lunedì 18 febbraio 2008

UNO C'E'

Roberto Montanari è un consigliere regionale del Partito Democratico. Nato ad Argenta, ha il suo radicamento politico a Ferrara, ma lavora a Bologna, da molti anni, per i suoi incarichi elettivi e di partito. Qualche giorno addietro in un’intervista al Resto del Carlino ha annunciato che non intende candidarsi al Parlamento. Nulla di strano, o di rimarchevole, in apparenza. Tutto a posto, dunque, una cosa di cui si può anche non parlare. E invece no. Le cose non stanno così. Montanari è stato il segretario dei DS emiliani in un periodo non breve e denso di avvenimenti rilevanti. Sono successe molte cose: Cofferati a Bologna e la vittoria in Comune, La ripresa dell’Ulivo dopo la sconfitta del 2001 e la vittoria di Errani in Regione, la battaglia difficile delle elezioni nazionali del 2006 e poi, soprattutto, la nascita del Partito Democratico, i congressi con lacrime e abbandoni, la grande giornata delle Primarie del 14 ottobre ecc ecc. Quando, proprio il 14 Ottobre venne eletto Salvatore Caronna segretario del nuovo PD, qualcuno arrivò a scrivere su un importante giornale che Montanari, fattosi un poco in disparte, doveva avere avuto il suo tornaconto. Una di quelle malignità che sarebbe più coraggioso, in ogni ambiente, riservare, se proprio non se ne può fare a meno, a chi prende, non a chi lascia, E ancora nelle settimane scorse il tam tam su una sua eventuale candidatura parlamentare è stato accompagnato, all’interno del mondo dei volontari della politica con rispetto e buona disposizione, ma altrove con qualche piccola malevolenza. Montanari è un “personaggio”: grosso, moltissimo, dall’oratoria bertoldesca, ma non ingenua, pronto a caricare a testa bassa chiunque non tiene conto degli altri. Si può ironizzare sulla sua grinta e sulla sua intelligenza popolana, ma se si è onesti questa ironia diventa subito ammirazione. Se si è qualche altra cosa si sibila. Si sibila, trascurando la vivacità degli occhi e il senso delle cose di Montanari, così evidenti. Intendiamoci è un uomo non privo di astuzie. Ma, come usava imparare alla scuola del vecchio PCI, è di quelli che sanno architettare strategie solo per l’interesse generale del partito, molto meno quando devono applicarla al proprio particolare, pure legittimo. Ne ho conosciuti tanti di uomini così, da ragazzo. Oggi ne incontro di rado. Per questo sono contento di avere incontrato Montanari. La verità è che molto gli dobbiamo. Senza troppo apparire lui, e pochi altri, hanno impedito che il passaggio da DS a PD avvenisse come una vendita di cioccolata. Ha avuto dignità e ricordato che le radici di questa esperienza in Emilia devono rendere conto a generazioni di lavoratori che hanno solo dato e mai chiesto nulla in cambio. Per questo al primo sibilo si è ritirato. “Sei appena stato eletto in Regione e adesso vai in Parlamento???”. Questa l’accusa, una frase che suona bene e razzola malissimo. Come forse direbbe uno scout, ci servirebbero “guide”, non solo “giovani esploratori” o lupi grigi, a Montecitorio. Montanari onorevole, a noi emiliani, sarebbe stato utile, al territorio, altro che storie. Oggi fa un passo indietro. Peccato. Credo lo faccia serenamente. E’ a chi ancora crede nella politica come impegno pulito, che fa male e non rasserena vedere che basta uno schizzo di demagogia per fare “nere tutte le vacche, nella stessa notte”. Non è vero che tutti i politici sono uguali, come quelle vacche, appunto. Uno meglio c’è.

mercoledì 13 febbraio 2008

Bilancio del Comune di Bologna. Un contributo.

L’accordo, recentissimo, sugli indirizzi di Bilancio del Comune per il 2008 fra l’Amministrazione ed i sindacali confederali è molto positivo ed accentua il carattere sociale delle scelte di Bologna.
Proviamo ad evidenziarne alcuni aspetti.

ENTRATE

Partiamo dalle entrate, perché ormai quasi solo di queste si scrive e si informa sui giornali e le Tv.
Non sono mancati interventi fortemente polemici, di Galletti, di Bignami e di altri consiglieri del centrodestra. L’On. Galletti, persona per altro competente, ha pubblicato, tempo addietro, addirittura un libro bianco, con prefazione dell’On. Casini: bianco, bianchissimo, tanto da far dubitare vi sia scritto qualcosa.
E’ però naturale e giusto che l’opposizione intervenga, sorprende invece un insistere da parte di importanti organi di stampa che, senza molto impegno sul piano dell’informazione, hanno posto l’accento soltanto su un supposto record nazionale di Bologna nell’aumento della pressione fiscale.
Ma è proprio così? Non è così.
Per quanto riguarda l’Irpef l’aliquota dell’addizionale comunale resta invariata sul livello dello 0,7%, con conferma dell’esenzione per tutti i circa 100.000 contribuenti che presentano un reddito annuo fino a 12.000 euro.
Sono bloccate le tariffe dei nidi d’infanzia, della refezione scolastica, dei servizi socio-assistenziali per anziani, minori e disabili.
Rimangono ferme anche le tariffe del trasporto pubblico.
La generalizzazione a tutti i servizi dell’ Indicatore aumenterà ulteriormente l’equità e, dove già in essere, ha permesso l’esenzione totale o parziale di fasce ampie comprendenti migliaia di famiglie in condizioni disagiate.
Il blocco delle tariffe dei principali servizi a domanda individuale , con le scelte di conferma di questo Bilancio, è durato e durerà un mandato intero, dal 2004 al 2009.
I cittadini bolognesi fino al 2009 pagheranno sulla base di tariffe congelate sui valori 2004.
Quando si chiede dov’è l’impronta sociale di un’ Amministrazione, ecco la risposta: è esattamente qui.
E’ strano : alcuni giornali hanno pubblicato tabelle dove alle tasse ed alle tariffe si sommano le multe (nel peso della pressione tributaria!!!!), e quel che è più bello dividendo il loro ammontare per il numero degli abitanti, quando ovviamente le pagherà chi ha commesso le infrazioni sanzionate.
So bene che le multe pesano, ma rilevo che, nel contempo nessuno ha ricordato la riduzione, sulla base della legge finanziaria 2008, dell’ICI per le circa 125.000 famiglie bolognesi proprietarie dell’abitazione in cui vivono. Il verbale dell’accordo Comune-Sindacati invece mette in rilievo che ogni famiglia interessata risparmierà circa 90 euro.
Il risparmio complessivo delle famiglie sarà di circa 11 milioni di euro.
Viene poi confermata, come negli anni precedenti l’esenzione dall’ICI per gli immobili affittati a canone concordato.
Rispetto a quanto annunciato si riduce l’aumento della Tarsu dal 4 al 3 per cento, di cui l’ 1,8% è il puro, ed ottimistico, adeguamento all’inflazione.
L’aumento “netto”, per così dire, dell’1,2%, punta all’incremento della raccolta differenziata e al potenziamento della pulizia della città e in particolare portici.
Quindi nessun sostanziale aumento della pressione fiscale generale. E anzi una riduzione significativa per le famiglie di minor reddito e maggiormente partecipi dei servizi sociali.

Sulla base di questi provvedimenti si può quindi affermare che la pressione fiscale del Comune sulle famiglie con condizioni di vita medio-basse è stata ridotta e che questo impegno proseguirà fino alla fine del mandato.

SPESE

Le polemiche non hanno risparmiato le spese.
Si è parlato di incapacità a ridurle. Guardiamo ai fatti.
Il bilancio prevede invece un incremento della spesa moderato e mirato, all’incirca allineato al tasso di inflazione.
Dato coerente con quello complessivo di tutto il mandato Cofferati:
Nel periodo 2004-2007 le spese correnti complessive dell’Ente sono aumentate di circa 30 milioni di euro pari ad un incremento del 6%,. Un aumento appunto allineato con l’inflazione registrata nel medesimo periodo.
C’è stato quindi un impegno dell’Amministrazione per il contenimento e la qualificazione della spesa.

Siamo davanti a un bilancio da 515 milioni di Euro, con un incremento di spesa pari a 18,8 ml. di Euro (+3,8 %).
Al netto di alcune componenti straordinarie, dovute alla nuova sede comunale, l’incremento di spesa rispetto al 2007 si riduce a 11,7 ml. di Euro (+2,4 %).
Sono invece rilevanti gli incrementi nell’offerta dei servizi e delle opportunità rivolti ai cittadini. Ne scriveremo in altra occasione.
Qualcuno ha azzardato una avventurosa critica sul piano delle politiche del personale, parlando di immobilismo e auspicando insieme la fine del precariato e la diminuzione drastica degli occupati.
Come dire che si può legare un cane con una salsiccia.
Il personale invece non è aumentato ma si è combattuto il precariato.
Infatti, mentre l’incremento della spesa di personale è stato contenutissimo, l’Amministrazione ha utilizzato la nuova legislazione del Governo Prodi per ridurre il precariato, causato in Comune dal divieto ad assumere, durato anni, e dai blocchi del turnover. Nel 2007 185 lavoratori precari sono stati assunti stabilmente nel settore scolastico e 16 nel settore amministrativo. Nel 2008 avremo altri 104 stabilizzati.
Un risultato importate non solo per questi lavoratori ma per i servizi e la loro qualità.

INVESTIMENTI

Veniamo agli investimenti.
L’Amministrazione ha dimostrato una buona capacità di attivare
percorsi di finanziamento degli investimenti di rilevanti dimensioni, pur
contenendo sensibilmente il ricorso all’indebitamento.

Dall’inizio del mandato ad oggi l’Amministrazione ha finanziato in modo diretto investimenti per circa 305 milioni di euro e ha iniziato la realizzazione in project-financing di opere importanti.
Le voci più significative? La mobilità ha impegnato molte risorse,circa 62 milioni di euro, dall’inizio del mandato.
Ma è stato ed è forte l’investimento per le scuole, 38,4 milioni, e quello per la casa di entità similare.
Sull’indebitamento, due dati : l’incidenza dell’indebitamento del Comune di Bologna è, a fine 2007, dell’8,6%; sono a tasso fisso il 76,2%, mentre solo il 23,8% è
attualmente a tasso variabile; per questi ultimi, trattandosi di mutui a
cessare, non risulta vantaggioso per l’ente procedere a operazioni
rinegoziali.
Questi dati mettono in chiaro l’impegno dell’ Amministrazione per contenere l’indebitamento. Bologna è messa assai meglio della maggioranza dei Comuni di grandi dimensioni.
Quindi la città non si è fermata, molto si è realizzato, poco ci si è indebitati nonostante gli anni di questo mandato abbiano visto una notevole riduzione dei trasferimenti statali.
Questa riduzione ed il persistere di criteri di assegnazione penalizzanti per il nostro Comune hanno causato problemi seri. L’aumento della
addizionale I.R.P.E.F. dallo 0,4% allo 0,7%, introdotto nel 2007, in larga parte si è reso necessario proprio per riequilibrare tale tendenza.
Galletti certo lo sa. Nella sua gestione l’aumento fu dello 0,4 e per problemi similari.
In sintesi l’Amministrazione governa bene. C’è poco da dire, se si guarda al Bilancio questo viene fuori.

PROSPETTIVE

Sarebbe bene allora discutere di più delle prospettive.
Il peso delle contravvenzioni tenderà a normalizzarsi, già lo si vede, se continuerà una chiara politica per la regolazione del traffico, che da certezza e notorietà alle regole. Sarà un bene. Anche questo fattore induce a pensare alla necessità, non solo per la giustizia e l’equità, di insistere nella lotta all’evasione fiscale.
Nel triennio 2005-2007 sono stati recuperati complessivamente circa 60 milioni di euro su tributi locali (I.C.I. e TA.R.S.U.) e su ammende per contravvenzioni non pagate entro i termini previsti.
Bisogna ragionare su come applicare l’addizionale IRPEF in modo da tenere conto delle difficoltà dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, il ceto medio è a rischio non solo i “poveracci”.
Bisogna anche riflettere, è una mia “idea fissa” , su come razionalizzare tutte le voci di entrata, evitare ogni proliferazione di forme di contribuzione non direttamente legate a scopi certi e condivisi.
Sulle spese, al di la di avvilenti polemiche sui costi della politica, vere quanto ipocrite e pochissimo rilevanti sui grandi numeri, le uniche proposte, e di una parte sola dell’opposizione, che ho letto riguardano dismissioni societarie. Tutto si può discutere. Ma il punto, difficile per tutti, è un altro. Anche senza considerare le risorse straordinarie necessarie alle grandi opere è il futuro di un Bilancio così impegnato per la città ed i servizi che va disegnato.
Bisogna fissare quote sostenibili di intervento diretto del Comune su voci determinanti dei servizi, da rendere però certe e meno esposte al precariato per un lunghissimo ciclo, e nello stesso tempo mettere in campo una collaborazione strategica con Stato e privato sociale che garantisca davvero standard di qualità a tutto un sistema di opportunità che sia molto più vasto di quelle direttamente erogate dal Comune.
Non è certo una novità, la direzione è già presa. Ma è urgente un “accordo generale”, un patto strategico a tutto csampo, che permetta un consistente recupero di risorse e garantisca davvero qualità. Così il Comune sarà in grado di reggere garantendosi una funzione di promotore e verificatore di qualità.
Bologna, il suo Comune, dovrebbe agire come possedesse un marchio di qualità, assegnarlo a soggetti e imprese capaci e credibili, e difenderlo. La storia ce lo ha affidato, Le lotte ed il lavoro di generazioni di cittadini e di operatori dei servizi pubblici. Non basta agire caso per caso, foglia dopo foglia. E soprattutto non è accettabile che di fronte ad ogni problema di prospettiva gli interlocutori sociali si appannino scaricando tutto sul Comune (persino sulle Aldini è stato così).
Se si vuole bilancio in ordine e qualità serve un nuovo patto con la città e gli altri livelli istituzionali. Servono parole di verità e di prospettiva. Non le si avranno se non si difende, e con voce ferma, quanto, in questi anni di riavvio e insieme di preparazione, ha fatto la Giunta Cofferati.

Davide Ferrari 11 Febbraio 2008


In rete
La relazione dell’Ass. Paola Bottoni
www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/budget2008/Linee_Indirizzo_bilancio2008.pdf

La brochure: “Un bilancio a servizio della città” www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/budget2008

sabato 9 febbraio 2008

Laicità e dialogo.

la necessità della laicità, le possibilità del dialogo.
Nella politica, nella società.


Venerdì 9 febbraio 2008
Sala del Quartiere S. stefano, a Bologna
complesso del Baraccano,
via S.Stefano 119, alle ore 20,30

Relatori:
Giancarla Codrignani, giornalista e scrittrice
Laura Renzoni Governatori, Università di Bologna,
Luciano Guerzoni, Università di Modena e reggio
Stefano Canestrari, Preside Giurisprudenza, Univ. di Bologna
Paolo Cavana, Univ. LUMSA Palermo
Presiede Rosanna Facchini, pedagogista

"Nell'Ulivo.da Sinistra"
Una iniziativa per l'unità

In collaborazione con
Associazione culturale "LA CASA DEI PENSIERI"

giovedì 7 febbraio 2008

Aldini Valeriani: l'intervento in Consiglio.

O.D.G. APPROVAZIONE DELLO SCHEMA DI CONVENZIONE TRA IL COMUNE DI BOLOGNA ED IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE PER LA DISCIPLINA DEL REGIME TRANSITORIO COLLEGATO ALLA STATALIZZAZIONE DEGLI ISTITUTI ALDINI VALERIANI E SIRANI.

Consigliere FERRARI
PARTITO DEMOCRATICO

Signor Presidente, colleghi,

ho ascoltato con interesse sia la relazione, sia i due primi interventi, interventi che mi hanno immediatamente preceduto, quello del Professore Carlo Monaco e quello dell'Onorevole Raisi.
Interventi dei quali ho apprezzato la veemenza, segno di passione verso questa istituzione formativa, una passione che fa onore a chi la dimostra, certo tanta passione non abbiamo registrato nei lunghi mesi nei quali l'Amministrazione Comunale è stata lasciata completamente sola di fronte alle necessità di una costruzione di un consenso nella società, come si suol dire, che è Bologna, e cioè nelle istituzioni del privato sociale, nel mondo delle imprese, nello stesso mondo degli ordini professionali.
Una solitudine che non è stata colmata nemmeno, lo voglio ricordare, sarà l'unica polemica che farò, nemmeno dall'aiuto che è mancato di alcuni colleghi che sono stati protagonisti di assemblee con i lavoratori di questi istituti, e poi pur avendo responsabilità, o avendole avute poco tempo fa in importantissime associazioni del mondo produttivo bolognese, almeno a memoria, forse sbaglierò, non hanno mosso un dito per affrontare il problema della sostanza finanziaria che dalla società doveva giungere agli istituti, per permettere una soluzione più innovativa, più forte, più ancora valorizzante la tradizione e la realtà di queste scuole.
Non importa, anche se tardivo - lo dico a Monaco e a Raisi - il loro interesse fa loro soltanto onore, cercherò di interloquire con questo interesse trovandomi però, a differenza di quanto loro hanno fatto, almeno così a me pare, provandomi a parlare dell'oggetto concreto di cui stiamo discutendo, che mi pare - viceversa - un po' sfuggito fino ad ora. Innanzitutto è bene ricordare che noi ci occupiamo di scuole superiori, sono le uniche scuole superiori a Bologna colleghi? Come più o meno era quando dei fonti importanti le hanno fatto nascere?
Le scuole dello Stato sono reietti appendici della burocrazia di Viale Trastevere, o sono scuole della repubblica che ogni giorno vediamo qua, in queste strutture, nelle persone dei loro dirigenti con un'interlocuzione costante con gli enti locali, il Comune e la Provincia?
In quale Italia viviamo, in quella che ancora ci appare nella lapide sui muri di Via Santo Stefano, che segnalano ancora oggi il primo Istituto Professionale fatto dalla Provincia a fine secolo, secolo ottocento, o nell'Italia dell'autonomia scolastica dell'anno 2008?
Monaco è disattento, ma se un onorevole può avere qualche disattenzione, Professore Monaco, lei no, lei non posso credere non conosca i profondi cambiamenti che sono avvenuti anche dal punto di vista istituzionale nella scuola pubblica italiana, non posso credere che lei non li conosca.
Allora è evidente che la questione dell'ente gestore, e di chi promuove la scolarizzazione non si può porre oggi come lo si poneva 50, o addirittura 150 anni fa.
Leggevo, lei lo conosce bene perché ricordo che ne parlavamo insieme, un recente articolo su argomenti umani, di Giorgio Franchi, uno dei più importanti esperti di formazione professionale e di istruzione tecnica superiore, che dice due cose molto giuste.
Prima di tutto ricorda che in questi anni vanno a scuola, in qualche modo, dai 14 ai 18 anni più del 90% dei ragazzi e delle ragazze italiane, quindi non c'è più il tema della promozione della presenza in un deserto istituzionale di scuole, il tema è quello della garanzia della qualità, della garanzia del successo formativo, della lotta all'emarginazione. Franchi ricorda un'altra cosa, io mi permetto di addebitarmi, ricorda quegli opinionisti che invece parlano di scuola come se fosse ancora la scuola dei loro tempi, quando andava nelle superiori il 40, 45%, anni '50, non è così.
Questo quadro che io ho richiamato con una certa energia, ma non me ne scuso, perché chi si occupa di scuola è veramente - alle volte - avvilito dal fatto che è un tema che perlopiù non suscita l'interesse di chi è più potente, magari nel mondo politico, quando un avvenimento direttamente di schieramento lo riconsegna all'attenzione vede un fiorire di opinioni, che tutte sono, da chi le esprime considerate degne di nota, tale e quale soltanto la discussione su chi deve essere l'allenatore della squadra di calcio della Nazione Italiana, tema che si sa, appassiona i più.
Non è così, siamo tutti pregati, tutti, di parlare di scuola sulla base della realtà concreta, questo per rispetto alla scuola, agli studenti, agli insegnanti, ai lavoratori e ai genitori.
Questa premessa mi serve - colleghi - per definire un altro tema che è più attuale, viale forse dire la mia premessa che il Comune non deve mantenere nessun intervento diretto nella scuola?
Vuol forse dire che siccome c'è già chi ci pensa alla parte scolastica vera e propria, noi possiamo non interessarci di una storia che è stata così importante, e soprattutto anche così ricca di investimenti, di esperienze anche di personale, io non penso.
Io dico sempre che se noi ci trovassimo un'altra città, magari - ma senza vena di razzismo - una città meridionale, dove non c'è nessuna tradizione di intervento gestionale degli EE.LL, non c'è nessun problema di rapporto con l'intervento del Comune nel campo scolastico, come intervento diretto, cioè come intervento erogatore di servizio informativo, a nessuno si diceva, di destra o di sinistra, io credo che nemmeno ad un Dirigente della Quarta internazionale verrebbe in mente in un Paese, una città così, a fronte degli ITIS, di fondare un Istituto Tecnico Superiore di un Comune.
Non penso che verrebbe in mente a nessuno, ma siamo a Bologna, dove abbiamo invece una storia di cui dobbiamo rendere conto con passione e spirito di servizio.
Questo per dire che definire sinistra quella comunalista, e destra quella statalista è ridicolo innanzitutto perché la scuola di stato non è più statalista, secondo è proprio ridicolo in radice, e l'esempio che ho fatto in un'altra ipotetica città mi pare lo metta in evidenza con assoluta chiarezza.
Che cosa dobbiamo fare? Mi rivolgo anche all'Assessore, perché io non è che sia senza preoccupazioni sulle nostre scelte e sul nostro futuro, le ho, preoccupazioni però che cercano di dare un contributo, magari modesto, per fare avanzare le qualità delle nostre scelte, non per lucrare su facili, quanti - lo dico colleghi del centrodestra - anche modesti consensi, modesti.
Cosa bisogna fare? Io credo che bisogna innanzitutto, e qui Assessore ancora non lo vedo, vedo lo spirito e non vedo l'idea, so che lei ha le capacità per lavorarci, mi permetto di tornare a suggerirvelo, bisogna salvaguardare i marchi, lo dico nel senso moderno del termine.
Il marchio Albini, o il marchio, qualora finalmente lo proponessimo, delle scuole dell'infanzia di Bologna, non è senza valore, ha un enorme valore, e se si vuole andare in sostanza, perché questo è, ad un corollario di servizi paraformativi che ruoti attorno al servizio però di tutto il sistema scolastico bolognese, delle scuole che invece come tali diventano scuole, come già sono altre, gestite dalla Repubblica, io penso che un marchio ed una direzione unica di questo corollario di servizi, aiuterebbe molto.
Anche perché io penso anche ad investimenti che oggi non siamo stati capaci di determinare, ma non impossibili della società economica bolognese regionale per il rilancio di queste attività.
Guardi è una cosa importante questa, perché io lo devo registrare, ho avvertito un timore, ho avvertito una preoccupazione, non sarà che questo tipo di costruzione, di proposta sia propedeutica anche all'abbandono dei servizi paraformativi?
Io li chiamo così, in senso letterale, non sarà che non ce ne cureremo, non sarà che ci sarà un'incuria un domani, una difficoltà di curare con l'attenzione necessaria lo sviluppo di queste realtà? Lo sportello, il museo e quant'altro.
Siccome io non ci credo, credo che un segnale diverso potrebbe essere proprio quello di ricondurre a forte unità, l'unità che un marchio simbolizza e valorizza.
Ripeto, Messina avrebbe altri problemi, noi abbiamo questo problema, il primo problema lì sarebbe fare una consulta delle scuole autonome, quello è il primo problema, in una città che ha necessità di verificare la rete delle scuole, qui abbiamo un problema in più, e cioè cosa produciamo sul marchio della qualità della formazione che già esiste, è un problema diverso che abbiamo qui, idem dicasi per le scuole dell'infanzia.
Io ho già proposto varie volte Assessore, ed insisto, decidiamo che cosa tenere, niente? Il 50%? Quello che c'è oggi? Io un'idea l'avrei, ed è lontano dal niente.
Costruiamo un sistema integrato non solo attraverso la nostra responsabilità, ma anche con strutture, direzioni didattiche forti, investimenti anche di personalità, ed un marchio.
Stabilizzare più che si può il personale, so che c'è un impegno in essere, ma alle volte i lavoratori criticano:” ma come-affermano- ci dite che fate un grande sforzo e poi i numeri sono poche decine”, è vero, ma queste poche decine già sorgono la possibilità di assunzioni di tutto il Comune, questo si deve sapere, ma io penso che anche sulla scuola dell'infanzia bisogna avere un progetto, un progetto anche nella quantità, allora, marchi, servizi paraformativi, corollario, statizzazione.
Vado al dunque, non mi sfuggono le preoccupazioni di parte del mondo docente, noto che nell'accordo del febbraio 2007, che lei Assessore ha opportunamente citato, già troviamo alcune indicazioni che sono molto importanti, non soltanto verso la stabilizzazione del personale, ma anche perché in qualche modo io credo che oggi debba essere messo nero su bianco, i lavoratori che sono impegnati negli istituti formativi mantengano la loro definizione, il loro contratto, il loro contratto integrativo, ed anche quegli accordi ancora più seguenti che fanno parte del complesso delle normative che reggono il loro rapporto di lavoro con l'Amministrazione Comunale.
Credo che questo sia molto importante, anche se vorrei fare un chiarimento, siccome chi parla, scusate le autocitazioni, ha avuto l'occasione, c'è qui un testimone, di andare in campagna elettorale all'Aldini e Sirani e di dire che il Comune non poteva reggere la mole di investimento che era a bilancio, in campagna elettorale, bene io vorrei dire una cosa anche sulla questione dei docenti.
E cioè, sento dire che le esperienze passate di riconversione di personale sono state, nella scuola bolognese, molto drammatiche, sono state certamente difficilissime, però attenzione, se si fa riferimento - ad esempio - agli ex tempopienisti, Assessore e colleghi, la difficoltà è nata non da vicende legate direttamente al rapporto di lavoro, ma al fatto che questa riconversione, tranne per coloro che restavano nelle scuole, per esempio per l'handicap, era una riconversione dal punto di vista anche del ruolo di lavoratore, cioè non svolgevano più, pur mantenendosi come insegnanti, un'attività paragonabile all'attività docente tradizionale, alla loro attività.
Cioè in sostanza si sono dovuti prendere alcune centinaia di lavoratori e fargli fare un altro lavoro, è qui il nocciolo della questione.

È da qui che giunge storicamente, diciamo storicamente, oggi qualcuno ha detto l'anno 2000, in realtà è cominciata nell'85 quella vicenda, ma in sostanza è da qui che è venuto il nocciolo delle difficoltà di quell'operazione di riconversione.
Ma oggi la situazione è del tutto diversa, allora io quello di cui mi preoccuperei, se fossi un docente coinvolto, è questo, e cioè, può sembrare paradossale, ma come mi integrerò nella scuola della Repubblica, non come mi difenderò, questo è il punto di fondo, perché altrimenti ne andrebbe della mia professionalità.
È difficile, sarebbe un discorso lungo da fare, forse addirittura impopolare, ma è questo il punto da affrontare, e il Comune può fare qualcosa per aiutare la riflessione, può fare qualche cosa.
Per esempio un monitoraggio delle professionalità sarebbe utilissimo, non burocratico, non solo basato sui mansionari o sulle annualità, ma sulle qualità davvero percepibili, rilevabili, rintracciabili sui percorsi professionali che questi lavoratori.
Io credo che questo sia un punto essenziale. Allora garanzie certamente! Personalmente ritengo che le organizzazioni sindacali, confederali stiano facendo uno sforzo di straordinario valore non da oggi, prima di proposta, addirittura di anticipazione; ed oggi per evitare che questa proposta marci su scartamenti ridotti, ma che abbia gambe per andare avanti, assieme al lavoro di tutela, proprio con questa ispirazione che condivido, lavorare ancora sul progetto e sulla valorizzazione conseguente delle professionalità. Io mi fermo qua. Devo dire che siamo andati anche oggi, io e il collega Panzacchi in questo istituto, non è il momento della mozione degli affetti, però, chiunque abbia un minimo di concezione della democrazia, della nostra Repubblica, come basata sul lavoro, e spero che accomuni tutti, non solo il Centro Sinistra ma anche il Centro Destra, perché no?!, tutte le volte che va lì capisce che c'è qualcosa di più! Mi scuseranno i colleghi di altre scuole, rispetto a quello che troviamo altrove. C'è qualcosa di più! C'è qualcosa che ha consentito, ma ancora consente, non come si dice adesso: frase francamente riprovevole di aiutare il più umile o il più bisognoso; riprovevole in campo politico, no! C'è un istituto, ci sono istituti che hanno permesso la promozione umana e sociale nel lavoro che è cosa ben diversa dal garantire il sostegno agli umili. È una cosa ben diversa e assai più rilevante. Io credo che questa cosa che è avvertibile in una grande scuola tecnica, che ha costruito, poi, gran parte dei quadri intermedi che hanno permesso lo sviluppo delle piccole e medie aziende, ma che ancora adesso ha in questo campo una funzione rilevante. Insomma, chiami la nostra attenzione, al di là anche del settore scuola dove l'Assessore Virgilio si impegna molto, si è impegnata su questa vicenda, ma richiama anche un interesse dell'Amministrazione Comunale più complessiva, è una carta nostra; così come è una carta tutta la questione del rapporto tra società e scuola tecnica e scuola del lavoro, è una carta importante. Una volta quando si iniziava a far politica i primi documenti che si leggevano riguardavano questi temi. Oggi io cedo che un giovane potrebbe arrivare alla pensione, un giovane democratico impegnato, senza mai trovare l'occasione di leggere un documento su queste tematiche; ma non va bene! Perché qui c'è il cuore della nostra società, e questo cuore va ritrovato e va riconsiderato.

venerdì 25 gennaio 2008

Lettera al PD nel giorno della caduta del Governo.

Una Prima riflessione.

Non è solo caduto un governo, sia pure il governo Prodi, il nostro governo. Siamo in un momento davvero grave. Pochissimi ne parlano. Sembra impossibile chiamare le cose con il loro nome, forse perchè si sente maggiormente l'impotenza ad affrontare, in ogni maniera, i problemi che la speranza di poterli risolvere.
La caduta avviene in una gravissima crisi di consenso popolare. Chi ha retto il Governo in questi ultimi due anni ha caricato le proprie spalle dell'intero peso di due crisi: quella salariale e delle condizioni di vita e quella della politica.
Operare bene non è bastato e non poteva bastare.
La caduta avviene poi in una situazione di profonda divisione di quella che fu la "grande" coalizione di centro-sinistra.
Il centrismo trasformista di Dini e Mastella, davvero impresentabile eppure accettato, a quel che sembra, dagli opinionisti, dall'informazione e da parti non piccole dell'opinione pubblica, è quel che resta di forze centriste che avrebbero avuto il compito di ancorare alla democrazia ceti esposti in un passaggio ad un nuovo sistema economico, meno corporativo e più libero.
La sinistra della Sinistra ha reagito alla nascita del PD cercando ancor di più la differenziazione, il "primum vivere", ispessendo la vocazione demagogica e oscurando personalità e forze che possiedono una cultura di governo, in Sd ma anche in parte di Rifondazione.
E poi c'è il PD. Nonostante tutto l'unica speranza, come sanno i milioni di elettori delle primarie.
Non è vero che il PD ha contribuito alla caduta di Prodi.
E' vero però che il "correremo soli" di Walter Veltroni necessita di due chiarimenti,da fornire rapidamente.
Il primo è che questa "solitudine" per non apparire velleitaria deve sostanziarsi in una piena assunzione di responsabilità nell'essere laboratorio della riforma della politica e dei partiti.
O è questo oppure anche il chiedere di riformare la legge elettorale e di non andare alle elezioni apparirà solo paura. Mentre Grillo cerca di sorgere.
Riforma dei partiti con democrazia degli elettori, dei cittadini, non solo dei "militanti", con un radicale cambiamento delle persone da proporre e dei modi di determinarli..
Vedrete che , caduto Prodi, certi giornali parleranno molto meno della "Casta".
Ma la castalità esiste, avvelena la democrazia, è insopportabile da cittadini impoveriti nel potere di acquisto e indeboliti nella loro libertà dal bisogno.
Un partito dei cittadini, è la carta da giocare contro la bassezza della politica politicante di queste ore.
Una carta comunque importante.
Il secondo chiarimento è nei rapporti con tutte le altre forze democratiche e riformatrici, soprattutto con la Sinistra radicale.
Affermare la "solitudine" come responsabilità nel voler cambiare, porterà ad alleanze più solide, viceversa una solitudine del Pd perchè si da per scontato una differenza ideologica, non ricomponibile, con le forze radicali porterebbe ad abbandonare il paese nelle mani della cultura della destra, non solo nel suo potere.
Non a caso all'"andremo da soli e sfidiamo Berlusconi a fare altrettanto", il Cavaliere, all'unisono con Fini e Casini, ha subito risposto picche.
"Noi non abbiamo problemi!" Questa la risposta da Arcore. " Problemi vostri e irrisolvibili la frantumazione e la divisione fra le forze di una coalizione" hanno aggiunto.
Addirittura nelle prime ore dopo il No del Senato al Presidente del Consiglio-quelle nelle quali scriviamo- Berlusconi già definisce la "porcata" una "buona legge elettorale".
Certo, oggi tornare indietro, al centrosinistra che abbbiamo conosciuto è comunque impossibile.
Ma farsi portavoce del cambiamento e dalla "pulizia" della politica e insieme sfidare serenamente e con spirito concreto e riformista, quindi unitario, quella sinistra sui terreni del lavoro e della vita delle famiglie pare l'unica coniugazione possibile di una fase dura che ora sembra aperta solo sul buio.
Non sono temi facili, nascono da lontano e attraversano il mondo. Ma in Italia sono particolarmente urgenti e tutta la politica italiana ne è più lontana.
Molto più lontana di quella dell'America dove si confrontano Clinton e Obama.
E sembra possibile, su questi terreni, fare politica avvicinandosi al Paese reale, non eludendolo per ideologismo.
D'altra parte la nostra missione non era quella di dare un popolo al riformismo? Ripartendo da questi due temi il popolo lo si incontrerà. Non è poco. Soprattutto quando sembra di non avere più nulla.

Davide Ferrari
"Prima nota" del secondo numero di "PER. Il progresso d'Italia"
mensile di politica e cultura

domenica 30 dicembre 2007

Auguri per il 2008. Bisogna che...

L'augurio è di un anno 2008 sereno e positivo




perchè sia possibile bisogna che
il lavoro conti di più



Davide Ferrari




Anche le mie luci spente alla mezzanotte del 31 Dicembre in adesione alla proposta diffusa da Articolo21 per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul tema della sicurezza del lavoro.
www.articolo21.info



www.davideferrari.org

domenica 23 dicembre 2007

Una strana lettera, figlia dell'antipolitica.

La società "Mina real estate" , che ritiene di non aver avuto risposte dall’amministrazione comunale di Bologna a proprie aspettative edilizie, ha inviato com’è noto una lettera ai dirigenti, ma anche e soprattutto ai consiglieri comunali, per invitarli a votare in modo conforme ai suoi desideri e alle sue opinioni, pena conseguenze di legge.
Questa "missiva" è un atto grave e irrituale. Non si è trattato di un materiale di documentazione, sia pure lobbistico, ma ha avuto l'aspetto di una strana diffida, comunque irricevibile.
Bisogna comprendere come una cosa simile sia potuta accadere, quale clima politico e anche "culturale" l’abbia suscitata.
Il punto sta qui.
Le ragioni ed i torti del costruttore non sono francamente, in questo momento, la cosa più rilevante.
Quello che è più significativo è che il portatore di un interesse privato si rivolga a coloro i quali sono stati eletti democraticamente da una città, quelli che Grillo chiama " i dipendenti dei cittadini", neppure con ordini di servizio ma con inviti a votare come loro prescrive l’avvocato della ditta, altrimenti…..
Evidentemente si ritiene che "dipendenti", i "politici" consiglieri debbano esserlo innanzitutto di alcuni cittadini, i soggetti dell’intrapresa economica, e, in tempi di precaria garanzia dei diritti del lavoro, convenga usare con loro maniere spicce.
Si chiarisce con fatti del genere quanti danni possa provocare l'attacco indiscriminato alla politica.
Un’offensiva che, da reali ragioni, quelle indicate, certo senza alcuna parsimonia, dai libri di Stella, di Salvi e Villone, di Travaglio e tanti altri,, è diventata via via una guerra all'autonomia delle istituzioni democratiche.
Quale autonomia possono avere, restiamo a Bologna, persone definite ogni giorno, da mesi, "cacciatori di gettoni, infingardi commissionari di consulenti fannulloni, accumulatori di doppi stipendi", eccetera eccetera ?
E allora, se autonomia non "possono avere", qualcuno ha pensato che è meglio ricordaglielo.
Abbiamo udito nei mesi scorsi parole diverse ma trasmesse sulla stessa lunghezza d’onda.
Pensiamo alla reazione indignata alle posizioni della Provincia sul progetto Romilia.
Si è arrivati a trattare un’amministrazione come un’ affamatrice del popolo.
E poiché l’erba dei campi agricoli non parla, ha pensato bene di restare muta, in difesa, anche gran parte della stessa politica e della società civile.
Sul metodo, insisto, non sul merito della vicenda, sulla quale è naturale che le opinioni si confrontino.
E oggi raggiungiamo una nuova tappa.
Può darsi che la società Mina sia stata solo più focosa di altri o malconsigliata, ma il perchè del suo agire è chiaro.
Non chiede giustizia o equanimità, come pure sostiene. No, intima alla politica di farsi da parte.
Ma in questo caso la politica altro non è che la responsabilità di governare, di rappresentare l'interesse pubblico e non quello, giusto o sbagliato che sia, di una sola impresa.
Bisogna riflettere, ma anche reagire. Mesi di veleni sull'attività politica e consiliare possono davvero favorire il degrado della funzione pubblica.
Non si può accettare che ogni volta l’asticella sia messa più in alto.
Non c’è colpa della politica, in democrazia, che giustifichi il prepotere di chi ha e quindi vuol comandare.

Da L'Unità, 21 Dicembre 2007

sabato 15 dicembre 2007

Bilancio del Comune di Bologna. Il 2008

Bilancio del Comune di Bologna.
Un contributo.

L’accordo, recentissimo, sugli indirizzi di Bilancio del Comune per il 2008 fra l’Amministrazione ed i sindacali confederali è molto positivo ed accentua il carattere sociale delle scelte di Bologna.
Quali ?


ENTRATE

Partiamo dalle entrate, perché ormai quasi solo di queste si scrive e si informa sui giornali e le Tv.
Non sono mancati interventi fortemente polemici, di Galletti, di Bignami e di altri consiglieri del centrodestra. L’On. Galletti, persona per altro competente, ha pubblicato, tempo addietro, addirittura un libro bianco, con prefazione dell’On. Casini. La tesi è quella di supposto record nazionale di Bologna nell’aumento della pressione fiscale.
Ma non è così. Per quanto riguarda l’Irpef l’aliquota dell’addizionale comunale resta invariata sul livello dello 0,7%, con conferma dell’esenzione per tutti i circa 100.000 contribuenti che presentano un reddito annuo fino a 12.000 euro.
Sono bloccate le tariffe dei nidi d’infanzia, della refezione scolastica, dei servizi socio-assistenziali per anziani, minori e disabili e le tariffe del trasporto pubblico.
La generalizzazione dell’ Indicatore ISEE aumenterà ulteriormente l’equità e, dove già in essere, ha permesso l’esenzione totale o parziale di fasce ampie di famiglie.
Il blocco delle tariffe , con le scelte di conferma di questo Bilancio, è durato e durerà un mandato intero, dal 2004 al 2009.
Quando si chiede dov’è l’impronta sociale di un’ Amministrazione, ecco la risposta: è esattamente qui.
E’ strano : alcuni giornali hanno pubblicato tabelle dove alle tasse ed alle tariffe si sommano le multe (nel peso della pressione tributaria!!!!), e quel che è più bello dividendo il loro ammontare per il numero degli abitanti, quando ovviamente le pagherà chi ha commesso le infrazioni sanzionate.
So bene che le multe pesano, ma rilevo che, nel contempo nessuno ha ricordato la riduzione, sulla base della legge finanziaria 2008, dell’ICI per le circa 125.000 famiglie bolognesi proprietarie dell’abitazione in cui vivono. Ogni famiglia interessata risparmierà circa 90 euro.
Il risparmio complessivo delle famiglie sarà di circa 11 milioni di euro.
Viene poi confermata, come negli anni precedenti l’esenzione dall’ICI per gli immobili affittati a canone concordato.
Rispetto a quanto annunciato si riduce l’aumento della Tarsu dal 4 al 3 per cento, di cui l’ 1,8% è il puro, ed ottimistico, adeguamento all’inflazione.
L’aumento “netto”, per così dire, dell’1,2%, punta all’incremento della raccolta differenziata e al potenziamento della pulizia della città e in particolare dei portici.
Sulla base di questi provvedimenti si può quindi affermare che la pressione fiscale del Comune sulle famiglie con condizioni di vita medio-basse è stata ridotta e che questo impegno proseguirà fino alla fine del mandato.

SPESE

Le polemiche non hanno risparmiato le spese.
Si è parlato di incapacità a ridurle. Guardiamo ai fatti.
Il bilancio prevede invece un incremento della spesa moderato e mirato,
dato coerente con quello di tutto il mandato Cofferati.
Nel periodo 2004-2007 le spese correnti complessive sono aumentate di circa 30 milioni di euro, pari ad un incremento del 6%, allineato con l’inflazione.
Siamo davanti a un bilancio da 515 milioni di Euro, con un incremento di spesa pari a 18,8 ml. di Euro (+3,8 %).
Al netto di alcune componenti straordinarie, dovute alla nuova sede comunale, l’incremento di spesa rispetto al 2007 si riduce a 11,7 ml. di Euro (+2,4 %).
Qualcuno ha azzardato una avventurosa critica sul piano delle politiche del personale, parlando di immobilismo e auspicando insieme la fine del precariato e la diminuzione drastica degli occupati.
Come dire che si può legare un cane con una salsiccia.
Il personale invece non è aumentato ma si è combattuto il precariato.
Infatti l’Amministrazione ha utilizzato la nuova legislazione del Governo Prodi per ridurre il precariato, causato in Comune dal divieto ad assumere, durato anni. Nel 2007 185 lavoratori precari sono stati assunti stabilmente nel settore scolastico e 16 nel settore amministrativo. Nel 2008 avremo altri 104 stabilizzati.
Un risultato importate non solo per questi lavoratori ma per i servizi e la loro qualità.

INVESTIMENTI

Veniamo agli investimenti.
L’Amministrazione ha dimostrato una buona capacità di attivare
Il finanziamento degli investimenti di rilevanti dimensioni, pur
contenendo sensibilmente l’indebitamento.
Dall’inizio del mandato ad oggi l’Amministrazione ha finanziato in modo diretto investimenti per circa 305 milioni di euro e ha iniziato la realizzazione in project-financing di opere importanti.
Le voci più significative? La mobilità innanzitutto, per circa 62 milioni di euro, dall’inizio del mandato.
Ma è stato ed è forte l’investimento per le scuole, 38,4 milioni.
Altri due dati : l’incidenza dell’indebitamento del Comune di Bologna è, a fine 2007, dell’8,6%; con mutui a tasso fisso per il 76,2%. Solo il 23,8% a tasso variabile.
Per l’indebitamento Bologna è messa assai meglio della maggioranza dei Comuni di grandi dimensioni.
Quindi la città non si è fermata, molto si è realizzato e poco ci si è indebitati, nonostante gli anni di questo mandato abbiano visto una notevole riduzione dei trasferimenti statali.
Questa riduzione ed il persistere di criteri di assegnazione penalizzanti per il nostro Comune hanno causato problemi seri. L’aumento della
addizionale I.R.P.E.F. dallo 0,4% allo 0,7%, introdotto nel 2007, in larga parte si è reso necessario proprio per riequilibrare tale tendenza.
Galletti certo lo sa. Nella sua gestione l’aumento fu dello 0,4 e per problemi similari.
In sintesi l’Amministrazione governa bene. C’è poco da dire, se si guarda al Bilancio questo viene fuori.

PROSPETTIVE

Sarebbe bene allora discutere di più delle prospettive.
Il peso delle contravvenzioni tenderà a normalizzarsi, già lo si vede, se continuerà una chiara politica per la regolazione del traffico, che da certezza e notorietà alle regole. Sarà un bene. Anche questo fattore induce a pensare alla necessità, non solo per la giustizia e l’equità, di insistere nella lotta all’evasione fiscale.
Nel triennio 2005-2007 sono stati recuperati complessivamente circa 60 milioni di euro su tributi locali (I.C.I. e TA.R.S.U.) e su ammende per contravvenzioni non pagate entro i termini previsti.
Bisogna ragionare su come applicare l’addizionale IRPEF in modo da tenere conto delle difficoltà dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Bisogna anche riflettere su come razionalizzare tutte le voci di entrata, evitare ogni proliferazione di forme di contribuzione. Sulle spese, al di la di avvilenti polemiche sui costi della politica, vere quanto ipocrite e pochissimo rilevanti sui grandi numeri, le uniche proposte dell’opposizione, che ho letto riguardano dismissioni societarie. Tutto si può discutere. Ma il punto, difficile per tutti, è un altro. Anche senza considerare le risorse straordinarie necessarie alle grandi opere è il futuro di un Bilancio così impegnato per la città ed i servizi che va disegnato.
Bisogna fissare quote sostenibili di intervento diretto del Comune su voci determinanti dei servizi, da rendere però certe e meno esposte al precariato per un lunghissimo ciclo, e nello stesso tempo mettere in campo una collaborazione strategica con Stato e privato sociale che garantisca davvero standard di qualità a tutto un sistema di opportunità che sia molto più vasto di quelle direttamente erogate dal Comune.
Non è certo una novità, la direzione è già presa. Ma è urgente un “accordo generale”, un patto strategico a tutto campo, che permetta un consistente recupero di risorse e garantisca davvero qualità. Così il Comune sarà in grado di reggere garantendosi una funzione di promotore e verificatore di qualità.
Bologna, il suo Comune, dovrebbe agire come possedesse un marchio di qualità, assegnarlo a soggetti e imprese capaci e credibili, e difenderlo. La storia ce lo ha affidato, Le lotte ed il lavoro di generazioni di cittadini e di operatori dei servizi pubblici. Non basta agire caso per caso, foglia dopo foglia. E soprattutto non è accettabile che di fronte ad ogni problema di prospettiva gli interlocutori sociali si appannino scaricando tutto sul Comune (persino sulle Aldini è stato così).
Se si vuole bilancio in ordine e qualità serve un nuovo patto con la città e gli altri livelli istituzionali. Servono parole di verità e di prospettiva. Non le si avranno se non si difende, e con voce ferma, quanto, in questi anni di riavvio e insieme di preparazione, ha fatto la Giunta Cofferati.

Davide Ferrari

sabato 8 dicembre 2007

Consiglio comunale di Bologna. Un capogruppo "utile" per il PD.

Comune di Bologna.
Un capogruppo “utile”.
Articolo da L’Unità, 3 XII 2007

Unire è bello. Finalmente è nato il gruppo consiliare del Partito
Democratico nel Comune di Bologna.
E' il gruppo di gran lunga maggiore a Palazzo D'Accursio. Comprende persone di diverse generazioni (i giovani non sono numerosissimi ma non mancano), alcune personalità di assoluto rilievo accademico e professionale, molti consiglieri di esperienza e di provata competenza amministrativa.
Unire è difficile. Si proviene da realtà diverse e chiunque può ritenere di avere svolto un ruolo particolare, non riducibile e, naturalmente, temere che non venga inteso o raccolto il suo contributo.
Unire sarà forse ancora più difficile considerando il momento particolare che si attraversa. Il centrosinistra governa ad ogni livello istituzionale ma, l'alleanza dell'Unione che ha condotto alla vittoria sembra divisa, non episodicamente ma strutturalmente.
Non è sicuro l'esito normale del mandato, così come non è certo quello della legislatura.
In questo contesto siamo al primo ed importante atto formale: la nomina del capogruppo.
Basta guardare al quadro d'insieme, prima accennato, per comprendere quanto vadano chiarite antinomie importanti quali, vecchio/nuovo e continuità/discontinuità.
Com'è ovvio bisognerà lasciare indietro il vecchio e il continuo che siano disutili ed affermare l'utile e l'opportuno.
In primo luogo occorre confermare il principio di lealtà al Sindaco e alla Giunta.
Lealtà è una parola grossa? Guardiamo il calendario.
All'inizio di un mandato si può impostare una dialettica particolarmente propositiva, anche con larghi campi di autonomia da percorrere, per i consiglieri ed i gruppi consiliari. Ma quando si è alla vigilia, comunque, dell'ultimo tratto di strada, bisogna serrare le fila, favorire l'accelerarsi delle realizzazioni, portare a sintesi.
Ritengo francamente che non si sia fatto abbastanza, a tempo debito, per impostare una piena operatività dei consiglieri, è un limite che accusiamo, che non aiuta.
Ma oggi non serve una “visibilità” generica.
Attenzione: servirà una attività di tutti, molto intensa e ricca, direi quasi uno "scongelamento " di energie.
Ci vorrà molta libertà d’azione ma per seguire processi e pratiche, interventi e servizi, in diretto rapporto con gli assessori e la città, stando sul "territorio", come si usava dire.
E' questa la visibilità che ci vuole: allargare, o addirittura riprendere il rapporto con i cittadini.
Un capogruppo utile sarà allora chi sarà capace di adoperarsi per questo impegno di tutti, spesso minuto, che va infittito e coordinato.
Servirà allora rinunciare ad una intervista, ad un "colpetto di teatro", annullare distanze eccessive, per favorire non solo la collegialità ma prima di tutto il fatto che ognuno si senta all’opera.
Non si tratta di indicazioni moraleggianti. Chiunque ha svolto questo ruolo sa che il tempo non basta mai e bisogna scegliere. O imitare "la politica", con una pratica di dichiarazioni, o fare politica per la qualità del rapporto con i cittadini, con tutto il gruppo. Bisogna scegliere o un modello o l'altro. Non c'è il tempo materiale per seguire l'uno e l'altro.
“Lavorare assieme, togliersi le casacche delle squadre di provenienza”, in questi momenti tutti affermiamo banalità come queste.
In realtà la ricerca del pluralismo è un compito specifico del quale avere cura. La disparità organizzativa dei partiti confluenti, ma anche l’articolazione dei punti di vista, lo esigono con particolare nettezza.
Assumere queste pratiche sarebbe difficile per chiunque. Credo che impongano un cambio significativo di passo anche a chi sta conducendo una esperienza in corso e può essere ancora nominato come capogruppo, in un’occasione come questa. E in primo luogo occorrerà cercare la collaborazione di tutti. Scrivere “bisogna farsi aiutare” potrebbe far pensare a chissà quali pretese di controllo. No, il mandato, se viene dato, deve essere reale. Tuttavia il compito che ci sta di fronte è diverso da ciò che abbiamo alle spalle, ripeto, serviranno le forze di tutti, liberate da ogni timore di poter “volare”.

Animali? Come noi.

INTERVENTO DEL CONSIGLIERE DAVIDE FERRARI, IN INIZIO SEDUTA, SU: LA MANIFESTAZIONE PROMOSSA DALLA LAV E ALTRE
ASSOCIAZIONI SABATO PRIMO DICEMBRE 2007 PER UN NATALE DI PACE CON TUTTI I
VIVENTI, GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLE CONDIZIONI DEGLI ANIMALI DA
ALLEVAMENTO.

"Ringrazio il Presidente, che ha letto il titolo che già illustra quasi integralmente l'intervento che voglio fare.
Mi è capitato di partecipare con soddisfazione e piena adesione ad una manifestazione che si è svolta il primo di questo mese, promossa dalla LAV , da altre associazioni animaliste e da associazioni che si impegnano per scelte alternative di alimentazione.
Un punto, tra i tanti di cui trattava il manifesto promotore, è per me di grandissimo rilievo ed importanza, quello che solleva il tema della condizione spaventosa con la quale il nostro sistema produttivo tratta e dispone della vita degli animali nella catena della produzione alimentare, in particolare negli allevamenti.
Io sono per un animalismo riformista e gradualista, ma che sui valori non intende transigere.
Gli allevamenti, che sono produttivi di conseguenze sanitarie gravissime e di diffusione di gravissime forme di nuove morbilità, sono ormai da porre all'attenzione dell’opinione pubblica anche da questo punto di vista, oltre che da quello più generale - e per me primario - della terribile crudeltà che in esse viene esercitata.
Questi temi, voglio dire, ancora oggi faticano ad entrare nella politica istituzionale, ma è un errore gravissimo che dimostra una volta di più l'incapacità di futuro che spesso tutti noi dimostriamo.
Da speranza invece che, non soltanto a questa sensibilità si affaccino sempre più persone che cercano, come, per esempio, è stato in quella manifestazione, di proporre forme di alimentazione del tutto alternative, ma anche persone che senza giungere al vegetarianesimo chiedono una diversa organizzazione della nostra catena alimentare ed è a queste in particolare che io intendo rivolgermi raccogliendo la loro sensibilità.
Sul terreno degli allevamenti le responsabilità pubbliche anche del nostro Comune sono rilevanti .
Auspico che insieme all'AUSL, il Comune di Bologna promuova un'agenda di cambiamento concreto delle cose, di riforma, quindi non di rifiuto generalizzato. Spetta anche a questo Consiglio comunale fare la sua parte. Ho voluto per questo motivo parlare oggi anche a testimonianza dell’ ottima e qualificata partecipazione che si è avuta nel pomeriggio dell'1, e anche dell'autorevolezza degli interventi che lì abbiamo potuto ascoltare."

Dal verbale del Consiglio comunale di Bologna di Lunedì 3 Dicembre 2007

venerdì 30 novembre 2007

IN NOME DEL "PROGRESSO".

Promossa dall'Associazione culture della Sinistra per il PD, nasce, a Bologna, una nuova rivista di politica e cultura

Venerdì 30 novembre è uscito il numero zero di "Il progresso d'Italia", rivista mensile di politica e cultura pubblicata a Bologna. Nell'editoriale, Davide Ferrari – coordinatore di un comitato di Direzione di cui fanno parte anche Enrico Ciciotti, docente all'Università Cattolica di Milano, e Carlo Galli, dell'Università di Bologna – nel soffermarsi sull'impegno del Partito Democratico per la riforma della politica e del sistema istituzionale del nostro Paese, sottolinea la necessità che si mantenga un'alleanza di governo tra tutte le componenti del centrosinistra e della sinistra.
Ad arricchire questa "anteprima" della nuova rivista ci sono, inoltre, il contributo di Giancarla Codrignani, che analizza la situazione del Pakistan e la recente sconfitta di Rigoberta Menchù in Guatemala, e interventi e saggi di Gianni Ghiselli, Carlo Mayr, Claudio Nunziata, Gregorio Scalise. Infine, il corsivo di "Fortecuore" e, in contro-copertina, le parole di Enzo Biagi – quelle pronunciate in occasione della chiusura censoria della trasmissione televisiva "Il fatto" – portano in primo piano il problema della libertà, e della qualità, della comunicazione di massa.
La parola "PER", che si ritrova nella testata de "Il progresso d'Italia", mette in evidenza la volontà di approfondire le ragioni della proposta invece di quelle della contrapposizione. La rivista è promossa dall'Associazione culture della Sinistra per il PD però, lungi dall'essere organo di stampa della nuova aggregazione politica, intende vivere di vita propria.
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sabato 24 novembre 2007

De Maria coordinatore del PD bolognese. Una cosa buona e giusta.

Associazione della Sinistra
per il Partito Democratico
A.S.P.D


Bologna 24 Novembre

NOTA STAMPA. De Maria coordinatore del PD. Una cosa buona e giusta.

Davide Ferrari, coordinatore nazionale dell'ASPD, presente alla riunione dei "costituenti" bolognesi di questa mattina ha così commentato l'elezione di Andrea De Maria a coordinatore dei PD:

"De Maria è una persona seria ed unitaria. Ha ricevuto una larga fiducia ed è un bene per il nuovo partito a Bologna.
Le associazioni bolognesi nelle scorse settimane lo avevano auspicato ed è accaduto.
E' da considerare positiva la grande civiltà con la quale i delegati eletti nelle liste per Antonio La Forgia hanno motivato il loro dissenso costruttivo.
Ridotti, a leggere i numeri, e più che attesi, considerando la storia recente dei partiti ora confluiti nel PD, i voti negativi.
Sì, quello che più conta è che si sia fatta la cosa più "buona e giusta" e che si possa andare avanti con ragionevole fiducia".

Per ufficio stampa
M. Busi


www.sinistra.pd.it
info@sinistra.pd.it

L'Isola dei senza vergogna.

L'Italia che viviamo
di Davide Ferrari

Confesso: ho guardato spesso, negli anni scorsi l'Isola dei famosi. E quest'anno, più distratto, ho recentemente recuperato vedendomi, intera, una sua lunga puntata.
Ho letto poi una serie di servizi su "Di più TV" sull'argomento. Sono documentatissimo.
Tutti sanno che i realities sono quel che sono, ma qui si esagera.
Il Malgioglio dichiara che Manuela Villa vincerà perchè il padre Claudio dal cielo la sostiene per tacitare il suo complesso di colpa.
Sembra infatti che non volle riconoscerla.
Ma, se nei cieli hanno tanto potere, quanto lavoro dovrebbe avere il nonno di Osama Bin Laden? Perchè non interviene?
C'è poi un tizio, uno dei "non famosi", credo, dall'eloquio alla Toni Ucci e dalle parole particolarmente maligne.
Dallo studio una tizia spiega che Lui fa così perchè ha il difetto tipico della "romanità": è un "rosicone", accusa.
La romanità, dice proprio così.
Ed io che credevo che quel termine indicasse la civiltà dell'antica Roma.
Come sono arretrato!
Appare e scompare una sorta di zombie.
E' un ex palestrato, ci informa Platinette, che di sex simbol se ne intende.
Ora è macilento. Il suo volto scavato sembra quello di Mc queen-Papillon, prigioniero alla Cayenna.
Per fortuna quest'anno non c'è Maria Giovanna Elmi, giunta in passato, per la dieta isolana, alla rassomiglianza con le ottuagenarie streghe navajos che perseguitano spesso Tex Willer.
Il reality dove non si magna è davvero terribile.
Eppure per farlo sono disposti a tutto e piangono quando finalmente ci arrivano, tornando alla celebrità, come Ferrini.
Cecchi Paone forse è gay ma è antipatico lo stesso. Lo hanno eliminato senza pietà. Non c'è ancora un' "Isola dei boriosi".
Gli altri non li conosco, li vedo strisciare nel fango e parlare di cocco.
Non c'è un motivo per guardare, eppure si guarda.
Abatantuono , in un recente film -tristissimo e bello- di Pupi Avati ha impersonato un attore cinquantenne, stanco e malandato, che racconta alle figlie un suo tentativo di suicidio.
Fra le motivazioni quella di essere stato indotto ad umiliarsi fino a partecipare ad un reality ambientato nelle fogne.
La realtà supera l'iperbole del film. L'isola è ancor più sporchiccia e la Ventura, un tempo brava e vivace ragazzina, ora mostra la crudeltà di una guida turistica per viaggi in torpedone. Ha l'insistente spietatezza della coppia De Filippis-Costanzo, presi ambidue.
Eppur guardiamo.
Cosa ci attira? La mancanza di alternative non basta. La solitudine è una scusa, vera ma banale.
In realtà guardiamo perchè godiamo a non farci i c.... nostri.
I vicini ce lo impediscono con il loro mutismo, i colleghi di lavoro non comunicano, almeno quelli dell'Isola non hanno più segreti per noi.
Gli autori, per dir così, di questi programmi insistono a provocare negli schiavi dorati che sono nelle loro mani, come "i naufraghi", occasioni "curiose" di competizione e degradazione.
Sbagliano, il reality più amato sarebbe quello che ci mostrasse persone normalissime, in ognuna delle loro normali attività, purchè fossero davvero tutte.
Ricordate il film "Truman show"? Ci ha già dato la rotta.
Il mega reality lì descritto inseguiva un uomo dalla nascita, facendolo vivere in un mondo posticcio, perchè il pubblico potesse tenerlo in pugno, guardarlo in ogni suo istante di vita.
Forse avremo realities con meno bellone e atleti in disarmo ma in cambio ci verrà prossimamente denudata l'esistenza integrale di un protagonista, un uomo o una donna, senza più alcun diritto e senza altro scopo oltre quello di essere da noi osservato, come un giocattolo. Senza più alcuna umanità.
Senza vergogna.
Si può ancora dire? Si può ancora indignarsi, anche contro noi stessi, spettatori colpevoli? Sì, si deve.

venerdì 16 novembre 2007

Il caso Legge Finanziaria: rivolte contro l'equità?

Il caso Legge Finanziaria: rivolte contro l'equità?
scelte di politica economica e relazioni sociali.


a confronto sul tema

intervengono:
On. Laura Pennacchi
Guido Gambetta
Andrea De Maria
Marco Mazzoli

Presiede Gregorio Scalise
Incontro promosso dai firmatari del documento:
"Nell'Ulivo. Da Sinistra".

Giovedì 16 novembre 2007, alle ore 17,30
sala Londra dell'Hotel Europa
via Boldrini 11, Bologna

giovedì 15 novembre 2007

Ricordo di Don Benzi. (Stenografico)

Intervento in Consigflio comunale, inizio seduta.
Consigliere FERRARI

Cercherò di rispettare l’invito che Ella, signor Presidente, mi ha rivolto, anche perché questo intervento è stato accettato fuori tempo massimo, credo per rispetto alla persona a cui è dedicato. Mi è capitato di parlare pesso con Don Oreste Benzi, sia per motivi diversi, sia per motivi istituzionali, sia anche per motivi personali. Io credo di dover dire poche parole, ma quindi molto sentite. Penso anch’io, è già stato ricordato che il punto di fondo sia quello dell’amore per la persona, attenzione però, perché l’amore per la persona - siamo in un’aula istituzionale, non importa chi ha fede e non ha fede - però ho sentito molti riferimenti alla fede, me ne sia permesso una, non significa la proclamazione dei valori, magari usati come corpo contundente contro gli altri, no. Significa tutto il contrario, e c’è una precisa istruzione su questo, significa fare passi nella direzione di colui che ti vuole deviare anche con la violenza dalla tua direzione e dalla tua vita. La condivisione è l’amore per la persona, non la proclamazione che sempre sa di ipocrisia della propria superiore modalità ideologica. C’era un punto di distanza con Don Oreste, non sembrava giusto, non comprendeva le tematiche che, per far presto, io definirei della riduzione del danno, non le comprendeva, e non le comprendeva perché riteneva che la base di tutti i suoi interventi di carità fosse la salvaguardia integrale della dignità della persona e quindi qualunque cosa che desse per scontato una riduzione, sia pure utile a fare passi avanti, di questa visione integrale della dignità della persona dal tossicodipendente, alla prostituta, veniva visto con difficoltà, persino con sospetto. Mi è capitato però di ragionare su questo punto, di aver compreso una cosa, forse anche di aver detto qualcosa di utile, insomma, chi con lui è stato tanto impegnato su questo piano di iniziative e cioè che è vero che ogni qualvolta la politica, l’istituzione che è chiamata per forza di cose a scegliere il male minore, per fare il bene, abbandona il senso di un fine, di una trasformazione, di un possibile riscatto generale dell’uomo, ebbene, anche questa riduzione del male suona falsa, suona provvisoria. Ma così pure, ma così pure chiunque, magari un sacerdote, vuole impegnarsi per strappare il meglio dall’anima di una persona, l’oscuro per riportarlo in luce, deve sapere valorizzare ogni momento di luce, anche passare da una sostanza all’altra, anche ridurre le ore della vendita del proprio corpo, anche fare passi sbagliati, ma meno gravi e mortali di altri ai quali si era condannati. La carità quale fatto concreto, quando i valori non sono proclamati ma si basano sull’amore della persona è qualunque atto fondamentale, un terreno nel quale si lascia qualcosa, ma si prende molto e molto si cambia e grazie anche all’incontro con uomini come Don Oreste Benzi che questo alle volte è dato davvero di farlo, potendo quindi crescere molto come uomini e come persone impegnate nella nostra società. Non cito oltre esempi su Bologna, perché l’hanno già fatto i Colleghi, chiedo scusa al Presidente, a cui su questo titolo mi ero incaricato di rivolgere la domanda per questo intervento. Il ricordo non può che essere generale, quanto tanto e generale e importante ed amata la figura come quella di Don Oreste.

giovedì 1 novembre 2007

Un saggio sulla didattica della poesia pubblicato nei "Quaderni di cultura del Galvani"

I QUADERNI DI CULTURA DEL GALVANI 
RIVISTA SEMESTRALE 
ANNO 14– nuova serie numero 1 – 2007-2008 
INDICE 

Il Liceo Galvani si confronta con il mondo universitario , Sofia Gallo 

COLLOQUI SUL CLASSICO: SECONDA SERIE 
Premesse per una didattica della poesia. Appunti poco popolari di un poeta, Davide Ferrari 
Medioevo passato, presente, futuro, Rolando Dondarini 
La via della seta, Bianca Patocchi 
Espressioni memorabili e durature nella tragedia greca, Renzo Tosi 
Homines, dum docent discunt (Seneca). Semper homo bonus tiro est (Marziale), Giovanni Ghiselli 

GIORNATA DI STUDIO SUL MITO DEL BRAVO ITALIANO Presentazione Il fascismo italiano, i fascismi europei e il nazismo. Le responsabilità dell’Italia nella destabilizzazione e nella repressione nell’area dei Balcani, Enzo Collotti 
Il razzismo del buon italiano: l’esperienza coloniale, Gianluca Gabrielli 
Usi e abusi del mito e della demitizzazione. Qualche esempio, Domenico Giusti 

Bibliografia 

mercoledì 31 ottobre 2007

Associazione della Sinistra per il Partito Democratico
ASPD

Aderiamo volentieri all'iniziativa spontanea ed autogestita in difesa del Governo e per rispettare il patto che ha dato vita all'Unione (vedi sotto n.d.r).
Rispetto del programma e lealtà verso l'azione di governo, ci paiono oggi assolutamente necessari, per motivi etici, senza dubbio, ma anche per evidenti motivi politici.
L'Unione non è soltanto "condannata a stare insieme in questa legislatura".
Evitare che la competizione e la concorrenza fra le forze politiche della coalizione degeneri in una divisione profonda e irrimediabile è una necessità di oggi e di domani.
Se si dimostra che tutto il centro-sinistra non può comunque stare insieme e parlare all'Italia, non vi saranno orizzonti più riformatori ma il ritorno della Destra.
Questa semplice verità interpella sia il PD, su cui troppo spesso in solitudine pesa l'onere della mediazione, sia le forze minori di centro e di sinistra.
Saremo presenti per questi motivi a Bologna e nelle altre città alle iniziative che si stanno organizzando.

Davide Ferrari
coordinatore nazionale ASPD
www.sinistra.pd.it

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wlombardia wrote:
A DIFESA DEL GOVERNO PRODI

Giovedì 1 Novembre 2007 dalle ore 10 alle 13
in Via Quattro Novembre, angolo D’Azeglio,
Prodi-Point in difesa del Governo Prodi

Noi Ulivisti e democratici non possiamo assistere con indifferenza alle varie "congiure" che in questi giorni si stanno perpetrando contro il Governo guidato da Romano Prodi.
Noi riteniamo che il Governo in carica stia lavorando molto bene, avendo adottato dei provvedimenti tesi a favorire lo sviluppo del "sistema Italia".
In tale contesto reputiamo utile sottolineare che per la prima volta sono state realmente adottate misure a favore delle classi sociali più deboli, quali pensionati a basso reddito e precari, avendo nel contempo messo in campo una seria, profonda ed indispensabile azione di risanamento delle condizioni economico-finanziarie del Paese.
Essendo il "cantiere" del Governo Prodi pieno di iniziative tese a completare il programma, definito e sottoscritto da tutta l'Unione, noi chiediamo, in nome del Popolo dell'Ulivo, che questo Governo duri fino al termine della legislatura, appoggiato con coerenza e lealtà da tutti i partiti dell'Unione.
Per questo hanno ricevuto i nostri voti, non per altro.
Forti di queste convinzioni, nei primi giorni di novembre, promuoviamo nelle diverse città del Paese una raccolta di adesioni - sulle piazze o attraverso il web - a sostegno di questo messaggio, che verrà poi inviato ai Leader delle forze di maggioranza.
Per aderire, inviare una email a: adifesadelgoverno@libero.it
Oppure Firma al Tavolo del Prodi Point

Per conoscere le prime adesioni pervenute: www.welfareitalia.it

lunedì 29 ottobre 2007

Orti e anziani, per una città giovane

La Bologna che vogliamo
di Davide Ferrari


Sono un migliaio gli anziani che coltivano, a Bologna, un orto in concessione dal comune.
E' una realtà nota e apprezzata, che, tuttavia, si sente un poco trascurata.
Eppure è importante, lo riconoscono il Comune di Bologna ed i Presidenti dei Quartieri.
Un recente questionario del Coordinamento provinciale centri Sociali anziani e Orti ( che è parte dell'Associazione nazionale ANCESCAO) permette di capire meglio le caratteristiche delle tante persone impegnate.
Hanno risposto alle domande di ANCESCAO 486 uomini e 111 donne.
La prima generazione di "ortisti" venne formata soprattutto da ex-contadini, e ancora oggi circa il 30% dei partecipanti dichiara di coltivare il proprio orto per mantenere un legame con il proprio passato.
Via via negli anni sono arrivate altre persone ed oggi circa il 60% dichiara di fare questa attività unicamente per passatempo.
Molti hanno l'orto da meno di dieci anni. Si affaccia anche qualche laureato volonteroso.
In sostanza ai "veterani" si sono affiancate nuove leve, più cittadine.
Questa esperienza non è in crisi. Molti vogliono iniziarla. anzi il problema è quello che potrebbe nascere da un assottigliamento degli appezzamenti.
Infatti un calo del numero di orti a volte può derivare da un'altra destinazione del territorio, per nuovi parchi o nuovi interventi per la viabilità.
Potrebbe essere l'occasione per ridisegnare la mappa dei terreni, rendere più fruibili i campicelli, scegliendo il modello migliore, non troppo grande, di 70-80 orti per localizzazione.
Ma questo tarda ad avvenire, e Ancescao deve sollecitare l'assegnazione di nuove aree.
Che fare poi, che prospettive dare al servizio? L'associazione degli "ortolani" chiede una maggiore cura nel divulgare la propria attività ed un coinvolgimento maggiore.
Forse sono maturi i tempi per estendere esperienze già in essere, per esempio quelle di Borgo Panigale, che prevedono la gestione di spazi verdi comuni da parte di chi ne coltiva una parte adiacente, o comunque vicina.
Pensiamoci.
Tutti abbiamo un giardinetto sotto casa, spesso lo vediamo riempito da bottiglie e cocci, di cartoni per la pizza o residui canini.
L'educazione non abbonda.
Probabilmente occorre recintare e vigilare di più.
Lo deve fare il Comune ma molto possono fare, assicurando una gestione sociale, gruppi di anziani, dei quali "quelli degli orti" potrebbero essere la componente essenziale.
Chi ama la natura può estendere il suo amore fino ad un territorio comune come il verde pubblico e collaborare ad educare le giovani generazioni ad un maggior rispetto.
Tutti sappiamo quanto ce ne sarebbe bisogno!!.
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Scrivete a davideferrari@yahoo.com,
visitate il sito www.davideferrari.org

venerdì 12 ottobre 2007

“Ci vuole un po’ di Primavera”. Presentato a Bologna "Il progresso d'Italia".

"Il progresso d’Italia"
mensile di politica e cultura

Associazione della Sinistra
per il Partito democratico ASPD

Bologna, 12 ottobre 2007
NOTA STAMPA

-“Ci vuole un po’ di Primavera”. Presentato a Bologna un nuovo giornale.-


Davide Ferrari, dell’università di Bolzano, Laura Renzoni Governatori, dell’università di Bologna e gli scrittori Gregorio Scalise e Giuseppe D’Agata hanno presentato oggi, nel Salone della Federazione dei DS in via Beverara, un nuovo giornale.
La testata “Il progresso d’Italia”, riprende il nome mitico del giornale di Renata Viganò, che a Bologna rappresento la primavera dell’impegno degli intellettuali dopo la resistenza.
“Anche oggi ci vuole un po’ di Primavera, contenuti , ideali e valori forti e caratterizzati”- ha detto Ferrari- “non basta la buona volontà e la capacità burocratica per dare vita ad un partito grande e maggioritario come vuole essere il Partito Democratico”.
Scalise e D’Agata hanno ribadito il Punto: “Bisogna mettere insieme culture gloriose ma differenti e tutte da ripensare di fronte al nuovo”.
L’ordine internazionale, insidiato dalle guerre e dalla decadenza dell’idea stessa del valore dei diritti della persona, il lavoro, colpito dalla precarietà e dall’insicurezza, su questi temi, er gli intellettuali de “Il progresso”, serve dibattito e proposta, non propaganda.
Il progresso d’Italia, con un prestigioso comitato di Direzione, dove spiccano, oltre ai citati, Giancarla Codrignani, Claudio Nunziata, Carlo Galli e gli economisti Enrico Ciciotti e Marco Mazzoli, vuole presentare una messe di contributi, nati da diverse esperienze e generazioni.
Ferrari, rispondendo alle domande dei giornalisti ha tracciato la “piccola road map” dell’ambiziosa iniziativa editoriale.
Oggi, oltre ad un primo Quaderno che rifà il punto sul rapporto fra Sinistra e PD, un NUMERO 0 formato, con originalità da un manifesto bifronte, dove ad un’immagine di particolare bellezza elaborata da un disegno di Henry Moore, si accompagna un testo di presentazione, al quale seguiranno 4 numeri mensili e a Febbraio la volontà è quella di diventare un settimanale.
La diffusione sarà nelle principali catene librarie italiane e affidata anche ad una campagna “militante” di abbonamenti da parte dei nuclei dell’associazione presente in ogni regione d’Italia.
“Ci occuperemo molto di Bologna, - ha aggiunto Ferrari- una città dove troppo poco si parla dei progetti importanti che pure si stanno portando avanti.
Il dibattito è tutto sulle polemiche quotidiane mentre noi presenteremo inserti a tema, dall’urbanistica alla riforma della pubblica amministrazione e la scuola con una ricerca approfondita sulle tematiche”.
Andrea De Maria, segretario dei DS, è intervenuto, ricordando “il valore del contributo che l’Associazione ASPD che oggi da’ vita al giornale, ha già fornito nel percorso costituente del PD” .
“Abbiamo bisogno dell’impegno libero di tanti intellettuali, di diverse discipline, come coloro che fondano “Il progresso d’Italia” per andare avanti, per dare pluralismo e credibilità al nuovo partito”- ha concluso De Maria.

Per segreteria
Barbara Cologna
info@sinistra.pd.it

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Schema per edizione di:
“Il progresso d’Italia”
mensile di politica e cultura

Comitato di direzione
Davide Ferrari, Enrico Ciciotti, Giancarla Codrignani, Giuseppe D’Agata, Carlo Galli, Laura Renzoni Governatori, Marco Mazzoli, Massimo Meliconi, Tullia Moretto, Claudio Nunziata, Etienne Salvadore, Gregorio Scalise, Fabio Zanzotto

Responsabile
Remigio Barbieri

Redazione
via A. Murri 44 , 40137 Bologna
ilprogressoditalia@yahoo.it (diventerà redazione@ilprogressoditalia.net)
diventerà www.ilprogressoditalia.net

Promozione di
Associazione della Sinistra per il Partito Democratico

Segreteria di redazione
Barbara Cologna

Numeri speciali in programma
1 numero zero - manifesto
(11 Ottobre)
TITOLO PARTICOLARE:
“XIV OTTOBRE: fai una cosa in più”

Edizione mensile da Novembre
20 Novembre
Pag 48
Formato a fascicolo con punto metallico
Euro 15
Distribuzione nelle principali catene librarie e presso i nuclei dell’ASPD

Distribuzione base 7000 copie
2000 copie a invio postale gratuito, su richiesta a Circoli, Istituti e realtà associative in cambio con altre riviste




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Contenuti
Temi elettivi in parole chiave:
partito democratico sinistra europa interdipendenza
lavoro sicurezza del lavoro
pace ambiente diritti umani contro la pena di morte generazioni
cultura letteratura arti associazione città Bologna

Schema del sommario base

La nota
Breve di orientamento 3000 battute anonima e relativa alle posizioni sui principali temi di attualità

L’intervista
Con personalità della politica e della cultura, in stretto rapporto con i temi scelti dalla nota.

La cronaca della politica
Aggiornamenti, prese di posizione e dibattiti sugli avvenimenti politici

La cronaca della società
Monitoraggio del mondo dell’associazionismo, del volontariato del sindacato, presentazione di esperienze e buone pratiche

La cronaca della cultura
Descrizione e commento degli avvenimenti culturali, proposte tematiche e programmatiche di politica culturale

I testi
Contributi di 8000 battute di saggisti e ricercatori

La cronaca del web
Rubrica di abstracts di convegni e materiale grigio di politica, economia e cultura con relative sitografie

martedì 2 ottobre 2007

Antifascismo. Approvato odg di Ferrari in Consiglio comunale.

Consiglio comunale di Bologna
il consigliere


Ieri, Lunedì 1 Ottobre, è stato approvato in Consiglio comunale il seguente ordine del giorno, primo firmatario Davide Ferrari.

Il Consiglio comunale di Bologna,
considerando con particolare preoccupazione
il ripetersi di episodi di violenza e di minaccia, rivendicati in nome
dell'ideologia nazifascista, e, in questo quadro,
le minaccie giunte alla persona del Presidente dell'ANPI bolognese
William Michelini
gli rinnova
la propria solidarietà politica ed umana
ed esprime
la propria ferma volontà di operare per l'isolamento, la prevenzione e la repressione di ogni fenomeno di violenza, di recrudescenza di ideologie di contenuto antidemocratico, fascista, razzista ed antisemita.

Davide Ferrari
Roberto Panzacchi
Carlo Monaco
Claudio Merighi
Giovanni M.Mazzanti
Maurizia Migliori
e altri

P. Ufficio stampa
M.Busi