Oggi vado a votare. Non contenti di avere una campagna elettorale a semestre, i militanti del Pd vanno a votare una, due, tre volte l'anno in più. Primarie, primariette, congressi, è tutto un impacchettare di schede e di urne. Qui, a Bologna, a Reggio, a Rimini. La Lega è dentro porta, i Grilli cantano, i giornali scrivono che uno starnuto di un Commissario è meglio della Propoli, del “Balsamo di tigre”, fa fiorire i selciati, cancella le scritte sui muri, consola le vedove, fa dormire gli infanti. Altro che "i politici". Ci inseguono anche su Facebook. Appena ti colleghi , subito appare un menu di “state sbagliando tutto”. Per depistarli mimetizzo. Mi sono iscritto fra i Fans di Mengacci. Così mi scambiano per un omonimo e mi fanno respirare.
Pero’, nonostante tutto, c'è un certo orgoglio a trovarsi fra i “matti e disperati”, la Domenica, a telefonare agli amici e compagni perchè si ricordino di venire a votare.
Proviamoci ancora, come gli scapoli che aprono e riaprono il frigo desolato:"guardiamo ancora ,non si sa mai". La cioccolata nera Zaini, i wurstel, qualcosa c’è.
Tutto sommato, a casa nostra la maionese non è ancora impazzita. C’è aria di responsabilità e “quelli” non ne sono affatto contenti. Io faccio cosi, mi accendo la pipa, mi allaccio le scarpe e vado a votare.
"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna
sabato 29 maggio 2010
Scuola: diciamola tutta. Un congresso aperto.
Sabato 29 Maggio 2010
17.30/19,30 - 21/23.00
Stand dibattiti della Festa Democratica-Unita’ del Quartiere Savena , in via Due Madonne. Bologna
Congresso aperto del Circolo della scuola PD
in collaborazione con il Forum delle scuole e della formazione
-per esprimere il proprio voto per l’elezione del nuovo Segretario del PD di Bologna.
-per discutere di scuola, per difenderla, salvarla, cambiarla.
INVITO a tutte le realtà sociali, sindacali, culturali e professionali, agli insegnanti, agli studenti, ai genitori.
Su Facebook, per chi è registrato:
http://www.facebook.com/event.php?eid=122359471122676
17.30/19,30 - 21/23.00
Stand dibattiti della Festa Democratica-Unita’ del Quartiere Savena , in via Due Madonne. Bologna
Congresso aperto del Circolo della scuola PD
in collaborazione con il Forum delle scuole e della formazione
-per esprimere il proprio voto per l’elezione del nuovo Segretario del PD di Bologna.
-per discutere di scuola, per difenderla, salvarla, cambiarla.
INVITO a tutte le realtà sociali, sindacali, culturali e professionali, agli insegnanti, agli studenti, ai genitori.
Su Facebook, per chi è registrato:
http://www.facebook.com/event.php?eid=122359471122676
lunedì 17 maggio 2010
TORNARE A SCRIVERE POESIA, A BOLOGNA.
Giovedì 20 Maggio, ore 17,30, Libreria Feltrinelli-Zanichelli, Bologna Piazza Galvani 1h.
Con Mino Petazzini
intervengono Salvatore Jemma, Gregorio Scalise, Alberto Bertoni, Bruno Brunini, Pier Damiano Ori.
Mino Petazzini torna a pubblicare le sue poesie dopo molti anni. Un'occasione per incontrare uno dei poeti più veri di questi nostri anni. Un'occasione per parlare di poesia a Bologna.
E' un incontro promosso da Casadeipensieri e La Feltrinelli Eventi.
Con Mino Petazzini
intervengono Salvatore Jemma, Gregorio Scalise, Alberto Bertoni, Bruno Brunini, Pier Damiano Ori.
Mino Petazzini torna a pubblicare le sue poesie dopo molti anni. Un'occasione per incontrare uno dei poeti più veri di questi nostri anni. Un'occasione per parlare di poesia a Bologna.
E' un incontro promosso da Casadeipensieri e La Feltrinelli Eventi.
domenica 16 maggio 2010
Bologna. PD. Elezioni Sindaco. troppi nomi e una musica lunga da suonare.
Siamo vivi. A Bologna, dopo la caduta rovinosa di Flavio Delbono, il Pd ha trovato la forza di avviare un congresso che, pare molto probabile, eviterà Babele e schizzi di maionese impazzita. E' addirittura sorprendente, visti tempi.
Pare che non siano tutti contenti. Infatti, in parallelo, vediamo protagonismi confusi sulla partita più importante, quella per il Sindaco della città.
Da un lato proliferano proposte “civiche”, che sprecano un tema molto interessante, sbrodolando qua e la’, con troppe velleità e leggerezze.
Dall’altro, dopo la vicenda gonfiata della "candidatura" Guazzaloca, si fanno vociferare altri nomi e cognomi. Il parco dei papabili si allarga ormai a tutti i presenti alle prime del Comunale, quando si svolgono.
Si stravolge, così, un problema verissimo.
Quello di non fare mai più da soli. Bisogna aprire, discutere, interessare la città. La città "bassa", che ha problemi gravissimi e crescenti, e anche, certamente, la città "alta", le classi dirigenti.
Ma, verso l’” alto”, bisogna guardare a chi davvero dirige qualcosa, a chi rappresenta interessi reali e produttivi, e , magari, anche a chi fa ricerca, a chi assicura la tenuta culturale, universitaria e formativa di Bologna. Senza dimenticare mai che Bologna è fatta di organizzazioni,sindacali, categoriali, professionali. Cè una scacchiera, non solo qualche torre, qualche briscolone.
Di una cosa sono sicuro, non basterà un nome, qualunque sia, a risolvere il problema. Meglio cominciare, allora, a verificare assieme, politica e società, se si può mettere "nero su bianco" una lista, breve ma sensata, di obiettivi, di cose da fare, le più urgenti per fronteggiare crisi e declino.
Un'agenda, ne ha parlato Raffaele Donini, di priorità condivise da consegnare al candidato o ai candidati che limpidamente chiederanno il mandato di correre.
Pochi punti, chiari, alcuni obiettivi che tutta la città senta propri.
Non una intera strategia, quella spetterà al confronto elettorale determinarla, e dovrà avere un colore, non essere bipartisan, e dovrà affrontare i problemi più vicini alla gente, quello che abbiamo “sotto casa” . Se i ruoli si confondono, se la politica non fa la sua parte, ho l’impressione che i cosiddetti “poteri forti” , o almeno i migliori fra loro, potrebbero voler rimanere poco appassionati al destino del Comune, molto più di quanto non si pensi.
Partiamo dalle priorità, “facciamo città”. C’è molto da fare, c’è una musica lunga da suonare.
Bologna, l'Unità 16 Maggio 2010
Pare che non siano tutti contenti. Infatti, in parallelo, vediamo protagonismi confusi sulla partita più importante, quella per il Sindaco della città.
Da un lato proliferano proposte “civiche”, che sprecano un tema molto interessante, sbrodolando qua e la’, con troppe velleità e leggerezze.
Dall’altro, dopo la vicenda gonfiata della "candidatura" Guazzaloca, si fanno vociferare altri nomi e cognomi. Il parco dei papabili si allarga ormai a tutti i presenti alle prime del Comunale, quando si svolgono.
Si stravolge, così, un problema verissimo.
Quello di non fare mai più da soli. Bisogna aprire, discutere, interessare la città. La città "bassa", che ha problemi gravissimi e crescenti, e anche, certamente, la città "alta", le classi dirigenti.
Ma, verso l’” alto”, bisogna guardare a chi davvero dirige qualcosa, a chi rappresenta interessi reali e produttivi, e , magari, anche a chi fa ricerca, a chi assicura la tenuta culturale, universitaria e formativa di Bologna. Senza dimenticare mai che Bologna è fatta di organizzazioni,sindacali, categoriali, professionali. Cè una scacchiera, non solo qualche torre, qualche briscolone.
Di una cosa sono sicuro, non basterà un nome, qualunque sia, a risolvere il problema. Meglio cominciare, allora, a verificare assieme, politica e società, se si può mettere "nero su bianco" una lista, breve ma sensata, di obiettivi, di cose da fare, le più urgenti per fronteggiare crisi e declino.
Un'agenda, ne ha parlato Raffaele Donini, di priorità condivise da consegnare al candidato o ai candidati che limpidamente chiederanno il mandato di correre.
Pochi punti, chiari, alcuni obiettivi che tutta la città senta propri.
Non una intera strategia, quella spetterà al confronto elettorale determinarla, e dovrà avere un colore, non essere bipartisan, e dovrà affrontare i problemi più vicini alla gente, quello che abbiamo “sotto casa” . Se i ruoli si confondono, se la politica non fa la sua parte, ho l’impressione che i cosiddetti “poteri forti” , o almeno i migliori fra loro, potrebbero voler rimanere poco appassionati al destino del Comune, molto più di quanto non si pensi.
Partiamo dalle priorità, “facciamo città”. C’è molto da fare, c’è una musica lunga da suonare.
Bologna, l'Unità 16 Maggio 2010
sabato 15 maggio 2010
Coppi, per sempre.
A 50 anni dalla morte di Fausto Coppi.
Coppi è stato molte cose e diverse.
E' stato l'eroe solitario, trionfatore su tutti i terreni e con tutti i climi. L' Indiana Jones degli anni 40 e 50.
Era il Coppi elegantissimo della pista, dei mondiali di Inseguimento, del record dell'ora, nobile e traslucido come le sue maglie Bianchi ed era il Coppi dello Stelvio, stravolto, proletario, vincitore.
Coppi: l'uomo riservato, ma laico, libero nelle sue scelte e nei suoi amori, negli anni delle Madonne piangenti e delle scomuniche elettorali.
Ha avuto mille avversari e un vero rivale, per il quale era imprendibile ma sempre sfidabile. La rivalità con Gino Bartali lo ha umanizzato, fatto bandiera di un partito sterminato di tifosi, soggetto di milioni di scommesse.
Ha vinto meno di Binda e meno, molto meno di Eddy Merckx, di Hinault, di Indurain.
Ma il campionissimo è solo Lui, non solo per i ricordi degli italiani.
Forse perché la perfezione dello stile e il fisico esile, solo polmoni e muscoli lunghi delle gambe, lo rendeva il perfetto uomo-bicicletta, l'irraggiungibile modello di un ciclismo che con lui è diventato moderno.
Quando ha iniziato i copertoni si portavano ancora incrociati a tracolla, quando ha terminato la carriera eravamo già alle soglie dello sport medicale e cibernetico.
E poi non ha conosciuto la vecchiaia, come Achille, dal piede veloce, come tutti gli eroi dell'epica.
Una malattia curabile e vigliacca, presa in uno sciocco safari, a quarant'anni, quando ancora, sia pure con fatica gareggiava, lo ha strappato alla vita e alla cronaca e lo ha fissato per sempre nella storia e nella leggenda.
Siamo un paese dove a volte anche i ricchi ed i campioni sono curati male. La malaria scompariva dalle nostre paludi prosciugate e tornava nel suo sangue e nel suo respiro, dall'Africa.
La mia generazione ha visto vivere solo Bartali, ma paradossalmente, in negativo, dalle stigmate di Gino, il naso, la rabbia, la voce alla Louis Amstrong, la cocciuta simpatica incompiutezza di uomo tutto di terra, ha ricavato il calco in gesso di Fausto, la sua leggerezza, la sua essenza di uomo volante, il suo segno impalpabile e celeste.
E lo abbiamo sognato ed amato.
Per questo, e dopo ce n'è dispiaciuto, non abbiamo potuto amare fino in fondo i grandi dell'epoca nostra, il fuggitivo mondiale Adorni, il capitano Gimondi, il cuore matto Bitossi e tanti altri.
Coppi era ancora per noi, vittorioso sui vivi, più grande dei vivi. Sulla spiaggia, da "cinni", abbruttiti dal sole, con il tallone disegnavamo una pista, ed ecco il nostro Giro d'Italia, fatto con le palline, metà colore e metà testa di un campione. La "palletta" con il suo viso sottile andava in premio al più bravo. Non quella di Ocana o di Anquetil. Prima Coppi, e nessun altro.
Davide Ferrari
Quotidiani Epolis.
Coppi è stato molte cose e diverse.
E' stato l'eroe solitario, trionfatore su tutti i terreni e con tutti i climi. L' Indiana Jones degli anni 40 e 50.
Era il Coppi elegantissimo della pista, dei mondiali di Inseguimento, del record dell'ora, nobile e traslucido come le sue maglie Bianchi ed era il Coppi dello Stelvio, stravolto, proletario, vincitore.
Coppi: l'uomo riservato, ma laico, libero nelle sue scelte e nei suoi amori, negli anni delle Madonne piangenti e delle scomuniche elettorali.
Ha avuto mille avversari e un vero rivale, per il quale era imprendibile ma sempre sfidabile. La rivalità con Gino Bartali lo ha umanizzato, fatto bandiera di un partito sterminato di tifosi, soggetto di milioni di scommesse.
Ha vinto meno di Binda e meno, molto meno di Eddy Merckx, di Hinault, di Indurain.
Ma il campionissimo è solo Lui, non solo per i ricordi degli italiani.
Forse perché la perfezione dello stile e il fisico esile, solo polmoni e muscoli lunghi delle gambe, lo rendeva il perfetto uomo-bicicletta, l'irraggiungibile modello di un ciclismo che con lui è diventato moderno.
Quando ha iniziato i copertoni si portavano ancora incrociati a tracolla, quando ha terminato la carriera eravamo già alle soglie dello sport medicale e cibernetico.
E poi non ha conosciuto la vecchiaia, come Achille, dal piede veloce, come tutti gli eroi dell'epica.
Una malattia curabile e vigliacca, presa in uno sciocco safari, a quarant'anni, quando ancora, sia pure con fatica gareggiava, lo ha strappato alla vita e alla cronaca e lo ha fissato per sempre nella storia e nella leggenda.
Siamo un paese dove a volte anche i ricchi ed i campioni sono curati male. La malaria scompariva dalle nostre paludi prosciugate e tornava nel suo sangue e nel suo respiro, dall'Africa.
La mia generazione ha visto vivere solo Bartali, ma paradossalmente, in negativo, dalle stigmate di Gino, il naso, la rabbia, la voce alla Louis Amstrong, la cocciuta simpatica incompiutezza di uomo tutto di terra, ha ricavato il calco in gesso di Fausto, la sua leggerezza, la sua essenza di uomo volante, il suo segno impalpabile e celeste.
E lo abbiamo sognato ed amato.
Per questo, e dopo ce n'è dispiaciuto, non abbiamo potuto amare fino in fondo i grandi dell'epoca nostra, il fuggitivo mondiale Adorni, il capitano Gimondi, il cuore matto Bitossi e tanti altri.
Coppi era ancora per noi, vittorioso sui vivi, più grande dei vivi. Sulla spiaggia, da "cinni", abbruttiti dal sole, con il tallone disegnavamo una pista, ed ecco il nostro Giro d'Italia, fatto con le palline, metà colore e metà testa di un campione. La "palletta" con il suo viso sottile andava in premio al più bravo. Non quella di Ocana o di Anquetil. Prima Coppi, e nessun altro.
Davide Ferrari
Quotidiani Epolis.
venerdì 14 maggio 2010
Ricordo di Gilberto Centi
Al VAG61, via Paolo Fabbri 110 a Bologna, Venerdì 14 Maggio alle ore 21
incontro in ricordo di GILBERTO CENTI
poeta, giornalista e progettista culturale
Intervengono:
Valerio Monteventi
Bruno Brunini e Carla Castelli
Davide Ferrari
A 10 anni dalla scomparsa di uno dei più originali ed amati protagonisti della vita culturale bolognese, una serata di poesia e musica per dare vita ad un progetto in memoria di Gilberto Centi, per rendere pubblica la stima e il rispetto che tante persone hanno provato per lui.
incontro in ricordo di GILBERTO CENTI
poeta, giornalista e progettista culturale
Intervengono:
Valerio Monteventi
Bruno Brunini e Carla Castelli
Davide Ferrari
A 10 anni dalla scomparsa di uno dei più originali ed amati protagonisti della vita culturale bolognese, una serata di poesia e musica per dare vita ad un progetto in memoria di Gilberto Centi, per rendere pubblica la stima e il rispetto che tante persone hanno provato per lui.
E’ la fine del mondo?
Il Vulcano, in Islanda, non smette di scagliare migliaia di tonnellate di polveri. Gli aerei lo sanno e non volano più.
Dallo Yucatan al Mississippi onde nere raggiungono le coste. E’ una catastrofe mai vista, lo dicono i colpevoli, i petrolieri.
C’è un’aria da fine del mondo. Non è bastato a rassicurarci lo smarrimento del virus suino. Nessuno sa più dov’è, eppure anche la H1N1 doveva annientare l’intera umanità. “Sì, ma se mutasse?” E l’ansia torna a riagguantarci.
La crisi mangia uno stato al giorno, ammesso che, nella globalizzazione, ancora esistano gli stati.
Se chiedete ad un giovane se ha fiducia nel futuro che lo attende, se è sobrio, reagirà male.
Insomma a forza di rinunciare a cambiarlo, il mondo, a forza di pensare che tutto va bene, siamo arrivati a temere di essere giunti all’ultima stazione.
Effettivamente è difficile essere ottimisti, non solo perché le cose vanno male ma perché ci sentiamo impotenti a raddrizzarne il corso. E’ notte, suona l’allarme e non sappiamo dov’è l’interruttore per accendere la luce e vedere cosa sta succedendo.
Ho l’impressione che nemmeno le Tv, e i media addormentati dal gossip di regime, con le loro mille piccole pornografie, riescano, più a distrarci. La gente non cambia canale, è vero, tanto sono tutti più o meno uguali. Spegne e va sul PC o ai Videogiochi.
Anche Dio non si sente tanto bene, per parafrasare una vecchia battuta di Woody Allen. I suoi ministri sono attanagliati dagli scandali e questo -naturalmente- non porta verso eresie piene di fede ma aumenta la generale sfiducia, il senso di incredulità.
Non so se mentre Roma cadeva nella barbarie, o nell’anno Mille, si sia vissuto un clima simile. Forse. Ma certo le generazioni presenti non sono sicure di non essere fra le ultime. Ne parliamo ancora poco. Sorridiamo a denti stretti. I più colti si rinfrancano ironizzando sulle infinite apocalissi di acqua calda di Voyager: “Se li si dice della profezia dei Maya vuol dire che stiamo al sicuro e non succederà nulla”.
Eppure è ragionevole pensare che i pericoli che ci sovrastano siano più o meno dello stesso ordine di quelli che abbiamo avuto in passato. Ragionevole? Ma chi ha più voglia di ragionare? A me pare resti un solo antidoto. Guardiamo i nostri figli, o i nipoti. Quelli più piccoli. Stringiamogli le manine e attraversiamo la strada. Non abbiamo il diritto di opprimerli con il nostro pessimismo pieno di viltà e rancore. No, non ne abbiamo il diritto.
Quotidiani E Polis, 13 Maggio 2010
Dallo Yucatan al Mississippi onde nere raggiungono le coste. E’ una catastrofe mai vista, lo dicono i colpevoli, i petrolieri.
C’è un’aria da fine del mondo. Non è bastato a rassicurarci lo smarrimento del virus suino. Nessuno sa più dov’è, eppure anche la H1N1 doveva annientare l’intera umanità. “Sì, ma se mutasse?” E l’ansia torna a riagguantarci.
La crisi mangia uno stato al giorno, ammesso che, nella globalizzazione, ancora esistano gli stati.
Se chiedete ad un giovane se ha fiducia nel futuro che lo attende, se è sobrio, reagirà male.
Insomma a forza di rinunciare a cambiarlo, il mondo, a forza di pensare che tutto va bene, siamo arrivati a temere di essere giunti all’ultima stazione.
Effettivamente è difficile essere ottimisti, non solo perché le cose vanno male ma perché ci sentiamo impotenti a raddrizzarne il corso. E’ notte, suona l’allarme e non sappiamo dov’è l’interruttore per accendere la luce e vedere cosa sta succedendo.
Ho l’impressione che nemmeno le Tv, e i media addormentati dal gossip di regime, con le loro mille piccole pornografie, riescano, più a distrarci. La gente non cambia canale, è vero, tanto sono tutti più o meno uguali. Spegne e va sul PC o ai Videogiochi.
Anche Dio non si sente tanto bene, per parafrasare una vecchia battuta di Woody Allen. I suoi ministri sono attanagliati dagli scandali e questo -naturalmente- non porta verso eresie piene di fede ma aumenta la generale sfiducia, il senso di incredulità.
Non so se mentre Roma cadeva nella barbarie, o nell’anno Mille, si sia vissuto un clima simile. Forse. Ma certo le generazioni presenti non sono sicure di non essere fra le ultime. Ne parliamo ancora poco. Sorridiamo a denti stretti. I più colti si rinfrancano ironizzando sulle infinite apocalissi di acqua calda di Voyager: “Se li si dice della profezia dei Maya vuol dire che stiamo al sicuro e non succederà nulla”.
Eppure è ragionevole pensare che i pericoli che ci sovrastano siano più o meno dello stesso ordine di quelli che abbiamo avuto in passato. Ragionevole? Ma chi ha più voglia di ragionare? A me pare resti un solo antidoto. Guardiamo i nostri figli, o i nipoti. Quelli più piccoli. Stringiamogli le manine e attraversiamo la strada. Non abbiamo il diritto di opprimerli con il nostro pessimismo pieno di viltà e rancore. No, non ne abbiamo il diritto.
Quotidiani E Polis, 13 Maggio 2010
UN GIOVANE POETA
Giovedì 13 Maggio 2010 - ore 20,30
presso Castello di Levizzano Rangone
Castelvetro di Modena
Presentazione e premiazioni poesie vincitrici
6° Concorso di Poesia
UN GIOVANE POETA A CASTELVETRO
Associazione Dama vivente
COMUNE DI CASTELVETRO (Mo)
Assessorato ai Servizi Culturali e Pedagogici
PROVINCIA DI MODENA
Interviene: Davide Ferrari
presso Castello di Levizzano Rangone
Castelvetro di Modena
Presentazione e premiazioni poesie vincitrici
6° Concorso di Poesia
UN GIOVANE POETA A CASTELVETRO
Associazione Dama vivente
COMUNE DI CASTELVETRO (Mo)
Assessorato ai Servizi Culturali e Pedagogici
PROVINCIA DI MODENA
Interviene: Davide Ferrari
giovedì 29 aprile 2010
Un libro.
MARTA & GRIGORIOS Librai in via Delle Moline
e
Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni
Sabato 15 maggio 2010 alle ore 18
alla Libreria Delle Moline
Vi invitano alla presentazione di
STALIN IN ITALIA ovvero “Bepi del giasso”di Raffaele K. SALINARI
Marco GUIDI intervista l’Autore
intervengono:
Davide FERRARI e Giorgio GATTEI
Legge a voce alta: Gilberto CANU
Nell’inverno del 1907 entra nella hall dell’austero
hotel Roma e Pace di Ancona un giovane sulla
trentina, vestito con abiti piuttosto eccentrici:
indossa una blusa russa di satin nero sotto la
giacca, grigia come il logoro soprabito; gli unici
segni di eleganza sono la vistosa sciarpa rossa di
seta ed un fedora nero...
e
Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni
Sabato 15 maggio 2010 alle ore 18
alla Libreria Delle Moline
Vi invitano alla presentazione di
STALIN IN ITALIA ovvero “Bepi del giasso”di Raffaele K. SALINARI
Marco GUIDI intervista l’Autore
intervengono:
Davide FERRARI e Giorgio GATTEI
Legge a voce alta: Gilberto CANU
Nell’inverno del 1907 entra nella hall dell’austero
hotel Roma e Pace di Ancona un giovane sulla
trentina, vestito con abiti piuttosto eccentrici:
indossa una blusa russa di satin nero sotto la
giacca, grigia come il logoro soprabito; gli unici
segni di eleganza sono la vistosa sciarpa rossa di
seta ed un fedora nero...
L'Italia? Meglio un Cubo di Rubik.
Ecco una buona notizia. Due politici locali hanno chiesto formalmente che l'Emilia-Romagna non esista più. Vogliono la Romagna e vogliono l'Emilia. Di una Regione si potrebbe farne due con immediati vantaggi, un altra quarantina di consiglieri regionali a 6000 euro al mese, un altra decina di Assessori e naturalmente un altra poltrona di Presidente o, come si dice oggi, di Governatore.
Ma ci sarebbero altri motivi per spaccare, per scindere, per abbandonare gli uni e gli altri a diversi destini. Per gli Emiliani, finalmente, non si avrebbe più il fastidioso equivoco che vede suonare "Romagna mia" in TV ogni volta che scorrono gli inni regionali. Senza contare che i Romagnoli sono più terroni, parlano a voce alta e, si dice, hanno più successo con le donne e quindi meglio non averli vicini.
Per la Romagna: finalmente Bologna non sarebbe "capitale" e Ravenna potrebbe tornare ai fasti che la videro ospite del trono degli ultimi imperatori romani, probabilmente i celtici piacentini ed i francesizzanti parmensi andrebbero, per stizza, in vacanza a Baden Baden o a Vichy, liberando posti sotto l'ombrellone a Bellaria, per le tedeschine e le svedesine.
E via elencando, i vantaggi non si contano.
D'altra parte l'Italia, si sa, è tutta un'invenzione. La settimana scorsa, in treno, alla mia ex moglie , che è di Roma e vive a Bologna, un viaggiatore, bislacco come il Signor Veneranda, dopo aver chiarito di non essere toscano, perche di Massa e Carrara e quindi di un "Ducato" indipendente, ha chiesto "e Lei, di quale Ducato è?'".
L'imbarazzata risposta è stata: "sono dello Stato Pontificio". Il duchista viaggiatore è parso molto soddisfatto. Dalla Lega, al Nord, ai filo Borboni è tutto uno spaccare.
Forse bisognerebbe pensare anche a Stati, divisi sì, ma a geometria variabile. Se anche si è di Santa Maria Capua Vetere, ad esempio, vicino a Caserta, mentre si giura nella lingua di Totò baciando la bandiera de "O' Re", per la sanità si potrebbe avere il diritto ad un passaporto del Ducato di Modena, e per le tasse ad uno del Principato vescovile di Trento o addirittura di quello di Brixen, Alto Adige.
Sarà un problema, in famiglia, visto i bilanci in rosso di questi tempi, comprare i costumi regionali di tante patrie e far frequentare tutti i corsi di dialetto che qualcuno già vuole obbligatori.
Insomma un'Italia, cancellata, spaccata e magari ricombinata come un "Cubo di Rubik". Lo sappiamo l'Italia è sempre stata uno scherzo. E se mio nonno ha preso la febbre spagnola per combattere in trincea per quest'Italia, chi se frega, tanto qualche storico revisionista che ci spiega che aveva ragione l'Austria di Cecco Beppe, al secolo l'Imperatore Franz Joseph, si troverà sempre.
Si, dell'Italia se ne fregano in tanti.Un po' l'avevamo capito.
Davide Ferrari
QUOTIDIANO EPOLIS
Ma ci sarebbero altri motivi per spaccare, per scindere, per abbandonare gli uni e gli altri a diversi destini. Per gli Emiliani, finalmente, non si avrebbe più il fastidioso equivoco che vede suonare "Romagna mia" in TV ogni volta che scorrono gli inni regionali. Senza contare che i Romagnoli sono più terroni, parlano a voce alta e, si dice, hanno più successo con le donne e quindi meglio non averli vicini.
Per la Romagna: finalmente Bologna non sarebbe "capitale" e Ravenna potrebbe tornare ai fasti che la videro ospite del trono degli ultimi imperatori romani, probabilmente i celtici piacentini ed i francesizzanti parmensi andrebbero, per stizza, in vacanza a Baden Baden o a Vichy, liberando posti sotto l'ombrellone a Bellaria, per le tedeschine e le svedesine.
E via elencando, i vantaggi non si contano.
D'altra parte l'Italia, si sa, è tutta un'invenzione. La settimana scorsa, in treno, alla mia ex moglie , che è di Roma e vive a Bologna, un viaggiatore, bislacco come il Signor Veneranda, dopo aver chiarito di non essere toscano, perche di Massa e Carrara e quindi di un "Ducato" indipendente, ha chiesto "e Lei, di quale Ducato è?'".
L'imbarazzata risposta è stata: "sono dello Stato Pontificio". Il duchista viaggiatore è parso molto soddisfatto. Dalla Lega, al Nord, ai filo Borboni è tutto uno spaccare.
Forse bisognerebbe pensare anche a Stati, divisi sì, ma a geometria variabile. Se anche si è di Santa Maria Capua Vetere, ad esempio, vicino a Caserta, mentre si giura nella lingua di Totò baciando la bandiera de "O' Re", per la sanità si potrebbe avere il diritto ad un passaporto del Ducato di Modena, e per le tasse ad uno del Principato vescovile di Trento o addirittura di quello di Brixen, Alto Adige.
Sarà un problema, in famiglia, visto i bilanci in rosso di questi tempi, comprare i costumi regionali di tante patrie e far frequentare tutti i corsi di dialetto che qualcuno già vuole obbligatori.
Insomma un'Italia, cancellata, spaccata e magari ricombinata come un "Cubo di Rubik". Lo sappiamo l'Italia è sempre stata uno scherzo. E se mio nonno ha preso la febbre spagnola per combattere in trincea per quest'Italia, chi se frega, tanto qualche storico revisionista che ci spiega che aveva ragione l'Austria di Cecco Beppe, al secolo l'Imperatore Franz Joseph, si troverà sempre.
Si, dell'Italia se ne fregano in tanti.Un po' l'avevamo capito.
Davide Ferrari
QUOTIDIANO EPOLIS
sabato 10 aprile 2010
NIDO E STRANIERI: I BAMBINI SONO BAMBINI, NIENT’ALTRO.
Segnali di fumo
Di Davide Ferrari
Il Nido è un servizio educativo fondamentale. Esattamente come le scuole, da quella per l’Infanzia all’Università. Quindi devono poter accedere, certamente, tutti coloro che ne hanno più bisogno e tendenzialmente tutti coloro che lo vogliono.
Il Nido non è obbligatorio ma, a Bologna e in un numero sempre maggiore di città ,ormai quasi tutti i genitori di bambini dall’anno ai tre anni desidererebbero iscrivere i loro figli. Qui abbiamo la più alta percentuale di servizio assicurato rispetto ai bimbi in età, più che a Copenaghen, tuttavia le liste d’attesa sono ancora lunghe e molti sono i requisiti per regolamentare l’acceso favorendo appunto chi ha più necessità e meno risorse economiche. Diciamo la verità è proprio su questo la Lega voleva puntare, con le norme ambigue del Ministro Maroni sulla sicurezza, (che creano sempre più clandestini, più nascosti alla società, più ricattabili: un vero pericolo per il vivere civile), e con la “spinta” che quelli del Carroccio impiegano perché i Comuni, anche la commissariata Bologna, caccino via dappertutto i non regolari, anche se lavorano, i loro familiari, i loro ammalati, i loro bambini.
Ecco i bambini. Dapprima la Commissaria dottoressa Cancellieri aveva disposto di non ammettere i bambini richiedenti il Nido se provenienti da famiglie che non potessero attestare la loro regolarità. Niente accesso, insomma. Bologna civile ha reagito, ha detto no a discriminazioni così odiose e pericolose. Anche molti genitori con figli in lista d’attesa e questo fa particolarmente onore a questi nostri cittadini.
Allora Cancellieri, prima applaudita solo dagli sciagurati leghisti bolognesi, ha fatto marcia indietro e cerca una via d’uscita fra leggi ingiuste, disposizioni ambigue ( lo stesso Ministero a Torino ha detto di soprassedere e ammettere i bimbi) e il volere di una città che non vuole scendere al livello delle guerre fra poveri.
Cosa insegna questa vicenda:
a) Bisogna vigilare, senza polemiche preconcette ma con gli occhi aperti, su quanto fa e farà la Giunta commissariale. Non è stata eletta ma ha pieni poteri, può fare cose buone ma anche gravi sbagli, magari anche solo per spirito burocratico..
b) Il razzismo c’è ma non ha ancora ingoiato i valori ed il buon senso di Bologna e dei bolognesi. Bisogna fare crescere la partecipazione per dare risposte ai problemi che ogni giorno-a partire dai servizi- la convivenza di cittadini e nuovi cittadini inevitabilmente provoca.
c) La Lega è il contrario di come si dipinge, non è una associazione di popolo che vuole vedere le cose per quello che sono e aiutare i cittadini, al contrario è un partito politico che per avere consenso aizza il fuoco di ogni conflitto senza curarsi se questo porterà delle conseguenze negative, anche a Bologna.
d) Ci vogliono più nidi, pubblici, in project financing, ed anche in convenzione con privati -purchè si tratti di persone serie. Non basta dire che più ce ne sono più altra gente li vorrebbe e quindi le liste d’attesa comunque cresceranno. I tempi delle famiglie si sono sfrangiati, si sta meno assieme, anche per la precarietà che è così diffusa, i bambini di pari età li si incontra sempre più solo a scuola, quindi sempre di più si vuole che la scuola cominci con il Nido. Ecco un bell’argomento per tutti coloro che vogliono candidarsi a fare il Sindaco della nostra città.
www.davideferrari.com
Di Davide Ferrari
Il Nido è un servizio educativo fondamentale. Esattamente come le scuole, da quella per l’Infanzia all’Università. Quindi devono poter accedere, certamente, tutti coloro che ne hanno più bisogno e tendenzialmente tutti coloro che lo vogliono.
Il Nido non è obbligatorio ma, a Bologna e in un numero sempre maggiore di città ,ormai quasi tutti i genitori di bambini dall’anno ai tre anni desidererebbero iscrivere i loro figli. Qui abbiamo la più alta percentuale di servizio assicurato rispetto ai bimbi in età, più che a Copenaghen, tuttavia le liste d’attesa sono ancora lunghe e molti sono i requisiti per regolamentare l’acceso favorendo appunto chi ha più necessità e meno risorse economiche. Diciamo la verità è proprio su questo la Lega voleva puntare, con le norme ambigue del Ministro Maroni sulla sicurezza, (che creano sempre più clandestini, più nascosti alla società, più ricattabili: un vero pericolo per il vivere civile), e con la “spinta” che quelli del Carroccio impiegano perché i Comuni, anche la commissariata Bologna, caccino via dappertutto i non regolari, anche se lavorano, i loro familiari, i loro ammalati, i loro bambini.
Ecco i bambini. Dapprima la Commissaria dottoressa Cancellieri aveva disposto di non ammettere i bambini richiedenti il Nido se provenienti da famiglie che non potessero attestare la loro regolarità. Niente accesso, insomma. Bologna civile ha reagito, ha detto no a discriminazioni così odiose e pericolose. Anche molti genitori con figli in lista d’attesa e questo fa particolarmente onore a questi nostri cittadini.
Allora Cancellieri, prima applaudita solo dagli sciagurati leghisti bolognesi, ha fatto marcia indietro e cerca una via d’uscita fra leggi ingiuste, disposizioni ambigue ( lo stesso Ministero a Torino ha detto di soprassedere e ammettere i bimbi) e il volere di una città che non vuole scendere al livello delle guerre fra poveri.
Cosa insegna questa vicenda:
a) Bisogna vigilare, senza polemiche preconcette ma con gli occhi aperti, su quanto fa e farà la Giunta commissariale. Non è stata eletta ma ha pieni poteri, può fare cose buone ma anche gravi sbagli, magari anche solo per spirito burocratico..
b) Il razzismo c’è ma non ha ancora ingoiato i valori ed il buon senso di Bologna e dei bolognesi. Bisogna fare crescere la partecipazione per dare risposte ai problemi che ogni giorno-a partire dai servizi- la convivenza di cittadini e nuovi cittadini inevitabilmente provoca.
c) La Lega è il contrario di come si dipinge, non è una associazione di popolo che vuole vedere le cose per quello che sono e aiutare i cittadini, al contrario è un partito politico che per avere consenso aizza il fuoco di ogni conflitto senza curarsi se questo porterà delle conseguenze negative, anche a Bologna.
d) Ci vogliono più nidi, pubblici, in project financing, ed anche in convenzione con privati -purchè si tratti di persone serie. Non basta dire che più ce ne sono più altra gente li vorrebbe e quindi le liste d’attesa comunque cresceranno. I tempi delle famiglie si sono sfrangiati, si sta meno assieme, anche per la precarietà che è così diffusa, i bambini di pari età li si incontra sempre più solo a scuola, quindi sempre di più si vuole che la scuola cominci con il Nido. Ecco un bell’argomento per tutti coloro che vogliono candidarsi a fare il Sindaco della nostra città.
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venerdì 2 aprile 2010
Elezioni a Bologna. Voto che va, Congresso che viene.
Cosa ci si aspettava dalle Elezioni Regionali, in Emilia-Romagna? I pareri erano concordi, un calo del centrosinistra a livello regionale, più o meno in linea con tendenze certo non positive, ormai in evidenza da lungo tempo, e un fortissimo calo a Bologna, soprattutto in città.
Purtroppo il calo regionale è stato più accentuato.
Astensione, lista Grillo, Lega, molte le direzioni ma tutte con lo stessa insegna: la sfiducia verso la politica, i partiti programmatici, quelli che chiedono di fare qualcosa, a cominciare dal PD. No, se dalla politica non ci si può attendere nulla, allora, o non si va a votare oppure, a destra o a sinistra, ci si indirizza dove si promette il meno, dove si dichiara di saper tenere fuori i problemi -Lega- oppure che passerà il tempo a controllare i conti -Grillo- anche se degli eventuali risparmi nulla si dice del come sarebbe meglio impiegarli.
In questi chiari di luna è importante che Bologna non sia stata il punto dell’abisso, ed anzi abbia fatto segnare un voto-certo negativo- sia chiaro- ma non catastrofico. Non era scontato.
Ha contato la volontà di parti importanti di una città peculiarmente democratica di non andare dietro sirene demagogiche, comunque conniventi con lo sfascio delle istituzioni. Ha contato anche il gradimento ricevuto da alcune figure. Va considerato senza remore il risultato di Maurizio Cevenini anche perché non è il primo. Ha contato , e molto, la volontà di tenere il partito in campo, portata avanti dal gruppo dirigente attuale del PD. Non era affatto scontata ed anzi i più, fra chi parla sempre, chiedevano commissariamenti di qua e di là. Va riconosciuta. Non farlo per meschini posizionamenti congressuali sarebbe sciocco. E’ scorretto ricordare che comunque tutte le vacche sono nere. Certo il buio è fitto per tutti e sembra così intelligente ripeterlo ed invece in politica bisogna saper distinguere, afferrare bene l’analisi di tutti i punti negativi ma anche dei positivi, fossero pure pochi.
Non fare così invece incrementerebbe tutte le tendenze negative che certo vi sono e che sono apparse anche nella campagna elettorale. Ad esempio la balcanizzazione delle aree ed anche dei territori, ognuno dietro ad un punto di riferimento. Penso al futuro immediato. Al Congresso. Chi vuole rinnovare dovrà chiedere un mandato chiaro e ricevere piena autorità. Servono quindi soluzioni unitarie e basate sulla volontà di utilizzare al meglio tutte le energie e le generazioni. Qualcuno ha scritto che stiamo ballando sul Titanic. Se non si farà attenzione il passo sarà in avanti, sì ma oltre la spalletta, dritti nell’Oceano.
Detto questo , un po’ di cattiveria ci vuole, non solo perché andiamo male ma anche per mettere il sale della critica e rendere più utile il Congresso.
Perché non usare la cattiveria per mettere sotto esame il nostro governo, per esempio nelle città, a Bologna? E’ ancora straordinaria – checché - se ne dica- ma non è capace, da molto tempo di darsi delle priorità secondo un ordine che i cittadini condividano. Si è perduta l’abilità di usare la grammatica elementare dell’azione di governo combinata con la presenza sociale. Quello che ha fatto grande la Sinistra riformista e in Italia il Pci emiliano-romagnolo. Non è poco, è una tragedia.
Non basta andare a vedere il bellissimo film “La febbre del fare” e sognare a occhi aperti.
E’ questo il tema su cui mettere alla prova insieme giovani e vecchi non stanchi. Vedremo, già al Congresso, chi lo farà con più convinzione.
www.davideferrari.org
Purtroppo il calo regionale è stato più accentuato.
Astensione, lista Grillo, Lega, molte le direzioni ma tutte con lo stessa insegna: la sfiducia verso la politica, i partiti programmatici, quelli che chiedono di fare qualcosa, a cominciare dal PD. No, se dalla politica non ci si può attendere nulla, allora, o non si va a votare oppure, a destra o a sinistra, ci si indirizza dove si promette il meno, dove si dichiara di saper tenere fuori i problemi -Lega- oppure che passerà il tempo a controllare i conti -Grillo- anche se degli eventuali risparmi nulla si dice del come sarebbe meglio impiegarli.
In questi chiari di luna è importante che Bologna non sia stata il punto dell’abisso, ed anzi abbia fatto segnare un voto-certo negativo- sia chiaro- ma non catastrofico. Non era scontato.
Ha contato la volontà di parti importanti di una città peculiarmente democratica di non andare dietro sirene demagogiche, comunque conniventi con lo sfascio delle istituzioni. Ha contato anche il gradimento ricevuto da alcune figure. Va considerato senza remore il risultato di Maurizio Cevenini anche perché non è il primo. Ha contato , e molto, la volontà di tenere il partito in campo, portata avanti dal gruppo dirigente attuale del PD. Non era affatto scontata ed anzi i più, fra chi parla sempre, chiedevano commissariamenti di qua e di là. Va riconosciuta. Non farlo per meschini posizionamenti congressuali sarebbe sciocco. E’ scorretto ricordare che comunque tutte le vacche sono nere. Certo il buio è fitto per tutti e sembra così intelligente ripeterlo ed invece in politica bisogna saper distinguere, afferrare bene l’analisi di tutti i punti negativi ma anche dei positivi, fossero pure pochi.
Non fare così invece incrementerebbe tutte le tendenze negative che certo vi sono e che sono apparse anche nella campagna elettorale. Ad esempio la balcanizzazione delle aree ed anche dei territori, ognuno dietro ad un punto di riferimento. Penso al futuro immediato. Al Congresso. Chi vuole rinnovare dovrà chiedere un mandato chiaro e ricevere piena autorità. Servono quindi soluzioni unitarie e basate sulla volontà di utilizzare al meglio tutte le energie e le generazioni. Qualcuno ha scritto che stiamo ballando sul Titanic. Se non si farà attenzione il passo sarà in avanti, sì ma oltre la spalletta, dritti nell’Oceano.
Detto questo , un po’ di cattiveria ci vuole, non solo perché andiamo male ma anche per mettere il sale della critica e rendere più utile il Congresso.
Perché non usare la cattiveria per mettere sotto esame il nostro governo, per esempio nelle città, a Bologna? E’ ancora straordinaria – checché - se ne dica- ma non è capace, da molto tempo di darsi delle priorità secondo un ordine che i cittadini condividano. Si è perduta l’abilità di usare la grammatica elementare dell’azione di governo combinata con la presenza sociale. Quello che ha fatto grande la Sinistra riformista e in Italia il Pci emiliano-romagnolo. Non è poco, è una tragedia.
Non basta andare a vedere il bellissimo film “La febbre del fare” e sognare a occhi aperti.
E’ questo il tema su cui mettere alla prova insieme giovani e vecchi non stanchi. Vedremo, già al Congresso, chi lo farà con più convinzione.
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Rospi all'Aquila.
Tempo di elezioni e di commenti al voto. Parliamo d'altro.
Una biologa anglosassone, Rachel Grant della Open University di Milton Keynes, nella contea di Buckingham, ha scoperto che i rospi abruzzesi interruppero, ben al 75%, di copulare, poche ore prima del sisma che ha distrutto l'Aquila. Smisero la "monta", o quel che fanno loro, per dirla cruda.
"L'unica ipotesi valida è che i rospi abbiano avvertito l'imminenza di un sisma e, spaventati, siano fuggiti via, perchè - ha detto la Grant - sono dotati di molti recettori geomagnetici sul corpo". Non è uno scherzo ma una vera new .
Quando ero un ragazzetto, un mio amico più grande si laureò in Fisica con una tesi sulla prevenzione dei terremoti in Cina. Eravamo tutti e due maoisti, o credevamo di esserlo.
Ma, per la verità, i fantasiosi cinesi si ingegnavano a prevenire osservando il volo improvviso delle papere ed il nitrire nervoso dei cavalli.
Invece ora si spiano i rospi. Quanti rospi? La notizia che ha fatto il giro del mondo, non lo specifica.
Se si parla di 75 %, di percentuali, almeno cento coppie di rospi e rospe saranno stati sotto osservazione.
E perchè nessuno dei collaboratori della scienziata ha chiesto un parere alle rospe. Erano scontente o sollevate?
E le coppie di rospi gay? Chi ha interrotto il coito in quei casi? E le coppie lesbiche? Ancora più difficile stabilire il rapporto fra loro ed il sisma in arrivo.
Certo se è vera , la scoperta può avere conseguenze importanti e benefiche.
Basterà non perdere mai d'occhio qualche centinaio di batraci ed il gioco è fatto. Al primo coitus interruptus multiplo tutti in strada. Speriamo che i rospi non lo imparino o che non abbiano il gusto degli scherzi.
Altrimenti sai le risate che si faranno con le graziose rospe. "Dai , ora faccio finta. Vedrai quelli impazziscono. e noi ci ritroviamo fra dieci minuti nel fossato vicino alla Chiesa!"
Un'altra domanda: perchè l'Università inglese viene a studiare le prestazioni dei rospi in Italia? Forse la fama del maschio latino, in vertiginosa discesa fra gli umani, resiste fra i ranocchi.
Poveri rospi, però. Mai un poco di privacy.
Solo su una cosa potranno contare, i bufi aquilani. Nessun rumore di ricostruzione li disturberà. Al massimo il cigolio delle povere carriole dei volontari.
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Una biologa anglosassone, Rachel Grant della Open University di Milton Keynes, nella contea di Buckingham, ha scoperto che i rospi abruzzesi interruppero, ben al 75%, di copulare, poche ore prima del sisma che ha distrutto l'Aquila. Smisero la "monta", o quel che fanno loro, per dirla cruda.
"L'unica ipotesi valida è che i rospi abbiano avvertito l'imminenza di un sisma e, spaventati, siano fuggiti via, perchè - ha detto la Grant - sono dotati di molti recettori geomagnetici sul corpo". Non è uno scherzo ma una vera new .
Quando ero un ragazzetto, un mio amico più grande si laureò in Fisica con una tesi sulla prevenzione dei terremoti in Cina. Eravamo tutti e due maoisti, o credevamo di esserlo.
Ma, per la verità, i fantasiosi cinesi si ingegnavano a prevenire osservando il volo improvviso delle papere ed il nitrire nervoso dei cavalli.
Invece ora si spiano i rospi. Quanti rospi? La notizia che ha fatto il giro del mondo, non lo specifica.
Se si parla di 75 %, di percentuali, almeno cento coppie di rospi e rospe saranno stati sotto osservazione.
E perchè nessuno dei collaboratori della scienziata ha chiesto un parere alle rospe. Erano scontente o sollevate?
E le coppie di rospi gay? Chi ha interrotto il coito in quei casi? E le coppie lesbiche? Ancora più difficile stabilire il rapporto fra loro ed il sisma in arrivo.
Certo se è vera , la scoperta può avere conseguenze importanti e benefiche.
Basterà non perdere mai d'occhio qualche centinaio di batraci ed il gioco è fatto. Al primo coitus interruptus multiplo tutti in strada. Speriamo che i rospi non lo imparino o che non abbiano il gusto degli scherzi.
Altrimenti sai le risate che si faranno con le graziose rospe. "Dai , ora faccio finta. Vedrai quelli impazziscono. e noi ci ritroviamo fra dieci minuti nel fossato vicino alla Chiesa!"
Un'altra domanda: perchè l'Università inglese viene a studiare le prestazioni dei rospi in Italia? Forse la fama del maschio latino, in vertiginosa discesa fra gli umani, resiste fra i ranocchi.
Poveri rospi, però. Mai un poco di privacy.
Solo su una cosa potranno contare, i bufi aquilani. Nessun rumore di ricostruzione li disturberà. Al massimo il cigolio delle povere carriole dei volontari.
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domenica 21 marzo 2010
21 Marzo, la poesia e l'acqua.

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA PROMOSSA DALL'UNESCO
GVC Onlus
“Acqua, bene pubblico inalienabile”
GVC Onlus in collaborazione con l' "Associazione Culturale di Via dei Poeti", aderisce alla Giornata Mondiale della Poesia promossa dall'UNESCO di domenica 21 marzo.
Il tema centrale della giornata sarà dedicato all'importanza dell'acqua come BENE PUBBLICO INALIENABILE.
La competizione derivante dalla crescente carenza di risorse idriche ed il mutamento "impazzito" del clima, fanno infatti aumentare le probabilità che si verifichino nuovi conflitti internazionali sia economici che militari, per il controllo di questo strategico "oro blu" che si vorrebbe privatizzare, aumentando così il divario fra nord e sud del mondo.
PROGRAMMA:
DOMENICA 21 MARZO 2010
MATTINA
H.10,00 LIBRERIA MEL BOOK STORE
via Rizzoli, 18
VERSI e PAROLE di ACQUA
-DAVIDE FERRARI legge dal "DILUVIO UNIVERSALE"-CHIACCHIERATA col PUBBLICO sull’ACQUA con un volontario di GVC ONLUS e ANDREA CASELLI (CGIL)
H.11,30 LA LINEA WINE BAR
piazza Re Enzo
PERFORMANCES, SORRISI e IMMAGINI di ACQUA
-con ELEONORA GALLIANI e VIA DE’ POETI
-VIGNETTE SEMISERIE sull'ACQUA con ZAP
-GADGET di GVC ONLUS
POMERIGGIO
H.16,00 CAFFE’ DE LA PAIX
via Mascarella, 24 e Palazzo del Podestà (LA SCIENZA IN PIAZZA)
VERSI e SUONI dal MONDO di ACQUA
-con MIRCO MUNGARI e VIA DE’ POETI
-ESPOSIZIONE FOTOGRAFICA a cura di GVC ONLUS
H.16,30 RADIOCITTA’FUJIKO 103.100 fm
DOMANDE e RISPOSTE sull’ACQUA
-BOLOBAZZALIVE, GVC ONLUS e VIA DE' POETI
H.17,30 CAFFE’ DELLA CORTE
corte Isolani, 5
CANTI, RIME e SOGNI di ACQUA
con MIRELLA GOLINELLI (soprano), MAURIZIO DEORITI (pianoforte) e VIA DE' POETI
H.18,30 ENOTECA ALTOTASSO
p.zza San Francesco 6/D
PAROLE in LIBERTA’ sull’ACQUA
-OPEN MIKE con GIANMARCO BASTA e VIA DE’ POETI
-IMMAGINI VIDEO e GADGET a cura di GVC ONLUS
H.20,00 ISTITUTO DI CULTURA GERMANICA
Via De Marchi,4
ACQUA LIBERA TUTTI
La Musica di FABRIZIO DE ANDRE’, i versi di VIA DE’ POETI, Davide Ferrari, Gregorio Scalise e Claudio Lolli
venerdì 19 marzo 2010
Almeno parliamone.
Segnali di fumo
Di Davide Ferrari
Vicino casa mia abita una signora di origine moldava. In un Quartiere periferico di Bologna, vissuto da tanti anziani, la nuova concittadina, piano piano, si è conquistata popolarità ed amicizia. E' un po' una sindaco di strada, o meglio di ballatoio. Aiuta, consiglia, rappresenta. Ha una parola utile su tutto e per tutti.
La incontro la mattina prestissimo. Per lei l'ora è consueta, per me un po' meno.
Dopo qualche frase di circostanza mi dice, fra il sorriso e il pianto, che dal Primo Aprile è out, fuori, licenziata, senza lavoro. Non c'è altro da dire. Passa un'ora il mio telefonino riceve un messaggio ANSA. "Arrestato a Bologna. Rapinava le farmacie. Aveva perso il lavoro da qualche mese". Su Facebook il figlio di una mia vecchia Colf, mi raggiunge, parla d'altro, per un po',in chat, poi: "Sono a casa senza lavoro. Che farò? Chissà".
E' un onda che cresce, giorno dopo giorno, ma a differenza dello Tsunami non si ritira, continua a salire, insidia le famiglie, qui, non nell'Italia dei più poveri.
A Bologna la crisi è stata rallentata da una politica della Regione molto attenta che ha permesso di evitare migliaia di licenziamenti, ma ora, mentre il Governo non se la sente di aumentare i fondi per rinnovare le Cassa Integrazione, arrivano, dal terziario, dall'artigianato, e anche dal manifatturiero le notizie di chiusure, o di drastiche riduzioni.
E' strano ma se ne parla poco.
Non solo da parte dei politici ai quali diamo tutte le colpe, ma anche fra la gente.
Ci stiamo comportando, quasi tutti, scusate la metafora angosciante, come fanno gli anziani. Hanno paura di morire, ma non ne parlano, per non inquietare i figli distratti, per non disturbare i nipoti e perché tanto non c'è rimedio.
Per la crisi è la stessa cosa. I potenti non ne parlano per non far pensare troppo a come siamo messi, i telequiz continuano a distribuire miliardi, i “gratta e vinci” promettono sistemazioni e turismo a vita, e le vittime stanno zitte, ancora, perché non sanno cosa chiedere e a chi. Ma almeno una cosa bisogna fare, e si può fare.
Bisogna cominciare a vedere la realtà, smetterla di far finta di niente. Ci vorranno interventi pubblici di grande dimensione, probabilmente tutte le stupidaggini di questi anni sul privato che risolve tutto dovranno essere dimenticate. Ma anche nell’economia di ogni giorno si può fare qualcosa di diverso. Ufficio per ufficio, fabbrica per fabbrica bisogna evitare licenziamenti magari riducendo il lavoro di ognuno per poterlo redistribuire. E poi, e poi, e poi…
Il Bologna, Quotidiano E Polis
Di Davide Ferrari
Vicino casa mia abita una signora di origine moldava. In un Quartiere periferico di Bologna, vissuto da tanti anziani, la nuova concittadina, piano piano, si è conquistata popolarità ed amicizia. E' un po' una sindaco di strada, o meglio di ballatoio. Aiuta, consiglia, rappresenta. Ha una parola utile su tutto e per tutti.
La incontro la mattina prestissimo. Per lei l'ora è consueta, per me un po' meno.
Dopo qualche frase di circostanza mi dice, fra il sorriso e il pianto, che dal Primo Aprile è out, fuori, licenziata, senza lavoro. Non c'è altro da dire. Passa un'ora il mio telefonino riceve un messaggio ANSA. "Arrestato a Bologna. Rapinava le farmacie. Aveva perso il lavoro da qualche mese". Su Facebook il figlio di una mia vecchia Colf, mi raggiunge, parla d'altro, per un po',in chat, poi: "Sono a casa senza lavoro. Che farò? Chissà".
E' un onda che cresce, giorno dopo giorno, ma a differenza dello Tsunami non si ritira, continua a salire, insidia le famiglie, qui, non nell'Italia dei più poveri.
A Bologna la crisi è stata rallentata da una politica della Regione molto attenta che ha permesso di evitare migliaia di licenziamenti, ma ora, mentre il Governo non se la sente di aumentare i fondi per rinnovare le Cassa Integrazione, arrivano, dal terziario, dall'artigianato, e anche dal manifatturiero le notizie di chiusure, o di drastiche riduzioni.
E' strano ma se ne parla poco.
Non solo da parte dei politici ai quali diamo tutte le colpe, ma anche fra la gente.
Ci stiamo comportando, quasi tutti, scusate la metafora angosciante, come fanno gli anziani. Hanno paura di morire, ma non ne parlano, per non inquietare i figli distratti, per non disturbare i nipoti e perché tanto non c'è rimedio.
Per la crisi è la stessa cosa. I potenti non ne parlano per non far pensare troppo a come siamo messi, i telequiz continuano a distribuire miliardi, i “gratta e vinci” promettono sistemazioni e turismo a vita, e le vittime stanno zitte, ancora, perché non sanno cosa chiedere e a chi. Ma almeno una cosa bisogna fare, e si può fare.
Bisogna cominciare a vedere la realtà, smetterla di far finta di niente. Ci vorranno interventi pubblici di grande dimensione, probabilmente tutte le stupidaggini di questi anni sul privato che risolve tutto dovranno essere dimenticate. Ma anche nell’economia di ogni giorno si può fare qualcosa di diverso. Ufficio per ufficio, fabbrica per fabbrica bisogna evitare licenziamenti magari riducendo il lavoro di ognuno per poterlo redistribuire. E poi, e poi, e poi…
Il Bologna, Quotidiano E Polis
Ricordo di Marta Pompei.
LA SCUDERIA piazza Verdi, 2 - Bologna
21 marzo 2010 h 17 - 21
Festa della Primavera - Mese della donna
Giornata Internazionale della Poesia
dedichiamo questa data a una giovane
amica recentemente scomparsa
ricordo – saluto – memoria – onore – lettura
per MARTA POMPEI
Saranno presenti le amiche e gli amici di Marta
aderiscono: • Gruppo ’98 Poesia • Versitudine•
Le Voci della Luna • La Tua Idea • Sirena Project
"La casa dei pensieri"
21 marzo 2010 h 17 - 21
Festa della Primavera - Mese della donna
Giornata Internazionale della Poesia
dedichiamo questa data a una giovane
amica recentemente scomparsa
ricordo – saluto – memoria – onore – lettura
per MARTA POMPEI
Saranno presenti le amiche e gli amici di Marta
aderiscono: • Gruppo ’98 Poesia • Versitudine•
Le Voci della Luna • La Tua Idea • Sirena Project
"La casa dei pensieri"
giovedì 18 marzo 2010
"La poesia contro il razzismo".
15/21 marzo. VI SETTIMANA NAZIONALE CONTRO IL RAZZISMO
Librerie Feltrinelli
Venerdì 19 Marzo, ore 10
Piazza di Porta Ravegnana 1, Bologna
"La poesia contro il razzismo"
Davide Ferrari
Jean Robaey
dialogano con ragazzi di scuole medie di Bologna.
Librerie Feltrinelli
Venerdì 19 Marzo, ore 10
Piazza di Porta Ravegnana 1, Bologna
"La poesia contro il razzismo"
Davide Ferrari
Jean Robaey
dialogano con ragazzi di scuole medie di Bologna.
mercoledì 10 marzo 2010
E al Forum del Pd confronto con Ferrari, Sita e Ronchi
UN CONFRONTO tra Alberto Ronchi, assessore regionale, e Luciano Sita, assessore comunale, sul tema delle politiche per la cultura a Bologna e in Emilia-Romagna è in programma mercoledì prossimo, il 10 marzo (alle 20.30), alla sala Passpartout di via Galliera 25. Lo organizza il costituendo Forum Cultura del Pd, una struttura aperta anche ai non iscritti; la discussione sarà introdotta da Davide Ferrari, Annamaria Tagliavini, Fabio Abagnato e conclusa da Giuseppina Muzzarelli. È un incontro che acquista particolare interesse vista la posizione dei due relatori: per Ronchi un' ampia mobilitazione popolare invoca la riconferma, Sita è stato indicato come possibile candidato sindaco per Bologna.
(La Repubblica Bologna)
Torna la neve. L’inverno della Repubblica visto da Bologna.
Segnali di fumo
Di Davide Ferrari
E' tornata la neve. Brividi in strada. Avevamo già in mente la Primavera. Con un poco di tepore, rimpannucciati, ci sembrava di poter tornare alla vita di sempre, alla Bologna di sempre. Delbono quasi scordato, la Commissaria al lavoro, tutti a pensare alle proprie faccende.
La Destra cittadina gongolava ma senza far troppo rumore. Persino a Sinistra qualche analista e qualche giornalista, cominciava a teorizzarlo: “Meglio così, Bologna senza Sindaco, è vero, ma che sarà mai, un po’ di tempo non farà male, tranquilli e magari “rinnovati” ci si potrà presentare fra un anno i cittadini con più ciance”.
Tanto si va verso la buona stagione. Rassegnarsi e bordeggiare.
Invece nevica.
Prima un’onda di fango e scandali da far muovere anche gli stomaci più avvezzi.
Scandali insidiosi come quello, con mille rami , attorno alla Protezione civile.
Poi, fra pause caffè troppo lunghe, risse sui nomi, pasticci e arroganze il caso delle liste presentate tardi o male.
Il voto pigro per le Regionali si è avvitato in una faccenda grigia e rischiosa. A Roma una legge fatta apposta ha cercato di risolvere un problema vero nel modo peggiore, elargendo favoritismi a chi l’ha scritta. Mentre scriviamo, non sappiamo come finirà.
Ma anche Bologna è stata coinvolta. Qualcuno, a Destra, lo ha detto apertamente, “aiutate Polverini e Formigoni e noi vi faremo votare presto”.
Ma non si diceva che Bologna doveva essere commissariata perché il suo Sindaco non si era dimesso in tempo ?
Il baratto è stato rifiutato ma nel palato è rimasto l'amaro dell'ingiustizia.
Mi è venuto in mente un episodio antico. Di quelli che non c'entrano niente. Nel 1964, allo spareggio con l'Inter per lo Scudetto, cercarono di togliere di mezzo il Bologna inquinando le provette dell'antidoping. Un pizzico di qualcosa nei depositi dei calciatori e via, questa squadra, figlia di una città troppo diversa sarebbe sparita. Sarebbero rimasti i forti di sempre, delle città dei poteri e del denaro.
C'è stato, in questi giorni qualcosa di simile, a ben vedere. “La città va punita, lasciata senza un governo che lei abbia eletto”. Se serve, invece, la si può usare come merce di scambio. Come con le figurine, due mediani di Arcore in cambio di una "Due torri", più rara.
Insomma l’inverno della Repubblica si è fatto di nuovo più evidente, preoccupante. E’ richiesto più impegno, anche se non sappiamo bene in quale direzione.
E' tornata la neve. Manifestazioni contrapposte. Un paese sbandato. A Bologna ancora è presto per la Primavera.
Il Bologna, Quotidiano E Polis
Di Davide Ferrari
E' tornata la neve. Brividi in strada. Avevamo già in mente la Primavera. Con un poco di tepore, rimpannucciati, ci sembrava di poter tornare alla vita di sempre, alla Bologna di sempre. Delbono quasi scordato, la Commissaria al lavoro, tutti a pensare alle proprie faccende.
La Destra cittadina gongolava ma senza far troppo rumore. Persino a Sinistra qualche analista e qualche giornalista, cominciava a teorizzarlo: “Meglio così, Bologna senza Sindaco, è vero, ma che sarà mai, un po’ di tempo non farà male, tranquilli e magari “rinnovati” ci si potrà presentare fra un anno i cittadini con più ciance”.
Tanto si va verso la buona stagione. Rassegnarsi e bordeggiare.
Invece nevica.
Prima un’onda di fango e scandali da far muovere anche gli stomaci più avvezzi.
Scandali insidiosi come quello, con mille rami , attorno alla Protezione civile.
Poi, fra pause caffè troppo lunghe, risse sui nomi, pasticci e arroganze il caso delle liste presentate tardi o male.
Il voto pigro per le Regionali si è avvitato in una faccenda grigia e rischiosa. A Roma una legge fatta apposta ha cercato di risolvere un problema vero nel modo peggiore, elargendo favoritismi a chi l’ha scritta. Mentre scriviamo, non sappiamo come finirà.
Ma anche Bologna è stata coinvolta. Qualcuno, a Destra, lo ha detto apertamente, “aiutate Polverini e Formigoni e noi vi faremo votare presto”.
Ma non si diceva che Bologna doveva essere commissariata perché il suo Sindaco non si era dimesso in tempo ?
Il baratto è stato rifiutato ma nel palato è rimasto l'amaro dell'ingiustizia.
Mi è venuto in mente un episodio antico. Di quelli che non c'entrano niente. Nel 1964, allo spareggio con l'Inter per lo Scudetto, cercarono di togliere di mezzo il Bologna inquinando le provette dell'antidoping. Un pizzico di qualcosa nei depositi dei calciatori e via, questa squadra, figlia di una città troppo diversa sarebbe sparita. Sarebbero rimasti i forti di sempre, delle città dei poteri e del denaro.
C'è stato, in questi giorni qualcosa di simile, a ben vedere. “La città va punita, lasciata senza un governo che lei abbia eletto”. Se serve, invece, la si può usare come merce di scambio. Come con le figurine, due mediani di Arcore in cambio di una "Due torri", più rara.
Insomma l’inverno della Repubblica si è fatto di nuovo più evidente, preoccupante. E’ richiesto più impegno, anche se non sappiamo bene in quale direzione.
E' tornata la neve. Manifestazioni contrapposte. Un paese sbandato. A Bologna ancora è presto per la Primavera.
Il Bologna, Quotidiano E Polis
martedì 9 marzo 2010
Incontri di Marzo.10, 13, 15 e 16. Cultura, Scuola, Saperi, Regione.




Bologna, Regione: la cultura
Appunti per una politica per le culture.
Mercoledì 10 marzo 2010, ore 20.30 - 23.30
Bologna, via Galliera 25/a, Sala Passepartout
Incontro seminariale pubblico
promosso nel percorso per un Forum Cultura del PD di Bologna.
Aprono la discussione Davide Ferrari, Annamaria Tagliavini, Fabio AbagnatoInterverranno Alberto Ronchi, Luciano Sita
Intervento conclusivo di
Giuseppina Muzzarelli
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SABATO 13 MARZO 2010
h 10- h-12,30
Hotel Corona d'Oro, via Oberdan 12-Via Albari 3 (ingresso diretto della Sala), Bologna
Bologna, Regione, Europa
Contro la crisi, governare
per lo sviluppo, la solidarietà sociale, il sapere.
Incontro seminariale.
Apertura dei lavori
On. Giancarla Codrignani
Interventi di
Duccio Campagnoli, Assessore attività produttive, sviluppo economico, piano telematico Regione E-R
Davide Ferrari, Direttore Casadeipensieri
Giuseppina Muzzarelli, Vice Presidente Regione E-R
Giovanni Sedioli, Assessore scuola, formazione professionale, università, lavoro Regione E-R
Intervento conclusivo
On. Salvatore Caronna, Parlamento Europeo
Saranno presenti i candidati del Partito Democratico
all'Assemblea Legislativa Regionale dell’Emilia-Romagna
Tema.
Verso la parte conclusiva e decisiva della campagna elettorale, si propone un seminario che metta in evidenza i progetti concreti principali che sono in campo per dare ruolo a Bologna nelle politiche regionali. Le realizzazioni, compiute ed in corso, della Regione, gli elementi più forti per motivare la scelta cui sono chiamati i cittadini.
Un contributo per ancorare il momento elettorale alla consapevolezza dei problemi e degli interventi davvero aperti.
"Casa dei cittadini" Bologna
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15 Marzo 2010: "La controriforma della scuola"
Librerie Feltrinelli
LaFeltrinelli Eventi
in collaborazione con Casadeipensieri
e Rivista "Riforma della scuola"
Lunedì 15 Marzo, ore 17,30
Libreria Feltrinelli Zanichelli
Piazza Galvani 1H
"La controriforma della scuola. Il trionfo del mercato e del mediatico"
di Massimo Baldacci e Franco Frabboni
F.Angeli ed.
Discutono con Franco Frabboni
Sandra Soster, Segretaria FLC CGIL Bologna
Marco Mazzoli, Università Cattolica di Piacenza
Gian Mario Anselmi, Università di Bologna
Presiede Rosanna Facchini, della redazione di "Riforma della scuola"
www.casadeipensieri.eu
www.riformadellascuola.it
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Martedì 16 Marzo, ore 20,30
Salone Hotel "I Portici" Via dell'Indipendenza 69.
Bologna-Regione
"Scuola: alternative ai tagli, occasioni di crescita"
Simona Lembi, Andrea De Maria, Francesca Puglisi, Giovanni Sedioli, Davide Ferrari, Sergio Lo Giudice,Daniela Turci, Davide Di Noi, Roberto Farnè, Adriana Lodi, Franca Marchesi,Giuseppe Pedrielli, Marilena Pillati, Franco Tinarelli
Con VASCO ERRANI
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