venerdì 27 luglio 2007

Raisi torna al "culturame".

Risposta di Ferrari all'attacco fatto oggi in Consiglio dall'On. Raisi all'indirizzo del Prof. Carlo Galli.

"L'On Raisi ha usato in Consiglio toni duri e ornati di riferimenti personali contro il Prof. Galli.
Mi stupisco ogni volta di come un politico esperto e giustamente ambizioso come lui ricada in stereotipi da anni '50..
Oggi abbiamo visto tornare in campo gli attacchi al "culturame" di scelbiana memoria.
Mi sarei augurato che la giornata che ha visto il voto positivo sul garante non vedesse episodi così sgradevoli."

Partito Democratico.Si vota il 14 Ottobre. Le mie idee

Si vota il XIV Ottobre. Per la prima volta in Italia vengono chiamati i cittadini a costruire un nuovo grande partito.
Una sfida bella, ma tutt’altro che facile.
E’ stata giusta la decisione di proporre al voto anche la scelta del segretario nazionale. Serve un punto di riferimento forte e visibile.
Veltroni si è assunto una grande responsabilità. Ha messo in campo una proposta che mi convince. Giungono a candidarsi, ora, altre personalità autorevoli. E’ un arrichimento, tanto più se sapranno esprimere piattaforme ricche di proposte e realmente differenziate.
E' stato giusto decidere di dare un indirizzo anche al partito nei territori e affidare al voto anche l'elezione dei segretari regionali.
Si è detto, comprensibilmente, che si è trattato di una decisione federalista.
Lo confesso: credo molto in un ruolo dell’Emilia-Romagna, ma non sono convinto di una inossidabile diversità emiliana.
Soprattutto se male intesa, quasi fosse la forza per spingere sull'acceleratore di una redistribuzione degli assetti di potere interni al partito.
Invece il federalismo è un valore proprio in quanto è necessario per affrontare i problemi seri, anche gravi, che abbiamo di fronte, nelle nostre comunità.
Al candidato a Segretario regionale, Caronna, se confermerà, come auguro, la propria disponibilità, chiedo la volontà di guidare la costruzione di un partito forte e presente, che nasca per affrontare anche qui, in Emilia, le stesse grandi questioni che la sinistra ed il centrosinistra, forze di governo, hanno di fronte ovunque.
Così la crisi ambientale, in rapido acuirsi (siamo alla vigilia di una carenza strutturale di acqua e energia), la crisi sociale (in città di piena occupazione convivono due mondi del lavoro opposti, uno senza garanzie), una immigrazione che ha cambiato la nostra vita e suscita paure, cui bisogna rispondere con la massima concretezza, ma che è, tuttavia, innanzitutto un banco di prova politico e culturale di primaria importanza.
Come stiamo reggendo l'impatto dell'arrivo di tanti giovani che sono innanzitutto dei lavoratori? Sapremo valorizzare la loro presenza nelle nostre città abitate da anziani e da giovani spesso lontani, per studio,per necessità, talvolta anche per scelta dal “lavoro produttivo”?
Ecco i problemi.
Fanno tremare le vene ai polsi ma anche fanno scorrere un poco di sangue in vene stanche.
Il XIV Ottobre andranno a votare migliaia e migliaia di cittadini soltanto se sapremo chiedere loro un sostegno, una mano, idee, per occuparci di come risolvere i problemi che ci rendono incerti e insicuri.
Qui è il punto. Non nella chiamata al voto per trovare i nomi di una "classe dirigente". Termine, quest'ultimo, ormai superatissimo, in tempi di rifiuto violento delle "caste della politica".
Il PD nasce bene se chiama alla responsabilità sulle grandi “cose” concrete.
I Forum tematici che si stanno organizzando potrebbero -avanzo una idea - articolarsi in vere e proprie “giornate nazionali”, dando vita, qui in Emilia, a decine e decine di iniziative, anche minute, nei luoghi di lavoro e di aggregazione.
L'Emilia-Romagna, e forse solo lei, può portare il peso di una grande esperienza di governo, in corso: pensiamo al nuovo Piano Territoriale della Regione e al Piano strutturale del Comune di Bologna. La nostra regione non è ne' il granaio per eserciti romani, ne' la dispensa riempita per resistere, soli, nel proprio feudo.
Così nascera una forza importante, non non per "fare propaganda", cosa inutile, alla nostra azione di governo regionale e locale, ma per sostenerla davvero, dimostrando il suo impegno sui punti più difficili e acuti.
Guidare un partito nuovo è' un compito difficile che non si può fare da soli ma richiede un insieme di dirigenti. A cominciare dai Segretari dei territori provinciali, le "Federazioni", che devono avere mandato da una analoga e rapida elezione diretta di tutto il corpo del partito. Altrettanto importante è il “lavoro nelle istituzioni”. E’ urgentissimo costruire gruppi unici del Partito Democratico, dove ogni valore ed ogni tradizione politica possano essere riconosciuti.
E serve un impegno dell'Associazionismo politico, così peculiare nella nostra regione e che non merita esami del pedigree quali quelli subiti nei mesi scorsi. La voglia di esserci c'è. Va riconosciuta e incoraggiata.
In conclusione: votare in molti il XIV Ottobre non è assolutamente scontato, neanche qui. Ci riusciremo se chiederemo ai cittadini “democratici”, non una delega, ma di fare un passo avanti insieme. Magari per molti, giovani, il primo, di un lungo cammino.

Davide Ferrari
Comitato promotore del PD di Bologna.

giovedì 19 luglio 2007

"Amianto: promuovere un censimento"

Consiglio comunale di Bologna, Davide Ferrari : "Bologna Amianto: promuovere un censimento volontario dell'amianto nell'edilizia privata. Una proposta concreta."

Intevenendo questa mattina nella commissione Sanità del Consiglio comunale di Bologna, Davide Ferrari ha proposto che, a partire daslla nostra città, che già ha svolto un ruolo nella difficile opera di bonifica delle presenze dell'amianto, si promuova un censimento dell'amianto anche nell'edilizia privata.
"Il rischio di tumori - ha detto Ferrari- non solo del polmone ma anche di altri organi, è molto alto. Bisogna prevenire oltrechè bonificare.
Sapere di avere il problema in casa è già fare prevenzione.
Chiedere ai cittadini di autocerficare, su base volontaria, la presenza dell'amianto nelle proprie abititazioni e di notificarlo al Comune ed alla AUSL è importante.
Certo servono leggi e risorse. Ma quello che qui propongo si può fare subito.
Un censimento volontario, a questo penso, avrebbe il valore di una inchiesta sociale su vasta scala, di una significativa opera di prevenzione ed educazione alla salute"

L'Ufficio stampa
Bo. 19 Luglio 2007

lunedì 9 luglio 2007

L'intervento sul Bilancio consuntivo del Comune di Bologna

Consiglio comunale di Bologna
Data Seduta: 22/06/2007

Argomento:
O.D.G. N. 140 - APPROVAZIONE DEL CONTO CONSUNTIVO DELL'ESERCIZIO 2006 DEL| COMUNE.
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Consigliere Davide FERRARI,
Grazie, signor Presidente. Ho seguito l'iter di presentazione del conto consuntivo. Questa mattina abbiamo avuto ulteriore occasione, nella Seconda Commissione, la Commissione Bilancio, riguardante in particolare l'utilizzo delle risorse avanzate, che mi pare abbia chiarito, abbia permesso un chiarimento utile, mettendo in rilievo la congruità di una scelta di impegno di risorse che sono non disponibili ciclicamente nelle nostre casse, rivolgendole anche, in maniera rilevante, all'accantonamento per la copertura dell'eventuale obbligato pagamento che ci deriva dalla nota vicenda Seabo.
Mi pare, e non è quindi la mia una risposta all'onorevole Galletti, il quale, un esperto di grande valore, ha avanzato una strategia completamente diversa; mi limito, però, a dire che mi è sembrato, come Consigliere, nel partecipare oggi ai lavori della Commissione, che sia emersa l'assoluta limpidezza di questa scelta. Avrei, ad occhio, qualche dubbio su una scelta totalmente opposta, che peraltro non è emersa in Commissione, quale, per esempio, quella di un immediato versamento, però - ripeto - non mi sento in grado, come dire?, di avere degli strumenti così forti per dire un no.
Sto al dato politico: ho avuto un confronto, quest'altra proposta non era emersa e il confronto ha permesso in Commissione di chiarire la giustezza della scelta che l'Assessore ha dichiarato e che poi i tecnici, in particolar il dottor Bigi, hanno argomentato.
Penso, quindi, che, con tutta serenità, possiamo predisporci a dare un giudizio favorevole su quella scelta.
Poi, ripeto, il dibattito è sempre benvenuto, anche all'ultimo istante e, ripeto, una voce esperta si ascolta sempre volentieri.
Ma noi qui dobbiamo esprimere un nostro giudizio e sugli strumenti consiliari che ci sono stati dati mi pare che possiamo non avere ragionevoli dubbi nell'esprimere un giudizio positivo.
Questo sul punto che ho sentito qui risollevato.
Ma più in generale, invece, per quanto riguarda il consuntivo, il rendiconto per l'esercizio 2006, mi limito ad alcune considerazioni, se volete più di ordine politico.
La prima considerazione è questa: c'è una forte continuità nell'impegno ai servizi, spesa sociale, e anche per interventi che orientino da un lato la qualità della vita, allargandone le possibilità, e dall'altro anche l'ammodernamento economico della città, che è così caratteristica di Bologna e che io trovo totalmente confermata al momento del risultato materiale che qui siamo chiamati a giudicare. Guardate, lo dico anche ad alcuni colleghi della nostra maggioranza: guardate che questo non è mica scontato. Non è scontato.
Io mi trovo a fare un'esperienza professionale che mi consente di verificare lo stato del dibattito all'interno degli enti locali, anche nella nostra Regione e anche in qualche modo di mettere qualche volta allo specchio i Sindaci ed i principali dirigenti dei Comuni e delle Province della nostra Regione e di avvertire così il senso non più solo di uno scricchiolio, ma di qualcosa di più, cioè del farsi strada della convinzione di una impossibilità pratica ad operare su scelte di indirizzo generali e fondamentali, su una visione complessiva della comunità che ci si trova ad amministrare.
È molto forte, è molto diffuso questo senso di impotenza e noto che sulle grandi partite, ultima tutta la vicenda della pianificazione strutturale, urbanistica, ma anche sulle partite dei nodi di sviluppo di eccellenza, dove pure abbiamo ritardi, è vero, sulla partita del rapporto pubblico e privato, ebbene, proprio su questi temi, cioè sul compromesso oggi possibile nella gestione tra intervento sociale ed intervento pubblico, io vedo, ricevo richieste, costantemente il Comune di Bologna è considerato un punto di riferimento.
Eppure ogni giorno a seguire il dibattito consiliare, e spesso anche la stampa, apparirebbero soltanto problemi e difficoltà; sembrerebbe di essere rappresentanti noi consiglieri di una città in rivolta e disorientata, senza alcuna scelta amministrativa coerente.
Quale il perché di questa distanza, da dove origina? Bisogna chiederselo, perché è un problema politico rilevante.
Dobbiamo forse pensare così: chi sta peggio guarda chi sta un po' meno peggio, cos'altro potrebbe fare? Mentre i cittadini, esigenti per lunga pratica di eccellenza, sono immediatamente più critici, percepiscono sulla loro pelle le difficoltà.
Io penso sarebbe una visione un po' ingenerosa.
Io credo che dobbiamo fare uno sforzo per mettere in rilievo le costanti, le invarianti della scelta che il Comune di Bologna ha fatto nelle sue varie stagioni su come intendere il ruolo dell'ente locale.
Dobbiamo metterlo maggiormente in rilievo.
D'altra parte, almeno per quanto riguarda le aziende partecipate, una vicenda importante, che va inserita in questo quadro di interventismo positivo e non ideologico dell'ente locale rispetto alla società, ho udito poco fa il consigliere Galletti, parlo dell'onorevole Galletti, parlare di fierezza, di attenzione che deve prevenire a prescindere dalla parte politica.
Benissimo, io dico, allarghiamo il discorso e mettiamo tutti assieme, se è possibile, con più nettezza in rilievo le costanti fondamentali delle scelte che questo Comune ha compiuto e compie.
Certo, gli strumenti si modificano, ma il senso è quello di un intervento costante nella società civile bolognese, nel corpo della comunità bolognese per garantire una nuova stagione di sviluppo equilibrato, di programmazione, di riferimento certo flessibile, certo interpretativo delle istanze autonome della società, ma pure di riferimento al mantenimento di punti di coesione sociale, eguaglianza nelle opportunità, in sostanza l'identità di questa città.
Voglio fare un esempio. Ho assistito a due recenti Commissioni. Una sui servizi nido, laddove una scelta, sicuramente discutibile, fatta però per ridurre gli esborsi finanziari e in qualche modo mettere a registro il tema delle supplenze, delle sostituzioni, è stata presentata, devo dire non da tutti i genitori, da tutti i plessi presenti, come il segno di un abbandono.
Poi guardiamo le cifre al consuntivo e vediamo l'impegno per l'infanzia, è un impegno straordinario, che vede ancora questa realtà fra i punti di più forte esposizione che abbiamo nel continente, e questo a fronte - lo sappiamo - di riduzioni progressive dell'intervento disponibile di risorse disponibili per gli enti locali, che è andato maturando nell'ultimo decennio soprattutto. Allora qual è il punto? Il punto è che anche gli elementi di frizione qualitativa dovrebbero essere messi di rilievo, che è sacrosanto mettere in rilievo quando ci sono. Io, per esempio, sto all'esempio, ritengo un po' discutibile che ogni giorno, ogni mattina bisogna fare un conto per programmare le supplenze. Penso che bisognerebbe passare da un dato, come dire?, di pura disponibilità ad un dato, per esempio, di medietà, piuttosto che quello di riconteggio quotidiano.
Certamente è solo un esempio. Però anche gli elementi di frizione tra ciò che si vuole e ciò che si ha dovrebbe essere nostro comune interesse riportarli in progetto per salvare il nucleo fondamentale, che è quello che vede l'identità di un ente locale forte che si preoccupa della città, che sceglie di continuare ad intervenire, che non si ritira dai problemi della sua comunità. E guardate che il punto dell'accettare il ritiro è quello di cui discutono dirigenti di Comuni importanti anche nella nostra realtà, Sindaci di Comuni importanti anche nella nostra realtà, a fronte delle difficoltà sociali, istituzionali e finanziarie.
Per questo si guarda ancora a Bologna. Per questo si guarda ancora a Bologna e si guarderà a questo consuntivo, tecnicamente, ma anche politicamente, e non solo perché da lontano l'erba del vicino sembra più verde, ma perché ci cercheranno risposte, se ne troveranno di giuste, altre da rivedere ma comunque importanti.
A quella domanda, cioè,”possiamo ancora essere una forza in campo per lo sviluppo del Paese?”, che si pone una classe dirigente vasta, quella dei responsabili degli Enti Locali, che ha ancora in mano una carta decisiva per riprendere il cammino in Italia, ma che sappiamo con quali difficoltà si confronta.
Ho visto anche in questo medesimo frangente, Sindaci del centrodestra, anche di realtà importanti, realtà civiche del centrodestra, che si pongono le medesime domande.
Io credo che questo sia un elemento da rilevare.
Altro esempio: abbiamo fatto proprio ieri, una Commissione sul nodo del sistema Adini-Valeriani. Io sento a questo proposito forte l'urgenza dell'ora.
Abbiamo ascoltato delle parole chiare dell'assessore regionale, che ha presentato la strategia dei poli di eccellenza, un sistema che, senza scardinare l'unitarietà dell'istruzione secondaria superiore, riprende con forza, unendo risorse statali, tradizione degli enti locali, e orientamento della Regione, le vocazioni ad essere più direttamente al servizio del mondo produttivo di alcuni poli di eccellenza del sistema educativo.Bene.
È sul come farlo che noi dobbiamo interrogarci, lavorare e prendere, e verificare, ma è importante che comunque si sia mantenuto, fino all'oggi, e ne troviamo precisa evidenza e anche onerosa evidenza, in questo Conto consuntivo, un impegno del Comune di Bologna per salvaguardare un'esperienza che oggi va traghettata verso un altro tipo di strutturazione gestionale, che è stata ed è oggi un servizio per un'area economica istituzionale molto più vasta. Sarebbe stato interessante, nel momento in cui il Comune di Bologna conferma questo impegno e cerca di spingere, spesso troppo solo, per una modifica gestionale che renda compatibile con il mantenimento in vita dei servizi educativi, di orientamento e di formazione professionale, irrilevabili, sarebbe interesse di tutta la città portare su questa discussione, chiamare a raccolta le energie economiche.
Qui, nel nostro Cvonsiglio comunale, siedono importanti dirigenti di settori della vita economica associata bolognese, li ho visti interessati, ma poi, quando siamo andati al punto, la polemica è rimasta ferma.
Non abbiamo visto uno sforzo coeso della società bolognese per reagire, per considerare, appunto, come cosa propria la gestione comune delle fasi di passaggio, senza nessuna dismissione degli obiettivi di qualità, da una gestione di diretto intervento ad una gestione istituzionale differente.
E’ un tema che ritroviamo in tutti i campi.
Mi sembra che sia qualcosa che non riguarda solo i tecnici.
Invece troppo spesso, nel nostro dibattito ci si ferma alle polemiche. Qualcuno, più a sinistra, assume la rappresentanza del personale in transito, qualcunaltro, più di destra, se è bravo, guarda le cedole di borsa, di Hera per esempio, come vanno, e se non è bravo si disinteressa del tutto.
Ma è possibile che noi ci fermiamo qui, è possibile che il nostro dibattito si fermi qui?
Io penso di no. Io credo che, essendo noi cittadini e avendo noi goduto della fortuna di essere cittadini di Bologna, una città così innervata dall'intervento pubblico, positivo, in una stagione come questa - che non è aperta da oggi – segnata della totale trasformazione degli strumenti per garantire una nuova fase all'indirizzo pubblico della nostra società, insomma, dobbiamo sentirci tutti impegnati a verificare le scelte e garantire i migliori risultati.
Io penso a processi di aggregazione della rappresentanza delle imprese, che hanno una rilevanza politica, con i quali a me piacerebbe interloquire anche in altra sede. L’unificazione della rappresentanza, per esempio, delle imprese bolognesi di Confindustria e API, che mi sembra un momento importante, che io mi auguro possa garantire all'ente locale un'interlocuzione coerente, forte.
Spesso parliamo delle fondazioni bancarie un po' come di casse, ma c'è da elaborare una progettualità di lungo periodo comunque, che, appunto, smobilizzi quelle risorse che d'altra parte sono anch'esse, in tutto e per tutto, non solo per obbligo di spesa, ma come frutto del risparmio sociale, risorse pubbliche.
Poi c'è da ripensare a un ruolo rinnovato, ma sempre molto importante della rappresentanza dei lavoratori, che sempre più unisca nell'identità confederale l'elemento del lavoro all'elemento dell'essere consumatori, unione che deve portare al concetto dei pieni diritti di cittadinanza, e quindi ad un sempre maggiore interesse per la progettualità, per la definizione di uno schema che ci consenta un futuro di intervento pubblico che sia garanzia democratica nella nostra vita sociale. Insomma, queste le grandi questioni che io ho accennato in maniera generica, senza dubbio, ma con profonda convinzione, e mi auguro che abbiamo anche altyre occasioni per riprenderle.
Visto che non sempre, purtroppo, sono validi allo scopo i momenti del consuntivo e questo è molto grave, perché così dovrebbe essere, mentre di solito invece quel po' di interesse che ancora c'è sul contenuto si concentra, chissà perché, nei momenti del bilancio preventivo.
Un momento molto importante, lo comprendo bene, perché momento nel quale la rappresentanza che, in quanto rappresentanza, è rappresentanza di qualcosa, di interessi di persone in carne e ossa, si esercita talvolta persino da parte di ogni consigliere nel verificare se c'è questa o quella posta di investimento, questa o quella posta di bilancio.
Ma, tuttavia, dovrebbe esssere il momento della conclusione, del giudizio da dare su un anno di attività, che dovrebbe spingere ad un esercizio maggiore del ruolo dei consiglieri.
Io ho richiamato, il dovere di studiare e valutare cosa si sta facendo, con serietà, conti alla mano, in forma interrogativa, in forma metodologica, però consiste proprio in questo la nostra capacità di esprimere una rappresentanza di interessi generali.
Infine mi sento, da consigliere, mi pare esprimendo una opinione condivisa dal Consiglio, così è sempre stato, di dichiarare un ringraziamento ai nostri dirigenti, a tutti i lavoratori degli apparati coinvolti, che rappresentano sempre una sicurezza nella mutevolezza spesso degli orientamenti, almeno di quelli sociali, una garanzia per tutto il nostro comune e per la sua identità e figurazione anche verso i cittadini.
Ecco, sarebbe bello, insomma, che noi sapessimo portare - concludo - a maggiore evidenza i punti di fondo, di identità, e su quelli chiamare a nuova appartenenza la nostra società bolognese. Ci sarebbe spazio ugualmente per ciascuno, per ogni parte politica di disegnarsi con le forme più acuminate, le tendenze più esplicite, ma all'interno del medesimo senso di comunità. Credo che un consuntivo a questo debba servire, perché si richiama al senso generale del lavoro che è stato svolto.

giovedì 7 giugno 2007

Società civile, culture: facciamo il punto sul PD.

Associazione della Sinistra
per il Partito Democratico

Bologna Giovedì 7 Giugno 2007
sala Londra,
Hotel Europa, via Boldrini 11, Bologna
 
 
Società civile, culture:
facciamo il punto sul Partito Democratico


Incontro

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Saranno presenti:

Luca Alessandrini, Gian Mario Anselmi, Augusto Barbera, Leonardo
Barcelo, Nuccio Bellodi, Stefano Benassi, Stefano Bonaga, Matteo Bortolotti, Stefano Caliandro, Stefano Canestrari, Giovanna Cantoni De Sabbata, Rocco Cardamone, Giorgio Celli, Otello Ciavatti, Giancarla Codrignani,  Alberto Cossarini, Andrea Cotti, Giuseppe D'Agata, Piero Dall'Occa, Chiara Degli Esposti, Giovanni De Rose, Elisa Ercolessi, Rosanna Facchini, Carla Faralli, Mario Federici, Davide Ferrari, Giorgio Festi, Rita Finzi, Marcello Fois, Carlo Galli, Guido Gambetta, Gianni Ghiselli, Tommaso F.Giupponi, Roberto Grandi, Laura Grassi, Giacomo Manzoli, Luigi Mariucci , Eugenio Mastrorocco, Umberto Mazzone, Marco Mazzoli, Massimo Meliconi, Stefano Mingardi, Piero Mioli, Andrea Morrone, Paolo Orioli, Cosimo Orsillo, Vera Ottani, Marilena Pillati, Giuseppe Pinelli, Francesca Puglisi, Laura Renzoni Governatori, Werter Romani,Gregorio Scalise, Giovanni Sedioli, Serse Soverini, Paolo Staffiere, Siriana Suprani, Diletta Tega, Walter Tega, Micol Tuzi.
 
Intervengono:
Andrea De Maria
Gianluca Benamati
INVITO

martedì 29 maggio 2007

Bologna 1977. La cultura, dopo.

Associazione culturale "La casa dei pensieri"
Fondata nel 1987. Da una idea di Paolo Volponi


Casadeipensieri

Primavera-Estate 2007

"Bologna 1977. La cultura, dopo"
Arti, musica, letteratura, comunicazione,
i percorsi dopo il '77

 
Festa dell'Unità
in via Due Madonne, a Bologna.

martedì 29 maggio, alle ore 21

 
Intervengono:

Claudio Lolli,
Andrea Morini,
Enrico Palandri,
Gregorio Scalise,
Giancarlo Ambrogio Vitali,

Presiede:
Davide Ferrari


Il '77 dopo trenta anni, non per rievocare, non per giudicare.
il punto in quest'occasione è quello dell'arte, della musica, della letteratura e della produzione comunicativa: come mutarono dopo il '77, come la generazione protagonista di quel movimento ha segnato la cultura italiana contemporanea.
 
 
INVITO

venerdì 25 maggio 2007

“E’ la natura che vi condanna”

Una sentenza, quella dell’avvocato Foschini(V.Presidente del Consiglio comunale di Bologna, di Forza Italia, ndr) rivolta ai Gay, sulla quale è difficile non consentire.
La natura, è vero, non è democratica. Così come ha messo al mondo Don Giovanni Tenorio e, per fortuna, l’On. Franco Grillini, così ha prodotto Rita Levi Montalcini ed il medesimo Foschini. Quale ingiustizia!
Da sempre, da Sparta a Saint-Just, gl’ideologi egualitari, sia di Destra che di Sinistra, provano a lottare contro la natura. In generale costringendo i seguaci a una divisa. Per questo l’imperatore Ming, del pianeta Mongo di Flash Gordon, costringeva tutti a raparsi a zero perchè non si notasse la sua gialla calvizie.
Allora ha ragione Foschini, è meglio arrendersi alla naturalità?
Ma, ahinoi, la storia è andata avanti. Non siamo più nudi di fronte alle intemperie, non siamo senza difesa di fronte alla bizzarria della Natura. Alla calvizie si rimedia con un trapianto, come ha fatto il Ming di Arcore. Così come lo stesso imperatore nostrano ha dimostrato che bastano due tacchi nascosti nella tomaia e la statura inadeguata è esorcizzata. “Più protesi per tutti!”.
Ci fu un tempo nel quale Vescovi battaglieri e predicatori itineranti cercarono, senza successo, di impedire l’uso dell’anestetico ai cavadenti perchè il dolore è nell’ordine delle cose e sarebbe stato sovversivo cercare di attenuarlo.
”E’ causa di dolore il nascimento”, così la Bibbia.
E ancora stenta a diffondersi l’epidurale. Chissà perchè. Meno letta la Bibbia che ricorda le prime medicine ed insegna ad alleviare le sofferenze.
”I poveri saranno sempre con voi”, dice il Signor Gesù Cristo, e, invece di trarne spunto, come i tanti Don Bosco, per una carità inesausta, qualche polemista paolotto dell’ottocento, ma anche le suorine che mi ebbero scolaro negli anni ’60, ne ricavavano l’insegnamento che cercare di vincere la povertà è andar contro l’ordine stabilito dell’universo. Questione di punti di vista.
L’idea che l’uomo sia solo figlio della Natura e che tutto ciò che lo allontana da lei è male, è un bizzarro ragionamento, durissimo a morire.
Provarono a coniugarlo anche gli ecologi fondamentalisti di moda qualche decennio fa. Siccome non risultavano ancora rinoceronti gay o zanzare lesbiche, pareva loro opportuno che i diversi fra gli umani fossero più condiscendenti al gusto dei più. Confesso che quando mi parlano di comunità contraddistinte dal rifiuto della luce elettrica, dal riso bollito e dall’artigianato alternativo, provo,assieme ad una viva simpatia, un’irresistibile desiderio di un taxi e di un Mc Donald.
D’altra parte decidere cosa è davvero innaturale è difficilissimo. Ognuno è incline a dire normali le proprie abitudini ed a inorridire di quelle altrui. Con i punkkabbestia socializziamo tutti con difficoltà, riconosciamolo, ma sugli usi sessuali ci si divide.
Forza Italia tollera la diversità quando è mediatica, nei giurati di qualche reality di Mediaset, anche se a stretto contatto con aspiranti divetti, ma la vorrebbe lontana dalle anagrafi e dagli stati di famiglia. Insomma: se serve all’audience sì, se allontana la preferenza no.
Più che “Todo modo”, il motto sembra essere “Tutto fa brodo”.
Si dice: “non parliamo di voi, ma dei figli”. Non devono nascere figli da gay. E quelli che già sono nati, figli di un uomo o di una donna omosessuali, che ne facciamo? Li cancelliamo, li affidiamo a qualche accogliente famiglia normale? Come i figli degli squartati dai militari nazisti in Argentina, adottati poi da caritatevoli famigliuole bene. Ricordo, sull’alpe di Praly, sopra Pinerolo, nell’aspra montagna valdese, la sagoma di un prete. Sì proprio uno di quelli con la tonaca nera, lunga e lisa. Un uomo solitario, fra tanti protestanti, fierissimo del suo cattolicesimo, più di Nereo Rocco.
Uno che si sentiva carico del peso della responsabilità del mondo. Del mondo così com’è, con la natura, e gli uomini che nulla ne capiscono. Un sacerdote dall’aria mite e dalla fede durissima. Don Barbero, il prete che - lo accusarono - sposava i gay.
E’ vero: anche lo scandalo turba e può far danno. Ma molto cambia con i tempi, ed è facile immaginare che un giorno esempi come questi saranno preziosi.
Diamoci, tutti, una via d’uscita da queste brutte giornate. Ricordiamo che uno scontro sulla dignità delle persone, una divisione, non si dimenticano per mille anni.

Davide Ferrari
Unità 24 maggio 2007
www.davideferrari.org

sabato 19 maggio 2007

"Non capisco Rosy Bindi"

ROMA. Nel merito della dichiarazione di oggi (18 Maggio 2007) del Ministro Rosy Bindi sulla necessità di chiudere i giornali esistenti e/o fare una “nuova testata” come organo del Partito Democratico, Davide Ferrari, coordinatore nazionale dell’associazione “Sinistra per il PD” esprime il suo dissenso.
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“Non capisco Rosy Bindi. – afferma Ferrari - Come già quando dichiarò a proposito delle sedi (vendere quelle dei Ds e comprarne di nuove, ndr) mi pare che, anche per quanto riguarda il quotidiano l’Unità, il nostro ministro faccia prevalere la logica della sottrazione a quella dell'addizione. Non sono sicuro che serva un organo ufficiale. Mi pare una logica un pò vecchia. In ogni caso crediamo che non debba morire nulla ma si debbano cercare forme di comunicazione larghe e innovative. Ci piacerebbe, - conclude il coordinatore dell’associazione - lavorando in un’associazione di cittadini con molti giovani, che si pensasse a come realizzare un grande portale del PD nell’Internet, piuttosto che prefigurare chiusure e dispersione di patrimoni di credibilità e di democrazia”.

(da www.pupia.tv)

Una missione laica per il PD

La questione della laicità dello Stato e delle forme della presenza dei cattolici nella vita politica si è riaperta in modo dirompente.
Vi sono cause di ampia portata. Sono note ma non è inutile provare a citarle.
Innanzitutto la crisi delle ideologie narrative, delle loro definizioni del progresso, che riporta i corollari ideologici delle fedi in primo piano, apparentemente senza contendenti e comunque senza più il senso di un limite imposto loro dall'evoluzione storica.
Ma anche il sempre più marcato pluralismo delle scelte di fede e dei comportamenti etici sembra spingere la Chiesa cattolica, soprattutto nei paesi di più solida o quasi esclusiva presenza, ad una battaglia aspra per la difesa delle aree di egemonia.
In Italia questi fenomeni convivono, com'è evidente, con vicende più ravvicinate: la scomparsa della Democrazia Cristiana e la fine, in un sistema bipolarista di un "centro" dove, naturaliter, possano confluire le adesioni e le scelte di militanza della parte dell'opinione cattolica più influenzata dalle gerarchie e dalla struttura di appartenenza della Chiesa.
Una situazione dove il crinale delle maggioranze sembra impossibile da varcare senza la conquista del voto cattolico più organizzato.
In questo quadro, dove ogni compromesso sembra rotto per sempre, o destinato a rompersi, cerca di realizzarsi un processo di modernizzazione della politica, il Partito Democratico, che scommette su un confronto che non si radicalizzi su visioni generali e contrapposte della società e della vita.
Il PD può "farcela"? Può proporre , e imporre, dialogo e collaborazione a chi punta sulla globalità, sull'interezza delle scelte?
Se ogni volta dovesse risolversi come Sabato 12 Maggio, il pessimismo sarebbe più che giustificato.
Ma l'unità della Repubblica non può reggere la prova di un confronto di civiltà al proprio interno.
Devono essere messe ben in chiaro le conseguenze che produrrebbe: il blocco dell'integrazione dei migranti, l'approfondirsi della diversità fra Nord e Sud, fra città e provincia, fra le generazioni, oltre che fra le diverse scelte di vita.
E' evidente che occorre reagire, invertire il processo in corso, proporre all'Italia strade diverse. Innanzitutto riferite al senso di responsabilità.
Il PD può diventare l'unica grande forza capace di fare il primo passo in questa direzione. La sua missione è di rivolgersi all'opinione pubblica, a tutti i cittadini di buona volontà, per rifiutare lo scontro. Proporre una politica che sia garante della serenità pubblica, dell'avanzamento dei diritti, del senso dei doveri, della possibilità di far crescere, insieme, la Repubblica. Proprio i suoi caratteri plurali, e quindi laici, possono trasformarsi in fattore di costruttività positiva. Il Partito Democratico può essere un'ancora nelle tempeste delle guerre di identità, nel gioco tragico delle reciproche esclusioni e delegittimazioni.
Ma non è per nulla scontato che questo accada, e soprattutto non è qualcosa che si può ottenere senza una franca battaglia politica.
In primo luogo per rivolgersi a tutti gli italiani, bisogna definire il proprio "spazio politico", il proprio campo di proposta.
A tutte le tradizioni che stanno dando vita al partito , da qualunque esperienza politica provengano, spetta il compito di contribuire con fermezza, a viso aperto, a questo chiarimento.
Una chiarezza alla quale è ancor più necessario contribuiscano, proprio ora, all'inizio del percorso, i cattolici democratici che credono al PD.
Una clericalizzazione della politica non può essere la linea di nessuno che ambisca a determinare l'asse politico del PD, che senza laicità non può avere senso.
Al contempo, è necessario che la sinistra laica che crede nel Partito Democratico affermi una propria visione, autonoma da chi crede, con o senza strumentalizzazioni, nella priorità della risposta "colpo su colpo".
Non si tratta di una competitività sportiva: il terreno su cui misurarsi è quello delle argomentazioni. In sintesi: il PD "s'ha da fare", anche perché i rischi di esplosione identitaria si potrebbero fare di giorno in giorno più gravi. Il PD deve parlare, e per primo, oltre che ascoltare con pazienza le manifestazioni altrui. Deve parlare con una gamma di voci compatibili, maggioritarie, perché responsabili, capaci di farsi riconoscere e scegliere. L'Italia più grande è quella che vuole rispetto per tutti, che non crede alle scomuniche, ma che non sottovaluta il fenomeno religioso. Gli italiani che, o con "sapientia cordis", con "la sapienza del cuore", o con l'intelligenza, con la capacità di capire la realtà, vogliono, ad esempio, che una famiglia stabile sia la possibilità data a tutti, anche se dandole nomi diversi, sono la vera maggioranza che molti vorrebbero silenziosa. A noi apparire credibili, dare loro fiducia perché riprendano la parola.


Giancarla Codrignani
Davide Ferrari

mercoledì 9 maggio 2007

Non tutta la Sinistra è contro il Partito Democratico


“Diciamo a Mussi: migliaia di compagni della Sinistra hanno scelto di restare nell’Ulivo e saranno forza di dialogo e unità”. Lo afferma Davide Ferrari, coordinatore nazionale dell’associazione “Sinistra per il PD”, all’indomani della fondazione, a Roma, del movimento “Sinistra Democratica” degli ex diessini Mussi e Angius.

“Abbiamo il massimo rispetto per tutti i compagni che hanno sancito a Roma la loro scelta, - continua Ferrari - che d’altra parte abbiamo considerato inevitabile per loro da tempo, e proprio per questo motivo chi di noi è iscritto ai Ds decise di non sottoscrivere le mozioni di minoranza. Una scelta che ci ha portato con tanti altri compagni non iscritti a nessun partito a promuovere una nuova associazione che è per il PD, per farlo nascere nel migliore dei modi con dentro anche le culture della Sinistra. Chi come noi ritiene un dovere restare nell'Ulivo si impegnerà perché tutto il centrosinistra sia unito nel sostegno al Governo e cambiare il paese. Per questi obiettivi, è bene ricordarlo, un grande numero di compagne e compagni provenienti dalle esperienze della Sinistra dei Ds di questi anni, dal Correntone in poi, è oggi ancora all'interno dell'Ulivo e intende provare a fare il nuovo Partito Democratico”. Ferrari conclude: “E’ una scelta di migliaia di persone e rappresenta una forza per il dialogo e l'unità, una ricchezza per tutti, non solo per il PD”.

da PUPIA TV, di Redazione del 7/05/2007 in Politica

domenica 6 maggio 2007

"Sinistra per il PD": "Diciamo a Mussi, migliaia di compagni della Sinistra hanno scelto di restare nell'Ulivo. Saranno forza di dialogo e unità"

Associazione della Sinistra
per il Partito democratico

NOTA STAMPA
Roma, 05, 05, 2007


L'Associazione, che rimanendo nell'Ulivo vuole rappresentare le ragioni della Sinistra del riformismo nel Partito Democratico è coordinata nazionalmente da Davide Ferrari.
Questa la dichiarazione da lui rilasciata oggi, in occasione della fondazione a Roma di "Sinistra Democratica" (Mussi e Angius).

" Abbiamo il massimo rispetto per tutti i compagni che sanciscono oggi a Roma la loro scelta, che d'altra parte abbiamo considerato inevitabile per loro da tempo, e proprio per questo motivo chi di noi è iscritto ai DS decise di non sottoscrivere le mozioni di minoranza.
Una scelta che ci ha portato con tanti altri compagni non iscritti a nessun partito a promuovere una nuova associazione che è per il PD, per farlo nascere nel migliore dei modi con dentro anche le culture della Sinistra.
Chi come noi ritiene un dovere restare nell'Ulivo si impegnerà perchè tutto il centrosinistra sia unito nel sostegno al Governo e cambiare il paese.
Per questi obiettivi, è bene ricordarlo, un grande numero di compagne e compagni provenienti dalle esperienze della Sinistra dei Ds di questi anni, dal Correntone in poi, è oggi ancora all'interno dell'Ulivo e intende provare a fare il nuovo Partito Democratico.
E' una scelta di migliaia di persone e rappresenta una forza per il dialogo e l'unità, una ricchezza per tutti, non solo per il PD"

mercoledì 2 maggio 2007

"Quello che non c’è più. Cose piccole, grandi cose"

LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO


Mi ricordo...mi ricordo che quando ero bambino in via Santo Stefano, dalla parte sinistra, a venire dalla porta verso il centro, quella con il portico più deserto c’erano tante buche di calzolai.
Cos’erano? Provate ancora a camminare sotto quei portici. Se state in pizzo sulla strada, sotto i vostri piedi vedrete delle lastre di ferro. Quelle lastre un tempo, ogni mattina, si aprivano e diventavano il tetto di piccoli “uffici”, grandi quanto un’ogiva di sputnik. Dentro ognuna, un calzolaio curvo a battere le suole e attorno a portata di mano, “ricambi” e attrezzi. La buca era alta come l’uomo seduto.
Se si alzava usciva dal “negozio”. Un lavoro miserrimo, ma, com’è noto, utilissimo. Mia nonna li conosceva quasi tutti, uno per uno. Eravamo nel 64. Forse nel ’65. Poi in pochi anni sono spariti. Oggi morirebbero avvelenati, prima che dal puzzo delle colle, dai gas delle auto e dei bus. Ma allora ce n’erano meno, oppure si sopportava di più. E’ strano, quando ne parlo nessuno, neanche i “vecchi”, si ricorda di questi calzolai. Li avrò sognati.

Mi ricordo.....mi ricordo che mio padre mi portava a vedere le formelle in arenaria sulle colonne del Palazzo del Podestà. Ognuna è diversa. Sono 2999. Ogni quadrato un fiore di pietra e, in mezzo, sulla prima colonna, verso Piazza Nettuno, la formella a rettangolo, con i bassorilievi di Re Enzo, già mangiati dal tempo, ma allora ancora visibili. Oggi non si vede quasi niente. Anzi non si vede proprio niente. Un anno con l’inquinamento che abbiamo sfarina l’arenaria come un secolo. Pochi giorni fa mia figlia, con l’aiuto di una vecchia foto fatta dal nonno, l’ha individuata. Quella dove si vedeva Re Enzo nascosto nella gerla di un fornaio, mentre tenta la fuga. La sua fuga, dal palazzotto dove i bolognesi lo tennero tutta la vita, dopo Fossalta, quell’evasione che una donna impedì gridando, dopo aver scorto, dall’alto di una finestra, i suoi capelli biondi brillare in mezzo ai pani. Oggi il disegno della pietra è nell’aria, in mille grani di polvere. La sua fuga è riuscita, finalmente.

Mi ricordo....mi ricordo quando nell’insegna color bronzo del Museo Morandi, in alto a lato della porta dell’ascensore di palazzo d’Accursio, quello fra i due cortili, le viti che lo infiggono nel muro erano quattro. Da molti anni sono rimaste in tre. Il “cartello” di metallo è abbastanza solido da non “ballare”, ma tant’è quella vite manca. Quando è venuto in visita il Presidente Napolitano sono stati messi i tappeti rossi sullo scalone “dei cavalli” ed è stato ripitturato attorno all’ascensore. Era la volta buona per piantare la vite mancante. Niente. Il particolare è sfuggito. Pochi giorni fa è stata sostituita l’intera cabina dell’elevatore. Ora è nuova fiammante.
Ma la vite ancora manca. Chissà: forse il buchetto vuoto, dove andrebbe avvitata, è scaramantico, come i macachi di Gibilterra. Fin quando esisteranno, Albione regnerà sullo scoglio. Fin quando la vite mancherà il Palazzo prospererà. Chissà!


DAVIDE FERRARI

lunedì 30 aprile 2007

Si va? Si va nell’Ulivo

LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Si sono svolti, nello scorso fine settimana, i Congressi nazionali dei DS e della Margherita. La grande partecipazione al Congresso nazionale dei DS, al quale sono stato presente all’interno di una delegazione dell’ “Associazione della Sinistra per il Partito Democratico”, indica che, nonostante le difficoltà, ci sono le forze per andare avanti, portare a compimento il progetto di un nuovo e unito Partito dell’Ulivo.
Era appena finita la relazione del Segretario Piero Fassino, che una frecciata mi raggiungeva.
Mi ha fatto un po’ male. Cosa? Una battutaccia rivoltami-a denti stretti- da un parlamentare con il quale ho condiviso molti anni di battaglie nella Sinistra del partito. Mi ha detto: “Come mai Fassino non ti cita?” Voleva dire: perchè non cita la nostra associazione, i “Sinistri” che ci stanno, che vogliono impegnarsi nel nuovo partito. “Ha citato tutti, persino Sc......o, e te non ti ha citato!”
Hai! Hai! Superata la malignità, ho riflettuto. Certo chi non segue Mussi, chi non vuole la responsabilità di fare un nuovo partitino, l’ennesimo, non può però sfuggire dal dubbio- che so essere di molti- circa il carattere del nuovo grande partito. Sarà ancora una forza di sinistra? Sarà laico? Sarà, sarà sarà..... In realtà, a voler ascoltare, nelle parole del Segretario, come sempre molto serio ed impegnato, si poteva ascoltare il netto ribadimento della collocazione internazionale del PD, a Sinistra e non al centro.
Così pure il richiamo alla centralità del mondo del lavoro, al ruolo delle sue organizzazioni, in primo luogo la CGIL. Di tutto questo i giornali non hanno parlato. Hanno preferito, quasi tutti, anche quelli amici, parlare di come - dietro le quinte - si affilavano le spade di latta della politica di palazzo.
Ma sono state invece parole importanti. Chi è a Sinistra non soltanto può restare nell’Ulivo, a pieno titolo, ma ha una grande responsabilità, quella di non viversi come una nuova componente o corrente, l’ennesima, ma essere lievito e contribuire a portare avanti nuove idee. E’ fondamentale che si apra subito la fase costituente del Partito Democratico caratterizzata dall’apertura e da una nuova militanza, da un impegno nuovo. La cultura italiana, gli intellettuali devono sentire il proprio compito. Per questo abbiamo scelto di portare nei congressi di DS e Margherita ai quali abbiamo partecipato, temi come la laicità , concretizzata in proposte per l’integrazione nella scuola pubblica, la dignità e la sicurezza del lavoro, di straordinaria e drammatica attualità sociale ma ancora troppo fuori dalla politica, la battaglia per la messa al bando in tutto il mondo della pena di morte, dove la Sinistra deve essere più presente e non delegarla solo all’impegno pur lodevole dei Radicali ed all’azione internazionale del Governo. Io non ho voglia di sentire incrociare le spade delle piccole polemichette. Faccio parte di quella sinistra ingenua che non capisce come Mussi possa aiutare il Governo, contribuire a tenere salda la barra e non sbandare a destra, togliendo forze critiche all’Ulivo, andando a pescar voti- questo sarà- con ulteriori diatribe. Nati da un’esperienza, vasta e coinvolgente, a Bologna e nell’Emilia-Romagna, l’ Associazione nazionale si sta affacciando in molte regioni, con partecipanti vecchi e nuovi. Fra le dichiarazioni di sostegno più significative, concretizzate proprio nelle ore di Congresso quella di Giuliano Montaldo.
Ma, al di là dei grandi nomi, quello che mi piace di questa esperienza è che “vuole dare una mano”. Non abbiamo le orecchie foderate di prosciutto, l’antifona, quando c’è, la comprendiamo come tutti, ma guardiamo avanti. Non siamo in caccia di posti succulenti, e infatti non ce ne hanno dati. Noi siamo con la buona volontà del nostro popolo coraggioso dell’Ulivo. Quel popolo che è convinto che l’impegno e la partecipazione contino, anche quando, in tanti, i leaders, così li chiamano in Tv, sia che lo meritino, sia che no, si agitano come spaventapasseri. Siamo degli sciocchi, sono uno sciocco. Ma verrà presto, ancora una volta, il momento che senza “scempi” come noi, ed il loro lavorare, permettetemi di scriverlo, con abnegazione, i mille leaders non sapranno che fare e dove andare. In molti hanno pianto. Io pensando, e consolandomi con queste residue certezze, non ho pianto, ho tirato su la testa.
Non sono stato a Roma, fra gli amici della Margherita, ma guardando in Tv le facce della platea del loro congresso ho avuto l’impressione che molte fossero della stessa mia pasta. Anche molti di quei “baciapile” sono gente che vuole tirare la carretta. Ho visto molte facce di persone che sanno come va il mondo, ma, senza troppe illusioni, per carità, non vengono meno al proprio dovere. Quello di volerlo più giusto, migliore. Allora si va? Sì, si va!


DAVIDE FERRARI

giovedì 26 aprile 2007

Dopo i congressi. Il Partito Democratico e i movimenti.

I congressi di Firenze e Roma hanno appassionato e convinto.
Si avverte un clima diverso. Meno lontananza ed un interesse diffuso.
Non si placa tuttavia una insistita campagna mediatica contraria.
A ben vedere la causa non è nel dissenso a sinistra del nuovo partito.
Il PD può segnare una ripresa di ruolo della politica, e a molti non piace.
Fino a che il progetto del "Partito Democratico" poteva essere scambiato con la piattaforma per dividere il centrosinistra, e renderlo più condizionabile dall'economia e dai corporativismi, non sono mancati certi alleati.
Dopo il voto del 2006 è apparso evidente che la sua funzione, persino oggettivamente, è ben diversa.
Quella di ridare speranza a chi sente nemico il presente, non solo teme il futuro.
E, per dirla chiara, quella di sostenere un Governo che gioca una partita decisiva per l’Italia, e la cui maggioranza, certamente articolata, raccoglie tutte le sinistre.
Il PD nasce per garantirgli una immagine più nitida, unitaria, leggibile, non per ipotizzare alternative, tempi supplementari alla vecchia politica, conservatrice ed impotente.
Anche questo a qualcuno non piace.
E’ qui il motivo di una offensiva che prosegue, di un dare spazio unicamente ai dissensi: puntare a permettere solo la nascita di una forza azzoppata a sinistra, che eventualmente sia la salmeria di un nuovo centro, non il riferimento del cambiamento.
Bisogna prenderne atto. Oggi, all'inizio della fase costituente.
Non per commettere l'errore di non tenere conto delle forze in campo nella società italiana, comprese le sedi dell'economia.
Non per rinchiudersi, ma per aggregare, per chiamare a raccolta le realtà più vive e dinamiche dell'impresa e del lavoro, le grandi sorgenti.
A questo fine serve chiarezza sui tempi e sui contenuti.
Sui tempi: a metà del guado l'acqua è più alta e le correnti contrarie più forti. Bisogna accelerare il passo.
Fare bene, certamente, ma anche fare presto.
Sui contenuti: l'azione del Governo è una risorsa e l'alleanza dell'Unione non è una condanna.
Dall'intervento deciso per la dignità e la sicurezza del lavoro, alla politica internazionale di pace, per l'Onu ed i diritti umani in ogni parte del globo, ai Dico, alle recentissime scelte sull'integrazione del fenomeno migratorio, a beneficio dell'Italia: tutto dimostra che si può e si deve continuare.
Si può dichiarare con energia che una linea riformatrice è in campo. Ha l'ampiezza che è giusto avere, non è l'immagine in un caleidoscopio di decine di partiti e correnti.
Il consenso viene accompagnando l'azione di Governo con una salda iniziativa nella società.
Si potrebbe scoprire che, senza linguaggi biforcuti, si può convincere in più direzioni.
L’opinione pubblica ha meno certezze ed etichette di quanto si pensi.
Ha necessità solide non meno che orientamenti liquidi.
L'Italia del cambiamento può ritrovarsi e diventare una maggioranza più forte e convinta.
Non è facile ma "si può fare".
Si nota però uno iato, una separazione fra le aperture della relazione e delle conclusioni di Piero Fassino a Firenze, e una certa apnea, una debolezza nel prendere l’iniziativa, che si vede nel corpo dei partiti.
Alla base è comprensibile, ma va affrontata e “battuta”. Quei sentimenti di preoccupazione (Che fare adesso”? Con chi!? Con quali “direttive?) sono inevitabili ma vanno presto superati.
Al vertice, invece, essere in “stand by”, vuol dire riaprire il fuoco sulla leadership, azzerare tutto per non cambiare nulla.
No. Il mondo delle Associazioni, la società civile dell’Ulivo, soprattutto chi è in essa con il compito ambizioso di riferirsi alla storia della Sinistra, sente il bisogno di gruppi dirigenti protagonisti, nei partiti, a Roma e nei territori.
Sicuri del consenso registrato nei congressi, con la volontà di cercare assieme la conferma del consenso dei cittadini.
Ma è viva la società civile? Sono credibili le associazioni? Le loro truppe non sono ancora l’elenco dei popoli d’occidente e delle navi, che raccontò Omero, sono ancora limitate ma danno già un segnale. C'è un mondo che può fare la sua parte.

I DS e La Margherita hanno scelto insieme, ora devono essere accompagnati dalla scesa in campo di altre diffuse energie.
Nell'anno 2002, quando l'opposizione culturale e sociale al berlusconismo, fu capace di "scuotere l'albero", ridiede coraggio all'Ulivo e contribuì a mettere le premesse della vittoria del 2006, si mostrò la realtà dei cosiddetti "ceti riflessivi", di una società civile capace di dimostrare la propria forza.
Una soggettività democratica esigente e radicale, ma unitaria.
Sono gli stessi che, in larga misura, hanno determinato la bella affermazione
nel Referendum per la difesa della Costituzione.
Sono convito che i "riflessivi" stiano ancora riflettendo. Senza ironia. Non va confuso, è vero, con l’interezza di una linea politica maggioritaria, ma il loro portato, la loro identità di valori, la loro voglia di impegno sono decisivi per il Partito Democratico, per tutto il centrosinistra.
E grande, insostituibile, è il contributo che bisogna sollecitare dal mondo dei lavori, e del sindacato.
A momenti di iperpoliticizzazione sembra subentrata, qui, una attesa che però non è silenzio, è richiesta di risposte, innanzitutto ai “democratici” , alla parte maggiore dell’alleanza di progresso..
Bisogna reagire di fronte a chi vuol spendere la forza dell’opinione civile raccogliendone solo i quadri di una sconfitta già pensata come inevitabile, radicalizzandoli, portandoli a nuovi partitini minoritari.
Ma bisogna reagire anche di fronte a chi pensa di poterne fare a meno.
Non ci sottovalutate. Sarebbe un errore dalle conseguenze lunghe. Abbiamo tutta l’intenzione di non farvelo commettere.

Davide Ferrari , Fabio Zanzotto
dell’Associazione della Sinistra per il Partito Democratico
www.sinistra.pd.it

mercoledì 25 aprile 2007

Gramsci 70 anni dalla morte: idee vive

Associazione della Sinistra
per il Partito Democratico

Nota stampa

Roma 23 Aprile 2007
Gramsci 70 anni dalla morte: idee vive
Un classico del pensiero mondiale. "Ha insegnato il dovere di impegnarsi ed il coraggio di innovare".
Manifestazione dell'ASPD.

Davide Ferrari, coordinatore nazionale dell'Associazione è intervenuto , questa mattina a Firenze ad un incontro promosso per discutere sulle identità e culture della Sinistra.
E' stata l'occasione per ricordare e attualizzare la figura di Antonio Gramsci
nel 70° anniversario della morte.(27 Aprile 1937).

"Antonio Gramsci è figura più grande delle stesse vicende politiche, pure rilevantissime per la storia d’Italia, delle quali è stato protagonista.
E’ ormai riconosciuto come un classico del pensiero filosofico e politico, in tutto il mondo.
Tuttavia due sue scelte, di ricerca e di vita, paiono oggi particolarmente attuali.
La prima è quella che ha insegnato la necessità di prendere parte, di impegnarsi.
L’intellettuale non può restare distante dalla vita politica del suo paese, dal mondo nel quale vive e dal quale il suo pensiero trae alimento.
La seconda è invece quella del coraggio dell’innovazione.
Il coraggio che Gramsci ebbe, con i giovani della sua generazione, di opporsi al fascismo in nome di una cultura nuova, che non ripetesse i riti ormai logori del positivismo e di un progressismo illusorio dei quali la sinistra del suo tempo era ancora prigioniera.
E il medesimo coraggio lo ebbe nel riflettere sulla sconfitta di quella generazione iniziando a scrivere, dal carcere, della lunga ed articolata lotta per la democrazia come sostanza del socialismo.
Per questo non è indebito ricordarlo oggi anche in una sede politica come la nostra. Per questo Gramsci ci parla ancora oggi, con idee vive. Si è ironizzato anche troppo sul Pantheon del Partito Democratico. A me piace dire che dobbiamo portare con noi il suo coraggio nel Partito da costruire".

martedì 24 aprile 2007

Distacco di Angius: un errore grave.

Associazione della Sinistra
per il Partito Democratico


Nota stampa

Bologna, 24 Aprile 2007

Distacco di Angius: un errore grave.
Stare da Sinistra nell'Ulivo è possibile e necessario.
Accelerare la fase costituente per aggregare e interrompere diaspora.

"La scelta del Sen. Angius, che stimiamo, di lasciare i Ds per non partecipare alla costruzione del PD è un errore grave"
Dichiarano così Davide Ferrari, consigliere comunale di Bologna, e Fabio Zanzotto, dell'Accademia di Brera di Milano, del coordinamento nazionale dell'ASPD.
"Non entriamo nel merito del dibattito interno ai partiti dell'Ulivo, ma chi ha posizioni più di Sinistra deve dare il suo contributo per ancorare il nascente Partito Democratico su temi come la pace e la politica internazionale, il lavoro ed i diritti della persona.
Così si contribuisce a rendere più forte tutta la coalizione, oggi troppo divisa, che regge il Governo Prodi.
Se non lo si fa si indebolisce non solo il PD ma tutta l'Unione.
Ci sono centinaia di migliaia di militanti ed elettori dell'Ulivo che vogliono posizioni nette, ma sui contenuti, non sulla astratta geometria degli schieramenti interni.
Questi cittadini vogliono partecipare e non dividere.
E' oggi ancor più urgente avviare con la massima rapidità la fase costituente per aggregare e non proseguire in una diaspora francamente negativa"

domenica 22 aprile 2007

Il confine della vita.

L'ass.ne Poesia ad altra voce
presenta:
Il confine della vita.
Eutanasia, accanimento terapeutico, testamento biologico. Riflessioni e performance artistiche.

Giovedi' 26 Aprile, ore 21,30
c/ La Linea ,piazza Re Enzo 1/h, Palazzo Re Enzo
 
Prima parte della serata:
Incontro con Carlo Flamigni (Università di Bologna, comitato nazionale di bioetica) ,
Giovanni Sicuranza (medico legale, UAAR ),
Davide Ferrari (Università di Bolzano) .
Moderatrice Marta Pompei.

Gli attori Sergio Dell'Aquila e Giuliana Sciaboni leggono testi di Piergiorgio Welby.

martedì 10 aprile 2007

L' Unità scrive................

E a sinistra si ode una voce. Una voce che non si accoda al "coro degli scontenti di mestiere", come spiega il consigliere copmunale Davide Ferrari, e che ricorda le enormi possibilità del dialogo come metodo in politica.
Che, dunque, ai protagonisti delle recenti polemiche nel centrosinistra dice: la Giunta ha tutte le possibilità di arrivare bene alle prossime elezioni, perchè "Cofferati gode ancora di un largo consenso, chi come noi sta in mezzo alla gente lo sa", assicura Laura Renzoni Governatori, docente all'Alma Mater di Bologna.
Insomma si può recuperare". Detto questo, scegliere la via del dialogo significa anche "non liquidare il dissenso, ma valutarlo come disagio per risposte che ancora non sono arrivate. Ferrari e Governatori sono tra le voci dell'"Associazione della Sinistra per il Partito Democratico".
Un gruppo che nasce per fare valere nel PD che verrà i valori storici della Sinistra, a cominciare da quelli "principe" della laicità e della dignità del lavoro.
"Bisogna uscire da un vortice di dichiarazioni, di accuse e contraccuse, tutto interno alla politica, e tornare alle caratteristiche originarie dell'Ulivo, che ha saputo tenere insieme radicalità e unitarietà", ragiona Ferrari.
E questo è possibile se ci si concentra sulla società civile, sulle associazioni che già sono state fondamentali in tante occasioni "ricordo quella, aggiunge Ferrari-per noi fondamentale-della battaglia del referendum per difendere la Costituzione".
E' quella l'occasione in cui l'idea di un progetto diverso e unitario, da Sinistra.
Oggi l'Associazione conta 300 adesioni a Bologna, 2 mila a livello nazionale.
Vi sono impegnati nomi come Giancarla Codrignani, Giorgio Festi, Gregorio Scalise, Marco Mazzoli, dell'Università Cattolica e Fabio Zanzotto, dell'Accademia di Brera.
Il gruppo porta avanti tre campagne (per una scuola laica che valorizzi le esperienze di integrazione multiculturale, per la sicurezza e la dignità del lavoro, contro la pena di morte per una vera giustizia internazionale).
All' ultimo incontro-a Bologna-sul programma del PD si presentano in 150, in dialogo con Roberto Montanari e Roberto Gualtieri, .
Si sente portavoce di quei cittadini dell'Ulivo, che "hanno un orientamento netto sulla laicità, e credono, insieme, nella politica come dialogo".
Un dialogo, e un'unità, che a Bologna " non possono essere messi sotto attacco da divisioni interne".
Per Ferrari i voti contro De Maria all'ultimo congresso e le critiche degli ex-assessori a Copfferati sono due iniziative, "una disdicevole, l'altra sorprendente".
"Il segretario ha comunque una maggioranza significativa e porta avanti una linea di confronto con la società civile e con il resto della coalizione che ci trova concordi".
Quanto a Cofferati, l'invito è a preoccuparsi non tanto dei critici come gli ex-amministrtatori, quanto della società civile, "e' questa la vera urgenza. C'è un numero significativo di bolognesi che vuole impegnarsi-sottolinea Ferrari- e il Comune ha la responsabilità di cogliere questo fatto".
Guai a giocare al massacro: "La prima critica che oggi un gruppo che lavora e ascolta il mondo della cultura e degli intellettuali come il nostro può fare è all'ideologia dello sconfittismo".
Anche per Renzoni "alimentare ulteriori divisioni non serve al PD".
E' vero, ammette, che "la Giunta sembra un po' lontana dalla città", che c'è una scarsa consultazione dei cittadini, eccezion fatta per esperienze come quella per il nuovo piano urbanistico.
Ma per vincere nel 2009 si può "recuperare il dialogo come metodo. Bologna è una città dai bisogni articolati, la sua composizione demografica sta cambiando. Gli amministratori dovrebbero farsi vedere di più ai supermercati, sui bus, a teatro e al cinema, in piazza.
Sono questi, come altri, i luoghi dove i bolognesi manifestano le loro opinioni. Raccogliendo e rispondendo a queste la preoccupazione per il 'salotto', che sono pochissima cosa, potrà essere dimenticata".
Tratto da l'Unità 10 04 2007

La sinistra che resterà nel PD: "Basta col gioco al massacro dello sconfittismo e delle divisioni".Ferrari e Renzoni Governatori su "L'Unità"

E a sinistra si ode una voce. Una voce che non si accoda al "coro degli scontenti di mestiere", come spiega il consigliere copmunale Davide Ferrari, e che ricorda le enormi possibilità del dialogo come metodo in politica.
Che, dunque, ai protagonisti delle recenti polemiche nel centrosinistra dice: la Giunta ha tutte le possibilità di arrivare bene alle prossime elezioni, perchè "Cofferati gode ancora di un largo consenso, chi come noi sta in mezzo alla gente lo sa", assicura Laura Renzoni Governatori, docente all'Alma Mater di Bologna.

Insomma si può recuperare". Detto questo, scegliere la via del dialogo significa anche "non liquidare il dissenso, ma valutarlo come disagio per risposte che ancora non sono arrivate. Ferrari e Governatori sono tra le voci dell'"Associazione della Sinistra per il Partito Democratico".
Un gruppo che nasce per fare valere nel PD che verrà i valori storici della Sinistra, a cominciare da quelli "principe" della laicità e della dignità del lavoro.
"Bisogna uscire da un vortice di dichiarazioni, di accuse e contraccuse, tutto interno alla politica, e tornare alle caratteristiche originarie dell'Ulivo, che ha saputo tenere insieme radicalità e unitarietà", ragiona Ferrari.

E questo è possibile se ci si concentra sulla società civile, sulle associazioni che già sono state fondamentali in tante occasioni "ricordo quella, aggiunge Ferrari-per noi fondamentale-della battaglia del referendum per difendere la Costituzione".
E' quella l'occasione in cui l'idea di un progetto diverso e unitario, da Sinistra.

Oggi l'Associazione conta 300 adesioni a Bologna, 2 mila a livello nazionale.
Vi sono impegnati nomi come Giancarla Codrignani, Giorgio Festi, Gregorio Scalise, Marco Mazzoli, dell'Università Cattolica e Fabio Zanzotto, dell'Accademia di Brera.
Il gruppo porta avanti tre campagne (per una scuola laica che valorizzi le esperienze di integrazione multiculturale, per la sicurezza e la dignità del lavoro, contro la pena di morte per una vera giustizia internazionale).
All' ultimo incontro-a Bologna-sul programma del PD si presentano in 150, in dialogo con Roberto Montanari e Roberto Gualtieri, .
Si sente portavoce di quei cittadini dell'Ulivo, che "hanno un orientamento netto sulla laicità, e credono, insieme, nella politica come dialogo".
Un dialogo, e un'unità, che a Bologna " non possono essere messi sotto attacco da divisioni interne".
Per Ferrari i voti contro De Maria all'ultimo congresso e le critiche degli ex-assessori a Copfferati sono due iniziative, "una disdicevole, l'altra sorprendente".
"Il segretario ha comunque una maggioranza significativa e porta avanti una linea di confronto con la società civile e con il resto della coalizione che ci trova concordi".
Quanto a Cofferati, l'invito è a preoccuparsi non tanto dei critici come gli ex-amministrtatori, quanto della società civile, "e' questa la vera urgenza. C'è un numero significativo di bolognesi che vuole impegnarsi-sottolinea Ferrari- e il Comune ha la responsabilità di cogliere questo fatto".
Guai a giocare al massacro: "La prima critica che oggi un gruppo che lavora e ascolta il mondo della cultura e degli intellettuali come il nostro può fare è all'ideologia dello sconfittismo".
Anche per Renzoni "alimentare ulteriori divisioni non serve al PD".
E' vero, ammette, che "la Giunta sembra un po' lontana dalla città", che c'è una scarsa consultazione dei cittadini, eccezion fatta per esperienze come quella per il nuovo piano urbanistico.
Ma per vincere nel 2009 si può "recuperare il dialogo come metodo. Bologna è una città dai bisogni articolati, la sua composizione demografica sta cambiando. Gli amministratori dovrebbero farsi vedere di più ai supermercati, sui bus, a teatro e al cinema, in piazza.
Sono questi, come altri, i luoghi dove i bolognesi manifestano le loro opinioni. Raccogliendo e rispondendo a queste la preoccupazione per il 'salotto', che sono pochissima cosa, potrà essere dimenticata".

Tratto da l'Unità 10 04 2007

www.sinistra.pd.it

martedì 3 aprile 2007

La Bologna che vogliamo
di Davide Ferrari


I DS di Bologna. Note dal congresso.

Ho partecipato lo scorso fine settimana al congresso dei DS di Bologna.
Sono andato a questo appuntamento contento della grande partecipazione registrata nei congressi di sezioni e anche per il risultato.
In questo momento, con il governo Prodi appeso al filo ad ogni votazione ci vuole unità. Prima di ogni altra cosa. Poi si vedrà.
Sono intervenuto, ho parlato con tanti delegati, di età, esperienza, condizione lavorativa diversa, mi è sembrato che, nonostante tutto, prevalessero di gran lunga la serenità, la voglia di confermare l'impegno e il senso di responsabilità.
Mi sono commosso anch'io ascoltando l'intervento di Katia Zanotti che, in lacrime, annunciava la prossima separazione dal partito.
Katia non è solo una dirigente stimata, di lungo corso e di capacità, è una figura di donna, figlia di una famiglia comunista, che rappresenta -come poche- il senso di una continuità ininterrotta. Per questo è molto amata e stimata.
Mentre tutti la salutavano, mi sono avvicinato a lei dopo il suo intervento e le ho detto "Io oggi non ti saluto. Voglio salutarti per ultimo".
La frase, me ne accorgo ora, poteva avere diversi significati ma Katia ha capito benissimo. Si è alzata dalla sua poltroncina in platea e mi ha abbracciato.
Volevo dirle che ancora mi rifiuto di considerare inevitabile questa separazione.
Ne sono convinto. Se, nel dare vita al nuovo Partito Democratico, DS e Margherita, con le numerose Associazioni già convinte, sapranno rivolgersi e coinvolgere tutti gli elettori dell'Ulivo che vanno ben oltre le loro forze, sono certo che anche molti che oggi dicono di voler fare un altro partito (un altro!!!!!) si potranno ricredere senza abiure.
Troveranno un campo grande dove fare politica per e con i cittadini.
Anche molte preoccupazioni su un Ulivo piccolo, poco laico, troppo moderato, verranno superate dai fatti, perchè il popolo dell'Ulivo è grande, laico e vuole il progresso ed il bene dell'Italia.
Fare il Partito Democratico in tanti, oltre i partiti , è la miglior garanzia contro ideologismi, rissosità, scissioni.
Queste riguardano la vita interna dei partiti, assai meno interessano chi vuole assicurare al nostro paese un buon futuro, salvandolo dall'ignoranza, dalla paura dagli interessi e dalle furbizie di chi oltre al potere del denaro vorrebbe di nuovo avere anche il potere sulla cosa pubblica.
Ho apprezzato molti interventi, altri meno, naturalmente, sono stato colpito dal grande numero di giovani e trentenni fra i delegati.
E' così in tutta Italia: soprattutto fra i giovanissimi ci sono fermenti nuovi, dopo l'apnea degli anni del liberismo e del disincanto.
Il segretario Andrea De Maria, sempre presente, attento e cortese, una persona all'arrovescio rispetto al ritratto preconfezionato del politico che abbiamo in mente, mi è sembrato l'immagine e una realtà di questo "andare avanti".
Tutto bene, dunque?
Quando sono stali letti i risultati del voto, dall'espressione del "segreto dell'urna" è venuto fuori, purtroppo anche dell'altro.
Oltre al voto dei delegati contrari al Partito Democratico, un certo numero di NO è venuto a galla. NO al Segretario e forse No a tante altre cose.
Non mi ha stupito del tutto. Il momento è serio ed importante. Fare un nuovo partito e soprattutto volerlo fare in modo nuovo, con più partecipazione e democrazia, mette a rischio favori consolidati e ruoli, eterni o recenti.
Subito si è scatenata, nei giornali, la caccia ai NO ed alle loro motivazioni.
Per ora mi vengono in mente tre cose da scrivere, poche ma da affermare con energia.
Innanzitutto il Segretario è stato eletto da molto più del 70% dei delegati.
Non siamo in Bulgaria ed una maggioranza così solida ha tutto il diritto che la sua "linea", il suo modo di dirigere, improntato all'unità di tutto il centrosinistra vada avanti senza rallentamenti e legature. Non solo, se davvero sotto giudizio è stato, questa volta, direttamente il Segretario, allora, se i numeri hanno valore, bisogna dire che ha passato con forza la prova del voto.
In secondo luogo il dissenso è sempre legittimo e comunque è un fatto. Non bisogna scervellarsi sulle cause ma continuare a far discutere e lavorare assieme tutte le risorse umane dei DS bolognesi, che sono tante.
Se chi non è d'accordo troverà il coraggio di esprimersi apertamente potrà farsi ascoltare e contribuire a fare ancora meglio.
Altrimenti è giusto che "un trappolone"-così si usa chiamare il tentativo di "impallinare" con il voto segreto, resti un episodio-significativo- ma che non può diventare una proposta, non può pretendere di fermare o far deviare chi ha la responsabilità di garantire una rotta.
Infine, di fronte a tanti commenti, più o meno autorevoli ed informati, del seguente tenore: "E' stato il partito del Sindaco", "No, è stato il partito che è avverso al Sindaco", sono convinto bisogna dire, con parole ferme, che ognuno ha i suoi ruoli. La lealtà verso chi ha compiti di governo nelle istituzioni deve essere sempre forte, senza tentennamenti, sia nei confronti di Romano Prodi-a Roma-, che nei confronti di Sergio Cofferati-in città.
Ma non è questa- a pro o a contro- l'unica misura.
Un partito, ed il nuovo Partito Democratico ancor più, ha compiti più vasti, di elaborazione, proposta, ascolto e rapporto con i cittadini.
Un partito dimezzato- il sogno di certi untorelli- la politica dimezzata ridotta a cosche e cordate non è mai piaciuta ma oggi non sarebbe tollerata.
Al lavoro, al lavoro! Quando si lavora non si ha il tempo per far danni con un gruppo di NO, oppure per chiaccherare all'infinito sui retroscena.
Il congresso ha vissuto lacrime e "trappole" ma anche tanto, tanto altro.
Al lavoro, con la sana attitudine dei bolognesi, vecchi e di nuovo conio.