lunedì 31 maggio 2004
Cosa può fare il Comune
"Cosa può fare il Comune per me, cosa posso fare per il bene comune"
dialogo alla Casa del gufo fra i cittadini e
DAVIDE FERRARI
Capogruppo DS e candidato consiglio comunale
e
SERGIO SACCHETTI
Presidente Centro sociale "Casa del gufo", zona ortiva Firenze-Osoppo
candidato del Centrosinistra al Consiglio quartiere Savena
"fra voglia di vivere e inflazione,
fra famiglia e solitudine"
lunedì 24 maggio 2004
Passion di Mel Gibson: fra evangelo e no.
L'incontro vedrà la partecipazione di Giovanna Grignaffini, docente all'Università di Bologna,Fernaldo Di Giammatteo, critico cinematografico,Yann Redaliè della Facoltà Valdese di Roma,e Davide Ferrari, direttore della "Casa dei Pensieri".
giovedì 22 aprile 2004
Nidi. Il "piano Erode" di Guazzaloca e Pannuti.
Proposte per una alternativa.
L'Assessore Pannuti, per fare fronte all'emergenza Nidi nel Comune di Bologna, vuole attivare 169 posti in più negli asili, entro settembre 2003.
Ricordiamogli che quest'anno le domande senza risposta sono state 500.
Tramontate, pare, le speranze nella controriforma Moratti e nel trasferimento forzato dal Nido alle Materne e dalle Materne alle Elementari di vaste "porzioni" di bambini, la maggior parte di questi posti si vorrebbero ottenere aumentando il numero dei bambini per sezione, fin dai lattanti.
Non basta: il Comune punta a ridurre il monte ore annuo per le attività collegiali del personale educativo.
In sintesi: la Giunta mostra stupore per la crescita, in corso e destinata ad aumentare, della propensione dei genitori a mettere i figli all'asilo nido, chiama a gran voce il privato a cavare le castagne dal fuoco ma l'unica cosa che fa' concretamente è indebolire il servizio pubblico, stipando i bimbi e attaccando la formazione continua degli operatori.
Abbiamo, senza troppa ironia, definito queste proposte "il piano di Erode".
Guazzaloca ha creduto di poter vivere di rendita, confinando la spesa sociale nei suoi limiti storici, senza investimenti rilevanti ma soprattutto senza comprendere cosa stava emergendo fin dalla metà degli anni '90, senza indirizzare risorse verso vere innovazioni.
Abbiamo denunciato subito, già dal bilancio presentato dall'Assessore Galletti nel 1999, l'assurdità di una politica che tendeva a nascondere l'aumento della pressione fiscale del Comune, mediante l'addizionale Irpef, con piccoli sconti sulle tariffe dei Nidi, senza una analisi della domanda di servizio e senza prevedere investimenti per dare risposte.
Le mutazioni del lavoro (più precarietà, piena occupazione femminile, aumento carichi di orario nel pubblico impiego), e l'esplodere del fenomeno dell'assottigliarsi del numero dei componenti del nucleo familiare, hanno determinato, con una forte e crescente necessità di servizi di cura, e di mensa, a sostegno della vita di tutte le generazioni componenti le famiglie.
Fra questi servizi il Nido era ed è evidentemente una assoluta priorità.
I cittadini non comprendono, giustamente, quale investimento sia più importante di garantire il Nido a famiglie che, al di là dei calcoli dell'Isee, hanno comunque un forte bisogno e nessuna possibilità di organizzare risposte alternative convincenti.
Guazzaloca, Galletti, Pannuti hanno pensato di poter "giocare" con le tariffe dei nidi coperti dalla fortissima spesa "storica" operata dalle giunte di sinistra.
Oggi raccolgono il fallimento della loro insipienza.
Un fallimento raccontato dagli stessi dati forniti dal piano del Comune che fotografa il quadro dell'aumento della domanda di servizio e della risposta data tra il 1998/1999 e il 2002/2003.
Se la popolazione in età è aumentata da da 7.573 a 8.266 bambini.( +739) i posti nido gestiti dal Comune sono saliti soltanto da 2.118 A 2.315 (+ 197 ).
Inoltre si è passati da 2.249 domande cinque anni fa a 3.122 per l' anno in corso.
Le cifre non sono un'opinione. Invece sono un'opinione sbagliata le sempre più stanche parole fatte dire a un distratto Guazzaloca, ad ogni presentazione annuale del rapporto Prometeia, sul presunto aumento della copertura della domanda e dei posti.
In realtà il "vero tasso di copertura", quello che deve calcolarsi su quanti chiedono il nido, è sceso a precipizio dal 94,18% di cinque anni fa al 76,46% di oggi.
Cosa si deve e si può fare, di buono, oggi, per le famiglie ed i bambini bolognesi ?
In primo luogo servono soldi. Le risorse ci sono, il Comune ha una delle più alte pressioni fiscali fra le grandi città.
Bisognerà rinunciare ad altre spese e fare che i bambini siano una priorità. Cosa che oggi non è.
Occorre un forte reinvestimento sul Nido, come perno di una politica che realizzi un ventaglio di possibilità integrative.
Ci sono delle scelte di qualità e bisogna pretenderle.
1) Nuovi nidi "a pieno orario" pubblici per 150 posti. La promessa di realizzarli in tre anni non si può intendere come un rinvio a dopo le elezioni del 2004.Bisogna partire subito.
Non ci si può nascondere dietro alla mancanza di spazio mentre ancora oggi si sfrattano scuole per tramutarne gli spazi in uffici.
2) Nuovi centri educativi qualificati, in collaborazione con aziende, a cominciare da quelle pubbliche, aperti anche all'utenza territoriale e/o impegno di aziende per nuovi nidi territoriali a riserva di posto per i dipendenti degli Enti coinvolti: Galletti chiacchera da anni, pericolosamente, di "nidi aziendali" ma siamo rimasti fermi. Con questi servizi e i project financing annunciati si deve puntare a raddoppiare l'aumento dell'offerta pubblica non a sostituirla.
3)Incremento dei servizi alternativi , domiciliari e di Nido convenzionato qualificato, facendo subito, con la Regione, una procedura di accreditamento standard che sia di garanzia per le famiglie.
In presenza di un piano serio sarebbe affrontabile l'emergenza, anche nell'immediato, aprendo un confronto con i Quartieri, le famiglie e le organizzazioni sindacali su soluzioni ponte per il prossimo anno.
Attenzione, però: l' infanzia non si ferma al Nido.
Sono 386 i bambini senza posto nelle Scuole Materne, ed il Comune ha inspiegabilmente chiesto una sola sezione statale in più, senza peraltro ottenerla.
Mancano classi a tempo pieno, alle elementari, per centinaia di richiedenti.
L'Assessore Pannuti firma le sue lettere con un gentile augurio di Eubiosia, buona vita!
Con un Assessore e un Sindaco così ci vorrebbe innanzitutto un augurio di buona fortuna !
Davide Ferrari.
22 04 2004
mercoledì 14 aprile 2004
Il Comune di Guazzaloca, 400.000 multe? (Stenografico)
Se non mi sbaglio, qui ci sono, anche in Consiglio per la verità, ma vedo anche che ci ascoltano, ci sono degli operatori della Polizia municipale che certo conoscono meglio di me questa materia, ma se non sbaglio le notifiche a casa sono per tante cose anche le soste. E infatti la lettera del dottor Lucci le citava espressamente. Ma sono in particolare, quelle a crescere, visto che il numero dei vigili non cresce, su quest’anno, sono quelle dovute ai vigili elettronici. Tant’è vero che il dottor Lucci dice: bisogna considerarne tante anche perché, oltre a RITA, andrà in funzione il varco su via Indipendenza.
Colleghi, 400.000 multe! Tanto che dobbiamo spendere due miliardi e quattrocento milioni perché, un po’ la privacy, un po’ la modulistica da cambiare, un po’ il numero enorme di moduli che occorre far stampare, per provvedere a questa valanga di multe bisogna fare questa variante di spesa. Poi ha un bel da dire Galletti: “non è vero, era previsto”. Va bene, era previsto; fatto sta che siamo a una variazione di questa entità, cioè considerevole, 1 milione e 135.000 euro, perché, qui non c’è scritto ma c’era nella lettera di Lucci, i colleghi ricorderanno, si prevedono 400.000 verbali da notificare a casa.
Allora, primo, si diceva che Sirio e i vigili elettronici non servivano a nulla. Ci sono qui dei colleghi che hanno avuto impeti gladiatori nel giustificare il fatto che questi sistemi non avrebbero sanzionato molto efficacemente. Accipicchia, ne mettiamo solo un tipo ed arriviamo a una previsione di 400.000 verbali. Non solo, ma purtroppo non mi posso fermare qua nella considerazione; troppo comodo.
Signori, la verità è un'altra; è che stanno piovendo multe a grappolo perché l’informazione è stata scarsa. E chi nella strada lavora, per esempio Cose.Puri, SACA, COTABO, CAT, io ne incontro molti, si lamenta. E’ stato anche fatto un articolo recentemente in un organo di informazione di queste cooperative e di queste imprese, il quale faceva segnalare che, dopo che per anni si è fatto credere, non mettendo Sirio in funzione, che non c’era alcun controllo, oggi siamo al delirio che vede persone essergli recapitati a casa grappoli di multe per decine e decine di milioni; e non si tratta di teppisti del sabato sera ma di operatori.
Allora, benissimo, l’ignoranza della legge non è una scusante, è vero; la Corte dei Conti impedirebbe forse qualunque abbuono, è vero anche questo. Ma, signori della Giunta, avete fatto un danno enorme. Prima nessun controllo, poi un controllo a scapocchia, fatto senza nessuna concertazione e informazione con la società bolognese. Questo è il risultato di una cattivissima politica. Ed oggi si vuol proseguire prevedendo questa espansione allegra dei verbali e delle multe; nonché questi acquisti.
Chiedo tra l’altro di sapere, se lo si sa qual è la ditta che verrà incaricata, per questi 2 miliardi e 300 milioni circa, mi farebbe piacere saperlo; ma se lo sappiamo. Se non lo sappiamo è lo stesso, si vedrà al momento delle gare. Ma in ogni caso, visto che c’è un prezzo, forse si prevede già un po’ di conoscere qualche interlocutore. Ma, a parte questo, colleghi, resta il punto: questa variazione di bilancio è una delle tante dimostrazioni del caos della politica del traffico oggi a Bologna. Un vero e proprio caos. Fino al 2002 avrei detto che era un caos solo basato sulla assenza di regole; oggi dico che è un caos basato sulla assenza di regole, su regole fatte rispettare senza informazione, senza programmazione, nella confusione più assoluta, nell’accatastamento dei mezzi, sia umani che elettronici, di controllo. Questo è il punto.
Spero che altri colleghi vogliano riflettere, della maggioranza, perché, insomma, noi voteremo contro ma con questa variazione di bilancio, su questo tredicesimo punto, come dire, affrontiamo un tassello di una questione che è molto sentita dalla popolazione. Colgo l’occasione, ci metto un minuto, intervengo su un argomento laterale ma che ha sempre qualcosa a che vedere con quanto stiamo qui discutendo, su questo punto. E cioè, devo dire, aveva citato il caso anche il consigliere Mazzanti di Alleanza Nazionale, mi sembra lo scorso Consiglio o due Consigli fa, con un’ottica molto diversa dalla mia ma pure questa è la dimostrazione di quanto il problema sia sentito. E cioè la questione degli orari notturni. Se negli orari notturni occorre ugualmente rispettare con le medesime condizioni le normative, è questione da discutere seriamente, colleghi, seriamente.
Io dico subito: non lo so. Però mi piacerebbe discuterne con esperti, con i mobility manager dei principali Enti pubblici, per vedere qual è la cosa migliore. Anche cosa si fa nelle altre città. Io non sono in grado di dire qual è la risposta. Dico solo che è molto sentito dai cittadini questo problema. Allora, oltre che comprare moduli per tre miliardi, per mandare le multe a casa, magari prendere una qualche decisione sarebbe utile. Inoltre, altra questione è questa; sono andati in funzione, al di là delle leggende metropolitane, pare che ce ne siano quattro o cinque, gli autovelox, anche in sede urbana.
Allora, faccio presente che io sono molto lieto di questo fatto, perché la battaglia contro la morte per incidente stradale deve essere una nostra priorità; io dico dopo la guerra c’è quello, perché il numero di ragazzi morti, oltre che di anziani, di persone qualsiasi, è elevatissimo. Però, colleghi, parliamoci chiaro, non è la stessa cosa un limite di velocità prima e dopo l’autovelox. Se prima dell’autovelox era 50 chilometri all’ora in un tratto, e nessuno lo faceva mai rispettare, per esempio un tassista o un autonoleggiatore poteva lavorare. Ma se adesso si viene a fare rispettare esattamente, come è giusto, come finalmente si deve fare, anche per iniziativa della Polizia della strada, esattamente i limiti, che però il Comune deve determinare, ci sono larghi tratti dei nostri percorsi urbani dove i limiti di velocità andrebbero probabilmente rivisti; perché altrimenti nessuno lavora più.
Allora credo che anche questo sia un tema molto importante; perché adesso siamo quasi al blocco. Cioè siamo ad operatori che vivono nel terrore e vanno a velocità di crociera, diremmo con altri mezzi di trasporto, anche meno. Come si fa? Sarebbe ora di prendere di petto questa questione, rimodulare non sulla base del lassismo e della strizzatina d’occhio, ma sulla base della costruzione di limiti seri, che abbiano una validità e una effettività per essere rispettati; e poi certamente l’attivazione, a partire da Sirio, o a finire a Sirio, non mi interessa, di tutti gli strumenti di regolazione degli accessi, dei varchi e delle velocità. Questo farebbe ridurre le multe, contemporaneamente farebbe stare più sicuri nelle nostre strade.
mercoledì 4 febbraio 2004
Moratoria elettrosmog.
Consiglio comunale per la discussione della delibera
di iniziativa popolare, richiesta da oltre 3000
cittadini, per una regolamentazione degll'impianto e
dell'attività delle stazioni radio base.
L'intervento in aula del Capogruppo Ds, Davide
Ferrari.
Presidente, colleghi, cittadini,
in primo luogo, io non credo che
l'amministrazione comunale debba sentirsi, oggi, di
avere la coscienza a posto, come invece ha dichiarato
il consigliere Zechini D’Aulerio.
Credo invece che questo mandato sia stato un mandato
che ha coinciso con un aumento geometrico del numero
delle antenne, con decine e decine di casi, che
abbiamo potuto ascoltare nelle udienze conoscitive, di
cittadini che si sono trovati ridotti in un attimo a
rango di sudditi, a correre da uno sportello all’altro
senza avere mai una risposta. Questa è la verità.
Essendo di fronte a controlli spesso burocratici e
fatti sulla carta, a Quartieri non informati e a un
Comune teso quasi sempre a coprirsi dietro a una ridda
di citazioni legislative. Questa è la verità.
Bisogna intervenire, bisogna limitare, bisogna
programmare.
Forse niente di più. Ma queste tre cose ci dice la
delibera popolare; una delibera per la quale sono
state raccolte in condizioni spesso rocambolesche, che
dimostrano il coraggio e l’attività di chi l’ha fatto,
centinaia e poi migliaia di firme.
Quindi siamo oggi a un punto importante perché c’è
stata una iniziativa popolare che ha saputo
raccogliere tante realtà diverse, altrimenti tutte
sole davanti a questo problema.
Gli elementi più importanti di questa delibera che è
stata chiamata, io sono d’accordo, delibera del
buonsenso, sono quelli che tendono a mettere in chiaro
e a rendere cogenti tutti quegli obblighi già
esistenti ma pure ampiamente disattesi; e laddove
invece tende a richiedere, per tenere insieme queste
diverse competenze, la stesura di quello - io lo
chiamo così - che si può chiamare un vero e proprio
piano regolatore delle emissioni ammesse.
Voglio dire che su entrambi i settori, cioè la
verifica di quello che fanno uffici, ARPA,
amministrazione comunale, da un lato, e dall’altro
lato la stesura, che invece deve essere in capo
all’amministrazione comunale, di un piano delle
autorizzazioni sostenibile, il Consiglio comunale sarà
chiamato dal giorno dopo l’approvazione, di questa
delibera a una fortissima iniziativa di verifica tesa
a tenere in qualche modo il controllo popolare
presente per tutta la durata dei procedimenti e non
solo per la giornata di oggi nell' aula del nostro
Consiglio.
Proprio l’altro giorno ho avuto modo, cito due casi
specifici, di avere una cattivissima notizia e una
buona notizia. Una cattivissima notizia, ve ne sono
probabilmente tante, io cito quella che mi è stata
data. Voi Consiglieri ricorderete i cittadini
dell’antenna di via Foscherara, bene, questa antenna
ha superfetato e ne è nata un’altra che la allunga di
35 metri. Quando si va a mandare i vigili si scopre
che ci sono società più o meno fantasma, dove i capo
cantiere provengono da altri paesi ma risiedono nel
nostro paese, e dovrebbero dormire nella stessa sede
delle ditte che danno loro lavoro. Dove non si riesce
nemmeno bene a capire chi sarà poi il gestore
utilizzatore e che limiti avrà in questo utilizzo. È
solo un caso singolo, colleghi? Voi ricorderete, era
un caso limite perché le carte che erano state
prodotte per avere l’autorizzazione erano carte, non
voglio dire false, diciamo per lo meno sbagliate, dove
chi aveva chiesto l’autorizzazione aveva affermato di
dovere rimodernare un impianto già esistente, invece
ne è stato fatto uno nuovo e adesso un altro. Chi
controlla? Assessore Salvioli, bene la "delibera del
buonsenso", così è stata chiamata giustamente, e con
lo stesso buonsenso si metta dalla parte dei
cittadini, non li lasci soli di fronte alla
magistratura, di fronte alle società antennistiche, si
informi, verifichi, faccia sentire una voce forte, di
avvocato dei suoi cittadini, non di controparte. Una
brutta notizia.
Quante ce ne sono state in questa città? Io ricordo
per esempio la drammatica udienza, fu protagonista un
Consigliere non della mia parte politica, con alcuni
cittadini del centro storico, che avevano già
riscontrato, o credevano di avere riscontrato, ma
siamo sicuri di potere utilizzare il dubbio contro di
loro, quando dovremmo usare il dubbio come fondamento
della precauzione? E quindi a loro favore, di avere
già riscontrato delle malattie da esposizione. Era il
caso di quella strada immediatamente nelle vicinanze
di via Santo Stefano, non voglio adesso citare perché
è un caso singolo, di una persona che fu in grado già
di portare documenti medici.
Allora per esempio è necessario intendere i rischi per
la salute, quindi anche i limiti, non solamente in
presenza, io penso, di infrastrutture ospedaliere, ma
anche di casi di malattia cronici, di persone
allettate o costrette a non uscire mai.
C’è tutto un lavoro che si può fare, io penso, per una
amministrazione comunale, che voglia essere diciamo
così d’avanguardia.
Che voglia fare, più modestamente, il proprio dovere.
Conosciamo casi davvero drammatici, persone che hanno
perduto il sonno in attesa di dovere ogni volta
riscontrare se già la loro malattia è parente di
questa esposizione e in quale misura, con quali
rischi. Ho ricevuto anche una buona notizia, una buona
notizia che non viene certo dall' amministrazione,ma
viene dal fatto che il lavoro di queste realtà civili
ha già fatto un passo avanti, e dalla denuncia passa
alla vera e propria pubblicazione - in forma di
vademecum - di quelle che possono essere indicazioni
di fronte all’elettrosmog da stazioni radio base per
telefonia mobile, per cercare di rendere adeguata
l’iniziativa, sia quella civica, sia quella
amministrativa.
È il caso del comitato di via Fondazza che ci ha
fornito, credo sia un lavoro di grande rilievo, una
autentica pubblicazione, io dico un libro bianco sulle
possibilità di risposta, tecnicamente fondato,
occorrerà certo metterlo in riferimento ad altri che
sono prodotti in tutta Italia, anche nella nostra
realtà bolognese, ma credo che sia il segno di un
passo avanti. Ma attenzione, attenzione, perché sulle
autorizzazioni condominiali, sulla verifica dei
percorsi di società altrimenti dai contorni non
definite, dalla necessità di verificare anche
tecnicamente forme che permettano la stessa emissione,
ma con minore danno, io dico questo: non è possibile,
colleghi, non è possibile che debbano essere i
cittadini a fornirci questi libri bianchi.
Io mi chiedo, lo chiederei ugualmente di fronte a una
amministrazione di centro sinistra: non è il momento
di mettere al lavoro i fior di ingegneri, i fiori di
avvocati degli uffici legali, gli amministratori più
sperimentati di questo Comune, perché un analogo libro
bianco sia fornito dalla amministrazione comunale? E
non fare più il viceversa. Non fare più che tutte le
intelligenze siano spese per giustificare i
procedimenti adottati.
Da domani, dopo l’approvazione di questa delibera,
queste risorse professionali debbono essere messe al
lavoro non per dire solo dei no, ma per giustificare
l’iniziativa civile, per la salute e la salvaguardia
dei diritti dei cittadini. Ci vuole cioè una
inversione totale nei suoi uffici, assessore Salvioli,
una totale inversione, che deve servire a fare sì che
la delibera che votiamo non sia archiviabile come il
frutto di un’allarme, ma come il punto di riferimento
di una nuova politica, il segnale che si cambia il
giro di walzer. Quello che è stato fatto fino adesso a
giustificazione burocratica deve girare
all’incontrario e deve essere invece a fondamento di
un’azione limitante e regolativa per la salute.
Questo è il punto. Voglio citare i termini del
problema che ormai da più parti ci vengono indicati:
regolamenti con limiti più cautelativi, resi effettivi
mettendo in opera una azione sinergica fra più
amministrazioni nella programmazione, nel controllo,
nella sanzione.
Io dico: bene, Bologna vota oggi questo atto, ma
chieda subito all’ANCI, il nostro Sindaco, che ci sia
un coordinamento forte di tutti i Comuni d’Italia. Il
problema è di fronte a tutti, in ogni realtà. Le
salvaguardie per la proprietà edilizia e per i
condomini non solo quelli direttamente coinvolti in
piano burocratico, ma quelli che abitano coloro che
sono coinvolti sul piano della salute. La reale, il
dominio dell’informazione, l’informazione è potere, è
potere, basta comunicati affissi all’albo pretorio, ci
vogliono informazioni ai cittadini che saranno
coinvolti dai nuovi impianti richiesti, e poi
limitatori piombati, le esposizioni, tutto ciò che
afferisce all’ingegneria sulla quale io non mi
pronuncio, ma mi pare – ripeto - che le forti
competenze che abbiamo in questo Comune debbano essere
chiamate a pronunciarsi. A pronunciarsi, colleghi! Su
questo, solo su questo, sono d’accordo con quello che
mi ha detto un collega che mi ha proceduto in un’altra
occasione, la coscienza va avanti. Quando è cominciata
l’età della automobile, qualcuno si aspettava che
avremmo dovuto difendere la nostra vita
dall’inquinamento per gas di scarico delle auto? No.
Si pensava che fosse un grande segno positivo, io mi
ricordo, ero un bambino, e ricopiavo dall’Atlante De
Agostini, per compito dei miei insegnanti, le
classifiche del numero di abitanti per autoveicolo,
dove si vedeva l’Italia fare ogni anno quello che si
pensava un passo in avanti. Oggi sappiamo tutti che a
forza di fare passi in avanti senza regole in quella
direzione si muore. Si muore! Allora, quella è stata
una evoluzione di coscienza, ci vuole una analoga
evoluzione di coscienza sulle emissioni da
elettrosmog. È solo un segno di ricchezza e di libertà
potere comunicare o è anche qualcosa che va sottoposto
alla verifica degli influssi sul nostro corpo, non
solo sulle forme di vita? Io purtroppo devo dire che
mi considero una vittima di questo modo di vivere e di
lavorare che ha ormai nel cellulare un caposaldo,
possiamo continuare così, senza chiederci nulla,
oppure ci vuole una inversione totale di tendenza, che
consideri il fatto che ormai siamo oltre il livello di
soglia di pericolo. Si dice che questi pericoli non
sono mai stati sottoposti a test, a parte che non è
vero purtroppo, e le prime ricerche epidemiologiche,
che ormai, voi sapete, ci vuole più di un decennio, ci
stanno giungendo, sono invece assai allarmanti, ma
comunque non è questo il tema, colleghi. Non c’è chi
non vede che una tale congerie, ormai addirittura
interattiva, fra più antenne, a cui si aggiunge quello
che tutti i giorni riceviamo per le nostre forme di
vita, è evidentemente a forte rischio. E allora,
ripeto, l’impegno politico, dopo questa votazione, è
chiaro: mettere il Comune non al servizio della
salvaguardia della segretezza, della burocrazia, della
lontananza, ma alla salvaguardia della salute e dei
diritti dei cittadini. Concludo con un aneddoto.
Piccolo aneddoto.
All’inizio di questo mandato mi è capitato, ero
insieme al collega Castelli, di ricevere una strana
visita da parte di qualche persona interessata,
diciamo così, a che, voi ricorderete, non venisse
approvata una moratoria, peraltro flebile e debole, da
parte di questo Comune, mi è sempre rimasta
l’impressione che la nostra dura risposta, e cioè no,
non solo bisogna andare avanti con la moratoria, ma
bisogna anche porre dei limiti seri, abbia suscitato,
colleghi, qualche giro di informazione, voi
ricorderete, qualche collega forse lo ricorderà di
più, vennero pubblicate foto su tetti dove sedi di
partito ospitavano antenne e quant’altro, ho avuto
l’impressione insomma che questi signori non si
aspettassero un no. Si vede, colleghi, la dico un po’
grossa, che altrove avevano ricevuto dei sì, non so se
è chiaro, altrove, altrove avevano ricevuto dei sì in
un altro Comune, in un altro pianeta, avevano ricevuto
dei sì, ecco, ora basta. Si sappia che ci sono
centinaia di cittadini, centinaia di comitati,
centinaia di realtà che non smetteranno di guardare
quello che facciamo e quello che votiamo, perché ogni
giorno che aprono la finestra il problema a loro è
riproposto, e quindi non è archiviabile come la sabbia
sotto i famosi tappeti perché l’attualità si evolve,
ogni giorno ai cittadini interessati il problema è
riproposto uguale. Quindi è del tutto evidente che
abbiamo una motivazione politica perché nel prossimo
mandato non si vedano più, come è capitato a me, le
facce sorprese dei lobbisti quando ricevono un no. Si
devono aspettare anche dei no dal Governo e dal
Consiglio di questo Comune, dei no preventivi,
cautelativi, che non vogliono bloccare l’industria, ma
che dicano: attenzione, sappiate che
altri, non solo voi, sono il riferimento di ognuno di
noi amministratori, con la Giunta.
Sono i cittadini, i comitati per la salute, quelli che
hanno proposto questa delibera. Se a questo servirà io
credo che avremo espresso oggi un voto significativo e importante.
giovedì 13 novembre 2003
Nassiriya. Il cordoglio, la richiesta di una svolta.
Gruppo Due Torri-Ds
Strage di Nassiriya. Il cordoglio, la solidarietà, la
richiesta di una svolta.
Cosa può, cosa deve fare Bologna.
Si trasmette il testo stenografico dell'intervento di
Davide Ferrari, Capogruppo Due Torri-DS, nel Consiglio
Comunale di oggi.
INTERVENTO DI INIZIO SEDUTA: SUI CADUTI A NASSIRIYA.
Consigliere FERRARI - Signor Presidente, signor
Vicepresidente, signor Sindaco, colleghi Consiglieri,
sì, è vero, innanzitutto è questo il momento del
cordoglio, in particolare per le vittime italiane, ma
per tutte le vittime, in particolare per il giovane
bolognese che è stato appena ricordato, ma per tutti i
giovani che sono morti in nome del nostro Paese, sotto
la nostra bandiera.
Anche per i civili italiani, di cui vogliamo ricordare
qui a Bologna, per aver avuto un ruolo e per essere
stati anche oggetto di una iniziativa, l’attività che
coinvolse proprio quei caduti, nella cooperazione, nel
portare giovani come Aladin e Sania a Bologna.
Sì, certo, questo è il momento del cordoglio, è il
momento della solidarietà all’Arma dei Carabinieri,
all’Esercito, agli altri Enti che sono rappresentati
da quei caduti.
Questa solidarietà non sarebbe vera se si fermasse
alle soglie della retorica.
E’ il momento di una solidarietà che indichi già un
orientamento; un orientamento la cui urgenza ci è
ancora più chiara oggi, in queste ore di dolore.
E’ necessaria una svolta; una svolta meditata ma anche
decisa, che faccia assumere al nostro Paese quella
funzione di pace autonoma che è necessaria perché
tutta l’Europa riacquisti ruolo e funzione e perché la
pace trovi sponde solide.
Non possiamo negare che questo atroce episodio di
terrorismo è avvenuto in un contesto inquietante, in
una esplosione ininterrotta che non ha permesso e non
permette a nessuno di dire che la guerra in Iraq è
finita.
Può darsi che non sia questo il momento di richiamare
le ragioni e i torti di quel conflitto; sul quale,
personalmente, e come gruppo Due Torri Democratici di
Sinistra, abbiamo espresso un giudizio inequivoco,
severissimo.
Ma quello che va fatto è esprimersi sul livello
attuale del conflitto; perché questo conflitto espone
il nostro Paese ed espone, come si è visto, delle vite
umane, delle persone che, in rappresentanza del nostro
Paese, sono là, sono in Iraq.
E’ necessario al più presto - oggi lo si riconosce
maggiormente - avviare una transizione che riporti un
Governo nelle mani dei governati; è necessario
togliere da ogni presenza militare un’aureola di
occupazione, per fargli prendere il ruolo, che sarà
tale solo allora e con la garanzia delle Nazioni
Unite, di presidio di un nuovo Governo iracheno.
Se non c’è questo, badate, si nasconde con la retorica
l’errore e si nasconde con la retorica il gravissimo
pericolo, sia quello politico e diplomatico, che
corre, con l’Europa, il nostro Paese, sia quello per
le vite umane, che corrono i nostri soldati e i nostri
civili; ed è una operazione intollerabile.
Ancora.
Io credo che sia necessario interrogarsi su un futuro
dove nulla in quella vasta area del mondo può essere
suddiviso.
Lo hanno detto, li abbiamo ascoltati credo tutti noi,
i Ministri di quasi tutti i Paesi presenti in
quell’area, interrogati dai nostri media e dai mezzi
di comunicazione internazionali.
Senza pace in Medio Oriente, come senza una nuova
transizione democratica e un nuovo Governo iracheno,
non sarà concluso mai quel conflitto.
E pace in Medio Oriente vuol dire affrontare e
risolvere con equanimità, senza scelte di parte, il
conflitto palestinese – israeliano, che da decenni è
una fonte primaria di tensione e di guerra.
Non si può voltare il viso dall’altra parte, credendo
che il ruolo dell’Italia sia coperto dalla politica e
dagli eserciti degli altri. Così non è, né umanamente
né politicamente.
E’ necessaria una nostra politica e una nostra forma
specifica di intervento, colleghi.
Invece, ancora queste parole non le abbiamo udite.
Speriamo che maturino, a livello parlamentare, giorno
dopo giorno, partendo dalla riflessione e dal dolore
che ci sono oggi imposte; ma ancora non le abbiamo
udite. Abbiamo udito invece alcune frasi generiche e
abbiamo udito, purtroppo, anche rivendicazioni
politiche e continuismi che, francamente, di fronte a
un fatto di questa gravità, suonano quantomeno
inadeguate.
No, ci vuole una svolta, ci vuole una svolta profonda.
Ci vuole una politica. Oggi non c’è!
Cosa può fare Bologna?
Bologna certamente può e deve ricordare, già lo diceva
chi mi ha preceduto, con segni visibili e tangibili
chi è caduto, proveniente dalla nostra città.
Così, come d’altra parte, io direi, però, colleghi,
tutti i caduti di questa orribile giornata, tutte le
vittime. Non metterei una specificità, almeno come
primo atto di intitolazione. Potranno poi essercene
successivi e studiare quali anche istituzioni possano
meglio rispondere a questa necessità; ma non basta.
Vedete, quando, nel pieno dell’esplosione della
partecipazione ma anche della acutissima polemica
sull’intervento o meno in Iraq, noi abbiamo svolto,
come Gruppi di opposizione, tutti i Gruppi, il gruppo
DS, il gruppo Margherita, il gruppo Rifondazione, il
gruppo Verde, il gruppo Consigliere indipendente
Sabbi, dell’Italia dei Valori, abbiamo svolto una
assemblea in questa sede, proprio in quest’aula,
abbiamo presentato una serie di proposte, certamente
iniziali, colleghi, certamente iniziali, ma una città
come Bologna ha una sua specifica funzione per la
pace.
Provo a ricordarne i titoli. Cosa sappiamo noi
dell’attuale situazione in Iraq e della vita di ogni
giorno dei nostri soldati? Cosa sappiamo noi della
necessità di cooperazione internazionale nelle città
dove per esempio la nostra forza militare ha agito?
Quali iniziative, ambasciate di pace, iniziative di
solidarietà e fraternità che portino domani a
gemellaggi, abbiamo intraprese? C’è un know how, in
questo Comune, che attende solo di essere utilizzato;
ci sono competenze, intelligenze e conoscenze molto
forti. Non possiamo restare fermi. Dobbiamo associare
l’intitolazione, il ricordo, il cordoglio
all’iniziativa.
Vedete, qualche giorno fa, mai parole furono - credo -
più inopportune, un esponente del nostro Governo, ma
non voglio nominarlo, ha citato, fra le spese inutili,
l’Ambasciata del Comune di Roma a Gerusalemme. Passate
poche ore, tutti noi siamo precipitati nel centro
della più grave crisi che il nostro mondo vive. Siamo
tutti chiamati, ognuno nel proprio ruolo, ma come
soggetti istituzionali, come cittadini impegnati nella
politica e nelle istituzioni, a non voltare la testa
dall’altra parte.
Ecco, allora, la domanda, e anche prime risposte su
cosa può fare Bologna, è una domanda urgentissima.
Faremo seguire ai titoli iniziative precise di
proposta politica e programmatica. Già lo abbiamo
fatto, l’ho ricordato nel momento in cui questa scelta
si avvicinò. Infine, colleghi, una parola sulla unità
delle istituzioni.
E’ evidente che l’analisi ci può dividere. Insisto,
forse addirittura deve separare responsabilità e punti
di vista, quando essi sono obiettivamente diversi. Può
riguadagnarsi un punto di valore reale l’unità delle
istituzioni, se è fatta promotrice di iniziative
concrete di solidarietà e di dialogo. Se esse verranno
raccolte, eventualmente presentate, da chiunque esse
verranno, le valuteremo senza alcun pregiudizio e con
una assoluta volontà di testimonianza comune. Vada
ancora una volta a conclusione, così come ho già
richiamato all’inizio, il nostro abbraccio fraterno a
tutte le famiglie dei nostri caduti e in particolare
vada un saluto ai loro figli; ai figli vada la
certezza che tutto il popolo di questa città riconosce
nei loro padri i loro rappresentanti, coloro che hanno
pagato, per tutti, scelte – ripeto – che, al di là
della condivisione, sono state fatte una volta
assunte, da un militare o da un civile, nel nome della
nostra patria.
lunedì 10 novembre 2003
Ugo La Malfa, uomo di Sinistra
Sinistra.
Lo si deve affermare non soltanto per le innumerevoli
definizioni di sé e della propria esperienza politica
che lo stesso La Malfa ha fornito.
Va, infatti, ricordato che egli inseriva il suo
pensiero e la missione della sua guida dei
Repubblicani Italiani all’interno del difficile
compito di trasformare la Sinistra, per trasformare,
nella democrazia, l’Italia.
Questo è vero ma non basta. Il contenuto del pensiero
lamalfiano sui rapporti fra Stato ed Economia e fra
Economia e Società disegnano il profilo di un uomo di
sinistra.
Oggi sembrerebbe inevitabile attestare La Malfa
unicamente sul versante liberal-democratico,
eventualmente disputando sui gradi di radicalità e
quindi sulla collocazione più vicina o più lontana dal
centro-sinistra o dal centro-destra.
Ma non è così. Il pensiero repubblicano di La Malfa è
anche un crogiolo di elementi diversi dalla
riproposizione della tradizione liberale.
Innanzitutto il senso dello Stato è in lui talmente
prevalente da impedire ogni visione riduttiva della
funzione pubblica.
La critica al dirigismo della Sinistra della sua epoca
non era in La Malfa semplicemente in nome del
liberalismo, ma nel segno di una ricerca sulle forme
più adeguate di programmazione dei fatti
economico-sociali, a monte, non a valle, dei processi
reali di produzione e di consumo.
Com’è distante tutto ciò dalla sfrenato consenso al
mercato che ha dominato e contraddistinto gli ultimi
25 anni, in Italia come nel mondo.
Ma anche il merito della proposta di programmazione di
La Malfa era rivolto a una concezione matura del
Keynesismo, con il primato della piena occupazione,
dei consumi collettivi e soprattutto con l’attenzione
colta, così rara in Italia in ogni schieramento, alle
necessità oggettive, strutturali di riforma. Il tramite
per questi obiettivi era, per La Malfa, la leva pubblica
per qualificare e estendere il corso naturale
dell’economia italiana, fragile anche nello sviluppo.
C’è poi da ricordare quali furono gli altri terreni
di distinzione fra La Malfa e la sua proposta , il suo
Partito e le altre forze, ben più grandi, ben più
estese, della dialettica politica della prima
Repubblica.
Una distinzione e una autonomia difese rigidamente e
con coraggio, ma senza minoritarismi e con il rispetto
profondo verso i grandi partiti di massa concepiti non
come le salmerie e la sequela di minoranze di eletti
ma come depositari di un sapere articolato, massivo e
tendenzialmente progressivo.
A quali contenuti,guardò, dunque, su quali terreni si esercitò,
altri, rispetto al fulcro dell’interesse lamalfiano, l’economia
appunto e la programmazione?
Innanzitutto la scuola, dove la difesa intransigente
della laicità dell’educazione pubblica si univa alla
rivendicazione di un accesso sempre più largo delle
classi popolari ai diversi successivi gradi di
istruzione. L' attenzione alla qualità degli studi e
il rifiuto di compromessi corporativi
sull’allargamento del numero dei docenti, non deve far
dimenticare che l’obiettivo restò sempre, per La
Malfa, una buona scuola pubblica per tutti e non per
pochi.
La scelta della laicità ha trovato nella cultura
repubblicana, da Mazzini a La Malfa, una radice
peculiare nel nostro paese, non riducibile né al
socialismo marxista o riformista né al radicalesimo e
al liberalismo.
Ricapitolando: Stato, a garanzia dei diritti e dei
doveri, responsabilità, insieme a libertà,
intelligente intransigenza, socialità e
partecipazione: fra queste parole chiave è corso un
cammino che ha molto seminato.
E’ un cammino non semplice per la Sinistra di oggi ma
alla Sinistra appartiene e a lei spetta rivendicarlo e
farsene carico.
Scritto in occasione del convegno sulla figura di Ugo La Malfa,a Palazzo d'Accursio.
venerdì 7 novembre 2003
Non facciamogli distruggere la scuola Davide Ferrari
Davide Ferrari
7 novembre 2003
da L'Unità, pubblicato nell'edizione di Bologna (pagina 2)
giovedì 6 novembre 2003
Sul caso CAAB.
"il Domani di Bologna", Domenica 7 dicembre 2003.
"I problemi si affrontano con professionalità e non
con le polemiche sui giornali" ha dichiarato ieri il
Presidente Sangalli a proposito della discussione che
lo scambio azionario fra Comune e Camera di Commercio
ha suscitato.
Proprio per queste intenzioni, di ciò posso scrivere,
l'opposizione ,ha sollevato e solleverà, in Consiglio comunale,
temi concreti e centrali.
Certamente suscita forti interrogativi l'effetto di
questa iniziativa sul CAAB medesimo, (non si sa
infatti se, e soprattutto come, vi porterà risorse per
chiudere la sua vicenda, mettendo in salvaguardia il
mercato).
Certamente la Giunta di Palazzo d'Accursio ha,
comunque, il dovere di presentare in Consiglio una sua
valutazione sulle ricadute che il salvataggio Caab,
che si affronta dopo quattro anni di ritardi e
negazioni, avrà sul bilancio del Comune,e di chiarirlo
prima che parta la discussione e vi sia il voto sul
Bilancio comunale.
Ma l'accento va posto anche sugli altri oggetti dello
scambio:la Fiera e l'Aeroporto.
Il Comune rischia di vedere un indebolimento del
proprio ruolo in due infrastrutture fondamentali di
Bologna.
Questo duplice risultato, a saldo negativo per il
Comune, si è voluto ottenere a pochi mesi dal voto e
senza alcuna considerazione della posizione
istituzionale di Regione e Provincia.
Da qui la nostra contrarietà che si è subito espressa
e chiarita nel richiedere una svolta nelle politiche
istituzionali del Comune, verso l'intesa e non nella
via dello scontro continuo con la programmazione
proposta su scala regionale e provinciale,
nell'interesse innanzitutto di Bologna.
Mi pare che questo punto di vista si stia facendo
strada anche negli interventi di autorevoli
commentatori.
Per la Fiera e l'Aeroporto dare più forza e
competitività a Bologna richiede una forte
integrazione a scala regionale.
Bologna diventa "una capitale", una città che conta,
se lavora insieme ad un territorio molto vasto,
diventando così , come si dice, la "porta d'accesso"
allo sviluppo di qualità, per un'intera area economica
e sociale d'Italia e d'Europa.
In primo luogo bisogna continuare a connettersi con un
territorio grande che va da Bologna al mare, come le
scelte, non di oggi, dell'Università, e la nascita di
Hera, con le società romagnole, già indicano.
Così non bisogna pensare lo sviluppo della Fiera in
concorrenza con altri poli regionali, (il "pallino" di
quell'Assessore, Raisi,che sui temi cruciali dello
sviluppo è sempre assente), ma unire le forze.
Per l'aeroporto la scelta di Forlì sta funzionando e
indica la strada giusta.
La strada di una forte crescita, sia nelle dimensioni
di traffico, che non può avvenire nell'area bolognese,
comunque sottoposta a limiti ambientali e geografici,
che nelle tecnologie, per ridurre e rendere
sostenibili i costi sul piano della vivibilità del
territorio.
Il presidende Alberto Clò ha presentato nella sede
della Commissione consiliare del Comune un consuntivo
positivo che però richiede una forte interfaccia
pubblica per andare avanti e cogliere tutte le
potenzialità.
Investimenti sulla mobilità,viaria e ferroviaria,
verifica dell'impatto urbano, politiche di attrazione
e marketing territoriale.
Già nei documenti di Bilancio presentati dalla Giunta
Guazzaloca non vi è nessuna traccia di queste scelte,
e domani, il risultato dello scambio azionario
potrebbe essere quello di rafforzare il quadro di un
ritiro dalle responsabilità del ruolo pubblico.
Mi ha colpito l'affermazione del Prof Clo' in
Commissione: "Sab non è stata coinvolta
nell'operazione "scambio".
E' vero che Clò ha correttamente chiarito che
l'azienda ha dei propri limiti, delle funzioni sue
proprie, e che lo scambio è materia di scelte
strategiche degli azionisti.
Ma è ben curiosa una operazione che si presenta come
centrale e che viene intrapresa senza e contro
Provincia e Regione e senza consultazione con la
società di gestione.
Anche le linee per il nuovo piano Strutturale del
Comune destano forti perplessità al riguardo.
La linea 2 della Metropolitana voleva essere la
risposta di Guazzaloca ad una parte delle questioni
che prima abbiamo riassunto, ma nessuno sa se, con i
costi di impianto e gestione che presenta, davvero
pribitivi, sarà mai realizzata, ed è già ampiamente
passata in secondo piano nelle stesse presentazioni
del Metrò da parte della Giunta.
Sembra invece sempre più utilizzata come motivazione
di uno sviluppo insediativo edilizio che, oltre
l'aeroporto, si diriga verso Calderara di Reno.
E'già accaduto a Bologna, per i limiti delle stesse
amministrazioni del passato, che previsioni di
strumenti di mobilità non si siano realizzate e invece
l'espansione di fabbricati lungo le linee previste
con nuove infrastrutture, invece sì, e
considerevolmente.
Ciò che era limite ed errore, oggi diventa, in qualche
modo, un obiettivo consapevole.
Bologna non ha bisogno di questo.
Ha necessità di un grande sistema regionale
aeroportuale, che, con altre strutture medie del
paese, conquisti quote di mercato e porti a Bologna
investimenti e persone e consenta all'economia
bolognese di espandersi con facilità verso altri
territori, altri scali.
La professionalità politica questo dovrebbe garantire
all'economia, nessuna delega, nessuna chiusura
municipalistica, sostegno e indirizzi comuni per la
crescita e la qualità.
La trasparenza nei processi di decisione e sugli
obiettivi che si perseguono e il pieno rispetto e
coinvolgimento di tutta la patnership istituzionale
sono le condizioni per cambiare passo, per non fare
altri errori.
Davide Ferrari
Il Domani di Bologna, 7 Dicembre 2003
mercoledì 5 novembre 2003
Un metro' insostenibile
Gruppo Due Torri-Ds
Il capogruppo
NOTA STAMPA
PIANO ECONOMICO DEL METRO.
Sottostimati i costi e sovrastimati i ricavi.
L'insostenibilità del progetto di Guazzaloca.
E' stato presentato questo pomeriggio, nella
commissione bilancio del Comune, il Piano economico
per la Linea 1 del progetto di Metropolitana.
Leggendo con attenzione i dati e ascoltando le
relazioni dell'Ass. pellizzer e del Dott. Marchesini,
si comprende:
-1 non sono stati considerati, fra i costi di gestione
della metropolitana, una volta che fosse realizzata,
le spese per il personale di sicurezza: non è un
dettaglio, in linee simili, in altri paesi europei, si
è verificato che tali costi rappresentano la grande
parte del totale;
-2 la domanda di metro, vale a dire il numero di
passeggeri ipotizzati, oltre 40 milioni l'anno nel
2010 e addirittura quasi 60 milioni nel 2039, che la
Giunta prevede è evidentemente molto sovrastimata;
alla base di queste cifre viene citato il numero di
passeggeri oggi trasportati da lineee ATC che passano
per il percorso FIERA-STAZIONE-STAVECO che farà la
linea 1, ma queste linee ATC fanno percorsi molto più
lunghi e quindi più che indicare il bacino di utenza
del futuro metro sono le CONCORRENTI del metro;
-nello stesso bilancio, davvero ottimistico, che la
Giunta propone vi sono almeno 5 anni di grandissima
sofferenza finanziaria per il Comune (2005-2010) per i
quali nulla si dice di come sarà possibile per il
Bilancio del Comune fare fronte ai costi, si tratta
più o meno dell'intero prossimo MANDATO
AMMINISTRATIVO: una eredità molto molto pesante!
Infine Pellizzzer ha dichiarato che la dubbia
legittimità della delibera di finanziamento del CIPE,
in presenza di parere della Regione Emilia-Romagna
critico, non fermerà la Giunta Guazzaloca.
In sostanza si vuole procedere al di fuori di una
seria concertazione con le altre istituzioni su un
progetto del quale sono note le gravi manchevolezze
dal punto di vista trasportistico e del quale, da
oggi, appaiono chiarissimi anche i costi non
sostenibili.
Davide Ferrari
martedì 4 novembre 2003
"PER LA SCUOLA, PER LA CULTURA."
UN FUTURO PER LE AULE DIDATTICHE DECENTRATE,
PER I SERVIZI COMUNALI EDUCATIVI
5 novembre 2003, Mercoledì;
Cappella Farnese di Palazzo D'Accursio,
Piazza Maggiore 6, Bologna
con inizio alle ore 20,30.
Gli interventi educativi per la cultura e l'integrazione, per i nuovi
linguaggi che il Comune promuove sono importanti per la città.
Gli insegnanti che con il loro lavoro garantiscono, ormai
da molti anni, uno dei migliori servizi per aprire il
mondo della cultura alle scuole e per fare cultura
nell'integrazione.
L'integrazione delle diverse abilità, della
differenza di tradizione, lingua, provenienza,
livello di apprendimendo, contesto socio-culturale.
Introduzione di DAVIDE FERRARI, capogruppo Due Torri-DS.
con FRANCO FRABBONI, ROBERTO GRANDI, LUIGI GUERRA,
intervengono:
MARIA GRAZIA CONTINI, ROLANDO DONDARINI, ROSANNA FACCHINI,
ANTONIO GENOVESE,DINO GIOVANNINI,
NARA ORSI, FULVIO RAMPONI.
Presiede
SANDRA SOSTER,
responsabile "Risorsa Scuola"-Ds
===========================================================
Gruppo Due Torri-Ds
051 203214
e-mail duetorri@comune.bologna.it
===========================================================
sabato 1 novembre 2003
Cantieri a prova di disabile
> Cantieri a prova di disabile, e rispetto per tutti.
> In Consiglio comunale abbiamo recentemente promosso
> una importante audizione con cittadine e cittadini
> non
> vedenti.
> I risultati sono stati purtroppo sconfortanti. I non
> vedenti lamentano giustamente che la loro mobilità e
> autosufficienza sono gravemente limitate
> dall'esplodere di un traffico senza regole e senza
> rispetto per nessuno.
> Hanno descritto con parole vivaci, che fanno
> riflettere, come l'inquinamento sonoro impedisca
> loro
> l'attraversamento stradale in sicurezza, laddove -
> come quasi dappertutto - non vi sono segnalazioni
> acustiche ai semafori.
> Ci hanno ricordato quanto sia importante per loro,
> potere ritrovare gli odori dei diversi negozi per
> orientarsi, e invece la "puzza" dei gas di scarico
> annulla tutto, oltre a toglierci la salute.
> Sono stati messi in evidenza i tanti comportamenti
> scorretti che nessuno sanziona, come l'occupazione
> dei
> marciapiedi con le auto, o con oggetti ostruenti, e
> ancora il "malvezzo" di fare gimkane con i motorini
> e le biciclette sotto i portici.
> La qualita' di vita di tutti i 'diversamente
> abili' a Bologna, per quanto riguarda la mobilità,
> e'peggiorata.
> E' venuta in chiaro una verità di fondo: bisogna
> rendersi conto che rispondere alle esigenze di chi
> non vede o di chi ha altre difficoltà particolari non è
> soltanto un dovere di solidarietà, vuole dire
> intervenire perchè la citta' sia migliore per tutti.
> Per questo motivo ho proposto che fin dalla prossima
> seduta della commissione mobilità del Comune
> tutti i consiglieri, senza distinzione di
> parte, promuovano un indirizzo alla Giunta perchè vi
> sia una vera e propria svolta.
> Tutti i lavori di manutenzione urbana debbono essere
> fatti eseguire consultandosi con le associazioni del
> mondo dell'handicap.
> Bisogna far sì che ogni cantiere per il rifacimento
> di strade e marciapiedi realizzi opere che rispettino
> uno standard adeguato al soddisfacimento delle esigenze
> delle persone con 'diversa abilita'.
> Nello stesso tempo bisogna finalmente costruire
> percorsi guidati 'sicuri' e eliminare la foresta di
> pali e cartelli che ostruisce i marciapiedi.
> Soprattutto è opportuno, anzi necessario, tornare a
> far rispettare le regole ed a educare ad un
> comportamento corretto tutti, in particolare chi è
> alla guida di un mezzo.
> C'è chi ha voluto far credere che Bologna fosse un
> "territorio libero", dove alle auto tutto potesse
> essere permesso.
> Ma l'ingorgo non è libertà. Non è libertà
> l'inquinamento, così come non lo è l'insicurezza.
> Non lo sono per i piu' deboli, che hanno visto
> deprimere vita e vivibilita'. Ma ugualmente non lo
> sono per chi, come noi, può credere di essere più
> forte o più fortunato.
venerdì 3 ottobre 2003
PERCHE' TORNA LA FAMIGLIA, QUELLA VERA.
soprattutto nelle motivazioni delle manifestazioni di
opposizione di queste ultime giornate bolognesi.
Il nuovo è che sono protagonisti i genitori. Esprimono
con assoluta chiarezza una opinione.
Non accettano che le scuole, dove i loro figli passano
una grande parte del tempo e dove loro sono disposti a
partecipare, siano considerate pressochè nulla dal
potere politico.
"Nulla" dalla Moratti, che decreta chiusura di Tempo
pieno e prolungato, che disprezza visibilmente la
scuola di tutti. Parla bene, la Ministra, solo di
quelle che assomigliano alla "sua", a quella che lei
ha frequentato in gioventù ed i suoi genitori hanno
profumatamente pagato.
"Nulla" dal Comune di Bologna, che chiude le proprie
scuole dell'Infanzia , pressochè in un'intero
Quartiere, il Savena, e addirittura si stupisce se,
dopo che non si è chiesto il parere di nessuno,
qualcuno protesta.
Non è bastato sapere, agli incontentabili genitori,
che in ogni modo, qualche insegnante dallo Stato
sarebbe comunque arrivato.
Nessuno sa' bene perchè proprio a sostituire sezioni
comunali anzichè aprirne di nuove, pubbliche.
Nuovo, ho scritto, ma anche antico.
Non solo per indulgere al ricordo del verso
pascoliano.
"Antico" è la volontà di dire la propria, sempre.
"Antico" è la volontà di rappresentare la realtà,
consapevole di se' e dignitosa, di tante famiglie
concrete.
Famiglie spesso con nonni e bambini contemporaneamente
a carico, orari di lavoro diversi e inconciliabili dei
coniugi, precarietà dell'impiergo, fatica del carovita
ma anche un alto livello di cultura diffusa che non si
vuole perdere.
E' antico questo protagonismo perchè per molti anni è
andato sbiadendosi fino a scomparire.
Quando si parlava di centralità della famiglia si
intendeva, in quest'ultimo decennio, centralità di un
modello, astratto, ideologico di "famiglia".
Quella "Famiglia" che serviva a coprire i tagli alla
spesa sociale, anzi a nobilitarli.
Si parlava di "famiglia" per condannare le "famiglie"
a tacere.
Anche a Sinistra, diciamo la verità, si inseguiva o si
parlava d'altro, escluse lodevoli eccezioni.
Oggi torna di scena la vera vita familiare che vuole
raccontarsi, che sente di poter contare.
Sono le mamme ed i babbi che hanno bussato Lunedi'
alla piccola muraglia sciocca di Plexiglass che un
Sindaco sempre assente come Guazzaloca ha fatto
erigere a difesa dei suoi "appartamenti", d'Accursio.
Con i cittadini: orgoglio imperiale, orecchie
lillipuziane.
Sono le mamme ed i babbi che abbiamo conosciuto nei
mesi scorsi impegnati per dire a tutti, anche alla
Sinistra, che, ad esempio, una scuola come le
Manzolini non si comprende proprio perchè debba
spostarsi quando si lavora per recuperare il
prestigioso contenitore, il Convento San Mattia in via
S.Isaia, che le ospita da innumerevoli decenni.
Quando un palazzo ritorna bello allora è fatto ancora
di più per una scuola.
"Cosa c'è di più importante di una scuola? Che siano
altri a spostarsi!!Anche se ricoprono incarichi
prestigiosi di superiore intendenza".
Questo hanno detto i genitori, con sapere, carte, idee
alternative assai più credibili delle indecifrabili
verbosità dell'amministrazione.
Perchè torna la famiglia, quella vera?
Perchè torna la politica delle cose importanti.
E torna perchè non piace a molti come le cose vanno
avanti .
Chi ha investito sul futuro mettendo al mondo un bimbo
non ha da sentire solo la necessità di "appartarsi"
per dedicarsi a lui.
Ha la responsabilità di alzare lo sguardo.
Di guardare più avanti.
E lo sa benissimo.
A Bologna, in questo autunno dell'anno 2003.
Davide Ferrari.
da "Il domani di Bologna", Venerdì 3 Ottobre 2003
venerdì 26 settembre 2003
SCUOLE COMUNALI . IL DIRITTO AL FUTURO
tanti tagli ministeriali tutto sommato Presidi e
Dirigenti siano riusciti a far partite la grande
macchina del sapere. Certamente per gli insegnanti non
sarà un anno facile. Dovranno, pur essendo molto meno
numerosi, cercare di coprire tutti i buchi che si
stanno aprendo nelle scuole pubbliche. Certamente non
sarà un anno facile neppure per le famiglie e gli
studenti. Il carovita morde e i libri costano ogni
anno di più.
Ma in questo quadro c'è a Bologna chi sta molto
peggio. Sono i bambini, i genitori e gli insegnanti di
nove sezioni ( classi) di scuole dell'infanzia
comunali situate nel Quartiere Savena.
Come avrebbe detto Totò: "tomo tomo, cacchio cacchio"
il Comune ha deciso di chiuderle e di farle sostituire
da sezioni statali.
L'anno è già iniziato e quindi i bambini dovranno
cambiare insegnanti "in corso d'opera". Nessuno sa
ancora se verrà predisposto almeno un piano di
sostegno pedagogico, da parte del Comune, per
contribuire a rendere più dolce il passaggio e a
mantenere alta la qualità.
A partire da questo episodio, davvero negativo, vorrei
avanzare una proposta.
Una volta si diceva che gli asili nido e le scuole
dell'infanzia erano fiori all'occhiello del Comune di
Bologna. Oggi pare non si veda l'ora di disfarsene al
più presto possibile: o con privatizzazioni o con
passaggi allo Stato. E' un errore. Sono convinto che,
al contrario, bisogna dare più forza e autonomia agli
interventi educativi comunali rivolti ai bambini da 0
a 6 anni.
Perché scrivo "più autonomia"? Perché le scuole non
sono "proprietà" dei Sindaci o dei Ministri. No.
Devono essere sentiti come propri da chi vi studia e
gioca e da chi vi insegna ed educa.
Le leggi già ci sono per andare in questa direzione.
E' Bologna ad essere rimasta indietro.
Propongo che, così come si è fatto per le principali
realtà culturali comunali ( Galleria d'Arte Moderna,
Teatro Lirico, Cineteca), anche le scuole e i nidi si
costituiscano in una grande Istituzione culturale ed
educativa autonoma. Ci vorrebbe alla sua guida una
personalità forte capace di difenderne l'identità e il
futuro, assieme al collettivo dei pedagogisti, al
collegio dei docenti e ad un associazione unitaria
delle famiglie. Al Comune resterebbe l'onere
principale: garantire finanziamento e approvare la
programmazione degli interventi, che sarebbero però
progettati autonomamente dall'Istituzione. Si dice
sempre che le necessità ineludibili del bilancio
comunale richiedono progressive "svendite". A me
sembra però che, come accade sempre al mondo, chi ha
il potere di proporre idee, al Sindaco e al Consiglio
comunale, alla fine ottenga più soldi di chi non ha
voce.
Oggi le nostre scuole sono rese afone. Per le scuole
private si trovano sempre fior di difensori e di
sponsor, per le scuole statali parlano i Presidi e i
Dirigenti. Ma chi parla al Sindaco delle "sue" scuole?
Nessuno. Può sembrare un paradosso ma è così. I
risultati si vedono: i genitori accompagnano i bambini
in scuole dove le insegnanti fanno miracoli ma che
appaiono e sono più povere di quello che non siano le
case e il tenore di vita delle famiglie. Bologna è una
città ancora ricca, ma che rischia di avere scuole
povere.
Quando non, addirittura, scuole chiuse. Riflettiamoci
sopra.
Sono convinto che, viceversa, scuole e nidi, pubblici
e comunali, liberi di essere protagonisti, potrebbero
attirare anche contributi e perfino sponsorizzazioni.
Se le Fondazioni bancarie hanno trovato le risorse per
aggiustare il cappello in bronzo di Minghetti o il
bastone in legno di San Petronio, meritoriamente,
perché non potrebbero essere chiamate ad aiutare le
scuole?
Ne ricaverebbero un guadagno di immagine probabilmente
assai superiore.
Ma ci vogliono uomini e donne intelligenti ed autonomi
dalle dimenticanze del potere politico, per presentare
progetti e per trovare fondi. Per avere successo,
quindi, e non sempre la frustrazione di sentirsi un
cane in chiesa ogniqualvolta si parla di bilancio.
26 09 2003
giovedì 25 settembre 2003
Tempo pieno. Iniziativa di Davide Ferrari e Sergio Lo Giudice
Comune di Bologna
incontro di Ferrari e Lo Giudice con la
stampa.
Adesione alla manifestazione del 26.
Lunedi' in Consiglio comunque la scuola al centro.
....................................................
Oggi, presso la Sala Parentelli di Palazzo D'Accursio
si è svolta una conferenza stampa del Gruppo Due
Torri-Ds, tenuta dal capogruppo Davide Ferrari e dal
consigliere Sergio lo Giudice.
E' stata annunciata l'adesione alla manifestazione dei
genitori e degli insegnanti per la difesa del Tempo
Pieno di domani Venerdi' 26.
Il Gruppo Due Torri-Ds presenterà a tutti i
consiglieri comunali un "ordine del giorno", la cui
bozza è stata oggi presentata ( vedi sotto), che
sollecita argomentatamente i motivi per schierare il
Comune a fianco delle famiglie per la qualità della
scuola, per il Tempo Pieno e per un diritto sociale
cosi' importante come i servizi educativi a tempo
lungo.
Ferrari e Lo Giudice hanno duramente criticato l'Ass.
Pannuti che "cerca di sfuggire ogni occasione di
confronto".
Perfino il Consiglio di Lunedì' 29 sett., il prossimo,
che vedeva in calendario, per decisione unanime della
conferenza dei capigruppo su proposta di Ferrari, il
tema "scuola", è oggi negato dall'Assessore che ne ha
chiesto il rinvio di 15 giorni.
"A questo punto trasformeremo comunque Lunedi' il
Consiglio in una discussione sulle tre emergenze del
sistema scuola a Bologna: Nidi, chiusura delle sezioni
di scuola comunale dell'Infanzia a Savena, e
salvaguardia del Tempo pieno, e raccoglieremo le firme
per imporre un consiglio straordinario generale sulla
scuola, come da regolamento".
Il Comune di Bologna rischia grosso con le
controriforme della Moratti- ha concluso Ferrari.
A Bologna la richiesta di Tempo pieno è in crescita e
i genitori non potranno e non vorranno rassegnarsi a
perdere i servizi e la scuola di qualità.
Se lo Stato chiuderà il Tempo pieno la pressione sarà
sul Comune, e servirebbero a quel punto decine e
decine di operatori per coprire in qualche modo il
tempo pomeridiano( almeno cento-centocinquanta): sarà
una pressione evidentemente del tutto insostenibile.
In realtà il Tempo Pieno è anche un forte canale di
risorse finanziare dallo Stato alla città, che ha
saputo lottare per conquistarlo.
L'Anci si è già pronunciata. Guazzaloca sta zitto e
Pannuti addirittura applaude.
Per disprezzo verso la scuola pubblica si danno la
zappa sui piedi.
Ma non vogliamo che la diano anche ai cittadini.
La Moratti puo' esssere fermata. Bologna saprà dare,
nonostante le fughe dell'Assessore, il proprio
contributo in questa battaglia sacrosanta".
Sergio Lo Giudice ha, inoltre, risposto al dirigente
del CSA Marcheselli, che, "come al tempo delle
polemiche contro le bandiere della Pace si è schierato
politicamente, andando ben oltre le sue funzioni.E'
Marcheselli che fa politica, ogni giorno.
Il clima di intimidazione degli insegnanti, dalle
"liste di proscrizione" di Garagnani, alla "lealtà
elettorale" richiesta da Pannuti ai "richiami
all'ordine" di Marcheselli è del tutto inaccettabile e
va respinto".
M.Busi
......................................................
Il Consiglio comunale di Bologna,
PREMESSO
Che il TEMPO PIENO nella scuola elementare ed il TEMPO
PROLUNGATO nella scuola media hanno rappresentato nel
corso degli ultimi 30 anni non solo una risposta molto
importante ad un bisogno sociale di cura e custodia
delle famiglie e dei bambini, ma anche un modello
pedagogico e didattico indispensabile per una scuola
dai tempi distesi, per una pratica pedagogica in grado
di ascoltare i bambini, di accettarne il protagonismo
nell'apprendimento, in grado di valorizzare le
diversità, obiettivi la cui validità si è andata
estendendo per l'emergere delle problematiche della
multiculturalità e dell'integrazione;
VISTO
Che con legge n.53 del 28 marzo 2003 sono state
approvate le norme generali della riforma Moratti i
cui aspetti concreti dovranno essere definiti
attraverso decreti attuativi, che in documenti
predisposti dal Ministro Moratti si conferma:
la soppressione del Tempo Pieno nella scuola
elementare e del Tempo Prolungato nelle scuole medie
PRESO ATTO
Che, il 12 settembre 2003, il Consiglio dei Ministri
ha approvato il primo decreto legislativo che
costituisce il gradino iniziale nell’attuazione
della legge delega
che già costituisce un grave attacco alla scuola
pubblica: viene difatti abrogato l’art 130 del
t.u. 297/94 che istituiva il tempo pieno e i moduli e
vengono abrogati inoltre i commi 3 e 4 dell’art
128 del t.u. che prevedevano l’attenzione alla
continuità’ didattica, la migliore utilizzazione
delle competenze ed esperienze professionali e la
collegialità’ e contitolarita’ degli
insegnanti sulla classe,
e si determinano:
• una netta contrazione del tempo scuola a 27 ore
settimanali di cui dalle 18 alle 21 ore coperte da un
singolo insegnante detto coordinatore-tutor, docente
tuttologo (insegna tutte le materie ) e unico
referente per le famiglie.
-la cancellazione delle compresenze.
• tre ore aggiuntive pomeridiane a scelta delle
famiglie, facoltative con raggruppamenti di alunni
provenienti da altre classi (che ricordano cos? il
vecchio doposcuola) per attività’ (quali la
musica o l' educazione motoria) che possono essere
affidate ad ‘esperti esterni, assunti dalla
scuola, compatibilmente con le sue possibilità’
e se le possibilità’ non ci sono, a spese delle
famiglie.
• una totale non chiarezza sul tempo mensa che viene
escluso dal tempo scuola e dall’orario degli
insegnanti. da chi sarà’ coperto? da bidelli? da
cooperative? e a spese di chi? degli enti locali (la
cui associazione, l’ANCI, ha già’ espresso
forti perplessità’ a riguardo) o delle famiglie?
CONSIDERATE
le gravi conseguenze che tali scelte avranno su:
organizzazione degli orari e bilanci
familiari, che saranno ulteriormente appesantiti dal
pagamento di operatori esterni che si occuperebbero
dei bambini;
la qualità dell'offerta formativa, garantita
da una scuola basata sulle pari opportunità,
sull'individualizzazione dell'insegnamento, che cerca
di intervenire sulle differenze di partenza degli
alunni in nome del diritto all'uguaglianza dei
risultasti, e non sulla personalizzazione dei piani di
studio , che riconosce precocemente le differenze
individuali e divide il gruppo classe in base ad esse,
sul lavoro collegiale e motivato degli insegnanti,
sulla unitarietà dei contenuti e non sulla
gerarchizzazione dei saperi, sul rispetto delle fasi
dello sviluppo psicofisico del bambino;
il livello d'occupazione nella scuola, già
fortemente colpito con la legge finanziaria del 2002,
nella quale sono stati tagliati 8.500 posti di lavoro
e con la previsione del taglio di altri 12.500
previsto per il 2003 e 2004;
gli impegni progettuali e gli oneri
finanziari degli Enti locali chiamati, soprattutto
laddove come a Bologna è più vasto l'utilizzo di
modelli orari e qualitativi forti, a supplire alla
domanda di educazione ed istruzione;
CHIEDE
che venga rispettato il diritto delle famiglie che ne
fanno richiesta di usufruire del Tempo Pieno nella
scuola elementare e del Tempo Prolungato nella scuola
media,
che venga rispettato il diritto dei bambini ad "avere
una scuola a misura di allievo" garantendo il numero
adeguato di insegnanti alla realizzazione di tutti i
Tempi Pieno ed i Tempi Prolungati richiesti,
RICONOSCE
il valore sociale della mobilitazione di genitori e
insegnanti, uniti nell'obiettivo comune di difendere
la scuola pubblica per renderla sempre più idonea alle
nuove esigenze;
SOSTIENE
l'impegno delle donne per le quali la conquista del
tempo pieno ha rappresentato uno strumento efficace di
integrazione sociale dando loro la possibilità di
conciliare le esigenze della famiglia e del lavoro,
esigenza oggi sentita da tutti i componenti dei nuclei
familiari per la diversificazione e spesso la
precarizzazione dei tempi e dei modi dell'attività
lavorativa;
RICONOSCE
la tendenziale crescita della domanda di servizi
qualificati ad orario lungo, ben al di là di ogni
logica residuale ed assistenziale;
EVIDENZIA
l'importanza che assume una battaglia sul tema della
difesa e lo sviluppo della qualità del servizio
educativo, al fine dello sviluppo civile e sociale
della città;
VALUTA
la rilevanza culturale del sistema educativo pubblico
per le prime età realizzato a Bologna, dal Nido alle
scuole dell'Infanzia, organicamente a Tempo pieno,
alle scuole elementari;
IMPEGNA
Il Sindaco e la Giunta a non far cessare alcuna
attività a tempo pieno delle scuole dell'infanzia,
garantendo il mantenimento di quelle comunali e
richiedendo allo Stato la copertura del tempo parziale
e dei pomeriggi oggi organizzati con l'accorpamento
delle sezioni;
INVITA
il Sindaco e l'Assessore alle Politiche Educative a
incontrare il Tavolo cittadino dei Comitati di
Genitori ed insegnanti, al fine di una conoscenza e di
un recepimento dei contenuti proposti dalle loro
iniziative.
Bologna, 25 Settembre 2003
martedì 5 agosto 2003
Virtus!
Gruppo Due Torri-Ds
Il capogruppo
Bologna 5 Agosto 2003
Virtus
Dichiarazione di Davide Ferrari.
La crisi drammatica della Virtus, evidenziatasi dalla
decisione di non ammissione al campionato riguarda
tutta la città.
Non è soltanto un fatto sportivo- che in sè
basterebbe-ma civile, economico, imprenditoriale.
E' in gioco, con l'immagine di Bologna, un indotto
considerevolissimo in posti di lavoro, attività
commerciali collegate, possibilità perdute di
marketing territoriale che graveranno su tutta
Bologna.
E' necessario comprendere esattamente le cause, fin
nel profondo, ed agire per ripristinare le condizioni
di investimento imprenditoriale e di economicità nella
gestione che permettano di reagire alla crisi e
salvare la società con un piano realistico.
Il caso Virtus fa' parte della crisi più generale
dello sport iperprofessionistico, ma deve essere
affrontato anche nell'ottica locale, per salvare un
patrimonio di Bologna.
Il ruolo delle istituzioni non può essere misurato con
il solo criterio della competenza stretta.
Occorre muoversi.
In particolare il Comune di Bologna. E' stato perso un
anno mentre la crisi si annunciava. Non si può
scegliere l'immobilismo ora.
Bisogna usare anche il mese festivo di Agosto per
chiamare a raccolta i vertici del mondo
imprenditoriale bolognese, per capire la situazione e
avanzare proposte di risoluzione del problema.
Chiederemo al Sindaco di riferire alla prima seduta
del Consiglio a Settembre, ma è oggi che Guazzaloca
deve agire.
P.Uff. Stampa
M.B.
lunedì 4 agosto 2003
PER UNA CONSULTA DELLE RELIGIONI.
Gruppo Due Torri-Ds
Bologna 4 agosto 2003
Nota stampa
PER UNA CONSULTA DELLE RELIGIONI.
Costruire una città pluralista e accogliente: è uno
degli obiettivi che si pone la proposta presentata
oggi alla sala Savonuzzi da Davide Ferrari, capogruppo
Due Torri-Ds in Consiglio comunale, di istituire anche
al Comune di Bologna la Consulta delle religioni.
Un organismo consimile è già operante a Roma, con un
Protocollo di intesa fra il Comune e i rappresentanti
di varie confessioni religiose presenti nella città.
La città di Bologna può vantare una lunga tradizione
di pluralismo etnico, culturale e religioso, che si
esprime nella varietà di comunità di fede, luoghi di
culto e beni culturali tradizionalmente presenti sul
territorio.
"Il fenomeno del pluralismo religioso assume caratteri
sempre più rilevanti, per l'immigrazione ma anche per
i cambiamenti in atto nella nostra società. Anche a
Bologna , se sono una ventina le comunità più
rilevanti, si arriva ad un numero più alto, circa
25-30 per le sole denominazioni cristiane e
addirittura 90 nell'insieme delle fedi, se si
considera chi svolge non episodicamente forme di culto
nella nostra città".
Sono quindi numerose le comunità religiose che
avrebbero interesse a partecipare alla Consulta.
E' un obiettivo importante per tutta la città, ha
affermato il consigliere Ferrari. "Ci sono molti
terreni concreti sui quali la Consulta potrà agire.
Dalla scuola alle carceri a favorire la
predisposizione di sale e momenti adeguati di ultimo
saluto ai propri cari. La sala Pantheon della Certosa
è inadeguata, così com'è. Bisogna provvedere.
La Consulta fornirebbe al Comune conoscenza ed
esperienze necessarie per muoversi sui terreni
importanti e delicatissimi dei rapporti fra individui
e amministrazione pubblica.
La Consulta dovrà avrà fra l'altro un compito di
"osservatorio" sul pluralismo religioso a Bologna,
organizzando incontri ed iniziative periodiche sul
tema del pluralismo religioso e culturale nella città
e promuovendo a tutti i livelli la conoscenza delle
forme di espressione e di culto.
Non si tratta di dare a nessuno più diritti di altri
ma di garantire rapporti più avanzati fra confessioni
religiose e Comune basati su reciproci diritti e
doveri".
Ferrari presenterà a settembre la richiesta di
iscrizione dell'argomento: "CONSULTA DELLE RELIGIONI.
PER NUOVI RAPPORTI FRA IL COMUNE DI BOLOGNA E LE
COMUNITA' RELIGIOSE DELLA CITTA'"alle Commissioni
Affari istituzionali (I) e Cultura e Scuola (VI).
"Non voglio proporre un testo preconfezionato, un
prendere e lasciare ma avviare con rapidità e
determinazione un percorso, facendo dell'ascolto delle
comunità di fede la prima priorità."
p. Ufficio Stampa
M.B.
giovedì 12 giugno 2003
Referendum art.18: "Servono, comunque, numerosi Si'".
Rivista diretta da
Davide Ferrari e Gregorio Scalise.
Online
www.impegnonuovobologna.blogspot.com
Bologna, 12 Giugno 2003
"Servono, comunque, numerosi Si'".
Impegno nuovo dichiara il suo Sì al Referendum per
l'estensione dell'articolo 18.
Iniziativa in rete della Rivista.
Questo messaggio della redazione di "Impegno nuovo"
rappresenta insieme una presa di posizione ed una
iniziativa editoriale.
Giungerà ad oltre 38.000 indirizzi mail di tutta
Italia.
Le città più interessate saranno Bologna, Milano e
Roma.
E' uno degli invii più rilevanti per dimensione mai
effettuati dalla comunicazione politica in Italia.
Particolarmente significativo il fatto che la nostra
rivista si avvale unicamente di personale volontario e
non utilizza indirizzari acquistati da agenzie.
Risponderemo a tutte le lettere che ci giungeranno in
risposta, pubblicamete, sul nostro sito blog.
Un cordiale saluto
per la redazione,
Antonio Accattato
webmaster
......................................................
DICHIARAZIONE COLLETTIVA DELLA REDAZIONE DI IMPEGNO
NUOVO
Domenica 15 e Lunedì 16 giugno si vota per il
Referendum indetto per estendere l'articolo 18 ai
lavoratori ed alle lavoratrici delle imprese con meno
di 16 dipendenti.
Abbiamo attraversato, come redazione di una rivista
nata per sostenere il rapporto fra la Sinistra
politica ed i movimenti, il travaglio di un dibattito
che ha diviso, tra le ragioni del Sì e le perplessità
o la contrarietà.
Pur avendo diverse visioni su questo Referendum ed il
suo percorso, voteremo, e voteremo Sì, per contribuire
a tenere aperta la strada per le riforme e per i
diritti.
Oggi la necessità del Sì è cresciuta, dopo la scelta
di Berlusconi per il non voto e la contestuale forte
offensiva del Governo con i provvedimenti che
destrutturano il mercato del lavoro.
Il risultato di avere numerosi Sì appare a noi
necessario anche per chi non ha condiviso il
Referendum ma è impegnato per le riforme.
E questo risultato non è certo perseguibile
restringendo l'area del Sì alle posizioni estreme o
all' espressione spontanea dei lavoratori coinvolti.
Occorrono anche i Sì di tanti fra coloro che hanno
partecipato alle grandi manifestazioni per la difesa
dell'Art.18.
Questi Sì sono necessari proprio per rendere possibile
la riproposizione di un fronte più vasto e articolato.
"Il paese ha bisogno- come richiama il manifesto della
CGIL che fortemente condividiamo - che si arrivi in
tempi rapidi alla riforma degli ammortizzatori
sociali, all’estensione dei diritti all'universo delle
collaborazioni coordinate e continuative e ai
lavoratori dell’impresa minore, a una riforma del
processo del lavoro. Tanto più oggi che la crisi rende
sempre più incerto il futuro di milioni di persone".
Sappiamo quanto complessa sia la rappresentanza di un
mondo del lavoro differenziato come l'attuale,
sappiamo che non è fornendo una visione semplificata
dei problemi che si può tenere nella "difesa" e
affermare il cambiamento, l'estensione dei diritti.
Ma, come siamo convinti che milioni di giovani
lavoratori, comunque senza tutele, abbiano sentito la
battaglia per la difesa dello Statuto dei lavoratori
importante per la loro vita, anche se formalmente non
ne era interessata la loro condizione lavorativa, così
siamo convinti che si sia espressa, anche in questi
giorni di confronto troppo sotterraneo sul Referendum,
una analoga volontà di partecipazione.
Raccoglierla è la cosa più importante.
Importante proprio per superare i rischi, reali, di
divisione.
La vittoria del Sì è dunque importante e, secondo noi,
"servono, comunque, numerosi Si'".
Per questi motivi andremo a votare.
Per questi motivi voteremo Sì.
......................................................
Gregorio Scalise, Davide Ferrari, Rosanna Facchini,
Filippo Bartolini,Franco Giuliani, Gabriella Maini,
Carla Della Porta, Fulvio Ramponi, Etienne Salvadore,
Luca Campigli, Marika De Alessandri, Antonio Accattato.
venerdì 9 maggio 2003
Il chiostro dei bimbi
Il chiostro dei bimbi – di Davide Ferrari –
La Tribuna 09/05/2003
In
via S.Isaia c’è un altro santo. E’ S.Mattia. Si intitola a lui un grande
complesso, oltre 6000 mq, con annessa una bella chiesa sconsacrata.
Fondato
dalle monache domenicane di S.Mattia nel 1291, più volte rimaneggiato e
rifondato, con interventi degli architetti Terribilia nel ‘500, è stato luogo
di un convento fino a Napoleone.
Poi,
dopo proprietari privati ed un breve ritorno alla Chiesa, al tempo della
restaurazione, di mano in mano, si è arrivati all’uso e poi alla proprietà da
parte del Comune di Bologna. Da oltre cento anni è sede di scuole e istituzioni
scolastiche come il Museo Bombicci.
Lì
avevano sede le medie Guinizelli, ora alle retrostanti ex-Sirani, lì hanno sede
le elementari Manzolini e le Materne statali Laura Bassi e per l’area cortiliva
le materne comunali Anna Serra.
Il
posto è bellissimo, per il prestigio delle aule e degli affreschi che si stanno
scoprendo e restaurando, il giardino, il chiostro, la chiesa.
Si
è aperta una querelle su cosa deve ospitare, insieme appunto alle “moderne”
ex-Sirani.
E’
una discussione che può diventare polemica e triste. Non deve vedere più una
guerra fra le diverse scuole contrapposte a Istituzioni pubbliche e al Comune.
Ho visitato il luogo, sono rimasto incantato da come i genitori e gli
insegnanti delle Scuole hanno volontà di difendere e qualificare la loro sede.
Il
loro progetto mi sembra il più forte.
Vogliono
fare di San Mattia : “L’isola dei bambini e dei ragazzi”. Da quelli più
piccoli, 3-5 anni, fino agli adolescenti. Utilizzando sinergicamente il vasto
complesso delle scuole Ex-sirani, in via Ca’ Selvatica. C’è posto per tutti,
riqualificando e abbellendo.
Soprattutto,
suggerisco, bisogna trovare spazio anche ad attività concordate fra scuole e
famiglie per andare oltre l’orario scolastico.
Il
centro storico di Bologna muore lentamente. Non si possono perdere,
destinandole ad uffici, sia pure di personalità e servizi importanti, spazi che
hanno il valore dell’aria che si respira per mantenere viva la Bologna antica e
bella. Non c’è nulla che dia vita più dei bambini. Ecco perchè bisogna dare
priorità alle scuole.
La
prima cosa è assicurare loro il posto più adeguato, lì, a San Mattia.
Cominciamo
da quelle delle prime età, materne, elementari, aggiungiamo una biblioteca, la
valorizzazione del curioso e storico Museo didattico che il Prof. Bombicci ideò
per i bambini all’epoca di Giamburrasca, creiamo spazi nuovi di gioco per i
piccoli e di autogestione per i più grandi. Se si vuole, sono certo che lo
spazio necessario per ospitare degnamente una cosa bellissima come il nuovo
Museo della Resistenza, e il centro Parri per lo studio della storia moderna e
della democrazia. che l’amministrazione Comunale ha promesso, si troverà
senz’altro, in S.Mattia. Se invece non resterà spazio per altro, e per altri,
pazienza.
I
bambini, lo studio, la storia, cos’altro può essere più importante?
Cosa
ne pensate?
venerdì 28 marzo 2003
"BOLOGNA RIPUDIA LA GUERRA. n importante convegno nella sala del Consiglio comunale di Bologna
28/03 Bologna: Bologna ripudia la guerra
"BOLOGNA RIPUDIA LA GUERRA. Cosa può, cosa deve fare una Città per la pace e la solidarietà internazionale." Confronto promosso dai gruppi consiliari Due Torri-DS, Margherita, PRC, Verdi. L'iniziativa si terrà nel pomeriggio di venerdì 28 marzo 2003, dalle ore 15 alle ore 18,30 nella Sala del Consiglio Comunale di Palazzo D'Accursio. Hanno già garantito la presenza, tra altri, Luigi Pedrazzi, Mons. Giovanni Catti, Stefano Tassinari, Roberto Buonamici, Marco Trotta, Roberto Carati,Bruno Stefani. Presiederà Giancarla Codrignani. Davide Ferrari Capogruppo Due Torri - DS