venerdì 19 settembre 2008

Museo Ustica:ARTE,TEMPO,MEMORIA, VERITA'

Festa Unita' Bologna 2008

Parco NORD, PIAZZA SENIOR
Venerdi' 19 Settembre, ore 20,30


Il Museo per Ustica a Bologna
ARTE TEMPO MEMORIA VERITA'



Partecipano Vittorio Boarini, Davide Ferrari, Concetto Pozzati

Introduce Daria Bonfietti

 

''A Bologna esiste da piu' di un anno il Museo per la Memoria di Ustica: una realizzazione nata dalla collaborazione dei Ministeri dei Beni Culturali e della Giustizia e degli Enti Locali, Regione Emilia-Romagna, Comune e Provincia di Bologna. Il Museo, ospita il relitto del dc 9 Itavia, precipitato nel mare di Ustica, recuperato e ricomposto per le esigenze delle indagini a Pratica di Mare e poi nel 2006 riportato a Bologna, che dialoga con una istallazione di Christian Boltanski, uno dei piu' importanti artisti contemporanei interessato in particolare ai temi della memoria.

Questa realizzazione, oltre a riscuotere l'ammirazione dei molti visitatori, viene gia'annoverata dalla critica tra le principali ''tappe'' del tour internazionale dell'arte contemporanea .

A partire da questa realta', tre intellettuali bolognesi rifletteranno attorno al rapporto arte-memoria, e quindi consapevolezza per la ricerca della verita', a partire dai campi della loro piu' specifica sensibilita' in un percorso che certamente interessera' l'arte visiva, la cinematografia e la parola scritta.''

                                       Daria Bonfietti
INVITO

lunedì 8 settembre 2008

NO AL MAESTRO UNICO. Approvato odg Ferrari in Consiglio comunale

> Questo il testo dell'ordine del giorno , presentato dal consigliere
> Ferrari
> e firmato anche dai consiglieri Merighi, Sofri, Lo Giudice,
> Monteventi,
> Delli Quadri, Naldi, Suprani e altri che è stato approvato questa
> sera dal
> Consiglio Comunale di Bologna.
>
> ......................................................................
> ...
> Comune di Bologna
> 8 Settembre 2008
>
> Il Consiglio comunale di Bologna,
> valutato il decreto legge 1 settembre 2008, n. 137, che reca
> Disposizioni
> urgenti in materia di istruzione e universita’,
> e considerato:
> -che per esplicita dichiarazione del Ministro Mariastella Gelmini,
> così
> articolata: "Abbiamo approvato una Finanziaria che prevede risparmi
> ingenti
> nella scuola intorno ai 7 miliardi di euro, e il 30% dei risparmi che
> realizzeremo con la finanziaria verranno reinvestiti nella scuola",
> i tagli alla scuola non rispondono a criteri di qualità e nemmeno di
> razionalizzazione della spesa, e servono invece almeno per il 70%, far
> quadrare i conti della Finanziaria.
> - che sono disposti dal Governo tre anni di fortissima riduzione
> dell’investimento educativo, culturale e di solidarietà sociale;
> -che, in particolare, con il ritorno ad un unico maestro in ogni
> classe,
> sono diffusi i timori di vedere una scuola povera, ben diversa e
> peggiore
> di quella che hanno vissuto i genitori dei bambini che entreranno
> nelle
> scuole elementari;
> -che in tal modo si sottraggono ai bambini e alle bambine le
> competenze ed
> il sapere dei maestri specializzati e molte ore di scuola, perche' si
> riduce l'attuale orario di lezione abbassandolo a 24 ore settimanali;
> - che un unico docente dovrà insegnare tutto cio' che ora viene
> garantito
> da 3 docenti appositamente formati.
> -che permane una condizione di incertezza per il tempo pieno, forse
> sostituito da alcune ore in piu', solo se ce ne saranno le
> condizioni, e
> senza, ad ora, certezza dei finanziamenti;
> che quella riguardante il maestro unico appare la decisione
> più grave
> di una politica contro la scuola che, fra disposizioni e
> annunci,
> vede un taglio di enormi dimensioni del numero degli
> insegnanti e
> misure demagogiche e discutibili come il voto di condotta, il
> grembiule ed i libri di testo confermati per cinque anni e
> altre,
> sicuramente sbagliate, come il ritorno al voto anche nelle prime
> classi del percorso scolastico;
> considerando altresì
> la scuola come una priorità assoluta, nella convinzione che la
> scuola è un
> bene di tutti e quando ha successo, ha successo tutta l'Italia,
> nella certezza di interpretare
> i sentimenti della città di Bologna, una città che investe molto per
> l’istruzione, l’educazione, la formazione, e che vuole una scuola
> libera e
> moderna, un ambiente educativo sicuro e ricco di opportunità,
> il Consiglio comunale
> esprime
> il proprio fermo dissenso circa le scelte del
> Governo e del ministro, che possono indebolire irreparabilmente la
> struttura stessa della scuola, la sua presenza nel territorio, la sua
> funzione di promozione sociale e culturale ;
> rileva inoltre come
> il Governo imponga, da solo, in tempi di discussione sul
> federalismo, una
> scuola tagliata, arretrata e con meno cura dei bambini e della loro
> crescita:
> ed invita dunque la Giunta
> -a proseguire il proprio impegno per la qualità della scuola,
> -a promuovere un vasto confronto con gli altri EE.LL e le loro
> associazioni, con i Parlamentari eletti anche dalla città, e, in primo
> luogo, con i genitori e gli insegnanti,
> perché
> si possa esprimere una vasta e consapevole opinione istituzionale e
> sociale
> a favore della scuola e contro tagli e scelte così preoccupanti, per
> determinare un diverso indirizzo a garanzia della scuola di tutti.
>
> Davide Ferrari

sabato 30 agosto 2008

Un contributo di Otello Ciavatti.

 
 
5 in  condotta
Ma esiste ancora la Costituzione ?
 
La scuola è un luogo socialmente denso :il disagio sociale  talora esplode  nella svariate forme di bullismo,dalle più gogliardiche  alle dure e violente ( richiesta di denaro,minacce,pestaggi,razzismo).
Le prime rientrano in una casistica tradizionale  seppure amplificate dai nuovi mezzi di comunicazione( telefonino,You tube ).La possibilità di filmare e diffondere   contrasta con  la consapevolezza del danno provocato .La percezione viene offuscata dal  "brivido della creazione ".In questo caso i modi per intervenire sono tanti,sospensione,lavoro socialmente utile, fino alla condanna penale.
Ancora più le forme più delinquenziali di bullismo sono affrontabili con l'azione penale accompagnata dalla sospensione.
Il problema in questi casi è un altro,quello della subalterneità psicologica delle vittime e quindi di un lavoro nella scuola da parte di dirigenti e insegnanti teso a far lievitare una cultura della denuncia che nulla ha a che fare con la solidarietà fra studenti.Ho avuto modo di parlarne diffusamente con i miei studenti ricavandone una sensazione positiva,nel senso che  il silenzio imposto da una sorta di falsa coscienza della difesa di ceto cade a pezzi a fronte di episodi di violenza e intolleranza e a un ragionamento serio sul modo di neutralizzarli.
Il resto è ordinaria amministrazione,dinamica quotidiana non facilissima,data la composizione modificata,la presenza di molti giovani che non sanno l'italiano,culture diverse,condizioni di partenza molto difficili come quelle che si riscontrano a Napoli o Palermo,ma in alcuni casi anche a Bologna in una grande scuola come l'Iatituto Aldini valeriani Sirani.Ordinara amministrazione che occorrerebbe affrontare con maggiori strumenti,aule meglio attrezzate,meno studenti al fine di poter personalizzare l'insegnamento,più sostegno per i diversamente abili.,più opportunità di rapporto con il mondo del lavoro,più laboratori , aule didattiche,biblioteche multimediali.
E' davvero sorprendente che a fronte di tali problemi l'unica soluzione suggerita dalla nuova( ma tanto antiquata) ministra Gelmini sia l'uso del cinque in condotta come elemento dirimente per affrontare il casi di " devianza" nella scuola.
Uno si sarebbe aspettato, aule meno affollate, più investimenti nella scuola pubblica,migliorameto delle condizioni di lavoro e aggiornamento degli insegnanti,nuove competenze a sostegno della popolazione più debole.
Invece il cinque,con un problema di fondo che a mio avviso è di tipo costituzionale.
Se perfino i delinquenti più efferati hanno diritto a un processo e a una difesa, cosa ha previsto la Ministra per gli studenti accusati di lesioni talmente gravi alle regole della scuola o della comunità da meritare il voto pigliatutto,quel cinque che annulla tutto il resto e si presenta come la pena assoluta in quanto nullifica ogni altro merito?Nulla!E questo è una vergogna.
Non ho visto nulla di simile a quello statuto degli studenti che regolava diritti e doveri, frutto di una discussione e di una accettazione consapevole.
Allora la sensazione di una misura che colpisce la pancia e obnubila la mente è pià che motivata.
Nel frattempo aspettiamo che qualcuno si occupi seriamente della scuola.
 
Otello Ciavatti
Docente Aldini valeriani-Sirani
e Università Primo Levi
 
Bo. 30-08-08

venerdì 29 agosto 2008

Arnoldo Foà, targa ricordo di Paolo Volponi, 2008

Gentilissimi,
             siamo lieti di invitarvi al primo appuntamento di

 
LA STORIA DEL PRESENTE

Casadeipensieri2008

           

 Venerdì 29 Agosto alle ore 21, al Parco Nord,

nella Sala Centrale

 
il primo giorno della Festa dell'Unità.
In programma un appuntamento importante, per la qualità degli intervenuti e per il valore del tema.
Un cordiale arrivederci,
                        l'Associazione culturale "La casa dei pensieri"



………………………………………………………………………………………….
VENERDI’ 29 AGOSTO
SALA CENTRALE
Ore 21
 
"Settanta anni dopo.
Le leggi razziali nella storia, una lezione per il presente".
Con Arnoldo Foà, Gianni Sofri, Pietro Greco, Amos Luzzatto
 
Andrea De Maria consegna ad Arnoldo Foà la
"Targa ricordo di Paolo Volponi 2008"
Al pianoforte Stefano Malferrari
 
Segue:
Concerto di musiche "Klezmer"
 
Presenta Piero Mioli.
Antonio Laganà, violino
Mario Raimondo Gullì, clarinetto
Stefano Zicari, pianoforte
 
Presiede William Michelini
…………………………………………………………………………………………

Associazione culturale "La casa dei pensieri"
www.casadeipensieri.eu

venerdì 22 agosto 2008

Casadeipensieri2008. La conferenza stampa di presentazione.

Associazione culturale "La casa dei pensieri"

Bologna, 22 Agosto 2008

Si è svolta questa mattina una affollata conferenza stampa per la presentazione

della diciottesima edizione della rassegna culturale internazionale:

 

LA STORIA DEL PRESENTE

Casadeipensieri2008

 

Si svolgerà a Bologna, al Parco Nord,  dal 29 Agosto al 22 Settembre,   nella Festa dell'Unità.

La presentazione del programma (vedi nota a seguire) è stata svolta da Davide Ferrari, Direttore artistico della rassegna.

Nel rispondere alle domande dei giornalisti intervenuti Ferrari ha tra l'altro dichiarato:

 

"Casadeipensieri perdura per un attaccamento al valore e alla pratica del volontariato. Se ci chiedono quale contributo portiamo alla ricerca dell'identità culturale del Partito Democratico, il nostro programma può rispondere mettendo in luce,  soprattutto, il riferimento a grandi valori, l'impegno contro il razzismo, per la pace e la convivenza. a partire però dalle persone, senza ideologie impositive. Con una grande attenzione all'ascolto e all'ospitalità di percorsi diversi, come insegnano la letteratura e le arti delle quali abbiamo raccolto tanti esponenti da tutto il mondo."

 

" Nel programma, vasto, abbiamo messo iniziative e presenze che sono come cartelli segnaletici, per non smarrire la bussola dei valori, da Arnoldo Foà, contro il razzismo, ieri e oggi, a Predrag Matvejevic, sull'Europa e la convivenza civile a Eduardo Galeano e Leonardo Padura Fuentes, la grande forza del romanzo, a Serge Latouche e Danìlo Mainardi, la ricerca di una via d'uscita dalla distruzione dell'ambiente, a Sergio Zavoli,con la sua opera su Aldo Moro,  a Cristina Comencini, con la sua storia sul male cui può portare il volere troppo un bene eguale per tutti, alla grande poesia internazionale con Joumana Haddad, dal Libano, Tali Latowicki e Shimon Adaf da Israele"

 

E' intervenuto Lele Roveri, responsabile delle Feste per il PD, che ha messo in rilievo: "la continuità ma anche l'innovazione di Casadeipensieri sempre più presente in luoghi diversi della festa e con un programma articolato  e vasto che fornisce un'offerta culturale rivolta a tutta la città".

 

 

 

Per l'Ufficio stampa

Antonia Babini

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LA STORIA DEL PRESENTE
Associazione culturale "La casa dei pensieri"
Casadeipensieri2008 1987. Da un’idea di Paolo Volponi
Una grande Casadeipensieri per: "La storia del presente".


Siamo alla 18° edizione. Un traguardo significativo, persino sorprendente, in una stagione che ha visto rapidissimi cambiamenti.

Casadeipensieri perdura per la particolarità che fin dalla nascita ha avuto. L’obiettivo non muta, infatti. Portare il dibattito culturale, grandi personalità internazionali nel cuore di una vasta kermesse popolare. Quest’anno saranno con noi Eduardo Galeano, Predrag Matvejevic, Leonardo Padura Fuentes, Serge Latuche e i poeti Joumana Haddad, Tali Latowicki, Shimon Adaf.

La storia del presente vuol dire: provare ad affrontare le grandi questioni che dalla nostra storia giungono, aperte, problematiche, fino al presente, al quotidiano. Per questo motivo l’apertura è con la straordinaria umanità di Arnoldo Foà. Il 29 agosto il primo incontro è per lui, per Amos Luzzatto e Gianni Sofri, per la serata dedicata al tema delle leggi razziali nella nostra storia. Una vera lezione per il presente. In quell’occasione verrà assegnata da Andrea De Maria ad Arnoldo Foà la "Targa ricordo di Paolo Volponi" per il 2008. Nei giorni seguenti avremo: la serata dedicata a Puccini, con un concerto recital fra lirica e prosa (30 ag); Vincenzo Cerami e Angelo Guglielmi (3 sett); Eugenio Riccomini, sulla nuova grande mostra del Comune e della Pinacoteca di Bologna su Amico Aspertini (5 sett); Predrag Matvejevic (6 sett); il centenario di Cesare Pavese (6 sett); il pensatore ambientalista Latouche (7 sett); lo scrittore cubano Padura Fuentes (7 sett); Gianni Minà sarà in dialogo con l’uruguagio Eduardo Galeano, uno dei protagonisti della letteratura mondiale (9 sett); Giorgio Celli e Danilo Mainardi (10 sett); la serata sul grande fumetto con, tra altri, Silvina Pratt (13 sett); Sergio Zavoli ci parlerà, con Renato Zangheri e Luigi Pedrazzi di Aldo Moro (15 sett). Saranno nostri ospiti personaggi come Oliviero Beha (15 sett), Luigi Manconi (16 sett), Curzio Maltese (16 sett), Paolo Prodi, Alfredo Reichlin e Nando Dalla Chiesa (22 sett) in occasioni importanti per parlare di come sta mutando il nostro paese. Non vogliamo dimenticare l’ironia di Eros Drusiani e il contributo di scrittori come Marcello Fois, Stefano Tassinari, Paolo Ruffilli e Gregorio Scalise e di artisti del valore di Raoul Grassilli, Stefano Malferrari, Dragan Babic, Raffaella Battistini, Silvana Strocchi, Simonetta Venturini e il trio Laganà Gullì Zicari che eseguiranno, all’apertura del 29 agosto, un concerto di musiche Klezmer.


Bologna, Parco Nord, 29 Agosto-22 Settembre
nell’ambito della
FESTA DELL’UNITA’ DEL PARTITO DEMOCRATICO DI BOLOGNA

                                                www.casadeipensieri.eu

lunedì 21 luglio 2008

Il nuovo Piano Strutturale del Comune di Bologna

Il nuovo Piano Strutturale del Comune di Bologna (PSC) non viene alla luce in una città paragonabile alla Bologna degli anni 60 e 70. Abbiamo vissuto per più di vent’anni l’epoca del liberismo, della non-progettazione, dell’urbanistica dimenticata.
Pur rimanendo “ferita ma viva”, anche Bologna è passata in quest’epoca. Ha resistito meglio, per la sua grande storia di programmazione e di qualità urbana e per la tenuta di una classe politica democratica, e di una società civile, indebolitesi ma tutt’ora in piedi.
Oggi, la speranza è che il PSC rappresenti l’annuncio che il vento sta cambiando di nuovo. Non si torna ad una rigidità impossibile, nei rapporti fra indirizzi di governo locale e società e mercato. No. Il mercato ha un ruolo nella visione del PSC. L’espansione c’è, ricondotta però a cifre sostenibili di nuove edificazioni, indirizzata socialmente a ripopolare Bologna e quindi a frenare la crescita delle villettopoli. Non crediamo che la partita sia stata facile. C’è, a Bologna, chi ha anunciato danni patrimoniali ai consiglieri comunali, per interventi negati in collina e soprattutto c’è chi ha iniziato a civettare con l’idea di “scendere in politica” proprio quando le istituzioni hanno voluto discutere , anche solo discutere, la costruzione di Romilia.
Ricordate? Dopo i rilievi a Romilia si è additata la politica al pubblico ludibrio per avere impedito la nascita di molti posti di lavoro. In giorni di scarsità, di dubbi sul proprio futuro per tanti, queste non sono accuse da poco.
Ripensiamo, ora, a Romilia e a Cazzola. Le parole, prima contro la Provincia, poi contro tutto “il pubblico” sono state pesantissime. Reggere la barra, proseguire una strada, segnare un punto “di civiltà” non è stato facile. E’ stato fatto.
Si devono far lavorare assieme il governo ed il mercato. Lo si può fare, però, solo se si programma. Se si guarda all’interesse generale. In questi giorni vediamo una crisi drammatica del mercato finanziario immobiliare internazionale.
Una crisi le cui conseguenze, intrecciate ad altri gravi fatti, minacciano anche le nostre prospettive produttive.
Non si salva una città seguendo progetti estemporanei di quello o quell’altro gruppo ma mantenendo un equilibrio fra realizzazioni e risposta della domanda. Facendo il bene anche del mercato oltre che dell’ambiente. La buona politica non è “un nemico del popolo”. Rifletta chi si dice “bolognese.doc”. Bologna, ha ragione l’Assessore Merola, non merita nulla di meno di quell’alta qualità di amministrare che la rende una città più importante, più grande del suo perimetro.

Davide Ferrari
www.davideferrari.org

"L'Unità", 15 Luglio 2008,

Il "forum delle scuole" alla conferenza programmatica del PD di Bologna.

Partito Democratico di Bologna
Forum delle Scuole

Una proposta per l’Assemblea Programmatica del P.D. di Bologna
18 -19 luglio 2008


Una prospettiva inquietante……
Il D.L. 112/2008, la “manovra” Tremonti, così come attacca grandemente le Università, prevede un taglio pesantissimo degli organici della scuola statale in tre anni, 100.000 docenti e circa 50.000 personale ATA (17%), con l’obiettivo di derivare per il bilancio dello Stato un risparmio totale minimo di 7.822 Euro in tre anni.
Chiunque comprende che non si tratta di tagli per razionalizzare ma di una scelta di ridurre, dequalificare, paralizzare la scuola pubblica.
La situazione che si determinerebbe nella nostra regione: si dovrà passare ad un taglio dei servizi scolastici, in particolare quelli più richiesti dalle famiglie, quali la durata del servizio per tutto il giorno, nella scuola dell’infanzia, o il tempo pieno nella scuola primaria. Oppure la qualità della formazione fornita dal sistema scolastico non potrà che peggiorare dato l’aumento da 4 a 6 degli alunni per classe
E’ particolarmente necessario difendere il sistema formativo dell’Emilia-Romagna dagli effetti drammatici che queste scelte sono destinate a produrre, in un sistema così ampio di servizi consolidati.

…………alla quale bisogna reagire
La protesta deve essere larga ma unirsi alla proposta.
La proposta di una idea diversa di scuola, come elemento centrale dello sviluppo ed ancor più come garanzia della crescita e della libertà intellettuale delle persone.
Serve una battaglia nazionale, è vero, ma elemento di riferimento di questo impegno, per i contenuti alternativi ad ogni modello di dequalificazione della scuola, può essere una iniziativa politica e legislativa della Regione Emilia-Romagna per gestire, concorrentemente, l’istruzione e, esclusivamente, la formazione.
Una scelta che si indirizzi con chiarezza in senso federalista, ma opposta nei contenuti a quella avanzata dalla Lombardia di Formigoni.
Una scelta a difesa di un modello forte di integrazione fra la scuola, i territori, gli Enti Locali, la produzione culturale viva, le altre opportunità educative.
D’altra parte l’Emilia-Romagna già si è dotata di una legge che si pone l’obiettivo di garantire ad ogni giovane un diploma di scuola superiore o almeno una qualifica professionale e di organizzare l’offerta di formazione permanente rivolta agli adulti, mettendo a sistema le risorse educative, di scuola e di formazione del territorio regionale.
E, pur nell’incompletezza del disegno istituzionale per quanto riguarda gli organi collegiali e territoriali e con pesantissimi limiti sul piano delle risorse, qui l’autonomia delle istituzioni scolastiche, ha messo pù radici, ampliando il ruolo e la responsabilità della funzione docente. Le scuole autonome sono oggi pienamente titolari della progettazione e gestione dell’offerta formativa e si rapportano direttamente agli Enti di governo del territorio.

Scegliere di governare la scuola, per le città, per Bologna. Da cosa si parte.

Non è un caso che ancora oggi Bologna e l’Emilia-Romagna registrino i più alti tassi di scolarizzazione del Paese, in media con l’Europa, e la più bassa dispersione scolastica (il 9.8% contro una media che supera il 30%).
La più alta spesa in Italia da parte degli Enti Locali per la scuola si è aggiunta infatti a quella dello Stato. Da oltre trent’anni si è fatto un investimento fondamentale sulla scolarizzazione precoce, sulla qualità e capacità di integrare dei nidi, della scuola d’infanzia e di quella elementare e si sono innovati i modelli di riferimento, in un percorso innervato sulla ricerca pedagogica, sulla formazione degli operatori e sulla condivisione delle scelte, sulla collaborazione tra le diverse istituzioni.
Inoltre, ottime scuole tecniche e professionali, un sistema di formazione professionale più forte e diffuso, l’enorme patrimonio dell’Università e dei centri di ricerca hanno definito in passato un sistema formativo invidiabile fondato sulla formazione dell’infanzia, sapendo agire con continuità e sui tempi lunghi necessari. Si è definito un modello di welfare e, al tempo stesso, un formidabile fattore di sviluppo.

La stessa domanda sociale sembra oggi chiedere più scuola, più intervento pubblico, più qualità.
Una ripresa significativa della natalità dal 1988, la presenza crescente di bambini e ragazzi stranieri (oltre l’11%), l’aumento delle certificazioni di H sul piano cognitivo e relazionale e di adolescenti che “stanno male” in modo più o meno evidente, o che manifestano un disagio adolescenziale crescente, collocano sempre più la scuola sulle frontiere avanzate del sociale e non consentono più risposte volontaristiche.
Ad un vissuto di frustrazione e abbandono della scuola si somma la solitudine e la precarietà degli adulti, anche nell’esercizio delle “funzioni genitoriali”. Bisogni nuovi di sicurezza, socialità, identità si traducono in una richiesta più precisa di garanzie da parte dell’Ente Pubblico e di qualità della formazione, di partecipazione alle scelte e alla difesa delle istituzioni educative: un fenomeno evidente e che da decenni non si presentava.
La formazione tecnica declina nell’orientamento dei giovani e mancano già da ora figure determinanti per l’impresa bolognese; essa rappresenta un segmento e non una completa filiera fino ai livelli più alti della formazione, peraltro difficilmente accessibile alle esigenze di formazione permanente degli adulti; i laureati sono di poco aumentati negli ultimi 30 anni e si registra un calo preoccupante delle facoltà scientifiche e tecnologiche; incerto è ancora lo snodo tra formazione alta, ricerca, mercato del lavoro e imprese. L’inefficienza del sistema conduce a procrastinare le scelte professionali e le prime esperienze di lavoro.
I segnali di crisi che vengono dal tessuto produttivo e sociale e l’incertezza della prospettiva richiedono anche qui più capacità di innovazione, ovvero una più solida formazione di base e più sapere diffuso, nel territorio e del territorio.
A una crescente domanda sul piano della primissima infanzia, di scuola d’infanzia e di tempo pieno, di diplomati e di laureati, di formazione permanente e di permeabilità dei sistemi formativi: una domanda forte di scuola pubblica, di qualità, di libertà di accesso all’istruzione e alla formazione per tutti e, in ogni caso, di garanzie che si chiedono all’Ente Locale, anche al di là delle sue competenze specifiche.

La scuola di Bologna e della provincia di Bologna: i luoghi dell’eccellenza.

Tutto sembra suggerire che, nel campo della scuola e della formazione, Bologna debba farsi nuovamente attiva promotrice di una “progettualità alta”: nella consapevolezza che oggi più che mai l’esercizio dei diritti di cittadinanza, la chiave dell’innovazione, dello sviluppo e della coesione sociale, stiano nella diffusione e nell’accesso al sapere;

Oggi è necessario, dunque, per contrastare attivamente lo svilimento cui è sottoposto il sistema dell’istruzione italiano, ridefinire principi fondanti, priorità e linee di intervento dell’Ente Locale. Occorrerà ragionare, pur garantendo il sistema d’istruzione nazionale, su un possibile federalismo scolastico, mai declinato, ma che molto spesso già esiste nei fatti.


Temi di riflessione e proposte di lavoro

1.Il diritto alla formazione appartiene alle persone e si esercita dall’età del nido per tutto l’arco della vita. Si tratta di un diritto individuale inalienabile. Deve divenire sempre più un diritto degli Enti locali e delle Regioni poter progettare le peculiarità del sistema formativo e educativo – come quantità, qualità, continuità, reversibilità delle scelte formative – da offrire ai propri cittadini, all’interno di un quadro nazione di istruzione e formazione.
2.La famiglia. La nostra società è profondamente mutata e non si può non prendere atto delle sempre più forti difficoltà che incontrano i genitori ad esercitare il loro ruolo educativo. Accanto al diritto alla formazione del bambino, esiste un bisogno delle famiglie di essere aiutate dai servizi sociali territoriali e dalle istituzioni educative, che devono potenziare la loro funzione di supporto alla genitorialità: impegnativa quando il bambino è nella primissima infanzia, ma ancora più difficile di fronte all’adolescenza.

3.La scuola pubblica deve assolvere la funzione che la Costituzione le assegna (art. 3) in quanto capace di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che (…) impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Non è dunque un servizio a domanda individuale ma un’istituzione della Repubblica dotata di autonomia. Essa si struttura su modelli pedagogici, si rinnova e si qualifica nel rapporto con la ricerca capace di saldarsi con il sapere degli operatori e in una progettualità condivisa con le famiglie. E’ luogo di formazione e aiuto alla genitorialità e di crescita culturale complessiva della città. Le sue strutture, attrezzature, competenze rappresentano il più importante centro di servizi formativi del territorio. Svolge una funzione fondamentale nel costruire il rispetto e l’integrazione delle diversità. E’ ancorata nel territorio e guarda all’Europa, contribuendo a costruire l’integrazione e la cittadinanza europea, nell’ambito di un percorso di armonizzazione dei sistemi educativi dei vari Paesi e degli obiettivi europei. In una generale “alleanza per la scuola” riconosciamo da tempo il ruolo che la scuola paritaria e legalmente riconosciuta può svolgere specialmente in alcuni segmenti dell’istruzione (Nidi, Infanzia…); e insistiamo per definire modelli d’integrazione con quella pubblica nelle sue variabili (Statale, Comunale ecc.), per fare dell’integrazione dei vari sistemi un punto d’eccellenza.

4. L’integrazione sociale e culturale. Più complessi e profondi sono i mutamenti della società, più alta è la sfida della diversità e più occorre investire sulla formazione perché questa possa rinnovare la sua funzione di accoglienza e integrazione, perché sia capace di dare a ogni bambino e ragazzo – diversamente abile o normodotato, italiano o immigrato, senza differenze di genere, cultura, provenienza sociale – la possibilità di acquisire la piena cittadinanza.
In questo contesto un punto di eccellenza è da considerare la recente firma dell’Accordo Provinciale per l’integrazione dei bambini con disabilità nella scuola promosso dalla Provincia di Bologna e sottoscritto dai Comuni di tutto il territorio provinciale..

5.L’accesso al sapere. La scuola e la formazione, oggi più che mai, rappresentano la garanzia della mobilità sociale, dello sviluppo, della capacità di innovazione di un territorio. Il sapere consente e crea il lavoro. Solo con una più forte e diffusa preparazione di base – umanistica, scientifica e tecnologica – è possibile affrontare la complessità crescente e le veloci trasformazioni del vivere e del lavorare. Il sapere è valore e fattore dello sviluppo e componente essenziale di ogni welfare.

Quale Ruolo, dunque, per l’Ente Locale?
E’, a nostro avviso, un ruolo complessivo di governo: deve cioè garantire la risposta ad una domanda sociale espressa, ma anche progettare il futuro del territorio e delle Comunità attraverso politiche attive per la scuola e la formazione.
Nel campo dei servizi educativi e della scuola per l’infanzia occorre potenziare il servizio pubblico, destinando a questo tutte le risorse necessarie, ferme restando le esperienze di sistema integrato già avviate e preesistenti , nei confronti delle quali occorre migliorare la cooperazione tra i soggetti diversi che attualmente intervengono nel settore, pubblici (ivi compresi servizi e scuole comunali) e privati, attraverso un compiuto sistema di controllo e di garanzie che l’E.L. deve fornire: indirizzi pedagogici, standard di qualità, controllo, accessibilità, libertà di scelta, partecipazione, diritti dei lavoratori, rispetto Contratti nazionali ecc.
L’Ente Locale esercita il suo dovere/potere di rappresentanza generale dei suoi cittadini nel ruolo di partner privilegiato delle nuove istituzioni scolastiche autonome. Esse sono responsabili della progettazione e gestione dell’offerta formativa.
Il Comune non può sostituirsi allo Stato ma deve farsi parte attiva perché sia assicurata risposta adeguata, quantitativa e qualitativa, alla domanda. Agisce in termini di supporto alle scuole singole (progetti, dotazioni strumentali, sostegno H, mensa, trasporti…), ma specialmente su servizi per reti di scuole, anche con il proprio personale (laboratori linguistici per stranieri e aule didattiche dei musei e delle istituzioni culturali)
Appartiene alle funzioni dell’Ente Locale la pianificazione dell’offerta formativa su scala metropolitana e la logica della rete, nonché la promozione di un coordinamento interistituzionale tra tutti i servizi e gli enti territoriali che agiscono sui bambini, gli adolescenti e i giovani adulti.

Tra i cittadini e le famiglie vi sono, è vero, fenomeni di abbandono dell’interesse della qualità e di considerazione della scuola come un puro strumento, e così fra i ragazzi non mancano fenomeni di disagio di specie differenti, ma l’impegno nella scuola è sempre più centrale nell’esistenza, per tutta l’età evolutiva, unico, o quasi, che si compie con pari età, che da senso alle generazioni.
E altissima e tuttavia largamente sottovalutata dalla politica permane la cura che i genitori e le famiglie pongono verso l'educazione. L'appello che rivolgono per una scuola ”buona”, non solo “utile”. E abbiamo detto dell’esigenza, che è avvertita e non solo oggettiva, di una formazione permanente che accompagni tutte le fasi di cambiamento nella vita di una persona.
La società ha sempre più bisogno della scuola, anche a Bologna, e la scuola non deve essere lasciata sola a rispondere alla domanda sociale.
Vi è, anche per questo, grande attesa nel conoscere quali nuove frontiere questo nuovo partito saprà delineare per la scuola e la formazione. Vi è una diffusa consapevolezza che il futuro del nostro paese, il suo ruolo in Europa, nell’economia mondiale passano, prima di ogni altra cosa, dall’istruzione e dalla formazione.


Documento preliminare per la discussione.
il testo è stato redatto da Luciano Russo, Davide Ferrari e Paolo Rebaudengo.

sabato 12 luglio 2008

"Incontriamoci: dove va il PD, il nostro impegno"

"Incontriamoci: dove va il PD, il nostro impegno"
Conversazione tra noi e con Walter Vitali


Bibite, gelati e scambio d'idee nel giardino della casa del Parco via Dozza 10, sede del PD del Quartiere Savena.
Intervengono:
Rosanna Facchini, Vittorio Biagini, Davide Ferrari

e' anchefesta del Tesseramento (si dice così?)
Sabato 12 Luglio 2008
ore 17,30

circoloscuoòla.pdbologna@yahoo.it

giovedì 3 luglio 2008

"Parole in viaggio", poesie di Anna Zoli.

 
La SALA dello ZODIACO

ospita

"Parole in viaggio"

da

SPAESAMENTI 

"BALLATA dall'AUSTRALIA" (diario in versi) e "TEMPO SFALSATO" (poesie)

Giraldi Editore, 2008

di

A N N A   Z O L I

intervengono

SIMONA LEMBI  (Assessore alla Cultura e Pari Opportunita'? della Provincia di Bologna)
DAVIDE FERRARI  (Docente Universita'di Bolzano)

Componenti del GRUPPO '98 POESIA (Serenella Gatti, Loredana Magazzeni, Graziella Poluzzi,

Alessandra Vignoli)

legge
LEILA FALA'


E' presente l'autrice

Giovedi' 3 luglio, ore 17

Provincia di Bologna  Via Zamboni, 13

Invito

Il consuntivo di bilancio del Comune di Bologna.

539 milioni di entrate e 536,6 di spese. Il Consiglio Comunale ha
recentemente discusso, poco, e votato il Consuntivo di Bilancio
dell'anno 2007.
Il sindaco e l'Assessore hanno presentato, fin dal 17 Giugno, i
documenti, con energia e annunciando una forte soddisfazione.
Se l'opposizione avesse avuto buoni argomenti quale migliore
occasione per farsi avanti e contraddire. Noto che nessuno o quasi ha
parlato: una ragione ci sarà.
Più di una: forti investimenti, tenuta o aumento dei servizi, nessun
rigonfiamento ingiustificato di personale e, innanzitutto un Comune
che mantiene un equilibrio attento nelle politiche di bilancio,
riduce i suoi debiti e non si espone all'uso di strumenti finanziari
rischiosi.
Nel 2009 gli investimenti dell'intero mandato saranno attorno ai 400
milioni e 313 circa i milioni di debito complessivo. Un risultato
ottimo, in se, e rispetto a quello degli altri grandi comuni.

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Bologna e le altre: a Bologna il debito pro capite (*) è all'ingrosso
di 854 euro , a Roma è di 2.540 euro, a Milano di 2.840 euro.
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La trasparenza del consuntivo, aggiunta ai "nuovi" strumenti del
bilancio sociale, di genere e ambientale, fa chiarezza.
Sulle cifre ci siamo. Le polemiche, se si ha onestà intellettuale,
dovranno vertere, d'ora in poi, solo sulle proposte. Vedremo se la
Destra ne avrà.
Ma i cittadini, persino quelli più partecipi poco sanno dei numeri
del bilancio. Guardiamoci un poco dentro noi.
Spese.
Quel poco di polemica che si è avuta ha sottolineato singoli dati,
fuori contesto, rovesciando i più in meno.
Così è stato, ad esempio, sui servizi educativi.
I bambini in età prescolare sono leggermente diminuiti, -19 a fine
2007 rispetto al 2006, ma molto di più sono diminuiti quelli
in "lista d'attesa".
Incredibile ma vero: i titoli dei giornali sono andati alle liste di
attesa e non allo straordinario risultato raggiunto nel ridurle.
Ma il numero dei posti è cresciuto di 190 unità e il tasso di
copertura sul toptale dei bimbi in età - contando certo tutti i tipi
di gestione- è ormai al 46%.

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Cosa avviene in altre città? (dati Civicum riguardanti i Pubblici +
i convenzionati 2006 ): 19% Milano, 18% Torino , 14% Roma , Napoli
3% , media italiana 8%.

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La positività sulla primissima Infanzia ci consente di citare altri
dati del Comune di Bologna nel settore Educazione.
La Scuola dell'Infanzia si mantiene oltre il 100% dell'offerta,
l'Assistenza all'Handicap vede 26.437 ore in più rispetto al 2006.
Crescono gli allievi che ricevono contributi per i libri di testo e
di borse di studio.
Crescono i minori e gli adulti che usufruiscono di borse lavoro e
sono ospitati in strutture residenziali o semiresidenziali.
Ma in tutto il campo sociale le performances sono molto alte.
Crescono i posti offerti ai centri diurni, l'assistenza domiciliare
per ore e numero di utenti, le persone disabili ospitate in servizi
residenziali e quelle interessate da assegni di cura e da
agevolazioni per la mobilità.

Il mondo della produzione culturale è inquieto, come sempre, e molti
lamentano disattenzioni, ma i servizi culturali, nel 2007,
registrano una serie di eventi e situazioni di grande importanza:
l'inaugurazione della nuova Galleria d'Arte Moderna, (il MAMBO), e
l'apertura del nuovo Museo della Memoria con l'installazione di
Boltanski del relitto del DC9 abbattuto sopra Ustica, mentre si è
stabilizzato, e molto in alto, il numero dei visitatori dei molti
musei cittadini, dopo il grande boom dovuto alla gratuità decisa nel
2006.
La Manutenzione della città si compone dei capitoli di spesa
riguardanti gli interventi per edilizia, impianti, strade,
segnaletica, semafori, illuminazione e verde.
Giorgio Guazzaloca, sostiene che la città è meno curata.
Tuttavia il consuntivo 2007 attesta che si sono spese 242 migliaia di
Euro in più per la manutenzione ordinaria e 3.682 per quella
straordinaria.
Le piste ciclabili crescono di altri 12 Km e di 3600 i posti nei
parcheggi comunali.
Sfioriamo il tema degli investimenti e dei lavori pubblici. Il dato
annuale: 80,5 milioni di Euro. Il totale del mandato (ormai comincia -
almeno questo- ad essere noto alla città), sarà molto alto.
Frutto non di investimenti concentrati su pochi mega-progetti, ma
dovuti ad un impegno costante soprattutto per la manutenzione e
l'edilizia scolastica.

Si è parlato dei costi per il personale e per gli incarichi a
contratto.
Ebbene se è vero che vi è stato nel 2007 un aumento del personale a
tempo determinato l'organico medio mensile è comunque diminuito di 73
unità.
Certamente i lavoratori non hanno "faticato " di meno, visto che
l'offerta di servizi è cresciuta.
Brunetta può fare una visita di studio, a Bologna, più che disporvi
un'ispezione.

Entrate: In sintesi, andando ai grandi indicatori, le entrate sono
cresciute del 6,6 %.
La polemica sulla pressione fiscale è sempre presente ma come si vede
Bologna è allineata con altre grandi città, nonostante riceva meno
dallo Stato.

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Bologna e le altre: trasferimenti correnti dallo Stato in euro per
abitante (2006): Bologna 249,9, Milano 367 , Roma 331, Napoli 675,
Torino 389
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Bologna e le altre: entrate tributarie decise dai comuni in perc. Sul
tot. Tributi (2006): Bologna 68 %, Milano 64%, Roma 68%, Napoli 76%,
Torino 72%
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Ma voglio segnalare innanzitutto una non-entrata. Infatti tra i
risultati che l'amministrazione deve vantare c'e' il blocco delle
tariffe, che verra' mantenuto fino alla fine del mandato. Considerata
l'inflazione dal 2004 al 2010 questo ha gli utenti hanno avuto una
riduzione reale del 10%. Resta alto il dato, 18 milioni di euro, del
recupero dell'evasione (Ici, Tarsu e multe). L'amministrazione pensa
di arrivare a recuperare 100 milioni di euro nell'intero mandato.
A proposito di multe, sono convinto che, nonostante l'insistenza di
alcuni grandi media, la tensione fra i cittadini stia lentamente
calando.
E' il frutto di una realtà che vede diminuire fortemente le multe
(il 7,4% , 63 mila in meno rispetto al 2006). Eppure ancora nel 2007
gli introiti delle contravvenzioni salgono perché vengono pagate con
maggior puntualità. In conclusione: Sirio e Rita funzionano.
La fiscalità comunale è certo alta, ma, prima di Berlusconi, il
Comune di Bologna ha esentato nel 2007 10.000 famiglie dal pagamento
ICI, quelle a più basso reddito.
I soldi che mancheranno per la sua totale abolizione o li metterà lo
Stato, quindi altre tasse serviranno, oppure i Comuni spenderanno
meno in servizi. Poiché i servizi sono per le classi media e bassa
della popolazione ed il benefit Ici ha riguardato tutti, anche i
benestanti, si vede che Robin Hood era distratto.

Davide Ferrari

(*) Ogni qualvolta si indicano dati riguardanti Bologna ci si
riferisce a calcoli effettuati considerando la popolazione
approssimativamente di 370.000 abitanti.

mercoledì 2 luglio 2008

Festa dell'Unita' di Reno
In collaborazione con Casadeipensieri.

Aldo Moro: 1978-2008.
Trent'anni senza Aldo Moro, trent'anni con Aldo Moro.

In dialogo con Luciano Violante,
e Andrea De Maria

Intervengono:
Domenico Cella, Davide Ferrari,
Carlo Galli, Gregorio Scalise

Presiede: Gerardo Garuti

Mercoled 2 Luglio 2008, ore 20,30
Parco di via De Carolis, Bologna

Info: Casadeipensieri2000@yahoo.it
www.casadeipensieri.eu

mercoledì 25 giugno 2008

“La scuola: non funziona o è troppo sola?"

Forum delle scuole del PD di Bologna

“Scuola:
non funziona o è troppo sola?”
Bullismo, violenza, integrazione


In dialogo con Luigi Guerra,
Preside Scienze della Formazione, Univ. Bo.

Intervengono:
Massimo Meliconi, Fulvio Ramponi, Ivana Summa

Partecipa: Maria Virgilio,
Assessore Scuola Comune di Bologna

Presiede Lia Frabboni
Interverranno
Mercoledì 25 Giugno 2008, ore 20,30

Festa dell’Unità di Reno, via De’ Carolis, Bologna
Forumscuole.pdbologna@yahoo.it

lunedì 23 giugno 2008

Ricordo di Stefano Bernassi ( Stenografico)

23 giugno 2008


Consigliere FERRARI
Io innanzitutto volevo ringraziarla Presidente e ringraziare il Vice Presidente Foschini per la sensibilità dimostrata. Stefano Benassi era un uomo molto noto in città anche se la sua fama fortemente univa le qualità di letterato e di studioso con quelle di promotore culturale e di docente non solo nella sua università, quella di Bologna, ma soprattutto in tante occasioni informali di educazione alla letteratura, di formazione di giovani talenti, di diffusione dell’arte di scrittura, che ne hanno fatto una figura particolarmente amata da tanti giovani, giovani oggi e tanti che giovani sono stati negli anni. Ci viene a mancare Stefano Benassi ancora quando la sua esistenza e la sua opera di studioso potevano essere particolarmente ricche e fruttuose. Non voglio qui ricordare le opere, i libri, da analogia ad antropia, figure del romanzo contemporaneo del ’99, fino ai libri su Cookie, su Joyce e i tanti interventi sulle riviste di genere. Vorrei ricordarlo soprattutto per la sua caratteristica particolarissima di essere un professore impegnato nella vita culturale diffusa. Vedete, in questi giorni ci sono alcuni blog, “canto alla luna” e altri, che sono molto letti soprattutto da studenti universitari ma anche da persone di altra età, di altra generazione, che riportano un lunghissimo elenco di lettere in risposta all’annuncio della sua scomparsa. Non credo onestamente che capiti a molti e questa è la prova, sia pure molto triste, di quanto fosse la passione e l’affetto che lui sapeva comunicare a questi scrittori, scrittori è bene chiamarli così, a cui sapeva dare l’obiettivo di una professionalità seria insieme all’insegnamento di non smarrire mai la vocazione alla freschezza, il senso di sé, la forza della testimonianza della propria intimità. Io ho conosciuto Stefano Benassi molti anni fa, lo ricordo ospite fisso proprio per queste sue caratteristiche d’impegno a Casa dei Pensieri, via via anno dopo anno, e lo voglio ricordare direttore della Primo Levi che grazie a lui e a tanti altri, però possiamo dire molto grazie a lui, è diventata nei nove anni di sua direzione, fino allo scorso anno, un reale punto di riferimento per migliaia e migliaia di corsisti negli anni. Infine lo voglio ricordare anche come appassionato, sia pure molto riservato, mai in pubblico, testimone di tante occasioni di solidarietà civile e politica fino all’adesione, nelle forme che alcune di noi hanno seguito anche particolari, al Partito Democratico. Questo suo aderire a ogni battaglia di civiltà, a ogni punto di testimonianza, era fatto sempre in punta di piedi, mantenendo la forte attenzione a ciò dove si poteva dare il meglio senza invadenza di campo. È per questo che io credo che siamo di fronte a un uomo, che salutiamo e per il quale chiedo un minuto di silenzio Presidente, il cui ricordo probabilmente inizierà a testimoniarsi pian piano ma non ci abbandonerà per molti anni.

mercoledì 18 giugno 2008

Parlare male del Comune,fa bene alla citta'?

La Bologna che vogliamo
di Davide Ferrari

Parlare male del Comune di Bologna, sempre e comunque, fa bene alla citta'? Alcune considerazioni a partire dai dati di Bilancio.

E' arrivato in Consiglio comunale il piano annuale degli investimenti e dei lavori pubblici.
E' stata l'occasione per presentare quanto l'Amministrazione Cofferati e' stata in grado di realizzare in questi anni.
In verita' il bilancio e' davvero lusinghiero.
Forse non molti sanno che il volume degli investimenti ha gia superato i trecento milioni di euro.
Per avere un'idea, per capire se si avanti o si va indietro un metodo c'e'.
Basta guardare a quanto, in anni comparabili ha fatto l'Amministrazione precedente, quella di Giorgio Guazzaloca che, per altro, dal punto di vista quanmtitativo non fu una cattiva amministrazione in tema di lavori pubblici.
Ebbene confrontado i primi tre anni "pieni" di Cofferati con i primi tre ani di pieno mandato di Guazzaloca, ed esattamente il 2005, 2006 e 2007 per Cofferati ed il 2000, 2001, 2002 per Guazzaloca emerge chiaramente quianto si sia andati avanti.
E' un bene per Bologna, non solo per una parte.
Ecco le cifre: Guazzaloca, 2000-74,5 milioni di euro ,2001- 73,4 milioni , 2002- 76,2 milioni.
Cofferati: 2005- 96 milioni di euro, 2006- 95,2 milioni e 2007-80,5 milioni.
Eppure queste cifre non sono bastate a suscitare una discussione piu' obiettiva e feconda.
Il centrodestra, in Consiglio, ma anche grandi giornali locali hanno continuato a dipingere la Giunta come paralizzata e inoperosa.
Non e' vero, e soprattutto non e' giusto, continuare ad affermare una falsa polemica.
Ne subisce danno l'immagine stessa di Bologna.
Convinto di cio' ho preso la parola in Consiglio comunale, Lunedi' 16 giugno.
Ecco alcune parti del testo del mio intervento."Presidente, Colleghi,
ho sentito tante volte il centrodestra affermare che l'Amministrazione in corso non riesce a fare nulla, che ci accompagna al degrado, ecc ecc
Mi sono chiesto: fanno bene a Bologna queste parole? Perche' se fossero fondate non vi e' dubbio che sarebbe dovere dell'opposizione suonare un campanello di allarme, a tutta la citta'? non solo alla Giunta.
Perche' se fossimo di fronte al disastro realizzativo, dovremmo comunque suonare la squillo o la diana, che dir si voglia, anche al mondo produttivo, alla societa'? civile, perche' saremmo di fronte a qualcosa realmente di grave e di pericoloso per il nostro futuro di cittadini.
Ma i fondamenti non sussistono. Lo dimostra la pagina 97 di un altro documento, il Budget consuntivo per l' anno 2007, non quello di cui stiamo discutendo, che contiene- per la consueta cura e intelligenza degli uffici di Bilancio e Programmazione di questo Comune- la serie storica dei conti a consuntivo degli investimenti.
E' un esempio, ma importante. Io leggo e scopro che se consideriamo gli investimenti realizzati nel primo triennio delle due amministrazioni, la precedente a questa, e quella attuale, si evidenzia un notevole segno positivo, di aumento.
Eppure ricordo bene, anche per le qualita' straordinarie, dal punto di vista della chiarezza espositiva, dell'allora Assessore Galletti, l'orgoglio con cui la Giunta Guazzaloca presentava il suo monte di investimenti, quasi tutto dovuto, prima all'onda dei finanziamenti ricevuti per 'Bologna 2000 Capitale della Cultura' , poi dopo, nel finale del mandato alle risorse derivate dalla vendita di parte delle azioni di Hera.
Ebbene, se non mancarono allora buoni dati quantitativi, tuttavia le cifre dell'amministrazione attuale sono piu' alte.

Leggendo i dati di Bilancio con attenzione ho constatato, dunque, che la realta'? non e', per nulla, come la si dipinge.
Mi sono chiesto, allora: fa bene alla citta'? questa campagna che e' in corso? Una campagna sul declino ed il degrado, sulla non operativita'? amministrativa della Giunta che in parte l'opposizione alimenta, ma che una parte della stampa e dei commentatori segue, per dire la verita'?, anche in autonomia, mettendoci del proprio.
Io non penso che faccia bene alla citta'?, non lo penso affatto.
Credo che contribuisca a dare un' immagine distorta della citta'?, a negarle fiducia e prospettiva di speranza. Una campagna che viene svolta non per dati di merito ma per motivazioni politiche.
Ma per fare passi avanti, per riavviare la partecipazione ed il senso civico di appartenere ad una comunita'? comunque in cammino ed in mutazione bisogna riconquistare uno spirito di realta'?.
Per questo motivo credo che vada superato un atteggiamento di critica indistinta ed assieme legata ai singoli episodi, e ad essi soltanto.
Anche l'opposizione potrebbe fare molto passando alla critica puntuale, e dando cosi' piu' forza e minor genericita'? alle sue tesi.
Rimanendo ancorati alla sostanza delle cose saremmo piu' forti, tutti noi bolognesi.
La denigrazione indistinta non serve ad altro che accompagnare un distacco fra politica e cittadini, perche' in ultima analisi tutti risultano meno credibili.
Proviamo invece a vedere su che cosa siamo andati piu' avanti, su che cosa siamo piu' indietro.
Con questa volonta'?mi sono permesso, nelle scorse settimane di dire la mia sul "caso" People mover, che ha fatto rilevare come ci sia una forte difficolta'? a investire, a volte, del nostro sistema produttivo.
Ragioniamo su come, forse, ci siano dei motivi anche strutturali, che fanno comprendere il perche' il mondo privato con difficolta'? reagisca agli input pubblici.
Ho ricordato che la stessa cosa avvenne per un'altra grande opera, ancora piu' grande, il cosiddetto "Tunnel sotto la collina" per le automobili, che mi capita di criticare con molta forza per motivi ambientali, ma che anche essa aveva visto, era l'anno 2000, tutte le categorie reagire entusiasticamente.
Un'opera che fu posta in alveo per il project financing, e che non raccolse nessuna proposta finanziaria e operativa dalle imprese, fino a che fu ritirata. Non, dunque, per le critiche mie fu ritirata ma perche' non ricevette risposte dal mercato.
Prima ricevette da tutte le categorie imprenditoriali un entusiastico " salve", poi il salve si trasformo' in un saluto di addio da parte di chi doveva investire, rischiare.
Io non credo sia stato per cattiveria, penso sia dovuto alla dimensionalita'? delle nostre imprese e del nostro sistema produttivo che non sono grandissimi, che vedono piu' qualita'? diffuse che non grandi accumulatori di capitali, e contemporaneamente ritengo anche sia dovuto a un ragionare troppo a breve. Questo s? rappresenta un rischio, e la politica deve, tutta assieme, metterlo in discussione, non giustificarlo con una critica pur che sia a tutto ci? che la mano pubblica propone.
Far cosi' non porta nulla di bene a questa citta'.
Questo mi sembra un tema importante, che per esempio per passare dalla genericita'?alla specificita'. Una critica seria e propositiva laddove abbiamo trovato realmente difficolta'?di intervento, di interlocuzione sociale, potrebbe aiutarci a fare qualche passo avanti, per portare avanti meglio il mandato amministrativo.Io penso sarebbe un bene per tutti anche perche' tutti gli schieramenti politici potrebbero cos? presentare programmi elettorali piu' adeguati ed informati, magari non per forza opposti su tutto, per il prossimo mandato amministrativo.
Guardiamo alla citta'? per come essa veramente e'.
Io ho fatto, ieri, nella giornata domenicale, una passeggiata molto lunga, anche in vista di questa discussione, con la mia famiglia proprio e ho visto invece il grande numero di lavori in atto, anche investimenti sociali, per esempio sull'edilizia di manutenzione.
Non solo quelli pubblici ma anche quelli sociali, quindi, che quando si abbassa il livello dell'investimento richiesto, sono estremamente diffusi.
Allora se camminando anche in zone difficili del centro, invece di contare le impronte delle auto benemerite delle forze dell'ordine che presidiano le zone piu' a rischio, oppure certi residui dei nostri amici piu' cari che pascolano con i loro padroni lungo in quelle zone, guardassimo come sono andati e vanno avanti per intere realta', Strada Maggiore per esempio, o tutto il comparto del contenitori storici, interventi davvero numerosi. La verita'?e' che anche con progetti proposti dal Comune, attorno ad una citta'? che funziona, si raccoglie anche un investimento privato che accompagna il riposizionarsi dell'immagine di Bologna con una manutenzione piu' attenta e buona.
Sara' pure questo un segno, non certo per merito della sola Giunta, di una vivacita', di una volonta'? di esserci, di contare, di dimostrare la bellezza di questa citta'.
Mi piacerebbe che da questo punto di vista occhi piu' aperti, non meno critici, ci aiutassero a guardare gli sforzi che tutta insieme questa citta'?sta compiendo, per portarli ad una scala maggiore.
Per suscitarne di analoghi anche su quelle opere certamente necessarie, di maggiore impatto edi maggior rischio che appunto per trovare interlocutori convinti hanno anche bisogno di un clima piu' positivo dove la progettualita' non sia annilichita da una bulimia di doleances."
In sintesi: pensiamo prima di tutto alla citta'.

venerdì 30 maggio 2008

Cofferati si ricandida.

La scelta di Cofferati è importante e positiva per Bologna.

La sua presenza è stata e sarà rilevante per ridare peso politico ed istituzionale alla nostra città.

Bisogna ora mettere in rilievo le cose fatte e quelle da completare, evitare ogni polemica interna al piccolo mondo dei palazzi.

Bisognerà però anche chiamare Bologna a confermare una prospettiva alta di coesione sociale e democrazia.

Per questo, come tanti in quella sinistra critica ma unitaria che è così presente a Bologna, mi impegnerò per un risultato che sia un segnale nell'ora in cui viviamo, così difficile e inquieta.

Il segnale che si può governare con autorevolezza, nella democrazia, affrontando, senza cedere, i problemi che stanno portando al populismo e a primi, ma già gravi, sintomi di una nuova "fuga dalla libertà".

Davide Ferrari

venerdì 23 maggio 2008

Bologna verso il 2009. Unire chi rifiuta l'antipolitica.

Bologna verso il 2009. Unire chi rifiuta l'antipolitica. Un' intervista.



Una iniziativa sulle alleanze, di nuovo tipo, che veda il Pd "protagonista", ma rivolta prima a settori sociali e poi a forze politiche, puntando su tutti coloro che non accettano l'antipolitica.
Il risultato potrebbe essere il taglio in sostanza delle ali estreme, a destra e a sinistra.

Ma Davide Ferrari, consigliere comunale PD, che interviene sul dibattito sulle elezioni del 2009 , insiste, "Rivolgiamoci alla societa', dal centro cattolico alla sinistra "intellettuale", "seminiamo". Cosi' l'incontro con possibili alleati si valutera' sulle cose, su basi concrete, piu' forti,sul programma come si dice, ma a partire dall'attenzione agli elettori e ai cittadini piu' che ai soli rapporti politici.
Ferrari, l'attacco della rete Unirsi al sindaco e' stato molto duro.
"Non sono d'accordo e vorrei che comunque si ragionasse su un punto. La venuta e l'esperienza di Cofferati hanno rappresentato e rappresentano un fatto cosi' rilevante che, in ogni caso, sara' sui risultati di questa amministrazione che saremo giudicati.

Non ho negato, quando ne ero convinto, punti critici, ma soprattutto ora e' il momento di incalzare l' azione amministrativa, non di infilare temperini nelle piaghette".
C'e' chi lancia l'allarme su un nuovo 99.
"Il 99 e' lontano, ma non bisogna ripeterne gli errori: il primo fu proprio
quello di sottovalutare le cose fatte.Non servi' allora, nemmeno a rinnovare. Tanto meno serve adesso".

Lei e' stato critico, pero', sui manganelli e lo spray.

Ho dato il mio sostegno in Consiglio. Non mi ha convinto invece la lunga discussione
su questo tema. Anche per entrare in sintonia con settori di centro e popolari dell'opinione pubblica, e della stessa politica, bisogna puntare a coinvolgerli sui problemi della citta', i piu' grandi".
E cioe'?
"Le infrastrutture, che avranno bisogno di risorse pubbliche
rilevantissime, visto che i privati confermano una loro difficoltà ad investire. Non e' un problema solo e tanto di cattiva volonta'. L'economia non tira, e ci si ripiega, non si ha la forza di reagire.E non da oggi. Ben prima del People mover, ai tempi di Guazzaloca, il
tunnel sotto la collina, che contrastai duramente per motivi ambientali, fu pero' affossato
dal disinteresse degli imprenditori. All'nizio era stato un tripudio di si', ma i soldi non vennero mai.

Sara' probabilmente inevitabile fare di piu' da soli, su partite enormi.Bisognera' scegliere priorita' assolute, renderle piu' condivise dall'opinione publica e ristrutturare i bilanci, anche con sacrifici e forse con tasse di scopo.

E ancora un altro tema. Sotto la paura e la protesta per l'insicurezza c'e' il disagio per la cura- che va ancora molto aumentata- degli spazi pubblici. Penso alle scuole, di cui si parla troppo poco.La cosidetta manutenzione e' un tassello della strategia
per la sicurezza. ".
Nel 2009 vede un Pd solitario o alleato della sinistra?
"Il nostro elettorato a Bologna si conferma molto esteso.ma sono convinto che il Pd potra' essere protagonista di un convergere di altre forze, in primo luogo sociali e di
opinione.Richiamo la necessita' di coinvolgere un arco che va dal centro cattolico, non solo ai cattolici progressisti, a una
sinistra intellettuale, radicale ma unitaria, che esiste.Cio' che accomuna e' l'interesse per la qualita' del governo.".
Puo' definire un arco degli interlocutori politici?
E' chiaro che Udc e Sd tendono a rappresentare i settori che ho richiamato. Ma tutto e' in movimento, e si scontrano tendenze opposte ed anche peculiarita' bolognesi complicate. Pensiamo solo al nodo del guazzalochismo. Intanto dobbiamo proporre che si ragioni sul governo, sul buon governare. Non chiedo una rincorsa al centro o nuove maggioranze dietro l'angolo. Mi interessa la qualità della politica. E' questa la vera frontiera "di sinistra": reagire contro l'antipolitica che mina la democrazia facendo lavorare assieme il meglio che la politica ancora esprime. Comunque, a destra, nonostante i toni di Berlusconi, e nella sinistra che viaggia verso l'antagonismo, anche se era nell'Unione, il discorso è opposto e mi pare chiuso."

Capitolo primarie. Vanno fatte sempre, oppure al secondo mandato si puo'
glissare?
"Non voglio tacere un dubbio nel caso del secondo mandato: non vorrei che si
chiudessero in una discussione tutta interna. In ogni caso bisogna proporre forme che incoraggino non solo a votare per le prime cariche, ma a scendere in campo, nei Quartieri, per il Consiglio comunale. Servono persone di qualità.

E per averle bisogna richiamare valori forti, le basi della democrazia.

Dica una cosa "di valore".
"Gli zingari non rubano i bambini"





Tratto da A.Bo. L' Unita' 22 Maggio 2008

martedì 20 maggio 2008

"Spray e bastone ai vigili. Sì, ma e' urgente parlare anche di ben altro".

"Stiamo votando per adottare una misura che è già operativa in molti altri comuni ed è prevista dalla normativa regionale.

Mi pare che quasi tutti siano d'accordo.

Questi "tutti" potrebbero e dovrebbero votarla senza usare infiniti distingui, tutti politicisti, per criticare la pretesa strumentalizzazione dell'argomento, e sfilarsi.

Detto questo Bologna ci chiede di rompere schieramenti già invecchiati e lavorare in modo nuovo per programmi e capacità di governo alte.

E' quello che giustamente chiede Cofferati.

Vale per il PD, che è nato per questo, ma vale in una parte del Centro e vale anche per esponenti alla sinistra del PD.

Francamente, invece, a Destra e nell'estrema sinistra non vedo un interesse per la qualità delle proposte, per la qualità del governo.

Chi ritiene di avere capacità di governo deve mettersi alla prova.

E sono d'accordo quando il PD, che è la forza più grande, lancia una sfida positiva.

Ma questo deve avvenire prioritariamente sui grandi temi: infrastrutture, scuole e formazione, case per mantenere viva la città e non disperderne i "cervelli".

In sostanza: se è possibile provare a fare cose aldilà degli schieramenti, mi piacerebbe che questa prova fosse tentata sui grandi temi.

Ben oltre quindi gli spray al peperoncino.

Non chiedo una rincorsa al centro o nuove maggioranze dietro l'angolo. Mi interessa la qualità della politica. E' questa la vera frontiera "di sinistra": reagire contro l'antipolitica che mina la democrazia facendo lavorare assieme il meglio che la politica ancora esprime."



Dall'intervento in Consiglio comunale di oggi, 19 Maggio.

lunedì 19 maggio 2008

Io, un italiano. Cosa so degli zingari

Io, un italiano. Cosa so degli Zingari

Li ho conosciuti dopo una tragedia, l’incendio di Santa Caterina di Quarto nell’Aprile del 2000, o seguendo i passi turpi, di sangue, dei Savi.
Li ho visti con la Bibbia in mano seguire mie lezioni un po’ affrettate di cristianesimo. Li ho visti suonare, orchestrare ottoni a Belgrado e xilofoni spezzati in via Rizzoli.
Ho fra loro amici, non ho trovato santi.
Quando vennero a Villa Salus non ne volevo troppi. Avevo ragione. Quando la Romania (dove forse sono 8 milioni) è entrata in Europa ero preoccupato e non convinto dalle ireniche dichiarazioni di alcune , pur meritorie, Ong.
Bisogna saper guardar in faccia il prossimo. E’ come noi. Ne peggio ne meglio.
Quanto qui io scrivo nasce da un bisogno di reagire all’odio, con fermezza e con coraggio.
Ma senza dimettere le lenti del governo, trovando i limiti del buon senso, anche all’amicizia e alla fraternità.
Si fecero chiamare egiziani, gipsi, per nascondere dietro l’immagine di figli dei Faraoni un origine profana.
Migrati dall’India, dopo il mille, forse perseguitati (seguaci di un’eresia religiosa? I reduci di una rivoluzione?) sono da secoli una delle due grandi nazioni anomale che percorrono la storia dell’Europa.
L’altra sono gli Ebrei.
Centinaia di anni, decine di paesi attraversati ed abitati, mille culture incontrate e mediate, tutto rende impossibile un’unica definizione dei popoli zingari.
Tuttavia a me pare che, nella battaglia della sopravvivenza e della difesa di una propria peculiarità irriducibile, mentre gli Ebrei hanno cercato di perseguire l’obiettivo della massima competitività, gli Zingari -quasi specularmente- hanno giocato la carta della non competizione.
Popolo che non dichiara guerre, che pratica la religione di chi ha incontrato, dall’Ortodossia al Pentecostalismo passando dal Cattolicesimo ed anche in qualche caso dall’Islam, gli Zingari vivono fuori dalla catena di comando, di gerarchia delle nostre società. Le periferie delle città, nella triste comunanza di destino con tanti altri emarginati, sono -forse- anche la metafora di una perifericità dell’anima.
“Siate come i gigli del campo, non pensate al domani, ogni giorno basta a se stesso”: a volte pare che siano nell’anima zingara gli insegnamenti più imperiosi ed anche meno facilmente seguibili del maestro di Galilea.
Quando parli con loro- la mia esperienza, avverto, si limita a Rom rumeni e assai meno a profughi della guerra dell’ex Jugoslavia, capisci quanto sia distante da loro apprendere l’importanza dei nomi, da quelli delle strade e delle vie a quelli delle stesse persone. Possono averne più d’uno, che importa.
L’importante è descrivere un luogo, un cammino che si è fatto, oppure raccontare e ridere di come una persona è.
Mi fa riflettere il loro rapporto con i bambini.
Devo smentire la canea assassina di questi giorni. Non rubano bambini. Ne hanno fin troppi. Quale valore ne trarrebbero?
Fagin, non a caso un ebreo, era a capo- nell’Oliver Twist di Dickens- di una banda di trovatelli schiavizzati dediti a pagargli decime con il furto e l’accattonaggio. Ma- se vogliamo non perdere la ragione- oggi sappiamo bene che non occorre avere aguzzini ebrei o gitani per essere meninos de rua, in tutte le strade di questo mondo.
Spesso ci fa inorridire la giovane mamma rom con il bambino appeso al collo a pochi centimetri da una sigaretta, oppure il brulicare nelle stazioni di piccoli untorelli pronti a tutto (A proposito, ne incontriamo a Verona, città del rampicante sindaco leghista più di quanto accada a Bologna).
Ma la povertà è così.
Mi colpisce invece altro. I bimbi rom giocano ignari di ogni compatibilità di spazio e di relazione. Non sono più liberi dei nostri figli quando invadono territori che non possono invadere ( Mi colpì vederne alcuni in mezzo allo spettacolo di artisti di strada in Piazza Maggiore, anni addietro, aggirarsi,senza però nessun coinvolgimento e consapevolezza). No , non sono più liberi, hanno ricevuto meno, nella trasmissione dei saperi, dei comportamenti, dal loro mondo adulto.
Non è solo ignoranza, o incuria. La cultura profondamente maschilista mi pare affidi il carico dei bambini quasi soltanto sulle donne. Donne ancora più lontane da esperienze di lavoro e di crescita di quanto non accada ai loro uomini e quindi deprivate di speranza e di possibilità. Donne che danno ai loro figli quello che possono e spesso non è molto.
Il furto. Parliamo del furto. “Tutti gli Zingari rubano”. Non è vero. Non sono vere nemmeno le chiacchiere sociologiche sul nomadismo che indurrebbe e giustificherebbe il non aver idea di proprietà privata altrui e quindi il furto.
Oggi quasi mai sono nomadi e moltissimi non rubano. E’ vero però che non c’e’ famiglia dove non conviva il lavoratore, magari occasionale, ed il parente ladro, magari altrettanto occasionale.
“Non vogliono cambiare”. Certo, se cambiare vuol dire morire, perdere ogni cosa, diventare anonimi più che sedentari probabilmente neanche il giovane rom più “infigato” dei film americani lo vorrebbe.
Il problema è che la “nazione” la sua articolazione in tribu’, non da tutti sentita allo stesso modo ma ben esistente, soprattutto i tempi della vita che la “cultura” sociale zingara scandisce, impediscono spesso anche l’avanzamento, non solo il cambiamento.
Se servono soldi, allo spasimo, bisogna sposarsi molto presto e incassare qualcosa per ogni figlia. Allora anche i maschi a 18 anni devono essere pronti, sentirsi vecchi se a venti non hanno moglie. Ma così facendo non si studia, non si risparmia anche se si lavora, non si “arricchisce” la famiglia ed il proprio futuro.
C’è di più, insieme al maschilismo, alla cura insufficiente dei bimbi, sono proprio questi tempi a rendermi preoccupato della evoluzione possibile dei Rom.
Fare per forza i mariti e le mogli, giovanissimi, mentre -nel frattempo- l’egemonia della cultura tradizionale va scemando, può unire il peggio del tribale alla modernità più insidiosa. Si possono creare unioni violente e senza futuro, non famiglie.
Questo credo di sapere. Non sono un esperto. Ma non lasciamo ai soli esperti di Università o di assistenza la voce del diritto a riconoscere uomini gli altri uomini. Tutti.
Ci sono mille ragioni per non farlo. Ma la prossima volta potrebbe toccare a noi. Agli italiani è già capitato, nei campi di Aigues Mortes, braccati dagli operai francesi, a Marcinelle, nel patibolo di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. E anche nel ragazzo orfano, cacciato dalla matrigna a Zola perché mutilato nella grande guerra, di cui ci raccontava il nostro Bruno Drusilli, suo figlio. Vestivamo di stracci. Non eravamo migliori. Eravamo uomini.


Da " Il Domani di Bologna" 16 Maggio 2008

Due interventi. Sul documento dei "Quattro Presidenti" e sul People mover.

Rifletto sul documento di quattro Presidenti di Quartiere bolognesi.

"Il" Partito Democratico deve essere innanzitutto "un" partito democratico.

Quindi sono non solo giusti ma essenziali tutti i richiami alle forme più larghe e reali di consultazione, a partire dalle primarie.

Ma a ben vedere non è questo il succo del documento o, almeno, della sua presentazione..

Invece chiediamoci se dobbiamo e possiamo aprire una discussione critica ed autocritica sui risultati della nostra azione di governo. Questo il succo, sia pure espresso con garbatezza. Dopo il voto nazionale, in una situazione difficile? No, nessuna ipocrisia nel dirlo, non possiamo. Anzi Bologna può svolgere un ruolo opposto. Il consenso si è avuto. Le risposte che qui si è cercato di dare ai problemi gravi che hanno determinato la vittoria delle Destre sono parte integrante di un programma di opposizione ferma e argomentata, anche se condurla spetta alle forze politiche, non alle amministrazioni.

Non solo. Non basta dire che non possiamo. Sono convinto che non dobbiamo.

Il programma che fu presentato e votato per il Comune di Bologna è un programma per dieci anni.

Su urbanistica e traffico stiamo andando avanti con piani e realizzazioni di indubbio valore nazionale. Sulle politiche di bilancio, sulle quali ho cercato di suscitare attenzione, la salvaguardia dei redditi più ridotti è stata portata avanti con determinazione, sia pure in una situazione di conferma di tutti i servizi e di aumento delle opportunità per l’infanzia.

Gli investimenti sono ad un livello quantitativo altissimo.

Ci sono mille problemi politici per il centrosinistra, ma non se ne risolverà nessuno se si occulterà un dato di fondo: si governa bene.

Vedo cose da cambiare, e soprattutto sulle quali fare di più, ma, solitamente, mi piace avanzare proposte più che infilare temperini in qualche piaga.

E’ più difficile. Si rischia di essere inascoltati. Ma questa è la strada.

Un esempio per chiarire: vorrei una politica nettamente popolare, qui a Bologna, non solo sulla sicurezza ma anche sulle scuole, quelle per tutti e di tutti, che voglio curate e a tempo lungo, in ogni ordine di grado, perché le differenze sociali contino meno.

E mi interessa raccogliere le idee di tanta parte della società civile "intellettuale", critica per natura. Sento il bisogno che esprime di qualità, di riparlare di cose importanti, di progetti per la città.

Così facendo anche il problema delle alleanze del PD cambia aspetto, non è solo "politica", si apre una discussione, si tessono rapporti veri, concreti, "sociali".

Ho assistito alla recente assemblea di Unindustria. Siccome non capisco niente mi sono concentrato, più che sulla nota boutade polemica di Montezemolo, ed anche più che sul segno politico della relazione di Maccaferri, sui risultati di una articolata indagine proposta da Enrico Finzi, di Astra.

Quante buone idee vengono in mente quando si guarda ai dati. Bologna ama se stessa alla follia e per questo strilla di fronte ad ognuna delle sue rughe.

Bisogna innovare ai suoi ritmi e smetterla con le teorie sulla sua inadeguatezza. Fiorirono a Sinistra, prima del ’99 ed è arrivato l’immobilismo di Guazzaloca, non lo sfolgorio di Barcellona, esposto nei video di quell’assemblea..

Ma anche noi, di nuovo, abbiamo troppe volte in questi anni criticato la città e il suo supposto inveterato provincialismo. E oggi quel criticismo si cerca, è ben naturale di rivolgerlo contro chi la governa. Bologna è quel che è. Non è, da decenni, la capitale di un mondo alternativo, è una città che da’ molto e può fare molto. Au clair de lune d’oggidì, è un grande valore.

Mi piacerebbe che i Presidenti di Quartiere stilassero un loro decalogo, di esperienze e di proposte. Dieci anni sono lunghi. Ne mancano ancora sei.

Io il tempo e l’ambizione la misurerei così.

14 Maggio 2008



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People mover: è un segnale di un problema più grande. Sulle infrastrutture il pubblico è solo. Non da oggi.





Sul "people mover" la polemica contro Zamboni è veramente ridicola. Come se si trattasse di un problema tecnico o della natura del bando.

Fu così anche per i progetti di Guazzaloca e Salizzoni, se ricordiamo bene.

Il project financing per opere come il tunnel per il passante urbano a sud non si fece perchè nessuno si fece avanti.

Era "sotto la collina", un brutto progetto, dal punto di vista ambientale.

Ma la musica non cambia.

A parole, allora, come appena ieri, per il people mover tutti i protagonisti dello sviluppo si dissero d'accordo, fino al dettaglio. Poi il Comune, il pubblico è rimasto solo.

C'è poca voglia di rischiare ma c'è anche di più: il mercato non vuole, o non ce la fa, soprattutto in un'epoca di stagnazione come questa, a pensare al futuro, ad investire sulle reti, a fare sacrifici per ripartire.

Anche all'assemblea di Unindustria, se da un lato si sono proiettati video su Barcellona e Lione, al dunque l'unica proposta e richiesta era "dateci meno tasse".

Non dico questo per fare polemica ma , anzi, per fare riflettere la pubblica amministrazione. Occorre riprendere in mano il progetto per la monorotaia, cercare altri interlocutori. Ma, su tutte le grandi partite infrastrutturali, per un non breve tratto saremo più soli.

Quindi o si rinuncia alle infrastrutture oppure si ristrutturano i bilanci, le politiche fiscali, tagliando molto, e ci si rivolge direttamente ai cittadini, con tasse di scopo.
A partire da alcune priorità di spesa che la comunità e le istituzioni condividano fortemente come assolutamente urgenti.
15 Maggio 2008

giovedì 6 marzo 2008

Non si scherza con le guerre, in Consiglio comunale.

Alcune importanti personalità della Comunità ebraica di Bologna hanno fortemente criticato la presenza, come oratrice ufficiale, della Vice Presidente del Parlamento Europeo, On. Luisa Morgantini alla manifestazione del 29 Febbraio alle Caserme Rosse.
Una giornata dedicata al ricordo dei carabinieri, dei militari e di tutti i civili che non collaborarono con l'occupante nazista e percio' furono lì fucilati o imprigionati prima della deportazione nei lager .
La motivazione: la Morgantini è da sempre a fianco della popolazione e dei movimenti palestinesi.
Dopo la contestazione la Comunità ha deciso di non essere presente.
Il fatto è approdato in Consiglio Comunale, lunedì 3 Marzo.
Da destra, l'ex esponente della corrente più nostalgica del MSI, oggi capogruppo di Forza Italia, Daniele Carella ha presentato un ordine del giorno di "solidarietà" alla Comunità ebraica.
Da sinistra, Roberto Sconciaforni, di Rifondazione, ha presentato un “odg”, uguale e contrario, in solidarietà con l'On. Morgantini.
Ho provato un forte disagio, lo confesso: quasi un senso di repulsione, per la trasposizione in Consiglio, a livello di disputa politica, della gravissima questione.
Perchè gravissima?
La Comunità ebraica non è una fra le tante "minoranze", è la testimone secolare nella vita della città di Bologna di una storia tesa a mantenere dignità, civiltà e pluralismo, per tutti.
La vicinanza a questa Comunità, in gni occasione è un dovere per ogni democratico.
Vicinanza ad una testimonianza raggiunta e violentata dal vento orribile della Shoah.
La decisione di contestare una rappresentante delle Istituzioni, di un Parlamento liberamente eletto, è stata una scelta dura, e dettata da negatività e sfiducia, ma che non può indurre solo risposte automatiche, contro o a favore.
Luisa Morgantini non è, inoltre, una sconosciuta nella nostra città, da cui proviene.
Già dirigente della CISL è arrivata alla politica dopo e durante un impegno per la pace che l’ha vista presente in mille occasioni, dalla Jugoslavia alla Palestina.
E’ troppo a senso unico il suo pacifismo? Può essere, ma annetterla all’antisemitismo è un pericoloso errore, che può alienare la testimonianza ebraica da parti consistenti di una opinione, magari estrema, ma certamente democratica e non violenta.
Non sempre si può dire tutto, ed in ogni occasione.
In Consiglio era meglio tacere, non dividersi, non strumentalizzare il conflitto.
Assicurare alla democrazia altre carte, altre possibilità per un riconoscersi, domani, quando opportuno.
Invece NO, Rifondazione ha voluto marcare il territorio.
Invece NO, la destra ha voluto dire, impudicamente, che, oggi, è con Israele sempre e comunque.
Ne Carella ne Sconciaforni hanno ricordato che, con il voto dei loro partiti e praticamente di tutto il Parlamento, centinaia di soldati italiani sono in Libano a rischiare la vita per interporsi, per impedire provocazioni terroristiche e sanguinose contro Israele e per salvare la popolazione civile libanese dalle furibonde reazioni del Governo israeliano.
Anche questa presenza doveva consigliare prudenza.
Ho cercato di oppormi, senza successo, a che venissero discussi subito i due documenti e poi ho collaborato, attivamente, con il mio partito , il PD- devo dire l’unica forza politica presente all’altezza della situazione- con più interventi a che venissero entrambi bocciati.
E quest’orientamento ha avuto il voto della maggioranza del Consiglio.
Non si scherza con le guerre per fare campagna elettorale.
Più la politica si fa piccola agli occhi dei cittadini, più le baruffe che la animano si fanno velleitarie, pretendono di dirimere verità, guerre e paci, stili e scelte di vita.
Ma è il coniglio che imita il ruggito del leone. E’ una piccolissima politica che cerca di dimostrare ad altri, poteri forti, chiese, ed anche movimenti di opinione, che esiste.
Ma la politica buona è quella che dimostra buona volontà, che sceglie l’unione ogni volta che è possibile, che non approfitta della discordia, che guarda ai problemi.
La sera del 3 Marzo , in Consiglio, è prevalso il meglio, credo. Ma non è sempre così.
Ognuno rifletta.

Dalla rubrica: "La Bologna che vogliamo"
di Davide Ferrari
"La tribuna", "Free Press"