.
Oggi raccolgono il fallimento della loro insipienza.
Un fallimento raccontato dagli stessi dati forniti dal piano del Comune che fotografa il quadro dell'aumento della domanda di servizio e della risposta data tra il 1998/1999 e il 2002/2003.
Se la popolazione in età è aumentata da da 7.573 a 8.266 bambini.( +739) i posti nido gestiti dal Comune sono saliti soltanto da 2.118 A 2.315 (+ 197 ).
Inoltre si è passati da 2.249 domande cinque anni fa a 3.122 per l' anno in corso.
Le cifre non sono un'opinione. Invece sono un'opinione sbagliata le sempre più stanche parole fatte dire a un distratto Guazzaloca, ad ogni presentazione annuale del rapporto Prometeia, sul presunto aumento della copertura della domanda e dei posti.
In realtà il "vero tasso di copertura", quello che deve calcolarsi su quanti chiedono il nido, è sceso a precipizio dal 94,18% di cinque anni fa al 76,46% di oggi.
Cosa si deve e si può fare, di buono, oggi, per le famiglie ed i bambini bolognesi ?
In primo luogo servono soldi. Le risorse ci sono, il Comune ha una delle più alte pressioni fiscali fra le grandi città.
Bisognerà rinunciare ad altre spese e fare che i bambini siano una priorità. Cosa che oggi non è.
Occorre un forte reinvestimento sul Nido, come perno di una politica che realizzi un ventaglio di possibilità integrative.
Ci sono delle scelte di qualità e bisogna pretenderle.
1) Nuovi nidi "a pieno orario" pubblici per 150 posti. La promessa di realizzarli in tre anni non si può intendere come un rinvio a dopo le elezioni del 2004.Bisogna partire subito.
Non ci si può nascondere dietro alla mancanza di spazio mentre ancora oggi si sfrattano scuole per tramutarne gli spazi in uffici.
2) Nuovi centri educativi qualificati, in collaborazione con aziende, a cominciare da quelle pubbliche, aperti anche all'utenza territoriale e/o impegno di aziende per nuovi nidi territoriali a riserva di posto per i dipendenti degli Enti coinvolti: Galletti chiacchera da anni, pericolosamente, di "nidi aziendali" ma siamo rimasti fermi. Con questi servizi e i project financing annunciati si deve puntare a raddoppiare l'aumento dell'offerta pubblica non a sostituirla.
3)Incremento dei servizi alternativi , domiciliari e di Nido convenzionato qualificato, facendo subito, con la Regione, una procedura di accreditamento standard che sia di garanzia per le famiglie.
In presenza di un piano serio sarebbe affrontabile l'emergenza, anche nell'immediato, aprendo un confronto con i Quartieri, le famiglie e le organizzazioni sindacali su soluzioni ponte per il prossimo anno.
Attenzione, però: l' infanzia non si ferma al Nido.
Sono 386 i bambini senza posto nelle Scuole Materne, ed il Comune ha inspiegabilmente chiesto una sola sezione statale in più, senza peraltro ottenerla.
Mancano classi a tempo pieno, alle elementari, per centinaia di richiedenti.
L'Assessore Pannuti firma le sue lettere con un gentile augurio di Eubiosia, buona vita!
Con un Assessore e un Sindaco così ci vorrebbe innanzitutto un augurio di buona fortuna !
Davide Ferrari.
22 04 2004
mercoledì 14 aprile 2004
Il Comune di Guazzaloca, 400.000 multe? (Stenografico)
Consigliere FERRARI - Ci sono state alcune osservazioni su vari punti, fatte da Consiglieri di opposizione, che io non riprendo, ma molto puntuali; ricordo per esempio quella del consigliere Mazzanti e anche del consigliere Merighi. Ho citato in Commissione, insieme a cose minori, il punto 13 di questa delibera, quello che riguarda il settore Polizia municipale; perché negli allegati che sono stati dati in Commissione compariva una lettera a mio avviso importante, del dottor Lucci, la quale testimoniava che sono previste circa 400.000 contestazioni verbali, da notificare a casa, per l’anno 2004.
Se non mi sbaglio, qui ci sono, anche in Consiglio per la verità, ma vedo anche che ci ascoltano, ci sono degli operatori della Polizia municipale che certo conoscono meglio di me questa materia, ma se non sbaglio le notifiche a casa sono per tante cose anche le soste. E infatti la lettera del dottor Lucci le citava espressamente. Ma sono in particolare, quelle a crescere, visto che il numero dei vigili non cresce, su quest’anno, sono quelle dovute ai vigili elettronici. Tant’è vero che il dottor Lucci dice: bisogna considerarne tante anche perché, oltre a RITA, andrà in funzione il varco su via Indipendenza.
Colleghi, 400.000 multe! Tanto che dobbiamo spendere due miliardi e quattrocento milioni perché, un po’ la privacy, un po’ la modulistica da cambiare, un po’ il numero enorme di moduli che occorre far stampare, per provvedere a questa valanga di multe bisogna fare questa variante di spesa. Poi ha un bel da dire Galletti: “non è vero, era previsto”. Va bene, era previsto; fatto sta che siamo a una variazione di questa entità, cioè considerevole, 1 milione e 135.000 euro, perché, qui non c’è scritto ma c’era nella lettera di Lucci, i colleghi ricorderanno, si prevedono 400.000 verbali da notificare a casa.
Allora, primo, si diceva che Sirio e i vigili elettronici non servivano a nulla. Ci sono qui dei colleghi che hanno avuto impeti gladiatori nel giustificare il fatto che questi sistemi non avrebbero sanzionato molto efficacemente. Accipicchia, ne mettiamo solo un tipo ed arriviamo a una previsione di 400.000 verbali. Non solo, ma purtroppo non mi posso fermare qua nella considerazione; troppo comodo.
Signori, la verità è un'altra; è che stanno piovendo multe a grappolo perché l’informazione è stata scarsa. E chi nella strada lavora, per esempio Cose.Puri, SACA, COTABO, CAT, io ne incontro molti, si lamenta. E’ stato anche fatto un articolo recentemente in un organo di informazione di queste cooperative e di queste imprese, il quale faceva segnalare che, dopo che per anni si è fatto credere, non mettendo Sirio in funzione, che non c’era alcun controllo, oggi siamo al delirio che vede persone essergli recapitati a casa grappoli di multe per decine e decine di milioni; e non si tratta di teppisti del sabato sera ma di operatori.
Allora, benissimo, l’ignoranza della legge non è una scusante, è vero; la Corte dei Conti impedirebbe forse qualunque abbuono, è vero anche questo. Ma, signori della Giunta, avete fatto un danno enorme. Prima nessun controllo, poi un controllo a scapocchia, fatto senza nessuna concertazione e informazione con la società bolognese. Questo è il risultato di una cattivissima politica. Ed oggi si vuol proseguire prevedendo questa espansione allegra dei verbali e delle multe; nonché questi acquisti.
Chiedo tra l’altro di sapere, se lo si sa qual è la ditta che verrà incaricata, per questi 2 miliardi e 300 milioni circa, mi farebbe piacere saperlo; ma se lo sappiamo. Se non lo sappiamo è lo stesso, si vedrà al momento delle gare. Ma in ogni caso, visto che c’è un prezzo, forse si prevede già un po’ di conoscere qualche interlocutore. Ma, a parte questo, colleghi, resta il punto: questa variazione di bilancio è una delle tante dimostrazioni del caos della politica del traffico oggi a Bologna. Un vero e proprio caos. Fino al 2002 avrei detto che era un caos solo basato sulla assenza di regole; oggi dico che è un caos basato sulla assenza di regole, su regole fatte rispettare senza informazione, senza programmazione, nella confusione più assoluta, nell’accatastamento dei mezzi, sia umani che elettronici, di controllo. Questo è il punto.
Spero che altri colleghi vogliano riflettere, della maggioranza, perché, insomma, noi voteremo contro ma con questa variazione di bilancio, su questo tredicesimo punto, come dire, affrontiamo un tassello di una questione che è molto sentita dalla popolazione. Colgo l’occasione, ci metto un minuto, intervengo su un argomento laterale ma che ha sempre qualcosa a che vedere con quanto stiamo qui discutendo, su questo punto. E cioè, devo dire, aveva citato il caso anche il consigliere Mazzanti di Alleanza Nazionale, mi sembra lo scorso Consiglio o due Consigli fa, con un’ottica molto diversa dalla mia ma pure questa è la dimostrazione di quanto il problema sia sentito. E cioè la questione degli orari notturni. Se negli orari notturni occorre ugualmente rispettare con le medesime condizioni le normative, è questione da discutere seriamente, colleghi, seriamente.
Io dico subito: non lo so. Però mi piacerebbe discuterne con esperti, con i mobility manager dei principali Enti pubblici, per vedere qual è la cosa migliore. Anche cosa si fa nelle altre città. Io non sono in grado di dire qual è la risposta. Dico solo che è molto sentito dai cittadini questo problema. Allora, oltre che comprare moduli per tre miliardi, per mandare le multe a casa, magari prendere una qualche decisione sarebbe utile. Inoltre, altra questione è questa; sono andati in funzione, al di là delle leggende metropolitane, pare che ce ne siano quattro o cinque, gli autovelox, anche in sede urbana.
Allora, faccio presente che io sono molto lieto di questo fatto, perché la battaglia contro la morte per incidente stradale deve essere una nostra priorità; io dico dopo la guerra c’è quello, perché il numero di ragazzi morti, oltre che di anziani, di persone qualsiasi, è elevatissimo. Però, colleghi, parliamoci chiaro, non è la stessa cosa un limite di velocità prima e dopo l’autovelox. Se prima dell’autovelox era 50 chilometri all’ora in un tratto, e nessuno lo faceva mai rispettare, per esempio un tassista o un autonoleggiatore poteva lavorare. Ma se adesso si viene a fare rispettare esattamente, come è giusto, come finalmente si deve fare, anche per iniziativa della Polizia della strada, esattamente i limiti, che però il Comune deve determinare, ci sono larghi tratti dei nostri percorsi urbani dove i limiti di velocità andrebbero probabilmente rivisti; perché altrimenti nessuno lavora più.
Allora credo che anche questo sia un tema molto importante; perché adesso siamo quasi al blocco. Cioè siamo ad operatori che vivono nel terrore e vanno a velocità di crociera, diremmo con altri mezzi di trasporto, anche meno. Come si fa? Sarebbe ora di prendere di petto questa questione, rimodulare non sulla base del lassismo e della strizzatina d’occhio, ma sulla base della costruzione di limiti seri, che abbiano una validità e una effettività per essere rispettati; e poi certamente l’attivazione, a partire da Sirio, o a finire a Sirio, non mi interessa, di tutti gli strumenti di regolazione degli accessi, dei varchi e delle velocità. Questo farebbe ridurre le multe, contemporaneamente farebbe stare più sicuri nelle nostre strade.
Se non mi sbaglio, qui ci sono, anche in Consiglio per la verità, ma vedo anche che ci ascoltano, ci sono degli operatori della Polizia municipale che certo conoscono meglio di me questa materia, ma se non sbaglio le notifiche a casa sono per tante cose anche le soste. E infatti la lettera del dottor Lucci le citava espressamente. Ma sono in particolare, quelle a crescere, visto che il numero dei vigili non cresce, su quest’anno, sono quelle dovute ai vigili elettronici. Tant’è vero che il dottor Lucci dice: bisogna considerarne tante anche perché, oltre a RITA, andrà in funzione il varco su via Indipendenza.
Colleghi, 400.000 multe! Tanto che dobbiamo spendere due miliardi e quattrocento milioni perché, un po’ la privacy, un po’ la modulistica da cambiare, un po’ il numero enorme di moduli che occorre far stampare, per provvedere a questa valanga di multe bisogna fare questa variante di spesa. Poi ha un bel da dire Galletti: “non è vero, era previsto”. Va bene, era previsto; fatto sta che siamo a una variazione di questa entità, cioè considerevole, 1 milione e 135.000 euro, perché, qui non c’è scritto ma c’era nella lettera di Lucci, i colleghi ricorderanno, si prevedono 400.000 verbali da notificare a casa.
Allora, primo, si diceva che Sirio e i vigili elettronici non servivano a nulla. Ci sono qui dei colleghi che hanno avuto impeti gladiatori nel giustificare il fatto che questi sistemi non avrebbero sanzionato molto efficacemente. Accipicchia, ne mettiamo solo un tipo ed arriviamo a una previsione di 400.000 verbali. Non solo, ma purtroppo non mi posso fermare qua nella considerazione; troppo comodo.
Signori, la verità è un'altra; è che stanno piovendo multe a grappolo perché l’informazione è stata scarsa. E chi nella strada lavora, per esempio Cose.Puri, SACA, COTABO, CAT, io ne incontro molti, si lamenta. E’ stato anche fatto un articolo recentemente in un organo di informazione di queste cooperative e di queste imprese, il quale faceva segnalare che, dopo che per anni si è fatto credere, non mettendo Sirio in funzione, che non c’era alcun controllo, oggi siamo al delirio che vede persone essergli recapitati a casa grappoli di multe per decine e decine di milioni; e non si tratta di teppisti del sabato sera ma di operatori.
Allora, benissimo, l’ignoranza della legge non è una scusante, è vero; la Corte dei Conti impedirebbe forse qualunque abbuono, è vero anche questo. Ma, signori della Giunta, avete fatto un danno enorme. Prima nessun controllo, poi un controllo a scapocchia, fatto senza nessuna concertazione e informazione con la società bolognese. Questo è il risultato di una cattivissima politica. Ed oggi si vuol proseguire prevedendo questa espansione allegra dei verbali e delle multe; nonché questi acquisti.
Chiedo tra l’altro di sapere, se lo si sa qual è la ditta che verrà incaricata, per questi 2 miliardi e 300 milioni circa, mi farebbe piacere saperlo; ma se lo sappiamo. Se non lo sappiamo è lo stesso, si vedrà al momento delle gare. Ma in ogni caso, visto che c’è un prezzo, forse si prevede già un po’ di conoscere qualche interlocutore. Ma, a parte questo, colleghi, resta il punto: questa variazione di bilancio è una delle tante dimostrazioni del caos della politica del traffico oggi a Bologna. Un vero e proprio caos. Fino al 2002 avrei detto che era un caos solo basato sulla assenza di regole; oggi dico che è un caos basato sulla assenza di regole, su regole fatte rispettare senza informazione, senza programmazione, nella confusione più assoluta, nell’accatastamento dei mezzi, sia umani che elettronici, di controllo. Questo è il punto.
Spero che altri colleghi vogliano riflettere, della maggioranza, perché, insomma, noi voteremo contro ma con questa variazione di bilancio, su questo tredicesimo punto, come dire, affrontiamo un tassello di una questione che è molto sentita dalla popolazione. Colgo l’occasione, ci metto un minuto, intervengo su un argomento laterale ma che ha sempre qualcosa a che vedere con quanto stiamo qui discutendo, su questo punto. E cioè, devo dire, aveva citato il caso anche il consigliere Mazzanti di Alleanza Nazionale, mi sembra lo scorso Consiglio o due Consigli fa, con un’ottica molto diversa dalla mia ma pure questa è la dimostrazione di quanto il problema sia sentito. E cioè la questione degli orari notturni. Se negli orari notturni occorre ugualmente rispettare con le medesime condizioni le normative, è questione da discutere seriamente, colleghi, seriamente.
Io dico subito: non lo so. Però mi piacerebbe discuterne con esperti, con i mobility manager dei principali Enti pubblici, per vedere qual è la cosa migliore. Anche cosa si fa nelle altre città. Io non sono in grado di dire qual è la risposta. Dico solo che è molto sentito dai cittadini questo problema. Allora, oltre che comprare moduli per tre miliardi, per mandare le multe a casa, magari prendere una qualche decisione sarebbe utile. Inoltre, altra questione è questa; sono andati in funzione, al di là delle leggende metropolitane, pare che ce ne siano quattro o cinque, gli autovelox, anche in sede urbana.
Allora, faccio presente che io sono molto lieto di questo fatto, perché la battaglia contro la morte per incidente stradale deve essere una nostra priorità; io dico dopo la guerra c’è quello, perché il numero di ragazzi morti, oltre che di anziani, di persone qualsiasi, è elevatissimo. Però, colleghi, parliamoci chiaro, non è la stessa cosa un limite di velocità prima e dopo l’autovelox. Se prima dell’autovelox era 50 chilometri all’ora in un tratto, e nessuno lo faceva mai rispettare, per esempio un tassista o un autonoleggiatore poteva lavorare. Ma se adesso si viene a fare rispettare esattamente, come è giusto, come finalmente si deve fare, anche per iniziativa della Polizia della strada, esattamente i limiti, che però il Comune deve determinare, ci sono larghi tratti dei nostri percorsi urbani dove i limiti di velocità andrebbero probabilmente rivisti; perché altrimenti nessuno lavora più.
Allora credo che anche questo sia un tema molto importante; perché adesso siamo quasi al blocco. Cioè siamo ad operatori che vivono nel terrore e vanno a velocità di crociera, diremmo con altri mezzi di trasporto, anche meno. Come si fa? Sarebbe ora di prendere di petto questa questione, rimodulare non sulla base del lassismo e della strizzatina d’occhio, ma sulla base della costruzione di limiti seri, che abbiano una validità e una effettività per essere rispettati; e poi certamente l’attivazione, a partire da Sirio, o a finire a Sirio, non mi interessa, di tutti gli strumenti di regolazione degli accessi, dei varchi e delle velocità. Questo farebbe ridurre le multe, contemporaneamente farebbe stare più sicuri nelle nostre strade.
mercoledì 4 febbraio 2004
Moratoria elettrosmog.
16 FEBBRAIO 2004
Consiglio comunale per la discussione della delibera
di iniziativa popolare, richiesta da oltre 3000
cittadini, per una regolamentazione degll'impianto e
dell'attività delle stazioni radio base.
L'intervento in aula del Capogruppo Ds, Davide
Ferrari.
Presidente, colleghi, cittadini,
in primo luogo, io non credo che
l'amministrazione comunale debba sentirsi, oggi, di
avere la coscienza a posto, come invece ha dichiarato
il consigliere Zechini D’Aulerio.
Credo invece che questo mandato sia stato un mandato
che ha coinciso con un aumento geometrico del numero
delle antenne, con decine e decine di casi, che
abbiamo potuto ascoltare nelle udienze conoscitive, di
cittadini che si sono trovati ridotti in un attimo a
rango di sudditi, a correre da uno sportello all’altro
senza avere mai una risposta. Questa è la verità.
Essendo di fronte a controlli spesso burocratici e
fatti sulla carta, a Quartieri non informati e a un
Comune teso quasi sempre a coprirsi dietro a una ridda
di citazioni legislative. Questa è la verità.
Bisogna intervenire, bisogna limitare, bisogna
programmare.
Forse niente di più. Ma queste tre cose ci dice la
delibera popolare; una delibera per la quale sono
state raccolte in condizioni spesso rocambolesche, che
dimostrano il coraggio e l’attività di chi l’ha fatto,
centinaia e poi migliaia di firme.
Quindi siamo oggi a un punto importante perché c’è
stata una iniziativa popolare che ha saputo
raccogliere tante realtà diverse, altrimenti tutte
sole davanti a questo problema.
Gli elementi più importanti di questa delibera che è
stata chiamata, io sono d’accordo, delibera del
buonsenso, sono quelli che tendono a mettere in chiaro
e a rendere cogenti tutti quegli obblighi già
esistenti ma pure ampiamente disattesi; e laddove
invece tende a richiedere, per tenere insieme queste
diverse competenze, la stesura di quello - io lo
chiamo così - che si può chiamare un vero e proprio
piano regolatore delle emissioni ammesse.
Voglio dire che su entrambi i settori, cioè la
verifica di quello che fanno uffici, ARPA,
amministrazione comunale, da un lato, e dall’altro
lato la stesura, che invece deve essere in capo
all’amministrazione comunale, di un piano delle
autorizzazioni sostenibile, il Consiglio comunale sarà
chiamato dal giorno dopo l’approvazione, di questa
delibera a una fortissima iniziativa di verifica tesa
a tenere in qualche modo il controllo popolare
presente per tutta la durata dei procedimenti e non
solo per la giornata di oggi nell' aula del nostro
Consiglio.
Proprio l’altro giorno ho avuto modo, cito due casi
specifici, di avere una cattivissima notizia e una
buona notizia. Una cattivissima notizia, ve ne sono
probabilmente tante, io cito quella che mi è stata
data. Voi Consiglieri ricorderete i cittadini
dell’antenna di via Foscherara, bene, questa antenna
ha superfetato e ne è nata un’altra che la allunga di
35 metri. Quando si va a mandare i vigili si scopre
che ci sono società più o meno fantasma, dove i capo
cantiere provengono da altri paesi ma risiedono nel
nostro paese, e dovrebbero dormire nella stessa sede
delle ditte che danno loro lavoro. Dove non si riesce
nemmeno bene a capire chi sarà poi il gestore
utilizzatore e che limiti avrà in questo utilizzo. È
solo un caso singolo, colleghi? Voi ricorderete, era
un caso limite perché le carte che erano state
prodotte per avere l’autorizzazione erano carte, non
voglio dire false, diciamo per lo meno sbagliate, dove
chi aveva chiesto l’autorizzazione aveva affermato di
dovere rimodernare un impianto già esistente, invece
ne è stato fatto uno nuovo e adesso un altro. Chi
controlla? Assessore Salvioli, bene la "delibera del
buonsenso", così è stata chiamata giustamente, e con
lo stesso buonsenso si metta dalla parte dei
cittadini, non li lasci soli di fronte alla
magistratura, di fronte alle società antennistiche, si
informi, verifichi, faccia sentire una voce forte, di
avvocato dei suoi cittadini, non di controparte. Una
brutta notizia.
Quante ce ne sono state in questa città? Io ricordo
per esempio la drammatica udienza, fu protagonista un
Consigliere non della mia parte politica, con alcuni
cittadini del centro storico, che avevano già
riscontrato, o credevano di avere riscontrato, ma
siamo sicuri di potere utilizzare il dubbio contro di
loro, quando dovremmo usare il dubbio come fondamento
della precauzione? E quindi a loro favore, di avere
già riscontrato delle malattie da esposizione. Era il
caso di quella strada immediatamente nelle vicinanze
di via Santo Stefano, non voglio adesso citare perché
è un caso singolo, di una persona che fu in grado già
di portare documenti medici.
Allora per esempio è necessario intendere i rischi per
la salute, quindi anche i limiti, non solamente in
presenza, io penso, di infrastrutture ospedaliere, ma
anche di casi di malattia cronici, di persone
allettate o costrette a non uscire mai.
C’è tutto un lavoro che si può fare, io penso, per una
amministrazione comunale, che voglia essere diciamo
così d’avanguardia.
Che voglia fare, più modestamente, il proprio dovere.
Conosciamo casi davvero drammatici, persone che hanno
perduto il sonno in attesa di dovere ogni volta
riscontrare se già la loro malattia è parente di
questa esposizione e in quale misura, con quali
rischi. Ho ricevuto anche una buona notizia, una buona
notizia che non viene certo dall' amministrazione,ma
viene dal fatto che il lavoro di queste realtà civili
ha già fatto un passo avanti, e dalla denuncia passa
alla vera e propria pubblicazione - in forma di
vademecum - di quelle che possono essere indicazioni
di fronte all’elettrosmog da stazioni radio base per
telefonia mobile, per cercare di rendere adeguata
l’iniziativa, sia quella civica, sia quella
amministrativa.
È il caso del comitato di via Fondazza che ci ha
fornito, credo sia un lavoro di grande rilievo, una
autentica pubblicazione, io dico un libro bianco sulle
possibilità di risposta, tecnicamente fondato,
occorrerà certo metterlo in riferimento ad altri che
sono prodotti in tutta Italia, anche nella nostra
realtà bolognese, ma credo che sia il segno di un
passo avanti. Ma attenzione, attenzione, perché sulle
autorizzazioni condominiali, sulla verifica dei
percorsi di società altrimenti dai contorni non
definite, dalla necessità di verificare anche
tecnicamente forme che permettano la stessa emissione,
ma con minore danno, io dico questo: non è possibile,
colleghi, non è possibile che debbano essere i
cittadini a fornirci questi libri bianchi.
Io mi chiedo, lo chiederei ugualmente di fronte a una
amministrazione di centro sinistra: non è il momento
di mettere al lavoro i fior di ingegneri, i fiori di
avvocati degli uffici legali, gli amministratori più
sperimentati di questo Comune, perché un analogo libro
bianco sia fornito dalla amministrazione comunale? E
non fare più il viceversa. Non fare più che tutte le
intelligenze siano spese per giustificare i
procedimenti adottati.
Da domani, dopo l’approvazione di questa delibera,
queste risorse professionali debbono essere messe al
lavoro non per dire solo dei no, ma per giustificare
l’iniziativa civile, per la salute e la salvaguardia
dei diritti dei cittadini. Ci vuole cioè una
inversione totale nei suoi uffici, assessore Salvioli,
una totale inversione, che deve servire a fare sì che
la delibera che votiamo non sia archiviabile come il
frutto di un’allarme, ma come il punto di riferimento
di una nuova politica, il segnale che si cambia il
giro di walzer. Quello che è stato fatto fino adesso a
giustificazione burocratica deve girare
all’incontrario e deve essere invece a fondamento di
un’azione limitante e regolativa per la salute.
Questo è il punto. Voglio citare i termini del
problema che ormai da più parti ci vengono indicati:
regolamenti con limiti più cautelativi, resi effettivi
mettendo in opera una azione sinergica fra più
amministrazioni nella programmazione, nel controllo,
nella sanzione.
Io dico: bene, Bologna vota oggi questo atto, ma
chieda subito all’ANCI, il nostro Sindaco, che ci sia
un coordinamento forte di tutti i Comuni d’Italia. Il
problema è di fronte a tutti, in ogni realtà. Le
salvaguardie per la proprietà edilizia e per i
condomini non solo quelli direttamente coinvolti in
piano burocratico, ma quelli che abitano coloro che
sono coinvolti sul piano della salute. La reale, il
dominio dell’informazione, l’informazione è potere, è
potere, basta comunicati affissi all’albo pretorio, ci
vogliono informazioni ai cittadini che saranno
coinvolti dai nuovi impianti richiesti, e poi
limitatori piombati, le esposizioni, tutto ciò che
afferisce all’ingegneria sulla quale io non mi
pronuncio, ma mi pare – ripeto - che le forti
competenze che abbiamo in questo Comune debbano essere
chiamate a pronunciarsi. A pronunciarsi, colleghi! Su
questo, solo su questo, sono d’accordo con quello che
mi ha detto un collega che mi ha proceduto in un’altra
occasione, la coscienza va avanti. Quando è cominciata
l’età della automobile, qualcuno si aspettava che
avremmo dovuto difendere la nostra vita
dall’inquinamento per gas di scarico delle auto? No.
Si pensava che fosse un grande segno positivo, io mi
ricordo, ero un bambino, e ricopiavo dall’Atlante De
Agostini, per compito dei miei insegnanti, le
classifiche del numero di abitanti per autoveicolo,
dove si vedeva l’Italia fare ogni anno quello che si
pensava un passo in avanti. Oggi sappiamo tutti che a
forza di fare passi in avanti senza regole in quella
direzione si muore. Si muore! Allora, quella è stata
una evoluzione di coscienza, ci vuole una analoga
evoluzione di coscienza sulle emissioni da
elettrosmog. È solo un segno di ricchezza e di libertà
potere comunicare o è anche qualcosa che va sottoposto
alla verifica degli influssi sul nostro corpo, non
solo sulle forme di vita? Io purtroppo devo dire che
mi considero una vittima di questo modo di vivere e di
lavorare che ha ormai nel cellulare un caposaldo,
possiamo continuare così, senza chiederci nulla,
oppure ci vuole una inversione totale di tendenza, che
consideri il fatto che ormai siamo oltre il livello di
soglia di pericolo. Si dice che questi pericoli non
sono mai stati sottoposti a test, a parte che non è
vero purtroppo, e le prime ricerche epidemiologiche,
che ormai, voi sapete, ci vuole più di un decennio, ci
stanno giungendo, sono invece assai allarmanti, ma
comunque non è questo il tema, colleghi. Non c’è chi
non vede che una tale congerie, ormai addirittura
interattiva, fra più antenne, a cui si aggiunge quello
che tutti i giorni riceviamo per le nostre forme di
vita, è evidentemente a forte rischio. E allora,
ripeto, l’impegno politico, dopo questa votazione, è
chiaro: mettere il Comune non al servizio della
salvaguardia della segretezza, della burocrazia, della
lontananza, ma alla salvaguardia della salute e dei
diritti dei cittadini. Concludo con un aneddoto.
Piccolo aneddoto.
All’inizio di questo mandato mi è capitato, ero
insieme al collega Castelli, di ricevere una strana
visita da parte di qualche persona interessata,
diciamo così, a che, voi ricorderete, non venisse
approvata una moratoria, peraltro flebile e debole, da
parte di questo Comune, mi è sempre rimasta
l’impressione che la nostra dura risposta, e cioè no,
non solo bisogna andare avanti con la moratoria, ma
bisogna anche porre dei limiti seri, abbia suscitato,
colleghi, qualche giro di informazione, voi
ricorderete, qualche collega forse lo ricorderà di
più, vennero pubblicate foto su tetti dove sedi di
partito ospitavano antenne e quant’altro, ho avuto
l’impressione insomma che questi signori non si
aspettassero un no. Si vede, colleghi, la dico un po’
grossa, che altrove avevano ricevuto dei sì, non so se
è chiaro, altrove, altrove avevano ricevuto dei sì in
un altro Comune, in un altro pianeta, avevano ricevuto
dei sì, ecco, ora basta. Si sappia che ci sono
centinaia di cittadini, centinaia di comitati,
centinaia di realtà che non smetteranno di guardare
quello che facciamo e quello che votiamo, perché ogni
giorno che aprono la finestra il problema a loro è
riproposto, e quindi non è archiviabile come la sabbia
sotto i famosi tappeti perché l’attualità si evolve,
ogni giorno ai cittadini interessati il problema è
riproposto uguale. Quindi è del tutto evidente che
abbiamo una motivazione politica perché nel prossimo
mandato non si vedano più, come è capitato a me, le
facce sorprese dei lobbisti quando ricevono un no. Si
devono aspettare anche dei no dal Governo e dal
Consiglio di questo Comune, dei no preventivi,
cautelativi, che non vogliono bloccare l’industria, ma
che dicano: attenzione, sappiate che
altri, non solo voi, sono il riferimento di ognuno di
noi amministratori, con la Giunta.
Sono i cittadini, i comitati per la salute, quelli che
hanno proposto questa delibera. Se a questo servirà io
credo che avremo espresso oggi un voto significativo e importante.
Consiglio comunale per la discussione della delibera
di iniziativa popolare, richiesta da oltre 3000
cittadini, per una regolamentazione degll'impianto e
dell'attività delle stazioni radio base.
L'intervento in aula del Capogruppo Ds, Davide
Ferrari.
Presidente, colleghi, cittadini,
in primo luogo, io non credo che
l'amministrazione comunale debba sentirsi, oggi, di
avere la coscienza a posto, come invece ha dichiarato
il consigliere Zechini D’Aulerio.
Credo invece che questo mandato sia stato un mandato
che ha coinciso con un aumento geometrico del numero
delle antenne, con decine e decine di casi, che
abbiamo potuto ascoltare nelle udienze conoscitive, di
cittadini che si sono trovati ridotti in un attimo a
rango di sudditi, a correre da uno sportello all’altro
senza avere mai una risposta. Questa è la verità.
Essendo di fronte a controlli spesso burocratici e
fatti sulla carta, a Quartieri non informati e a un
Comune teso quasi sempre a coprirsi dietro a una ridda
di citazioni legislative. Questa è la verità.
Bisogna intervenire, bisogna limitare, bisogna
programmare.
Forse niente di più. Ma queste tre cose ci dice la
delibera popolare; una delibera per la quale sono
state raccolte in condizioni spesso rocambolesche, che
dimostrano il coraggio e l’attività di chi l’ha fatto,
centinaia e poi migliaia di firme.
Quindi siamo oggi a un punto importante perché c’è
stata una iniziativa popolare che ha saputo
raccogliere tante realtà diverse, altrimenti tutte
sole davanti a questo problema.
Gli elementi più importanti di questa delibera che è
stata chiamata, io sono d’accordo, delibera del
buonsenso, sono quelli che tendono a mettere in chiaro
e a rendere cogenti tutti quegli obblighi già
esistenti ma pure ampiamente disattesi; e laddove
invece tende a richiedere, per tenere insieme queste
diverse competenze, la stesura di quello - io lo
chiamo così - che si può chiamare un vero e proprio
piano regolatore delle emissioni ammesse.
Voglio dire che su entrambi i settori, cioè la
verifica di quello che fanno uffici, ARPA,
amministrazione comunale, da un lato, e dall’altro
lato la stesura, che invece deve essere in capo
all’amministrazione comunale, di un piano delle
autorizzazioni sostenibile, il Consiglio comunale sarà
chiamato dal giorno dopo l’approvazione, di questa
delibera a una fortissima iniziativa di verifica tesa
a tenere in qualche modo il controllo popolare
presente per tutta la durata dei procedimenti e non
solo per la giornata di oggi nell' aula del nostro
Consiglio.
Proprio l’altro giorno ho avuto modo, cito due casi
specifici, di avere una cattivissima notizia e una
buona notizia. Una cattivissima notizia, ve ne sono
probabilmente tante, io cito quella che mi è stata
data. Voi Consiglieri ricorderete i cittadini
dell’antenna di via Foscherara, bene, questa antenna
ha superfetato e ne è nata un’altra che la allunga di
35 metri. Quando si va a mandare i vigili si scopre
che ci sono società più o meno fantasma, dove i capo
cantiere provengono da altri paesi ma risiedono nel
nostro paese, e dovrebbero dormire nella stessa sede
delle ditte che danno loro lavoro. Dove non si riesce
nemmeno bene a capire chi sarà poi il gestore
utilizzatore e che limiti avrà in questo utilizzo. È
solo un caso singolo, colleghi? Voi ricorderete, era
un caso limite perché le carte che erano state
prodotte per avere l’autorizzazione erano carte, non
voglio dire false, diciamo per lo meno sbagliate, dove
chi aveva chiesto l’autorizzazione aveva affermato di
dovere rimodernare un impianto già esistente, invece
ne è stato fatto uno nuovo e adesso un altro. Chi
controlla? Assessore Salvioli, bene la "delibera del
buonsenso", così è stata chiamata giustamente, e con
lo stesso buonsenso si metta dalla parte dei
cittadini, non li lasci soli di fronte alla
magistratura, di fronte alle società antennistiche, si
informi, verifichi, faccia sentire una voce forte, di
avvocato dei suoi cittadini, non di controparte. Una
brutta notizia.
Quante ce ne sono state in questa città? Io ricordo
per esempio la drammatica udienza, fu protagonista un
Consigliere non della mia parte politica, con alcuni
cittadini del centro storico, che avevano già
riscontrato, o credevano di avere riscontrato, ma
siamo sicuri di potere utilizzare il dubbio contro di
loro, quando dovremmo usare il dubbio come fondamento
della precauzione? E quindi a loro favore, di avere
già riscontrato delle malattie da esposizione. Era il
caso di quella strada immediatamente nelle vicinanze
di via Santo Stefano, non voglio adesso citare perché
è un caso singolo, di una persona che fu in grado già
di portare documenti medici.
Allora per esempio è necessario intendere i rischi per
la salute, quindi anche i limiti, non solamente in
presenza, io penso, di infrastrutture ospedaliere, ma
anche di casi di malattia cronici, di persone
allettate o costrette a non uscire mai.
C’è tutto un lavoro che si può fare, io penso, per una
amministrazione comunale, che voglia essere diciamo
così d’avanguardia.
Che voglia fare, più modestamente, il proprio dovere.
Conosciamo casi davvero drammatici, persone che hanno
perduto il sonno in attesa di dovere ogni volta
riscontrare se già la loro malattia è parente di
questa esposizione e in quale misura, con quali
rischi. Ho ricevuto anche una buona notizia, una buona
notizia che non viene certo dall' amministrazione,ma
viene dal fatto che il lavoro di queste realtà civili
ha già fatto un passo avanti, e dalla denuncia passa
alla vera e propria pubblicazione - in forma di
vademecum - di quelle che possono essere indicazioni
di fronte all’elettrosmog da stazioni radio base per
telefonia mobile, per cercare di rendere adeguata
l’iniziativa, sia quella civica, sia quella
amministrativa.
È il caso del comitato di via Fondazza che ci ha
fornito, credo sia un lavoro di grande rilievo, una
autentica pubblicazione, io dico un libro bianco sulle
possibilità di risposta, tecnicamente fondato,
occorrerà certo metterlo in riferimento ad altri che
sono prodotti in tutta Italia, anche nella nostra
realtà bolognese, ma credo che sia il segno di un
passo avanti. Ma attenzione, attenzione, perché sulle
autorizzazioni condominiali, sulla verifica dei
percorsi di società altrimenti dai contorni non
definite, dalla necessità di verificare anche
tecnicamente forme che permettano la stessa emissione,
ma con minore danno, io dico questo: non è possibile,
colleghi, non è possibile che debbano essere i
cittadini a fornirci questi libri bianchi.
Io mi chiedo, lo chiederei ugualmente di fronte a una
amministrazione di centro sinistra: non è il momento
di mettere al lavoro i fior di ingegneri, i fiori di
avvocati degli uffici legali, gli amministratori più
sperimentati di questo Comune, perché un analogo libro
bianco sia fornito dalla amministrazione comunale? E
non fare più il viceversa. Non fare più che tutte le
intelligenze siano spese per giustificare i
procedimenti adottati.
Da domani, dopo l’approvazione di questa delibera,
queste risorse professionali debbono essere messe al
lavoro non per dire solo dei no, ma per giustificare
l’iniziativa civile, per la salute e la salvaguardia
dei diritti dei cittadini. Ci vuole cioè una
inversione totale nei suoi uffici, assessore Salvioli,
una totale inversione, che deve servire a fare sì che
la delibera che votiamo non sia archiviabile come il
frutto di un’allarme, ma come il punto di riferimento
di una nuova politica, il segnale che si cambia il
giro di walzer. Quello che è stato fatto fino adesso a
giustificazione burocratica deve girare
all’incontrario e deve essere invece a fondamento di
un’azione limitante e regolativa per la salute.
Questo è il punto. Voglio citare i termini del
problema che ormai da più parti ci vengono indicati:
regolamenti con limiti più cautelativi, resi effettivi
mettendo in opera una azione sinergica fra più
amministrazioni nella programmazione, nel controllo,
nella sanzione.
Io dico: bene, Bologna vota oggi questo atto, ma
chieda subito all’ANCI, il nostro Sindaco, che ci sia
un coordinamento forte di tutti i Comuni d’Italia. Il
problema è di fronte a tutti, in ogni realtà. Le
salvaguardie per la proprietà edilizia e per i
condomini non solo quelli direttamente coinvolti in
piano burocratico, ma quelli che abitano coloro che
sono coinvolti sul piano della salute. La reale, il
dominio dell’informazione, l’informazione è potere, è
potere, basta comunicati affissi all’albo pretorio, ci
vogliono informazioni ai cittadini che saranno
coinvolti dai nuovi impianti richiesti, e poi
limitatori piombati, le esposizioni, tutto ciò che
afferisce all’ingegneria sulla quale io non mi
pronuncio, ma mi pare – ripeto - che le forti
competenze che abbiamo in questo Comune debbano essere
chiamate a pronunciarsi. A pronunciarsi, colleghi! Su
questo, solo su questo, sono d’accordo con quello che
mi ha detto un collega che mi ha proceduto in un’altra
occasione, la coscienza va avanti. Quando è cominciata
l’età della automobile, qualcuno si aspettava che
avremmo dovuto difendere la nostra vita
dall’inquinamento per gas di scarico delle auto? No.
Si pensava che fosse un grande segno positivo, io mi
ricordo, ero un bambino, e ricopiavo dall’Atlante De
Agostini, per compito dei miei insegnanti, le
classifiche del numero di abitanti per autoveicolo,
dove si vedeva l’Italia fare ogni anno quello che si
pensava un passo in avanti. Oggi sappiamo tutti che a
forza di fare passi in avanti senza regole in quella
direzione si muore. Si muore! Allora, quella è stata
una evoluzione di coscienza, ci vuole una analoga
evoluzione di coscienza sulle emissioni da
elettrosmog. È solo un segno di ricchezza e di libertà
potere comunicare o è anche qualcosa che va sottoposto
alla verifica degli influssi sul nostro corpo, non
solo sulle forme di vita? Io purtroppo devo dire che
mi considero una vittima di questo modo di vivere e di
lavorare che ha ormai nel cellulare un caposaldo,
possiamo continuare così, senza chiederci nulla,
oppure ci vuole una inversione totale di tendenza, che
consideri il fatto che ormai siamo oltre il livello di
soglia di pericolo. Si dice che questi pericoli non
sono mai stati sottoposti a test, a parte che non è
vero purtroppo, e le prime ricerche epidemiologiche,
che ormai, voi sapete, ci vuole più di un decennio, ci
stanno giungendo, sono invece assai allarmanti, ma
comunque non è questo il tema, colleghi. Non c’è chi
non vede che una tale congerie, ormai addirittura
interattiva, fra più antenne, a cui si aggiunge quello
che tutti i giorni riceviamo per le nostre forme di
vita, è evidentemente a forte rischio. E allora,
ripeto, l’impegno politico, dopo questa votazione, è
chiaro: mettere il Comune non al servizio della
salvaguardia della segretezza, della burocrazia, della
lontananza, ma alla salvaguardia della salute e dei
diritti dei cittadini. Concludo con un aneddoto.
Piccolo aneddoto.
All’inizio di questo mandato mi è capitato, ero
insieme al collega Castelli, di ricevere una strana
visita da parte di qualche persona interessata,
diciamo così, a che, voi ricorderete, non venisse
approvata una moratoria, peraltro flebile e debole, da
parte di questo Comune, mi è sempre rimasta
l’impressione che la nostra dura risposta, e cioè no,
non solo bisogna andare avanti con la moratoria, ma
bisogna anche porre dei limiti seri, abbia suscitato,
colleghi, qualche giro di informazione, voi
ricorderete, qualche collega forse lo ricorderà di
più, vennero pubblicate foto su tetti dove sedi di
partito ospitavano antenne e quant’altro, ho avuto
l’impressione insomma che questi signori non si
aspettassero un no. Si vede, colleghi, la dico un po’
grossa, che altrove avevano ricevuto dei sì, non so se
è chiaro, altrove, altrove avevano ricevuto dei sì in
un altro Comune, in un altro pianeta, avevano ricevuto
dei sì, ecco, ora basta. Si sappia che ci sono
centinaia di cittadini, centinaia di comitati,
centinaia di realtà che non smetteranno di guardare
quello che facciamo e quello che votiamo, perché ogni
giorno che aprono la finestra il problema a loro è
riproposto, e quindi non è archiviabile come la sabbia
sotto i famosi tappeti perché l’attualità si evolve,
ogni giorno ai cittadini interessati il problema è
riproposto uguale. Quindi è del tutto evidente che
abbiamo una motivazione politica perché nel prossimo
mandato non si vedano più, come è capitato a me, le
facce sorprese dei lobbisti quando ricevono un no. Si
devono aspettare anche dei no dal Governo e dal
Consiglio di questo Comune, dei no preventivi,
cautelativi, che non vogliono bloccare l’industria, ma
che dicano: attenzione, sappiate che
altri, non solo voi, sono il riferimento di ognuno di
noi amministratori, con la Giunta.
Sono i cittadini, i comitati per la salute, quelli che
hanno proposto questa delibera. Se a questo servirà io
credo che avremo espresso oggi un voto significativo e importante.
giovedì 13 novembre 2003
Nassiriya. Il cordoglio, la richiesta di una svolta.
Comune di Bologna
Gruppo Due Torri-Ds
Strage di Nassiriya. Il cordoglio, la solidarietà, la
richiesta di una svolta.
Cosa può, cosa deve fare Bologna.
Si trasmette il testo stenografico dell'intervento di
Davide Ferrari, Capogruppo Due Torri-DS, nel Consiglio
Comunale di oggi.
INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA: SUI CADUTI A NASSIRIYA.
Consigliere FERRARI - Signor Presidente, signor
Vicepresidente, signor Sindaco, colleghi Consiglieri,
sì, è vero, innanzitutto è questo il momento del
cordoglio, in particolare per le vittime italiane, ma
per tutte le vittime, in particolare per il giovane
bolognese che è stato appena ricordato, ma per tutti i
giovani che sono morti in nome del nostro Paese, sotto
la nostra bandiera.
Anche per i civili italiani, di cui vogliamo ricordare
qui a Bologna, per aver avuto un ruolo e per essere
stati anche oggetto di una iniziativa, l’attività che
coinvolse proprio quei caduti, nella cooperazione, nel
portare giovani come Aladin e Sania a Bologna.
Sì, certo, questo è il momento del cordoglio, è il
momento della solidarietà all’Arma dei Carabinieri,
all’Esercito, agli altri Enti che sono rappresentati
da quei caduti.
Questa solidarietà non sarebbe vera se si fermasse
alle soglie della retorica.
E’ il momento di una solidarietà che indichi già un
orientamento; un orientamento la cui urgenza ci è
ancora più chiara oggi, in queste ore di dolore.
E’ necessaria una svolta; una svolta meditata ma anche
decisa, che faccia assumere al nostro Paese quella
funzione di pace autonoma che è necessaria perché
tutta l’Europa riacquisti ruolo e funzione e perché la
pace trovi sponde solide.
Non possiamo negare che questo atroce episodio di
terrorismo è avvenuto in un contesto inquietante, in
una esplosione ininterrotta che non ha permesso e non
permette a nessuno di dire che la guerra in Iraq è
finita.
Può darsi che non sia questo il momento di richiamare
le ragioni e i torti di quel conflitto; sul quale,
personalmente, e come gruppo Due Torri Democratici di
Sinistra, abbiamo espresso un giudizio inequivoco,
severissimo.
Ma quello che va fatto è esprimersi sul livello
attuale del conflitto; perché questo conflitto espone
il nostro Paese ed espone, come si è visto, delle vite
umane, delle persone che, in rappresentanza del nostro
Paese, sono là, sono in Iraq.
E’ necessario al più presto - oggi lo si riconosce
maggiormente - avviare una transizione che riporti un
Governo nelle mani dei governati; è necessario
togliere da ogni presenza militare un’aureola di
occupazione, per fargli prendere il ruolo, che sarà
tale solo allora e con la garanzia delle Nazioni
Unite, di presidio di un nuovo Governo iracheno.
Se non c’è questo, badate, si nasconde con la retorica
l’errore e si nasconde con la retorica il gravissimo
pericolo, sia quello politico e diplomatico, che
corre, con l’Europa, il nostro Paese, sia quello per
le vite umane, che corrono i nostri soldati e i nostri
civili; ed è una operazione intollerabile.
Ancora.
Io credo che sia necessario interrogarsi su un futuro
dove nulla in quella vasta area del mondo può essere
suddiviso.
Lo hanno detto, li abbiamo ascoltati credo tutti noi,
i Ministri di quasi tutti i Paesi presenti in
quell’area, interrogati dai nostri media e dai mezzi
di comunicazione internazionali.
Senza pace in Medio Oriente, come senza una nuova
transizione democratica e un nuovo Governo iracheno,
non sarà concluso mai quel conflitto.
E pace in Medio Oriente vuol dire affrontare e
risolvere con equanimità, senza scelte di parte, il
conflitto palestinese – israeliano, che da decenni è
una fonte primaria di tensione e di guerra.
Non si può voltare il viso dall’altra parte, credendo
che il ruolo dell’Italia sia coperto dalla politica e
dagli eserciti degli altri. Così non è, né umanamente
né politicamente.
E’ necessaria una nostra politica e una nostra forma
specifica di intervento, colleghi.
Invece, ancora queste parole non le abbiamo udite.
Speriamo che maturino, a livello parlamentare, giorno
dopo giorno, partendo dalla riflessione e dal dolore
che ci sono oggi imposte; ma ancora non le abbiamo
udite. Abbiamo udito invece alcune frasi generiche e
abbiamo udito, purtroppo, anche rivendicazioni
politiche e continuismi che, francamente, di fronte a
un fatto di questa gravità, suonano quantomeno
inadeguate.
No, ci vuole una svolta, ci vuole una svolta profonda.
Ci vuole una politica. Oggi non c’è!
Cosa può fare Bologna?
Bologna certamente può e deve ricordare, già lo diceva
chi mi ha preceduto, con segni visibili e tangibili
chi è caduto, proveniente dalla nostra città.
Così, come d’altra parte, io direi, però, colleghi,
tutti i caduti di questa orribile giornata, tutte le
vittime. Non metterei una specificità, almeno come
primo atto di intitolazione. Potranno poi essercene
successivi e studiare quali anche istituzioni possano
meglio rispondere a questa necessità; ma non basta.
Vedete, quando, nel pieno dell’esplosione della
partecipazione ma anche della acutissima polemica
sull’intervento o meno in Iraq, noi abbiamo svolto,
come Gruppi di opposizione, tutti i Gruppi, il gruppo
DS, il gruppo Margherita, il gruppo Rifondazione, il
gruppo Verde, il gruppo Consigliere indipendente
Sabbi, dell’Italia dei Valori, abbiamo svolto una
assemblea in questa sede, proprio in quest’aula,
abbiamo presentato una serie di proposte, certamente
iniziali, colleghi, certamente iniziali, ma una città
come Bologna ha una sua specifica funzione per la
pace.
Provo a ricordarne i titoli. Cosa sappiamo noi
dell’attuale situazione in Iraq e della vita di ogni
giorno dei nostri soldati? Cosa sappiamo noi della
necessità di cooperazione internazionale nelle città
dove per esempio la nostra forza militare ha agito?
Quali iniziative, ambasciate di pace, iniziative di
solidarietà e fraternità che portino domani a
gemellaggi, abbiamo intraprese? C’è un know how, in
questo Comune, che attende solo di essere utilizzato;
ci sono competenze, intelligenze e conoscenze molto
forti. Non possiamo restare fermi. Dobbiamo associare
l’intitolazione, il ricordo, il cordoglio
all’iniziativa.
Vedete, qualche giorno fa, mai parole furono - credo -
più inopportune, un esponente del nostro Governo, ma
non voglio nominarlo, ha citato, fra le spese inutili,
l’Ambasciata del Comune di Roma a Gerusalemme. Passate
poche ore, tutti noi siamo precipitati nel centro
della più grave crisi che il nostro mondo vive. Siamo
tutti chiamati, ognuno nel proprio ruolo, ma come
soggetti istituzionali, come cittadini impegnati nella
politica e nelle istituzioni, a non voltare la testa
dall’altra parte.
Ecco, allora, la domanda, e anche prime risposte su
cosa può fare Bologna, è una domanda urgentissima.
Faremo seguire ai titoli iniziative precise di
proposta politica e programmatica. Già lo abbiamo
fatto, l’ho ricordato nel momento in cui questa scelta
si avvicinò. Infine, colleghi, una parola sulla unità
delle istituzioni.
E’ evidente che l’analisi ci può dividere. Insisto,
forse addirittura deve separare responsabilità e punti
di vista, quando essi sono obiettivamente diversi. Può
riguadagnarsi un punto di valore reale l’unità delle
istituzioni, se è fatta promotrice di iniziative
concrete di solidarietà e di dialogo. Se esse verranno
raccolte, eventualmente presentate, da chiunque esse
verranno, le valuteremo senza alcun pregiudizio e con
una assoluta volontà di testimonianza comune. Vada
ancora una volta a conclusione, così come ho già
richiamato all’inizio, il nostro abbraccio fraterno a
tutte le famiglie dei nostri caduti e in particolare
vada un saluto ai loro figli; ai figli vada la
certezza che tutto il popolo di questa città riconosce
nei loro padri i loro rappresentanti, coloro che hanno
pagato, per tutti, scelte – ripeto – che, al di là
della condivisione, sono state fatte una volta
assunte, da un militare o da un civile, nel nome della
nostra patria.
Gruppo Due Torri-Ds
Strage di Nassiriya. Il cordoglio, la solidarietà, la
richiesta di una svolta.
Cosa può, cosa deve fare Bologna.
Si trasmette il testo stenografico dell'intervento di
Davide Ferrari, Capogruppo Due Torri-DS, nel Consiglio
Comunale di oggi.
INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA: SUI CADUTI A NASSIRIYA.
Consigliere FERRARI - Signor Presidente, signor
Vicepresidente, signor Sindaco, colleghi Consiglieri,
sì, è vero, innanzitutto è questo il momento del
cordoglio, in particolare per le vittime italiane, ma
per tutte le vittime, in particolare per il giovane
bolognese che è stato appena ricordato, ma per tutti i
giovani che sono morti in nome del nostro Paese, sotto
la nostra bandiera.
Anche per i civili italiani, di cui vogliamo ricordare
qui a Bologna, per aver avuto un ruolo e per essere
stati anche oggetto di una iniziativa, l’attività che
coinvolse proprio quei caduti, nella cooperazione, nel
portare giovani come Aladin e Sania a Bologna.
Sì, certo, questo è il momento del cordoglio, è il
momento della solidarietà all’Arma dei Carabinieri,
all’Esercito, agli altri Enti che sono rappresentati
da quei caduti.
Questa solidarietà non sarebbe vera se si fermasse
alle soglie della retorica.
E’ il momento di una solidarietà che indichi già un
orientamento; un orientamento la cui urgenza ci è
ancora più chiara oggi, in queste ore di dolore.
E’ necessaria una svolta; una svolta meditata ma anche
decisa, che faccia assumere al nostro Paese quella
funzione di pace autonoma che è necessaria perché
tutta l’Europa riacquisti ruolo e funzione e perché la
pace trovi sponde solide.
Non possiamo negare che questo atroce episodio di
terrorismo è avvenuto in un contesto inquietante, in
una esplosione ininterrotta che non ha permesso e non
permette a nessuno di dire che la guerra in Iraq è
finita.
Può darsi che non sia questo il momento di richiamare
le ragioni e i torti di quel conflitto; sul quale,
personalmente, e come gruppo Due Torri Democratici di
Sinistra, abbiamo espresso un giudizio inequivoco,
severissimo.
Ma quello che va fatto è esprimersi sul livello
attuale del conflitto; perché questo conflitto espone
il nostro Paese ed espone, come si è visto, delle vite
umane, delle persone che, in rappresentanza del nostro
Paese, sono là, sono in Iraq.
E’ necessario al più presto - oggi lo si riconosce
maggiormente - avviare una transizione che riporti un
Governo nelle mani dei governati; è necessario
togliere da ogni presenza militare un’aureola di
occupazione, per fargli prendere il ruolo, che sarà
tale solo allora e con la garanzia delle Nazioni
Unite, di presidio di un nuovo Governo iracheno.
Se non c’è questo, badate, si nasconde con la retorica
l’errore e si nasconde con la retorica il gravissimo
pericolo, sia quello politico e diplomatico, che
corre, con l’Europa, il nostro Paese, sia quello per
le vite umane, che corrono i nostri soldati e i nostri
civili; ed è una operazione intollerabile.
Ancora.
Io credo che sia necessario interrogarsi su un futuro
dove nulla in quella vasta area del mondo può essere
suddiviso.
Lo hanno detto, li abbiamo ascoltati credo tutti noi,
i Ministri di quasi tutti i Paesi presenti in
quell’area, interrogati dai nostri media e dai mezzi
di comunicazione internazionali.
Senza pace in Medio Oriente, come senza una nuova
transizione democratica e un nuovo Governo iracheno,
non sarà concluso mai quel conflitto.
E pace in Medio Oriente vuol dire affrontare e
risolvere con equanimità, senza scelte di parte, il
conflitto palestinese – israeliano, che da decenni è
una fonte primaria di tensione e di guerra.
Non si può voltare il viso dall’altra parte, credendo
che il ruolo dell’Italia sia coperto dalla politica e
dagli eserciti degli altri. Così non è, né umanamente
né politicamente.
E’ necessaria una nostra politica e una nostra forma
specifica di intervento, colleghi.
Invece, ancora queste parole non le abbiamo udite.
Speriamo che maturino, a livello parlamentare, giorno
dopo giorno, partendo dalla riflessione e dal dolore
che ci sono oggi imposte; ma ancora non le abbiamo
udite. Abbiamo udito invece alcune frasi generiche e
abbiamo udito, purtroppo, anche rivendicazioni
politiche e continuismi che, francamente, di fronte a
un fatto di questa gravità, suonano quantomeno
inadeguate.
No, ci vuole una svolta, ci vuole una svolta profonda.
Ci vuole una politica. Oggi non c’è!
Cosa può fare Bologna?
Bologna certamente può e deve ricordare, già lo diceva
chi mi ha preceduto, con segni visibili e tangibili
chi è caduto, proveniente dalla nostra città.
Così, come d’altra parte, io direi, però, colleghi,
tutti i caduti di questa orribile giornata, tutte le
vittime. Non metterei una specificità, almeno come
primo atto di intitolazione. Potranno poi essercene
successivi e studiare quali anche istituzioni possano
meglio rispondere a questa necessità; ma non basta.
Vedete, quando, nel pieno dell’esplosione della
partecipazione ma anche della acutissima polemica
sull’intervento o meno in Iraq, noi abbiamo svolto,
come Gruppi di opposizione, tutti i Gruppi, il gruppo
DS, il gruppo Margherita, il gruppo Rifondazione, il
gruppo Verde, il gruppo Consigliere indipendente
Sabbi, dell’Italia dei Valori, abbiamo svolto una
assemblea in questa sede, proprio in quest’aula,
abbiamo presentato una serie di proposte, certamente
iniziali, colleghi, certamente iniziali, ma una città
come Bologna ha una sua specifica funzione per la
pace.
Provo a ricordarne i titoli. Cosa sappiamo noi
dell’attuale situazione in Iraq e della vita di ogni
giorno dei nostri soldati? Cosa sappiamo noi della
necessità di cooperazione internazionale nelle città
dove per esempio la nostra forza militare ha agito?
Quali iniziative, ambasciate di pace, iniziative di
solidarietà e fraternità che portino domani a
gemellaggi, abbiamo intraprese? C’è un know how, in
questo Comune, che attende solo di essere utilizzato;
ci sono competenze, intelligenze e conoscenze molto
forti. Non possiamo restare fermi. Dobbiamo associare
l’intitolazione, il ricordo, il cordoglio
all’iniziativa.
Vedete, qualche giorno fa, mai parole furono - credo -
più inopportune, un esponente del nostro Governo, ma
non voglio nominarlo, ha citato, fra le spese inutili,
l’Ambasciata del Comune di Roma a Gerusalemme. Passate
poche ore, tutti noi siamo precipitati nel centro
della più grave crisi che il nostro mondo vive. Siamo
tutti chiamati, ognuno nel proprio ruolo, ma come
soggetti istituzionali, come cittadini impegnati nella
politica e nelle istituzioni, a non voltare la testa
dall’altra parte.
Ecco, allora, la domanda, e anche prime risposte su
cosa può fare Bologna, è una domanda urgentissima.
Faremo seguire ai titoli iniziative precise di
proposta politica e programmatica. Già lo abbiamo
fatto, l’ho ricordato nel momento in cui questa scelta
si avvicinò. Infine, colleghi, una parola sulla unità
delle istituzioni.
E’ evidente che l’analisi ci può dividere. Insisto,
forse addirittura deve separare responsabilità e punti
di vista, quando essi sono obiettivamente diversi. Può
riguadagnarsi un punto di valore reale l’unità delle
istituzioni, se è fatta promotrice di iniziative
concrete di solidarietà e di dialogo. Se esse verranno
raccolte, eventualmente presentate, da chiunque esse
verranno, le valuteremo senza alcun pregiudizio e con
una assoluta volontà di testimonianza comune. Vada
ancora una volta a conclusione, così come ho già
richiamato all’inizio, il nostro abbraccio fraterno a
tutte le famiglie dei nostri caduti e in particolare
vada un saluto ai loro figli; ai figli vada la
certezza che tutto il popolo di questa città riconosce
nei loro padri i loro rappresentanti, coloro che hanno
pagato, per tutti, scelte – ripeto – che, al di là
della condivisione, sono state fatte una volta
assunte, da un militare o da un civile, nel nome della
nostra patria.
lunedì 10 novembre 2003
Ugo La Malfa, uomo di Sinistra
Ugo La Malfa è stato, per tutta la vita, un uomo di
Sinistra.
Lo si deve affermare non soltanto per le innumerevoli
definizioni di sé e della propria esperienza politica
che lo stesso La Malfa ha fornito.
Va, infatti, ricordato che egli inseriva il suo
pensiero e la missione della sua guida dei
Repubblicani Italiani all’interno del difficile
compito di trasformare la Sinistra, per trasformare,
nella democrazia, l’Italia.
Questo è vero ma non basta. Il contenuto del pensiero
lamalfiano sui rapporti fra Stato ed Economia e fra
Economia e Società disegnano il profilo di un uomo di
sinistra.
Oggi sembrerebbe inevitabile attestare La Malfa
unicamente sul versante liberal-democratico,
eventualmente disputando sui gradi di radicalità e
quindi sulla collocazione più vicina o più lontana dal
centro-sinistra o dal centro-destra.
Ma non è così. Il pensiero repubblicano di La Malfa è
anche un crogiolo di elementi diversi dalla
riproposizione della tradizione liberale.
Innanzitutto il senso dello Stato è in lui talmente
prevalente da impedire ogni visione riduttiva della
funzione pubblica.
La critica al dirigismo della Sinistra della sua epoca
non era in La Malfa semplicemente in nome del
liberalismo, ma nel segno di una ricerca sulle forme
più adeguate di programmazione dei fatti
economico-sociali, a monte, non a valle, dei processi
reali di produzione e di consumo.
Com’è distante tutto ciò dalla sfrenato consenso al
mercato che ha dominato e contraddistinto gli ultimi
25 anni, in Italia come nel mondo.
Ma anche il merito della proposta di programmazione di
La Malfa era rivolto a una concezione matura del
Keynesismo, con il primato della piena occupazione,
dei consumi collettivi e soprattutto con l’attenzione
colta, così rara in Italia in ogni schieramento, alle
necessità oggettive, strutturali di riforma. Il tramite
per questi obiettivi era, per La Malfa, la leva pubblica
per qualificare e estendere il corso naturale
dell’economia italiana, fragile anche nello sviluppo.
C’è poi da ricordare quali furono gli altri terreni
di distinzione fra La Malfa e la sua proposta , il suo
Partito e le altre forze, ben più grandi, ben più
estese, della dialettica politica della prima
Repubblica.
Una distinzione e una autonomia difese rigidamente e
con coraggio, ma senza minoritarismi e con il rispetto
profondo verso i grandi partiti di massa concepiti non
come le salmerie e la sequela di minoranze di eletti
ma come depositari di un sapere articolato, massivo e
tendenzialmente progressivo.
A quali contenuti,guardò, dunque, su quali terreni si esercitò,
altri, rispetto al fulcro dell’interesse lamalfiano, l’economia
appunto e la programmazione?
Innanzitutto la scuola, dove la difesa intransigente
della laicità dell’educazione pubblica si univa alla
rivendicazione di un accesso sempre più largo delle
classi popolari ai diversi successivi gradi di
istruzione. L' attenzione alla qualità degli studi e
il rifiuto di compromessi corporativi
sull’allargamento del numero dei docenti, non deve far
dimenticare che l’obiettivo restò sempre, per La
Malfa, una buona scuola pubblica per tutti e non per
pochi.
La scelta della laicità ha trovato nella cultura
repubblicana, da Mazzini a La Malfa, una radice
peculiare nel nostro paese, non riducibile né al
socialismo marxista o riformista né al radicalesimo e
al liberalismo.
Ricapitolando: Stato, a garanzia dei diritti e dei
doveri, responsabilità, insieme a libertà,
intelligente intransigenza, socialità e
partecipazione: fra queste parole chiave è corso un
cammino che ha molto seminato.
E’ un cammino non semplice per la Sinistra di oggi ma
alla Sinistra appartiene e a lei spetta rivendicarlo e
farsene carico.
Scritto in occasione del convegno sulla figura di Ugo La Malfa,a Palazzo d'Accursio.
Sinistra.
Lo si deve affermare non soltanto per le innumerevoli
definizioni di sé e della propria esperienza politica
che lo stesso La Malfa ha fornito.
Va, infatti, ricordato che egli inseriva il suo
pensiero e la missione della sua guida dei
Repubblicani Italiani all’interno del difficile
compito di trasformare la Sinistra, per trasformare,
nella democrazia, l’Italia.
Questo è vero ma non basta. Il contenuto del pensiero
lamalfiano sui rapporti fra Stato ed Economia e fra
Economia e Società disegnano il profilo di un uomo di
sinistra.
Oggi sembrerebbe inevitabile attestare La Malfa
unicamente sul versante liberal-democratico,
eventualmente disputando sui gradi di radicalità e
quindi sulla collocazione più vicina o più lontana dal
centro-sinistra o dal centro-destra.
Ma non è così. Il pensiero repubblicano di La Malfa è
anche un crogiolo di elementi diversi dalla
riproposizione della tradizione liberale.
Innanzitutto il senso dello Stato è in lui talmente
prevalente da impedire ogni visione riduttiva della
funzione pubblica.
La critica al dirigismo della Sinistra della sua epoca
non era in La Malfa semplicemente in nome del
liberalismo, ma nel segno di una ricerca sulle forme
più adeguate di programmazione dei fatti
economico-sociali, a monte, non a valle, dei processi
reali di produzione e di consumo.
Com’è distante tutto ciò dalla sfrenato consenso al
mercato che ha dominato e contraddistinto gli ultimi
25 anni, in Italia come nel mondo.
Ma anche il merito della proposta di programmazione di
La Malfa era rivolto a una concezione matura del
Keynesismo, con il primato della piena occupazione,
dei consumi collettivi e soprattutto con l’attenzione
colta, così rara in Italia in ogni schieramento, alle
necessità oggettive, strutturali di riforma. Il tramite
per questi obiettivi era, per La Malfa, la leva pubblica
per qualificare e estendere il corso naturale
dell’economia italiana, fragile anche nello sviluppo.
C’è poi da ricordare quali furono gli altri terreni
di distinzione fra La Malfa e la sua proposta , il suo
Partito e le altre forze, ben più grandi, ben più
estese, della dialettica politica della prima
Repubblica.
Una distinzione e una autonomia difese rigidamente e
con coraggio, ma senza minoritarismi e con il rispetto
profondo verso i grandi partiti di massa concepiti non
come le salmerie e la sequela di minoranze di eletti
ma come depositari di un sapere articolato, massivo e
tendenzialmente progressivo.
A quali contenuti,guardò, dunque, su quali terreni si esercitò,
altri, rispetto al fulcro dell’interesse lamalfiano, l’economia
appunto e la programmazione?
Innanzitutto la scuola, dove la difesa intransigente
della laicità dell’educazione pubblica si univa alla
rivendicazione di un accesso sempre più largo delle
classi popolari ai diversi successivi gradi di
istruzione. L' attenzione alla qualità degli studi e
il rifiuto di compromessi corporativi
sull’allargamento del numero dei docenti, non deve far
dimenticare che l’obiettivo restò sempre, per La
Malfa, una buona scuola pubblica per tutti e non per
pochi.
La scelta della laicità ha trovato nella cultura
repubblicana, da Mazzini a La Malfa, una radice
peculiare nel nostro paese, non riducibile né al
socialismo marxista o riformista né al radicalesimo e
al liberalismo.
Ricapitolando: Stato, a garanzia dei diritti e dei
doveri, responsabilità, insieme a libertà,
intelligente intransigenza, socialità e
partecipazione: fra queste parole chiave è corso un
cammino che ha molto seminato.
E’ un cammino non semplice per la Sinistra di oggi ma
alla Sinistra appartiene e a lei spetta rivendicarlo e
farsene carico.
Scritto in occasione del convegno sulla figura di Ugo La Malfa,a Palazzo d'Accursio.
venerdì 7 novembre 2003
Non facciamogli distruggere la scuola Davide Ferrari
Si è svolta, nella serata di mercoledì 5 novembre, alla sala Farnese di Palazzo d'Accursio, una affollatissima audizione, promossa dal gruppo Due Torri-Ds del Comune di Bologna. Il tema: «Per la scuola, per la cultura. Un futuro per le aule didattiche, per i servizi educativi del Comune». Ha presieduto Sandra Soster, sono intervenuti Luigi Guerra, Paola Sarti, Franco Frabboni, Brunella Puppoli, Rolando Dondarini, Claudio Cattini, Norma Cagnina, Rosanna Facchini, Maria Grazia Contini, Tiziana Musi, Fulvio Ramponi e Giuliana Balboni. Pubblichiamo una sintesi della relazione introduttiva di Davide Ferrari, capogruppo Due Torri-Ds del Comune di Bologna. La grande partecipazione, la presenza di numerosi docenti di più facoltà universitarie, di tanti insegnanti e dirigenti scolastici, di operatori culturali e sociali, di molti genitori, dimostra che non è in gioco solo una questione settoriale, riguardante le condizioni di lavoro di una categoria, che vanno per altro pienamente rispettate, e non gettate, con arroganza, nell'incertezza. E' in questione il presente ed il futuro di servizi importanti per la città, per la qualità delle scuole di Bologna e della sua vita culturale. Le aule didattiche decentrate nei musei, nelle istituzioni culturali, l'intervento per l'integrazione dei diversamente abili, i servizi educativi territoriali (ludoteche, punti lettura, centri di psicomotricità), sono un patrimonio consolidato. Bologna ha fatto scuola. Sono molte le città che dall'esperienza bolognese hanno imparato e sono andate avanti. Oggi Guazzaloca e Pannuti invece vogliono tornare indietro. Si vuole fare una «riconversione all'incontrario, vent'anni dopo», degli insegnanti, facendoli tornare ad essere personale tendenzialmente in esubero, che interviene senza propria progettualità, «dove serve». Si vuole un «passo del gambero» nell'impegno del Comune per la scuola e la cultura, si propone un'ottica solo burocratica, senza idee e senza alcun senso della responsabilità di dover contribuire alla qualità dell'insegnamento e della scuola per i bambini ed i ragazzi. Le aule didattiche nei luoghi della cultura devono non solo proseguire ma estendersi ad un complesso di interventi, nei luoghi della città: a) del lavoro e della ricerca, b) della multiculturalità, della democrazia, del diritto, c) della viva produzione di cultura. L'obiettivo deve essere quello di rendere leggibile ai ragazzi tutta la città come un libro aperto. E non si devono fermare gli interventi solo alla scuola di base, bisogna pensare ad un circuito di nuove esperienze nella scuola secondaria, di conoscenza dei saperi «caldi» delle attività produttive, come della ricerca e dell'Università, come dell'arte, e di primo orientamento verso il lavoro, pensate e anche realizzate con le scuole ed il loro personale docente. Per le aule, per l'handicap, per i Servizi educativi territoriali è necessario promuovere, nelle forme più adatte ad ogni diversa realtà, l'autonomia e la progettazione e programmazione didattica. E' un problema aperto per ogni intervento scolastico comunale. Bisogna garantire l'autonomia del lavoro intellettuale. E' importante riproporre il Collegio docenti delle aule, così come valorizzare la presenza degli insegnanti comunali del settore handicap, negli organi collegiali delle scuole e prevedere forme di raccordo cittadine. Invece di sottrarre lo statuto di docenti a chi lavora per il Comune bisogna sempre più proiettare nell'insieme del mondo dell'insegnamento la loro attività e fondare nella collaborazione fra Comune e scuole autonome della città il futuro degli interventi, per espanderli oggi e assicurarli domani, anche quando il Comune non avrà più il suo personale. L'assessore Pannuti propone una scuola povera, dove nei nidi e nelle materne si aumenta il numero dei bambini per sezione, dove la scuola superiore è marginalizzata e non curata, dove appunto i servizi per la cultura e l'integrazione sono un surplus da normalizzare. Una politica sorda, che non ascolta e si traveste da pura amministrazione, che insegue le sentenze di tribunale. Noi dobbiamo proporre una scuola ricca, ascoltata da una buona politica che la rispetti e la promuova.
Davide Ferrari
7 novembre 2003
da L'Unità, pubblicato nell'edizione di Bologna (pagina 2)
Davide Ferrari
7 novembre 2003
da L'Unità, pubblicato nell'edizione di Bologna (pagina 2)
giovedì 6 novembre 2003
Sul caso CAAB.
Trasmettiamo il testo di un intervento pubblicato su
"il Domani di Bologna", Domenica 7 dicembre 2003.
"I problemi si affrontano con professionalità e non
con le polemiche sui giornali" ha dichiarato ieri il
Presidente Sangalli a proposito della discussione che
lo scambio azionario fra Comune e Camera di Commercio
ha suscitato.
Proprio per queste intenzioni, di ciò posso scrivere,
l'opposizione ,ha sollevato e solleverà, in Consiglio comunale,
temi concreti e centrali.
Certamente suscita forti interrogativi l'effetto di
questa iniziativa sul CAAB medesimo, (non si sa
infatti se, e soprattutto come, vi porterà risorse per
chiudere la sua vicenda, mettendo in salvaguardia il
mercato).
Certamente la Giunta di Palazzo d'Accursio ha,
comunque, il dovere di presentare in Consiglio una sua
valutazione sulle ricadute che il salvataggio Caab,
che si affronta dopo quattro anni di ritardi e
negazioni, avrà sul bilancio del Comune,e di chiarirlo
prima che parta la discussione e vi sia il voto sul
Bilancio comunale.
Ma l'accento va posto anche sugli altri oggetti dello
scambio:la Fiera e l'Aeroporto.
Il Comune rischia di vedere un indebolimento del
proprio ruolo in due infrastrutture fondamentali di
Bologna.
Questo duplice risultato, a saldo negativo per il
Comune, si è voluto ottenere a pochi mesi dal voto e
senza alcuna considerazione della posizione
istituzionale di Regione e Provincia.
Da qui la nostra contrarietà che si è subito espressa
e chiarita nel richiedere una svolta nelle politiche
istituzionali del Comune, verso l'intesa e non nella
via dello scontro continuo con la programmazione
proposta su scala regionale e provinciale,
nell'interesse innanzitutto di Bologna.
Mi pare che questo punto di vista si stia facendo
strada anche negli interventi di autorevoli
commentatori.
Per la Fiera e l'Aeroporto dare più forza e
competitività a Bologna richiede una forte
integrazione a scala regionale.
Bologna diventa "una capitale", una città che conta,
se lavora insieme ad un territorio molto vasto,
diventando così , come si dice, la "porta d'accesso"
allo sviluppo di qualità, per un'intera area economica
e sociale d'Italia e d'Europa.
In primo luogo bisogna continuare a connettersi con un
territorio grande che va da Bologna al mare, come le
scelte, non di oggi, dell'Università, e la nascita di
Hera, con le società romagnole, già indicano.
Così non bisogna pensare lo sviluppo della Fiera in
concorrenza con altri poli regionali, (il "pallino" di
quell'Assessore, Raisi,che sui temi cruciali dello
sviluppo è sempre assente), ma unire le forze.
Per l'aeroporto la scelta di Forlì sta funzionando e
indica la strada giusta.
La strada di una forte crescita, sia nelle dimensioni
di traffico, che non può avvenire nell'area bolognese,
comunque sottoposta a limiti ambientali e geografici,
che nelle tecnologie, per ridurre e rendere
sostenibili i costi sul piano della vivibilità del
territorio.
Il presidende Alberto Clò ha presentato nella sede
della Commissione consiliare del Comune un consuntivo
positivo che però richiede una forte interfaccia
pubblica per andare avanti e cogliere tutte le
potenzialità.
Investimenti sulla mobilità,viaria e ferroviaria,
verifica dell'impatto urbano, politiche di attrazione
e marketing territoriale.
Già nei documenti di Bilancio presentati dalla Giunta
Guazzaloca non vi è nessuna traccia di queste scelte,
e domani, il risultato dello scambio azionario
potrebbe essere quello di rafforzare il quadro di un
ritiro dalle responsabilità del ruolo pubblico.
Mi ha colpito l'affermazione del Prof Clo' in
Commissione: "Sab non è stata coinvolta
nell'operazione "scambio".
E' vero che Clò ha correttamente chiarito che
l'azienda ha dei propri limiti, delle funzioni sue
proprie, e che lo scambio è materia di scelte
strategiche degli azionisti.
Ma è ben curiosa una operazione che si presenta come
centrale e che viene intrapresa senza e contro
Provincia e Regione e senza consultazione con la
società di gestione.
Anche le linee per il nuovo piano Strutturale del
Comune destano forti perplessità al riguardo.
La linea 2 della Metropolitana voleva essere la
risposta di Guazzaloca ad una parte delle questioni
che prima abbiamo riassunto, ma nessuno sa se, con i
costi di impianto e gestione che presenta, davvero
pribitivi, sarà mai realizzata, ed è già ampiamente
passata in secondo piano nelle stesse presentazioni
del Metrò da parte della Giunta.
Sembra invece sempre più utilizzata come motivazione
di uno sviluppo insediativo edilizio che, oltre
l'aeroporto, si diriga verso Calderara di Reno.
E'già accaduto a Bologna, per i limiti delle stesse
amministrazioni del passato, che previsioni di
strumenti di mobilità non si siano realizzate e invece
l'espansione di fabbricati lungo le linee previste
con nuove infrastrutture, invece sì, e
considerevolmente.
Ciò che era limite ed errore, oggi diventa, in qualche
modo, un obiettivo consapevole.
Bologna non ha bisogno di questo.
Ha necessità di un grande sistema regionale
aeroportuale, che, con altre strutture medie del
paese, conquisti quote di mercato e porti a Bologna
investimenti e persone e consenta all'economia
bolognese di espandersi con facilità verso altri
territori, altri scali.
La professionalità politica questo dovrebbe garantire
all'economia, nessuna delega, nessuna chiusura
municipalistica, sostegno e indirizzi comuni per la
crescita e la qualità.
La trasparenza nei processi di decisione e sugli
obiettivi che si perseguono e il pieno rispetto e
coinvolgimento di tutta la patnership istituzionale
sono le condizioni per cambiare passo, per non fare
altri errori.
Davide Ferrari
Il Domani di Bologna, 7 Dicembre 2003
"il Domani di Bologna", Domenica 7 dicembre 2003.
"I problemi si affrontano con professionalità e non
con le polemiche sui giornali" ha dichiarato ieri il
Presidente Sangalli a proposito della discussione che
lo scambio azionario fra Comune e Camera di Commercio
ha suscitato.
Proprio per queste intenzioni, di ciò posso scrivere,
l'opposizione ,ha sollevato e solleverà, in Consiglio comunale,
temi concreti e centrali.
Certamente suscita forti interrogativi l'effetto di
questa iniziativa sul CAAB medesimo, (non si sa
infatti se, e soprattutto come, vi porterà risorse per
chiudere la sua vicenda, mettendo in salvaguardia il
mercato).
Certamente la Giunta di Palazzo d'Accursio ha,
comunque, il dovere di presentare in Consiglio una sua
valutazione sulle ricadute che il salvataggio Caab,
che si affronta dopo quattro anni di ritardi e
negazioni, avrà sul bilancio del Comune,e di chiarirlo
prima che parta la discussione e vi sia il voto sul
Bilancio comunale.
Ma l'accento va posto anche sugli altri oggetti dello
scambio:la Fiera e l'Aeroporto.
Il Comune rischia di vedere un indebolimento del
proprio ruolo in due infrastrutture fondamentali di
Bologna.
Questo duplice risultato, a saldo negativo per il
Comune, si è voluto ottenere a pochi mesi dal voto e
senza alcuna considerazione della posizione
istituzionale di Regione e Provincia.
Da qui la nostra contrarietà che si è subito espressa
e chiarita nel richiedere una svolta nelle politiche
istituzionali del Comune, verso l'intesa e non nella
via dello scontro continuo con la programmazione
proposta su scala regionale e provinciale,
nell'interesse innanzitutto di Bologna.
Mi pare che questo punto di vista si stia facendo
strada anche negli interventi di autorevoli
commentatori.
Per la Fiera e l'Aeroporto dare più forza e
competitività a Bologna richiede una forte
integrazione a scala regionale.
Bologna diventa "una capitale", una città che conta,
se lavora insieme ad un territorio molto vasto,
diventando così , come si dice, la "porta d'accesso"
allo sviluppo di qualità, per un'intera area economica
e sociale d'Italia e d'Europa.
In primo luogo bisogna continuare a connettersi con un
territorio grande che va da Bologna al mare, come le
scelte, non di oggi, dell'Università, e la nascita di
Hera, con le società romagnole, già indicano.
Così non bisogna pensare lo sviluppo della Fiera in
concorrenza con altri poli regionali, (il "pallino" di
quell'Assessore, Raisi,che sui temi cruciali dello
sviluppo è sempre assente), ma unire le forze.
Per l'aeroporto la scelta di Forlì sta funzionando e
indica la strada giusta.
La strada di una forte crescita, sia nelle dimensioni
di traffico, che non può avvenire nell'area bolognese,
comunque sottoposta a limiti ambientali e geografici,
che nelle tecnologie, per ridurre e rendere
sostenibili i costi sul piano della vivibilità del
territorio.
Il presidende Alberto Clò ha presentato nella sede
della Commissione consiliare del Comune un consuntivo
positivo che però richiede una forte interfaccia
pubblica per andare avanti e cogliere tutte le
potenzialità.
Investimenti sulla mobilità,viaria e ferroviaria,
verifica dell'impatto urbano, politiche di attrazione
e marketing territoriale.
Già nei documenti di Bilancio presentati dalla Giunta
Guazzaloca non vi è nessuna traccia di queste scelte,
e domani, il risultato dello scambio azionario
potrebbe essere quello di rafforzare il quadro di un
ritiro dalle responsabilità del ruolo pubblico.
Mi ha colpito l'affermazione del Prof Clo' in
Commissione: "Sab non è stata coinvolta
nell'operazione "scambio".
E' vero che Clò ha correttamente chiarito che
l'azienda ha dei propri limiti, delle funzioni sue
proprie, e che lo scambio è materia di scelte
strategiche degli azionisti.
Ma è ben curiosa una operazione che si presenta come
centrale e che viene intrapresa senza e contro
Provincia e Regione e senza consultazione con la
società di gestione.
Anche le linee per il nuovo piano Strutturale del
Comune destano forti perplessità al riguardo.
La linea 2 della Metropolitana voleva essere la
risposta di Guazzaloca ad una parte delle questioni
che prima abbiamo riassunto, ma nessuno sa se, con i
costi di impianto e gestione che presenta, davvero
pribitivi, sarà mai realizzata, ed è già ampiamente
passata in secondo piano nelle stesse presentazioni
del Metrò da parte della Giunta.
Sembra invece sempre più utilizzata come motivazione
di uno sviluppo insediativo edilizio che, oltre
l'aeroporto, si diriga verso Calderara di Reno.
E'già accaduto a Bologna, per i limiti delle stesse
amministrazioni del passato, che previsioni di
strumenti di mobilità non si siano realizzate e invece
l'espansione di fabbricati lungo le linee previste
con nuove infrastrutture, invece sì, e
considerevolmente.
Ciò che era limite ed errore, oggi diventa, in qualche
modo, un obiettivo consapevole.
Bologna non ha bisogno di questo.
Ha necessità di un grande sistema regionale
aeroportuale, che, con altre strutture medie del
paese, conquisti quote di mercato e porti a Bologna
investimenti e persone e consenta all'economia
bolognese di espandersi con facilità verso altri
territori, altri scali.
La professionalità politica questo dovrebbe garantire
all'economia, nessuna delega, nessuna chiusura
municipalistica, sostegno e indirizzi comuni per la
crescita e la qualità.
La trasparenza nei processi di decisione e sugli
obiettivi che si perseguono e il pieno rispetto e
coinvolgimento di tutta la patnership istituzionale
sono le condizioni per cambiare passo, per non fare
altri errori.
Davide Ferrari
Il Domani di Bologna, 7 Dicembre 2003
mercoledì 5 novembre 2003
Un metro' insostenibile
Comune di Bologna
Gruppo Due Torri-Ds
Il capogruppo
NOTA STAMPA
PIANO ECONOMICO DEL METRO.
Sottostimati i costi e sovrastimati i ricavi.
L'insostenibilità del progetto di Guazzaloca.
E' stato presentato questo pomeriggio, nella
commissione bilancio del Comune, il Piano economico
per la Linea 1 del progetto di Metropolitana.
Leggendo con attenzione i dati e ascoltando le
relazioni dell'Ass. pellizzer e del Dott. Marchesini,
si comprende:
-1 non sono stati considerati, fra i costi di gestione
della metropolitana, una volta che fosse realizzata,
le spese per il personale di sicurezza: non è un
dettaglio, in linee simili, in altri paesi europei, si
è verificato che tali costi rappresentano la grande
parte del totale;
-2 la domanda di metro, vale a dire il numero di
passeggeri ipotizzati, oltre 40 milioni l'anno nel
2010 e addirittura quasi 60 milioni nel 2039, che la
Giunta prevede è evidentemente molto sovrastimata;
alla base di queste cifre viene citato il numero di
passeggeri oggi trasportati da lineee ATC che passano
per il percorso FIERA-STAZIONE-STAVECO che farà la
linea 1, ma queste linee ATC fanno percorsi molto più
lunghi e quindi più che indicare il bacino di utenza
del futuro metro sono le CONCORRENTI del metro;
-nello stesso bilancio, davvero ottimistico, che la
Giunta propone vi sono almeno 5 anni di grandissima
sofferenza finanziaria per il Comune (2005-2010) per i
quali nulla si dice di come sarà possibile per il
Bilancio del Comune fare fronte ai costi, si tratta
più o meno dell'intero prossimo MANDATO
AMMINISTRATIVO: una eredità molto molto pesante!
Infine Pellizzzer ha dichiarato che la dubbia
legittimità della delibera di finanziamento del CIPE,
in presenza di parere della Regione Emilia-Romagna
critico, non fermerà la Giunta Guazzaloca.
In sostanza si vuole procedere al di fuori di una
seria concertazione con le altre istituzioni su un
progetto del quale sono note le gravi manchevolezze
dal punto di vista trasportistico e del quale, da
oggi, appaiono chiarissimi anche i costi non
sostenibili.
Davide Ferrari
Gruppo Due Torri-Ds
Il capogruppo
NOTA STAMPA
PIANO ECONOMICO DEL METRO.
Sottostimati i costi e sovrastimati i ricavi.
L'insostenibilità del progetto di Guazzaloca.
E' stato presentato questo pomeriggio, nella
commissione bilancio del Comune, il Piano economico
per la Linea 1 del progetto di Metropolitana.
Leggendo con attenzione i dati e ascoltando le
relazioni dell'Ass. pellizzer e del Dott. Marchesini,
si comprende:
-1 non sono stati considerati, fra i costi di gestione
della metropolitana, una volta che fosse realizzata,
le spese per il personale di sicurezza: non è un
dettaglio, in linee simili, in altri paesi europei, si
è verificato che tali costi rappresentano la grande
parte del totale;
-2 la domanda di metro, vale a dire il numero di
passeggeri ipotizzati, oltre 40 milioni l'anno nel
2010 e addirittura quasi 60 milioni nel 2039, che la
Giunta prevede è evidentemente molto sovrastimata;
alla base di queste cifre viene citato il numero di
passeggeri oggi trasportati da lineee ATC che passano
per il percorso FIERA-STAZIONE-STAVECO che farà la
linea 1, ma queste linee ATC fanno percorsi molto più
lunghi e quindi più che indicare il bacino di utenza
del futuro metro sono le CONCORRENTI del metro;
-nello stesso bilancio, davvero ottimistico, che la
Giunta propone vi sono almeno 5 anni di grandissima
sofferenza finanziaria per il Comune (2005-2010) per i
quali nulla si dice di come sarà possibile per il
Bilancio del Comune fare fronte ai costi, si tratta
più o meno dell'intero prossimo MANDATO
AMMINISTRATIVO: una eredità molto molto pesante!
Infine Pellizzzer ha dichiarato che la dubbia
legittimità della delibera di finanziamento del CIPE,
in presenza di parere della Regione Emilia-Romagna
critico, non fermerà la Giunta Guazzaloca.
In sostanza si vuole procedere al di fuori di una
seria concertazione con le altre istituzioni su un
progetto del quale sono note le gravi manchevolezze
dal punto di vista trasportistico e del quale, da
oggi, appaiono chiarissimi anche i costi non
sostenibili.
Davide Ferrari
martedì 4 novembre 2003
"PER LA SCUOLA, PER LA CULTURA."
"PER LA SCUOLA, PER LA CULTURA."
UN FUTURO PER LE AULE DIDATTICHE DECENTRATE,
PER I SERVIZI COMUNALI EDUCATIVI
5 novembre 2003, Mercoledì;
Cappella Farnese di Palazzo D'Accursio,
Piazza Maggiore 6, Bologna
con inizio alle ore 20,30.
Gli interventi educativi per la cultura e l'integrazione, per i nuovi
linguaggi che il Comune promuove sono importanti per la città.
Gli insegnanti che con il loro lavoro garantiscono, ormai
da molti anni, uno dei migliori servizi per aprire il
mondo della cultura alle scuole e per fare cultura
nell'integrazione.
L'integrazione delle diverse abilità, della
differenza di tradizione, lingua, provenienza,
livello di apprendimendo, contesto socio-culturale.
Introduzione di DAVIDE FERRARI, capogruppo Due Torri-DS.
con FRANCO FRABBONI, ROBERTO GRANDI, LUIGI GUERRA,
intervengono:
MARIA GRAZIA CONTINI, ROLANDO DONDARINI, ROSANNA FACCHINI,
ANTONIO GENOVESE,DINO GIOVANNINI,
NARA ORSI, FULVIO RAMPONI.
Presiede
SANDRA SOSTER,
responsabile "Risorsa Scuola"-Ds
===========================================================
Gruppo Due Torri-Ds
051 203214
e-mail duetorri@comune.bologna.it
===========================================================
UN FUTURO PER LE AULE DIDATTICHE DECENTRATE,
PER I SERVIZI COMUNALI EDUCATIVI
5 novembre 2003, Mercoledì;
Cappella Farnese di Palazzo D'Accursio,
Piazza Maggiore 6, Bologna
con inizio alle ore 20,30.
Gli interventi educativi per la cultura e l'integrazione, per i nuovi
linguaggi che il Comune promuove sono importanti per la città.
Gli insegnanti che con il loro lavoro garantiscono, ormai
da molti anni, uno dei migliori servizi per aprire il
mondo della cultura alle scuole e per fare cultura
nell'integrazione.
L'integrazione delle diverse abilità, della
differenza di tradizione, lingua, provenienza,
livello di apprendimendo, contesto socio-culturale.
Introduzione di DAVIDE FERRARI, capogruppo Due Torri-DS.
con FRANCO FRABBONI, ROBERTO GRANDI, LUIGI GUERRA,
intervengono:
MARIA GRAZIA CONTINI, ROLANDO DONDARINI, ROSANNA FACCHINI,
ANTONIO GENOVESE,DINO GIOVANNINI,
NARA ORSI, FULVIO RAMPONI.
Presiede
SANDRA SOSTER,
responsabile "Risorsa Scuola"-Ds
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Gruppo Due Torri-Ds
051 203214
e-mail duetorri@comune.bologna.it
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sabato 1 novembre 2003
Cantieri a prova di disabile
> La Bologna che vogliamo
> Cantieri a prova di disabile, e rispetto per tutti.
> In Consiglio comunale abbiamo recentemente promosso
> una importante audizione con cittadine e cittadini
> non
> vedenti.
> I risultati sono stati purtroppo sconfortanti. I non
> vedenti lamentano giustamente che la loro mobilità e
> autosufficienza sono gravemente limitate
> dall'esplodere di un traffico senza regole e senza
> rispetto per nessuno.
> Hanno descritto con parole vivaci, che fanno
> riflettere, come l'inquinamento sonoro impedisca
> loro
> l'attraversamento stradale in sicurezza, laddove -
> come quasi dappertutto - non vi sono segnalazioni
> acustiche ai semafori.
> Ci hanno ricordato quanto sia importante per loro,
> potere ritrovare gli odori dei diversi negozi per
> orientarsi, e invece la "puzza" dei gas di scarico
> annulla tutto, oltre a toglierci la salute.
> Sono stati messi in evidenza i tanti comportamenti
> scorretti che nessuno sanziona, come l'occupazione
> dei
> marciapiedi con le auto, o con oggetti ostruenti, e
> ancora il "malvezzo" di fare gimkane con i motorini
> e le biciclette sotto i portici.
> La qualita' di vita di tutti i 'diversamente
> abili' a Bologna, per quanto riguarda la mobilità,
> e'peggiorata.
> E' venuta in chiaro una verità di fondo: bisogna
> rendersi conto che rispondere alle esigenze di chi
> non vede o di chi ha altre difficoltà particolari non è
> soltanto un dovere di solidarietà, vuole dire
> intervenire perchè la citta' sia migliore per tutti.
> Per questo motivo ho proposto che fin dalla prossima
> seduta della commissione mobilità del Comune
> tutti i consiglieri, senza distinzione di
> parte, promuovano un indirizzo alla Giunta perchè vi
> sia una vera e propria svolta.
> Tutti i lavori di manutenzione urbana debbono essere
> fatti eseguire consultandosi con le associazioni del
> mondo dell'handicap.
> Bisogna far sì che ogni cantiere per il rifacimento
> di strade e marciapiedi realizzi opere che rispettino
> uno standard adeguato al soddisfacimento delle esigenze
> delle persone con 'diversa abilita'.
> Nello stesso tempo bisogna finalmente costruire
> percorsi guidati 'sicuri' e eliminare la foresta di
> pali e cartelli che ostruisce i marciapiedi.
> Soprattutto è opportuno, anzi necessario, tornare a
> far rispettare le regole ed a educare ad un
> comportamento corretto tutti, in particolare chi è
> alla guida di un mezzo.
> C'è chi ha voluto far credere che Bologna fosse un
> "territorio libero", dove alle auto tutto potesse
> essere permesso.
> Ma l'ingorgo non è libertà. Non è libertà
> l'inquinamento, così come non lo è l'insicurezza.
> Non lo sono per i piu' deboli, che hanno visto
> deprimere vita e vivibilita'. Ma ugualmente non lo
> sono per chi, come noi, può credere di essere più
> forte o più fortunato.
> Cantieri a prova di disabile, e rispetto per tutti.
> In Consiglio comunale abbiamo recentemente promosso
> una importante audizione con cittadine e cittadini
> non
> vedenti.
> I risultati sono stati purtroppo sconfortanti. I non
> vedenti lamentano giustamente che la loro mobilità e
> autosufficienza sono gravemente limitate
> dall'esplodere di un traffico senza regole e senza
> rispetto per nessuno.
> Hanno descritto con parole vivaci, che fanno
> riflettere, come l'inquinamento sonoro impedisca
> loro
> l'attraversamento stradale in sicurezza, laddove -
> come quasi dappertutto - non vi sono segnalazioni
> acustiche ai semafori.
> Ci hanno ricordato quanto sia importante per loro,
> potere ritrovare gli odori dei diversi negozi per
> orientarsi, e invece la "puzza" dei gas di scarico
> annulla tutto, oltre a toglierci la salute.
> Sono stati messi in evidenza i tanti comportamenti
> scorretti che nessuno sanziona, come l'occupazione
> dei
> marciapiedi con le auto, o con oggetti ostruenti, e
> ancora il "malvezzo" di fare gimkane con i motorini
> e le biciclette sotto i portici.
> La qualita' di vita di tutti i 'diversamente
> abili' a Bologna, per quanto riguarda la mobilità,
> e'peggiorata.
> E' venuta in chiaro una verità di fondo: bisogna
> rendersi conto che rispondere alle esigenze di chi
> non vede o di chi ha altre difficoltà particolari non è
> soltanto un dovere di solidarietà, vuole dire
> intervenire perchè la citta' sia migliore per tutti.
> Per questo motivo ho proposto che fin dalla prossima
> seduta della commissione mobilità del Comune
> tutti i consiglieri, senza distinzione di
> parte, promuovano un indirizzo alla Giunta perchè vi
> sia una vera e propria svolta.
> Tutti i lavori di manutenzione urbana debbono essere
> fatti eseguire consultandosi con le associazioni del
> mondo dell'handicap.
> Bisogna far sì che ogni cantiere per il rifacimento
> di strade e marciapiedi realizzi opere che rispettino
> uno standard adeguato al soddisfacimento delle esigenze
> delle persone con 'diversa abilita'.
> Nello stesso tempo bisogna finalmente costruire
> percorsi guidati 'sicuri' e eliminare la foresta di
> pali e cartelli che ostruisce i marciapiedi.
> Soprattutto è opportuno, anzi necessario, tornare a
> far rispettare le regole ed a educare ad un
> comportamento corretto tutti, in particolare chi è
> alla guida di un mezzo.
> C'è chi ha voluto far credere che Bologna fosse un
> "territorio libero", dove alle auto tutto potesse
> essere permesso.
> Ma l'ingorgo non è libertà. Non è libertà
> l'inquinamento, così come non lo è l'insicurezza.
> Non lo sono per i piu' deboli, che hanno visto
> deprimere vita e vivibilita'. Ma ugualmente non lo
> sono per chi, come noi, può credere di essere più
> forte o più fortunato.
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