Associazione Culturale "Lo Specchio di Alice"
Affiliata all'Universita' "Primo Levi"
CONVEGNO
Diritti umani.
La forza della parola e dell'immagine
22 Febbraio 2009
Sala del Consiglio del Quartiere Santo Stefano
Via S. Stefano, 119
Apertura lavori: ore 9,30
Relazioni:
Giuseppina Rossitto
Il diritto dell'io
Elisabetta Perazzo
"....fondata sul lavoro"
Giancarlo Pasquini
Mercato, competizione e diritti umani
Carlo Flamigni
Il diritto di essere scettici
Giuseppe Giliberti
Il linguaggio dei diritti
Davide Ferrari
Il diritto della poesia.
Impegno civile e liberta'creativa. Dante, Foscolo, Montale
INVITO
domenica 22 febbraio 2009
Poesia e impegno civile. Dante, Foscolo, Montale.
Poesia e impegno civile. Dante, Foscolo, Montale.
Esiste una poesia impegnata a difesa e richiesta dei diritti dell'uomo e della persona? E' arte vera?
Oggi non pochi risponderebbero subito di no ed anzi negherebbero in radice persino l'esigenza di porsi il quesito.
Inizio a tentare una risposta differente con una citazione che può apparire bizzarra.
Quella di Mao Ze Dong, il “Chairman Mao” della Rivoluzione Culturale. Oggi, almeno nel nostro emisfero è totalmente dimenticato, ma i suoi discorsi, e le loro trascrizioni nelle raccolte di Opere, un tempo erano famosissimi.
Guai ai vinti, si sa!
Eppure, dato l'argomento, ancora ci possono venire in mente con qualche utilità, le sue affermazioni alla Conferenza di Yenan del 1942 sull'arte e la letteratura.
Parlava, Mao, esattamente dell'argomento cui è dedicato il presente numero della nostra rivista; “il rapporto fra la cultura-nel nostro caso la letteratura- e le forme dell'impegno politico e civile".
Ci sono due aspetti, in ogni opera d'arte, quello culturale- diceva Mao- il valore artistico intrinseco, e l'orientamento politico dell'autore e dell'opera. Ogni classe sociale, ogni potere diremmo qui- privilegia- a suo dire- in ultima istanza questo secondo aspetto.
A ben guardare non aveva tutti i torti.
Come spiegare altrimenti il silenzio nel quale sono stati fatti cadere gli autori “politicizzati” ed anche le opere “politicizzate” di autori più poliedrici, dopo il crollo degli another countries dell'Est?
Non è accaduto solo ai comunisti, come Paul Eluard, il Quasimodo del dopoguerra e persino Neruda, ad esempio, ma anche agli impegnati dell'antichità e, nel mondo della letteratura moderna, ad ogni scrittura critica, anche la più disincantata e liberale, contenuta nelle opere di tanti fra i maggiori.
Una vera e propria damnatio memoriae ha velato gran parte della storia della cultura.
Sconfitto l'orizzonte del cambiamento, sia pure malato come ogni utopia, l'egemonia del potere esistente ha provveduto, ancora sta provvedendo , a cancellare persino il ricordo di intere biblioteche.
Ci si deve opporre a questo dimenticare? E come si può, con quali strumenti?
La risposta alla prima domanda è certamente, almeno a mio parere, positiva.
Perdere la memoria è tipico di chi invecchia, di chi non ha futuro. Inoltre è il presente -così insidiato dal cinismo ed il disprezzo verso il valore della vita umana- a chiamarci a riconsiderare le lezioni dell'arte engagée.
Come farlo dunque? Se non i medesimi ideali sembrano mutate radicalmente le concezioni del mondo e certo mutati sono i contesti, le forme del vivere.
Non si può leggere al presente il mandato politico della letteratura che abbiamo alle spalle. Non solo quella che ci parla dalla polvere dei secoli ma anche quella del vicinissimo '900.
Rileggiamo ancora Mao: se due sono i criteri, quello del valore artistico e quello dell'intenzione politica, se pure il primato è della seconda, senza il primo non solo non c'è arte vera ma propaganda, e persino c'è efficacia politica, civile dell'opera letteraria viene meno, anche se fosse del tutto rivolta alla denuncia e alla rivendicazione.
E' quindi la forza artistica ad ancorare il peso di un'opera, a costituirne la caratura.
Quindi, per tornare alla nostra domanda, solo riandando a quanto di più significativo la creatività poetica ha saputo realizzare sarà possibile rivivificarne il significato e la forza politica.
Propongo rapidissimamente tre esempi, e tanto diversi fra loro: Dante, Foscolo, Montale
Dante, innanzitutto. E' ancora sufficientemente noto il ruolo che la sua suprema poesia volgare, agli inizi della nostra letteratura, ha avuto nel fondare la lingua d'Italia e l'idea stessa di una unica nazione.
Ma quando si studia il Dante politico ci si imbatte in sillogi che ci presentano la sua inattualità, come già certificata all'epoca in cui visse, il suo alto-medievale ancoraggio all'idea di un Impero universale.
In realtà ciò che piu' conta è leggere Dante come figlio di un epoca di relativa libertà, dove ancora presenti sono i diritti e l'agire politico di cittadinanza, nei Comuni, un'età ultima ed aggredita, prima del progressivo naufragio d'Italia nel servaggio e nella lateralità rispetto alle grandi correnti della storia europea.
Qui la radice della sua indimenticabile affermazione sul destino dell'uomo, compiuto solo tendendo a virtù e conoscenza.
A virtu' si intenda, non solo a libera conoscenza.
Virtù, probità personale e pubblica.
Il mito di Ulisse in Dante è proseguito e rovesciato, è noto.
Non è più il ritorno ad Itaca il punto, ma la ripartenza e la sfida ai confini della terra. La sconfitta dell'eroe non conduce il poeta a negarne l'impossibile ansia di libertà.
Anzi proprio quando è nella sconfitta di fronte all'inconoscibile Ulisse, l'uomo, scopre nel tentare di andare oltre prigioni e confini, religioni e oceani, il proprio essere “umano”.
Altrimenti a cosa servirebbe l'impronta di Dio, essere fatti a sua immagine e somiglianza.
E' forse la più alta rivendicazione del primario diritto, quello ad essere liberi e quindi in perpetuo viaggio di avanzamento, anche se temerario e senza vittoria.
Dante politico, uomo di parte, è poeta eterno non "nonostante" la sua scelta di battaglia e di esilio, non mercè i recuperati orari dell'ozio, dopo la stagione dei combattimenti, ma "per" la propria altissima levatura intellettuale che è tutt'uno con l'interesse per l'uomo, la storia, il mondo.
Scorriamo un calendario di secoli.
In Italia viene l'ora di nuova libertà. Arrivano i colori bianco rosso e blu dell'esercito rivoluzionario e popolare della Francia.
Foscolo è fra i tanti che partecipano all'ora. Con la poesia, la polemica la partecipazione diretta agli eventi di guerra.
Di Ugo Foscolo un tempo si studiava, oggi non so, l'amor di patria, l'adesione a Napoleone e la cocente disillusione “dopo Campoformio”, come ridirà Roberto Roversi.
Anche qui la storia di una sconfitta. Ancora più nota era la sua difesa del retaggio cristiano della tradizione di seppellire i morti senza anonimato. C'è una vicinanza con il Parini, anch'egli democratico, che protesta, contro i furori dell'illuminismo di potere, difendendo la presenza del Crocifisso negli uffici (“Se non entra il cittadino Cristo, non entra nemmeno il cittadino Parini”).
Il carme dei “Sepolcri” è stato a lungo una pietra miliare degli studi scolastici per il suo carattere di supposta, ancorchè indubbiamente giustificata, “reazione” al moderno del suo tempo.
Leggiamo meglio. Il carattere di priorità dell'impegno, così tipico di Foscolo, non viene mai meno.
Fra le motivazioni della reazione sono le “egregie cose” alle quali inducono le “urne de'forti”, alle quali va' data collocazione e riconoscibilità imperitura.
Cose egregie, testimonianze nella vita pubblica, fino all'eroismo.
Motivazione forse debole, forse addirittura insincera, più diretta e lirica era la motivazione della difesa dell'integrità del rito della morte, per un grande poeta.
Indicativa tuttavia di una più complessa identità politico – culturale del poeta, tipicamente italiana, e forse più forte, non più debole del negazionismo francese.
Si tratta per Foscolo di trovare una via alla rivoluzione democratica che sia erede della millenaria cultura umanista, che trovi nel classicismo non divinità "false e bugiarde" risuscitate in opposizione alle Chiese, ma la forza imperitura di invarianti culturali capaci di dare sostanza alla vita della nazione risvegliata a libertà, di fondarla più solidamente.
A ben vedere un tema mai più dismesso dalla più alta ricerca culturale italiana, che sarà ripreso con ben altra consapevolezza teorica dal Cuoco e poi nel '900 da Gramsci. Ma a ognuno il suo mestiere e quello di Foscolo era scrivere versi.
La vicenda italiana giunse a nuova storia. Finalmente divenne Stato. Ma il nazionalismo democratico trasmutò ben presto in volontà di potenza. Nel generale crollo delle democrazie parlamentari, dopo la carneficina del '14-'18, il nostro paese, che spesso si trova ad essere laboratorio dell'abisso, creò, dalla frustrazione e dal rovesciamento del proprio motivo nazionale, un nuovo totalitarismo, brutale e negatore della libertà, innanzitutto della libertà della cultura.
Il fascismo e poi il nazismo non ebbero avversari sufficenti, neanche fra gli intellettuali.
Ma certo non ne mancarono.
Per la forza di una scelta di militanza diretta e generosa, i più, per la dirittura morale di una semplice, coraggiosa, non adesione, alcuni.
Un ritiro dall'orrore che era già tanto.
Eugenio Montale ha tracciato con estrema lucidità, in “Piccolo testamento”, in "Primavera hitleriana" e in altri testi, i confini della sua scelta.
Una laicità assoluta, rifiuto di ruoli clericali, "di chiesa e di officina", per il poeta.
Ma una laicità partecipe fino in fondo del dramma dell'uomo, della sua finitezza che nessun trascendimento può oscurare.
Quanti sedicenti laici, bianchi come sepolcri, hanno nella nostra storia concepito la propria autolimitazione come fuga dal dovere della testimonianza.
Non Montale. Il suo richiamo più forte, già nella giovanile esperienza dell'ambiente gobettiamo: “solo una cosa sappiamo: cio' che non siamo, cio' che non vogliamo” lo indica con chiarezza.
Non è poco, e' moltissimo segnare dove non si vuole andare, quando si vive nel totalitarismo. La cifra del suo “non essere” è il rifiuto del compromesso con la brutalità del fascismo.
Cercare un buco nella rete della storia, come mirabilmente scrive Montale è insieme impossibile, allora, e necessario all'uomo per essere tale.
Come fu per l' Ulisse di Dante tentare il mare oltre le colonne d'Ercole.
La scelta della non adesione al regime, ai regimi, è adesione, invece, alle ragioni dell'uomo e alla sua tragedia. La poetica che ne deriva è una radicale alternativa ad ogni prevalere della retorica.
Noi, che pure siamo nel tempo delle parole moltiplicate e impotenti, possiamo riaffermare il profondo legame fra poesia e civiltà seguendo orme che non smarriscono il segno.
Così con Dante, con Foscolo, con il vicino e così esigente Montale. Il Montale che ci obbliga, per essere dei suoi , il simile che riconosce il simile, ancora a non aderire. Impegno difficilissimo in un'epoca in cui l'adesione richiesta dal potere è quella all'ideologia del chiaroscuro, di una compartecipazione a tutto anche all'orrore di mille "guerre giuste".
Davide Ferrari
Dalla relazione "I diritti della poesia.Letteratura ed impegno civile", tenuta al convegno su: "I diritti umani".Bologna, 22 Febbraio 2009
Esiste una poesia impegnata a difesa e richiesta dei diritti dell'uomo e della persona? E' arte vera?
Oggi non pochi risponderebbero subito di no ed anzi negherebbero in radice persino l'esigenza di porsi il quesito.
Inizio a tentare una risposta differente con una citazione che può apparire bizzarra.
Quella di Mao Ze Dong, il “Chairman Mao” della Rivoluzione Culturale. Oggi, almeno nel nostro emisfero è totalmente dimenticato, ma i suoi discorsi, e le loro trascrizioni nelle raccolte di Opere, un tempo erano famosissimi.
Guai ai vinti, si sa!
Eppure, dato l'argomento, ancora ci possono venire in mente con qualche utilità, le sue affermazioni alla Conferenza di Yenan del 1942 sull'arte e la letteratura.
Parlava, Mao, esattamente dell'argomento cui è dedicato il presente numero della nostra rivista; “il rapporto fra la cultura-nel nostro caso la letteratura- e le forme dell'impegno politico e civile".
Ci sono due aspetti, in ogni opera d'arte, quello culturale- diceva Mao- il valore artistico intrinseco, e l'orientamento politico dell'autore e dell'opera. Ogni classe sociale, ogni potere diremmo qui- privilegia- a suo dire- in ultima istanza questo secondo aspetto.
A ben guardare non aveva tutti i torti.
Come spiegare altrimenti il silenzio nel quale sono stati fatti cadere gli autori “politicizzati” ed anche le opere “politicizzate” di autori più poliedrici, dopo il crollo degli another countries dell'Est?
Non è accaduto solo ai comunisti, come Paul Eluard, il Quasimodo del dopoguerra e persino Neruda, ad esempio, ma anche agli impegnati dell'antichità e, nel mondo della letteratura moderna, ad ogni scrittura critica, anche la più disincantata e liberale, contenuta nelle opere di tanti fra i maggiori.
Una vera e propria damnatio memoriae ha velato gran parte della storia della cultura.
Sconfitto l'orizzonte del cambiamento, sia pure malato come ogni utopia, l'egemonia del potere esistente ha provveduto, ancora sta provvedendo , a cancellare persino il ricordo di intere biblioteche.
Ci si deve opporre a questo dimenticare? E come si può, con quali strumenti?
La risposta alla prima domanda è certamente, almeno a mio parere, positiva.
Perdere la memoria è tipico di chi invecchia, di chi non ha futuro. Inoltre è il presente -così insidiato dal cinismo ed il disprezzo verso il valore della vita umana- a chiamarci a riconsiderare le lezioni dell'arte engagée.
Come farlo dunque? Se non i medesimi ideali sembrano mutate radicalmente le concezioni del mondo e certo mutati sono i contesti, le forme del vivere.
Non si può leggere al presente il mandato politico della letteratura che abbiamo alle spalle. Non solo quella che ci parla dalla polvere dei secoli ma anche quella del vicinissimo '900.
Rileggiamo ancora Mao: se due sono i criteri, quello del valore artistico e quello dell'intenzione politica, se pure il primato è della seconda, senza il primo non solo non c'è arte vera ma propaganda, e persino c'è efficacia politica, civile dell'opera letteraria viene meno, anche se fosse del tutto rivolta alla denuncia e alla rivendicazione.
E' quindi la forza artistica ad ancorare il peso di un'opera, a costituirne la caratura.
Quindi, per tornare alla nostra domanda, solo riandando a quanto di più significativo la creatività poetica ha saputo realizzare sarà possibile rivivificarne il significato e la forza politica.
Propongo rapidissimamente tre esempi, e tanto diversi fra loro: Dante, Foscolo, Montale
Dante, innanzitutto. E' ancora sufficientemente noto il ruolo che la sua suprema poesia volgare, agli inizi della nostra letteratura, ha avuto nel fondare la lingua d'Italia e l'idea stessa di una unica nazione.
Ma quando si studia il Dante politico ci si imbatte in sillogi che ci presentano la sua inattualità, come già certificata all'epoca in cui visse, il suo alto-medievale ancoraggio all'idea di un Impero universale.
In realtà ciò che piu' conta è leggere Dante come figlio di un epoca di relativa libertà, dove ancora presenti sono i diritti e l'agire politico di cittadinanza, nei Comuni, un'età ultima ed aggredita, prima del progressivo naufragio d'Italia nel servaggio e nella lateralità rispetto alle grandi correnti della storia europea.
Qui la radice della sua indimenticabile affermazione sul destino dell'uomo, compiuto solo tendendo a virtù e conoscenza.
A virtu' si intenda, non solo a libera conoscenza.
Virtù, probità personale e pubblica.
Il mito di Ulisse in Dante è proseguito e rovesciato, è noto.
Non è più il ritorno ad Itaca il punto, ma la ripartenza e la sfida ai confini della terra. La sconfitta dell'eroe non conduce il poeta a negarne l'impossibile ansia di libertà.
Anzi proprio quando è nella sconfitta di fronte all'inconoscibile Ulisse, l'uomo, scopre nel tentare di andare oltre prigioni e confini, religioni e oceani, il proprio essere “umano”.
Altrimenti a cosa servirebbe l'impronta di Dio, essere fatti a sua immagine e somiglianza.
E' forse la più alta rivendicazione del primario diritto, quello ad essere liberi e quindi in perpetuo viaggio di avanzamento, anche se temerario e senza vittoria.
Dante politico, uomo di parte, è poeta eterno non "nonostante" la sua scelta di battaglia e di esilio, non mercè i recuperati orari dell'ozio, dopo la stagione dei combattimenti, ma "per" la propria altissima levatura intellettuale che è tutt'uno con l'interesse per l'uomo, la storia, il mondo.
Scorriamo un calendario di secoli.
In Italia viene l'ora di nuova libertà. Arrivano i colori bianco rosso e blu dell'esercito rivoluzionario e popolare della Francia.
Foscolo è fra i tanti che partecipano all'ora. Con la poesia, la polemica la partecipazione diretta agli eventi di guerra.
Di Ugo Foscolo un tempo si studiava, oggi non so, l'amor di patria, l'adesione a Napoleone e la cocente disillusione “dopo Campoformio”, come ridirà Roberto Roversi.
Anche qui la storia di una sconfitta. Ancora più nota era la sua difesa del retaggio cristiano della tradizione di seppellire i morti senza anonimato. C'è una vicinanza con il Parini, anch'egli democratico, che protesta, contro i furori dell'illuminismo di potere, difendendo la presenza del Crocifisso negli uffici (“Se non entra il cittadino Cristo, non entra nemmeno il cittadino Parini”).
Il carme dei “Sepolcri” è stato a lungo una pietra miliare degli studi scolastici per il suo carattere di supposta, ancorchè indubbiamente giustificata, “reazione” al moderno del suo tempo.
Leggiamo meglio. Il carattere di priorità dell'impegno, così tipico di Foscolo, non viene mai meno.
Fra le motivazioni della reazione sono le “egregie cose” alle quali inducono le “urne de'forti”, alle quali va' data collocazione e riconoscibilità imperitura.
Cose egregie, testimonianze nella vita pubblica, fino all'eroismo.
Motivazione forse debole, forse addirittura insincera, più diretta e lirica era la motivazione della difesa dell'integrità del rito della morte, per un grande poeta.
Indicativa tuttavia di una più complessa identità politico – culturale del poeta, tipicamente italiana, e forse più forte, non più debole del negazionismo francese.
Si tratta per Foscolo di trovare una via alla rivoluzione democratica che sia erede della millenaria cultura umanista, che trovi nel classicismo non divinità "false e bugiarde" risuscitate in opposizione alle Chiese, ma la forza imperitura di invarianti culturali capaci di dare sostanza alla vita della nazione risvegliata a libertà, di fondarla più solidamente.
A ben vedere un tema mai più dismesso dalla più alta ricerca culturale italiana, che sarà ripreso con ben altra consapevolezza teorica dal Cuoco e poi nel '900 da Gramsci. Ma a ognuno il suo mestiere e quello di Foscolo era scrivere versi.
La vicenda italiana giunse a nuova storia. Finalmente divenne Stato. Ma il nazionalismo democratico trasmutò ben presto in volontà di potenza. Nel generale crollo delle democrazie parlamentari, dopo la carneficina del '14-'18, il nostro paese, che spesso si trova ad essere laboratorio dell'abisso, creò, dalla frustrazione e dal rovesciamento del proprio motivo nazionale, un nuovo totalitarismo, brutale e negatore della libertà, innanzitutto della libertà della cultura.
Il fascismo e poi il nazismo non ebbero avversari sufficenti, neanche fra gli intellettuali.
Ma certo non ne mancarono.
Per la forza di una scelta di militanza diretta e generosa, i più, per la dirittura morale di una semplice, coraggiosa, non adesione, alcuni.
Un ritiro dall'orrore che era già tanto.
Eugenio Montale ha tracciato con estrema lucidità, in “Piccolo testamento”, in "Primavera hitleriana" e in altri testi, i confini della sua scelta.
Una laicità assoluta, rifiuto di ruoli clericali, "di chiesa e di officina", per il poeta.
Ma una laicità partecipe fino in fondo del dramma dell'uomo, della sua finitezza che nessun trascendimento può oscurare.
Quanti sedicenti laici, bianchi come sepolcri, hanno nella nostra storia concepito la propria autolimitazione come fuga dal dovere della testimonianza.
Non Montale. Il suo richiamo più forte, già nella giovanile esperienza dell'ambiente gobettiamo: “solo una cosa sappiamo: cio' che non siamo, cio' che non vogliamo” lo indica con chiarezza.
Non è poco, e' moltissimo segnare dove non si vuole andare, quando si vive nel totalitarismo. La cifra del suo “non essere” è il rifiuto del compromesso con la brutalità del fascismo.
Cercare un buco nella rete della storia, come mirabilmente scrive Montale è insieme impossibile, allora, e necessario all'uomo per essere tale.
Come fu per l' Ulisse di Dante tentare il mare oltre le colonne d'Ercole.
La scelta della non adesione al regime, ai regimi, è adesione, invece, alle ragioni dell'uomo e alla sua tragedia. La poetica che ne deriva è una radicale alternativa ad ogni prevalere della retorica.
Noi, che pure siamo nel tempo delle parole moltiplicate e impotenti, possiamo riaffermare il profondo legame fra poesia e civiltà seguendo orme che non smarriscono il segno.
Così con Dante, con Foscolo, con il vicino e così esigente Montale. Il Montale che ci obbliga, per essere dei suoi , il simile che riconosce il simile, ancora a non aderire. Impegno difficilissimo in un'epoca in cui l'adesione richiesta dal potere è quella all'ideologia del chiaroscuro, di una compartecipazione a tutto anche all'orrore di mille "guerre giuste".
Davide Ferrari
Dalla relazione "I diritti della poesia.Letteratura ed impegno civile", tenuta al convegno su: "I diritti umani".Bologna, 22 Febbraio 2009
sabato 21 febbraio 2009
Giacomo, vorrei tornare indietro e tifarti ancora. Di più.
"Chi ha giocato Italia-Corea non gioca più". Avevo 8 anni nel '66, quando si compì il disastro. Era estate. La mia famiglia mi aveva portato a Tellaro, splendida, che scende al mare con vicoli e storia dura di porto e pescatori. Giocavo e correvo tutto il giorno.Come non ho più fatto.
Il 19 Luglio, alla vittoria del bravo Pak Doo Ik, alla nostra sconfitta, si fece un grande silenzio. Nei bar durò giorni. Abbassarono le voci i tifosi ed anche le donne. Perfino i ragazzini come me capirono che era successo qualcosa che avremmo ricordato. Questo mi torna in mente, oggi, e poco altro. E poi quella frase. "Chi ha giocato Italia-Corea non gioca più". Non so dire chi la pronunciò, qualche tempo dopo. Forse Fulvio Bernardini, oppure Herrera. O Gianni Brera. In realtà ad altri fu perdonato, ad Albertosi, a Sandro Mazzola. Bulgarelli non ebbe altre occasioni. Il Bologna aveva vinto il suo scudetto due anni prima. Nella Nazionale portata in Inghilterra da Edmondo Fabbri i rossoblu' erano importanti. E importantissimo era Giacomo Bulgarelli. Si infortuno'. Fu innocente. Ma non giocò mai più in Nazionale."Perhaps the biggest upset ever in the World Cup History !" E' il commento inglese ad un video, su quella partita, su YouTube.
"Forse il più grande ribaltamento della storia della Coppa del Mondo". Un ribaltamento, un evento che rovescia la realtà, l'impossibile che accade. E' questo il senso di "upset" in questa scritta. E Bulgarelli era il capo di quella Nazionale. Al suo talento, oscurato dalla mala sorte, si avvicendarono altri leaders, altre glorie. A rendere ancor più insuperabile il suo esilio concorse la Nazionale del Messico, quasi vincente, di quattro anni dopo. Alla storia, come eroi di tutti, passarono Rivera, Mazzola, Riva, non Bulgarelli.
Eppure era forte. Quando ci ha lasciato, qualche giorno fa, la notizia è stata registrata da quasi tutta la grande stampa. Si sono aperte le porte del confino in questa sua Bologna, il piccolo regno che gli era rimasto, sempre. La sua fama è tornata ad allargarsi.
Il calcio italiano, ed anche la nostra società- o almeno chi la informa- si sono ricordati che Giacomo era un campione nazionale, una stella. Ancora una volta ai vivi non è data rivincita. La morte sola fa riiniziare la partita.
Davvero ci vorrebbe un'altra vita, dopo, e non per correre nei paradisi o fuggire per gli inferni. Ma per capire che ognuno è più di quello che gli altri gli dicono ogni giorno di essere. Vale per i grandi e per i piccolissimi, per tutti noi. Solo che, in morte dei grandi, tutti ce ne accorgiamo. Giacomo non sapevo bene chi eri nell'estate del '66 ma stavo con te. Vorrei tornare indietro per poterti tifare, ancora, di più. E così farti vincere.
"Il Bologna" Quotidiano Epolis
21 Febbraio 2009
Il 19 Luglio, alla vittoria del bravo Pak Doo Ik, alla nostra sconfitta, si fece un grande silenzio. Nei bar durò giorni. Abbassarono le voci i tifosi ed anche le donne. Perfino i ragazzini come me capirono che era successo qualcosa che avremmo ricordato. Questo mi torna in mente, oggi, e poco altro. E poi quella frase. "Chi ha giocato Italia-Corea non gioca più". Non so dire chi la pronunciò, qualche tempo dopo. Forse Fulvio Bernardini, oppure Herrera. O Gianni Brera. In realtà ad altri fu perdonato, ad Albertosi, a Sandro Mazzola. Bulgarelli non ebbe altre occasioni. Il Bologna aveva vinto il suo scudetto due anni prima. Nella Nazionale portata in Inghilterra da Edmondo Fabbri i rossoblu' erano importanti. E importantissimo era Giacomo Bulgarelli. Si infortuno'. Fu innocente. Ma non giocò mai più in Nazionale."Perhaps the biggest upset ever in the World Cup History !" E' il commento inglese ad un video, su quella partita, su YouTube.
"Forse il più grande ribaltamento della storia della Coppa del Mondo". Un ribaltamento, un evento che rovescia la realtà, l'impossibile che accade. E' questo il senso di "upset" in questa scritta. E Bulgarelli era il capo di quella Nazionale. Al suo talento, oscurato dalla mala sorte, si avvicendarono altri leaders, altre glorie. A rendere ancor più insuperabile il suo esilio concorse la Nazionale del Messico, quasi vincente, di quattro anni dopo. Alla storia, come eroi di tutti, passarono Rivera, Mazzola, Riva, non Bulgarelli.
Eppure era forte. Quando ci ha lasciato, qualche giorno fa, la notizia è stata registrata da quasi tutta la grande stampa. Si sono aperte le porte del confino in questa sua Bologna, il piccolo regno che gli era rimasto, sempre. La sua fama è tornata ad allargarsi.
Il calcio italiano, ed anche la nostra società- o almeno chi la informa- si sono ricordati che Giacomo era un campione nazionale, una stella. Ancora una volta ai vivi non è data rivincita. La morte sola fa riiniziare la partita.
Davvero ci vorrebbe un'altra vita, dopo, e non per correre nei paradisi o fuggire per gli inferni. Ma per capire che ognuno è più di quello che gli altri gli dicono ogni giorno di essere. Vale per i grandi e per i piccolissimi, per tutti noi. Solo che, in morte dei grandi, tutti ce ne accorgiamo. Giacomo non sapevo bene chi eri nell'estate del '66 ma stavo con te. Vorrei tornare indietro per poterti tifare, ancora, di più. E così farti vincere.
"Il Bologna" Quotidiano Epolis
21 Febbraio 2009
domenica 15 febbraio 2009
Scuole Longhena e altre: da dove viene il disagio?
Dichiarazione di Davide Ferrari, presidente del Forum Scuola del Partito Democratico di Bologna:
“Il Ministro Gelmini interviene per reclamare a gran voce punizioni nei confronti di quegli insegnanti che hanno recentemente annunciato di non poter applicare, con varie motivazioni e con conseguenti varie decisioni, le recenti normative sul voto nelle scuole elementari.
La confusione e la conflittualità che si stanno determinando in molte scuole preoccupano innanzitutto le famiglie.
Il Ministro è responsabile di quanto sta accadendo.
Le sue norme sono non solo sbagliate, ma confuse e, per di più, non sono, ad ora, accompagnate da alcun chiarimento e orientamento di carattere didattico.
Dietro la campagna sul "rigore", rivolta verso bambini che, come è ovvio, andrebbero invece accompagnati ad una progressiva maturazione sul loro itinerario di crescita e consapevolezza, c'è la realtà di una scuola tagliata, costretta ad indebitarsi per svolgere la normale attività, avvilita nelle sue capacità ed esperienze.
Il merito professionale è stato ignorato, nessuna consultazione viene condotta, nemmeno ora, sulle forme della medesima attuazione della controriforma.
E' in questa grave situazione e nell'incertezza che la contraddistingue che vengono avanti episodi come quelli delle Longhena.
Chiediamo che l'Ufficio Scolastico provinciale convochi le scuole, che, lo ricordiamo, hanno una loro riconosciuta autonomia, per un monitoraggio attento di tutte le situazioni di crisi e per valutare assieme come consentire al meglio l'insegnamento e l'apprendimento”.
“Il Ministro Gelmini interviene per reclamare a gran voce punizioni nei confronti di quegli insegnanti che hanno recentemente annunciato di non poter applicare, con varie motivazioni e con conseguenti varie decisioni, le recenti normative sul voto nelle scuole elementari.
La confusione e la conflittualità che si stanno determinando in molte scuole preoccupano innanzitutto le famiglie.
Il Ministro è responsabile di quanto sta accadendo.
Le sue norme sono non solo sbagliate, ma confuse e, per di più, non sono, ad ora, accompagnate da alcun chiarimento e orientamento di carattere didattico.
Dietro la campagna sul "rigore", rivolta verso bambini che, come è ovvio, andrebbero invece accompagnati ad una progressiva maturazione sul loro itinerario di crescita e consapevolezza, c'è la realtà di una scuola tagliata, costretta ad indebitarsi per svolgere la normale attività, avvilita nelle sue capacità ed esperienze.
Il merito professionale è stato ignorato, nessuna consultazione viene condotta, nemmeno ora, sulle forme della medesima attuazione della controriforma.
E' in questa grave situazione e nell'incertezza che la contraddistingue che vengono avanti episodi come quelli delle Longhena.
Chiediamo che l'Ufficio Scolastico provinciale convochi le scuole, che, lo ricordiamo, hanno una loro riconosciuta autonomia, per un monitoraggio attento di tutte le situazioni di crisi e per valutare assieme come consentire al meglio l'insegnamento e l'apprendimento”.
sabato 14 febbraio 2009
Una mattina, per Eluana, torna la piazza dei cittadini.
Ho vissuto questi giorni scomposti, fra la morte e l'odio, questi giorni terribili attorno al piccolo corpo di Eluana, senza trovare il tempo di pensare a Bologna.
Anzi la vita quotidiana della città è diventata lontana, estranea ai miei pensieri.
Ma Giovedì 12 Febbraio, nella mattina, in Piazza Maggiore è accaduto qualcosa. Qualcuno avrà fatto caso, negli anni, a quel signore, con gli occhiali alla Walter Valdi che è solito disporre una sedia o uno sgabello di fronte al Nettuno, salirci sopra e arrigare la folla, stile Hyde Park, unico "Soapbox orator" della nostra città.
Ebbene in quel giorno, a quell'ora, il capannello solitamente magro dei suoi ascoltatori si è fatto a lungo massiccio, una folla di persone si è fermata a discutere, si è creata la fila per chiedere di intervenire.
Il tema: la vicenda di Eluana Englaro, le polemiche, lo scontro attorno al Presidente della Repubblica, che non ha voluto firmare un decreto contro una sentenza della Magistratura.
Mi sono fermato anch'io. Mi sono appassionato, volevo dire la mia, poi il tempo del lavoro mi ha riguadagnato.
Erano giovani a parlare. La Piazza dei vecchi bolognesi, un tempo così abituati a discutere di politica è perduta per sempre, è vero, ma per un momento almeno, a motivo di un dramma, di una questione fondamentale, si è ricreata la voglia di discutere.
Insomma i cittadini esistono ancora, non c'è solo la "gente".
E' stato un attimo incredibilmente prezioso.
Sono rimasti coinvolti anche i ragazzi Rom che in una doppia decina si stavano radunando dall'altra parte del gigante (niente paura , non era una nuova invasione, ma il raggrupparsi per una partita di calcio)."Io avrei uccisu chi ha fatto male a ragazza, se era mia ragazza". "Ma che dici tu, sei ignorante. Era morta già. Era per non soffrire". "Ma se soffriva allora era viva, scemu!".
"No era viva, ma non parlava, non diceva niente neanche a lei stessa, per anni e anni. Meglio che vada a Dio. Meglio"." Si meglio ma che male per mama, per il papa. Che male stanno".
I commenti non erano molti diversi, alla radice, di quelli dei nostri ragazzi.
Si sa l'innocenza rende la mente più libera di pensare.
L'organizzatore del meeting era indaffarato e strambo come sempre. Ma bisogna questa volta fargli un monumento. Magari con i lenzuoli ed il gesso dei mimi che fanno sempre le statue. Proprio lì.
Segnali di fumo.
Rubrica di Davide Ferrari
su: "Ilbologna"
Anzi la vita quotidiana della città è diventata lontana, estranea ai miei pensieri.
Ma Giovedì 12 Febbraio, nella mattina, in Piazza Maggiore è accaduto qualcosa. Qualcuno avrà fatto caso, negli anni, a quel signore, con gli occhiali alla Walter Valdi che è solito disporre una sedia o uno sgabello di fronte al Nettuno, salirci sopra e arrigare la folla, stile Hyde Park, unico "Soapbox orator" della nostra città.
Ebbene in quel giorno, a quell'ora, il capannello solitamente magro dei suoi ascoltatori si è fatto a lungo massiccio, una folla di persone si è fermata a discutere, si è creata la fila per chiedere di intervenire.
Il tema: la vicenda di Eluana Englaro, le polemiche, lo scontro attorno al Presidente della Repubblica, che non ha voluto firmare un decreto contro una sentenza della Magistratura.
Mi sono fermato anch'io. Mi sono appassionato, volevo dire la mia, poi il tempo del lavoro mi ha riguadagnato.
Erano giovani a parlare. La Piazza dei vecchi bolognesi, un tempo così abituati a discutere di politica è perduta per sempre, è vero, ma per un momento almeno, a motivo di un dramma, di una questione fondamentale, si è ricreata la voglia di discutere.
Insomma i cittadini esistono ancora, non c'è solo la "gente".
E' stato un attimo incredibilmente prezioso.
Sono rimasti coinvolti anche i ragazzi Rom che in una doppia decina si stavano radunando dall'altra parte del gigante (niente paura , non era una nuova invasione, ma il raggrupparsi per una partita di calcio)."Io avrei uccisu chi ha fatto male a ragazza, se era mia ragazza". "Ma che dici tu, sei ignorante. Era morta già. Era per non soffrire". "Ma se soffriva allora era viva, scemu!".
"No era viva, ma non parlava, non diceva niente neanche a lei stessa, per anni e anni. Meglio che vada a Dio. Meglio"." Si meglio ma che male per mama, per il papa. Che male stanno".
I commenti non erano molti diversi, alla radice, di quelli dei nostri ragazzi.
Si sa l'innocenza rende la mente più libera di pensare.
L'organizzatore del meeting era indaffarato e strambo come sempre. Ma bisogna questa volta fargli un monumento. Magari con i lenzuoli ed il gesso dei mimi che fanno sempre le statue. Proprio lì.
Segnali di fumo.
Rubrica di Davide Ferrari
su: "Ilbologna"
martedì 10 febbraio 2009
Poeti a Bologna.
Festa dell’Unità, Villa Torchi, 2008, Via Colombarola 42
Giovedì 2 Ottobre, ore 21,00
Poeti a Bologna.
"Vita quotidiana, cultura:
centro, periferia".
Letture e interventi dei poeti:
Davide Ferrari, docente all'Università di Bolzano.
Gregorio Scalise, docente di letteratura e filosofia del teatro all’Accademia delle Belle Arti, critico d’arte.
Carla Castelli, docente di lettere, curatrice del III Censimento della Poesia a Bologna.
Loredana Magazzeni, insegnante, operatrice culturale nel “Gruppo 98”.
Bruno Brunini, autore di testi per il teatro e di narrativa, curatore del III Censimento della Poesia a Bologna.
Presiede Luca Gamberini, coordinatore gruppo giovani del circolo PD di Corticella.
Festa Unità, Villa Torchi,
dal 25 Settembre al 6 Ottobre 2008
Giovedì 2 Ottobre, ore 21,00
Poeti a Bologna.
"Vita quotidiana, cultura:
centro, periferia".
Letture e interventi dei poeti:
Davide Ferrari, docente all'Università di Bolzano.
Gregorio Scalise, docente di letteratura e filosofia del teatro all’Accademia delle Belle Arti, critico d’arte.
Carla Castelli, docente di lettere, curatrice del III Censimento della Poesia a Bologna.
Loredana Magazzeni, insegnante, operatrice culturale nel “Gruppo 98”.
Bruno Brunini, autore di testi per il teatro e di narrativa, curatore del III Censimento della Poesia a Bologna.
Presiede Luca Gamberini, coordinatore gruppo giovani del circolo PD di Corticella.
Festa Unità, Villa Torchi,
dal 25 Settembre al 6 Ottobre 2008
domenica 25 gennaio 2009
Islam a Bologna.Dopo Obama
La verità è tanto semplice che nessuno aveva avuto il coraggio di dirla.Per sconfiggere il terrorismo islamico abbiamo bisogno del mondo dell'Islam. Che, d'altra parte, è talmente grande da essere uno dei pilastri-comunque- della nostra terra.Obama l'ha detto. Eppure tutti si erano affannati ad insegnarci, da settimane, e fino a pochi secondi dall'inizio del suo discorso di insediamento, che nulla sarebbe cambiato. "Caduto un Bush ne viene un'altro..."Vedremo cosa il mondo ed il suo paese gli permetteranno di fare, ma ,comunque, Obama ci ha detto che ci proverà . Basta con bombe e torture, andiamo a vedere chi ci sta a governare insieme un intero mondo. A Bologna abbiamo ascoltato le sue parole. Chissà in quanti? Apparentemente, a sentire le chiacchere di chi incontro, ben pochi. Eppure orecchie all'erta servirebbero, per andare oltre il clima di queste settimane in città.Certo, la piazza con i tappetini e gli oranti ginocchioni ha fatto impressione. Ma quasi tutti sembrano aver già tirato le conclusioni: la paura è nvincibile, meglio parlar d'altro o cavalcarla.E sono arrivati atti di minaccia e vandalismo contro negozi di arabi. Non parliamo di "ragazzate", non stendiamo un velo pietoso, parliamone.Si dice sempre che vogliamo che accettino le nostre regole, ma l'impressione è che abbiamo ben poco chiaro quali siano. Se una regola non basta a farglielo capire ecco subito spuntarne un'altra. L'ultima è che non si può manifestare, e/o pregare, vicino a "nostri" luoghi di culto importanti.Solo in questi giorni tesi? Sempre? Il precedente è rischioso.Evviva: la reciprocità è ottenuta. Bologna assomiglia un pochino alle città dei Sauditi. Ma non era proprio quello che volevamo evitare? E l'estremismo, anche di casa nostra, non troverà una bandiera attorno al quale raccogliersi? Mentre scrivo, su un portatile, appoggiato ai gradini del palazzo del Podestà, un filippino con la lunga scopa in mano reagisce a un ragazzino cinese che gli ha lanciato un rapido scherno. Due maghrebini, un poco torvi-per la verità- passano via veloci. Due ragazzi, lui è nero, ma le sta dicendo "Ti amo" in un'italiano passabile, sono seduti nella mia stessa arcata. Piazza Maggiore è già questa. O ci svegliamo e riprendiamo nelle nostre mani il bandolo della realtà, il filo della trottola, oppure non ci resterà altro che addormentarci sognando il passato, Sepolti sotto una neve grigia. La neve che sembrava non dovesse cadere più.
Da "Segnali di fumo"
Rubrica di Davide Ferrari su "ilbologna.com"
Da "Segnali di fumo"
Rubrica di Davide Ferrari su "ilbologna.com"
Ma cos'è questa crisi..?
La Bologna che vogliamo
di Davide Ferrari
Della crisi si discute molto.Il Comune di Bologna si è mosso. E' un fatto positivo ed importante l'accordo con le Organizzazioni sindacali per usare il sistema di welfare a sostegno dei lavoratori che hanno una condizione più difficile sul mercato.Ora il confronto procederà sulle scelte per sostenere il sistema produttivo. Molti dicono che è necessario fare interventi anti-ciclici o, meglio, sollecitare allo sviluppo settori anti-ciclici.Per la verita, in una crisi a 360°,che influirà indubbiamente sul monte delle risorse fiscali disponibili alla mano pubblica, bisogna essere molto realisti.E' difficile ipotizzare un programma di opere pubbliche o un'allargamenteo della spesa sociale di rilevanti proporzioni.Certo è profondamente ingiusto che, in tutto il mondo, solo per salvare le banche i soldi si siano trovati, anche se il crollo del sistema bancario avrebbe travolto tutti, non solo i colpevoli delle speculazioni finanziarie.Comunque bisogna fare, e molto, con poche risorse.Bisogna mettere la qualità al primo posto e insistere su quello che, nel ciclo, abbiamo di più forte.Bisogna ad ogni livello-anche sul piano locale- puntare a far partire con investimenti mirati una economia migliore.Non si potrà solo immettere denaro-e quale poi ? - per sostenere un sistema che non ha retto.Qui l'Emilia-Romagna e Bologna hanno molto da dire.Si cerca di nasconderlo, ma tutti guardano ad una nuova centralità dell'intervento pubblico,. I liberisti si sono estinti in un attimo, come i dinosauri all'arrivo del meteorite.Allora più che ritornare ad interventi anti-ciclici tradizionali (esempio è l'edilizia. E il consumo del territorio, già sfruttatissimo?) bisogna dare la massima forza ad una politica per lo sviluppo capace di orientare, sì orientare, con la programmazione pubblica il sistema produttivo, e di farlo ripartire.Sappiamo da anche troppo tempo quali sono le priorità: incrementare l'innovazione, creare distretti a più alta tecnologia, riconvertire verso la sostenibilità ambientale le produzioni ,creando a questo fine nuovi prodotti e nuove imprese.E creare canali, molti, di formazione di base, nella e accanto allla scuola pubblica, e per adulti,retribuita, per innalzare il livello della forza lavoro e ricollocarla.La Regione Emilia.Romagna sta facendo, da anni una politica di grande respiro proprio sull'asse della qualità del sistema produttivo.I piani programmatici delle Province, più o meno, a questo puntano.Ma ciò che manca è dare a queste politiche una nuova visibile centralità.Non può essere che basti un progetto Romilia perchè, con la pallottola avvelenata dell'incremento occupazionale, decenni di programmazione vadano sulla difensiva e chi li porta avanti venga fatto sedere sul banco degli accusati.Sembra passato un secolo ma questo teatrino ha tenuto banco, a Bologna, pochi mesi addietro e oggi il protagonista principale, a trombe squillate, scende nell'agone politico.Eppure tutti sanno e dicono che non basta il mercato, non basta il valore e l'interesse degli imprenditori.Il campo è più aperto di ieri. E' l'ora che la cultura di governo dell'Emilia e di Bologna rivendichi un maggiore protagonismo. E anche le forze politiche, innanzitutto, il PD, che ne reggono le sorti.Un Keinesismo orientato alla qualità? E' questo l'asse delle risposte da mettere in campo?Si' la strada è questa ed ha poche alternative. Ed il tempo e' poco.Questa prospettiva, dai libri bianchi dei migliori assessorati e dai pamphlets di Ruffolo, deve passare nelle parole e nei programmi dei candidati alle massime responsabilità. E il patto, a questo fine, con la società, la nuova concertazione che tutti invocano devono essere proposti come asse della richiesta di un voto per governare.Buona occupazione e sviluppo che tiene, questa la parte democratica. Dall'altra parte, la destra, le promesse di soldi a tutti, che poi non arrivano, e le social card scariche.Forse così torniamo ad andare avanti.
davideferrari@yahoo.com
www.davideferrari.org
di Davide Ferrari
Della crisi si discute molto.Il Comune di Bologna si è mosso. E' un fatto positivo ed importante l'accordo con le Organizzazioni sindacali per usare il sistema di welfare a sostegno dei lavoratori che hanno una condizione più difficile sul mercato.Ora il confronto procederà sulle scelte per sostenere il sistema produttivo. Molti dicono che è necessario fare interventi anti-ciclici o, meglio, sollecitare allo sviluppo settori anti-ciclici.Per la verita, in una crisi a 360°,che influirà indubbiamente sul monte delle risorse fiscali disponibili alla mano pubblica, bisogna essere molto realisti.E' difficile ipotizzare un programma di opere pubbliche o un'allargamenteo della spesa sociale di rilevanti proporzioni.Certo è profondamente ingiusto che, in tutto il mondo, solo per salvare le banche i soldi si siano trovati, anche se il crollo del sistema bancario avrebbe travolto tutti, non solo i colpevoli delle speculazioni finanziarie.Comunque bisogna fare, e molto, con poche risorse.Bisogna mettere la qualità al primo posto e insistere su quello che, nel ciclo, abbiamo di più forte.Bisogna ad ogni livello-anche sul piano locale- puntare a far partire con investimenti mirati una economia migliore.Non si potrà solo immettere denaro-e quale poi ? - per sostenere un sistema che non ha retto.Qui l'Emilia-Romagna e Bologna hanno molto da dire.Si cerca di nasconderlo, ma tutti guardano ad una nuova centralità dell'intervento pubblico,. I liberisti si sono estinti in un attimo, come i dinosauri all'arrivo del meteorite.Allora più che ritornare ad interventi anti-ciclici tradizionali (esempio è l'edilizia. E il consumo del territorio, già sfruttatissimo?) bisogna dare la massima forza ad una politica per lo sviluppo capace di orientare, sì orientare, con la programmazione pubblica il sistema produttivo, e di farlo ripartire.Sappiamo da anche troppo tempo quali sono le priorità: incrementare l'innovazione, creare distretti a più alta tecnologia, riconvertire verso la sostenibilità ambientale le produzioni ,creando a questo fine nuovi prodotti e nuove imprese.E creare canali, molti, di formazione di base, nella e accanto allla scuola pubblica, e per adulti,retribuita, per innalzare il livello della forza lavoro e ricollocarla.La Regione Emilia.Romagna sta facendo, da anni una politica di grande respiro proprio sull'asse della qualità del sistema produttivo.I piani programmatici delle Province, più o meno, a questo puntano.Ma ciò che manca è dare a queste politiche una nuova visibile centralità.Non può essere che basti un progetto Romilia perchè, con la pallottola avvelenata dell'incremento occupazionale, decenni di programmazione vadano sulla difensiva e chi li porta avanti venga fatto sedere sul banco degli accusati.Sembra passato un secolo ma questo teatrino ha tenuto banco, a Bologna, pochi mesi addietro e oggi il protagonista principale, a trombe squillate, scende nell'agone politico.Eppure tutti sanno e dicono che non basta il mercato, non basta il valore e l'interesse degli imprenditori.Il campo è più aperto di ieri. E' l'ora che la cultura di governo dell'Emilia e di Bologna rivendichi un maggiore protagonismo. E anche le forze politiche, innanzitutto, il PD, che ne reggono le sorti.Un Keinesismo orientato alla qualità? E' questo l'asse delle risposte da mettere in campo?Si' la strada è questa ed ha poche alternative. Ed il tempo e' poco.Questa prospettiva, dai libri bianchi dei migliori assessorati e dai pamphlets di Ruffolo, deve passare nelle parole e nei programmi dei candidati alle massime responsabilità. E il patto, a questo fine, con la società, la nuova concertazione che tutti invocano devono essere proposti come asse della richiesta di un voto per governare.Buona occupazione e sviluppo che tiene, questa la parte democratica. Dall'altra parte, la destra, le promesse di soldi a tutti, che poi non arrivano, e le social card scariche.Forse così torniamo ad andare avanti.
davideferrari@yahoo.com
www.davideferrari.org
sabato 17 gennaio 2009
Solidarietà alle scuole Volta
Forum delle scuole,
del PD di Bologna
Bologna, 19 Gennaio 2009
Davide Ferrari esporime solidarietà alle scuole Volta.
Intervenendo , oggi in Consiglio Comunale, il consigliere Davide Ferrari, Presidente del Forum sui problemi delle Scuole del Partito Democratico di Bologna, ha espresso solidarietà alle scuola media Volta di Borgo Panigale.
Le "Molotov" che sono state gettate contro la scuola, un episodio ancora oscuro, sono comunque un grave attentato ad una comunità di bambini e di educatori.
"Nulla sappiamo delle motivazioni, ma sembra inopportuno archiviare tutto come un fatto di poco conto. In ogni caso la città deve dare alle scuole la massima solidarietà e assicurare una costante vigilanza ed isolamento di ogni violenza, sia sul piano dell'iniziativa delle forze dell'ordine sia sul piano politico e istituzionale."
Il consigliere ha poi svolto il suo intervento sui temi delle recenti circolari sulle iscrizioni e sui loro effetti sulle scuole e le loro famiglie.
Ne riportiamo, in calce, il testo.
Per l'ufficio stampa,
Maria Busi
del PD di Bologna
Bologna, 19 Gennaio 2009
Davide Ferrari esporime solidarietà alle scuole Volta.
Intervenendo , oggi in Consiglio Comunale, il consigliere Davide Ferrari, Presidente del Forum sui problemi delle Scuole del Partito Democratico di Bologna, ha espresso solidarietà alle scuola media Volta di Borgo Panigale.
Le "Molotov" che sono state gettate contro la scuola, un episodio ancora oscuro, sono comunque un grave attentato ad una comunità di bambini e di educatori.
"Nulla sappiamo delle motivazioni, ma sembra inopportuno archiviare tutto come un fatto di poco conto. In ogni caso la città deve dare alle scuole la massima solidarietà e assicurare una costante vigilanza ed isolamento di ogni violenza, sia sul piano dell'iniziativa delle forze dell'ordine sia sul piano politico e istituzionale."
Il consigliere ha poi svolto il suo intervento sui temi delle recenti circolari sulle iscrizioni e sui loro effetti sulle scuole e le loro famiglie.
Ne riportiamo, in calce, il testo.
Per l'ufficio stampa,
Maria Busi
Circolare iscrizioni. famiglie sole.
Forum delle scuole,
del PD di Bologna
Bologna, 17 Gennaio 2009
Circolare iscrizioni. famiglie sole, scuole nell'incertezza,
impoverite di ore e docenti.
Centinaia di migliaia di famiglie e bambini, per la prima volta nella storia della scuola, a settembre non sapranno se gli sarà consentito seguire il modello didattico scelto al momento delle iscrizioni né, ai più grandi, sarà dato sapere se ritroveranno in classe gli stessi insegnanti. Questi i risultati dell'azione del ministro Gelmini, anche con l'ultima, contraddittoria, circolare sulle iscrizioni.Con l'avvio del maestro unico fin dal prossimo anno e i tagli al personale, oltre a destabilizzare l'intero sistema scolastico, si impone alle scuole un organico ridotto, senza ore di compresenza; ore che garantivano un lavoro di equipe tra gli insegnanti e un'eccellenza della scuola pubblica in tutte le classi.
Con questa circolare il ministro tenta poi di rendere retroattiva la sua riforma perche' le disposizioni ministeriali fanno sì che gli studenti delle seconde, terze, quarte e quinte della scuola primaria non concluderanno gli studi secondo l'attuale modello educativo del team di docenti.
Infatti contrariamente a quanto annunciato dallo stesso ministro, la circolare prevede che anche per le classi successive alle prime siano abolite le compresenze, minando in questo modo alla base il modello educativo del modulo di docenti. Ma se per la prima classe il maestro unico e l'impoverimento dell'offerta formativa era stato ormai stabilita per legge nessuna norma aveva definito un intervento analogo per le classi successive alle prime.
E' quindi necessario che riprendano l'iniziativa tutte le forze e le sensibilità che già hanno manifestato la propria contraroietà alla cosidetta "riforma Gelmini".
In particolare-di fronte alla grave disinformazione in atto, che non è soltanto un fatto mediatico, pure di per sè gravemente distorsivo, ma è ormai un problema istituzionale. Le famiglie sono sole di fronte ad una scelta truccata, derubate di ore e docenti, senza alcuna certezza sul percorso scolastico dei propri figli.
Forum della scuole del PD di Bologna
forumdellescuole.pdbologna@yahoo.it
del PD di Bologna
Bologna, 17 Gennaio 2009
Circolare iscrizioni. famiglie sole, scuole nell'incertezza,
impoverite di ore e docenti.
Centinaia di migliaia di famiglie e bambini, per la prima volta nella storia della scuola, a settembre non sapranno se gli sarà consentito seguire il modello didattico scelto al momento delle iscrizioni né, ai più grandi, sarà dato sapere se ritroveranno in classe gli stessi insegnanti. Questi i risultati dell'azione del ministro Gelmini, anche con l'ultima, contraddittoria, circolare sulle iscrizioni.Con l'avvio del maestro unico fin dal prossimo anno e i tagli al personale, oltre a destabilizzare l'intero sistema scolastico, si impone alle scuole un organico ridotto, senza ore di compresenza; ore che garantivano un lavoro di equipe tra gli insegnanti e un'eccellenza della scuola pubblica in tutte le classi.
Con questa circolare il ministro tenta poi di rendere retroattiva la sua riforma perche' le disposizioni ministeriali fanno sì che gli studenti delle seconde, terze, quarte e quinte della scuola primaria non concluderanno gli studi secondo l'attuale modello educativo del team di docenti.
Infatti contrariamente a quanto annunciato dallo stesso ministro, la circolare prevede che anche per le classi successive alle prime siano abolite le compresenze, minando in questo modo alla base il modello educativo del modulo di docenti. Ma se per la prima classe il maestro unico e l'impoverimento dell'offerta formativa era stato ormai stabilita per legge nessuna norma aveva definito un intervento analogo per le classi successive alle prime.
E' quindi necessario che riprendano l'iniziativa tutte le forze e le sensibilità che già hanno manifestato la propria contraroietà alla cosidetta "riforma Gelmini".
In particolare-di fronte alla grave disinformazione in atto, che non è soltanto un fatto mediatico, pure di per sè gravemente distorsivo, ma è ormai un problema istituzionale. Le famiglie sono sole di fronte ad una scelta truccata, derubate di ore e docenti, senza alcuna certezza sul percorso scolastico dei propri figli.
Forum della scuole del PD di Bologna
forumdellescuole.pdbologna@yahoo.it
lunedì 12 gennaio 2009
Manifesti con disegni razzisti ai banchetti della Lega
Cosa ne pensano i pre-candidati del Centro destra. Cosa ne pensa Cane'?
Intervento di Davide Ferrari.
Ho notato un manifesto, attaccato al banchetto della Lega Nord, in centro, questo Sabato, un manifesto che chiama alla sveglia gli emiliani e i bolognesi, perché sarebbero penalizzati nelle graduatoria per casa, diritti e sanità. La campagna non è nuova, è rischiosissima per la convivenza civile, può indurre all’odio sociale, ma non voglio qui metterla in discussione.
Mi interessa dire che, a illustrazione di questa campagna, si veda un disegno, una vignetta molto grande, nella quale una fila di persone estromette un povero vecchietto, (un bolognese ?) accompagnato al dottor Balanzone.
Queste figure sono: un uomo di colore, un "labbrone", un cinese "ciccione", una donna dallo sguardo torvo che trattiene un bambino, probabilmente una zingara, e un arabo, un islamico forse, con la barbona, digrignante i denti e che tiene in mano un coltellaccio.
Questa modo di fare grafica non mi apppare nuova. Io l’ho già vista. Io i giornali come "La difesa della razza", per esempio, ho avuto modo di vederli in casa fin da bambino. Giravano fra gli Universitari degli anni quaranta ed io li ritrovavo sepolti fra vecchie fotografie e fascicoli del Setaccio, il giornale del G.U.F.
Io mi ricordo le loro campagne contro il Negus, il Re Labbrone con l'anello al naso. Me le ricordo.
Abbiamo poi scoperto che i sudditi di quel Re Labbrone venivano uccisi con il gas, con l'iprite lanciata dai nostri aerei e pare che i generali fascisti dell’epoca si contendessero le assegnazioni di gas per poter vantare un successo, qualche chilometro quadrato di altopiano conquistato in più, e magari per poter fare carriera piu' rapidamente uno dcell'altro.
Bene.Io questa grafica la riconosco. Chiedo a tutti, di qualunque parte politica siano, di non sorriderne, di non voltare lo sguardo altrove.
Tutti dobbiamo parlare e prendere decisamente le distanze da queste espressioni trasudanti razzismo.
Non si deve lasciar correre che pur di cercare consenso, qualcuno sia disponibile a usare gli strumenti più vieti del razzismo. Quelli che l’Italia purtroppo ha già conosciuto nella sua storia, anche dell’editoria e della grafica.
Ho visto invece che i dirigenti regionali della Lega Nord si vantano di questi cartelloni. Questo manifesto è un punto di vanto, visto che la Lega locale rivendica il fatto che è stato imitato da altre sedi (ho visto infatti un manifesto simile anche a Brescia).
Insomma è diventata una vignetta best-seller nazionale.
Ho appreso poi una cosa curiosa. Ho visto che al suo inizio questa campagna aveva un altro manifesto, anch’esso molto discutibile, ma diverso.
Che cosa c’era in questo manifesto?
Il titolo era sempre quello, la frase era sempre quella, "Indovina chi è l’ultimo" con l’italiano, il bianco, in posizione di pre-esclusione.
Però, vedete, si trattava di una fotografia, non di un disegno.
In essa quattro uomini di colore o, non si capisce bene, lo stesso "nero" replicato più volte, erano su una sedia e poi in ultimo, a completare la fila, un italiano sconsolato, ma sereno.
Bene, forse è stato valutato che la realtà di quell’uomo di colore, la "realtà", appunto, per il solo fatto di essere la realtà, risultasse troppo poco estranea, poco nemica, poco incidente. Si trattava comunque di uomini. E allora che male c'è? Ecco perché hanno cambiato e scelto la grafica. Con la grafica, con il disegno aggressivo, violento, offensivo gli uomini diventano dei pupazzi nemici, delle caricature da cui difendersi come i cattivi nei cartoons.Sono quelle cose dalle quali bisogna prendere le distanze subito, qualunque posizione politica si abbia.
Mi chiedo: i precandidati della Destra, Guazzaloca e Canè, che viene annunciato come gradibile dalla Lega, cosa ne pensano?
Sono disposti a cercare i voti in questo modo, con l'orrore di grafiche dove i lavoratori stranieri sono ritratti come le caricature di Churchillone e del Re Labbrone?
Non deve essere ammessa la furbizia. Bisogna prendere posizione.
Quando qualunque ideologia tocca il nodo scoperto che può portare all’orrore, è il momento di prendere comunque le distanze, comunque, senza preoccuparsi né dei contesti né dei prezzi da pagare.
Consigliere comunale PD
www.davideferrari.org
Intervento di Davide Ferrari.
Ho notato un manifesto, attaccato al banchetto della Lega Nord, in centro, questo Sabato, un manifesto che chiama alla sveglia gli emiliani e i bolognesi, perché sarebbero penalizzati nelle graduatoria per casa, diritti e sanità. La campagna non è nuova, è rischiosissima per la convivenza civile, può indurre all’odio sociale, ma non voglio qui metterla in discussione.
Mi interessa dire che, a illustrazione di questa campagna, si veda un disegno, una vignetta molto grande, nella quale una fila di persone estromette un povero vecchietto, (un bolognese ?) accompagnato al dottor Balanzone.
Queste figure sono: un uomo di colore, un "labbrone", un cinese "ciccione", una donna dallo sguardo torvo che trattiene un bambino, probabilmente una zingara, e un arabo, un islamico forse, con la barbona, digrignante i denti e che tiene in mano un coltellaccio.
Questa modo di fare grafica non mi apppare nuova. Io l’ho già vista. Io i giornali come "La difesa della razza", per esempio, ho avuto modo di vederli in casa fin da bambino. Giravano fra gli Universitari degli anni quaranta ed io li ritrovavo sepolti fra vecchie fotografie e fascicoli del Setaccio, il giornale del G.U.F.
Io mi ricordo le loro campagne contro il Negus, il Re Labbrone con l'anello al naso. Me le ricordo.
Abbiamo poi scoperto che i sudditi di quel Re Labbrone venivano uccisi con il gas, con l'iprite lanciata dai nostri aerei e pare che i generali fascisti dell’epoca si contendessero le assegnazioni di gas per poter vantare un successo, qualche chilometro quadrato di altopiano conquistato in più, e magari per poter fare carriera piu' rapidamente uno dcell'altro.
Bene.Io questa grafica la riconosco. Chiedo a tutti, di qualunque parte politica siano, di non sorriderne, di non voltare lo sguardo altrove.
Tutti dobbiamo parlare e prendere decisamente le distanze da queste espressioni trasudanti razzismo.
Non si deve lasciar correre che pur di cercare consenso, qualcuno sia disponibile a usare gli strumenti più vieti del razzismo. Quelli che l’Italia purtroppo ha già conosciuto nella sua storia, anche dell’editoria e della grafica.
Ho visto invece che i dirigenti regionali della Lega Nord si vantano di questi cartelloni. Questo manifesto è un punto di vanto, visto che la Lega locale rivendica il fatto che è stato imitato da altre sedi (ho visto infatti un manifesto simile anche a Brescia).
Insomma è diventata una vignetta best-seller nazionale.
Ho appreso poi una cosa curiosa. Ho visto che al suo inizio questa campagna aveva un altro manifesto, anch’esso molto discutibile, ma diverso.
Che cosa c’era in questo manifesto?
Il titolo era sempre quello, la frase era sempre quella, "Indovina chi è l’ultimo" con l’italiano, il bianco, in posizione di pre-esclusione.
Però, vedete, si trattava di una fotografia, non di un disegno.
In essa quattro uomini di colore o, non si capisce bene, lo stesso "nero" replicato più volte, erano su una sedia e poi in ultimo, a completare la fila, un italiano sconsolato, ma sereno.
Bene, forse è stato valutato che la realtà di quell’uomo di colore, la "realtà", appunto, per il solo fatto di essere la realtà, risultasse troppo poco estranea, poco nemica, poco incidente. Si trattava comunque di uomini. E allora che male c'è? Ecco perché hanno cambiato e scelto la grafica. Con la grafica, con il disegno aggressivo, violento, offensivo gli uomini diventano dei pupazzi nemici, delle caricature da cui difendersi come i cattivi nei cartoons.Sono quelle cose dalle quali bisogna prendere le distanze subito, qualunque posizione politica si abbia.
Mi chiedo: i precandidati della Destra, Guazzaloca e Canè, che viene annunciato come gradibile dalla Lega, cosa ne pensano?
Sono disposti a cercare i voti in questo modo, con l'orrore di grafiche dove i lavoratori stranieri sono ritratti come le caricature di Churchillone e del Re Labbrone?
Non deve essere ammessa la furbizia. Bisogna prendere posizione.
Quando qualunque ideologia tocca il nodo scoperto che può portare all’orrore, è il momento di prendere comunque le distanze, comunque, senza preoccuparsi né dei contesti né dei prezzi da pagare.
Consigliere comunale PD
www.davideferrari.org
sabato 10 gennaio 2009
VERSO IL NUOVO SITO: APPUNTAMENTO AL 1 OTTOBRE
Care amiche, cari amici,
dopo molti anni di buon servizio il vecchio sito davideferrari.org ha bisogno di nuovi obiettivi, nuovi contenuti, nuovo stile.
Abbiamo un progetto "grande" che speriamo vi interessera'.
Il sito riaprirà il 1 Ottobre.
Nel frattempo cliccando davideferrari.org si verrà indirizzati qui, dove siete giunti, nel blog.
Speriamo che il servizio, certo ridotto, ma rapido nel riportare novità di questo
lungo "lenzuolo" vi interessi ugualmete.
A sempre, qui, dunque.
A presto sul nuovo sito.
dopo molti anni di buon servizio il vecchio sito davideferrari.org ha bisogno di nuovi obiettivi, nuovi contenuti, nuovo stile.
Abbiamo un progetto "grande" che speriamo vi interessera'.
Il sito riaprirà il 1 Ottobre.
Nel frattempo cliccando davideferrari.org si verrà indirizzati qui, dove siete giunti, nel blog.
Speriamo che il servizio, certo ridotto, ma rapido nel riportare novità di questo
lungo "lenzuolo" vi interessi ugualmete.
A sempre, qui, dunque.
A presto sul nuovo sito.
mercoledì 17 dicembre 2008
"Quando sono arrivati i Vu cumprà a Bologna?"
"Quando sono arrivati i Vu cumprà a Bologna?"
Me lo chiede in treno, (oh legittima curiosità!), una ragazza con il fondo tinta color mattone e l'ombelico intasato di strass.
Comincio a rispondere.
"Se guardi un film a colori di Tognazzi o Manfredi, tutto sembra uguale ad oggi.
Pochi i cambiamenti: non ci sono i cellulari, si telefona dalle cabine con il gettone in similrame da cinquanta lire e, appunto, non ci sono i venditori di colore immigrati".Aime', lei non conosce Tognazzi padre, poco il figlio, (non le piace), e quanto ai gettoni, quelli della sala giochi sono argento.
"Come mai non li facevate in argento anche quelli?" chiede.
Ma anch'io a ben pensare , ho qualche ricordo confuso.
I cinesi vendevano le cravatte a Mascarella anche prima della guerra e certo facevano le borsette ai tempi della mia infanzia ("Ma non c'entra, non erano Vu' Cumpra'")e i marocchini vendono i tappeti da sempre, ("Ma no, non erano marocchini veri. Erano napoletani travestiti da marocchini. Lo dice anche Totò in un film.").
Ma allora quando è iniziato l'arrivo?
"Con le navi degli albanesi?" S'intromette una signora di Varese che poco prima ha detto che se "non era per la stupidata della guerra, il Mussolini era un grande statista".
"Con la guerra in Jugoslavia !"-suggerisce un ragazzo più vecchio, l'unico di sinistra, mi pare, con me, in tutto il treno.La Jugoslavia? Ma non parlavamo di terzomondi e di magrebini?
"Ma anche in Jugoslavia ci sono gli islamici e le bombe, ha ragione il ragazzo"- torna in campo la varesina.
La ragazzina che voleva parlare con me, che potrei essere il suo prof, ormai si annoia, non ha più voglia di discorsi inutili e sonnecchia.
Rimango solo a pensare.
Quanti immigrati ho visto e quanti ne incontro ogni giorno. Lavorano, puliscono, reggono la baracca.
Ma per noi tutti il punto resta sui Vu' Cumpra', odiati o tollerati, comunque quasi superflui, persone di cui si può parlar male senza pagare dazio.
Ora ho un ricordo vero e nitido. Il mio primo Vu' Cumprà so dove l'ho visto.
In via De' Toschi, dopo piazza Minghetti, metà degli anni sessanta, faceva freddo, tutti avevano il cappotto e a me stringeva troppo la gola. Lui no.
Indossava una specie di grembiule grigio scuro, da magazziniere, aveva due grandi baffi neri ma era basso, poco più alto di mia sorella.
Vendeva limoni, gialli gialli. Aveva costruito con loro un piccolo zigurrat sul muretto accanto alla scalinata che porta ancora al Ristorante Carlo.
Non diceva mai una parola.
Il prezzo era scritto su un pezzo di cartone bianco. Tutti passavano e nessuno gli comprava un limone. Il mercato era vicinissimo.
Solo ai bambini, certo a me , interessava. Guardavo e riguardavo.
Chissà se mi avrebbe fatto fare la piramide con i suoi limoni anche a me.
Aveva qualche capello bianco , ed un giorno scorsi vicino a lui una donna e due ragazzi, con i pantaloni corti ma molto più "vecchi di me". Discutevano fitto fitto e mia nonna mi disse: "Senti sono siciliani. senti?".
Il primo Vu Cumprà è stato un prodotto nazionale.
Forse oggi, proprio ora, i suoi figli stanno sparlando di qualche venditore di borse tarocche, al bar, con una birretta in mano. Come facciamo tutti. Ogni giorno. O no?
Ilbologna.com
Me lo chiede in treno, (oh legittima curiosità!), una ragazza con il fondo tinta color mattone e l'ombelico intasato di strass.
Comincio a rispondere.
"Se guardi un film a colori di Tognazzi o Manfredi, tutto sembra uguale ad oggi.
Pochi i cambiamenti: non ci sono i cellulari, si telefona dalle cabine con il gettone in similrame da cinquanta lire e, appunto, non ci sono i venditori di colore immigrati".Aime', lei non conosce Tognazzi padre, poco il figlio, (non le piace), e quanto ai gettoni, quelli della sala giochi sono argento.
"Come mai non li facevate in argento anche quelli?" chiede.
Ma anch'io a ben pensare , ho qualche ricordo confuso.
I cinesi vendevano le cravatte a Mascarella anche prima della guerra e certo facevano le borsette ai tempi della mia infanzia ("Ma non c'entra, non erano Vu' Cumpra'")e i marocchini vendono i tappeti da sempre, ("Ma no, non erano marocchini veri. Erano napoletani travestiti da marocchini. Lo dice anche Totò in un film.").
Ma allora quando è iniziato l'arrivo?
"Con le navi degli albanesi?" S'intromette una signora di Varese che poco prima ha detto che se "non era per la stupidata della guerra, il Mussolini era un grande statista".
"Con la guerra in Jugoslavia !"-suggerisce un ragazzo più vecchio, l'unico di sinistra, mi pare, con me, in tutto il treno.La Jugoslavia? Ma non parlavamo di terzomondi e di magrebini?
"Ma anche in Jugoslavia ci sono gli islamici e le bombe, ha ragione il ragazzo"- torna in campo la varesina.
La ragazzina che voleva parlare con me, che potrei essere il suo prof, ormai si annoia, non ha più voglia di discorsi inutili e sonnecchia.
Rimango solo a pensare.
Quanti immigrati ho visto e quanti ne incontro ogni giorno. Lavorano, puliscono, reggono la baracca.
Ma per noi tutti il punto resta sui Vu' Cumpra', odiati o tollerati, comunque quasi superflui, persone di cui si può parlar male senza pagare dazio.
Ora ho un ricordo vero e nitido. Il mio primo Vu' Cumprà so dove l'ho visto.
In via De' Toschi, dopo piazza Minghetti, metà degli anni sessanta, faceva freddo, tutti avevano il cappotto e a me stringeva troppo la gola. Lui no.
Indossava una specie di grembiule grigio scuro, da magazziniere, aveva due grandi baffi neri ma era basso, poco più alto di mia sorella.
Vendeva limoni, gialli gialli. Aveva costruito con loro un piccolo zigurrat sul muretto accanto alla scalinata che porta ancora al Ristorante Carlo.
Non diceva mai una parola.
Il prezzo era scritto su un pezzo di cartone bianco. Tutti passavano e nessuno gli comprava un limone. Il mercato era vicinissimo.
Solo ai bambini, certo a me , interessava. Guardavo e riguardavo.
Chissà se mi avrebbe fatto fare la piramide con i suoi limoni anche a me.
Aveva qualche capello bianco , ed un giorno scorsi vicino a lui una donna e due ragazzi, con i pantaloni corti ma molto più "vecchi di me". Discutevano fitto fitto e mia nonna mi disse: "Senti sono siciliani. senti?".
Il primo Vu Cumprà è stato un prodotto nazionale.
Forse oggi, proprio ora, i suoi figli stanno sparlando di qualche venditore di borse tarocche, al bar, con una birretta in mano. Come facciamo tutti. Ogni giorno. O no?
Ilbologna.com
lunedì 15 dicembre 2008
La scuola, il territorio, il federalismo.
Lunedì 15 Dicembre, alle ore 20,30,
via Rivani 35, nuova sede del PD di Bologna
Seminario di approfondimento promosso dal Circolo degli insegnanti e dal Forum delle scuole del PD.
La scuola, il territorio, il federalismo.
Cambiare la scuola pubblica per difenderla.
Introduzione di Davide Ferrari.
Comunicazioni di : Sen. Walter Vitali, Giancarlo Sacchi
Interventi di Vittorio Biagini
Giancarlo Sacchi
Giuseppe Pedrielli
Marilena Pillati
Paolo Rebaudengo
Daniela Turci
Presiede Rosanna Facchini
Sono invitate i pubblici amministratori, le Organizzazioni Sindacali e Datoriali, le Associazioni professionali, studentesche e culturali della scuola
e della formazione
via Rivani 35, nuova sede del PD di Bologna
Seminario di approfondimento promosso dal Circolo degli insegnanti e dal Forum delle scuole del PD.
La scuola, il territorio, il federalismo.
Cambiare la scuola pubblica per difenderla.
Introduzione di Davide Ferrari.
Comunicazioni di : Sen. Walter Vitali, Giancarlo Sacchi
Interventi di Vittorio Biagini
Giancarlo Sacchi
Giuseppe Pedrielli
Marilena Pillati
Paolo Rebaudengo
Daniela Turci
Presiede Rosanna Facchini
Sono invitate i pubblici amministratori, le Organizzazioni Sindacali e Datoriali, le Associazioni professionali, studentesche e culturali della scuola
e della formazione
martedì 9 dicembre 2008
La destra in Consiglio con le magliette nere.La risposta di Davide.
Consigliere FERRARI
Abbiamo imparato poco fa, da tanti interventi, che viviamo in una città angosciata, piena di rovine, perché con tutto il rispetto delle città che sono ai primi posti della classifica di Italia Oggi, io penso che soltanto Vukovar potrebbe ambire a staccarsi all’ultimo posto e a essere così penalizzata nei loro confronti.
Quindi, immagino che l’idea che Bologna dà agli altri, non solo a questi ricercatori la cui buona fede per me è indiscussa, ma forse anche a noi stessa è quella di una città rovinata, nel senso letterale del termine, cioè una città dove le rovine ingombrano le strade, dove dalle finestre si buttano i materassi, in sostanza una città senza destino, senza speranza, senza economia, peccato è che questa sia la città dove si continua a consumare di più in Italia e si continua a consumare di più in Italia perché nonostante gravissimi segnali di crisi anche da noi, è la città dove si guadagna di più perché si lavora di più, si produce di più, si producono cose più utili e che reggono meglio alla sfida internazionale.
Bologna è una città che è al centro di una Regione che ha uno dei maggiori livelli di qualità della vita fra quanti sono presenti in tutta Europa, che è più avanti della famosa regione Renana, a cui fanno riferimento sempre gli economisti.
Io lo so che i bolognesi non se ne rendono più tanto conto. È vero c’è una responsabilità anche dei politici. Non credo che i bolognesi si sentano Malabrocca, né tanto meno è vero che Malabrocca avesse un gregario. Al Giro c'era una sola maglia nera. Siccome qui ne ho viste due, vale a dire che oltre a Malabrocca abbiamo visto anche il suo gregario, rilevo che al contrario al Giro il gregario della maglia nera non era previsto.
Al di là delle battute c’è una responsabilità anche nostra, è vero, nel non controbattere abbastanza questo senso indistinto che ci vede essere figli diseredati di una stagione di giganti, lo ha detto perfino Tommasini, che a giganti come Renzo Imbeni, Renato Zangari, Giuseppe Dozza, non può certo sentirsi molto vicino.
Io qualcuno di loro ho conosciuto e ancora li conosco, erano e sono senza altro grandi personalità, ma devo dire che conosco, nella Bologna di oggi, delle personalità rilevanti, rilevanti. Non conosco solo dei quaquaraqua o dei falliti, o dei rancorosi tuuti dediti alla sola nza che la storia giri strada del tutto, in modo che venga anche la loro ora, no, conosco anche delle personalità interessanti in tutti i campi, in tutti i campi, citerò un’altra volta per non suscitare né gelosie, né invidie, né pseudo curiosità.
Ma voglio dire che una parte, una piccola parte, certamente, ci sono tanti luoghi, di una città che si dà da fare, l’abbiamo vista in queste plurime inaugurazioni, sia quelle più riservate che quella più pubblica dell’ex cinema Ambasciatori.
Io ricordo qualcosa di queste nome, lo ricordo, ricordo discussioni di anni, ricordo progetti un po’ rocamboleschi, tutti molto ritagliati sull’idea che senza un piccolo commercio, visto però in modo vecchio, un po’ esausto, il centro di Bologna sarebbe morto, invece è vivo e rinasce se ci sono investitoli sufficientemente capaci con il know how, la forza, la volontà di fare cultura, tali da segnare il loro territorio con qualcosa che ha un senso in questa città e altrove. Mi piacerebbe dirlo al collega Onorevole Raisi, che con altri progetti si è allungo dilettato, poi però siamo arrivati a questo, che ha aperto qualche giorno fa, qualche giorno fa, di cui siamo qui a parlare.
Io non voglio fare cose di piaggerie, i giornali l’hanno fatto, in parte anche una piccola concorrenza verso alcuni dei nomi citati, quindi non mi interessa certo riprenderli. Certo è che siamo in presenza di una iniziativa importante, che fa giustizia di polemiche piccolissime e che dovrebbe dare il senso anche a tanti altri soggetti che ci sono, così come abbiamo salutato per esempio alcune iniziative importanti di agio o per esempio salutiamo la grande partecipazione della città alla colletta alimentare, ma perché non vediamo che la grande partecipazione della città a un progetto culturale e imprenditoriale forte, ha segnato queste giornate, perché non farlo?
Ma a cosa serve cercare di imitare Malabrocca, cerchiamo di inseguire Fausto Coppi, che forse è più difficile, ma è più utile.
Abbiamo imparato poco fa, da tanti interventi, che viviamo in una città angosciata, piena di rovine, perché con tutto il rispetto delle città che sono ai primi posti della classifica di Italia Oggi, io penso che soltanto Vukovar potrebbe ambire a staccarsi all’ultimo posto e a essere così penalizzata nei loro confronti.
Quindi, immagino che l’idea che Bologna dà agli altri, non solo a questi ricercatori la cui buona fede per me è indiscussa, ma forse anche a noi stessa è quella di una città rovinata, nel senso letterale del termine, cioè una città dove le rovine ingombrano le strade, dove dalle finestre si buttano i materassi, in sostanza una città senza destino, senza speranza, senza economia, peccato è che questa sia la città dove si continua a consumare di più in Italia e si continua a consumare di più in Italia perché nonostante gravissimi segnali di crisi anche da noi, è la città dove si guadagna di più perché si lavora di più, si produce di più, si producono cose più utili e che reggono meglio alla sfida internazionale.
Bologna è una città che è al centro di una Regione che ha uno dei maggiori livelli di qualità della vita fra quanti sono presenti in tutta Europa, che è più avanti della famosa regione Renana, a cui fanno riferimento sempre gli economisti.
Io lo so che i bolognesi non se ne rendono più tanto conto. È vero c’è una responsabilità anche dei politici. Non credo che i bolognesi si sentano Malabrocca, né tanto meno è vero che Malabrocca avesse un gregario. Al Giro c'era una sola maglia nera. Siccome qui ne ho viste due, vale a dire che oltre a Malabrocca abbiamo visto anche il suo gregario, rilevo che al contrario al Giro il gregario della maglia nera non era previsto.
Al di là delle battute c’è una responsabilità anche nostra, è vero, nel non controbattere abbastanza questo senso indistinto che ci vede essere figli diseredati di una stagione di giganti, lo ha detto perfino Tommasini, che a giganti come Renzo Imbeni, Renato Zangari, Giuseppe Dozza, non può certo sentirsi molto vicino.
Io qualcuno di loro ho conosciuto e ancora li conosco, erano e sono senza altro grandi personalità, ma devo dire che conosco, nella Bologna di oggi, delle personalità rilevanti, rilevanti. Non conosco solo dei quaquaraqua o dei falliti, o dei rancorosi tuuti dediti alla sola nza che la storia giri strada del tutto, in modo che venga anche la loro ora, no, conosco anche delle personalità interessanti in tutti i campi, in tutti i campi, citerò un’altra volta per non suscitare né gelosie, né invidie, né pseudo curiosità.
Ma voglio dire che una parte, una piccola parte, certamente, ci sono tanti luoghi, di una città che si dà da fare, l’abbiamo vista in queste plurime inaugurazioni, sia quelle più riservate che quella più pubblica dell’ex cinema Ambasciatori.
Io ricordo qualcosa di queste nome, lo ricordo, ricordo discussioni di anni, ricordo progetti un po’ rocamboleschi, tutti molto ritagliati sull’idea che senza un piccolo commercio, visto però in modo vecchio, un po’ esausto, il centro di Bologna sarebbe morto, invece è vivo e rinasce se ci sono investitoli sufficientemente capaci con il know how, la forza, la volontà di fare cultura, tali da segnare il loro territorio con qualcosa che ha un senso in questa città e altrove. Mi piacerebbe dirlo al collega Onorevole Raisi, che con altri progetti si è allungo dilettato, poi però siamo arrivati a questo, che ha aperto qualche giorno fa, qualche giorno fa, di cui siamo qui a parlare.
Io non voglio fare cose di piaggerie, i giornali l’hanno fatto, in parte anche una piccola concorrenza verso alcuni dei nomi citati, quindi non mi interessa certo riprenderli. Certo è che siamo in presenza di una iniziativa importante, che fa giustizia di polemiche piccolissime e che dovrebbe dare il senso anche a tanti altri soggetti che ci sono, così come abbiamo salutato per esempio alcune iniziative importanti di agio o per esempio salutiamo la grande partecipazione della città alla colletta alimentare, ma perché non vediamo che la grande partecipazione della città a un progetto culturale e imprenditoriale forte, ha segnato queste giornate, perché non farlo?
Ma a cosa serve cercare di imitare Malabrocca, cerchiamo di inseguire Fausto Coppi, che forse è più difficile, ma è più utile.
domenica 7 dicembre 2008
15 Dicembre. Seminario sulla scuola.
Forum delle scuole
del PD di Bologna
La sera di Lunedì 15 Dicembre, alle ore 20,30, in via Rivani 35, nuova sede del PD di Bologna si svolgerà il primo dei Seminari di approfondimento promossi dal Circolo degli insegnanti e dal Forum delle scuole del PD.
Il tema: :
La scuola, il territorio, il federalismo.
Cambiare la scuola pubblica per difenderla.
Aprirà il lavoro una comunicazione di Davide Ferrari.Interverrà il Sen. Walter Vitali.
del PD di Bologna
La sera di Lunedì 15 Dicembre, alle ore 20,30, in via Rivani 35, nuova sede del PD di Bologna si svolgerà il primo dei Seminari di approfondimento promossi dal Circolo degli insegnanti e dal Forum delle scuole del PD.
Il tema: :
La scuola, il territorio, il federalismo.
Cambiare la scuola pubblica per difenderla.
Aprirà il lavoro una comunicazione di Davide Ferrari.Interverrà il Sen. Walter Vitali.
giovedì 4 dicembre 2008
Primarie: premere il tasto reset e volare.
Bologna non è Washington, è però un'importante città di media grandezza.
Il suo voto sarà decisivo nel confronto elettorale del 2009.
Noi bolognesi abbiamo il complesso di sentirci figli diseredati di un passato di giganti, ma ciò non deve impedirci di riconoscere i talenti e il succedersi delle generazioni.
Ebbene, in anni nei quali gli inadeguati sono così diffusi, abbiamo qui, nelle Primarie, un confronto fra personalità significative.
Ma, se le Primarie sono una bella cosa, non bastano a se stesse.
Per avere il 13 ed il 14 una vasta partecipazione e poi per vincere, domani, le"secondarie" contro la destra, non basta il meccanismo della competizione.
Siamo quasi al rush finale. E' il momento di una sfida davvero argomentata.
Qualcosa ancora non va. Inviterei i candidati, in particolare gli out-sider più "aggressivi", a non cercare spazio delegittimando.
"Raccomandato", "assessore ma non sindaco", eccetera eccetera, sono state definizioni sgradevoli, naturalmente riprese da una stampa tutt'altro che equanime.
Ora, mi pare, stiamo passando alle proposte. Chiedo proposte da Sindaco, non segnali a questa o quella particolarità.
Mi ricordo che il PD, nelle sue strutture di partito(pensate un po'!), ha espresso materiali tutt'altro che trascurabili.
Soprattutto i Forum, che hanno coinvolto personalità di altissimo valore. I candidati non farebbero del tutto male a dare un’occhiata, magari per andare oltre. Abbiamo evitato, appena un attimo prima del disastro, di insabbiarci in polemiche esasperate sugli indirizzi e sull'uso della posta. Ora, vicinissimi al dunque, tasto reset e provare a volare.
www.davideferrari.org
Il suo voto sarà decisivo nel confronto elettorale del 2009.
Noi bolognesi abbiamo il complesso di sentirci figli diseredati di un passato di giganti, ma ciò non deve impedirci di riconoscere i talenti e il succedersi delle generazioni.
Ebbene, in anni nei quali gli inadeguati sono così diffusi, abbiamo qui, nelle Primarie, un confronto fra personalità significative.
Ma, se le Primarie sono una bella cosa, non bastano a se stesse.
Per avere il 13 ed il 14 una vasta partecipazione e poi per vincere, domani, le"secondarie" contro la destra, non basta il meccanismo della competizione.
Siamo quasi al rush finale. E' il momento di una sfida davvero argomentata.
Qualcosa ancora non va. Inviterei i candidati, in particolare gli out-sider più "aggressivi", a non cercare spazio delegittimando.
"Raccomandato", "assessore ma non sindaco", eccetera eccetera, sono state definizioni sgradevoli, naturalmente riprese da una stampa tutt'altro che equanime.
Ora, mi pare, stiamo passando alle proposte. Chiedo proposte da Sindaco, non segnali a questa o quella particolarità.
Mi ricordo che il PD, nelle sue strutture di partito(pensate un po'!), ha espresso materiali tutt'altro che trascurabili.
Soprattutto i Forum, che hanno coinvolto personalità di altissimo valore. I candidati non farebbero del tutto male a dare un’occhiata, magari per andare oltre. Abbiamo evitato, appena un attimo prima del disastro, di insabbiarci in polemiche esasperate sugli indirizzi e sull'uso della posta. Ora, vicinissimi al dunque, tasto reset e provare a volare.
www.davideferrari.org
Bologna, proprio così. I ciabattini di S. Stefano.
Via Santo Stefano è tutta di portici.
Tutti camminiamo sempre sotto quelli che sono sul lato sinistro, venendo dalle torri.
Se escludiamo il tratto finale, sporco e bellissimo, del Conservatorio delle Vergini, che oggi conserva il Quartiere, e l'arco del Baraccano, tutto il lato destro è, per lunghi tratti, quasi deserto.
Non è sempre stato così.Se proviamo a camminarci, sotto i nostri piedi sentiremo ogni tanto delle lastre di ferro. Le lastre scendono fino in strada, piegate ad angolo retto lungo il muro che sorregge il rialzo del portico.
Sembrano chiudere delle vecchie cantine o chissà...Ma io ricordo bene.
Sono nato nel '58 e , ancora nei primi anni '60 ho visto a cosa servivano quelle lastre.
Ogni giorno venivano alzate, fissate aperte con un'asta di legno o ferro, e diventavano il tetto di un bizzarro capanno.
Dentro il buco che si rivelava dopo l'apertura, in un banchetto circondato da scansie grezze con chiodi e lucidi da scarpe, prendeva posto un ciabattino.
Si', c'era un ciabattino in ogni abituro, con il suo "negozio" semiaperto sulla strada, al suo posto di lavoro, dove poteva stare solo seduto.
Ero un bimbo,mia nonna il mio Virgilio. Mi portava di cantone in cantone, di negozio in negozio.Per tutto ciò che vedevamo insieme aveva un versetto o una filastrocca intera da declamare.
Ma quelli non li considerava molto. Aveva un calzolaio personale, un uomo massiccio, con una enorme ciste a palla, alla base della nuca, che operava allo Sterlino.
Un tipo professionale.
Quelli del Santo Stefano forse erano per i più poveri e furono, probabilmente i primi, a cedere alla concorrenza delle macchine automatiche.Forse erano quelli che mettevano "i cicchetti", le toppe di cuoio a chiudere i buchi dell'uso, per chi non si poteva permettere di far cambiare tutta la suola.
Oggi sappiamo che le colle portano il cancro ma io ero contento di quell'odore, così come quasi tutti i bambini si inebriano dell'aroma delle benzine nei distributori.
Quando, qualche anno dopo, via Santo Stefano mi divenne quotidiana per la frequenza delle vecchie Scuole medie Rolandino, alla confluenza della Fondazza e di via Dante, i ciabattini erano scomparsi.
Un giorno passai sopra i loro caveau, sono una quindicina da San Giuliano a Cervellati, e con il tacco provai a battere sopra ogni lastra. Sentivo il rumore del vuoto, quasi fantasticavo di verificare se mai qualcuno fosse rimasto chiuso lì dentro.
Negli anni ho provato a chiedere a molti se ricordano i ciabattini.
E' strano. Ho chiesto ad architetti e vecchine, a fanatici bulgnis e fornai. Niente. Quasi nessuno sembrava ricordare. Chi assentiva mi diceva: "ma erano qui prima della guerra!".
Invece no. Io so che quella vita senza alzarsi mai, quel lavoro da corte medievale, ho fatto in tempo a vederlo.
Si è avuto gran fretta di archiviare la nostra storia di antichi, e di poveracci, anche a Bologna, come in tutta l'Italia del boom economico.
Ma quel bimbo ancora ricorda.
davideferrari@yahoo.com
Tutti camminiamo sempre sotto quelli che sono sul lato sinistro, venendo dalle torri.
Se escludiamo il tratto finale, sporco e bellissimo, del Conservatorio delle Vergini, che oggi conserva il Quartiere, e l'arco del Baraccano, tutto il lato destro è, per lunghi tratti, quasi deserto.
Non è sempre stato così.Se proviamo a camminarci, sotto i nostri piedi sentiremo ogni tanto delle lastre di ferro. Le lastre scendono fino in strada, piegate ad angolo retto lungo il muro che sorregge il rialzo del portico.
Sembrano chiudere delle vecchie cantine o chissà...Ma io ricordo bene.
Sono nato nel '58 e , ancora nei primi anni '60 ho visto a cosa servivano quelle lastre.
Ogni giorno venivano alzate, fissate aperte con un'asta di legno o ferro, e diventavano il tetto di un bizzarro capanno.
Dentro il buco che si rivelava dopo l'apertura, in un banchetto circondato da scansie grezze con chiodi e lucidi da scarpe, prendeva posto un ciabattino.
Si', c'era un ciabattino in ogni abituro, con il suo "negozio" semiaperto sulla strada, al suo posto di lavoro, dove poteva stare solo seduto.
Ero un bimbo,mia nonna il mio Virgilio. Mi portava di cantone in cantone, di negozio in negozio.Per tutto ciò che vedevamo insieme aveva un versetto o una filastrocca intera da declamare.
Ma quelli non li considerava molto. Aveva un calzolaio personale, un uomo massiccio, con una enorme ciste a palla, alla base della nuca, che operava allo Sterlino.
Un tipo professionale.
Quelli del Santo Stefano forse erano per i più poveri e furono, probabilmente i primi, a cedere alla concorrenza delle macchine automatiche.Forse erano quelli che mettevano "i cicchetti", le toppe di cuoio a chiudere i buchi dell'uso, per chi non si poteva permettere di far cambiare tutta la suola.
Oggi sappiamo che le colle portano il cancro ma io ero contento di quell'odore, così come quasi tutti i bambini si inebriano dell'aroma delle benzine nei distributori.
Quando, qualche anno dopo, via Santo Stefano mi divenne quotidiana per la frequenza delle vecchie Scuole medie Rolandino, alla confluenza della Fondazza e di via Dante, i ciabattini erano scomparsi.
Un giorno passai sopra i loro caveau, sono una quindicina da San Giuliano a Cervellati, e con il tacco provai a battere sopra ogni lastra. Sentivo il rumore del vuoto, quasi fantasticavo di verificare se mai qualcuno fosse rimasto chiuso lì dentro.
Negli anni ho provato a chiedere a molti se ricordano i ciabattini.
E' strano. Ho chiesto ad architetti e vecchine, a fanatici bulgnis e fornai. Niente. Quasi nessuno sembrava ricordare. Chi assentiva mi diceva: "ma erano qui prima della guerra!".
Invece no. Io so che quella vita senza alzarsi mai, quel lavoro da corte medievale, ho fatto in tempo a vederlo.
Si è avuto gran fretta di archiviare la nostra storia di antichi, e di poveracci, anche a Bologna, come in tutta l'Italia del boom economico.
Ma quel bimbo ancora ricorda.
davideferrari@yahoo.com
mercoledì 3 dicembre 2008
Per Bianca Maria Pirazzoli
Dicembre 2008
Teatro San Martino
Via Oberdan, 25
Bologna
Per ricordare e inventare una storia
Il Gruppo Libero,
dal ’68 al futuro
Dedicato
a
Bianca Maria Pirazzoli e Arnaldo Picchi
Mercoledì 3 Dicembre 2008 ore 10-13 / 14-16
I COLORI DI BIANCA
Interventi e memorie intorno a
Bianca Maria Pirazzoli
1a parte - Ricerche teatrali e rapporti col territorio
Presiede Gerardo Guccini – Università di Bologna
Intervengono
Claudio Cumani - Giornalista
L’anima bianca del teatro di ricerca
Ubaldo Soddu - Scrittore
I tre salotti di Ulisse
Mariangela Pitturru - Direttore del Teatro delle Celebrazioni
In principio fu Bianca – Il teatro vissuto
Davide Ferrari - Università di Bolzano
Un’artista e la città: vicenda di un difficile rapporto
Giuliana Zanelli - Docente e scrittrice
Bianca e il Gruppo Libero a Imola: dal 1977, il filo che conduce al presente
2a parte – Ritratti, poetiche, pensieri
Presiede Paola Bignami – Università di Bologna
Intervengono
Giovanni Azzaroni - Università di Bologna
Bianca: una vita per il teatro
Claudia Palombi - Scrittrice e coach di teatro
Consapevolezza, necessità e mappa del tesoro
Gabriella Montera - Assessore alla Provincia di Bologna
Bianca e le istituzioni – una politica culturale al femminile
Claudio Meldolesi - Università di Bologna
Un’artista rara, unificatrice dei Teatri
Con il patrocino del DAMS
Teatro San Martino
Via Oberdan, 25
Bologna
Per ricordare e inventare una storia
Il Gruppo Libero,
dal ’68 al futuro
Dedicato
a
Bianca Maria Pirazzoli e Arnaldo Picchi
Mercoledì 3 Dicembre 2008 ore 10-13 / 14-16
I COLORI DI BIANCA
Interventi e memorie intorno a
Bianca Maria Pirazzoli
1a parte - Ricerche teatrali e rapporti col territorio
Presiede Gerardo Guccini – Università di Bologna
Intervengono
Claudio Cumani - Giornalista
L’anima bianca del teatro di ricerca
Ubaldo Soddu - Scrittore
I tre salotti di Ulisse
Mariangela Pitturru - Direttore del Teatro delle Celebrazioni
In principio fu Bianca – Il teatro vissuto
Davide Ferrari - Università di Bolzano
Un’artista e la città: vicenda di un difficile rapporto
Giuliana Zanelli - Docente e scrittrice
Bianca e il Gruppo Libero a Imola: dal 1977, il filo che conduce al presente
2a parte – Ritratti, poetiche, pensieri
Presiede Paola Bignami – Università di Bologna
Intervengono
Giovanni Azzaroni - Università di Bologna
Bianca: una vita per il teatro
Claudia Palombi - Scrittrice e coach di teatro
Consapevolezza, necessità e mappa del tesoro
Gabriella Montera - Assessore alla Provincia di Bologna
Bianca e le istituzioni – una politica culturale al femminile
Claudio Meldolesi - Università di Bologna
Un’artista rara, unificatrice dei Teatri
Con il patrocino del DAMS
venerdì 21 novembre 2008
Idee dalla città. Incontro con Flavio Delbono.
Venerdi' 21 Novembre 2008, ore 21
Sala del Centro Civico del Quartiere Savena
Via Faenza 4, (adiacente a via Arno)
Idee dalla citta'
le persone, la cultura, la scuola:
lo sviluppo migliore
Incontro con Flavio Delbono
Saranno presenti : Davide Ferrari, Franco Frabboni,
Marco Mazzoli, Bruno Pizzica,
Rosanna Facchini, Carla Falchieri, Massimo Meliconi,
Marilena Pillati, Giuseppe Pinelli,
Gregorio Scalise, Daniela Turci
Presiede: Enea Mazzoli
incontro promosso da:
"La casa dei cittadini"
www.casadeicittadini.info
Sala del Centro Civico del Quartiere Savena
Via Faenza 4, (adiacente a via Arno)
Idee dalla citta'
le persone, la cultura, la scuola:
lo sviluppo migliore
Incontro con Flavio Delbono
Saranno presenti : Davide Ferrari, Franco Frabboni,
Marco Mazzoli, Bruno Pizzica,
Rosanna Facchini, Carla Falchieri, Massimo Meliconi,
Marilena Pillati, Giuseppe Pinelli,
Gregorio Scalise, Daniela Turci
Presiede: Enea Mazzoli
incontro promosso da:
"La casa dei cittadini"
www.casadeicittadini.info
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