Forum delle scuole del PD di Bologna
“Scuola:
non funziona o è troppo sola?”
Bullismo, violenza, integrazione
In dialogo con Luigi Guerra,
Preside Scienze della Formazione, Univ. Bo.
Intervengono:
Massimo Meliconi, Fulvio Ramponi, Ivana Summa
Partecipa: Maria Virgilio,
Assessore Scuola Comune di Bologna
Presiede Lia Frabboni
Interverranno
Mercoledì 25 Giugno 2008, ore 20,30
Festa dell’Unità di Reno, via De’ Carolis, Bologna
Forumscuole.pdbologna@yahoo.it
mercoledì 25 giugno 2008
lunedì 23 giugno 2008
Ricordo di Stefano Bernassi ( Stenografico)
23 giugno 2008
Consigliere FERRARI
Io innanzitutto volevo ringraziarla Presidente e ringraziare il Vice Presidente Foschini per la sensibilità dimostrata. Stefano Benassi era un uomo molto noto in città anche se la sua fama fortemente univa le qualità di letterato e di studioso con quelle di promotore culturale e di docente non solo nella sua università, quella di Bologna, ma soprattutto in tante occasioni informali di educazione alla letteratura, di formazione di giovani talenti, di diffusione dell’arte di scrittura, che ne hanno fatto una figura particolarmente amata da tanti giovani, giovani oggi e tanti che giovani sono stati negli anni. Ci viene a mancare Stefano Benassi ancora quando la sua esistenza e la sua opera di studioso potevano essere particolarmente ricche e fruttuose. Non voglio qui ricordare le opere, i libri, da analogia ad antropia, figure del romanzo contemporaneo del ’99, fino ai libri su Cookie, su Joyce e i tanti interventi sulle riviste di genere. Vorrei ricordarlo soprattutto per la sua caratteristica particolarissima di essere un professore impegnato nella vita culturale diffusa. Vedete, in questi giorni ci sono alcuni blog, “canto alla luna” e altri, che sono molto letti soprattutto da studenti universitari ma anche da persone di altra età, di altra generazione, che riportano un lunghissimo elenco di lettere in risposta all’annuncio della sua scomparsa. Non credo onestamente che capiti a molti e questa è la prova, sia pure molto triste, di quanto fosse la passione e l’affetto che lui sapeva comunicare a questi scrittori, scrittori è bene chiamarli così, a cui sapeva dare l’obiettivo di una professionalità seria insieme all’insegnamento di non smarrire mai la vocazione alla freschezza, il senso di sé, la forza della testimonianza della propria intimità. Io ho conosciuto Stefano Benassi molti anni fa, lo ricordo ospite fisso proprio per queste sue caratteristiche d’impegno a Casa dei Pensieri, via via anno dopo anno, e lo voglio ricordare direttore della Primo Levi che grazie a lui e a tanti altri, però possiamo dire molto grazie a lui, è diventata nei nove anni di sua direzione, fino allo scorso anno, un reale punto di riferimento per migliaia e migliaia di corsisti negli anni. Infine lo voglio ricordare anche come appassionato, sia pure molto riservato, mai in pubblico, testimone di tante occasioni di solidarietà civile e politica fino all’adesione, nelle forme che alcune di noi hanno seguito anche particolari, al Partito Democratico. Questo suo aderire a ogni battaglia di civiltà, a ogni punto di testimonianza, era fatto sempre in punta di piedi, mantenendo la forte attenzione a ciò dove si poteva dare il meglio senza invadenza di campo. È per questo che io credo che siamo di fronte a un uomo, che salutiamo e per il quale chiedo un minuto di silenzio Presidente, il cui ricordo probabilmente inizierà a testimoniarsi pian piano ma non ci abbandonerà per molti anni.
Consigliere FERRARI
Io innanzitutto volevo ringraziarla Presidente e ringraziare il Vice Presidente Foschini per la sensibilità dimostrata. Stefano Benassi era un uomo molto noto in città anche se la sua fama fortemente univa le qualità di letterato e di studioso con quelle di promotore culturale e di docente non solo nella sua università, quella di Bologna, ma soprattutto in tante occasioni informali di educazione alla letteratura, di formazione di giovani talenti, di diffusione dell’arte di scrittura, che ne hanno fatto una figura particolarmente amata da tanti giovani, giovani oggi e tanti che giovani sono stati negli anni. Ci viene a mancare Stefano Benassi ancora quando la sua esistenza e la sua opera di studioso potevano essere particolarmente ricche e fruttuose. Non voglio qui ricordare le opere, i libri, da analogia ad antropia, figure del romanzo contemporaneo del ’99, fino ai libri su Cookie, su Joyce e i tanti interventi sulle riviste di genere. Vorrei ricordarlo soprattutto per la sua caratteristica particolarissima di essere un professore impegnato nella vita culturale diffusa. Vedete, in questi giorni ci sono alcuni blog, “canto alla luna” e altri, che sono molto letti soprattutto da studenti universitari ma anche da persone di altra età, di altra generazione, che riportano un lunghissimo elenco di lettere in risposta all’annuncio della sua scomparsa. Non credo onestamente che capiti a molti e questa è la prova, sia pure molto triste, di quanto fosse la passione e l’affetto che lui sapeva comunicare a questi scrittori, scrittori è bene chiamarli così, a cui sapeva dare l’obiettivo di una professionalità seria insieme all’insegnamento di non smarrire mai la vocazione alla freschezza, il senso di sé, la forza della testimonianza della propria intimità. Io ho conosciuto Stefano Benassi molti anni fa, lo ricordo ospite fisso proprio per queste sue caratteristiche d’impegno a Casa dei Pensieri, via via anno dopo anno, e lo voglio ricordare direttore della Primo Levi che grazie a lui e a tanti altri, però possiamo dire molto grazie a lui, è diventata nei nove anni di sua direzione, fino allo scorso anno, un reale punto di riferimento per migliaia e migliaia di corsisti negli anni. Infine lo voglio ricordare anche come appassionato, sia pure molto riservato, mai in pubblico, testimone di tante occasioni di solidarietà civile e politica fino all’adesione, nelle forme che alcune di noi hanno seguito anche particolari, al Partito Democratico. Questo suo aderire a ogni battaglia di civiltà, a ogni punto di testimonianza, era fatto sempre in punta di piedi, mantenendo la forte attenzione a ciò dove si poteva dare il meglio senza invadenza di campo. È per questo che io credo che siamo di fronte a un uomo, che salutiamo e per il quale chiedo un minuto di silenzio Presidente, il cui ricordo probabilmente inizierà a testimoniarsi pian piano ma non ci abbandonerà per molti anni.
mercoledì 18 giugno 2008
Parlare male del Comune,fa bene alla citta'?
La Bologna che vogliamo
di Davide Ferrari
Parlare male del Comune di Bologna, sempre e comunque, fa bene alla citta'? Alcune considerazioni a partire dai dati di Bilancio.
E' arrivato in Consiglio comunale il piano annuale degli investimenti e dei lavori pubblici.
E' stata l'occasione per presentare quanto l'Amministrazione Cofferati e' stata in grado di realizzare in questi anni.
In verita' il bilancio e' davvero lusinghiero.
Forse non molti sanno che il volume degli investimenti ha gia superato i trecento milioni di euro.
Per avere un'idea, per capire se si avanti o si va indietro un metodo c'e'.
Basta guardare a quanto, in anni comparabili ha fatto l'Amministrazione precedente, quella di Giorgio Guazzaloca che, per altro, dal punto di vista quanmtitativo non fu una cattiva amministrazione in tema di lavori pubblici.
Ebbene confrontado i primi tre anni "pieni" di Cofferati con i primi tre ani di pieno mandato di Guazzaloca, ed esattamente il 2005, 2006 e 2007 per Cofferati ed il 2000, 2001, 2002 per Guazzaloca emerge chiaramente quianto si sia andati avanti.
E' un bene per Bologna, non solo per una parte.
Ecco le cifre: Guazzaloca, 2000-74,5 milioni di euro ,2001- 73,4 milioni , 2002- 76,2 milioni.
Cofferati: 2005- 96 milioni di euro, 2006- 95,2 milioni e 2007-80,5 milioni.
Eppure queste cifre non sono bastate a suscitare una discussione piu' obiettiva e feconda.
Il centrodestra, in Consiglio, ma anche grandi giornali locali hanno continuato a dipingere la Giunta come paralizzata e inoperosa.
Non e' vero, e soprattutto non e' giusto, continuare ad affermare una falsa polemica.
Ne subisce danno l'immagine stessa di Bologna.
Convinto di cio' ho preso la parola in Consiglio comunale, Lunedi' 16 giugno.
Ecco alcune parti del testo del mio intervento."Presidente, Colleghi,
ho sentito tante volte il centrodestra affermare che l'Amministrazione in corso non riesce a fare nulla, che ci accompagna al degrado, ecc ecc
Mi sono chiesto: fanno bene a Bologna queste parole? Perche' se fossero fondate non vi e' dubbio che sarebbe dovere dell'opposizione suonare un campanello di allarme, a tutta la citta'? non solo alla Giunta.
Perche' se fossimo di fronte al disastro realizzativo, dovremmo comunque suonare la squillo o la diana, che dir si voglia, anche al mondo produttivo, alla societa'? civile, perche' saremmo di fronte a qualcosa realmente di grave e di pericoloso per il nostro futuro di cittadini.
Ma i fondamenti non sussistono. Lo dimostra la pagina 97 di un altro documento, il Budget consuntivo per l' anno 2007, non quello di cui stiamo discutendo, che contiene- per la consueta cura e intelligenza degli uffici di Bilancio e Programmazione di questo Comune- la serie storica dei conti a consuntivo degli investimenti.
E' un esempio, ma importante. Io leggo e scopro che se consideriamo gli investimenti realizzati nel primo triennio delle due amministrazioni, la precedente a questa, e quella attuale, si evidenzia un notevole segno positivo, di aumento.
Eppure ricordo bene, anche per le qualita' straordinarie, dal punto di vista della chiarezza espositiva, dell'allora Assessore Galletti, l'orgoglio con cui la Giunta Guazzaloca presentava il suo monte di investimenti, quasi tutto dovuto, prima all'onda dei finanziamenti ricevuti per 'Bologna 2000 Capitale della Cultura' , poi dopo, nel finale del mandato alle risorse derivate dalla vendita di parte delle azioni di Hera.
Ebbene, se non mancarono allora buoni dati quantitativi, tuttavia le cifre dell'amministrazione attuale sono piu' alte.
Leggendo i dati di Bilancio con attenzione ho constatato, dunque, che la realta'? non e', per nulla, come la si dipinge.
Mi sono chiesto, allora: fa bene alla citta'? questa campagna che e' in corso? Una campagna sul declino ed il degrado, sulla non operativita'? amministrativa della Giunta che in parte l'opposizione alimenta, ma che una parte della stampa e dei commentatori segue, per dire la verita'?, anche in autonomia, mettendoci del proprio.
Io non penso che faccia bene alla citta'?, non lo penso affatto.
Credo che contribuisca a dare un' immagine distorta della citta'?, a negarle fiducia e prospettiva di speranza. Una campagna che viene svolta non per dati di merito ma per motivazioni politiche.
Ma per fare passi avanti, per riavviare la partecipazione ed il senso civico di appartenere ad una comunita'? comunque in cammino ed in mutazione bisogna riconquistare uno spirito di realta'?.
Per questo motivo credo che vada superato un atteggiamento di critica indistinta ed assieme legata ai singoli episodi, e ad essi soltanto.
Anche l'opposizione potrebbe fare molto passando alla critica puntuale, e dando cosi' piu' forza e minor genericita'? alle sue tesi.
Rimanendo ancorati alla sostanza delle cose saremmo piu' forti, tutti noi bolognesi.
La denigrazione indistinta non serve ad altro che accompagnare un distacco fra politica e cittadini, perche' in ultima analisi tutti risultano meno credibili.
Proviamo invece a vedere su che cosa siamo andati piu' avanti, su che cosa siamo piu' indietro.
Con questa volonta'?mi sono permesso, nelle scorse settimane di dire la mia sul "caso" People mover, che ha fatto rilevare come ci sia una forte difficolta'? a investire, a volte, del nostro sistema produttivo.
Ragioniamo su come, forse, ci siano dei motivi anche strutturali, che fanno comprendere il perche' il mondo privato con difficolta'? reagisca agli input pubblici.
Ho ricordato che la stessa cosa avvenne per un'altra grande opera, ancora piu' grande, il cosiddetto "Tunnel sotto la collina" per le automobili, che mi capita di criticare con molta forza per motivi ambientali, ma che anche essa aveva visto, era l'anno 2000, tutte le categorie reagire entusiasticamente.
Un'opera che fu posta in alveo per il project financing, e che non raccolse nessuna proposta finanziaria e operativa dalle imprese, fino a che fu ritirata. Non, dunque, per le critiche mie fu ritirata ma perche' non ricevette risposte dal mercato.
Prima ricevette da tutte le categorie imprenditoriali un entusiastico " salve", poi il salve si trasformo' in un saluto di addio da parte di chi doveva investire, rischiare.
Io non credo sia stato per cattiveria, penso sia dovuto alla dimensionalita'? delle nostre imprese e del nostro sistema produttivo che non sono grandissimi, che vedono piu' qualita'? diffuse che non grandi accumulatori di capitali, e contemporaneamente ritengo anche sia dovuto a un ragionare troppo a breve. Questo s? rappresenta un rischio, e la politica deve, tutta assieme, metterlo in discussione, non giustificarlo con una critica pur che sia a tutto ci? che la mano pubblica propone.
Far cosi' non porta nulla di bene a questa citta'.
Questo mi sembra un tema importante, che per esempio per passare dalla genericita'?alla specificita'. Una critica seria e propositiva laddove abbiamo trovato realmente difficolta'?di intervento, di interlocuzione sociale, potrebbe aiutarci a fare qualche passo avanti, per portare avanti meglio il mandato amministrativo.Io penso sarebbe un bene per tutti anche perche' tutti gli schieramenti politici potrebbero cos? presentare programmi elettorali piu' adeguati ed informati, magari non per forza opposti su tutto, per il prossimo mandato amministrativo.
Guardiamo alla citta'? per come essa veramente e'.
Io ho fatto, ieri, nella giornata domenicale, una passeggiata molto lunga, anche in vista di questa discussione, con la mia famiglia proprio e ho visto invece il grande numero di lavori in atto, anche investimenti sociali, per esempio sull'edilizia di manutenzione.
Non solo quelli pubblici ma anche quelli sociali, quindi, che quando si abbassa il livello dell'investimento richiesto, sono estremamente diffusi.
Allora se camminando anche in zone difficili del centro, invece di contare le impronte delle auto benemerite delle forze dell'ordine che presidiano le zone piu' a rischio, oppure certi residui dei nostri amici piu' cari che pascolano con i loro padroni lungo in quelle zone, guardassimo come sono andati e vanno avanti per intere realta', Strada Maggiore per esempio, o tutto il comparto del contenitori storici, interventi davvero numerosi. La verita'?e' che anche con progetti proposti dal Comune, attorno ad una citta'? che funziona, si raccoglie anche un investimento privato che accompagna il riposizionarsi dell'immagine di Bologna con una manutenzione piu' attenta e buona.
Sara' pure questo un segno, non certo per merito della sola Giunta, di una vivacita', di una volonta'? di esserci, di contare, di dimostrare la bellezza di questa citta'.
Mi piacerebbe che da questo punto di vista occhi piu' aperti, non meno critici, ci aiutassero a guardare gli sforzi che tutta insieme questa citta'?sta compiendo, per portarli ad una scala maggiore.
Per suscitarne di analoghi anche su quelle opere certamente necessarie, di maggiore impatto edi maggior rischio che appunto per trovare interlocutori convinti hanno anche bisogno di un clima piu' positivo dove la progettualita' non sia annilichita da una bulimia di doleances."
In sintesi: pensiamo prima di tutto alla citta'.
di Davide Ferrari
Parlare male del Comune di Bologna, sempre e comunque, fa bene alla citta'? Alcune considerazioni a partire dai dati di Bilancio.
E' arrivato in Consiglio comunale il piano annuale degli investimenti e dei lavori pubblici.
E' stata l'occasione per presentare quanto l'Amministrazione Cofferati e' stata in grado di realizzare in questi anni.
In verita' il bilancio e' davvero lusinghiero.
Forse non molti sanno che il volume degli investimenti ha gia superato i trecento milioni di euro.
Per avere un'idea, per capire se si avanti o si va indietro un metodo c'e'.
Basta guardare a quanto, in anni comparabili ha fatto l'Amministrazione precedente, quella di Giorgio Guazzaloca che, per altro, dal punto di vista quanmtitativo non fu una cattiva amministrazione in tema di lavori pubblici.
Ebbene confrontado i primi tre anni "pieni" di Cofferati con i primi tre ani di pieno mandato di Guazzaloca, ed esattamente il 2005, 2006 e 2007 per Cofferati ed il 2000, 2001, 2002 per Guazzaloca emerge chiaramente quianto si sia andati avanti.
E' un bene per Bologna, non solo per una parte.
Ecco le cifre: Guazzaloca, 2000-74,5 milioni di euro ,2001- 73,4 milioni , 2002- 76,2 milioni.
Cofferati: 2005- 96 milioni di euro, 2006- 95,2 milioni e 2007-80,5 milioni.
Eppure queste cifre non sono bastate a suscitare una discussione piu' obiettiva e feconda.
Il centrodestra, in Consiglio, ma anche grandi giornali locali hanno continuato a dipingere la Giunta come paralizzata e inoperosa.
Non e' vero, e soprattutto non e' giusto, continuare ad affermare una falsa polemica.
Ne subisce danno l'immagine stessa di Bologna.
Convinto di cio' ho preso la parola in Consiglio comunale, Lunedi' 16 giugno.
Ecco alcune parti del testo del mio intervento."Presidente, Colleghi,
ho sentito tante volte il centrodestra affermare che l'Amministrazione in corso non riesce a fare nulla, che ci accompagna al degrado, ecc ecc
Mi sono chiesto: fanno bene a Bologna queste parole? Perche' se fossero fondate non vi e' dubbio che sarebbe dovere dell'opposizione suonare un campanello di allarme, a tutta la citta'? non solo alla Giunta.
Perche' se fossimo di fronte al disastro realizzativo, dovremmo comunque suonare la squillo o la diana, che dir si voglia, anche al mondo produttivo, alla societa'? civile, perche' saremmo di fronte a qualcosa realmente di grave e di pericoloso per il nostro futuro di cittadini.
Ma i fondamenti non sussistono. Lo dimostra la pagina 97 di un altro documento, il Budget consuntivo per l' anno 2007, non quello di cui stiamo discutendo, che contiene- per la consueta cura e intelligenza degli uffici di Bilancio e Programmazione di questo Comune- la serie storica dei conti a consuntivo degli investimenti.
E' un esempio, ma importante. Io leggo e scopro che se consideriamo gli investimenti realizzati nel primo triennio delle due amministrazioni, la precedente a questa, e quella attuale, si evidenzia un notevole segno positivo, di aumento.
Eppure ricordo bene, anche per le qualita' straordinarie, dal punto di vista della chiarezza espositiva, dell'allora Assessore Galletti, l'orgoglio con cui la Giunta Guazzaloca presentava il suo monte di investimenti, quasi tutto dovuto, prima all'onda dei finanziamenti ricevuti per 'Bologna 2000 Capitale della Cultura' , poi dopo, nel finale del mandato alle risorse derivate dalla vendita di parte delle azioni di Hera.
Ebbene, se non mancarono allora buoni dati quantitativi, tuttavia le cifre dell'amministrazione attuale sono piu' alte.
Leggendo i dati di Bilancio con attenzione ho constatato, dunque, che la realta'? non e', per nulla, come la si dipinge.
Mi sono chiesto, allora: fa bene alla citta'? questa campagna che e' in corso? Una campagna sul declino ed il degrado, sulla non operativita'? amministrativa della Giunta che in parte l'opposizione alimenta, ma che una parte della stampa e dei commentatori segue, per dire la verita'?, anche in autonomia, mettendoci del proprio.
Io non penso che faccia bene alla citta'?, non lo penso affatto.
Credo che contribuisca a dare un' immagine distorta della citta'?, a negarle fiducia e prospettiva di speranza. Una campagna che viene svolta non per dati di merito ma per motivazioni politiche.
Ma per fare passi avanti, per riavviare la partecipazione ed il senso civico di appartenere ad una comunita'? comunque in cammino ed in mutazione bisogna riconquistare uno spirito di realta'?.
Per questo motivo credo che vada superato un atteggiamento di critica indistinta ed assieme legata ai singoli episodi, e ad essi soltanto.
Anche l'opposizione potrebbe fare molto passando alla critica puntuale, e dando cosi' piu' forza e minor genericita'? alle sue tesi.
Rimanendo ancorati alla sostanza delle cose saremmo piu' forti, tutti noi bolognesi.
La denigrazione indistinta non serve ad altro che accompagnare un distacco fra politica e cittadini, perche' in ultima analisi tutti risultano meno credibili.
Proviamo invece a vedere su che cosa siamo andati piu' avanti, su che cosa siamo piu' indietro.
Con questa volonta'?mi sono permesso, nelle scorse settimane di dire la mia sul "caso" People mover, che ha fatto rilevare come ci sia una forte difficolta'? a investire, a volte, del nostro sistema produttivo.
Ragioniamo su come, forse, ci siano dei motivi anche strutturali, che fanno comprendere il perche' il mondo privato con difficolta'? reagisca agli input pubblici.
Ho ricordato che la stessa cosa avvenne per un'altra grande opera, ancora piu' grande, il cosiddetto "Tunnel sotto la collina" per le automobili, che mi capita di criticare con molta forza per motivi ambientali, ma che anche essa aveva visto, era l'anno 2000, tutte le categorie reagire entusiasticamente.
Un'opera che fu posta in alveo per il project financing, e che non raccolse nessuna proposta finanziaria e operativa dalle imprese, fino a che fu ritirata. Non, dunque, per le critiche mie fu ritirata ma perche' non ricevette risposte dal mercato.
Prima ricevette da tutte le categorie imprenditoriali un entusiastico " salve", poi il salve si trasformo' in un saluto di addio da parte di chi doveva investire, rischiare.
Io non credo sia stato per cattiveria, penso sia dovuto alla dimensionalita'? delle nostre imprese e del nostro sistema produttivo che non sono grandissimi, che vedono piu' qualita'? diffuse che non grandi accumulatori di capitali, e contemporaneamente ritengo anche sia dovuto a un ragionare troppo a breve. Questo s? rappresenta un rischio, e la politica deve, tutta assieme, metterlo in discussione, non giustificarlo con una critica pur che sia a tutto ci? che la mano pubblica propone.
Far cosi' non porta nulla di bene a questa citta'.
Questo mi sembra un tema importante, che per esempio per passare dalla genericita'?alla specificita'. Una critica seria e propositiva laddove abbiamo trovato realmente difficolta'?di intervento, di interlocuzione sociale, potrebbe aiutarci a fare qualche passo avanti, per portare avanti meglio il mandato amministrativo.Io penso sarebbe un bene per tutti anche perche' tutti gli schieramenti politici potrebbero cos? presentare programmi elettorali piu' adeguati ed informati, magari non per forza opposti su tutto, per il prossimo mandato amministrativo.
Guardiamo alla citta'? per come essa veramente e'.
Io ho fatto, ieri, nella giornata domenicale, una passeggiata molto lunga, anche in vista di questa discussione, con la mia famiglia proprio e ho visto invece il grande numero di lavori in atto, anche investimenti sociali, per esempio sull'edilizia di manutenzione.
Non solo quelli pubblici ma anche quelli sociali, quindi, che quando si abbassa il livello dell'investimento richiesto, sono estremamente diffusi.
Allora se camminando anche in zone difficili del centro, invece di contare le impronte delle auto benemerite delle forze dell'ordine che presidiano le zone piu' a rischio, oppure certi residui dei nostri amici piu' cari che pascolano con i loro padroni lungo in quelle zone, guardassimo come sono andati e vanno avanti per intere realta', Strada Maggiore per esempio, o tutto il comparto del contenitori storici, interventi davvero numerosi. La verita'?e' che anche con progetti proposti dal Comune, attorno ad una citta'? che funziona, si raccoglie anche un investimento privato che accompagna il riposizionarsi dell'immagine di Bologna con una manutenzione piu' attenta e buona.
Sara' pure questo un segno, non certo per merito della sola Giunta, di una vivacita', di una volonta'? di esserci, di contare, di dimostrare la bellezza di questa citta'.
Mi piacerebbe che da questo punto di vista occhi piu' aperti, non meno critici, ci aiutassero a guardare gli sforzi che tutta insieme questa citta'?sta compiendo, per portarli ad una scala maggiore.
Per suscitarne di analoghi anche su quelle opere certamente necessarie, di maggiore impatto edi maggior rischio che appunto per trovare interlocutori convinti hanno anche bisogno di un clima piu' positivo dove la progettualita' non sia annilichita da una bulimia di doleances."
In sintesi: pensiamo prima di tutto alla citta'.
venerdì 30 maggio 2008
Cofferati si ricandida.
La scelta di Cofferati è importante e positiva per Bologna.
La sua presenza è stata e sarà rilevante per ridare peso politico ed istituzionale alla nostra città.
Bisogna ora mettere in rilievo le cose fatte e quelle da completare, evitare ogni polemica interna al piccolo mondo dei palazzi.
Bisognerà però anche chiamare Bologna a confermare una prospettiva alta di coesione sociale e democrazia.
Per questo, come tanti in quella sinistra critica ma unitaria che è così presente a Bologna, mi impegnerò per un risultato che sia un segnale nell'ora in cui viviamo, così difficile e inquieta.
Il segnale che si può governare con autorevolezza, nella democrazia, affrontando, senza cedere, i problemi che stanno portando al populismo e a primi, ma già gravi, sintomi di una nuova "fuga dalla libertà".
Davide Ferrari
La sua presenza è stata e sarà rilevante per ridare peso politico ed istituzionale alla nostra città.
Bisogna ora mettere in rilievo le cose fatte e quelle da completare, evitare ogni polemica interna al piccolo mondo dei palazzi.
Bisognerà però anche chiamare Bologna a confermare una prospettiva alta di coesione sociale e democrazia.
Per questo, come tanti in quella sinistra critica ma unitaria che è così presente a Bologna, mi impegnerò per un risultato che sia un segnale nell'ora in cui viviamo, così difficile e inquieta.
Il segnale che si può governare con autorevolezza, nella democrazia, affrontando, senza cedere, i problemi che stanno portando al populismo e a primi, ma già gravi, sintomi di una nuova "fuga dalla libertà".
Davide Ferrari
venerdì 23 maggio 2008
Bologna verso il 2009. Unire chi rifiuta l'antipolitica.
Bologna verso il 2009. Unire chi rifiuta l'antipolitica. Un' intervista.
Una iniziativa sulle alleanze, di nuovo tipo, che veda il Pd "protagonista", ma rivolta prima a settori sociali e poi a forze politiche, puntando su tutti coloro che non accettano l'antipolitica.
Il risultato potrebbe essere il taglio in sostanza delle ali estreme, a destra e a sinistra.
Ma Davide Ferrari, consigliere comunale PD, che interviene sul dibattito sulle elezioni del 2009 , insiste, "Rivolgiamoci alla societa', dal centro cattolico alla sinistra "intellettuale", "seminiamo". Cosi' l'incontro con possibili alleati si valutera' sulle cose, su basi concrete, piu' forti,sul programma come si dice, ma a partire dall'attenzione agli elettori e ai cittadini piu' che ai soli rapporti politici.
Ferrari, l'attacco della rete Unirsi al sindaco e' stato molto duro.
"Non sono d'accordo e vorrei che comunque si ragionasse su un punto. La venuta e l'esperienza di Cofferati hanno rappresentato e rappresentano un fatto cosi' rilevante che, in ogni caso, sara' sui risultati di questa amministrazione che saremo giudicati.
Non ho negato, quando ne ero convinto, punti critici, ma soprattutto ora e' il momento di incalzare l' azione amministrativa, non di infilare temperini nelle piaghette".
C'e' chi lancia l'allarme su un nuovo 99.
"Il 99 e' lontano, ma non bisogna ripeterne gli errori: il primo fu proprio
quello di sottovalutare le cose fatte.Non servi' allora, nemmeno a rinnovare. Tanto meno serve adesso".
Lei e' stato critico, pero', sui manganelli e lo spray.
Ho dato il mio sostegno in Consiglio. Non mi ha convinto invece la lunga discussione
su questo tema. Anche per entrare in sintonia con settori di centro e popolari dell'opinione pubblica, e della stessa politica, bisogna puntare a coinvolgerli sui problemi della citta', i piu' grandi".
E cioe'?
"Le infrastrutture, che avranno bisogno di risorse pubbliche
rilevantissime, visto che i privati confermano una loro difficoltà ad investire. Non e' un problema solo e tanto di cattiva volonta'. L'economia non tira, e ci si ripiega, non si ha la forza di reagire.E non da oggi. Ben prima del People mover, ai tempi di Guazzaloca, il
tunnel sotto la collina, che contrastai duramente per motivi ambientali, fu pero' affossato
dal disinteresse degli imprenditori. All'nizio era stato un tripudio di si', ma i soldi non vennero mai.
Sara' probabilmente inevitabile fare di piu' da soli, su partite enormi.Bisognera' scegliere priorita' assolute, renderle piu' condivise dall'opinione publica e ristrutturare i bilanci, anche con sacrifici e forse con tasse di scopo.
E ancora un altro tema. Sotto la paura e la protesta per l'insicurezza c'e' il disagio per la cura- che va ancora molto aumentata- degli spazi pubblici. Penso alle scuole, di cui si parla troppo poco.La cosidetta manutenzione e' un tassello della strategia
per la sicurezza. ".
Nel 2009 vede un Pd solitario o alleato della sinistra?
"Il nostro elettorato a Bologna si conferma molto esteso.ma sono convinto che il Pd potra' essere protagonista di un convergere di altre forze, in primo luogo sociali e di
opinione.Richiamo la necessita' di coinvolgere un arco che va dal centro cattolico, non solo ai cattolici progressisti, a una
sinistra intellettuale, radicale ma unitaria, che esiste.Cio' che accomuna e' l'interesse per la qualita' del governo.".
Puo' definire un arco degli interlocutori politici?
E' chiaro che Udc e Sd tendono a rappresentare i settori che ho richiamato. Ma tutto e' in movimento, e si scontrano tendenze opposte ed anche peculiarita' bolognesi complicate. Pensiamo solo al nodo del guazzalochismo. Intanto dobbiamo proporre che si ragioni sul governo, sul buon governare. Non chiedo una rincorsa al centro o nuove maggioranze dietro l'angolo. Mi interessa la qualità della politica. E' questa la vera frontiera "di sinistra": reagire contro l'antipolitica che mina la democrazia facendo lavorare assieme il meglio che la politica ancora esprime. Comunque, a destra, nonostante i toni di Berlusconi, e nella sinistra che viaggia verso l'antagonismo, anche se era nell'Unione, il discorso è opposto e mi pare chiuso."
Capitolo primarie. Vanno fatte sempre, oppure al secondo mandato si puo'
glissare?
"Non voglio tacere un dubbio nel caso del secondo mandato: non vorrei che si
chiudessero in una discussione tutta interna. In ogni caso bisogna proporre forme che incoraggino non solo a votare per le prime cariche, ma a scendere in campo, nei Quartieri, per il Consiglio comunale. Servono persone di qualità.
E per averle bisogna richiamare valori forti, le basi della democrazia.
Dica una cosa "di valore".
"Gli zingari non rubano i bambini"
Tratto da A.Bo. L' Unita' 22 Maggio 2008
Una iniziativa sulle alleanze, di nuovo tipo, che veda il Pd "protagonista", ma rivolta prima a settori sociali e poi a forze politiche, puntando su tutti coloro che non accettano l'antipolitica.
Il risultato potrebbe essere il taglio in sostanza delle ali estreme, a destra e a sinistra.
Ma Davide Ferrari, consigliere comunale PD, che interviene sul dibattito sulle elezioni del 2009 , insiste, "Rivolgiamoci alla societa', dal centro cattolico alla sinistra "intellettuale", "seminiamo". Cosi' l'incontro con possibili alleati si valutera' sulle cose, su basi concrete, piu' forti,sul programma come si dice, ma a partire dall'attenzione agli elettori e ai cittadini piu' che ai soli rapporti politici.
Ferrari, l'attacco della rete Unirsi al sindaco e' stato molto duro.
"Non sono d'accordo e vorrei che comunque si ragionasse su un punto. La venuta e l'esperienza di Cofferati hanno rappresentato e rappresentano un fatto cosi' rilevante che, in ogni caso, sara' sui risultati di questa amministrazione che saremo giudicati.
Non ho negato, quando ne ero convinto, punti critici, ma soprattutto ora e' il momento di incalzare l' azione amministrativa, non di infilare temperini nelle piaghette".
C'e' chi lancia l'allarme su un nuovo 99.
"Il 99 e' lontano, ma non bisogna ripeterne gli errori: il primo fu proprio
quello di sottovalutare le cose fatte.Non servi' allora, nemmeno a rinnovare. Tanto meno serve adesso".
Lei e' stato critico, pero', sui manganelli e lo spray.
Ho dato il mio sostegno in Consiglio. Non mi ha convinto invece la lunga discussione
su questo tema. Anche per entrare in sintonia con settori di centro e popolari dell'opinione pubblica, e della stessa politica, bisogna puntare a coinvolgerli sui problemi della citta', i piu' grandi".
E cioe'?
"Le infrastrutture, che avranno bisogno di risorse pubbliche
rilevantissime, visto che i privati confermano una loro difficoltà ad investire. Non e' un problema solo e tanto di cattiva volonta'. L'economia non tira, e ci si ripiega, non si ha la forza di reagire.E non da oggi. Ben prima del People mover, ai tempi di Guazzaloca, il
tunnel sotto la collina, che contrastai duramente per motivi ambientali, fu pero' affossato
dal disinteresse degli imprenditori. All'nizio era stato un tripudio di si', ma i soldi non vennero mai.
Sara' probabilmente inevitabile fare di piu' da soli, su partite enormi.Bisognera' scegliere priorita' assolute, renderle piu' condivise dall'opinione publica e ristrutturare i bilanci, anche con sacrifici e forse con tasse di scopo.
E ancora un altro tema. Sotto la paura e la protesta per l'insicurezza c'e' il disagio per la cura- che va ancora molto aumentata- degli spazi pubblici. Penso alle scuole, di cui si parla troppo poco.La cosidetta manutenzione e' un tassello della strategia
per la sicurezza. ".
Nel 2009 vede un Pd solitario o alleato della sinistra?
"Il nostro elettorato a Bologna si conferma molto esteso.ma sono convinto che il Pd potra' essere protagonista di un convergere di altre forze, in primo luogo sociali e di
opinione.Richiamo la necessita' di coinvolgere un arco che va dal centro cattolico, non solo ai cattolici progressisti, a una
sinistra intellettuale, radicale ma unitaria, che esiste.Cio' che accomuna e' l'interesse per la qualita' del governo.".
Puo' definire un arco degli interlocutori politici?
E' chiaro che Udc e Sd tendono a rappresentare i settori che ho richiamato. Ma tutto e' in movimento, e si scontrano tendenze opposte ed anche peculiarita' bolognesi complicate. Pensiamo solo al nodo del guazzalochismo. Intanto dobbiamo proporre che si ragioni sul governo, sul buon governare. Non chiedo una rincorsa al centro o nuove maggioranze dietro l'angolo. Mi interessa la qualità della politica. E' questa la vera frontiera "di sinistra": reagire contro l'antipolitica che mina la democrazia facendo lavorare assieme il meglio che la politica ancora esprime. Comunque, a destra, nonostante i toni di Berlusconi, e nella sinistra che viaggia verso l'antagonismo, anche se era nell'Unione, il discorso è opposto e mi pare chiuso."
Capitolo primarie. Vanno fatte sempre, oppure al secondo mandato si puo'
glissare?
"Non voglio tacere un dubbio nel caso del secondo mandato: non vorrei che si
chiudessero in una discussione tutta interna. In ogni caso bisogna proporre forme che incoraggino non solo a votare per le prime cariche, ma a scendere in campo, nei Quartieri, per il Consiglio comunale. Servono persone di qualità.
E per averle bisogna richiamare valori forti, le basi della democrazia.
Dica una cosa "di valore".
"Gli zingari non rubano i bambini"
Tratto da A.Bo. L' Unita' 22 Maggio 2008
martedì 20 maggio 2008
"Spray e bastone ai vigili. Sì, ma e' urgente parlare anche di ben altro".
"Stiamo votando per adottare una misura che è già operativa in molti altri comuni ed è prevista dalla normativa regionale.
Mi pare che quasi tutti siano d'accordo.
Questi "tutti" potrebbero e dovrebbero votarla senza usare infiniti distingui, tutti politicisti, per criticare la pretesa strumentalizzazione dell'argomento, e sfilarsi.
Detto questo Bologna ci chiede di rompere schieramenti già invecchiati e lavorare in modo nuovo per programmi e capacità di governo alte.
E' quello che giustamente chiede Cofferati.
Vale per il PD, che è nato per questo, ma vale in una parte del Centro e vale anche per esponenti alla sinistra del PD.
Francamente, invece, a Destra e nell'estrema sinistra non vedo un interesse per la qualità delle proposte, per la qualità del governo.
Chi ritiene di avere capacità di governo deve mettersi alla prova.
E sono d'accordo quando il PD, che è la forza più grande, lancia una sfida positiva.
Ma questo deve avvenire prioritariamente sui grandi temi: infrastrutture, scuole e formazione, case per mantenere viva la città e non disperderne i "cervelli".
In sostanza: se è possibile provare a fare cose aldilà degli schieramenti, mi piacerebbe che questa prova fosse tentata sui grandi temi.
Ben oltre quindi gli spray al peperoncino.
Non chiedo una rincorsa al centro o nuove maggioranze dietro l'angolo. Mi interessa la qualità della politica. E' questa la vera frontiera "di sinistra": reagire contro l'antipolitica che mina la democrazia facendo lavorare assieme il meglio che la politica ancora esprime."
Dall'intervento in Consiglio comunale di oggi, 19 Maggio.
Mi pare che quasi tutti siano d'accordo.
Questi "tutti" potrebbero e dovrebbero votarla senza usare infiniti distingui, tutti politicisti, per criticare la pretesa strumentalizzazione dell'argomento, e sfilarsi.
Detto questo Bologna ci chiede di rompere schieramenti già invecchiati e lavorare in modo nuovo per programmi e capacità di governo alte.
E' quello che giustamente chiede Cofferati.
Vale per il PD, che è nato per questo, ma vale in una parte del Centro e vale anche per esponenti alla sinistra del PD.
Francamente, invece, a Destra e nell'estrema sinistra non vedo un interesse per la qualità delle proposte, per la qualità del governo.
Chi ritiene di avere capacità di governo deve mettersi alla prova.
E sono d'accordo quando il PD, che è la forza più grande, lancia una sfida positiva.
Ma questo deve avvenire prioritariamente sui grandi temi: infrastrutture, scuole e formazione, case per mantenere viva la città e non disperderne i "cervelli".
In sostanza: se è possibile provare a fare cose aldilà degli schieramenti, mi piacerebbe che questa prova fosse tentata sui grandi temi.
Ben oltre quindi gli spray al peperoncino.
Non chiedo una rincorsa al centro o nuove maggioranze dietro l'angolo. Mi interessa la qualità della politica. E' questa la vera frontiera "di sinistra": reagire contro l'antipolitica che mina la democrazia facendo lavorare assieme il meglio che la politica ancora esprime."
Dall'intervento in Consiglio comunale di oggi, 19 Maggio.
lunedì 19 maggio 2008
Io, un italiano. Cosa so degli zingari
Io, un italiano. Cosa so degli Zingari
Li ho conosciuti dopo una tragedia, l’incendio di Santa Caterina di Quarto nell’Aprile del 2000, o seguendo i passi turpi, di sangue, dei Savi.
Li ho visti con la Bibbia in mano seguire mie lezioni un po’ affrettate di cristianesimo. Li ho visti suonare, orchestrare ottoni a Belgrado e xilofoni spezzati in via Rizzoli.
Ho fra loro amici, non ho trovato santi.
Quando vennero a Villa Salus non ne volevo troppi. Avevo ragione. Quando la Romania (dove forse sono 8 milioni) è entrata in Europa ero preoccupato e non convinto dalle ireniche dichiarazioni di alcune , pur meritorie, Ong.
Bisogna saper guardar in faccia il prossimo. E’ come noi. Ne peggio ne meglio.
Quanto qui io scrivo nasce da un bisogno di reagire all’odio, con fermezza e con coraggio.
Ma senza dimettere le lenti del governo, trovando i limiti del buon senso, anche all’amicizia e alla fraternità.
Si fecero chiamare egiziani, gipsi, per nascondere dietro l’immagine di figli dei Faraoni un origine profana.
Migrati dall’India, dopo il mille, forse perseguitati (seguaci di un’eresia religiosa? I reduci di una rivoluzione?) sono da secoli una delle due grandi nazioni anomale che percorrono la storia dell’Europa.
L’altra sono gli Ebrei.
Centinaia di anni, decine di paesi attraversati ed abitati, mille culture incontrate e mediate, tutto rende impossibile un’unica definizione dei popoli zingari.
Tuttavia a me pare che, nella battaglia della sopravvivenza e della difesa di una propria peculiarità irriducibile, mentre gli Ebrei hanno cercato di perseguire l’obiettivo della massima competitività, gli Zingari -quasi specularmente- hanno giocato la carta della non competizione.
Popolo che non dichiara guerre, che pratica la religione di chi ha incontrato, dall’Ortodossia al Pentecostalismo passando dal Cattolicesimo ed anche in qualche caso dall’Islam, gli Zingari vivono fuori dalla catena di comando, di gerarchia delle nostre società. Le periferie delle città, nella triste comunanza di destino con tanti altri emarginati, sono -forse- anche la metafora di una perifericità dell’anima.
“Siate come i gigli del campo, non pensate al domani, ogni giorno basta a se stesso”: a volte pare che siano nell’anima zingara gli insegnamenti più imperiosi ed anche meno facilmente seguibili del maestro di Galilea.
Quando parli con loro- la mia esperienza, avverto, si limita a Rom rumeni e assai meno a profughi della guerra dell’ex Jugoslavia, capisci quanto sia distante da loro apprendere l’importanza dei nomi, da quelli delle strade e delle vie a quelli delle stesse persone. Possono averne più d’uno, che importa.
L’importante è descrivere un luogo, un cammino che si è fatto, oppure raccontare e ridere di come una persona è.
Mi fa riflettere il loro rapporto con i bambini.
Devo smentire la canea assassina di questi giorni. Non rubano bambini. Ne hanno fin troppi. Quale valore ne trarrebbero?
Fagin, non a caso un ebreo, era a capo- nell’Oliver Twist di Dickens- di una banda di trovatelli schiavizzati dediti a pagargli decime con il furto e l’accattonaggio. Ma- se vogliamo non perdere la ragione- oggi sappiamo bene che non occorre avere aguzzini ebrei o gitani per essere meninos de rua, in tutte le strade di questo mondo.
Spesso ci fa inorridire la giovane mamma rom con il bambino appeso al collo a pochi centimetri da una sigaretta, oppure il brulicare nelle stazioni di piccoli untorelli pronti a tutto (A proposito, ne incontriamo a Verona, città del rampicante sindaco leghista più di quanto accada a Bologna).
Ma la povertà è così.
Mi colpisce invece altro. I bimbi rom giocano ignari di ogni compatibilità di spazio e di relazione. Non sono più liberi dei nostri figli quando invadono territori che non possono invadere ( Mi colpì vederne alcuni in mezzo allo spettacolo di artisti di strada in Piazza Maggiore, anni addietro, aggirarsi,senza però nessun coinvolgimento e consapevolezza). No , non sono più liberi, hanno ricevuto meno, nella trasmissione dei saperi, dei comportamenti, dal loro mondo adulto.
Non è solo ignoranza, o incuria. La cultura profondamente maschilista mi pare affidi il carico dei bambini quasi soltanto sulle donne. Donne ancora più lontane da esperienze di lavoro e di crescita di quanto non accada ai loro uomini e quindi deprivate di speranza e di possibilità. Donne che danno ai loro figli quello che possono e spesso non è molto.
Il furto. Parliamo del furto. “Tutti gli Zingari rubano”. Non è vero. Non sono vere nemmeno le chiacchiere sociologiche sul nomadismo che indurrebbe e giustificherebbe il non aver idea di proprietà privata altrui e quindi il furto.
Oggi quasi mai sono nomadi e moltissimi non rubano. E’ vero però che non c’e’ famiglia dove non conviva il lavoratore, magari occasionale, ed il parente ladro, magari altrettanto occasionale.
“Non vogliono cambiare”. Certo, se cambiare vuol dire morire, perdere ogni cosa, diventare anonimi più che sedentari probabilmente neanche il giovane rom più “infigato” dei film americani lo vorrebbe.
Il problema è che la “nazione” la sua articolazione in tribu’, non da tutti sentita allo stesso modo ma ben esistente, soprattutto i tempi della vita che la “cultura” sociale zingara scandisce, impediscono spesso anche l’avanzamento, non solo il cambiamento.
Se servono soldi, allo spasimo, bisogna sposarsi molto presto e incassare qualcosa per ogni figlia. Allora anche i maschi a 18 anni devono essere pronti, sentirsi vecchi se a venti non hanno moglie. Ma così facendo non si studia, non si risparmia anche se si lavora, non si “arricchisce” la famiglia ed il proprio futuro.
C’è di più, insieme al maschilismo, alla cura insufficiente dei bimbi, sono proprio questi tempi a rendermi preoccupato della evoluzione possibile dei Rom.
Fare per forza i mariti e le mogli, giovanissimi, mentre -nel frattempo- l’egemonia della cultura tradizionale va scemando, può unire il peggio del tribale alla modernità più insidiosa. Si possono creare unioni violente e senza futuro, non famiglie.
Questo credo di sapere. Non sono un esperto. Ma non lasciamo ai soli esperti di Università o di assistenza la voce del diritto a riconoscere uomini gli altri uomini. Tutti.
Ci sono mille ragioni per non farlo. Ma la prossima volta potrebbe toccare a noi. Agli italiani è già capitato, nei campi di Aigues Mortes, braccati dagli operai francesi, a Marcinelle, nel patibolo di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. E anche nel ragazzo orfano, cacciato dalla matrigna a Zola perché mutilato nella grande guerra, di cui ci raccontava il nostro Bruno Drusilli, suo figlio. Vestivamo di stracci. Non eravamo migliori. Eravamo uomini.
Da " Il Domani di Bologna" 16 Maggio 2008
Li ho conosciuti dopo una tragedia, l’incendio di Santa Caterina di Quarto nell’Aprile del 2000, o seguendo i passi turpi, di sangue, dei Savi.
Li ho visti con la Bibbia in mano seguire mie lezioni un po’ affrettate di cristianesimo. Li ho visti suonare, orchestrare ottoni a Belgrado e xilofoni spezzati in via Rizzoli.
Ho fra loro amici, non ho trovato santi.
Quando vennero a Villa Salus non ne volevo troppi. Avevo ragione. Quando la Romania (dove forse sono 8 milioni) è entrata in Europa ero preoccupato e non convinto dalle ireniche dichiarazioni di alcune , pur meritorie, Ong.
Bisogna saper guardar in faccia il prossimo. E’ come noi. Ne peggio ne meglio.
Quanto qui io scrivo nasce da un bisogno di reagire all’odio, con fermezza e con coraggio.
Ma senza dimettere le lenti del governo, trovando i limiti del buon senso, anche all’amicizia e alla fraternità.
Si fecero chiamare egiziani, gipsi, per nascondere dietro l’immagine di figli dei Faraoni un origine profana.
Migrati dall’India, dopo il mille, forse perseguitati (seguaci di un’eresia religiosa? I reduci di una rivoluzione?) sono da secoli una delle due grandi nazioni anomale che percorrono la storia dell’Europa.
L’altra sono gli Ebrei.
Centinaia di anni, decine di paesi attraversati ed abitati, mille culture incontrate e mediate, tutto rende impossibile un’unica definizione dei popoli zingari.
Tuttavia a me pare che, nella battaglia della sopravvivenza e della difesa di una propria peculiarità irriducibile, mentre gli Ebrei hanno cercato di perseguire l’obiettivo della massima competitività, gli Zingari -quasi specularmente- hanno giocato la carta della non competizione.
Popolo che non dichiara guerre, che pratica la religione di chi ha incontrato, dall’Ortodossia al Pentecostalismo passando dal Cattolicesimo ed anche in qualche caso dall’Islam, gli Zingari vivono fuori dalla catena di comando, di gerarchia delle nostre società. Le periferie delle città, nella triste comunanza di destino con tanti altri emarginati, sono -forse- anche la metafora di una perifericità dell’anima.
“Siate come i gigli del campo, non pensate al domani, ogni giorno basta a se stesso”: a volte pare che siano nell’anima zingara gli insegnamenti più imperiosi ed anche meno facilmente seguibili del maestro di Galilea.
Quando parli con loro- la mia esperienza, avverto, si limita a Rom rumeni e assai meno a profughi della guerra dell’ex Jugoslavia, capisci quanto sia distante da loro apprendere l’importanza dei nomi, da quelli delle strade e delle vie a quelli delle stesse persone. Possono averne più d’uno, che importa.
L’importante è descrivere un luogo, un cammino che si è fatto, oppure raccontare e ridere di come una persona è.
Mi fa riflettere il loro rapporto con i bambini.
Devo smentire la canea assassina di questi giorni. Non rubano bambini. Ne hanno fin troppi. Quale valore ne trarrebbero?
Fagin, non a caso un ebreo, era a capo- nell’Oliver Twist di Dickens- di una banda di trovatelli schiavizzati dediti a pagargli decime con il furto e l’accattonaggio. Ma- se vogliamo non perdere la ragione- oggi sappiamo bene che non occorre avere aguzzini ebrei o gitani per essere meninos de rua, in tutte le strade di questo mondo.
Spesso ci fa inorridire la giovane mamma rom con il bambino appeso al collo a pochi centimetri da una sigaretta, oppure il brulicare nelle stazioni di piccoli untorelli pronti a tutto (A proposito, ne incontriamo a Verona, città del rampicante sindaco leghista più di quanto accada a Bologna).
Ma la povertà è così.
Mi colpisce invece altro. I bimbi rom giocano ignari di ogni compatibilità di spazio e di relazione. Non sono più liberi dei nostri figli quando invadono territori che non possono invadere ( Mi colpì vederne alcuni in mezzo allo spettacolo di artisti di strada in Piazza Maggiore, anni addietro, aggirarsi,senza però nessun coinvolgimento e consapevolezza). No , non sono più liberi, hanno ricevuto meno, nella trasmissione dei saperi, dei comportamenti, dal loro mondo adulto.
Non è solo ignoranza, o incuria. La cultura profondamente maschilista mi pare affidi il carico dei bambini quasi soltanto sulle donne. Donne ancora più lontane da esperienze di lavoro e di crescita di quanto non accada ai loro uomini e quindi deprivate di speranza e di possibilità. Donne che danno ai loro figli quello che possono e spesso non è molto.
Il furto. Parliamo del furto. “Tutti gli Zingari rubano”. Non è vero. Non sono vere nemmeno le chiacchiere sociologiche sul nomadismo che indurrebbe e giustificherebbe il non aver idea di proprietà privata altrui e quindi il furto.
Oggi quasi mai sono nomadi e moltissimi non rubano. E’ vero però che non c’e’ famiglia dove non conviva il lavoratore, magari occasionale, ed il parente ladro, magari altrettanto occasionale.
“Non vogliono cambiare”. Certo, se cambiare vuol dire morire, perdere ogni cosa, diventare anonimi più che sedentari probabilmente neanche il giovane rom più “infigato” dei film americani lo vorrebbe.
Il problema è che la “nazione” la sua articolazione in tribu’, non da tutti sentita allo stesso modo ma ben esistente, soprattutto i tempi della vita che la “cultura” sociale zingara scandisce, impediscono spesso anche l’avanzamento, non solo il cambiamento.
Se servono soldi, allo spasimo, bisogna sposarsi molto presto e incassare qualcosa per ogni figlia. Allora anche i maschi a 18 anni devono essere pronti, sentirsi vecchi se a venti non hanno moglie. Ma così facendo non si studia, non si risparmia anche se si lavora, non si “arricchisce” la famiglia ed il proprio futuro.
C’è di più, insieme al maschilismo, alla cura insufficiente dei bimbi, sono proprio questi tempi a rendermi preoccupato della evoluzione possibile dei Rom.
Fare per forza i mariti e le mogli, giovanissimi, mentre -nel frattempo- l’egemonia della cultura tradizionale va scemando, può unire il peggio del tribale alla modernità più insidiosa. Si possono creare unioni violente e senza futuro, non famiglie.
Questo credo di sapere. Non sono un esperto. Ma non lasciamo ai soli esperti di Università o di assistenza la voce del diritto a riconoscere uomini gli altri uomini. Tutti.
Ci sono mille ragioni per non farlo. Ma la prossima volta potrebbe toccare a noi. Agli italiani è già capitato, nei campi di Aigues Mortes, braccati dagli operai francesi, a Marcinelle, nel patibolo di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. E anche nel ragazzo orfano, cacciato dalla matrigna a Zola perché mutilato nella grande guerra, di cui ci raccontava il nostro Bruno Drusilli, suo figlio. Vestivamo di stracci. Non eravamo migliori. Eravamo uomini.
Da " Il Domani di Bologna" 16 Maggio 2008
Due interventi. Sul documento dei "Quattro Presidenti" e sul People mover.
Rifletto sul documento di quattro Presidenti di Quartiere bolognesi.
"Il" Partito Democratico deve essere innanzitutto "un" partito democratico.
Quindi sono non solo giusti ma essenziali tutti i richiami alle forme più larghe e reali di consultazione, a partire dalle primarie.
Ma a ben vedere non è questo il succo del documento o, almeno, della sua presentazione..
Invece chiediamoci se dobbiamo e possiamo aprire una discussione critica ed autocritica sui risultati della nostra azione di governo. Questo il succo, sia pure espresso con garbatezza. Dopo il voto nazionale, in una situazione difficile? No, nessuna ipocrisia nel dirlo, non possiamo. Anzi Bologna può svolgere un ruolo opposto. Il consenso si è avuto. Le risposte che qui si è cercato di dare ai problemi gravi che hanno determinato la vittoria delle Destre sono parte integrante di un programma di opposizione ferma e argomentata, anche se condurla spetta alle forze politiche, non alle amministrazioni.
Non solo. Non basta dire che non possiamo. Sono convinto che non dobbiamo.
Il programma che fu presentato e votato per il Comune di Bologna è un programma per dieci anni.
Su urbanistica e traffico stiamo andando avanti con piani e realizzazioni di indubbio valore nazionale. Sulle politiche di bilancio, sulle quali ho cercato di suscitare attenzione, la salvaguardia dei redditi più ridotti è stata portata avanti con determinazione, sia pure in una situazione di conferma di tutti i servizi e di aumento delle opportunità per l’infanzia.
Gli investimenti sono ad un livello quantitativo altissimo.
Ci sono mille problemi politici per il centrosinistra, ma non se ne risolverà nessuno se si occulterà un dato di fondo: si governa bene.
Vedo cose da cambiare, e soprattutto sulle quali fare di più, ma, solitamente, mi piace avanzare proposte più che infilare temperini in qualche piaga.
E’ più difficile. Si rischia di essere inascoltati. Ma questa è la strada.
Un esempio per chiarire: vorrei una politica nettamente popolare, qui a Bologna, non solo sulla sicurezza ma anche sulle scuole, quelle per tutti e di tutti, che voglio curate e a tempo lungo, in ogni ordine di grado, perché le differenze sociali contino meno.
E mi interessa raccogliere le idee di tanta parte della società civile "intellettuale", critica per natura. Sento il bisogno che esprime di qualità, di riparlare di cose importanti, di progetti per la città.
Così facendo anche il problema delle alleanze del PD cambia aspetto, non è solo "politica", si apre una discussione, si tessono rapporti veri, concreti, "sociali".
Ho assistito alla recente assemblea di Unindustria. Siccome non capisco niente mi sono concentrato, più che sulla nota boutade polemica di Montezemolo, ed anche più che sul segno politico della relazione di Maccaferri, sui risultati di una articolata indagine proposta da Enrico Finzi, di Astra.
Quante buone idee vengono in mente quando si guarda ai dati. Bologna ama se stessa alla follia e per questo strilla di fronte ad ognuna delle sue rughe.
Bisogna innovare ai suoi ritmi e smetterla con le teorie sulla sua inadeguatezza. Fiorirono a Sinistra, prima del ’99 ed è arrivato l’immobilismo di Guazzaloca, non lo sfolgorio di Barcellona, esposto nei video di quell’assemblea..
Ma anche noi, di nuovo, abbiamo troppe volte in questi anni criticato la città e il suo supposto inveterato provincialismo. E oggi quel criticismo si cerca, è ben naturale di rivolgerlo contro chi la governa. Bologna è quel che è. Non è, da decenni, la capitale di un mondo alternativo, è una città che da’ molto e può fare molto. Au clair de lune d’oggidì, è un grande valore.
Mi piacerebbe che i Presidenti di Quartiere stilassero un loro decalogo, di esperienze e di proposte. Dieci anni sono lunghi. Ne mancano ancora sei.
Io il tempo e l’ambizione la misurerei così.
14 Maggio 2008
...........................................................................................
People mover: è un segnale di un problema più grande. Sulle infrastrutture il pubblico è solo. Non da oggi.
Sul "people mover" la polemica contro Zamboni è veramente ridicola. Come se si trattasse di un problema tecnico o della natura del bando.
Fu così anche per i progetti di Guazzaloca e Salizzoni, se ricordiamo bene.
Il project financing per opere come il tunnel per il passante urbano a sud non si fece perchè nessuno si fece avanti.
Era "sotto la collina", un brutto progetto, dal punto di vista ambientale.
Ma la musica non cambia.
A parole, allora, come appena ieri, per il people mover tutti i protagonisti dello sviluppo si dissero d'accordo, fino al dettaglio. Poi il Comune, il pubblico è rimasto solo.
C'è poca voglia di rischiare ma c'è anche di più: il mercato non vuole, o non ce la fa, soprattutto in un'epoca di stagnazione come questa, a pensare al futuro, ad investire sulle reti, a fare sacrifici per ripartire.
Anche all'assemblea di Unindustria, se da un lato si sono proiettati video su Barcellona e Lione, al dunque l'unica proposta e richiesta era "dateci meno tasse".
Non dico questo per fare polemica ma , anzi, per fare riflettere la pubblica amministrazione. Occorre riprendere in mano il progetto per la monorotaia, cercare altri interlocutori. Ma, su tutte le grandi partite infrastrutturali, per un non breve tratto saremo più soli.
Quindi o si rinuncia alle infrastrutture oppure si ristrutturano i bilanci, le politiche fiscali, tagliando molto, e ci si rivolge direttamente ai cittadini, con tasse di scopo.
A partire da alcune priorità di spesa che la comunità e le istituzioni condividano fortemente come assolutamente urgenti.
15 Maggio 2008
"Il" Partito Democratico deve essere innanzitutto "un" partito democratico.
Quindi sono non solo giusti ma essenziali tutti i richiami alle forme più larghe e reali di consultazione, a partire dalle primarie.
Ma a ben vedere non è questo il succo del documento o, almeno, della sua presentazione..
Invece chiediamoci se dobbiamo e possiamo aprire una discussione critica ed autocritica sui risultati della nostra azione di governo. Questo il succo, sia pure espresso con garbatezza. Dopo il voto nazionale, in una situazione difficile? No, nessuna ipocrisia nel dirlo, non possiamo. Anzi Bologna può svolgere un ruolo opposto. Il consenso si è avuto. Le risposte che qui si è cercato di dare ai problemi gravi che hanno determinato la vittoria delle Destre sono parte integrante di un programma di opposizione ferma e argomentata, anche se condurla spetta alle forze politiche, non alle amministrazioni.
Non solo. Non basta dire che non possiamo. Sono convinto che non dobbiamo.
Il programma che fu presentato e votato per il Comune di Bologna è un programma per dieci anni.
Su urbanistica e traffico stiamo andando avanti con piani e realizzazioni di indubbio valore nazionale. Sulle politiche di bilancio, sulle quali ho cercato di suscitare attenzione, la salvaguardia dei redditi più ridotti è stata portata avanti con determinazione, sia pure in una situazione di conferma di tutti i servizi e di aumento delle opportunità per l’infanzia.
Gli investimenti sono ad un livello quantitativo altissimo.
Ci sono mille problemi politici per il centrosinistra, ma non se ne risolverà nessuno se si occulterà un dato di fondo: si governa bene.
Vedo cose da cambiare, e soprattutto sulle quali fare di più, ma, solitamente, mi piace avanzare proposte più che infilare temperini in qualche piaga.
E’ più difficile. Si rischia di essere inascoltati. Ma questa è la strada.
Un esempio per chiarire: vorrei una politica nettamente popolare, qui a Bologna, non solo sulla sicurezza ma anche sulle scuole, quelle per tutti e di tutti, che voglio curate e a tempo lungo, in ogni ordine di grado, perché le differenze sociali contino meno.
E mi interessa raccogliere le idee di tanta parte della società civile "intellettuale", critica per natura. Sento il bisogno che esprime di qualità, di riparlare di cose importanti, di progetti per la città.
Così facendo anche il problema delle alleanze del PD cambia aspetto, non è solo "politica", si apre una discussione, si tessono rapporti veri, concreti, "sociali".
Ho assistito alla recente assemblea di Unindustria. Siccome non capisco niente mi sono concentrato, più che sulla nota boutade polemica di Montezemolo, ed anche più che sul segno politico della relazione di Maccaferri, sui risultati di una articolata indagine proposta da Enrico Finzi, di Astra.
Quante buone idee vengono in mente quando si guarda ai dati. Bologna ama se stessa alla follia e per questo strilla di fronte ad ognuna delle sue rughe.
Bisogna innovare ai suoi ritmi e smetterla con le teorie sulla sua inadeguatezza. Fiorirono a Sinistra, prima del ’99 ed è arrivato l’immobilismo di Guazzaloca, non lo sfolgorio di Barcellona, esposto nei video di quell’assemblea..
Ma anche noi, di nuovo, abbiamo troppe volte in questi anni criticato la città e il suo supposto inveterato provincialismo. E oggi quel criticismo si cerca, è ben naturale di rivolgerlo contro chi la governa. Bologna è quel che è. Non è, da decenni, la capitale di un mondo alternativo, è una città che da’ molto e può fare molto. Au clair de lune d’oggidì, è un grande valore.
Mi piacerebbe che i Presidenti di Quartiere stilassero un loro decalogo, di esperienze e di proposte. Dieci anni sono lunghi. Ne mancano ancora sei.
Io il tempo e l’ambizione la misurerei così.
14 Maggio 2008
...........................................................................................
People mover: è un segnale di un problema più grande. Sulle infrastrutture il pubblico è solo. Non da oggi.
Sul "people mover" la polemica contro Zamboni è veramente ridicola. Come se si trattasse di un problema tecnico o della natura del bando.
Fu così anche per i progetti di Guazzaloca e Salizzoni, se ricordiamo bene.
Il project financing per opere come il tunnel per il passante urbano a sud non si fece perchè nessuno si fece avanti.
Era "sotto la collina", un brutto progetto, dal punto di vista ambientale.
Ma la musica non cambia.
A parole, allora, come appena ieri, per il people mover tutti i protagonisti dello sviluppo si dissero d'accordo, fino al dettaglio. Poi il Comune, il pubblico è rimasto solo.
C'è poca voglia di rischiare ma c'è anche di più: il mercato non vuole, o non ce la fa, soprattutto in un'epoca di stagnazione come questa, a pensare al futuro, ad investire sulle reti, a fare sacrifici per ripartire.
Anche all'assemblea di Unindustria, se da un lato si sono proiettati video su Barcellona e Lione, al dunque l'unica proposta e richiesta era "dateci meno tasse".
Non dico questo per fare polemica ma , anzi, per fare riflettere la pubblica amministrazione. Occorre riprendere in mano il progetto per la monorotaia, cercare altri interlocutori. Ma, su tutte le grandi partite infrastrutturali, per un non breve tratto saremo più soli.
Quindi o si rinuncia alle infrastrutture oppure si ristrutturano i bilanci, le politiche fiscali, tagliando molto, e ci si rivolge direttamente ai cittadini, con tasse di scopo.
A partire da alcune priorità di spesa che la comunità e le istituzioni condividano fortemente come assolutamente urgenti.
15 Maggio 2008
giovedì 6 marzo 2008
Non si scherza con le guerre, in Consiglio comunale.
Alcune importanti personalità della Comunità ebraica di Bologna hanno fortemente criticato la presenza, come oratrice ufficiale, della Vice Presidente del Parlamento Europeo, On. Luisa Morgantini alla manifestazione del 29 Febbraio alle Caserme Rosse.
Una giornata dedicata al ricordo dei carabinieri, dei militari e di tutti i civili che non collaborarono con l'occupante nazista e percio' furono lì fucilati o imprigionati prima della deportazione nei lager .
La motivazione: la Morgantini è da sempre a fianco della popolazione e dei movimenti palestinesi.
Dopo la contestazione la Comunità ha deciso di non essere presente.
Il fatto è approdato in Consiglio Comunale, lunedì 3 Marzo.
Da destra, l'ex esponente della corrente più nostalgica del MSI, oggi capogruppo di Forza Italia, Daniele Carella ha presentato un ordine del giorno di "solidarietà" alla Comunità ebraica.
Da sinistra, Roberto Sconciaforni, di Rifondazione, ha presentato un “odg”, uguale e contrario, in solidarietà con l'On. Morgantini.
Ho provato un forte disagio, lo confesso: quasi un senso di repulsione, per la trasposizione in Consiglio, a livello di disputa politica, della gravissima questione.
Perchè gravissima?
La Comunità ebraica non è una fra le tante "minoranze", è la testimone secolare nella vita della città di Bologna di una storia tesa a mantenere dignità, civiltà e pluralismo, per tutti.
La vicinanza a questa Comunità, in gni occasione è un dovere per ogni democratico.
Vicinanza ad una testimonianza raggiunta e violentata dal vento orribile della Shoah.
La decisione di contestare una rappresentante delle Istituzioni, di un Parlamento liberamente eletto, è stata una scelta dura, e dettata da negatività e sfiducia, ma che non può indurre solo risposte automatiche, contro o a favore.
Luisa Morgantini non è, inoltre, una sconosciuta nella nostra città, da cui proviene.
Già dirigente della CISL è arrivata alla politica dopo e durante un impegno per la pace che l’ha vista presente in mille occasioni, dalla Jugoslavia alla Palestina.
E’ troppo a senso unico il suo pacifismo? Può essere, ma annetterla all’antisemitismo è un pericoloso errore, che può alienare la testimonianza ebraica da parti consistenti di una opinione, magari estrema, ma certamente democratica e non violenta.
Non sempre si può dire tutto, ed in ogni occasione.
In Consiglio era meglio tacere, non dividersi, non strumentalizzare il conflitto.
Assicurare alla democrazia altre carte, altre possibilità per un riconoscersi, domani, quando opportuno.
Invece NO, Rifondazione ha voluto marcare il territorio.
Invece NO, la destra ha voluto dire, impudicamente, che, oggi, è con Israele sempre e comunque.
Ne Carella ne Sconciaforni hanno ricordato che, con il voto dei loro partiti e praticamente di tutto il Parlamento, centinaia di soldati italiani sono in Libano a rischiare la vita per interporsi, per impedire provocazioni terroristiche e sanguinose contro Israele e per salvare la popolazione civile libanese dalle furibonde reazioni del Governo israeliano.
Anche questa presenza doveva consigliare prudenza.
Ho cercato di oppormi, senza successo, a che venissero discussi subito i due documenti e poi ho collaborato, attivamente, con il mio partito , il PD- devo dire l’unica forza politica presente all’altezza della situazione- con più interventi a che venissero entrambi bocciati.
E quest’orientamento ha avuto il voto della maggioranza del Consiglio.
Non si scherza con le guerre per fare campagna elettorale.
Più la politica si fa piccola agli occhi dei cittadini, più le baruffe che la animano si fanno velleitarie, pretendono di dirimere verità, guerre e paci, stili e scelte di vita.
Ma è il coniglio che imita il ruggito del leone. E’ una piccolissima politica che cerca di dimostrare ad altri, poteri forti, chiese, ed anche movimenti di opinione, che esiste.
Ma la politica buona è quella che dimostra buona volontà, che sceglie l’unione ogni volta che è possibile, che non approfitta della discordia, che guarda ai problemi.
La sera del 3 Marzo , in Consiglio, è prevalso il meglio, credo. Ma non è sempre così.
Ognuno rifletta.
Dalla rubrica: "La Bologna che vogliamo"
di Davide Ferrari
"La tribuna", "Free Press"
Una giornata dedicata al ricordo dei carabinieri, dei militari e di tutti i civili che non collaborarono con l'occupante nazista e percio' furono lì fucilati o imprigionati prima della deportazione nei lager .
La motivazione: la Morgantini è da sempre a fianco della popolazione e dei movimenti palestinesi.
Dopo la contestazione la Comunità ha deciso di non essere presente.
Il fatto è approdato in Consiglio Comunale, lunedì 3 Marzo.
Da destra, l'ex esponente della corrente più nostalgica del MSI, oggi capogruppo di Forza Italia, Daniele Carella ha presentato un ordine del giorno di "solidarietà" alla Comunità ebraica.
Da sinistra, Roberto Sconciaforni, di Rifondazione, ha presentato un “odg”, uguale e contrario, in solidarietà con l'On. Morgantini.
Ho provato un forte disagio, lo confesso: quasi un senso di repulsione, per la trasposizione in Consiglio, a livello di disputa politica, della gravissima questione.
Perchè gravissima?
La Comunità ebraica non è una fra le tante "minoranze", è la testimone secolare nella vita della città di Bologna di una storia tesa a mantenere dignità, civiltà e pluralismo, per tutti.
La vicinanza a questa Comunità, in gni occasione è un dovere per ogni democratico.
Vicinanza ad una testimonianza raggiunta e violentata dal vento orribile della Shoah.
La decisione di contestare una rappresentante delle Istituzioni, di un Parlamento liberamente eletto, è stata una scelta dura, e dettata da negatività e sfiducia, ma che non può indurre solo risposte automatiche, contro o a favore.
Luisa Morgantini non è, inoltre, una sconosciuta nella nostra città, da cui proviene.
Già dirigente della CISL è arrivata alla politica dopo e durante un impegno per la pace che l’ha vista presente in mille occasioni, dalla Jugoslavia alla Palestina.
E’ troppo a senso unico il suo pacifismo? Può essere, ma annetterla all’antisemitismo è un pericoloso errore, che può alienare la testimonianza ebraica da parti consistenti di una opinione, magari estrema, ma certamente democratica e non violenta.
Non sempre si può dire tutto, ed in ogni occasione.
In Consiglio era meglio tacere, non dividersi, non strumentalizzare il conflitto.
Assicurare alla democrazia altre carte, altre possibilità per un riconoscersi, domani, quando opportuno.
Invece NO, Rifondazione ha voluto marcare il territorio.
Invece NO, la destra ha voluto dire, impudicamente, che, oggi, è con Israele sempre e comunque.
Ne Carella ne Sconciaforni hanno ricordato che, con il voto dei loro partiti e praticamente di tutto il Parlamento, centinaia di soldati italiani sono in Libano a rischiare la vita per interporsi, per impedire provocazioni terroristiche e sanguinose contro Israele e per salvare la popolazione civile libanese dalle furibonde reazioni del Governo israeliano.
Anche questa presenza doveva consigliare prudenza.
Ho cercato di oppormi, senza successo, a che venissero discussi subito i due documenti e poi ho collaborato, attivamente, con il mio partito , il PD- devo dire l’unica forza politica presente all’altezza della situazione- con più interventi a che venissero entrambi bocciati.
E quest’orientamento ha avuto il voto della maggioranza del Consiglio.
Non si scherza con le guerre per fare campagna elettorale.
Più la politica si fa piccola agli occhi dei cittadini, più le baruffe che la animano si fanno velleitarie, pretendono di dirimere verità, guerre e paci, stili e scelte di vita.
Ma è il coniglio che imita il ruggito del leone. E’ una piccolissima politica che cerca di dimostrare ad altri, poteri forti, chiese, ed anche movimenti di opinione, che esiste.
Ma la politica buona è quella che dimostra buona volontà, che sceglie l’unione ogni volta che è possibile, che non approfitta della discordia, che guarda ai problemi.
La sera del 3 Marzo , in Consiglio, è prevalso il meglio, credo. Ma non è sempre così.
Ognuno rifletta.
Dalla rubrica: "La Bologna che vogliamo"
di Davide Ferrari
"La tribuna", "Free Press"
lunedì 18 febbraio 2008
UNO C'E'
Roberto Montanari è un consigliere regionale del Partito Democratico. Nato ad Argenta, ha il suo radicamento politico a Ferrara, ma lavora a Bologna, da molti anni, per i suoi incarichi elettivi e di partito. Qualche giorno addietro in un’intervista al Resto del Carlino ha annunciato che non intende candidarsi al Parlamento. Nulla di strano, o di rimarchevole, in apparenza. Tutto a posto, dunque, una cosa di cui si può anche non parlare. E invece no. Le cose non stanno così. Montanari è stato il segretario dei DS emiliani in un periodo non breve e denso di avvenimenti rilevanti. Sono successe molte cose: Cofferati a Bologna e la vittoria in Comune, La ripresa dell’Ulivo dopo la sconfitta del 2001 e la vittoria di Errani in Regione, la battaglia difficile delle elezioni nazionali del 2006 e poi, soprattutto, la nascita del Partito Democratico, i congressi con lacrime e abbandoni, la grande giornata delle Primarie del 14 ottobre ecc ecc. Quando, proprio il 14 Ottobre venne eletto Salvatore Caronna segretario del nuovo PD, qualcuno arrivò a scrivere su un importante giornale che Montanari, fattosi un poco in disparte, doveva avere avuto il suo tornaconto. Una di quelle malignità che sarebbe più coraggioso, in ogni ambiente, riservare, se proprio non se ne può fare a meno, a chi prende, non a chi lascia, E ancora nelle settimane scorse il tam tam su una sua eventuale candidatura parlamentare è stato accompagnato, all’interno del mondo dei volontari della politica con rispetto e buona disposizione, ma altrove con qualche piccola malevolenza. Montanari è un “personaggio”: grosso, moltissimo, dall’oratoria bertoldesca, ma non ingenua, pronto a caricare a testa bassa chiunque non tiene conto degli altri. Si può ironizzare sulla sua grinta e sulla sua intelligenza popolana, ma se si è onesti questa ironia diventa subito ammirazione. Se si è qualche altra cosa si sibila. Si sibila, trascurando la vivacità degli occhi e il senso delle cose di Montanari, così evidenti. Intendiamoci è un uomo non privo di astuzie. Ma, come usava imparare alla scuola del vecchio PCI, è di quelli che sanno architettare strategie solo per l’interesse generale del partito, molto meno quando devono applicarla al proprio particolare, pure legittimo. Ne ho conosciuti tanti di uomini così, da ragazzo. Oggi ne incontro di rado. Per questo sono contento di avere incontrato Montanari. La verità è che molto gli dobbiamo. Senza troppo apparire lui, e pochi altri, hanno impedito che il passaggio da DS a PD avvenisse come una vendita di cioccolata. Ha avuto dignità e ricordato che le radici di questa esperienza in Emilia devono rendere conto a generazioni di lavoratori che hanno solo dato e mai chiesto nulla in cambio. Per questo al primo sibilo si è ritirato. “Sei appena stato eletto in Regione e adesso vai in Parlamento???”. Questa l’accusa, una frase che suona bene e razzola malissimo. Come forse direbbe uno scout, ci servirebbero “guide”, non solo “giovani esploratori” o lupi grigi, a Montecitorio. Montanari onorevole, a noi emiliani, sarebbe stato utile, al territorio, altro che storie. Oggi fa un passo indietro. Peccato. Credo lo faccia serenamente. E’ a chi ancora crede nella politica come impegno pulito, che fa male e non rasserena vedere che basta uno schizzo di demagogia per fare “nere tutte le vacche, nella stessa notte”. Non è vero che tutti i politici sono uguali, come quelle vacche, appunto. Uno meglio c’è.
mercoledì 13 febbraio 2008
Bilancio del Comune di Bologna. Un contributo.
L’accordo, recentissimo, sugli indirizzi di Bilancio del Comune per il 2008 fra l’Amministrazione ed i sindacali confederali è molto positivo ed accentua il carattere sociale delle scelte di Bologna.
Proviamo ad evidenziarne alcuni aspetti.
ENTRATE
Partiamo dalle entrate, perché ormai quasi solo di queste si scrive e si informa sui giornali e le Tv.
Non sono mancati interventi fortemente polemici, di Galletti, di Bignami e di altri consiglieri del centrodestra. L’On. Galletti, persona per altro competente, ha pubblicato, tempo addietro, addirittura un libro bianco, con prefazione dell’On. Casini: bianco, bianchissimo, tanto da far dubitare vi sia scritto qualcosa.
E’ però naturale e giusto che l’opposizione intervenga, sorprende invece un insistere da parte di importanti organi di stampa che, senza molto impegno sul piano dell’informazione, hanno posto l’accento soltanto su un supposto record nazionale di Bologna nell’aumento della pressione fiscale.
Ma è proprio così? Non è così.
Per quanto riguarda l’Irpef l’aliquota dell’addizionale comunale resta invariata sul livello dello 0,7%, con conferma dell’esenzione per tutti i circa 100.000 contribuenti che presentano un reddito annuo fino a 12.000 euro.
Sono bloccate le tariffe dei nidi d’infanzia, della refezione scolastica, dei servizi socio-assistenziali per anziani, minori e disabili.
Rimangono ferme anche le tariffe del trasporto pubblico.
La generalizzazione a tutti i servizi dell’ Indicatore aumenterà ulteriormente l’equità e, dove già in essere, ha permesso l’esenzione totale o parziale di fasce ampie comprendenti migliaia di famiglie in condizioni disagiate.
Il blocco delle tariffe dei principali servizi a domanda individuale , con le scelte di conferma di questo Bilancio, è durato e durerà un mandato intero, dal 2004 al 2009.
I cittadini bolognesi fino al 2009 pagheranno sulla base di tariffe congelate sui valori 2004.
Quando si chiede dov’è l’impronta sociale di un’ Amministrazione, ecco la risposta: è esattamente qui.
E’ strano : alcuni giornali hanno pubblicato tabelle dove alle tasse ed alle tariffe si sommano le multe (nel peso della pressione tributaria!!!!), e quel che è più bello dividendo il loro ammontare per il numero degli abitanti, quando ovviamente le pagherà chi ha commesso le infrazioni sanzionate.
So bene che le multe pesano, ma rilevo che, nel contempo nessuno ha ricordato la riduzione, sulla base della legge finanziaria 2008, dell’ICI per le circa 125.000 famiglie bolognesi proprietarie dell’abitazione in cui vivono. Il verbale dell’accordo Comune-Sindacati invece mette in rilievo che ogni famiglia interessata risparmierà circa 90 euro.
Il risparmio complessivo delle famiglie sarà di circa 11 milioni di euro.
Viene poi confermata, come negli anni precedenti l’esenzione dall’ICI per gli immobili affittati a canone concordato.
Rispetto a quanto annunciato si riduce l’aumento della Tarsu dal 4 al 3 per cento, di cui l’ 1,8% è il puro, ed ottimistico, adeguamento all’inflazione.
L’aumento “netto”, per così dire, dell’1,2%, punta all’incremento della raccolta differenziata e al potenziamento della pulizia della città e in particolare portici.
Quindi nessun sostanziale aumento della pressione fiscale generale. E anzi una riduzione significativa per le famiglie di minor reddito e maggiormente partecipi dei servizi sociali.
Sulla base di questi provvedimenti si può quindi affermare che la pressione fiscale del Comune sulle famiglie con condizioni di vita medio-basse è stata ridotta e che questo impegno proseguirà fino alla fine del mandato.
SPESE
Le polemiche non hanno risparmiato le spese.
Si è parlato di incapacità a ridurle. Guardiamo ai fatti.
Il bilancio prevede invece un incremento della spesa moderato e mirato, all’incirca allineato al tasso di inflazione.
Dato coerente con quello complessivo di tutto il mandato Cofferati:
Nel periodo 2004-2007 le spese correnti complessive dell’Ente sono aumentate di circa 30 milioni di euro pari ad un incremento del 6%,. Un aumento appunto allineato con l’inflazione registrata nel medesimo periodo.
C’è stato quindi un impegno dell’Amministrazione per il contenimento e la qualificazione della spesa.
Siamo davanti a un bilancio da 515 milioni di Euro, con un incremento di spesa pari a 18,8 ml. di Euro (+3,8 %).
Al netto di alcune componenti straordinarie, dovute alla nuova sede comunale, l’incremento di spesa rispetto al 2007 si riduce a 11,7 ml. di Euro (+2,4 %).
Sono invece rilevanti gli incrementi nell’offerta dei servizi e delle opportunità rivolti ai cittadini. Ne scriveremo in altra occasione.
Qualcuno ha azzardato una avventurosa critica sul piano delle politiche del personale, parlando di immobilismo e auspicando insieme la fine del precariato e la diminuzione drastica degli occupati.
Come dire che si può legare un cane con una salsiccia.
Il personale invece non è aumentato ma si è combattuto il precariato.
Infatti, mentre l’incremento della spesa di personale è stato contenutissimo, l’Amministrazione ha utilizzato la nuova legislazione del Governo Prodi per ridurre il precariato, causato in Comune dal divieto ad assumere, durato anni, e dai blocchi del turnover. Nel 2007 185 lavoratori precari sono stati assunti stabilmente nel settore scolastico e 16 nel settore amministrativo. Nel 2008 avremo altri 104 stabilizzati.
Un risultato importate non solo per questi lavoratori ma per i servizi e la loro qualità.
INVESTIMENTI
Veniamo agli investimenti.
L’Amministrazione ha dimostrato una buona capacità di attivare
percorsi di finanziamento degli investimenti di rilevanti dimensioni, pur
contenendo sensibilmente il ricorso all’indebitamento.
Dall’inizio del mandato ad oggi l’Amministrazione ha finanziato in modo diretto investimenti per circa 305 milioni di euro e ha iniziato la realizzazione in project-financing di opere importanti.
Le voci più significative? La mobilità ha impegnato molte risorse,circa 62 milioni di euro, dall’inizio del mandato.
Ma è stato ed è forte l’investimento per le scuole, 38,4 milioni, e quello per la casa di entità similare.
Sull’indebitamento, due dati : l’incidenza dell’indebitamento del Comune di Bologna è, a fine 2007, dell’8,6%; sono a tasso fisso il 76,2%, mentre solo il 23,8% è
attualmente a tasso variabile; per questi ultimi, trattandosi di mutui a
cessare, non risulta vantaggioso per l’ente procedere a operazioni
rinegoziali.
Questi dati mettono in chiaro l’impegno dell’ Amministrazione per contenere l’indebitamento. Bologna è messa assai meglio della maggioranza dei Comuni di grandi dimensioni.
Quindi la città non si è fermata, molto si è realizzato, poco ci si è indebitati nonostante gli anni di questo mandato abbiano visto una notevole riduzione dei trasferimenti statali.
Questa riduzione ed il persistere di criteri di assegnazione penalizzanti per il nostro Comune hanno causato problemi seri. L’aumento della
addizionale I.R.P.E.F. dallo 0,4% allo 0,7%, introdotto nel 2007, in larga parte si è reso necessario proprio per riequilibrare tale tendenza.
Galletti certo lo sa. Nella sua gestione l’aumento fu dello 0,4 e per problemi similari.
In sintesi l’Amministrazione governa bene. C’è poco da dire, se si guarda al Bilancio questo viene fuori.
PROSPETTIVE
Sarebbe bene allora discutere di più delle prospettive.
Il peso delle contravvenzioni tenderà a normalizzarsi, già lo si vede, se continuerà una chiara politica per la regolazione del traffico, che da certezza e notorietà alle regole. Sarà un bene. Anche questo fattore induce a pensare alla necessità, non solo per la giustizia e l’equità, di insistere nella lotta all’evasione fiscale.
Nel triennio 2005-2007 sono stati recuperati complessivamente circa 60 milioni di euro su tributi locali (I.C.I. e TA.R.S.U.) e su ammende per contravvenzioni non pagate entro i termini previsti.
Bisogna ragionare su come applicare l’addizionale IRPEF in modo da tenere conto delle difficoltà dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, il ceto medio è a rischio non solo i “poveracci”.
Bisogna anche riflettere, è una mia “idea fissa” , su come razionalizzare tutte le voci di entrata, evitare ogni proliferazione di forme di contribuzione non direttamente legate a scopi certi e condivisi.
Sulle spese, al di la di avvilenti polemiche sui costi della politica, vere quanto ipocrite e pochissimo rilevanti sui grandi numeri, le uniche proposte, e di una parte sola dell’opposizione, che ho letto riguardano dismissioni societarie. Tutto si può discutere. Ma il punto, difficile per tutti, è un altro. Anche senza considerare le risorse straordinarie necessarie alle grandi opere è il futuro di un Bilancio così impegnato per la città ed i servizi che va disegnato.
Bisogna fissare quote sostenibili di intervento diretto del Comune su voci determinanti dei servizi, da rendere però certe e meno esposte al precariato per un lunghissimo ciclo, e nello stesso tempo mettere in campo una collaborazione strategica con Stato e privato sociale che garantisca davvero standard di qualità a tutto un sistema di opportunità che sia molto più vasto di quelle direttamente erogate dal Comune.
Non è certo una novità, la direzione è già presa. Ma è urgente un “accordo generale”, un patto strategico a tutto csampo, che permetta un consistente recupero di risorse e garantisca davvero qualità. Così il Comune sarà in grado di reggere garantendosi una funzione di promotore e verificatore di qualità.
Bologna, il suo Comune, dovrebbe agire come possedesse un marchio di qualità, assegnarlo a soggetti e imprese capaci e credibili, e difenderlo. La storia ce lo ha affidato, Le lotte ed il lavoro di generazioni di cittadini e di operatori dei servizi pubblici. Non basta agire caso per caso, foglia dopo foglia. E soprattutto non è accettabile che di fronte ad ogni problema di prospettiva gli interlocutori sociali si appannino scaricando tutto sul Comune (persino sulle Aldini è stato così).
Se si vuole bilancio in ordine e qualità serve un nuovo patto con la città e gli altri livelli istituzionali. Servono parole di verità e di prospettiva. Non le si avranno se non si difende, e con voce ferma, quanto, in questi anni di riavvio e insieme di preparazione, ha fatto la Giunta Cofferati.
Davide Ferrari 11 Febbraio 2008
In rete
La relazione dell’Ass. Paola Bottoni
www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/budget2008/Linee_Indirizzo_bilancio2008.pdf
La brochure: “Un bilancio a servizio della città” www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/budget2008
Proviamo ad evidenziarne alcuni aspetti.
ENTRATE
Partiamo dalle entrate, perché ormai quasi solo di queste si scrive e si informa sui giornali e le Tv.
Non sono mancati interventi fortemente polemici, di Galletti, di Bignami e di altri consiglieri del centrodestra. L’On. Galletti, persona per altro competente, ha pubblicato, tempo addietro, addirittura un libro bianco, con prefazione dell’On. Casini: bianco, bianchissimo, tanto da far dubitare vi sia scritto qualcosa.
E’ però naturale e giusto che l’opposizione intervenga, sorprende invece un insistere da parte di importanti organi di stampa che, senza molto impegno sul piano dell’informazione, hanno posto l’accento soltanto su un supposto record nazionale di Bologna nell’aumento della pressione fiscale.
Ma è proprio così? Non è così.
Per quanto riguarda l’Irpef l’aliquota dell’addizionale comunale resta invariata sul livello dello 0,7%, con conferma dell’esenzione per tutti i circa 100.000 contribuenti che presentano un reddito annuo fino a 12.000 euro.
Sono bloccate le tariffe dei nidi d’infanzia, della refezione scolastica, dei servizi socio-assistenziali per anziani, minori e disabili.
Rimangono ferme anche le tariffe del trasporto pubblico.
La generalizzazione a tutti i servizi dell’ Indicatore aumenterà ulteriormente l’equità e, dove già in essere, ha permesso l’esenzione totale o parziale di fasce ampie comprendenti migliaia di famiglie in condizioni disagiate.
Il blocco delle tariffe dei principali servizi a domanda individuale , con le scelte di conferma di questo Bilancio, è durato e durerà un mandato intero, dal 2004 al 2009.
I cittadini bolognesi fino al 2009 pagheranno sulla base di tariffe congelate sui valori 2004.
Quando si chiede dov’è l’impronta sociale di un’ Amministrazione, ecco la risposta: è esattamente qui.
E’ strano : alcuni giornali hanno pubblicato tabelle dove alle tasse ed alle tariffe si sommano le multe (nel peso della pressione tributaria!!!!), e quel che è più bello dividendo il loro ammontare per il numero degli abitanti, quando ovviamente le pagherà chi ha commesso le infrazioni sanzionate.
So bene che le multe pesano, ma rilevo che, nel contempo nessuno ha ricordato la riduzione, sulla base della legge finanziaria 2008, dell’ICI per le circa 125.000 famiglie bolognesi proprietarie dell’abitazione in cui vivono. Il verbale dell’accordo Comune-Sindacati invece mette in rilievo che ogni famiglia interessata risparmierà circa 90 euro.
Il risparmio complessivo delle famiglie sarà di circa 11 milioni di euro.
Viene poi confermata, come negli anni precedenti l’esenzione dall’ICI per gli immobili affittati a canone concordato.
Rispetto a quanto annunciato si riduce l’aumento della Tarsu dal 4 al 3 per cento, di cui l’ 1,8% è il puro, ed ottimistico, adeguamento all’inflazione.
L’aumento “netto”, per così dire, dell’1,2%, punta all’incremento della raccolta differenziata e al potenziamento della pulizia della città e in particolare portici.
Quindi nessun sostanziale aumento della pressione fiscale generale. E anzi una riduzione significativa per le famiglie di minor reddito e maggiormente partecipi dei servizi sociali.
Sulla base di questi provvedimenti si può quindi affermare che la pressione fiscale del Comune sulle famiglie con condizioni di vita medio-basse è stata ridotta e che questo impegno proseguirà fino alla fine del mandato.
SPESE
Le polemiche non hanno risparmiato le spese.
Si è parlato di incapacità a ridurle. Guardiamo ai fatti.
Il bilancio prevede invece un incremento della spesa moderato e mirato, all’incirca allineato al tasso di inflazione.
Dato coerente con quello complessivo di tutto il mandato Cofferati:
Nel periodo 2004-2007 le spese correnti complessive dell’Ente sono aumentate di circa 30 milioni di euro pari ad un incremento del 6%,. Un aumento appunto allineato con l’inflazione registrata nel medesimo periodo.
C’è stato quindi un impegno dell’Amministrazione per il contenimento e la qualificazione della spesa.
Siamo davanti a un bilancio da 515 milioni di Euro, con un incremento di spesa pari a 18,8 ml. di Euro (+3,8 %).
Al netto di alcune componenti straordinarie, dovute alla nuova sede comunale, l’incremento di spesa rispetto al 2007 si riduce a 11,7 ml. di Euro (+2,4 %).
Sono invece rilevanti gli incrementi nell’offerta dei servizi e delle opportunità rivolti ai cittadini. Ne scriveremo in altra occasione.
Qualcuno ha azzardato una avventurosa critica sul piano delle politiche del personale, parlando di immobilismo e auspicando insieme la fine del precariato e la diminuzione drastica degli occupati.
Come dire che si può legare un cane con una salsiccia.
Il personale invece non è aumentato ma si è combattuto il precariato.
Infatti, mentre l’incremento della spesa di personale è stato contenutissimo, l’Amministrazione ha utilizzato la nuova legislazione del Governo Prodi per ridurre il precariato, causato in Comune dal divieto ad assumere, durato anni, e dai blocchi del turnover. Nel 2007 185 lavoratori precari sono stati assunti stabilmente nel settore scolastico e 16 nel settore amministrativo. Nel 2008 avremo altri 104 stabilizzati.
Un risultato importate non solo per questi lavoratori ma per i servizi e la loro qualità.
INVESTIMENTI
Veniamo agli investimenti.
L’Amministrazione ha dimostrato una buona capacità di attivare
percorsi di finanziamento degli investimenti di rilevanti dimensioni, pur
contenendo sensibilmente il ricorso all’indebitamento.
Dall’inizio del mandato ad oggi l’Amministrazione ha finanziato in modo diretto investimenti per circa 305 milioni di euro e ha iniziato la realizzazione in project-financing di opere importanti.
Le voci più significative? La mobilità ha impegnato molte risorse,circa 62 milioni di euro, dall’inizio del mandato.
Ma è stato ed è forte l’investimento per le scuole, 38,4 milioni, e quello per la casa di entità similare.
Sull’indebitamento, due dati : l’incidenza dell’indebitamento del Comune di Bologna è, a fine 2007, dell’8,6%; sono a tasso fisso il 76,2%, mentre solo il 23,8% è
attualmente a tasso variabile; per questi ultimi, trattandosi di mutui a
cessare, non risulta vantaggioso per l’ente procedere a operazioni
rinegoziali.
Questi dati mettono in chiaro l’impegno dell’ Amministrazione per contenere l’indebitamento. Bologna è messa assai meglio della maggioranza dei Comuni di grandi dimensioni.
Quindi la città non si è fermata, molto si è realizzato, poco ci si è indebitati nonostante gli anni di questo mandato abbiano visto una notevole riduzione dei trasferimenti statali.
Questa riduzione ed il persistere di criteri di assegnazione penalizzanti per il nostro Comune hanno causato problemi seri. L’aumento della
addizionale I.R.P.E.F. dallo 0,4% allo 0,7%, introdotto nel 2007, in larga parte si è reso necessario proprio per riequilibrare tale tendenza.
Galletti certo lo sa. Nella sua gestione l’aumento fu dello 0,4 e per problemi similari.
In sintesi l’Amministrazione governa bene. C’è poco da dire, se si guarda al Bilancio questo viene fuori.
PROSPETTIVE
Sarebbe bene allora discutere di più delle prospettive.
Il peso delle contravvenzioni tenderà a normalizzarsi, già lo si vede, se continuerà una chiara politica per la regolazione del traffico, che da certezza e notorietà alle regole. Sarà un bene. Anche questo fattore induce a pensare alla necessità, non solo per la giustizia e l’equità, di insistere nella lotta all’evasione fiscale.
Nel triennio 2005-2007 sono stati recuperati complessivamente circa 60 milioni di euro su tributi locali (I.C.I. e TA.R.S.U.) e su ammende per contravvenzioni non pagate entro i termini previsti.
Bisogna ragionare su come applicare l’addizionale IRPEF in modo da tenere conto delle difficoltà dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, il ceto medio è a rischio non solo i “poveracci”.
Bisogna anche riflettere, è una mia “idea fissa” , su come razionalizzare tutte le voci di entrata, evitare ogni proliferazione di forme di contribuzione non direttamente legate a scopi certi e condivisi.
Sulle spese, al di la di avvilenti polemiche sui costi della politica, vere quanto ipocrite e pochissimo rilevanti sui grandi numeri, le uniche proposte, e di una parte sola dell’opposizione, che ho letto riguardano dismissioni societarie. Tutto si può discutere. Ma il punto, difficile per tutti, è un altro. Anche senza considerare le risorse straordinarie necessarie alle grandi opere è il futuro di un Bilancio così impegnato per la città ed i servizi che va disegnato.
Bisogna fissare quote sostenibili di intervento diretto del Comune su voci determinanti dei servizi, da rendere però certe e meno esposte al precariato per un lunghissimo ciclo, e nello stesso tempo mettere in campo una collaborazione strategica con Stato e privato sociale che garantisca davvero standard di qualità a tutto un sistema di opportunità che sia molto più vasto di quelle direttamente erogate dal Comune.
Non è certo una novità, la direzione è già presa. Ma è urgente un “accordo generale”, un patto strategico a tutto csampo, che permetta un consistente recupero di risorse e garantisca davvero qualità. Così il Comune sarà in grado di reggere garantendosi una funzione di promotore e verificatore di qualità.
Bologna, il suo Comune, dovrebbe agire come possedesse un marchio di qualità, assegnarlo a soggetti e imprese capaci e credibili, e difenderlo. La storia ce lo ha affidato, Le lotte ed il lavoro di generazioni di cittadini e di operatori dei servizi pubblici. Non basta agire caso per caso, foglia dopo foglia. E soprattutto non è accettabile che di fronte ad ogni problema di prospettiva gli interlocutori sociali si appannino scaricando tutto sul Comune (persino sulle Aldini è stato così).
Se si vuole bilancio in ordine e qualità serve un nuovo patto con la città e gli altri livelli istituzionali. Servono parole di verità e di prospettiva. Non le si avranno se non si difende, e con voce ferma, quanto, in questi anni di riavvio e insieme di preparazione, ha fatto la Giunta Cofferati.
Davide Ferrari 11 Febbraio 2008
In rete
La relazione dell’Ass. Paola Bottoni
www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/budget2008/Linee_Indirizzo_bilancio2008.pdf
La brochure: “Un bilancio a servizio della città” www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/budget2008
sabato 9 febbraio 2008
Laicità e dialogo.
la necessità della laicità, le possibilità del dialogo.
Nella politica, nella società.
Venerdì 9 febbraio 2008
Sala del Quartiere S. stefano, a Bologna
complesso del Baraccano,
via S.Stefano 119, alle ore 20,30
Relatori:
Giancarla Codrignani, giornalista e scrittrice
Laura Renzoni Governatori, Università di Bologna,
Luciano Guerzoni, Università di Modena e reggio
Stefano Canestrari, Preside Giurisprudenza, Univ. di Bologna
Paolo Cavana, Univ. LUMSA Palermo
Presiede Rosanna Facchini, pedagogista
"Nell'Ulivo.da Sinistra"
Una iniziativa per l'unità
In collaborazione con
Associazione culturale "LA CASA DEI PENSIERI"
Nella politica, nella società.
Venerdì 9 febbraio 2008
Sala del Quartiere S. stefano, a Bologna
complesso del Baraccano,
via S.Stefano 119, alle ore 20,30
Relatori:
Giancarla Codrignani, giornalista e scrittrice
Laura Renzoni Governatori, Università di Bologna,
Luciano Guerzoni, Università di Modena e reggio
Stefano Canestrari, Preside Giurisprudenza, Univ. di Bologna
Paolo Cavana, Univ. LUMSA Palermo
Presiede Rosanna Facchini, pedagogista
"Nell'Ulivo.da Sinistra"
Una iniziativa per l'unità
In collaborazione con
Associazione culturale "LA CASA DEI PENSIERI"
giovedì 7 febbraio 2008
Aldini Valeriani: l'intervento in Consiglio.
O.D.G. APPROVAZIONE DELLO SCHEMA DI CONVENZIONE TRA IL COMUNE DI BOLOGNA ED IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE PER LA DISCIPLINA DEL REGIME TRANSITORIO COLLEGATO ALLA STATALIZZAZIONE DEGLI ISTITUTI ALDINI VALERIANI E SIRANI.
Consigliere FERRARI
PARTITO DEMOCRATICO
Signor Presidente, colleghi,
ho ascoltato con interesse sia la relazione, sia i due primi interventi, interventi che mi hanno immediatamente preceduto, quello del Professore Carlo Monaco e quello dell'Onorevole Raisi.
Interventi dei quali ho apprezzato la veemenza, segno di passione verso questa istituzione formativa, una passione che fa onore a chi la dimostra, certo tanta passione non abbiamo registrato nei lunghi mesi nei quali l'Amministrazione Comunale è stata lasciata completamente sola di fronte alle necessità di una costruzione di un consenso nella società, come si suol dire, che è Bologna, e cioè nelle istituzioni del privato sociale, nel mondo delle imprese, nello stesso mondo degli ordini professionali.
Una solitudine che non è stata colmata nemmeno, lo voglio ricordare, sarà l'unica polemica che farò, nemmeno dall'aiuto che è mancato di alcuni colleghi che sono stati protagonisti di assemblee con i lavoratori di questi istituti, e poi pur avendo responsabilità, o avendole avute poco tempo fa in importantissime associazioni del mondo produttivo bolognese, almeno a memoria, forse sbaglierò, non hanno mosso un dito per affrontare il problema della sostanza finanziaria che dalla società doveva giungere agli istituti, per permettere una soluzione più innovativa, più forte, più ancora valorizzante la tradizione e la realtà di queste scuole.
Non importa, anche se tardivo - lo dico a Monaco e a Raisi - il loro interesse fa loro soltanto onore, cercherò di interloquire con questo interesse trovandomi però, a differenza di quanto loro hanno fatto, almeno così a me pare, provandomi a parlare dell'oggetto concreto di cui stiamo discutendo, che mi pare - viceversa - un po' sfuggito fino ad ora. Innanzitutto è bene ricordare che noi ci occupiamo di scuole superiori, sono le uniche scuole superiori a Bologna colleghi? Come più o meno era quando dei fonti importanti le hanno fatto nascere?
Le scuole dello Stato sono reietti appendici della burocrazia di Viale Trastevere, o sono scuole della repubblica che ogni giorno vediamo qua, in queste strutture, nelle persone dei loro dirigenti con un'interlocuzione costante con gli enti locali, il Comune e la Provincia?
In quale Italia viviamo, in quella che ancora ci appare nella lapide sui muri di Via Santo Stefano, che segnalano ancora oggi il primo Istituto Professionale fatto dalla Provincia a fine secolo, secolo ottocento, o nell'Italia dell'autonomia scolastica dell'anno 2008?
Monaco è disattento, ma se un onorevole può avere qualche disattenzione, Professore Monaco, lei no, lei non posso credere non conosca i profondi cambiamenti che sono avvenuti anche dal punto di vista istituzionale nella scuola pubblica italiana, non posso credere che lei non li conosca.
Allora è evidente che la questione dell'ente gestore, e di chi promuove la scolarizzazione non si può porre oggi come lo si poneva 50, o addirittura 150 anni fa.
Leggevo, lei lo conosce bene perché ricordo che ne parlavamo insieme, un recente articolo su argomenti umani, di Giorgio Franchi, uno dei più importanti esperti di formazione professionale e di istruzione tecnica superiore, che dice due cose molto giuste.
Prima di tutto ricorda che in questi anni vanno a scuola, in qualche modo, dai 14 ai 18 anni più del 90% dei ragazzi e delle ragazze italiane, quindi non c'è più il tema della promozione della presenza in un deserto istituzionale di scuole, il tema è quello della garanzia della qualità, della garanzia del successo formativo, della lotta all'emarginazione. Franchi ricorda un'altra cosa, io mi permetto di addebitarmi, ricorda quegli opinionisti che invece parlano di scuola come se fosse ancora la scuola dei loro tempi, quando andava nelle superiori il 40, 45%, anni '50, non è così.
Questo quadro che io ho richiamato con una certa energia, ma non me ne scuso, perché chi si occupa di scuola è veramente - alle volte - avvilito dal fatto che è un tema che perlopiù non suscita l'interesse di chi è più potente, magari nel mondo politico, quando un avvenimento direttamente di schieramento lo riconsegna all'attenzione vede un fiorire di opinioni, che tutte sono, da chi le esprime considerate degne di nota, tale e quale soltanto la discussione su chi deve essere l'allenatore della squadra di calcio della Nazione Italiana, tema che si sa, appassiona i più.
Non è così, siamo tutti pregati, tutti, di parlare di scuola sulla base della realtà concreta, questo per rispetto alla scuola, agli studenti, agli insegnanti, ai lavoratori e ai genitori.
Questa premessa mi serve - colleghi - per definire un altro tema che è più attuale, viale forse dire la mia premessa che il Comune non deve mantenere nessun intervento diretto nella scuola?
Vuol forse dire che siccome c'è già chi ci pensa alla parte scolastica vera e propria, noi possiamo non interessarci di una storia che è stata così importante, e soprattutto anche così ricca di investimenti, di esperienze anche di personale, io non penso.
Io dico sempre che se noi ci trovassimo un'altra città, magari - ma senza vena di razzismo - una città meridionale, dove non c'è nessuna tradizione di intervento gestionale degli EE.LL, non c'è nessun problema di rapporto con l'intervento del Comune nel campo scolastico, come intervento diretto, cioè come intervento erogatore di servizio informativo, a nessuno si diceva, di destra o di sinistra, io credo che nemmeno ad un Dirigente della Quarta internazionale verrebbe in mente in un Paese, una città così, a fronte degli ITIS, di fondare un Istituto Tecnico Superiore di un Comune.
Non penso che verrebbe in mente a nessuno, ma siamo a Bologna, dove abbiamo invece una storia di cui dobbiamo rendere conto con passione e spirito di servizio.
Questo per dire che definire sinistra quella comunalista, e destra quella statalista è ridicolo innanzitutto perché la scuola di stato non è più statalista, secondo è proprio ridicolo in radice, e l'esempio che ho fatto in un'altra ipotetica città mi pare lo metta in evidenza con assoluta chiarezza.
Che cosa dobbiamo fare? Mi rivolgo anche all'Assessore, perché io non è che sia senza preoccupazioni sulle nostre scelte e sul nostro futuro, le ho, preoccupazioni però che cercano di dare un contributo, magari modesto, per fare avanzare le qualità delle nostre scelte, non per lucrare su facili, quanti - lo dico colleghi del centrodestra - anche modesti consensi, modesti.
Cosa bisogna fare? Io credo che bisogna innanzitutto, e qui Assessore ancora non lo vedo, vedo lo spirito e non vedo l'idea, so che lei ha le capacità per lavorarci, mi permetto di tornare a suggerirvelo, bisogna salvaguardare i marchi, lo dico nel senso moderno del termine.
Il marchio Albini, o il marchio, qualora finalmente lo proponessimo, delle scuole dell'infanzia di Bologna, non è senza valore, ha un enorme valore, e se si vuole andare in sostanza, perché questo è, ad un corollario di servizi paraformativi che ruoti attorno al servizio però di tutto il sistema scolastico bolognese, delle scuole che invece come tali diventano scuole, come già sono altre, gestite dalla Repubblica, io penso che un marchio ed una direzione unica di questo corollario di servizi, aiuterebbe molto.
Anche perché io penso anche ad investimenti che oggi non siamo stati capaci di determinare, ma non impossibili della società economica bolognese regionale per il rilancio di queste attività.
Guardi è una cosa importante questa, perché io lo devo registrare, ho avvertito un timore, ho avvertito una preoccupazione, non sarà che questo tipo di costruzione, di proposta sia propedeutica anche all'abbandono dei servizi paraformativi?
Io li chiamo così, in senso letterale, non sarà che non ce ne cureremo, non sarà che ci sarà un'incuria un domani, una difficoltà di curare con l'attenzione necessaria lo sviluppo di queste realtà? Lo sportello, il museo e quant'altro.
Siccome io non ci credo, credo che un segnale diverso potrebbe essere proprio quello di ricondurre a forte unità, l'unità che un marchio simbolizza e valorizza.
Ripeto, Messina avrebbe altri problemi, noi abbiamo questo problema, il primo problema lì sarebbe fare una consulta delle scuole autonome, quello è il primo problema, in una città che ha necessità di verificare la rete delle scuole, qui abbiamo un problema in più, e cioè cosa produciamo sul marchio della qualità della formazione che già esiste, è un problema diverso che abbiamo qui, idem dicasi per le scuole dell'infanzia.
Io ho già proposto varie volte Assessore, ed insisto, decidiamo che cosa tenere, niente? Il 50%? Quello che c'è oggi? Io un'idea l'avrei, ed è lontano dal niente.
Costruiamo un sistema integrato non solo attraverso la nostra responsabilità, ma anche con strutture, direzioni didattiche forti, investimenti anche di personalità, ed un marchio.
Stabilizzare più che si può il personale, so che c'è un impegno in essere, ma alle volte i lavoratori criticano:” ma come-affermano- ci dite che fate un grande sforzo e poi i numeri sono poche decine”, è vero, ma queste poche decine già sorgono la possibilità di assunzioni di tutto il Comune, questo si deve sapere, ma io penso che anche sulla scuola dell'infanzia bisogna avere un progetto, un progetto anche nella quantità, allora, marchi, servizi paraformativi, corollario, statizzazione.
Vado al dunque, non mi sfuggono le preoccupazioni di parte del mondo docente, noto che nell'accordo del febbraio 2007, che lei Assessore ha opportunamente citato, già troviamo alcune indicazioni che sono molto importanti, non soltanto verso la stabilizzazione del personale, ma anche perché in qualche modo io credo che oggi debba essere messo nero su bianco, i lavoratori che sono impegnati negli istituti formativi mantengano la loro definizione, il loro contratto, il loro contratto integrativo, ed anche quegli accordi ancora più seguenti che fanno parte del complesso delle normative che reggono il loro rapporto di lavoro con l'Amministrazione Comunale.
Credo che questo sia molto importante, anche se vorrei fare un chiarimento, siccome chi parla, scusate le autocitazioni, ha avuto l'occasione, c'è qui un testimone, di andare in campagna elettorale all'Aldini e Sirani e di dire che il Comune non poteva reggere la mole di investimento che era a bilancio, in campagna elettorale, bene io vorrei dire una cosa anche sulla questione dei docenti.
E cioè, sento dire che le esperienze passate di riconversione di personale sono state, nella scuola bolognese, molto drammatiche, sono state certamente difficilissime, però attenzione, se si fa riferimento - ad esempio - agli ex tempopienisti, Assessore e colleghi, la difficoltà è nata non da vicende legate direttamente al rapporto di lavoro, ma al fatto che questa riconversione, tranne per coloro che restavano nelle scuole, per esempio per l'handicap, era una riconversione dal punto di vista anche del ruolo di lavoratore, cioè non svolgevano più, pur mantenendosi come insegnanti, un'attività paragonabile all'attività docente tradizionale, alla loro attività.
Cioè in sostanza si sono dovuti prendere alcune centinaia di lavoratori e fargli fare un altro lavoro, è qui il nocciolo della questione.
È da qui che giunge storicamente, diciamo storicamente, oggi qualcuno ha detto l'anno 2000, in realtà è cominciata nell'85 quella vicenda, ma in sostanza è da qui che è venuto il nocciolo delle difficoltà di quell'operazione di riconversione.
Ma oggi la situazione è del tutto diversa, allora io quello di cui mi preoccuperei, se fossi un docente coinvolto, è questo, e cioè, può sembrare paradossale, ma come mi integrerò nella scuola della Repubblica, non come mi difenderò, questo è il punto di fondo, perché altrimenti ne andrebbe della mia professionalità.
È difficile, sarebbe un discorso lungo da fare, forse addirittura impopolare, ma è questo il punto da affrontare, e il Comune può fare qualcosa per aiutare la riflessione, può fare qualche cosa.
Per esempio un monitoraggio delle professionalità sarebbe utilissimo, non burocratico, non solo basato sui mansionari o sulle annualità, ma sulle qualità davvero percepibili, rilevabili, rintracciabili sui percorsi professionali che questi lavoratori.
Io credo che questo sia un punto essenziale. Allora garanzie certamente! Personalmente ritengo che le organizzazioni sindacali, confederali stiano facendo uno sforzo di straordinario valore non da oggi, prima di proposta, addirittura di anticipazione; ed oggi per evitare che questa proposta marci su scartamenti ridotti, ma che abbia gambe per andare avanti, assieme al lavoro di tutela, proprio con questa ispirazione che condivido, lavorare ancora sul progetto e sulla valorizzazione conseguente delle professionalità. Io mi fermo qua. Devo dire che siamo andati anche oggi, io e il collega Panzacchi in questo istituto, non è il momento della mozione degli affetti, però, chiunque abbia un minimo di concezione della democrazia, della nostra Repubblica, come basata sul lavoro, e spero che accomuni tutti, non solo il Centro Sinistra ma anche il Centro Destra, perché no?!, tutte le volte che va lì capisce che c'è qualcosa di più! Mi scuseranno i colleghi di altre scuole, rispetto a quello che troviamo altrove. C'è qualcosa di più! C'è qualcosa che ha consentito, ma ancora consente, non come si dice adesso: frase francamente riprovevole di aiutare il più umile o il più bisognoso; riprovevole in campo politico, no! C'è un istituto, ci sono istituti che hanno permesso la promozione umana e sociale nel lavoro che è cosa ben diversa dal garantire il sostegno agli umili. È una cosa ben diversa e assai più rilevante. Io credo che questa cosa che è avvertibile in una grande scuola tecnica, che ha costruito, poi, gran parte dei quadri intermedi che hanno permesso lo sviluppo delle piccole e medie aziende, ma che ancora adesso ha in questo campo una funzione rilevante. Insomma, chiami la nostra attenzione, al di là anche del settore scuola dove l'Assessore Virgilio si impegna molto, si è impegnata su questa vicenda, ma richiama anche un interesse dell'Amministrazione Comunale più complessiva, è una carta nostra; così come è una carta tutta la questione del rapporto tra società e scuola tecnica e scuola del lavoro, è una carta importante. Una volta quando si iniziava a far politica i primi documenti che si leggevano riguardavano questi temi. Oggi io cedo che un giovane potrebbe arrivare alla pensione, un giovane democratico impegnato, senza mai trovare l'occasione di leggere un documento su queste tematiche; ma non va bene! Perché qui c'è il cuore della nostra società, e questo cuore va ritrovato e va riconsiderato.
Consigliere FERRARI
PARTITO DEMOCRATICO
Signor Presidente, colleghi,
ho ascoltato con interesse sia la relazione, sia i due primi interventi, interventi che mi hanno immediatamente preceduto, quello del Professore Carlo Monaco e quello dell'Onorevole Raisi.
Interventi dei quali ho apprezzato la veemenza, segno di passione verso questa istituzione formativa, una passione che fa onore a chi la dimostra, certo tanta passione non abbiamo registrato nei lunghi mesi nei quali l'Amministrazione Comunale è stata lasciata completamente sola di fronte alle necessità di una costruzione di un consenso nella società, come si suol dire, che è Bologna, e cioè nelle istituzioni del privato sociale, nel mondo delle imprese, nello stesso mondo degli ordini professionali.
Una solitudine che non è stata colmata nemmeno, lo voglio ricordare, sarà l'unica polemica che farò, nemmeno dall'aiuto che è mancato di alcuni colleghi che sono stati protagonisti di assemblee con i lavoratori di questi istituti, e poi pur avendo responsabilità, o avendole avute poco tempo fa in importantissime associazioni del mondo produttivo bolognese, almeno a memoria, forse sbaglierò, non hanno mosso un dito per affrontare il problema della sostanza finanziaria che dalla società doveva giungere agli istituti, per permettere una soluzione più innovativa, più forte, più ancora valorizzante la tradizione e la realtà di queste scuole.
Non importa, anche se tardivo - lo dico a Monaco e a Raisi - il loro interesse fa loro soltanto onore, cercherò di interloquire con questo interesse trovandomi però, a differenza di quanto loro hanno fatto, almeno così a me pare, provandomi a parlare dell'oggetto concreto di cui stiamo discutendo, che mi pare - viceversa - un po' sfuggito fino ad ora. Innanzitutto è bene ricordare che noi ci occupiamo di scuole superiori, sono le uniche scuole superiori a Bologna colleghi? Come più o meno era quando dei fonti importanti le hanno fatto nascere?
Le scuole dello Stato sono reietti appendici della burocrazia di Viale Trastevere, o sono scuole della repubblica che ogni giorno vediamo qua, in queste strutture, nelle persone dei loro dirigenti con un'interlocuzione costante con gli enti locali, il Comune e la Provincia?
In quale Italia viviamo, in quella che ancora ci appare nella lapide sui muri di Via Santo Stefano, che segnalano ancora oggi il primo Istituto Professionale fatto dalla Provincia a fine secolo, secolo ottocento, o nell'Italia dell'autonomia scolastica dell'anno 2008?
Monaco è disattento, ma se un onorevole può avere qualche disattenzione, Professore Monaco, lei no, lei non posso credere non conosca i profondi cambiamenti che sono avvenuti anche dal punto di vista istituzionale nella scuola pubblica italiana, non posso credere che lei non li conosca.
Allora è evidente che la questione dell'ente gestore, e di chi promuove la scolarizzazione non si può porre oggi come lo si poneva 50, o addirittura 150 anni fa.
Leggevo, lei lo conosce bene perché ricordo che ne parlavamo insieme, un recente articolo su argomenti umani, di Giorgio Franchi, uno dei più importanti esperti di formazione professionale e di istruzione tecnica superiore, che dice due cose molto giuste.
Prima di tutto ricorda che in questi anni vanno a scuola, in qualche modo, dai 14 ai 18 anni più del 90% dei ragazzi e delle ragazze italiane, quindi non c'è più il tema della promozione della presenza in un deserto istituzionale di scuole, il tema è quello della garanzia della qualità, della garanzia del successo formativo, della lotta all'emarginazione. Franchi ricorda un'altra cosa, io mi permetto di addebitarmi, ricorda quegli opinionisti che invece parlano di scuola come se fosse ancora la scuola dei loro tempi, quando andava nelle superiori il 40, 45%, anni '50, non è così.
Questo quadro che io ho richiamato con una certa energia, ma non me ne scuso, perché chi si occupa di scuola è veramente - alle volte - avvilito dal fatto che è un tema che perlopiù non suscita l'interesse di chi è più potente, magari nel mondo politico, quando un avvenimento direttamente di schieramento lo riconsegna all'attenzione vede un fiorire di opinioni, che tutte sono, da chi le esprime considerate degne di nota, tale e quale soltanto la discussione su chi deve essere l'allenatore della squadra di calcio della Nazione Italiana, tema che si sa, appassiona i più.
Non è così, siamo tutti pregati, tutti, di parlare di scuola sulla base della realtà concreta, questo per rispetto alla scuola, agli studenti, agli insegnanti, ai lavoratori e ai genitori.
Questa premessa mi serve - colleghi - per definire un altro tema che è più attuale, viale forse dire la mia premessa che il Comune non deve mantenere nessun intervento diretto nella scuola?
Vuol forse dire che siccome c'è già chi ci pensa alla parte scolastica vera e propria, noi possiamo non interessarci di una storia che è stata così importante, e soprattutto anche così ricca di investimenti, di esperienze anche di personale, io non penso.
Io dico sempre che se noi ci trovassimo un'altra città, magari - ma senza vena di razzismo - una città meridionale, dove non c'è nessuna tradizione di intervento gestionale degli EE.LL, non c'è nessun problema di rapporto con l'intervento del Comune nel campo scolastico, come intervento diretto, cioè come intervento erogatore di servizio informativo, a nessuno si diceva, di destra o di sinistra, io credo che nemmeno ad un Dirigente della Quarta internazionale verrebbe in mente in un Paese, una città così, a fronte degli ITIS, di fondare un Istituto Tecnico Superiore di un Comune.
Non penso che verrebbe in mente a nessuno, ma siamo a Bologna, dove abbiamo invece una storia di cui dobbiamo rendere conto con passione e spirito di servizio.
Questo per dire che definire sinistra quella comunalista, e destra quella statalista è ridicolo innanzitutto perché la scuola di stato non è più statalista, secondo è proprio ridicolo in radice, e l'esempio che ho fatto in un'altra ipotetica città mi pare lo metta in evidenza con assoluta chiarezza.
Che cosa dobbiamo fare? Mi rivolgo anche all'Assessore, perché io non è che sia senza preoccupazioni sulle nostre scelte e sul nostro futuro, le ho, preoccupazioni però che cercano di dare un contributo, magari modesto, per fare avanzare le qualità delle nostre scelte, non per lucrare su facili, quanti - lo dico colleghi del centrodestra - anche modesti consensi, modesti.
Cosa bisogna fare? Io credo che bisogna innanzitutto, e qui Assessore ancora non lo vedo, vedo lo spirito e non vedo l'idea, so che lei ha le capacità per lavorarci, mi permetto di tornare a suggerirvelo, bisogna salvaguardare i marchi, lo dico nel senso moderno del termine.
Il marchio Albini, o il marchio, qualora finalmente lo proponessimo, delle scuole dell'infanzia di Bologna, non è senza valore, ha un enorme valore, e se si vuole andare in sostanza, perché questo è, ad un corollario di servizi paraformativi che ruoti attorno al servizio però di tutto il sistema scolastico bolognese, delle scuole che invece come tali diventano scuole, come già sono altre, gestite dalla Repubblica, io penso che un marchio ed una direzione unica di questo corollario di servizi, aiuterebbe molto.
Anche perché io penso anche ad investimenti che oggi non siamo stati capaci di determinare, ma non impossibili della società economica bolognese regionale per il rilancio di queste attività.
Guardi è una cosa importante questa, perché io lo devo registrare, ho avvertito un timore, ho avvertito una preoccupazione, non sarà che questo tipo di costruzione, di proposta sia propedeutica anche all'abbandono dei servizi paraformativi?
Io li chiamo così, in senso letterale, non sarà che non ce ne cureremo, non sarà che ci sarà un'incuria un domani, una difficoltà di curare con l'attenzione necessaria lo sviluppo di queste realtà? Lo sportello, il museo e quant'altro.
Siccome io non ci credo, credo che un segnale diverso potrebbe essere proprio quello di ricondurre a forte unità, l'unità che un marchio simbolizza e valorizza.
Ripeto, Messina avrebbe altri problemi, noi abbiamo questo problema, il primo problema lì sarebbe fare una consulta delle scuole autonome, quello è il primo problema, in una città che ha necessità di verificare la rete delle scuole, qui abbiamo un problema in più, e cioè cosa produciamo sul marchio della qualità della formazione che già esiste, è un problema diverso che abbiamo qui, idem dicasi per le scuole dell'infanzia.
Io ho già proposto varie volte Assessore, ed insisto, decidiamo che cosa tenere, niente? Il 50%? Quello che c'è oggi? Io un'idea l'avrei, ed è lontano dal niente.
Costruiamo un sistema integrato non solo attraverso la nostra responsabilità, ma anche con strutture, direzioni didattiche forti, investimenti anche di personalità, ed un marchio.
Stabilizzare più che si può il personale, so che c'è un impegno in essere, ma alle volte i lavoratori criticano:” ma come-affermano- ci dite che fate un grande sforzo e poi i numeri sono poche decine”, è vero, ma queste poche decine già sorgono la possibilità di assunzioni di tutto il Comune, questo si deve sapere, ma io penso che anche sulla scuola dell'infanzia bisogna avere un progetto, un progetto anche nella quantità, allora, marchi, servizi paraformativi, corollario, statizzazione.
Vado al dunque, non mi sfuggono le preoccupazioni di parte del mondo docente, noto che nell'accordo del febbraio 2007, che lei Assessore ha opportunamente citato, già troviamo alcune indicazioni che sono molto importanti, non soltanto verso la stabilizzazione del personale, ma anche perché in qualche modo io credo che oggi debba essere messo nero su bianco, i lavoratori che sono impegnati negli istituti formativi mantengano la loro definizione, il loro contratto, il loro contratto integrativo, ed anche quegli accordi ancora più seguenti che fanno parte del complesso delle normative che reggono il loro rapporto di lavoro con l'Amministrazione Comunale.
Credo che questo sia molto importante, anche se vorrei fare un chiarimento, siccome chi parla, scusate le autocitazioni, ha avuto l'occasione, c'è qui un testimone, di andare in campagna elettorale all'Aldini e Sirani e di dire che il Comune non poteva reggere la mole di investimento che era a bilancio, in campagna elettorale, bene io vorrei dire una cosa anche sulla questione dei docenti.
E cioè, sento dire che le esperienze passate di riconversione di personale sono state, nella scuola bolognese, molto drammatiche, sono state certamente difficilissime, però attenzione, se si fa riferimento - ad esempio - agli ex tempopienisti, Assessore e colleghi, la difficoltà è nata non da vicende legate direttamente al rapporto di lavoro, ma al fatto che questa riconversione, tranne per coloro che restavano nelle scuole, per esempio per l'handicap, era una riconversione dal punto di vista anche del ruolo di lavoratore, cioè non svolgevano più, pur mantenendosi come insegnanti, un'attività paragonabile all'attività docente tradizionale, alla loro attività.
Cioè in sostanza si sono dovuti prendere alcune centinaia di lavoratori e fargli fare un altro lavoro, è qui il nocciolo della questione.
È da qui che giunge storicamente, diciamo storicamente, oggi qualcuno ha detto l'anno 2000, in realtà è cominciata nell'85 quella vicenda, ma in sostanza è da qui che è venuto il nocciolo delle difficoltà di quell'operazione di riconversione.
Ma oggi la situazione è del tutto diversa, allora io quello di cui mi preoccuperei, se fossi un docente coinvolto, è questo, e cioè, può sembrare paradossale, ma come mi integrerò nella scuola della Repubblica, non come mi difenderò, questo è il punto di fondo, perché altrimenti ne andrebbe della mia professionalità.
È difficile, sarebbe un discorso lungo da fare, forse addirittura impopolare, ma è questo il punto da affrontare, e il Comune può fare qualcosa per aiutare la riflessione, può fare qualche cosa.
Per esempio un monitoraggio delle professionalità sarebbe utilissimo, non burocratico, non solo basato sui mansionari o sulle annualità, ma sulle qualità davvero percepibili, rilevabili, rintracciabili sui percorsi professionali che questi lavoratori.
Io credo che questo sia un punto essenziale. Allora garanzie certamente! Personalmente ritengo che le organizzazioni sindacali, confederali stiano facendo uno sforzo di straordinario valore non da oggi, prima di proposta, addirittura di anticipazione; ed oggi per evitare che questa proposta marci su scartamenti ridotti, ma che abbia gambe per andare avanti, assieme al lavoro di tutela, proprio con questa ispirazione che condivido, lavorare ancora sul progetto e sulla valorizzazione conseguente delle professionalità. Io mi fermo qua. Devo dire che siamo andati anche oggi, io e il collega Panzacchi in questo istituto, non è il momento della mozione degli affetti, però, chiunque abbia un minimo di concezione della democrazia, della nostra Repubblica, come basata sul lavoro, e spero che accomuni tutti, non solo il Centro Sinistra ma anche il Centro Destra, perché no?!, tutte le volte che va lì capisce che c'è qualcosa di più! Mi scuseranno i colleghi di altre scuole, rispetto a quello che troviamo altrove. C'è qualcosa di più! C'è qualcosa che ha consentito, ma ancora consente, non come si dice adesso: frase francamente riprovevole di aiutare il più umile o il più bisognoso; riprovevole in campo politico, no! C'è un istituto, ci sono istituti che hanno permesso la promozione umana e sociale nel lavoro che è cosa ben diversa dal garantire il sostegno agli umili. È una cosa ben diversa e assai più rilevante. Io credo che questa cosa che è avvertibile in una grande scuola tecnica, che ha costruito, poi, gran parte dei quadri intermedi che hanno permesso lo sviluppo delle piccole e medie aziende, ma che ancora adesso ha in questo campo una funzione rilevante. Insomma, chiami la nostra attenzione, al di là anche del settore scuola dove l'Assessore Virgilio si impegna molto, si è impegnata su questa vicenda, ma richiama anche un interesse dell'Amministrazione Comunale più complessiva, è una carta nostra; così come è una carta tutta la questione del rapporto tra società e scuola tecnica e scuola del lavoro, è una carta importante. Una volta quando si iniziava a far politica i primi documenti che si leggevano riguardavano questi temi. Oggi io cedo che un giovane potrebbe arrivare alla pensione, un giovane democratico impegnato, senza mai trovare l'occasione di leggere un documento su queste tematiche; ma non va bene! Perché qui c'è il cuore della nostra società, e questo cuore va ritrovato e va riconsiderato.
venerdì 25 gennaio 2008
Lettera al PD nel giorno della caduta del Governo.
Una Prima riflessione.
Non è solo caduto un governo, sia pure il governo Prodi, il nostro governo. Siamo in un momento davvero grave. Pochissimi ne parlano. Sembra impossibile chiamare le cose con il loro nome, forse perchè si sente maggiormente l'impotenza ad affrontare, in ogni maniera, i problemi che la speranza di poterli risolvere.
La caduta avviene in una gravissima crisi di consenso popolare. Chi ha retto il Governo in questi ultimi due anni ha caricato le proprie spalle dell'intero peso di due crisi: quella salariale e delle condizioni di vita e quella della politica.
Operare bene non è bastato e non poteva bastare.
La caduta avviene poi in una situazione di profonda divisione di quella che fu la "grande" coalizione di centro-sinistra.
Il centrismo trasformista di Dini e Mastella, davvero impresentabile eppure accettato, a quel che sembra, dagli opinionisti, dall'informazione e da parti non piccole dell'opinione pubblica, è quel che resta di forze centriste che avrebbero avuto il compito di ancorare alla democrazia ceti esposti in un passaggio ad un nuovo sistema economico, meno corporativo e più libero.
La sinistra della Sinistra ha reagito alla nascita del PD cercando ancor di più la differenziazione, il "primum vivere", ispessendo la vocazione demagogica e oscurando personalità e forze che possiedono una cultura di governo, in Sd ma anche in parte di Rifondazione.
E poi c'è il PD. Nonostante tutto l'unica speranza, come sanno i milioni di elettori delle primarie.
Non è vero che il PD ha contribuito alla caduta di Prodi.
E' vero però che il "correremo soli" di Walter Veltroni necessita di due chiarimenti,da fornire rapidamente.
Il primo è che questa "solitudine" per non apparire velleitaria deve sostanziarsi in una piena assunzione di responsabilità nell'essere laboratorio della riforma della politica e dei partiti.
O è questo oppure anche il chiedere di riformare la legge elettorale e di non andare alle elezioni apparirà solo paura. Mentre Grillo cerca di sorgere.
Riforma dei partiti con democrazia degli elettori, dei cittadini, non solo dei "militanti", con un radicale cambiamento delle persone da proporre e dei modi di determinarli..
Vedrete che , caduto Prodi, certi giornali parleranno molto meno della "Casta".
Ma la castalità esiste, avvelena la democrazia, è insopportabile da cittadini impoveriti nel potere di acquisto e indeboliti nella loro libertà dal bisogno.
Un partito dei cittadini, è la carta da giocare contro la bassezza della politica politicante di queste ore.
Una carta comunque importante.
Il secondo chiarimento è nei rapporti con tutte le altre forze democratiche e riformatrici, soprattutto con la Sinistra radicale.
Affermare la "solitudine" come responsabilità nel voler cambiare, porterà ad alleanze più solide, viceversa una solitudine del Pd perchè si da per scontato una differenza ideologica, non ricomponibile, con le forze radicali porterebbe ad abbandonare il paese nelle mani della cultura della destra, non solo nel suo potere.
Non a caso all'"andremo da soli e sfidiamo Berlusconi a fare altrettanto", il Cavaliere, all'unisono con Fini e Casini, ha subito risposto picche.
"Noi non abbiamo problemi!" Questa la risposta da Arcore. " Problemi vostri e irrisolvibili la frantumazione e la divisione fra le forze di una coalizione" hanno aggiunto.
Addirittura nelle prime ore dopo il No del Senato al Presidente del Consiglio-quelle nelle quali scriviamo- Berlusconi già definisce la "porcata" una "buona legge elettorale".
Certo, oggi tornare indietro, al centrosinistra che abbbiamo conosciuto è comunque impossibile.
Ma farsi portavoce del cambiamento e dalla "pulizia" della politica e insieme sfidare serenamente e con spirito concreto e riformista, quindi unitario, quella sinistra sui terreni del lavoro e della vita delle famiglie pare l'unica coniugazione possibile di una fase dura che ora sembra aperta solo sul buio.
Non sono temi facili, nascono da lontano e attraversano il mondo. Ma in Italia sono particolarmente urgenti e tutta la politica italiana ne è più lontana.
Molto più lontana di quella dell'America dove si confrontano Clinton e Obama.
E sembra possibile, su questi terreni, fare politica avvicinandosi al Paese reale, non eludendolo per ideologismo.
D'altra parte la nostra missione non era quella di dare un popolo al riformismo? Ripartendo da questi due temi il popolo lo si incontrerà. Non è poco. Soprattutto quando sembra di non avere più nulla.
Davide Ferrari
"Prima nota" del secondo numero di "PER. Il progresso d'Italia"
mensile di politica e cultura
Non è solo caduto un governo, sia pure il governo Prodi, il nostro governo. Siamo in un momento davvero grave. Pochissimi ne parlano. Sembra impossibile chiamare le cose con il loro nome, forse perchè si sente maggiormente l'impotenza ad affrontare, in ogni maniera, i problemi che la speranza di poterli risolvere.
La caduta avviene in una gravissima crisi di consenso popolare. Chi ha retto il Governo in questi ultimi due anni ha caricato le proprie spalle dell'intero peso di due crisi: quella salariale e delle condizioni di vita e quella della politica.
Operare bene non è bastato e non poteva bastare.
La caduta avviene poi in una situazione di profonda divisione di quella che fu la "grande" coalizione di centro-sinistra.
Il centrismo trasformista di Dini e Mastella, davvero impresentabile eppure accettato, a quel che sembra, dagli opinionisti, dall'informazione e da parti non piccole dell'opinione pubblica, è quel che resta di forze centriste che avrebbero avuto il compito di ancorare alla democrazia ceti esposti in un passaggio ad un nuovo sistema economico, meno corporativo e più libero.
La sinistra della Sinistra ha reagito alla nascita del PD cercando ancor di più la differenziazione, il "primum vivere", ispessendo la vocazione demagogica e oscurando personalità e forze che possiedono una cultura di governo, in Sd ma anche in parte di Rifondazione.
E poi c'è il PD. Nonostante tutto l'unica speranza, come sanno i milioni di elettori delle primarie.
Non è vero che il PD ha contribuito alla caduta di Prodi.
E' vero però che il "correremo soli" di Walter Veltroni necessita di due chiarimenti,da fornire rapidamente.
Il primo è che questa "solitudine" per non apparire velleitaria deve sostanziarsi in una piena assunzione di responsabilità nell'essere laboratorio della riforma della politica e dei partiti.
O è questo oppure anche il chiedere di riformare la legge elettorale e di non andare alle elezioni apparirà solo paura. Mentre Grillo cerca di sorgere.
Riforma dei partiti con democrazia degli elettori, dei cittadini, non solo dei "militanti", con un radicale cambiamento delle persone da proporre e dei modi di determinarli..
Vedrete che , caduto Prodi, certi giornali parleranno molto meno della "Casta".
Ma la castalità esiste, avvelena la democrazia, è insopportabile da cittadini impoveriti nel potere di acquisto e indeboliti nella loro libertà dal bisogno.
Un partito dei cittadini, è la carta da giocare contro la bassezza della politica politicante di queste ore.
Una carta comunque importante.
Il secondo chiarimento è nei rapporti con tutte le altre forze democratiche e riformatrici, soprattutto con la Sinistra radicale.
Affermare la "solitudine" come responsabilità nel voler cambiare, porterà ad alleanze più solide, viceversa una solitudine del Pd perchè si da per scontato una differenza ideologica, non ricomponibile, con le forze radicali porterebbe ad abbandonare il paese nelle mani della cultura della destra, non solo nel suo potere.
Non a caso all'"andremo da soli e sfidiamo Berlusconi a fare altrettanto", il Cavaliere, all'unisono con Fini e Casini, ha subito risposto picche.
"Noi non abbiamo problemi!" Questa la risposta da Arcore. " Problemi vostri e irrisolvibili la frantumazione e la divisione fra le forze di una coalizione" hanno aggiunto.
Addirittura nelle prime ore dopo il No del Senato al Presidente del Consiglio-quelle nelle quali scriviamo- Berlusconi già definisce la "porcata" una "buona legge elettorale".
Certo, oggi tornare indietro, al centrosinistra che abbbiamo conosciuto è comunque impossibile.
Ma farsi portavoce del cambiamento e dalla "pulizia" della politica e insieme sfidare serenamente e con spirito concreto e riformista, quindi unitario, quella sinistra sui terreni del lavoro e della vita delle famiglie pare l'unica coniugazione possibile di una fase dura che ora sembra aperta solo sul buio.
Non sono temi facili, nascono da lontano e attraversano il mondo. Ma in Italia sono particolarmente urgenti e tutta la politica italiana ne è più lontana.
Molto più lontana di quella dell'America dove si confrontano Clinton e Obama.
E sembra possibile, su questi terreni, fare politica avvicinandosi al Paese reale, non eludendolo per ideologismo.
D'altra parte la nostra missione non era quella di dare un popolo al riformismo? Ripartendo da questi due temi il popolo lo si incontrerà. Non è poco. Soprattutto quando sembra di non avere più nulla.
Davide Ferrari
"Prima nota" del secondo numero di "PER. Il progresso d'Italia"
mensile di politica e cultura
domenica 30 dicembre 2007
Auguri per il 2008. Bisogna che...
L'augurio è di un anno 2008 sereno e positivo
perchè sia possibile bisogna che
il lavoro conti di più
Davide Ferrari
Anche le mie luci spente alla mezzanotte del 31 Dicembre in adesione alla proposta diffusa da Articolo21 per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul tema della sicurezza del lavoro.
www.articolo21.info
www.davideferrari.org
perchè sia possibile bisogna che
il lavoro conti di più
Davide Ferrari
Anche le mie luci spente alla mezzanotte del 31 Dicembre in adesione alla proposta diffusa da Articolo21 per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul tema della sicurezza del lavoro.
www.articolo21.info
www.davideferrari.org
domenica 23 dicembre 2007
Una strana lettera, figlia dell'antipolitica.
La società "Mina real estate" , che ritiene di non aver avuto risposte dall’amministrazione comunale di Bologna a proprie aspettative edilizie, ha inviato com’è noto una lettera ai dirigenti, ma anche e soprattutto ai consiglieri comunali, per invitarli a votare in modo conforme ai suoi desideri e alle sue opinioni, pena conseguenze di legge.
Questa "missiva" è un atto grave e irrituale. Non si è trattato di un materiale di documentazione, sia pure lobbistico, ma ha avuto l'aspetto di una strana diffida, comunque irricevibile.
Bisogna comprendere come una cosa simile sia potuta accadere, quale clima politico e anche "culturale" l’abbia suscitata.
Il punto sta qui.
Le ragioni ed i torti del costruttore non sono francamente, in questo momento, la cosa più rilevante.
Quello che è più significativo è che il portatore di un interesse privato si rivolga a coloro i quali sono stati eletti democraticamente da una città, quelli che Grillo chiama " i dipendenti dei cittadini", neppure con ordini di servizio ma con inviti a votare come loro prescrive l’avvocato della ditta, altrimenti…..
Evidentemente si ritiene che "dipendenti", i "politici" consiglieri debbano esserlo innanzitutto di alcuni cittadini, i soggetti dell’intrapresa economica, e, in tempi di precaria garanzia dei diritti del lavoro, convenga usare con loro maniere spicce.
Si chiarisce con fatti del genere quanti danni possa provocare l'attacco indiscriminato alla politica.
Un’offensiva che, da reali ragioni, quelle indicate, certo senza alcuna parsimonia, dai libri di Stella, di Salvi e Villone, di Travaglio e tanti altri,, è diventata via via una guerra all'autonomia delle istituzioni democratiche.
Quale autonomia possono avere, restiamo a Bologna, persone definite ogni giorno, da mesi, "cacciatori di gettoni, infingardi commissionari di consulenti fannulloni, accumulatori di doppi stipendi", eccetera eccetera ?
E allora, se autonomia non "possono avere", qualcuno ha pensato che è meglio ricordaglielo.
Abbiamo udito nei mesi scorsi parole diverse ma trasmesse sulla stessa lunghezza d’onda.
Pensiamo alla reazione indignata alle posizioni della Provincia sul progetto Romilia.
Si è arrivati a trattare un’amministrazione come un’ affamatrice del popolo.
E poiché l’erba dei campi agricoli non parla, ha pensato bene di restare muta, in difesa, anche gran parte della stessa politica e della società civile.
Sul metodo, insisto, non sul merito della vicenda, sulla quale è naturale che le opinioni si confrontino.
E oggi raggiungiamo una nuova tappa.
Può darsi che la società Mina sia stata solo più focosa di altri o malconsigliata, ma il perchè del suo agire è chiaro.
Non chiede giustizia o equanimità, come pure sostiene. No, intima alla politica di farsi da parte.
Ma in questo caso la politica altro non è che la responsabilità di governare, di rappresentare l'interesse pubblico e non quello, giusto o sbagliato che sia, di una sola impresa.
Bisogna riflettere, ma anche reagire. Mesi di veleni sull'attività politica e consiliare possono davvero favorire il degrado della funzione pubblica.
Non si può accettare che ogni volta l’asticella sia messa più in alto.
Non c’è colpa della politica, in democrazia, che giustifichi il prepotere di chi ha e quindi vuol comandare.
Da L'Unità, 21 Dicembre 2007
Questa "missiva" è un atto grave e irrituale. Non si è trattato di un materiale di documentazione, sia pure lobbistico, ma ha avuto l'aspetto di una strana diffida, comunque irricevibile.
Bisogna comprendere come una cosa simile sia potuta accadere, quale clima politico e anche "culturale" l’abbia suscitata.
Il punto sta qui.
Le ragioni ed i torti del costruttore non sono francamente, in questo momento, la cosa più rilevante.
Quello che è più significativo è che il portatore di un interesse privato si rivolga a coloro i quali sono stati eletti democraticamente da una città, quelli che Grillo chiama " i dipendenti dei cittadini", neppure con ordini di servizio ma con inviti a votare come loro prescrive l’avvocato della ditta, altrimenti…..
Evidentemente si ritiene che "dipendenti", i "politici" consiglieri debbano esserlo innanzitutto di alcuni cittadini, i soggetti dell’intrapresa economica, e, in tempi di precaria garanzia dei diritti del lavoro, convenga usare con loro maniere spicce.
Si chiarisce con fatti del genere quanti danni possa provocare l'attacco indiscriminato alla politica.
Un’offensiva che, da reali ragioni, quelle indicate, certo senza alcuna parsimonia, dai libri di Stella, di Salvi e Villone, di Travaglio e tanti altri,, è diventata via via una guerra all'autonomia delle istituzioni democratiche.
Quale autonomia possono avere, restiamo a Bologna, persone definite ogni giorno, da mesi, "cacciatori di gettoni, infingardi commissionari di consulenti fannulloni, accumulatori di doppi stipendi", eccetera eccetera ?
E allora, se autonomia non "possono avere", qualcuno ha pensato che è meglio ricordaglielo.
Abbiamo udito nei mesi scorsi parole diverse ma trasmesse sulla stessa lunghezza d’onda.
Pensiamo alla reazione indignata alle posizioni della Provincia sul progetto Romilia.
Si è arrivati a trattare un’amministrazione come un’ affamatrice del popolo.
E poiché l’erba dei campi agricoli non parla, ha pensato bene di restare muta, in difesa, anche gran parte della stessa politica e della società civile.
Sul metodo, insisto, non sul merito della vicenda, sulla quale è naturale che le opinioni si confrontino.
E oggi raggiungiamo una nuova tappa.
Può darsi che la società Mina sia stata solo più focosa di altri o malconsigliata, ma il perchè del suo agire è chiaro.
Non chiede giustizia o equanimità, come pure sostiene. No, intima alla politica di farsi da parte.
Ma in questo caso la politica altro non è che la responsabilità di governare, di rappresentare l'interesse pubblico e non quello, giusto o sbagliato che sia, di una sola impresa.
Bisogna riflettere, ma anche reagire. Mesi di veleni sull'attività politica e consiliare possono davvero favorire il degrado della funzione pubblica.
Non si può accettare che ogni volta l’asticella sia messa più in alto.
Non c’è colpa della politica, in democrazia, che giustifichi il prepotere di chi ha e quindi vuol comandare.
Da L'Unità, 21 Dicembre 2007
sabato 15 dicembre 2007
Bilancio del Comune di Bologna. Il 2008
Bilancio del Comune di Bologna.
Un contributo.
L’accordo, recentissimo, sugli indirizzi di Bilancio del Comune per il 2008 fra l’Amministrazione ed i sindacali confederali è molto positivo ed accentua il carattere sociale delle scelte di Bologna.
Quali ?
ENTRATE
Partiamo dalle entrate, perché ormai quasi solo di queste si scrive e si informa sui giornali e le Tv.
Non sono mancati interventi fortemente polemici, di Galletti, di Bignami e di altri consiglieri del centrodestra. L’On. Galletti, persona per altro competente, ha pubblicato, tempo addietro, addirittura un libro bianco, con prefazione dell’On. Casini. La tesi è quella di supposto record nazionale di Bologna nell’aumento della pressione fiscale.
Ma non è così. Per quanto riguarda l’Irpef l’aliquota dell’addizionale comunale resta invariata sul livello dello 0,7%, con conferma dell’esenzione per tutti i circa 100.000 contribuenti che presentano un reddito annuo fino a 12.000 euro.
Sono bloccate le tariffe dei nidi d’infanzia, della refezione scolastica, dei servizi socio-assistenziali per anziani, minori e disabili e le tariffe del trasporto pubblico.
La generalizzazione dell’ Indicatore ISEE aumenterà ulteriormente l’equità e, dove già in essere, ha permesso l’esenzione totale o parziale di fasce ampie di famiglie.
Il blocco delle tariffe , con le scelte di conferma di questo Bilancio, è durato e durerà un mandato intero, dal 2004 al 2009.
Quando si chiede dov’è l’impronta sociale di un’ Amministrazione, ecco la risposta: è esattamente qui.
E’ strano : alcuni giornali hanno pubblicato tabelle dove alle tasse ed alle tariffe si sommano le multe (nel peso della pressione tributaria!!!!), e quel che è più bello dividendo il loro ammontare per il numero degli abitanti, quando ovviamente le pagherà chi ha commesso le infrazioni sanzionate.
So bene che le multe pesano, ma rilevo che, nel contempo nessuno ha ricordato la riduzione, sulla base della legge finanziaria 2008, dell’ICI per le circa 125.000 famiglie bolognesi proprietarie dell’abitazione in cui vivono. Ogni famiglia interessata risparmierà circa 90 euro.
Il risparmio complessivo delle famiglie sarà di circa 11 milioni di euro.
Viene poi confermata, come negli anni precedenti l’esenzione dall’ICI per gli immobili affittati a canone concordato.
Rispetto a quanto annunciato si riduce l’aumento della Tarsu dal 4 al 3 per cento, di cui l’ 1,8% è il puro, ed ottimistico, adeguamento all’inflazione.
L’aumento “netto”, per così dire, dell’1,2%, punta all’incremento della raccolta differenziata e al potenziamento della pulizia della città e in particolare dei portici.
Sulla base di questi provvedimenti si può quindi affermare che la pressione fiscale del Comune sulle famiglie con condizioni di vita medio-basse è stata ridotta e che questo impegno proseguirà fino alla fine del mandato.
SPESE
Le polemiche non hanno risparmiato le spese.
Si è parlato di incapacità a ridurle. Guardiamo ai fatti.
Il bilancio prevede invece un incremento della spesa moderato e mirato,
dato coerente con quello di tutto il mandato Cofferati.
Nel periodo 2004-2007 le spese correnti complessive sono aumentate di circa 30 milioni di euro, pari ad un incremento del 6%, allineato con l’inflazione.
Siamo davanti a un bilancio da 515 milioni di Euro, con un incremento di spesa pari a 18,8 ml. di Euro (+3,8 %).
Al netto di alcune componenti straordinarie, dovute alla nuova sede comunale, l’incremento di spesa rispetto al 2007 si riduce a 11,7 ml. di Euro (+2,4 %).
Qualcuno ha azzardato una avventurosa critica sul piano delle politiche del personale, parlando di immobilismo e auspicando insieme la fine del precariato e la diminuzione drastica degli occupati.
Come dire che si può legare un cane con una salsiccia.
Il personale invece non è aumentato ma si è combattuto il precariato.
Infatti l’Amministrazione ha utilizzato la nuova legislazione del Governo Prodi per ridurre il precariato, causato in Comune dal divieto ad assumere, durato anni. Nel 2007 185 lavoratori precari sono stati assunti stabilmente nel settore scolastico e 16 nel settore amministrativo. Nel 2008 avremo altri 104 stabilizzati.
Un risultato importate non solo per questi lavoratori ma per i servizi e la loro qualità.
INVESTIMENTI
Veniamo agli investimenti.
L’Amministrazione ha dimostrato una buona capacità di attivare
Il finanziamento degli investimenti di rilevanti dimensioni, pur
contenendo sensibilmente l’indebitamento.
Dall’inizio del mandato ad oggi l’Amministrazione ha finanziato in modo diretto investimenti per circa 305 milioni di euro e ha iniziato la realizzazione in project-financing di opere importanti.
Le voci più significative? La mobilità innanzitutto, per circa 62 milioni di euro, dall’inizio del mandato.
Ma è stato ed è forte l’investimento per le scuole, 38,4 milioni.
Altri due dati : l’incidenza dell’indebitamento del Comune di Bologna è, a fine 2007, dell’8,6%; con mutui a tasso fisso per il 76,2%. Solo il 23,8% a tasso variabile.
Per l’indebitamento Bologna è messa assai meglio della maggioranza dei Comuni di grandi dimensioni.
Quindi la città non si è fermata, molto si è realizzato e poco ci si è indebitati, nonostante gli anni di questo mandato abbiano visto una notevole riduzione dei trasferimenti statali.
Questa riduzione ed il persistere di criteri di assegnazione penalizzanti per il nostro Comune hanno causato problemi seri. L’aumento della
addizionale I.R.P.E.F. dallo 0,4% allo 0,7%, introdotto nel 2007, in larga parte si è reso necessario proprio per riequilibrare tale tendenza.
Galletti certo lo sa. Nella sua gestione l’aumento fu dello 0,4 e per problemi similari.
In sintesi l’Amministrazione governa bene. C’è poco da dire, se si guarda al Bilancio questo viene fuori.
PROSPETTIVE
Sarebbe bene allora discutere di più delle prospettive.
Il peso delle contravvenzioni tenderà a normalizzarsi, già lo si vede, se continuerà una chiara politica per la regolazione del traffico, che da certezza e notorietà alle regole. Sarà un bene. Anche questo fattore induce a pensare alla necessità, non solo per la giustizia e l’equità, di insistere nella lotta all’evasione fiscale.
Nel triennio 2005-2007 sono stati recuperati complessivamente circa 60 milioni di euro su tributi locali (I.C.I. e TA.R.S.U.) e su ammende per contravvenzioni non pagate entro i termini previsti.
Bisogna ragionare su come applicare l’addizionale IRPEF in modo da tenere conto delle difficoltà dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Bisogna anche riflettere su come razionalizzare tutte le voci di entrata, evitare ogni proliferazione di forme di contribuzione. Sulle spese, al di la di avvilenti polemiche sui costi della politica, vere quanto ipocrite e pochissimo rilevanti sui grandi numeri, le uniche proposte dell’opposizione, che ho letto riguardano dismissioni societarie. Tutto si può discutere. Ma il punto, difficile per tutti, è un altro. Anche senza considerare le risorse straordinarie necessarie alle grandi opere è il futuro di un Bilancio così impegnato per la città ed i servizi che va disegnato.
Bisogna fissare quote sostenibili di intervento diretto del Comune su voci determinanti dei servizi, da rendere però certe e meno esposte al precariato per un lunghissimo ciclo, e nello stesso tempo mettere in campo una collaborazione strategica con Stato e privato sociale che garantisca davvero standard di qualità a tutto un sistema di opportunità che sia molto più vasto di quelle direttamente erogate dal Comune.
Non è certo una novità, la direzione è già presa. Ma è urgente un “accordo generale”, un patto strategico a tutto campo, che permetta un consistente recupero di risorse e garantisca davvero qualità. Così il Comune sarà in grado di reggere garantendosi una funzione di promotore e verificatore di qualità.
Bologna, il suo Comune, dovrebbe agire come possedesse un marchio di qualità, assegnarlo a soggetti e imprese capaci e credibili, e difenderlo. La storia ce lo ha affidato, Le lotte ed il lavoro di generazioni di cittadini e di operatori dei servizi pubblici. Non basta agire caso per caso, foglia dopo foglia. E soprattutto non è accettabile che di fronte ad ogni problema di prospettiva gli interlocutori sociali si appannino scaricando tutto sul Comune (persino sulle Aldini è stato così).
Se si vuole bilancio in ordine e qualità serve un nuovo patto con la città e gli altri livelli istituzionali. Servono parole di verità e di prospettiva. Non le si avranno se non si difende, e con voce ferma, quanto, in questi anni di riavvio e insieme di preparazione, ha fatto la Giunta Cofferati.
Davide Ferrari
Un contributo.
L’accordo, recentissimo, sugli indirizzi di Bilancio del Comune per il 2008 fra l’Amministrazione ed i sindacali confederali è molto positivo ed accentua il carattere sociale delle scelte di Bologna.
Quali ?
ENTRATE
Partiamo dalle entrate, perché ormai quasi solo di queste si scrive e si informa sui giornali e le Tv.
Non sono mancati interventi fortemente polemici, di Galletti, di Bignami e di altri consiglieri del centrodestra. L’On. Galletti, persona per altro competente, ha pubblicato, tempo addietro, addirittura un libro bianco, con prefazione dell’On. Casini. La tesi è quella di supposto record nazionale di Bologna nell’aumento della pressione fiscale.
Ma non è così. Per quanto riguarda l’Irpef l’aliquota dell’addizionale comunale resta invariata sul livello dello 0,7%, con conferma dell’esenzione per tutti i circa 100.000 contribuenti che presentano un reddito annuo fino a 12.000 euro.
Sono bloccate le tariffe dei nidi d’infanzia, della refezione scolastica, dei servizi socio-assistenziali per anziani, minori e disabili e le tariffe del trasporto pubblico.
La generalizzazione dell’ Indicatore ISEE aumenterà ulteriormente l’equità e, dove già in essere, ha permesso l’esenzione totale o parziale di fasce ampie di famiglie.
Il blocco delle tariffe , con le scelte di conferma di questo Bilancio, è durato e durerà un mandato intero, dal 2004 al 2009.
Quando si chiede dov’è l’impronta sociale di un’ Amministrazione, ecco la risposta: è esattamente qui.
E’ strano : alcuni giornali hanno pubblicato tabelle dove alle tasse ed alle tariffe si sommano le multe (nel peso della pressione tributaria!!!!), e quel che è più bello dividendo il loro ammontare per il numero degli abitanti, quando ovviamente le pagherà chi ha commesso le infrazioni sanzionate.
So bene che le multe pesano, ma rilevo che, nel contempo nessuno ha ricordato la riduzione, sulla base della legge finanziaria 2008, dell’ICI per le circa 125.000 famiglie bolognesi proprietarie dell’abitazione in cui vivono. Ogni famiglia interessata risparmierà circa 90 euro.
Il risparmio complessivo delle famiglie sarà di circa 11 milioni di euro.
Viene poi confermata, come negli anni precedenti l’esenzione dall’ICI per gli immobili affittati a canone concordato.
Rispetto a quanto annunciato si riduce l’aumento della Tarsu dal 4 al 3 per cento, di cui l’ 1,8% è il puro, ed ottimistico, adeguamento all’inflazione.
L’aumento “netto”, per così dire, dell’1,2%, punta all’incremento della raccolta differenziata e al potenziamento della pulizia della città e in particolare dei portici.
Sulla base di questi provvedimenti si può quindi affermare che la pressione fiscale del Comune sulle famiglie con condizioni di vita medio-basse è stata ridotta e che questo impegno proseguirà fino alla fine del mandato.
SPESE
Le polemiche non hanno risparmiato le spese.
Si è parlato di incapacità a ridurle. Guardiamo ai fatti.
Il bilancio prevede invece un incremento della spesa moderato e mirato,
dato coerente con quello di tutto il mandato Cofferati.
Nel periodo 2004-2007 le spese correnti complessive sono aumentate di circa 30 milioni di euro, pari ad un incremento del 6%, allineato con l’inflazione.
Siamo davanti a un bilancio da 515 milioni di Euro, con un incremento di spesa pari a 18,8 ml. di Euro (+3,8 %).
Al netto di alcune componenti straordinarie, dovute alla nuova sede comunale, l’incremento di spesa rispetto al 2007 si riduce a 11,7 ml. di Euro (+2,4 %).
Qualcuno ha azzardato una avventurosa critica sul piano delle politiche del personale, parlando di immobilismo e auspicando insieme la fine del precariato e la diminuzione drastica degli occupati.
Come dire che si può legare un cane con una salsiccia.
Il personale invece non è aumentato ma si è combattuto il precariato.
Infatti l’Amministrazione ha utilizzato la nuova legislazione del Governo Prodi per ridurre il precariato, causato in Comune dal divieto ad assumere, durato anni. Nel 2007 185 lavoratori precari sono stati assunti stabilmente nel settore scolastico e 16 nel settore amministrativo. Nel 2008 avremo altri 104 stabilizzati.
Un risultato importate non solo per questi lavoratori ma per i servizi e la loro qualità.
INVESTIMENTI
Veniamo agli investimenti.
L’Amministrazione ha dimostrato una buona capacità di attivare
Il finanziamento degli investimenti di rilevanti dimensioni, pur
contenendo sensibilmente l’indebitamento.
Dall’inizio del mandato ad oggi l’Amministrazione ha finanziato in modo diretto investimenti per circa 305 milioni di euro e ha iniziato la realizzazione in project-financing di opere importanti.
Le voci più significative? La mobilità innanzitutto, per circa 62 milioni di euro, dall’inizio del mandato.
Ma è stato ed è forte l’investimento per le scuole, 38,4 milioni.
Altri due dati : l’incidenza dell’indebitamento del Comune di Bologna è, a fine 2007, dell’8,6%; con mutui a tasso fisso per il 76,2%. Solo il 23,8% a tasso variabile.
Per l’indebitamento Bologna è messa assai meglio della maggioranza dei Comuni di grandi dimensioni.
Quindi la città non si è fermata, molto si è realizzato e poco ci si è indebitati, nonostante gli anni di questo mandato abbiano visto una notevole riduzione dei trasferimenti statali.
Questa riduzione ed il persistere di criteri di assegnazione penalizzanti per il nostro Comune hanno causato problemi seri. L’aumento della
addizionale I.R.P.E.F. dallo 0,4% allo 0,7%, introdotto nel 2007, in larga parte si è reso necessario proprio per riequilibrare tale tendenza.
Galletti certo lo sa. Nella sua gestione l’aumento fu dello 0,4 e per problemi similari.
In sintesi l’Amministrazione governa bene. C’è poco da dire, se si guarda al Bilancio questo viene fuori.
PROSPETTIVE
Sarebbe bene allora discutere di più delle prospettive.
Il peso delle contravvenzioni tenderà a normalizzarsi, già lo si vede, se continuerà una chiara politica per la regolazione del traffico, che da certezza e notorietà alle regole. Sarà un bene. Anche questo fattore induce a pensare alla necessità, non solo per la giustizia e l’equità, di insistere nella lotta all’evasione fiscale.
Nel triennio 2005-2007 sono stati recuperati complessivamente circa 60 milioni di euro su tributi locali (I.C.I. e TA.R.S.U.) e su ammende per contravvenzioni non pagate entro i termini previsti.
Bisogna ragionare su come applicare l’addizionale IRPEF in modo da tenere conto delle difficoltà dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Bisogna anche riflettere su come razionalizzare tutte le voci di entrata, evitare ogni proliferazione di forme di contribuzione. Sulle spese, al di la di avvilenti polemiche sui costi della politica, vere quanto ipocrite e pochissimo rilevanti sui grandi numeri, le uniche proposte dell’opposizione, che ho letto riguardano dismissioni societarie. Tutto si può discutere. Ma il punto, difficile per tutti, è un altro. Anche senza considerare le risorse straordinarie necessarie alle grandi opere è il futuro di un Bilancio così impegnato per la città ed i servizi che va disegnato.
Bisogna fissare quote sostenibili di intervento diretto del Comune su voci determinanti dei servizi, da rendere però certe e meno esposte al precariato per un lunghissimo ciclo, e nello stesso tempo mettere in campo una collaborazione strategica con Stato e privato sociale che garantisca davvero standard di qualità a tutto un sistema di opportunità che sia molto più vasto di quelle direttamente erogate dal Comune.
Non è certo una novità, la direzione è già presa. Ma è urgente un “accordo generale”, un patto strategico a tutto campo, che permetta un consistente recupero di risorse e garantisca davvero qualità. Così il Comune sarà in grado di reggere garantendosi una funzione di promotore e verificatore di qualità.
Bologna, il suo Comune, dovrebbe agire come possedesse un marchio di qualità, assegnarlo a soggetti e imprese capaci e credibili, e difenderlo. La storia ce lo ha affidato, Le lotte ed il lavoro di generazioni di cittadini e di operatori dei servizi pubblici. Non basta agire caso per caso, foglia dopo foglia. E soprattutto non è accettabile che di fronte ad ogni problema di prospettiva gli interlocutori sociali si appannino scaricando tutto sul Comune (persino sulle Aldini è stato così).
Se si vuole bilancio in ordine e qualità serve un nuovo patto con la città e gli altri livelli istituzionali. Servono parole di verità e di prospettiva. Non le si avranno se non si difende, e con voce ferma, quanto, in questi anni di riavvio e insieme di preparazione, ha fatto la Giunta Cofferati.
Davide Ferrari
sabato 8 dicembre 2007
Consiglio comunale di Bologna. Un capogruppo "utile" per il PD.
Comune di Bologna.
Un capogruppo “utile”.
Articolo da L’Unità, 3 XII 2007
Unire è bello. Finalmente è nato il gruppo consiliare del Partito
Democratico nel Comune di Bologna.
E' il gruppo di gran lunga maggiore a Palazzo D'Accursio. Comprende persone di diverse generazioni (i giovani non sono numerosissimi ma non mancano), alcune personalità di assoluto rilievo accademico e professionale, molti consiglieri di esperienza e di provata competenza amministrativa.
Unire è difficile. Si proviene da realtà diverse e chiunque può ritenere di avere svolto un ruolo particolare, non riducibile e, naturalmente, temere che non venga inteso o raccolto il suo contributo.
Unire sarà forse ancora più difficile considerando il momento particolare che si attraversa. Il centrosinistra governa ad ogni livello istituzionale ma, l'alleanza dell'Unione che ha condotto alla vittoria sembra divisa, non episodicamente ma strutturalmente.
Non è sicuro l'esito normale del mandato, così come non è certo quello della legislatura.
In questo contesto siamo al primo ed importante atto formale: la nomina del capogruppo.
Basta guardare al quadro d'insieme, prima accennato, per comprendere quanto vadano chiarite antinomie importanti quali, vecchio/nuovo e continuità/discontinuità.
Com'è ovvio bisognerà lasciare indietro il vecchio e il continuo che siano disutili ed affermare l'utile e l'opportuno.
In primo luogo occorre confermare il principio di lealtà al Sindaco e alla Giunta.
Lealtà è una parola grossa? Guardiamo il calendario.
All'inizio di un mandato si può impostare una dialettica particolarmente propositiva, anche con larghi campi di autonomia da percorrere, per i consiglieri ed i gruppi consiliari. Ma quando si è alla vigilia, comunque, dell'ultimo tratto di strada, bisogna serrare le fila, favorire l'accelerarsi delle realizzazioni, portare a sintesi.
Ritengo francamente che non si sia fatto abbastanza, a tempo debito, per impostare una piena operatività dei consiglieri, è un limite che accusiamo, che non aiuta.
Ma oggi non serve una “visibilità” generica.
Attenzione: servirà una attività di tutti, molto intensa e ricca, direi quasi uno "scongelamento " di energie.
Ci vorrà molta libertà d’azione ma per seguire processi e pratiche, interventi e servizi, in diretto rapporto con gli assessori e la città, stando sul "territorio", come si usava dire.
E' questa la visibilità che ci vuole: allargare, o addirittura riprendere il rapporto con i cittadini.
Un capogruppo utile sarà allora chi sarà capace di adoperarsi per questo impegno di tutti, spesso minuto, che va infittito e coordinato.
Servirà allora rinunciare ad una intervista, ad un "colpetto di teatro", annullare distanze eccessive, per favorire non solo la collegialità ma prima di tutto il fatto che ognuno si senta all’opera.
Non si tratta di indicazioni moraleggianti. Chiunque ha svolto questo ruolo sa che il tempo non basta mai e bisogna scegliere. O imitare "la politica", con una pratica di dichiarazioni, o fare politica per la qualità del rapporto con i cittadini, con tutto il gruppo. Bisogna scegliere o un modello o l'altro. Non c'è il tempo materiale per seguire l'uno e l'altro.
“Lavorare assieme, togliersi le casacche delle squadre di provenienza”, in questi momenti tutti affermiamo banalità come queste.
In realtà la ricerca del pluralismo è un compito specifico del quale avere cura. La disparità organizzativa dei partiti confluenti, ma anche l’articolazione dei punti di vista, lo esigono con particolare nettezza.
Assumere queste pratiche sarebbe difficile per chiunque. Credo che impongano un cambio significativo di passo anche a chi sta conducendo una esperienza in corso e può essere ancora nominato come capogruppo, in un’occasione come questa. E in primo luogo occorrerà cercare la collaborazione di tutti. Scrivere “bisogna farsi aiutare” potrebbe far pensare a chissà quali pretese di controllo. No, il mandato, se viene dato, deve essere reale. Tuttavia il compito che ci sta di fronte è diverso da ciò che abbiamo alle spalle, ripeto, serviranno le forze di tutti, liberate da ogni timore di poter “volare”.
Un capogruppo “utile”.
Articolo da L’Unità, 3 XII 2007
Unire è bello. Finalmente è nato il gruppo consiliare del Partito
Democratico nel Comune di Bologna.
E' il gruppo di gran lunga maggiore a Palazzo D'Accursio. Comprende persone di diverse generazioni (i giovani non sono numerosissimi ma non mancano), alcune personalità di assoluto rilievo accademico e professionale, molti consiglieri di esperienza e di provata competenza amministrativa.
Unire è difficile. Si proviene da realtà diverse e chiunque può ritenere di avere svolto un ruolo particolare, non riducibile e, naturalmente, temere che non venga inteso o raccolto il suo contributo.
Unire sarà forse ancora più difficile considerando il momento particolare che si attraversa. Il centrosinistra governa ad ogni livello istituzionale ma, l'alleanza dell'Unione che ha condotto alla vittoria sembra divisa, non episodicamente ma strutturalmente.
Non è sicuro l'esito normale del mandato, così come non è certo quello della legislatura.
In questo contesto siamo al primo ed importante atto formale: la nomina del capogruppo.
Basta guardare al quadro d'insieme, prima accennato, per comprendere quanto vadano chiarite antinomie importanti quali, vecchio/nuovo e continuità/discontinuità.
Com'è ovvio bisognerà lasciare indietro il vecchio e il continuo che siano disutili ed affermare l'utile e l'opportuno.
In primo luogo occorre confermare il principio di lealtà al Sindaco e alla Giunta.
Lealtà è una parola grossa? Guardiamo il calendario.
All'inizio di un mandato si può impostare una dialettica particolarmente propositiva, anche con larghi campi di autonomia da percorrere, per i consiglieri ed i gruppi consiliari. Ma quando si è alla vigilia, comunque, dell'ultimo tratto di strada, bisogna serrare le fila, favorire l'accelerarsi delle realizzazioni, portare a sintesi.
Ritengo francamente che non si sia fatto abbastanza, a tempo debito, per impostare una piena operatività dei consiglieri, è un limite che accusiamo, che non aiuta.
Ma oggi non serve una “visibilità” generica.
Attenzione: servirà una attività di tutti, molto intensa e ricca, direi quasi uno "scongelamento " di energie.
Ci vorrà molta libertà d’azione ma per seguire processi e pratiche, interventi e servizi, in diretto rapporto con gli assessori e la città, stando sul "territorio", come si usava dire.
E' questa la visibilità che ci vuole: allargare, o addirittura riprendere il rapporto con i cittadini.
Un capogruppo utile sarà allora chi sarà capace di adoperarsi per questo impegno di tutti, spesso minuto, che va infittito e coordinato.
Servirà allora rinunciare ad una intervista, ad un "colpetto di teatro", annullare distanze eccessive, per favorire non solo la collegialità ma prima di tutto il fatto che ognuno si senta all’opera.
Non si tratta di indicazioni moraleggianti. Chiunque ha svolto questo ruolo sa che il tempo non basta mai e bisogna scegliere. O imitare "la politica", con una pratica di dichiarazioni, o fare politica per la qualità del rapporto con i cittadini, con tutto il gruppo. Bisogna scegliere o un modello o l'altro. Non c'è il tempo materiale per seguire l'uno e l'altro.
“Lavorare assieme, togliersi le casacche delle squadre di provenienza”, in questi momenti tutti affermiamo banalità come queste.
In realtà la ricerca del pluralismo è un compito specifico del quale avere cura. La disparità organizzativa dei partiti confluenti, ma anche l’articolazione dei punti di vista, lo esigono con particolare nettezza.
Assumere queste pratiche sarebbe difficile per chiunque. Credo che impongano un cambio significativo di passo anche a chi sta conducendo una esperienza in corso e può essere ancora nominato come capogruppo, in un’occasione come questa. E in primo luogo occorrerà cercare la collaborazione di tutti. Scrivere “bisogna farsi aiutare” potrebbe far pensare a chissà quali pretese di controllo. No, il mandato, se viene dato, deve essere reale. Tuttavia il compito che ci sta di fronte è diverso da ciò che abbiamo alle spalle, ripeto, serviranno le forze di tutti, liberate da ogni timore di poter “volare”.
Animali? Come noi.
INTERVENTO DEL CONSIGLIERE DAVIDE FERRARI, IN INIZIO SEDUTA, SU: LA MANIFESTAZIONE PROMOSSA DALLA LAV E ALTRE
ASSOCIAZIONI SABATO PRIMO DICEMBRE 2007 PER UN NATALE DI PACE CON TUTTI I
VIVENTI, GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLE CONDIZIONI DEGLI ANIMALI DA
ALLEVAMENTO.
"Ringrazio il Presidente, che ha letto il titolo che già illustra quasi integralmente l'intervento che voglio fare.
Mi è capitato di partecipare con soddisfazione e piena adesione ad una manifestazione che si è svolta il primo di questo mese, promossa dalla LAV , da altre associazioni animaliste e da associazioni che si impegnano per scelte alternative di alimentazione.
Un punto, tra i tanti di cui trattava il manifesto promotore, è per me di grandissimo rilievo ed importanza, quello che solleva il tema della condizione spaventosa con la quale il nostro sistema produttivo tratta e dispone della vita degli animali nella catena della produzione alimentare, in particolare negli allevamenti.
Io sono per un animalismo riformista e gradualista, ma che sui valori non intende transigere.
Gli allevamenti, che sono produttivi di conseguenze sanitarie gravissime e di diffusione di gravissime forme di nuove morbilità, sono ormai da porre all'attenzione dell’opinione pubblica anche da questo punto di vista, oltre che da quello più generale - e per me primario - della terribile crudeltà che in esse viene esercitata.
Questi temi, voglio dire, ancora oggi faticano ad entrare nella politica istituzionale, ma è un errore gravissimo che dimostra una volta di più l'incapacità di futuro che spesso tutti noi dimostriamo.
Da speranza invece che, non soltanto a questa sensibilità si affaccino sempre più persone che cercano, come, per esempio, è stato in quella manifestazione, di proporre forme di alimentazione del tutto alternative, ma anche persone che senza giungere al vegetarianesimo chiedono una diversa organizzazione della nostra catena alimentare ed è a queste in particolare che io intendo rivolgermi raccogliendo la loro sensibilità.
Sul terreno degli allevamenti le responsabilità pubbliche anche del nostro Comune sono rilevanti .
Auspico che insieme all'AUSL, il Comune di Bologna promuova un'agenda di cambiamento concreto delle cose, di riforma, quindi non di rifiuto generalizzato. Spetta anche a questo Consiglio comunale fare la sua parte. Ho voluto per questo motivo parlare oggi anche a testimonianza dell’ ottima e qualificata partecipazione che si è avuta nel pomeriggio dell'1, e anche dell'autorevolezza degli interventi che lì abbiamo potuto ascoltare."
Dal verbale del Consiglio comunale di Bologna di Lunedì 3 Dicembre 2007
ASSOCIAZIONI SABATO PRIMO DICEMBRE 2007 PER UN NATALE DI PACE CON TUTTI I
VIVENTI, GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLE CONDIZIONI DEGLI ANIMALI DA
ALLEVAMENTO.
"Ringrazio il Presidente, che ha letto il titolo che già illustra quasi integralmente l'intervento che voglio fare.
Mi è capitato di partecipare con soddisfazione e piena adesione ad una manifestazione che si è svolta il primo di questo mese, promossa dalla LAV , da altre associazioni animaliste e da associazioni che si impegnano per scelte alternative di alimentazione.
Un punto, tra i tanti di cui trattava il manifesto promotore, è per me di grandissimo rilievo ed importanza, quello che solleva il tema della condizione spaventosa con la quale il nostro sistema produttivo tratta e dispone della vita degli animali nella catena della produzione alimentare, in particolare negli allevamenti.
Io sono per un animalismo riformista e gradualista, ma che sui valori non intende transigere.
Gli allevamenti, che sono produttivi di conseguenze sanitarie gravissime e di diffusione di gravissime forme di nuove morbilità, sono ormai da porre all'attenzione dell’opinione pubblica anche da questo punto di vista, oltre che da quello più generale - e per me primario - della terribile crudeltà che in esse viene esercitata.
Questi temi, voglio dire, ancora oggi faticano ad entrare nella politica istituzionale, ma è un errore gravissimo che dimostra una volta di più l'incapacità di futuro che spesso tutti noi dimostriamo.
Da speranza invece che, non soltanto a questa sensibilità si affaccino sempre più persone che cercano, come, per esempio, è stato in quella manifestazione, di proporre forme di alimentazione del tutto alternative, ma anche persone che senza giungere al vegetarianesimo chiedono una diversa organizzazione della nostra catena alimentare ed è a queste in particolare che io intendo rivolgermi raccogliendo la loro sensibilità.
Sul terreno degli allevamenti le responsabilità pubbliche anche del nostro Comune sono rilevanti .
Auspico che insieme all'AUSL, il Comune di Bologna promuova un'agenda di cambiamento concreto delle cose, di riforma, quindi non di rifiuto generalizzato. Spetta anche a questo Consiglio comunale fare la sua parte. Ho voluto per questo motivo parlare oggi anche a testimonianza dell’ ottima e qualificata partecipazione che si è avuta nel pomeriggio dell'1, e anche dell'autorevolezza degli interventi che lì abbiamo potuto ascoltare."
Dal verbale del Consiglio comunale di Bologna di Lunedì 3 Dicembre 2007
venerdì 30 novembre 2007
IN NOME DEL "PROGRESSO".
Promossa dall'Associazione culture della Sinistra per il PD, nasce, a Bologna, una nuova rivista di politica e cultura
Venerdì 30 novembre è uscito il numero zero di "Il progresso d'Italia", rivista mensile di politica e cultura pubblicata a Bologna. Nell'editoriale, Davide Ferrari – coordinatore di un comitato di Direzione di cui fanno parte anche Enrico Ciciotti, docente all'Università Cattolica di Milano, e Carlo Galli, dell'Università di Bologna – nel soffermarsi sull'impegno del Partito Democratico per la riforma della politica e del sistema istituzionale del nostro Paese, sottolinea la necessità che si mantenga un'alleanza di governo tra tutte le componenti del centrosinistra e della sinistra.
Ad arricchire questa "anteprima" della nuova rivista ci sono, inoltre, il contributo di Giancarla Codrignani, che analizza la situazione del Pakistan e la recente sconfitta di Rigoberta Menchù in Guatemala, e interventi e saggi di Gianni Ghiselli, Carlo Mayr, Claudio Nunziata, Gregorio Scalise. Infine, il corsivo di "Fortecuore" e, in contro-copertina, le parole di Enzo Biagi – quelle pronunciate in occasione della chiusura censoria della trasmissione televisiva "Il fatto" – portano in primo piano il problema della libertà, e della qualità, della comunicazione di massa.
La parola "PER", che si ritrova nella testata de "Il progresso d'Italia", mette in evidenza la volontà di approfondire le ragioni della proposta invece di quelle della contrapposizione. La rivista è promossa dall'Associazione culture della Sinistra per il PD però, lungi dall'essere organo di stampa della nuova aggregazione politica, intende vivere di vita propria.
------------------------------------------------------------------
Venerdì 30 novembre è uscito il numero zero di "Il progresso d'Italia", rivista mensile di politica e cultura pubblicata a Bologna. Nell'editoriale, Davide Ferrari – coordinatore di un comitato di Direzione di cui fanno parte anche Enrico Ciciotti, docente all'Università Cattolica di Milano, e Carlo Galli, dell'Università di Bologna – nel soffermarsi sull'impegno del Partito Democratico per la riforma della politica e del sistema istituzionale del nostro Paese, sottolinea la necessità che si mantenga un'alleanza di governo tra tutte le componenti del centrosinistra e della sinistra.
Ad arricchire questa "anteprima" della nuova rivista ci sono, inoltre, il contributo di Giancarla Codrignani, che analizza la situazione del Pakistan e la recente sconfitta di Rigoberta Menchù in Guatemala, e interventi e saggi di Gianni Ghiselli, Carlo Mayr, Claudio Nunziata, Gregorio Scalise. Infine, il corsivo di "Fortecuore" e, in contro-copertina, le parole di Enzo Biagi – quelle pronunciate in occasione della chiusura censoria della trasmissione televisiva "Il fatto" – portano in primo piano il problema della libertà, e della qualità, della comunicazione di massa.
La parola "PER", che si ritrova nella testata de "Il progresso d'Italia", mette in evidenza la volontà di approfondire le ragioni della proposta invece di quelle della contrapposizione. La rivista è promossa dall'Associazione culture della Sinistra per il PD però, lungi dall'essere organo di stampa della nuova aggregazione politica, intende vivere di vita propria.
------------------------------------------------------------------
Iscriviti a:
Post (Atom)