venerdì 12 maggio 2006

La scuola e il regno di Borbone

 LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO


La scuola e il regno di Borbone
Una dirigente scolastica di chiara fama e di vasta esperienza, la dottoressa Giuliana Balboni dell’Istituto comprensivo numero otto, quello che ha dentro le Elementari Longhena e le Medie Guinizelli e Carracci, nel territorio del Quartiere Saragozza, è stata duramente redarguita, se non peggio, dalla responsabile dell’Ufficio Scolastico Regionale, dottoressa Stellacci. Quale la sua colpa? Avrebbe impedito la compilazione nelle classi dei questionari Invalsi (Istituto per la valutazione del Sistema scolastico) e, in sostanza sarebbe una boicottatrice della nuova scuola di Berlusca e Letizia, del Cavaliere e della Signora Moratti. Non è così, anzi la dirigente Balboni, con un senso della scuola pubblica che è figlio delle sue idee ma si nutre di rispetto per i bambini, le famiglie e l’Istituzione, ha fatto quello che una buona preside deve fare: ha fatto discutere e partecipare i suoi insegnanti, e successivamente ha avviato l’ottemperanza di quanto obbligano a fare le circolari. Insomma ha dato voce alle scuole e impedito tensioni. E’ un giudizio diffuso, questo che vi riportiamo. Una voce sola tuona contro la Balboni. Quella dell’onorevole Garagnani, il deputato cattolico che ha rovesciato gli stantii insegnamenti cristiani per convertirli nella nuova fresca massima: “Stai con i forti e castiga i deboli”. Insomma, Garagnani auspica che siano spezzate le reni a queste scuole bolognesi e passino i carri armati di cartone della pedagogia di regime. Ma cos’è questo USR, ufficio regionale che, almeno stando a quanto riportano le cronache, dispone, censura, intima? E’ una specie di superprovveditorato agli studi che regna su tutta Regione. Dipenderà dal governo di Errani, penserete voi? No, tutt’altro, è un organo dipendente dal ministero dell’Istruzione e la Regione Emilia-Romagna nulla può nonostante federalismo e devolution. Forse, penserete ancora voi, è meglio così, le scuole devono essere uguali in tutto il territorio nazionale. Ma non è nemmeno così, nei programmi la “controriforma Moratti” largheggia e promette latino in dialetto lumbard e storia della fonduta, ma è nel comando che si tirano le briglie. Insomma mentre si scassa la cultura non si cede un centimetro di potere. Ma, direte ancora voi, Moratti, Berlusconi, Garagnani ma non hanno perso le elezioni? Non è stata sconfitta la Letizia? I suoi funzionari ancora regnano? Come urlerebbe Toto: ”Ma dove siamo, nel Congo belga, o altrove??” No siamo nel regno di Borbone, dello sfacciato autoritarismo privatistico. Lor Signori credono di essere ancora forti e sulla pelle dell’incolpevole Balboni vogliono mettere alla prova l’opinione pubblica e il nuovo quadro politico. Forse converrà accorgersene: esprimere solidarietà alla brava “preside”, difendere l’autonomia delle scuole e capire che non conviene baloccarsi sui dibattiti su cosa salvare dell’opera della Moratti. Di quanto realizzato dall’ex Ministra, ma anche del suo modo di governare , al contrario di quanto si conviene di un noto e nobile amico dell’uomo del quale, com’è noto, “non si butta via niente”, è meglio buttare via tutto. E al più presto.
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