lunedì 5 dicembre 2016
Le dimissioni di Renzi
martedì 15 novembre 2016
La vittoria di Trump. Prime note.
La più richiamata attribuisce tout court la vittoria al voto per il candidato di estrema destra da parte dei ceti popolari “abbandonati dall'elitarismo dei democratici”.
C'è una parte di verità in questa sintesi ma anche molto di fuorviante.
In poche parole, non è vero che Trump abbia convinto ceti di "sinistra sociale" inconsapevoli e/o abbandonati, è vero invece che si è determinato un allontanamento di alcune componenti, vaste, di questi ceti dalla proposta dei democratici.
Il risultato sembra lo stesso ma non è così. Il voto di Trump non è una generica protesta anti-sistema, è un voto a destra, radicale ed inequivoco dove si è ritrovata la grandissima parte dell'elettorato moderato e dell'america bianca. Guardiamo meglio i dati.
Innanzitutto non è vero che Trump ha vinto per aver determinato a suo favore spostamenti elettorali socialmente significativi.
Donald Trump entra alla Casa Bianca con meno voti popolari rispetto a quelli ottenuti 4 anni fa da Mitt Romney.
A permetterglielo è stato il risultato dei democratici, con Hillary Clinton che, pur vincendo nel voto popolare, ha perso oltre 6 milioni di voti rispetto all'elezione di Barack Obama nel 2012.
Diventano quasi 10 milioni, se si considerano i voti ottenuti nel 2008, l'elezione del grande successo del presidente
uscente.
In sintesi i candidati Democratici alla presidenza hanno perso poco meno di 4 milioni di voti nel '12 rispetto all' '8 e altri 6 milioni nel '16 rispetto al '12. Una parte sono andati ai Repubblicani, come sempre avviene, nel normale interscambio fra i due partiti, e probabilmente una quota di voti repubblicani è andata invece a Hillary. Invece l'enorme maggioranza dei voti che hanno lasciato i Democratici si è dispersa, in particolare nell'astensione, qualcuno anche in proposte alternative, determinando la sconfitta di Clinton, ma non certo raggiungendo Trump.
La Clinton ha presentato senza dubbio dei limiti di innovazione, di simpatia, di popolarità, ma i fenomeni di erosione, di abbandono, vengono da più lontano e, in maniera più o meno simile, avvengono a danno di altre "sinistre" in Europa e non solo. E' interessante osservare le prime indicazioni che possediamo sull'origine sociale del voto a Trump e del voto alla Clinton.
Come da analisi Reuters sono i ricchi a votare Trump, più si scende nella scala sociale e meno voti prende il cosiddetto Tycoon.
Anche la ripartizione geografica è indicativa. Trump vince in tutti gli stati di tradizionale e solido orientamento conservatore, nelle aree rurali.
E gli altri dove ha prevalso, allora? Clinton perde molti stati per pochissimi voti.
Così in Michigan, dove 11.000 voti separano Trump dalla Clinton, in Wisconsin, dove la differenza tra i due candidati è di 27.000 voti, così in Florida, dove sono 120.000 i voti repubblicani in più.
Infine bisogna ricordare che la Clinton ha ricevuto il 55% dei suffragi degli under 30, il 54% delle donne e il 65% degli ispanici e un numero altissimo di voti di neri, di poco inferiore alla percentuale di Obama (l'89%).
Allora... a) la coalizione (minoranze di massa-città) determinata da Obama non è smentita dal voto andato alla più moderata Hillary, nel senso che l'architettura del voto alla Clinton non è sostanzialmente diversa da quella del voto a Obama, anzi, in un certo qual modo i caratteri di quest'ultima sono ormai- non superabilmente- la cifra di tutto il voto democratico, però (b) al voto democratico è mancata una quota rilevante di conferme di voto. I motivi sono noti ed anche i ceti sociali che più si distaccano: ceti medi proletarizzati dalla crisi e, in questo ambito, a nostro avviso, ceti di media o buona intellettualità del pubblico impiego o subordinati in ambiti privati. Infine, cosa non meno importante...(c) la proposta estrema di Trump, se non ha avuto voti “nuovi” da aree e identità sociali più democratiche, a differenza di quel che si scrive in questi giorni, non ha allontanato quasi nessuno dei possibili elettori conservatori. Il voto di centro-destra, in larghissima misura, è andato a chi ha svolto, nella sua campagna elettorale, numerosi comizi circondato da gruppi paramilitari nazisti osannanti e armati, per citare un elemento.
Evidentemente, ben più forti della paura dell'estremismo, sono state le condivisioni della volontà di potenza e supremazia che Trump ha espresso e il non riconoscimento -in alcun modo- dell'America plurale e plurietnica come l'"America".
Se pare difficile che tout court proposte più radicali possano invertire la rotta, certamente la sinistra moderata e "liberale", nel senso europeo del termine, non rispecchia i ceti dove maggiore è stato l'allontanamento e non le è sufficiente per riguadagnare, in molti casi, il loro voto, parlare di temi "altri" rispetto alla concreta condizione sociale ed economica: diritti civili, diversità, integrazione.
Non solo, i temi ambientali e il riprendere nel mondo di aperte sfide al primato della potenza degli Usa obbligavano, e obbligano, a chiarire una visione diversa, (non solo meno propensa agli interventi militari diretti, ma capace di scommettere su una nuova governance del mondo basata sull' interdipendenza).
Invece il confronto sempre più aspro con Putin, i tentativi, ancora sottotraccia ma evidenti, di contenere la Cina promuovendo alleanze fra tutte le potenze asiatiche ad essa concorrenti, la stessa larvale avversione alla Germania e alla Ue come creatura tedesca, dimostrano invece le incertezze e gli errori di una intera impostazione.
Concludendo quel che è accaduto dimostra che, senza una sua ricostruzione sociale e, nello stesso tempo senza una vera analisi dell'identità del voto a Trump, nei suoi caratteri di orientamento profondi, la parte progressista può quindi essere condannata alla sconfitta, anche in presenza di alternative estremiste e di bassissimo profilo di governo.
"Il progresso d'Italia"
15 XI 2016
martedì 28 giugno 2016
Shoah e genocidi.
28 06 2016
lunedì 20 giugno 2016
Il grave risultato elettorale.
Il progresso d'Italia
20 Giugno 2016
martedì 14 giugno 2016
Sanders e Corbyn: storie parallele?
Martedì 14 giugno alle ore 17, presso la Libreria Ubik, in via Irnerio a Bologna, presentazione di due libri, editi da Castelvecchi, che raccolgono discorsi dei due leader:
- Bernie SANDERS, Quando è troppo è troppo, a cura di Rosa Fioravante
- Jeremy CORBYN, La rivoluzione gentile, a cura di Domenico Cerabona Ferrari
Ne discutono:
- Tiziano BONAZZI, professore emerito di Storia e Istituzioni delle Americhe presso l'Università di Bologna;
- Davide FERRARI, direttore di Casa dei Pensieri Bologna;
- Caterina GIUSBERTI, giornalista di Repubblica;
Coordina:
- Giacomo BOTTOS, direttore della rivista Pandora
Saranno presenti i due curatori.
domenica 13 marzo 2016
Blu. Considerazioni provvisorie.
Premessa. L'idea di fare una mostra di oggetti dell'arte di strada è una idea come altre, Non si può ragionevolmente demonizzare, ma non mi entusiasma. Perché, come poi nel concreto della vicenda bolognese, si presta a critiche di immediata evidenza. Parrebbero più opportune mostre didattiche, storico-fotografiche e performances originali ad esse collegate.
Il punto. Non chiedere agli autori il loro accordo a prestare le opere proprie al distacco ed all'esposizione fuori contesto mi pare, naturalmente se la cosa è confermata, un fatto enorme. Direi che persino legalmente si configura una fattispecie insostenibile. In ogni caso si tratterebbe di una procedura tale da inibire qualsiasi possibilità di produzione di valore culturale all'iniziativa, che necessità invece, come ogni altra simile, del massimo coinvolgimento dei protagonisti. Sono stupito, e dubbioso, che possa essere proceduta da una organizzazione delle dimensioni e dell'autorevolezza quale l'Ente promotore di Bologna. Aggiungo che il ragionamento vale, e ancor più, anche in caso di "assenza" di un autore, della sua non identificabilità. Anche in questo caso se il coinvolgimento non è possibile, non si strappa, al contrario, ci si ferma, non si fa.
La cancellazione. All'azione di Blu sono stati "assegnati", se abbiamo letto bene i resoconti dei media, due diversi significati. Il primo è il più semplice ma anche il meno credibile. L'artista avrebbe temuto e quindi voluto impedire l'utilizzo della sua opera. Se così fosse si può obiettare che sarebbe stato sufficiente dire NO. "No, il mio lavoro non è in alcun modo a vostra disposizione". Il secondo significato mi sembra più adatto a motivare un gesto simile. L'artista ha voluto denunciare l'iniziativa della mostra o museo in sé, lo riguardasse personalmente o meno. Ha voluto dirci che la cancellazione ci indica che proprio il disvalore di "cancellare" è il prodotto della contaminazione fra privato e arte di strada. Un' azione di protesta per prefigurare, con la chiarezza somma di un fatto, il destino della desertificazione che sarebbe proprio dell'allargarsi del mercato. Se questo è si tratta di un atto pubblico e come tale può essere pubblicamente valutato. A mio giudizio "l'atto" è allo stesso tempo indiscutibile e discutibile, nel senso di criticabile. Indiscutibile perché nato dalla volontà soggettiva dell'artista che ha creato l'opera, che viene cancellata dalle sue proprie mani. Criticabile perché la conseguenza, la cancellazione, è ben più grave dell'indicazione che produce. A me così sembra. Naturalmente il mio giudizio è unicamente soggettivo e aggiungo che deve essere compito della comunità civile, non mi viene in mente altro termine, aggiungersi comunque alla "protesta" Come qualcuno ha scritto: "Dobbiamo tutti meditare sul suo gesto e aprire un dibattito vero, perché l’arte non si può strappare ma va rispettata" . Un'altro aspetto critico è però presente e contraddice l'indiscutibilità cui abbiamo fatto cenno. Se l'arte di strada è libera e particolare è esattamente perché in strada si colloca. Ma se così è l'intervento nel e sul contesto a quel contesto sociale la fa appartenere. L'artista di strada cede, inevitabilmente, parte della sovranità sulla sua opera al contesto sociale dove l'ha "operata". Blu non pare averne tenuto conto.
martedì 16 febbraio 2016
IL CINEMA SPERIMENTALE DI PASOLINI.
Intervengono Davide Ferrari, Raffaele Milani, Tommaso Mozzati e Marco Veglia
http://www.cinetecadibologna.it/vedere/programmazione/app_7423/from_2016-02-16/h_1800
http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:2oSYgDBA-ccJ:www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/author/angelafelice/+&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it
giovedì 4 febbraio 2016
Intervento al MUSIC FREEDOM DAY 2016
Difendere la libertà della musica non è parlare d'altro - Davide Ferrari
sabato 23 gennaio 2016
Unioni civili. Una riflessione.
Ci sono molti buoni motivi per approvare questa Legge: 1) riconosce e regola una realtà già esistente e del tutto comprensibile; 2) definisce norme a partire da una concezione dei legami di amore e affetto e non da una visione limitata a questioni burocratiche; 3) riporta nello Stato ciò che la società civile ha già creato riducendo il divario fra istituzioni e cittadini; 4) non offende nessuno e non soprattutto non danneggia alcuna famiglia.
I danni provocati da questi modi di pensare sono già stati molto rilevanti, hanno approfondito il senso di essere rifiutati di migliaia di persone, altrimenti perfettamente inserite nella vita sociale, hanno determinato fughe in avanti e separatezze, hanno impedito un vero dialogo culturale e civile tale da fondare una nuova immagine storica e condivisa della famiglia. Non basterà una legge per superare questi danni, ma il suo rigetto avrebbe conseguenze ancora più vaste e negative sull'intera situazione italiana. Il nostro paese già vive lacerazioni sociali e politiche di estrema rilevanza, come sul crinale cittadini/stranieri, così nel mondo del lavoro fra proprietari e lavoratori, fra garantiti e precari, fra occupati e disoccupati. La sfiducia nello Stato e nella politica, pure sostenuta da una immensa campagna polemica, chiaramente interessata, nasce qui, da queste lacerazioni ingigantite dalla crisi e dalla paura del presente e del futuro. Siamo a pochi passi dal trasformare definitivamente questa sfiducia in rifiuto della Repubblica democratica. L' astensione e il voto che sceglie chi ha assoluta noncuranza verso la responsabilità di governare ne sono un chiarissima fotografia.
Numerose sono state, infine, e da più parti le dichiarazioni di condanna o allarme su una delimitata e particolare questione, quella della maternità surrogata. Sarebbe fin troppo facile osservare che tale polemica è sorta, esclusivamente, quando il tema in oggetto è divenuta la condizione omosessuale, mentre al contrario , com'è ovvio, questa scelta riguarda in massima parte famiglie eterosessuali.
Pare, al proposito, assai più orientata al bene una visione più prudente ed informata, che ricordi come le leggi non possono riconoscere o bandire a prescindere da una vasta esperienza della vita sociale. Si tratta di scelte certamente discutibili e quindi bisogna discuterle, innanzitutto, e quindi realmente conoscerle. Più in generale, il rincorrersi delle possibilità indotte dalla scienza e dal rimpicciolimento del mondo che rende accessibili scelte senza una raggiunta consapevolezza e normatività in Italia deve indurre alla cautela, all'osservazione, allo studio, nell'interesse, veramente concreto, delle famiglie e dei figli. La Legge Cirinnà contiene sufficienti garanzie a protezione di questa cautela. Vedremo se in queste ore se ne aggiungeranno altre e quali e anche noi come tutti le giudicheremo.
La decisione dell'oggi, 23 Gennaio, sia la presenza, un passo avanti è possibile e necessario. #svegliatitalia
giovedì 10 dicembre 2015
GLI OCCHI CHE GRIDANO.
mercoledì 9 dicembre 2015
"Dopo Parigi". Convegno promosso da Il progresso d'Italia-Iniziative e Casadeipensieri.
On. Andrea De Maria, della Segr. Nazionale del PD
Giuseppe Giliberti, Università di Urbino
Benedetto Zacchiroli, Cons. Comune di Bologna
Massimiliano Trentin, Università di Bologna
esperti, docenti, associazioni, centri di ricerca.
Il progresso d'Italia -iniziative con CASADEIPENSIERI
Dopo Parigi.
Proposte e visioni di una politica internazionaledi lotta al terrorismo, risoluzione dei conflitti, pace".
On. Andrea De Maria, della Segr. Nazionale del PDGiuseppe Giliberti, Università di UrbinoBenedetto Zacchiroli, Cons. Comune di BolognaMassimiliano Trentin, Università di Bologna
esperti, docenti, associazioni, centri di ricerca.
Presenta i temi Davide Ferrari,
Promuovono:
Il progresso d'Italia - iniziative e CASADEIPENSIERI
https://www.facebook.com/events/425594987644857/
mercoledì 25 novembre 2015
Pasolini, Roversi. Un confronto.
Via Gramsci 71, Pieve di Cento.
25 novembre 2015, ore 20.45
Pasolini, Roversi. Un confronto.
Conversazione di
Davide Ferrari
Antonio Bagnoli
lunedì 9 novembre 2015
Presentazione dei libri finalisti del Premio Letterario Franco Fedeli 2015
EVENTI PUBBLICI DEL PREMIO FEDELI 2015
Lunedì 9 Novembre 2015
Ore 17:00
LIBRERIA AMBASCIATORI
Presentazione dei libri finalisti del Premio Letterario Franco Fedeli 2015
Intervengono: Nicoletta Bencivenni, Presidente Librerie Coop, Davide Ferrari, Direttore art. Casadeipensieri, Amedeo Landino, Segretario Prov. Siulp, gli autori finalisti Piergiorgio Pulixi, Matteo Bortolotti, Lucia Tilde Ingrosso. Modera Luca Boccaletti.
https://www.facebook.com/events/1663877257189087/?ti=ls
venerdì 6 novembre 2015
PREMIO FEDELI 2015
Il premio Fedeli per la narrativa poliziesca non è soltanto un appuntamento prestigioso, ricco di un albo di premiati e selezionati di prim'ordine, è una testimonianza di cosa si può fare per stringere maggiormente rapporti reciproci fra una Polizia moderna e la società. E' organizzato da quasi vent'anni dal SIULP. Casadeipensieri da una piccola mano ed è molto contenta ed onorata di farlo.
giovedì 15 ottobre 2015
Bologna, Premio Gino Agostini: intervista a Davide Ferrari.
Quotidiano Nazionale.
Quotidiano,net
venerdì 7 agosto 2015
Annuncio dei premiati Targa Volponi 2015
Davide Ferrari annuncia i nomi dei premiati con la Targa Volponi 2015
Giancarlo Piretti, Luigi Ontani, Marina Mizzau, Luca Caccioni.
Le Targhe verranno consegnate dall'associazione culturale Casadeipensieri nell'ambito della sua rassegna annuale ospitata alla Festa provinciale dell'Unità di Bologna, che quest'anno si svolgerà (come di consueto al Parco Nord) dal 26 agosto al 21 settembre.
Il video.
Annuncio dei premiati Targa Volponi 2015
venerdì 19 giugno 2015
Bologna. La Regione. La Scuola.
Bologna La Regione La Scuola
Intervento di Davide Ferrari
Video della conferenza.
Incontro per la Conferenza programmatica del PD di Bologna.
Con Patrizio Bianchi, Assessore Regione Emilia-Romagna
interverranno ospiti dei vari e diversi “mondi” della Scuola e della formazione, fra i quali Anna Armone, Giancarlo Cerini, Davide Ferrari e Gabriele Chessa, responsabile del Dipartimento
Presiederà Rosanna Facchini.
I vari interventi degli iscritti e dei cittadini
andranno a fare parte del contributo sulla scuola della
Conferenza di programma del PD di Bologna;
sarà presente Raffaele Persiano,
dell'esecutivo del PD, responsabile per il programma.
lunedì 1 giugno 2015
Il voto.
L'astensione rappresenta la lontananza dall'offerta politica in essere ed è tanto più significativa perchè avviene in un quadro di insistite riforme e di annunciata ripresa dell'economia, non più di stagnazione e di caduta sociale. Soprattutto in questo risiede la gravità eccezionale, odierna, dell'astensione. E' doveroso interrogarsi sul fatto che riforme istituzionali tendenti a ridurre e semplificare la rappresentanza politica e una ripresa fondata comunque su un abbassamento delle condizioni salariali e quindi di vita non risultano in grado di convincere a riavvicinarsi all'offerta politica. Si è puntato infatti sul convincimento che assicurare governabilità e occupazione, anche se con minori condizioni di tutela, fosse l'antidoto alla crisi della Repubblica.
Il Pd è tutt'ora l'unica forza in grado di esprimere una proposta di governo oltre ad essere realmente LA forza di governo. La forza che l'elettorato gli consegna sembra dovuta innanzitutto a questa caratteristica e a questa funzione. Ma questa forza è in calo. I risultati di lista ovunque lo dimostrano. Su di loro influisce naturalmente la presenza di liste civiche ma il dato di un indebolimento è certo, confermato anche nella diaspora dei voti comunali, e rappresenta il secondo dato politico principale di questo turno parziale di elezioni regionali. L'effetto Renzi non è azzerato, il consenso che il Pd registra comunque è oggi ancor più legato alla linea del suo leader attuale. Sembra difficile però persistere nel considerare il Pd, “rifondato” dal Presidente Renzi, suscettibile di raggiungere da solo un consenso tale da assicurare governabilità e cambiamento. Questo elemento però non è un particolare fra tanti, nega l'architrave su cui, anche prima di Renzi, nel periodo Veltroni, ma in maniera enormemente accresciuta dopo il suo avvento, si fonda la strategia politica del partito.
Il Pd non può presentarsi per chiedere di “fare da solo”, ma allora con chi? Ritornare al bipolarismo "ulivista" o operare per una frammentazione ulteriore della Destra moderata forzando ancora di più il Pd ad una natura del tutto centrista contraria al proprio schieramento internazionale ed alla propria storia costitutiva? Entrambe le scelte non sono facili o prive di rischi. Non sembra possibile però negare la necessità del loro aut-aut.
Ma c'è un altro elemento, di contenuto, riguardante i grandi orientamenti della società, ancora più rilevante alla base dei “limiti” elettorali del Pd di Matteo Renzi.
Coloro che pensano di "potercela fare" con propri talenti e forze, che appaiono convinti della necessità di ridurre pubblico, assistenza, corpi intermedi, ecc ecc sono circa il 15 % dei votanti, vale a dire non più dell'8% dell'elettorato. Si evince dal voto combinato con rilevazioni di opinione. Non sono pochi, alcuni, non tutti però, sono giovani che vogliono "provarci", forze vive, ma sono in questi numeri non uno di più. Con il 15 % non si vince. Il punto di partenza di ogni ragionamento dovrebbe essere questo.
Il terzo dato riguarda le cosiddette scelte “antisistema”. Nonostante scissioni e relativa scompara dall'attenzione mediatica il Movimento di Grillo persiste e si insedia in molti territori dove la sua presenza era solo di riflesso a quella nazionale. La Lega di Salvini prosegue, con risultati molto significativi, il suo processo di passaggio da forza territoriale nordista a alternativa nazionale nel nome della xenofobia e di una attenzione ai temi sociali che le politiche di rigore oscurano nella sinistra di governo e nel centro. Definire la Lega “antisistema” a questo punto rimane giustificato per i contenuti ma non se l'intenzione è quella di considerarla fuori dagli sviluppi del sistema politico.
La Lega si candida a rappresentare, in tutta Italia, l'ondata, presente in Europa di reazione antieuropea e anti democratica, cosa che le era preclusa dall'antimeridionalismo scissionista.
La destra “di governo” non ha leadership nazionale ma dimostra che il suo l'elettorato non è scomparso, raggiunge, per gli errori, evidenti, e le divisioni assolute del Centro Sinistra un risultato significativo in Liguria e si dimostra competitiva anche in Umbria.
I sistemi territoriali più compatti ed omogenei si confermano il Veneto e all'opposto la Toscana. Con una differenza significativa : il “blocco sociale” elettorale della Lega in Veneto supera indenne una scissione da parte del suo Sindaco più conosciuto e si candida ad essere non più l'anticamera di tendenze scissioniste e tout court antinazionali ma una delle colonne del progetto neoleghista rivolto a tutta l'Italia.
A Sinistra del Pd non c'è una proposta politica e non c'è leadership, tuttavia in alcune realtà i voti dimostrano una tenuta di tessuto ed una ripresa di legami con l'elettorato.
Non tali però da contrastare l'astensione nel suo carattere di scelta di distacco.
Per la tenuta democratica non sembra lungimirante, per nessuno, augurarsi che questo dato perduri.
Perchè non sia conteranno le scelte del Pd e naturalmente e specularmente quelle dei vari protagonisti di quest'area. Un Pd bipolarista riaprirebbe il dialogo alla sua sinistra e una direzione più certa dell'area di sinistra dovrebbe inevitabilmente riproporsi un rapporto con il Pd. Ma la distanza oggi è molto grande e al momento non sembra colmabile prima che gli sviluppi politici, costituzionali e nei rapporti di forza sociali e nel mondo del lavoro in corso si compiano. Far ripartire un percorso unitario, sollecitato dalla sfida xenofoba e populista, non sembra né facile nè "naturale", altrettanto almeno di quanto paia urgente.
lunedì 25 maggio 2015
La Prima Guerra Mondiale
"La Prima Guerra Mondiale:
cause e conseguenze intellettuali,
musiche"
Ne parliamo con:
Alberto Preti, docente Storia contemporanea UNIBO
Davide Ferrari, direttore artistico di Casa dei pensieri
Otello Ciavatti, docente Università Primo Levi
Spazio Donne democratiche
Festa UNITA' di Zola Predosa



