martedì 17 ottobre 2006

Davide in Comune. Intervento sulle gravi violenze contro donne.

Consigliere FERRARI,
DEMOCRATICI DI SINISTRA
(intervento nel Consiglio comunale di Lunedì 9 Ottobre 2006)
BOZZA STENOGRAFICA

Utilizzerò ben poco del tempo, non per
mancanza di interesse per la
discussione ma per seguire l'indicazione che il
Presidente dava, immagino
anche su ispirazione e richiesta delle colleghe
proponenti. Ciò detto, che
dire in due o tre minuti? Solo un punto,
colleghi, su cui magari in altra
sede potrà essere utile ritornare, dopo
l'affermazione generica ma
significativa di adesione alla relazione
della presidente Suprani e
all'ordine del giorno unitario, che ho
sottoscritto, e anche all'intervento e
all'ordine del giorno presentato dal collega Lo
Giudice. Che dire quindi in
pochi minuti? Io introdurrei un argomento -
magari, ripeto, da sviluppare
anche in altra occasione, se si vuole - che
è il seguente: è vero, non va nascosto
dietro a nuove urgenze di sicurezza,
addivenute dopo fatti incresciosi e
drammatici e anche dopo diffusi comportamenti,
c'è anche il problema del
pervenire in una situazione come la nostra,
prima più al riparo, non di
culture diverse ma di veri e propri
comportamenti inaccettabili che
provengono da diverse realtà: un machismo
diffuso che da noi non era
sconosciuto ma era secondario. Seconda
verità: c'è un degrado indubbio
della vita familiare. Se si mangia assieme una
volta alla settimana e non
quattordici volte in sette giorni, volete
mai che possa esserci una
trasmissione, un magistero del padre ai
figli, della madre alle figlie,
della famiglia? E' assai difficile. Vero
anche che si è persa una certa
presenza in ognuno di noi e certamente nel
diffuso della società del senso
del limite, è vero. Sono anche affiorate
culture individualiste, per
origini diverse. Però - e ho trovato anche nelle
parole del collega Carella
poco fa una conferma - io sono convinto che il
nocciolo che sta dietro nei
confronti della violenza alle donne è
quello che questa violenza è un
indice sociale, è stato ricordato. Diciamola così
in un secondo: non appare
forse a tutti noi a ben riflettere come
la parte maschile si senta
incalzata da una trasformazione antropologica
e che la violenza sia
risposta alla perdita di potere? Questo
l'abbiamo riconosciuto. Allora
mettiamolo, perché evidentemente è più
rilevante perché è più generale,
avanti rispetto agli altri motivi. Io su
questo concludo, ho detto solo
titoli ma li ho detti con convinzione, non
mi sembrano poi in fondo
banalissimi. C'è di più però; non basta dire
che questa perdita e questa
sfida sul potere in qualche modo determina
un incubatoio per atti di
risposta violenta, c'è di più, c'è un dato
appunto sociale. Provo a dirla
così: non è forse vero che mentre la società in
qualche modo sui diritti,
io dico almeno dall'inizio degli anni
Ottanta, non ha segnato poderosi
avanzamenti? Anzi, pensiamo alla situazione
nei luoghi di lavoro per
esempio, ha segnato ritorni indietro? Non è forse
vero che in questi stessi
anni invece nella società la richiesta di
diritti da parte delle donne e
l'affermazione professionale che la
sostanziava sono andate invece molto
avanti? E allora c'è come un doppio
movimento, uno del quale va contro
l'altro; non c'è soltanto una sfida a
ridefinire il ruolo maschile, c'è
qualche altra cosa, e cioè c'è una società che
mentre le donne chiedono di
andare avanti sta ridefinendo all'indietro
molti dei suoi confini di
diritti reali. Questo è il punto. C'entrerà
qualcosa questo rispetto alla
violenza? In altre epoche, badate, è c'entrato
eccome, è c'entrato eccome,
e a un certo punto il sociale prevalente,
la deriva alla negazione
dell'individuo, della persona e
dell'uguaglianza, ha prevalso su realtà
molto forti che erano andate consolidandosi,
perlopiù nella sfera maschile.
Questo è stato per esempio negli anni Venti
e Trenta in tutta Europa e
forse non solo in Europa. C'è qualche cosa
che ci può fare supporre che
questa è una ragione generalissima, che certo
va molto in là rispetto ai
nostri dati, ai nostri doveri, a come rispondere
qui, che indirizzo dare al
confronto con le forze dell'ordine, come
garantire la repressione, come
garantire la prevenzione, su quale piano
fissare l'orizzonte educativo?
Certo, di questo dobbiamo occuparci. Io però - e
con questo termine - sono
convinto che se almeno non dimenticassimo
quello che qui i colleghi hanno
detto, cioè la violenza alle donne come
indice di un problema sociale
generale, e quello che mi permetto di suggerire
modestamente, che cioè ci
sia una controtendenza femminile che va
salvaguardata rispetto ad una
società spesso avara sul piano dei diritti,
ebbene, se ragionassimo più di
questo forse potremmo, con più motivi, dare
sostanza a tutte le scelte
politiche concrete che abbiamo di fronte.

venerdì 13 ottobre 2006

Davide in Comune."Gli 85 anni di Andrea Zanzotto"

CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA
09 10 2006

(Stenografico)
Consigliere prof. Davide FERRARI.

Fra qualche giorno l’Università di Bologna, il Dipartimento di Italianistica,per iniziativa della Prof.sa Niva Lorenzini, come è ormai quasi una tradizione che si rinnova di lustro in lustro, ospiterà Andrea Zanzotto, per celebrare assieme a tanti amici gli 85 anni del poeta.
Zanzotto ricevette dal Magnifico Rettore e dal Preside di Lettere, professor Sassatelli l’8 marzo del 2004 la laurea ad honorem dell’Università di Bologna.
Qualche anno prima, come già ricordavo, nel 2001, un significativo convegno ne celebrò gli 80 anni; ebbe poi il premio Campana della Città di Bologna nel 2002.
In queste e in tante altre occasioni, qualcuna promossa dalla nostra "Casa dei pensieri", il poeta ha visto come la città lo consideri un punto di riferimento e gli rivolga un affetto caloroso. D'altra parte è vivo il ricordo del suo lavoro in legame con una figura così importante per la nostra Regione, Federico Fellini.
Parlando qui, in Emilia-Romagna mi piace ricordare la partecipazione straordinaria e decisiva che ebbe nel Casanova di Federico Fellini, quella che per i più è rimasta nel ricordo come la famosa incantevole "cantilena", uno dei punti più alti del rapporto fra storia della letteratura, arti e cinema, e poi ne: "E la nave va" e "La città delle donne".
Andrea Zanzotto forse, in questo momento, mi pare di vederlo, nel suo pomeriggio a Pieve di Soligo, starà – lo fa ogni giorno – contando i mille passi che per autoesercizio si è imposto per tenersi in forma, fisicamente.
La mente non ne ha bisogno. Il poeta continua ogni giorno a regalarci qualcosa.
In particolare scrivendo e parlando di due temi che io credo siano molto importanti e che hanno costituito anche l’argomento della sua lezione in occasione della laurea all’Università di Bologna.
Il primo riguarda il compito della poesia: essere libertà.
Senza retorica: chiunque ha letto anche solo pochi versi sa che il suo linguaggio, tratto da tante ispirazioni, da quella dell’infanzia, alla modernità, ai linguaggi delle altre lingue mediatiche e del consumo che ci attraversano, non senza complicatezza e anche dolore per l’integrità della persona umana. Bene, tutto questo configura un quadro inevitabilmente lontanissimo dalla retorica.
Nondimeno Zanzotto è stato il poeta che in questi anni ci ha ricordato come la poesia stessa sia, come lui ha scritto, "la prima figura dell’impegno", come serva a segnare essa stessa "una prepotente sortita dell’uomo dalle barriere di ogni condizionamento": la poesia è libertà e il poeta ha il compito di richiamare a libertà la società nella quale vive.
E il secondo grande tema su cui ragiona, e chiama ad allarme e a consapevolezza, la testimonianza del poeta di questi anni è quello dell’irreparabile, così l'avverte Zanzotto, degrado della natura a opera dell’uomo.
Tema molto doloroso, tragico, sviluppato a partire dalla esperienza di una vita così fedelmente inserita in una realtà territoriale particolare, dove natura e cultura si sono intrinsecamente unite, come la meravigliosa campagna veneta.
Qui, in ogni punto di equilibrio perduto, in ogni traccia di rottura, in ogni perdita, nei campi, nel paesaggio, nel rapporto fra vita, lavoro e natura, Zanzotto ha visto confermare un'ansia che le letture, l'informazione sul mondo presentano a tutti a noi
Il degrado dell'ambiente, il senso di una fine che si annuncia da mille segni: per Zanzotto qualcosa vissuto direttamente in prima persona, che il poeta riporta- nelle sue conversazioni- nella memoria, ad esempio sull’estate terribile di due anni fa e su quel calore malato che ci sorprese, come una evidenza della distruzione della natura, per nostra responsabilità.
E’ normalità dei poeti essere inascoltati, ma, oggi, come non mai, senza libertà e senza natura non c’è vita, per questo non sono momenti formali tutti quelli che, come sarà fra pochi giorni, ci permetteranno di avere un nuovo dialogo con lui, una sua nuova presenza nella amica città di Bologna.

Davide in Comune. Interventi.

Nota Stampa
11 Ottobre 2006

"Serve un patto taxisti-comune-consumatori"
Un intervento del Consigliere Ferrari

Il consigliere Davide Ferrari è intervenuto oggi nella Commissione Attività Produttive del Consiglio comunale sul tema del servizio taxi.

"Ci vuole un nuovo patto fra il Comune ed i taxisti per la differenziazione e la maggiore qualità del servizio.
E a questo patto bisogna associare i consumatori e le loro associazioni.
I taxisti hanno il diritto di vedere nuove realizzazioni a loro favore, ad esempio nei posteggi per i quali serve un centralino unico e automatizzato , la salvaguardia della loro sicurezza e i telefoni in piena funzionalità.
Oggi chiamare un posteggio, che è necessario per non ingolfare i radio-taxi, non è sempre agevole.
Si potrebbero affidare ai taxisti, anche in autogestione, alcuni servizi per i posteggi.
Così bisogna continuare con decisione la politica dell'attuale amministrazione per garantire il controllo delle corsie preferenziali.
D'altra parte bisogna garantire un aumento mirato del servizio.
Non tanto con più licenze quanto con una forte specializzazione e differenziazione del servizio.
Taxi collettivi, taxi rosa, corse fisse: sono questi i puinti sui quali è urgente fare passi in avanti.
Infine bisogna coinvolgere i cittadini come consumatori.
Si parla sempre delle Associazioni dei consumatori solo come commentatori-a livello nazionale- dei grandi problemi dell'inflazione e della qualità dei prodotti in commercio.
Bisogna promuovere invece- a livello locale-un maggiore ruolo dei cosumatori-utenti dei servizi".
I consumatori devono avere voce al tavolo di confronto Comune-operatori.

Ferrari ha poi fatto alcune proposte specifiche: per esempio garantire un'immediuata visibilità nelle code delle vetture alla Stazione ed in Piazza Nettuno circa quale sia la macchina capofila, quella libera-cioè- sulla quale salire.
E, soprattutto, favorire file ordinate dei clienti soprattutto dove-come in Piazza Nettuno- mancano corrimano od altri indicatori lungo i quali ordinare la fila in attesa.

Per ufficio stampa
Maria Busi


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Dibattito sul Bilancio 2006 del Comune di Bologna
Mercoledì 28 XII 2005
Aula del Consiglio comunale.
Intervento del Consigliere Davide FERRARI

"Bilancio 2006.Le questioni politiche più rilevanti. La Finanziaria ed i Comuni. Il confronto con le Organizzazioni Sindacali.
Il voto dei 9 Quartieri.
Alcune questioni di merito prioritarie: Aldini, Cultura, Aule Scuola-Territorio".

Desidero innanzitutto partire, cari colleghi, da alcune affermazioni che riguardano forse più che il bilancio stesso, gli avvenimenti che hanno tenuto banco attorno al bilancio, a partire da questioni ad esso inerenti, per raggiungere una dimensione propriamente politica.
Io credo molto alla concretezza delle scelte amministrative, ma non vi è dubbio che talvolta esse acquistano inevitabilmente una caratura di ordine più generale.
In primo luogo voglio ricordare qualcosa che non ho visto molto citato in questi ultimi giorni, ma che pure non dovremmo dimenticare, cioè che l’Unione, cioè l’insieme delle forze di centrosinistra che regge la maggioranza anche qui a Bologna, ha compiuto consapevolmente la scelta di anteporre alla risoluzione di nodi pur decisivi ancora aperti la presentazione, la discussione del bilancio, la sua condivisione in Giunta, la presentazione e la votazione del bilancio nei Quartieri e infine questa discussione e la votazione che ne seguirà.
Tutti voi sapete a che cosa faccio riferimento, si può citare sicuramente il tema più rilevante e complesso, quello della legalità.
E' stata questa una scelta giusta, di concretezza e di senso di responsabilità.
Questo perché, colleghi, serve un’Unione larga ed unitaria, una maggioranza unitaria, responsabile, ma anche che si mantenga ampia nei suoi confini politici, una Unione che non prenda – come qualcuno, che non vuole bene al centrosinistra, pure spera – una configurazione a gironi, divisa in quelli più vicini al "primo motore" all’azione di governo e quelli più lontani, la sinistra più radicale.
No, occorre mantenere una configurazione salda, unitaria, basata sulla discussione comune a monte e a valle dei provvedimenti e delle grandi scelte.
Guardate, questo serve molto alla città e proverò a dirlo anche con esempi concreti parlando poi del merito delle scelte di bilancio, ma serve anche a qualcosa di più grande della nostra stessa discussione. Voglio citare qui, è presente in aula e lo faccio volentieri, il collega Presidente Mazzanti del Gruppo dei Riformisti, della Margherita, che ha detto una cosa molto importante, secondo me, all’indomani della presentazione fatta dalla Giunta di questo bilancio.
Ci ha ricordato che questo dibattito sul bilancio ha sancito ancora una volta la drammatica necessità di un cambio di governo nazionale, non di altro stiamo parlando. Sono d’accordo ma mi permetto di aggiungere questa considerazione al ragionamento che prima ho fatto, cioè alla necessità politica imprescindibile di mantenere una larga alleanza di centrosinistra.
Qui non si tratta di una dialettica, quella che si è aperta fra le città, le Province e la sede nazionale, già vista, non si tratta di un indistinto gridare "al lupo" per la mancanza di risorse. No, si tratta di qualcosa di assai diverso. Un Governo in fuga ha deciso di lasciare, come certi avventori truffaldini, le valige vuote puntate con il martello e i chiodi nell’albergo dove aveva avuto sede.
Questo è il punto: un bilancio fatto di vincoli di spesa insostenibili e di valigie vuote per le politiche sociali, dell’istruzione, della cultura, per il grande interfaccia tra le istituzioni e i cittadini, che sono appunto i Comuni d’Italia.
Tra essi certamente il nostro, che ha le difficoltà in più che derivano da un bilancio storicamente impegnato in servizi e dove, quindi, i vincoli di spesa hanno un effetto assai più drammatico che in altre realtà, dove ogni volta, di ciclo politico in ciclo politico,talvolta persino di anno in anno, si decide come investire le risorse.
Chi ha obblighi, per fortuna, pregressi dalla storia, ha ovviamente assai più difficoltà a gestire la politica delle valigie vuote e del vincolo di spesa.
Di fronte a questa considerazione, se questa considerazione, mi rivolgo anche ai colleghi del centro destra, ha un senso, è chiaro che deve scattare una volontà di governo molto forte, innanzitutto rinsaldando la maggioranza qua a Bologna, ma anche però auspicando finalmente un’epoca di diverso governo per il nostro Paese, questo ci dice la discussione in corso sul bilancio anche e soprattutto qui a Bologna.
Devo dire che mi pare che si sia cercato di sfuggire questo punto, in diversi modi, da parte di alcuni colleghi del centro destra, anche i più competenti.
Io proverò a citarne un collega in particolare, il collega Galletti di cui apprezzo moltissimo la competenza tecnica e non da oggi.
Bene il collega ha cercato in sostanza di riportare al già visto, a una discussione vecchia il confronto in atto fra le città e il governo sulla finanziaria, sui bilanci agli enti locali.
Non si può cari colleghi.
Al collega Galletti vorrei dire di impegnare la sua competenza nella battaglia per l’autonomia dei Comuni, non nella impossibile arrampicata sugli specchi per dimostrare che il taglio della spesa è inesistente o comunque si può fare a meno di considerarlo.
Sembra un po’, quando fa questo, Galletti, il famoso Don Ferrante, che a forza di negare la possibilità filosofica della peste, infine di peste morì.
Perché colleghi, certo non augurando a nessuno questa fine, sappiamo che noi tutti dobbiamo vivere in una città come Bologna, ed è interesse di tutti, anche dei nostri specifici elettorati di riferimento il fatto che si salvi quello che è il nucleo fondante della nuova Repubblica, cioè l’autonomia delle città e dei Comuni. Se questa viene travolta dai tagli di spese, che cosa resta di tutta una stagione che sia pure con orizzonti diversissimi, non ha portato avanti solo il centro sinistra, ma anche il centro destra, una stagione nella quale vi è stato il pensiero della riforma della Pubblica Amministrazione e dello Stato.
Cosa ne resta colleghi, di fronte ai tetti obbligatori di spesa? Di fronte alle percentuali fisse di incremento e decremento delle varie voci? Ecco allora questa battaglia doveva vederci assieme. Invece così non è stato. Almeno finora. Ascolterò i prossimi ed ultimi interventi del centrodestra, con attenzione, per verificare se vi sarà un mutamento di indirizzo, a questo proposito.
Ma se già vi fosse stato, almeno nei suoi spunti generali, ne avrebbe certo guadagnato la nostra stima, colleghi del centrodestra, nei vostri confronti.
Ma non è questo il punto.
Mi rivolgo a "La Tua Bologna", ne avrebbe guadagnato in evidenza la vantata caratteristica di centro di questa forza politica,questo è il punto.
Facendo invece l’opposizione, semplicemente l’opposizione locale, anche su un punto così grave come l’impossibilità di spendere per i Comuni, si scivola nella destra, si scivola cioè in quello che è, almeno in questo frangente, lungi da me ipotizzare scenari futuri, fuori dalla possibilità di incidenza politica.
Questo è quello che io temo e voglio segnalare con un dialogo fatto di aspra verità, per quanto mi riguarda, di aspro confronto ma anche però di interesse per ogni spunto diverso che potesse, ma io mi auguro possa ancora venire.
E voglio citare un’altra questione molto importante, che ha tenuto banco in queste giornate, che è quella del confronto con le organizzazioni sindacali.
Vedete, io innanzitutto penso che occorra valorizzare il positivo accordo sulle relazioni sindacali che è stato firmato proprio si può dire contestualmente alla presentazione di questo bilancio, ed io dico non a caso.
E voglio ricordare a noi tutti che il confronto difficile, il conflitto, nel senso ovviamente letterale del termine, che si è prodotto in queste ultime giornate, innanzitutto è figlio di una scelta del governo quale quella che prima ho ricordato.
Ricordiamo: c’è stato nel governo persino chi ha detto apertamente: sposteremo in periferia la conflittualità sociale, i cittadini non si rivolgeranno solo a noi ma avranno di fronte altri che dovranno spiegargli le difficoltà finanziarie.
Bene, se questo si voleva, qualche volta è sembrato si fosse addirittura raggiunto.
Sta a questa maggioranza e all’istituzione Comune nel suo complesso, alla Giunta, certamente al Sindaco, fare ogni passo ulteriore per evitare che questa manovra tremontiana abbia su questo fronte successo.
Ripeto, dobbiamo partire dal positivo accordo sulle relazioni sindacali,e andare oltre.
E’ possibile mi pare, vedendo gli atti che andremo a votare anche in questa sessione, vedendo quei passi in avanti che sono negli ordini del giorno unitari della maggioranza, che vanno interpretati esattamente come tali, senza alcuna polemica inutile con il movimento sindacale.
Alcuni passi in avanti sono rilevanti e non possono non avvicinare il mondo del lavoro e l’amministrazione.
Penso a quello importante sulla questione delle Aldini-Valeriani, coerente con l’apertura che l’assessore Virgilio aveva pure posto durante la trattativa e coerente anche però con le richieste che sono venute dalle parti più mature del movimento di protesta che pure vi è stato, e ha posto la necessità di salvaguardare un bene di tutti, per il futuro non solo per la storia della città.
Ecco, se riusciremo a fare questo passo in avanti, attenzione, esso dovrà essere finalizzato a creare le condizioni ed il consenso di partenza per arrivare ad una situazione nuova, che veda un concorso sociale nel finanziamento di questo istituto.
Possiamo prendere questa questione ad esempio di quella necessità più vasta di allargare socialmente il bilancio, che richiederà un’iniziativa di governo e anche di relazione sociale di ognuno di noi, certo con diverse responsabilità.
Certamente dal Sindaco fino – mi ci metto io – all’ultimo dei Consiglieri.
Occorre un’iniziativa inedita, molto ampia nella città di Bologna, cogente, capace di far sentire la comunità e non soltanto l’istituzione impegnata sulle poste più difficili e scoperte di bilancio.
Ecco, quindi io credo che con questo senso positivo i passi in avanti che potremo fare al termine di questa discussione con le votazioni, devono essere finalizzati proprio ad una ripresa del confronto e del dialogo, in primo luogo con le organizzazioni sindacali.

(N.B. Sulle Aldini vedi oltre. N.d.R)
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Cari colleghi, sarà un po’ più lunga la terza citazione che voglio fare.
Riguarda dei protagonisti, a mio avviso, un po’ dimenticati, ma essenziali ancora una volta della vita di questo Comune nel determinare il bilancio, e sono i nove Quartieri di Bologna.
Sono andato a leggere, a studiare, i documenti con i quali sono stati accompagnati i voti sul bilancio, devo rilevare, tutti e nove, positivi.
Guardate, io ho trovato una ricchezza di riferimenti e una mancanza di ogni qualsiasi volontà di nascondere i problemi, che dimostra la maturità e la serietà di una classe di governo, di una compagine allargata di governo, ma dimostra anche un’altra cosa: dimostra la volontà di confrontarsi apertamente con i cittadini, che già è stata compiuta in una lunga parte di dibattito in questo mese, a cui ha partecipato con grande impegno e voglio dargliene atto l’assessore Bottoni assieme agli altri Assessori della Giunta, ma anche una volontà di promuovere il confronto sociale che andrà più avanti nel tempo.
A questo sono finalizzati molti argomenti inseriti nelle delibere votate dai Quartieri, che sono assai rilevanti.
Ne voglio citare alcuni, ma non vorrei fare torto a nessuno: la sintesi chiara dei rapporti fra bilancio del comune di Bologna e precarietà del lavoro e precarizzazione della condizione economica di tante fakmiglie citata da Borgo Panigale, i temi degli asili nido citati fra gli altri dal Quartiere Saragozza, i temi dell’edilizia popolare, citati da molti Quartieri fra cui San Donato, i temi di profonde iniziative urbanistiche ricordati dal Quartiere Navile con la consueta sapienza, ma anche dal Quartiere Savena.
Poi il Quartiere San Donato che ha votato un lungo e importante documento sul decentramento, le richieste del Quartiere San Vitale ed altri per la ridefinizione dei procedimenti per arrivare ai budget, e Santo Stefano, che ha richiamato i temi dell apolitica del territorio, della collina, le politiche della cultura, e ancora Savena che ha ricordato l’importanza delle aule didattiche nel territorio, nei musei, sulle quali tornerò in conclusione.
E il Quartiere Reno che ha riportato interessanti e più ampie analisi sui temi più gravi del sociale e del mondo dell’educazione.
Sono tanti i punti, ma certo è che non si è trattato, colleghi, di una discussione irenica e vuota. Andiamo assieme a rileggere questi documenti, potrebbero essere non certo l’unico, ma uno dei canovacci sui quali costruire l’iniziativa di governo a partire dai primi mesi del prossimo anno.
E però, colleghi del centro destra, l’invito a rileggere questi documenti, vista anche la loro ricchezza, il loro non nascondimento, vale anche per voi, colleghi del centro destra, perché non bisogna dimenticare che queste indicazioni hanno accompagnato e non sostituito un convinto voto favorevole, dandogli anche il senso di un impegno e di una volontà chiara, esplicita, di mantenere salda questa maggioranza, tema che prima ho richiamato.
E quali sono i punti che hanno sostanziato il voto favorevole dei nove Quartieri?
Ripercorrerli mi consente di associarmi a questo loro voto.
In primo luogo, l’apprezzamento per le scelte contenute nel bilancio di previsione presentato dalla Giunta, che pur in presenza, come si è detto, di tagli rilevanti ha mantenuto inalterate le tariffe e assicurato ai Quartieri le stesse risorse del 2005, in un Comune come quello di Bologna, ci dicono i Quartieri, che ha un alto livelli di servizi, si è trattato di una scelta onerosa, difficile da gestire, ma molto importanti, nella condizione data si è trattato di una scelta politica coraggiosa, sì, ma pure ci viene ricordato per certi aspetti obbligata.
Io ho assistito in questi giorni ad alcune rocambolesche ricostruzioni circa tasse di scopo, di sub-scopo o sulla riarticolazione possibile dell’impegno delle entrate, ma quello che ci viene comunque detto – cito il documento di Borgo, quello di Navile – è che un’ulteriore pressione fiscale sarebbe stata difficile da sostenere in un momento di forte precarietà del lavoro, di difficoltà economica dei bilanci familiari e di ristagno dell’economia della nostra città e del territorio nel quale essa è inserita.
Quindi non è stata scelta da poco quella di cercare di equilibrare, questo è il centro delle politiche di bilancio che la Giunta propone, i dati confliggenti della mancanza di possibilità di spesa, delle risorse comunque limitate e del mantenimento sostanziale della pressione fiscali ai livelli fissati dai bilanci precedenti. Un mantenimento sostanziale, ribadisco, che laddove sono avvenuti aumenti li ha mirati a erodere qualcosa di quel reddito di surplus che è possibile erodere, quella consistenza patrimoniale che considerate le abitudini delle famiglie ad avere più membri proprietari di casa tocca chi, quasi sempre, ha ben di più della seconda casa in proprietà..
Ecco allora che la conclusione che traggono i documenti dei Quartieri e che anch’io condivido, è sintetica ma seria: in primo luogo che l’Amministrazione comunale ha inteso far rispettare, pure nelle avversità legislative, i termini del 31/12/2005 per l’approvazione di bilancio, non facendo ricorso all’esercizio provvisorio per l’anno 2006, e poi che gli effetti della legge finanziaria hanno comportato una riduzione pari a 37 milioni di euro, poi la concretezza della proposta di bilancio con la riduzione effettiva che qui l'Assessore Bottoni ci ha più volte richiamato, il sistema delle entrate che ha risentito di una significativa erosione per l’azzeramento dell’imposta ICI, per gli immobili ecclesiastici e per gli Enti di no profit, il mancato introito dell’ICI per il trasferimento del patrimonio ACER, poi via via, la scelta sulla Tarsu.
In sostanza a fronte di questo insieme di elementi, ha meritato fiducia una politica accorta che è quella di concludere l’itinerario di bilancio in tempo utile, non innalzare la pressione fiscale, aprire una trattativa con la città sulle tante voci in sofferenza e per quanto riguarda gli investimenti, la scelta netta della priorità della manutenzione delle nuove realizzazioni di edilizia scolastica. Io credo che sia questo il corpo delle indicazioni che ha meritato la fiducia dei Quartieri e merita anche, per quanto mi riguarda, la mia.
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Ciò detto, colleghi, io penso – già un po’ lo anticipavo – che occorra una riflessione ulteriore, a fronte di quello che è accaduto, per indicare anche come su alcuni termini di priorità sia possibile fare alcuni passi in avanti. Delle Aldini ho già detto, ma della scuola in generale e degli Istituti comunali in particolare si potrebbe parlare a lungo, cari colleghi.
Basti dire solo una cosa: se non saremo in grado di realizzare una proposta di scuole della comunità che, sia per caratteristiche organiche, per forme istituzionali, capaci di reggere, sia per risorse in grado di acquisire, non veda solo l’istituzione comune protagonista, oppure i problemi di quest’anno comunque arginati si riproporranno aumentati nei prossimi anni.
Questo vuol dire esattamente il contrario di una privatizzazione o di una resa, vuol dire che l’ente pubblico deve essere in grado di fare egemonia, indicando quello che è un suo obiettivo, e cioè il mantenimento e il rilancio di uno strumento formativo così importante per la produzione a Bologna e nella Provincia di Bologna, come un oggetto di investimento da parte appunto del sistema economico, produttivo e sociale di questa città.
Non sarà facile, ma è questa la proposta che può consentire da subito l’apertura di un tavolo per la raccolta delle risorse. Sulla cultura si è detto molto, anche se si è detto soprattutto al momento della presentazione del bilancio e credo che il fatto che l’argomento sia stato un po’ stato derubricato, sia dovuto proprio alle responsabilità dell’assessore Guglielmi.
Vede Assessore, se lei continua a fornirci iniziative di grande rilievo, quale quelle ad esempio che abbiamo visto in Sala Borsa con la presenza del professor Edoardo Sanguineti, sarà difficile per noi Consiglieri riportare al centro della richiesta di ulteriori finanziamenti questo settore.
Questa non è una frase da cicisbei, è la realtà.
Bisogna ricordare che c’è stata a Bologna almeno una fra le tante svolte di cui la città si è pienamente accorta, siamo passati dal provincialismo delle finte inaugurazioni, alla possibilità di vedere a Bologna degli avvenimenti di grande significato che hanno arricchito, credo, tutti noi.E infatti ho visto lietamente tante vostre presenze, di tutti voi, a queste iniziative.
Questo non toglie che dobbiamo considerare questi eventi anch’essi come un servizio, e allora se la scelta è quella di difendere i servizi anche il servizio di offrire alla città esempi di "attualità della cultura" è molto importante per la nostra città e deve restare al centro del nostro interesse prioritario.
E infine vorrei citare una terza questione,non ultima certamente fra quelle più vicine alla mia sensibilità.
Sono consapevole che tanti altri temi, basti pensare alle infrastrutture, si potrebbero forse con ancora più cogenza citare, pure vorrei proseguire nella grande area della formazione dell’istruzione e della cultura.
Voglio ricordare uno snodo tra scuola e cultura che a me sta molto, molto a cuore. Quello degli interventi per insegnare la cultura della città agli studenti ed alle scuole.

Cultura è anche diffusione e creazione del pubblico per gli avvenimenti culturali. Noi abbiamo costruito, non sempre consapevolmente, un sistema che aveva pochi uguali in Italia e ancora adesso l’ha solo in alcune zone periferiche, molto finanziate, penso ad alcune Regioni autonome che peraltro da qui hanno tratto i loro modelli per avviare le proprie esperienze, un sistema formidabile per avvicinare il sistema museale, teatrale, della produzione culturale, agli studenti di questa città a cominciare dalle prime età.
Oggi abbiamo dei segni 0, non dei meno, alle voci di bilancio che sono inerenti, dalle aule didattiche decentrate al CD-LEI.
E’ una scelta dolorosissima ma , oggi, obbligata.
Nessuno se l’è sentita di criticare l’Assessore quando l’ha presentato, quindi un perché ci sarà.
Ma attenzione, non è questa una terra di nessuno, a metà tra vari Assessorati, no, è un punto essenziale che distingueva, terminata la grande stagione dell’investimento diretto di personale nel Tempo pieno, delle scuole elementari, distingueva con centinaia di unità di organico impegnate, la nostra città fra coloro che hanno a cuore la creazione fin dall’inizio di un clima, di un humus di cultura diffusa nella nostra città.
Vedete, noi, a Bologna abbiamo almeno tre città.
E’ paradossale, ma due, che certo convivono con difficoltà, quella dei "bolognesi bolognesi" e quella dei nuovi cittadini migranti, tutto sommato dei punti di contatto fra loro ce li hanno e molti, e importanti, ma è invece con la terza città, quella degli universitari, che vediamo mancare molto spesso, al di là della coabitazione necessaria, un punto di contatto, di coesione sociale, di impegno condiviso nell’impegno per costruire una comunità più avanzata.
Bene, formare il pubblico della cultura diffusa, fin dall’inizio, dall’età scolare, entrare con questo obiettivo nella vita e nei percorsi di crescita dei cittadini bolognesi,fin da bambini, vuole dire anche costruire domani una città che possa essere sede universitaria in tutti i sensi, perché all’altezza di quei 60 mila ospiti che sono nella nostra città per studiare, che sono quindi intellettuali organici ormai a un progetto di vita basato sulla cultura e lo saranno in qualche modo per tutta la loro esistenza.
Ecco quindi, io ho citato tre questioni, qualcuna è stata più ripresa nei giorni scorsi, qualcuna meno, ma di tante dovremmo parlare non perché si possano rifare i conti e moltiplicare le risorse disponibili, facendo come Pancho Villa che stampava i pesos in cantina. Sappiamo che le risorse sono poche. Però potremo fare i conti anche con la nostra volontà e non soltanto con la moneta che pure è così necessaria. Se avremo la volontà di tenere assieme una maggioranza larga, forte, di rinnovamento per questa città, saremo all’altezza delle tre "città di Bologna" per portarle all’inizio di questo nuovo 2006, pur sapendo le difficoltà, a una nuova meta, una nuova stagione di buon governo.


(Resoconto stenografico)
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domenica 11 giugno 2006

“Culture della Costituzione, culture per la Costituzione”

Bologna. referendum costituzionale.Iniziative per il NO.
Domenica 11 Giugno ore 18- 20
Sala punto incontri, Festa dell’Unità , via Due Madonne


Referendum 25 e 26 giugno
“Culture della Costituzione,
culture per la Costituzione”

Seminario

Intervengono
Giuseppe Alberigo, le culture della Costituzione
Franco Frabboni, scuola e democrazia
Alessandro Baldini, la prova di oggi, "le ragioni del NO"
Chiara Bologna, "l’oggetto del contendere" il panorama delle revisioni
Davide Ferrari, "fondata sul lavoro", la Costituzione progressiva, oggi


Presiede Antonia Babini,
segretaria "Sezione DS dedicata a Rosanna Benzi"

Democratici di Sinistra
Festa dell’Unità dei Quartieri Savena e S.Stefano
Sezione "dedicata a Rosanna Benzi"

venerdì 9 giugno 2006

La Sinistra DS ed il congresso.

La Sinistra DS ed il congresso della federazione di Bologna. 16 Giugno 2006
Temi proposti

al partito bolognese ed al candidato segretario.



I

L'attualità non concede tregue.
La morte dei nostri soldati ricorda sempre più drammaticamente la necessità di affermare scelte di pace. Certamente con il confermato rientro della nostra presenza militare in Iraq ma, assai più generalmente, con la forte ripresa di una politica di giustizia per un nuovo ordine internazionale che isoli e sconfigga il terrorismo, da portare avanti come forza di governo di un importante paese d'Europa e con un impegno, tutto da rinnovare, dentro e per un grande movimento per la pace, altrimenti passivo o ridotto ad estremismo.

Il vicinissimo appuntamento referendario per la difesa della Costituzione è di primaria importanza.

Innanzitutto per la posta in gioco. La Costituzione è la pietra di edificazione della Repubblica democratica, non si cambia a maggioranza per interessi di schieramento. Una affermazione del NO è l'unica strada che permette di respingere i profondi guasti alla struttura della democrazia provocati dal Governo di Berlusconi e della Lega, il loro modello insieme esplicitamente autoritario e confuso, i rischi di divisione del paese e di sua corporativizzazione.

La vittoria del NO è essenziale anche dal punto di vista politico, per concludere con una affermazione chiara una lunga stagione di appuntamenti con le urne, per dare unità e futuro alla coalizione dell’Unione, per riavvicinarla su temi grandi ad una opinione pubblica che vuole cambiamento ma appare spesso lontana e incerta sulle possibilità e la volontà di realizzarlo.

I DS devono moltiplicare il loro impegno fino al voto -il voto di Bologna può contare molto- colmare ritardi ed incertezze, non commettere lo sbaglio di anteporre astratti modelli di mutamento della Costituzione all'urgenza di garantirla nella sua coerenza ed integrità.

II

Nei Democratici di Sinistra di Bologna sono presenti articolazioni di posizione e un'attività di diverse componenti politiche che , non soltanto vanno intese come ricchezza e non come ostacolo, ma hanno concorso, tutte e segnatamente le Sinistre DS, al grande impegno unitario per affrontare e battere il centrodestra a Bologna ed in Provincia e a raccogliere e sostenere una vasta ed inedita coalizione che ha rappresentato la base dell’alleanza poi realizzatasi, con successo, a livello nazionale.

Non è mancato un forte impegno per le liste Ulivo alle Europee ed alle politiche, nonostante dissensi , anche sulla medesima formazione delle liste.

Il fondamento di questo utile "esperimento" unitario, che si è sostanziato nel contributo di compagne e compagni delle Sinistre negli organi dirigenti e nelle Segreterie, è stata la forte e comune avvertenza circa la necessità di mantenere, qualificare ed allargare una vasta Unione, fatta di partiti e movimenti ed espressioni della società civile.

Oggi questa avvertenza deve crescere, non indebolirsi, a fronte del risultato elettorale politico che ha consegnato una maggioranza sufficiente ma certo non vasta al centro sinistra.

Il sostegno attivo al Governo presieduto da Romano Prodi, alla maggioranza che lo regge, è quindi punto fondamentale e qualificante.

Permangono nei DS posizioni politiche diverse sulla natura e la positività del progetto di dare vita ad un nuovo partito democratico che unisca e superi varie esperienze politiche, compresa quella dei DS.

Non deve essere messo in dubbio, tuttavia, che questo processo non può e non deve indebolire in alcun modo la prioritaria necessità di tenere salda l'alleanza dell'Unione.

L'impegno dei DS è stato e deve rimanere fondamentale a Bologna per tenere "unita l'Unione" e per dargli, in uno sforzo di sintesi unitaria, non per successive e ripetute polemiche, un chiaro e coerente carattere di governo.

Le Sinistre dei DS chiedono un'esplicita affermazione in questo senso del candidato a Segretario.

Su questo punto si costruisce la possibilità, che riteniamo importante e positiva, di mantenere un governo unitario del partito nella Federazione.

III

Questo impegno è chiamato a prove concrete.

Allargare le forme di partecipazione dei cittadini, riconoscere le reti associative che animano la cittadinanza attiva come un riferimento necessario , una parte dell'Unione è il primo punto.

E, nel merito, siamo chiamati, in primo luogo come DS, a promuovere una verifica del lavoro svolto nel governo locale in tutta l'area metropolitana, in particolare sui temi dell'ambiente come misura e fine dello sviluppo, di come fronteggiare il moltiplicarsi delle crisi industriali, dell'assetto del territorio e della programmazione urbanistica, dei servizi sociali, della scuola e della formazione, della democrazia di genere.

Molto di positivo è stato fatto ma non mancano questioni dove trovare una sintesi di governo appare un compito difficile e ancora non risolto.

Certamente per la sinistra più radicale, nell'alleanza, ma anche per i DS e per le forze che compongono l'Ulivo.

Priorità all'interesse pubblico, una pianificazione autonoma dalla dialettica degli interessi appare il punto di riferimento fondamentale per una pratica di governo di alta qualità.

V

Insieme al nodo delle politiche di governo e' questione di merito di altrettanta importanza la ripresa urgente di una iniziativa nella società.

In primo luogo per dare rappresentanza politica alle istanze di sviluppo e sicurezza dell'occupazione, di dignità e libertà del lavoro.

La sinistra senza il mondo del lavoro è impensabile e qualunque progetto innovatore appare fragile, strumentale, senza futuro se non si fonda su una rinnovata capacità di esprimere il mondo del lavoro.

Bologna è una città che conserva alti livelli di ricchezza e di qualità nella produzione e nel terziario, pubblico e privato, ma vede distinzioni crescenti nel reddito e soprattutto nei diritti.

L'Ulivo e tutta l'Unione devono porsi il problema, anche nella nostra città, di un dialogo assai più ravvicinato con tutte le forze della produzione e della ricerca, ed in primo luogo con un movimento sindacale maturo e propositivo che non ha fatto mancare una vasta rete di proposte di cambiamento.

L'esempio positivo della campagna "Precariare stanca" va portato avanti con continuità, così come è bene iniziato, con l'impegno di tutto il partito, non solo della Sinistra e dei giovani.

Può essere un percorso da compiere per incrociare altri temi della condizione giovanile.

E' vero che molti giovani hanno dato fiducia all'Ulivo e al centrosinistra, è una fiducia, tuttavia, che ci chiama a responsabilità e non va dispersa solo in iniziative che risiedono solo nel mondo astratto della politica.

L'attesa è molta, verso il centrosinistra, perche’ gravi sono i problemi della vita delle nuove generazioni.

I diritti e la condizione di precarietà che li nega conducono ai temi dei tempi di vita e della qualità degli spazi di espressione, del come recuperare ambiti di autonomia, di governo del proprio presente e del proprio futuro.

Temi sui quali da tempo l'iniziativa nostra è parziale e poco considerato chi con tenacia la porta avanti.

L'inversione di rotta, basandosi sulla forza del risultato elettorale, deve essere immediata e visibile, deve essere percepita dai giovani della nostra città e della provincia.

IV

Bologna è da sempre permeata dalle culture delle donne, capaci di esprimere una propria peculiare visione della politica e delle istituzioni, altrettanto di come sono state capaci di attraversare e cambiare il mondo del sociale, le famiglie, la vita quotidiana.

La presenza delle donne esprime, oggi, una particolare attenzione critica verso i ripetuti tentativi di ridurne funzione e forza.

Da questo punto di vista l'essenziale battaglia per la laicità, che contiene altri decisivi aspetti quali il pluralismo religioso e di pensiero, la multiculturalità, si evidenzia come non delegabile, capace di segnare una identità. Non può essere archiviata per tattica. Ogni passo indietro allontana da parti vastissime della società, in particolare dalle donne.

V

Il tema del pluralismo interno non è quindi da considerarsi come risolvibile con una serie di garanzie residuali da fornire a componenti statiche nella vita più interna di partito.

Occorre un percorso che davvero permetta di confrontare posizioni e se possibile condividere decisioni.

Il pluralismo è necessario per non far vivere le componenti come "corpi estranei", sindrome che deriva innanzitutto da pratiche di esclusione, e anche per valorizzare tutti gli apporti, da quelli della larga base del nostro partito, in forte difficoltà di ruolo, a quelli nuovi che si sono espressi con tanta evidenza, sia nelle campagne elettorali che nelle primarie.

Non ci interessa una dialettica fra l'ennesima innovazione della forma partito, tutta relegata nel ceto politico, e la conservazione di quello che siamo ora, di quello che sono ora i DS, che pure è un fondamentale patrimonio della democrazia in Italia e del Socialismo Europeo.

E' necessaria una essa in campo di tutte le forze disponibili alla ripresa di un lavoro di intervento politico, nel terrritorio e nella società, oltre che nei governi locali, è necessario mettere al lavoro tutte le energie.

La prima verifica è , per noi, dare una vera inversione di rotta rispetto al restringimento, in atto, delle sedi decisionali ed operative.

VI

Se, anche su queste basi, sarà possibile portare avanti il confronto e la vita politica della nostra Federazione, senza nascondere le differenze di progetto ma facendo ancora prevalere le ragioni di responsabilità del sostegno al governo Prodi, all'Unione, alla vita delle amministrazioni locali, al mantenersi viva della speranza di un cambiamento forte, Bologna avrà dato un vero contributo nazionale, non tagliando il confronto e riducendo ai già convinti il perimetro della propria iniziativa politica.



Le aree della Sinistra dei DS di Bologna

9 - 6 - 2006

lunedì 29 maggio 2006

Ricordo di Pompilio Mandelli.

INTERVENTO IN SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA.

Pompilio Mandelli era nato a Villarota di Luzzara, Reggio Emilia, all'inizio degli anni '10.
La sua età veneranda non ci aveva però mai fatto abituare all'idea di una sua scomparsa.
L'appassionata attività mai interrotta, la vivacità spirituale, la calda amicizia che sapeva trasmettere ai suoi sodali come agli allievi, tutto ci induceva a vederlo sempre come un punto di riferimento, una presenza insostituibile.
Ci ha lasciato dopo una vita lunga di straordinaria creatività.
Dal reggiano si era trasferito a Bologna nel 1928, quando cominciò a frequentare la scuola privata di Giuseppe Ragazzi, dove avrà come maestro Giorgio Morandi, del quale sarà sempre considerato uno degli allievi più vicini. Una vicinanza che non impedì un percorso autonomo e originalissimo. In questo periodo avvenne anche l'incontro con la pittura di Carrà.
Nel 1932 è ammesso all'Accademia di Belle Arti dove, oltre a Morandi per  l'incisione, avrà come maestro, per la pittura, Virgilio Guidi.
E i quadri di questo periodo risentono dell'influenza di Guidi e Carrà.
Comincia ad esporre all'interno delle mostre interprovinciali pubbliche.
Nel 1940 l'inizio di un lungo e profondo rapporto con Arcangeli che proseguirà per tutta la vita.
Nel '42 partecipa all' collettiva di pittori bolognesi organizzata nella neonata galleria aperta da Ciangottini.
Prese poi parte all'evento bellico e rientrato nel 1945 riprese a dedicarsi all' pittura e insieme ad altri artisti, tra cui Carlo Corsi, Bergonzoni, Minguzzi, aprì la Galleria Cronache, il segno, nel mondo dell'arte del fervore seguito alla Liberazione.
Lì allestirà la sua prima personale nel 1946.
Seguì un viaggio a Parigi e  nel 1948 la prima di una nutrita serie di esposizioni alla Biennale di Venezia, che lo consacreranno all'attenzione della critica nazionale ed europea.
E' alla Biennale Di Venezia del '52, che espone quadri di cosidetta "germinazione informale" e nel 1954 Arcangeli inserirà la pittura dell'artista all'interno della corrente da lui definita come "Ultimo Naturalismo".
Così lo ricordano i suoi biografi:
"Lo studio del paesaggio, con le sue metamorfosi, e quello della figura sono i temi prediletti lungo tutta la sua produzione. La sua materia è corposa, il colore viene graffiato e poi passato nuovamente col pennello o con la spatola".
Numerose saranno nei decenni successivi le personali: a Parma, ancora a Venezia, Teramo.
Dal '63 al '78 svolgerà un lungo percorso di insegnamento di  pittura all'Accademia delle Belle Arti di Bologna di cui sarà anche direttore. E nei suoi allievi, come Pozzati e tanti altri, resterà il ricordo di un grande insegnante, amato perchè particolarmente vicino al susseguirsi delle nuove generazioni. 
Prosegue comunque incessante la sua attività di artista. Nel 1966 tiene una personale all' Galleria San Luca di Bologna dove esporrà anche nel '71.
Ancora una partecipazione all' Biennale nel '72.
Poi venne il tempo delle grandi antologiche, Nel 1976 viene organizzata una vasta antologica ai Musei Civici di Reggio Emilia. Seguono altre mostre personali e fu la città di Bologna a dedicare al Maestro Mandelli un'antologica di particolare rilievo in Palazzo Re Enzo nel 1995.
Tutta la città gli riconobbe, in quella occasione, il ruolo di artista, grande intereprete di una stagione che ha visto Ilario Rossi, Ciangottini, Norma Mascellani, e di insegnante e protagonista della vita culturale della città.
Personalmente ebbi in quell'occasione la possibilità di conoscerlo e collaborare con lui per promuovere incontri proprio dedicati ad Arcangeli.
Oggi la città lo ricorda con un commosso affetto e una riconoscenza che non verrà meno.
 

venerdì 12 maggio 2006

La scuola e il regno di Borbone

 LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO


La scuola e il regno di Borbone
Una dirigente scolastica di chiara fama e di vasta esperienza, la dottoressa Giuliana Balboni dell’Istituto comprensivo numero otto, quello che ha dentro le Elementari Longhena e le Medie Guinizelli e Carracci, nel territorio del Quartiere Saragozza, è stata duramente redarguita, se non peggio, dalla responsabile dell’Ufficio Scolastico Regionale, dottoressa Stellacci. Quale la sua colpa? Avrebbe impedito la compilazione nelle classi dei questionari Invalsi (Istituto per la valutazione del Sistema scolastico) e, in sostanza sarebbe una boicottatrice della nuova scuola di Berlusca e Letizia, del Cavaliere e della Signora Moratti. Non è così, anzi la dirigente Balboni, con un senso della scuola pubblica che è figlio delle sue idee ma si nutre di rispetto per i bambini, le famiglie e l’Istituzione, ha fatto quello che una buona preside deve fare: ha fatto discutere e partecipare i suoi insegnanti, e successivamente ha avviato l’ottemperanza di quanto obbligano a fare le circolari. Insomma ha dato voce alle scuole e impedito tensioni. E’ un giudizio diffuso, questo che vi riportiamo. Una voce sola tuona contro la Balboni. Quella dell’onorevole Garagnani, il deputato cattolico che ha rovesciato gli stantii insegnamenti cristiani per convertirli nella nuova fresca massima: “Stai con i forti e castiga i deboli”. Insomma, Garagnani auspica che siano spezzate le reni a queste scuole bolognesi e passino i carri armati di cartone della pedagogia di regime. Ma cos’è questo USR, ufficio regionale che, almeno stando a quanto riportano le cronache, dispone, censura, intima? E’ una specie di superprovveditorato agli studi che regna su tutta Regione. Dipenderà dal governo di Errani, penserete voi? No, tutt’altro, è un organo dipendente dal ministero dell’Istruzione e la Regione Emilia-Romagna nulla può nonostante federalismo e devolution. Forse, penserete ancora voi, è meglio così, le scuole devono essere uguali in tutto il territorio nazionale. Ma non è nemmeno così, nei programmi la “controriforma Moratti” largheggia e promette latino in dialetto lumbard e storia della fonduta, ma è nel comando che si tirano le briglie. Insomma mentre si scassa la cultura non si cede un centimetro di potere. Ma, direte ancora voi, Moratti, Berlusconi, Garagnani ma non hanno perso le elezioni? Non è stata sconfitta la Letizia? I suoi funzionari ancora regnano? Come urlerebbe Toto: ”Ma dove siamo, nel Congo belga, o altrove??” No siamo nel regno di Borbone, dello sfacciato autoritarismo privatistico. Lor Signori credono di essere ancora forti e sulla pelle dell’incolpevole Balboni vogliono mettere alla prova l’opinione pubblica e il nuovo quadro politico. Forse converrà accorgersene: esprimere solidarietà alla brava “preside”, difendere l’autonomia delle scuole e capire che non conviene baloccarsi sui dibattiti su cosa salvare dell’opera della Moratti. Di quanto realizzato dall’ex Ministra, ma anche del suo modo di governare , al contrario di quanto si conviene di un noto e nobile amico dell’uomo del quale, com’è noto, “non si butta via niente”, è meglio buttare via tutto. E al più presto.
davideferrari@yahoo.com - www.davideferrari.net

sabato 4 marzo 2006

GIUNTA PIU' FORTE, MAGGIORANZA PIU' UNITA, NON PIU' STRETTA

GIUNTA PIU' FORTE, MAGGIORANZA PIU' UNITA, NON PIU' STRETTA


La squadra della giunta comunale si rafforza. L' arrivo di Libero Mancuso è
una novita del tutto positiva. Visto l' uomo, l' intero mondo politico dovrebbe
essere lieto del suo impegno per la città. La reazione della destra è invece
sotto gli occhi di tutti. Da un lato un coro scomposto conto la magistratura.
Dall' altro lato l' insinuazione, bifida, che si sarebbe ristretta l' area
della maggioranza.
Se sto ai fatti non vedo perché. La presenza di Mancuso- a voler essere
eufemistici- certo non dovrebbe indebolire la radicalità progressista del
governo bolognese.
E'vero però che l' Altrasinistra (PRC, Verdi, Cantiere) sembra guardinga.
Parliamone.
La prudenza di oggi è figlia di quella situazione di incertezza che ha fatto
parlare di una difficoltà per la Sinistra alternativa ad essere fino in fondo
impegnata in una esperienza di governo.
Dimissioni, sconfessioni, dinieghi: uomini e forze politiche della "Sinistra
critica" sono sembrati fare a gara più per distinguersi e vivere punti di crisi
che per essere lievito nella pasta del buon governo.
Ma questo settore è fondamentale. Senza un trade d' union con culture e pezzi
di società inevitabilmente fuori dal nucleo dell' Ulivo, non solo non c'è
maggioranza ma non si può governare efficacemente i veri punti di conflitto.
Anche a Bologna. Faccio due esempi.
Ci manca, ancora, una politica innovativa per la casa che affronti il
travaglio e l' impoverimento del ceto medio, che ha bisogno- e subito- di un
forte calmieramento del mercato, sia della proprietà che dell' affitto, senza
abbandonarsi a indistinte edificazioni.
Così sui servizi. Allarghiamo pure l' utilizzo dell' ISEE, ma attenzione!
Se si procede solo a selezionare gli accessi, senza accrescere sensibilmente
l' offerta di servizi fondamentali- come i Nidi ad esempio- avremo il passaggio
da un Welfare democratico "per tutti" a un welfare assistenziale, fatto di
ghetti caritatevoli per i più poveri.
Solo con una mediazione con la radicalità, il centrosinistra avrà la forza di
lanciare un programma forte per casa e servizi.
Ma, questo è il punto, la mediazione si fa in due, e si deve fare sul terreno
del governo.
Così, se comprendo l' attenzione dei "radicali" per bloccare gli sfratti, non
giustificherei la mancanza di una vera disponibilità a mettersi in gioco con
politiche di incentivi mirati alle costruzioni, e il quasi silenzio sul nuovo
piano strutturale.
Così, se condivido le campagne per Nidi nuovi e pubblici, vorrei una
"Sinistra critica" pronta a fare i conti con una programmazione di lungo
periodo, che dica quanto deve restare pubblico, con diretta gestione "comunale",
ad esempio, e quanto, e soprattutto come, deve essere realizzato con altre
risorse.
E, più generalmente, ci vuole una seria considerazione dei vincoli di
bilancio.
Si vota il bilancio, mutilato da Tremonti, e il giorno dopo si è pronti a
raccogliere qualsiasi proposta di ricevere fondi. Tutte sacrosante, a cominciare
dalle Aldini, fino agli orari delle biblioteche.
Ma anche per obiettivi prioritari e nobili bisogna verificare le possibilità,
innovare, provare percorsi, non solo "chiedere".
Mi sono permesso, poco dopo l' inizio del mandato, di avanzare per tempo l'
allarme: auspicavo che la Sinistra critica giocasse la sua voglia di esserci, di
contare, anche il suo federarsi - sia pure sotto il nome forse non molto
unitario di "Altrasinistra"- per pensare assieme, per agire insieme, su questi
terreni, provandosi di lasciare un segno, Sono sicuro che è quanto vuol la parte
assolutamente più grande di chi quarda a questi partiti.
Siamo ancora in tempo. Proprio una Giunta di maggior caratura può essere
produttiva di un confronto più serrato e positivo.
Chi si ritiene avanguardia non può bordeggiare ai lati, deve voler essere
protagonista delle scelte.
E poi, in fondo, in questi giorni ci si potrebbe anche prendere qualche
soddisfazione unitaria.
Mandare a casa chi, più che appendervi il simbolo del Cattolicesimo, sul muro
vorrebbe inchiodare il libretto della Costituzione, magari usando il Crocifisso
come un martello. Blasfemi !


Davide Ferrari

martedì 14 febbraio 2006

Laicità. Incontro con C.A.Viano

Martedì 14 Febbraio,
ore 20,30
Sala dello Zodiaco
Palazzo Malvezzi, sede della Provincia di Bologna
via Zamboni 13

“Le imposture degli antichi
e i miracoli dei moderni“


Dialogo con un illuminista sulla laicità, la religione e il pensiero filosofico.
 
Ne discutono con
CARLO AUGUSTO VIANO
Carlo Flamigni e Walter Tega

Presiede Massimo Meliconi
 
A partire dai temi del libro om. di C. A. Viano
Einaudi ed.
 
Casadeipensieri2006

venerdì 3 febbraio 2006

Il costo della democrazia

Impegno nuovo
Rivista diretta da Davide Ferrari e Gregorio Scalise


"IL COSTO DELLA DEMOCRAZIA
Eliminare sprechi, clientele, privilegi per riformare la politica"

Ne discutono con Cesare Salvi:
Libero Mancuso, Augusto Barbera, Andrea De Maria, Guido Fanti, Alfiero Grandi



In occasione della pubblicazione del libro di C.Salvi e M. Villone,
Mondadori editore



VENERDI' 3 FEBBRAIO 2006 - ore 20,30
Sala della Cappella Farnese, Palazzo D'Accursio
Piazza Maggiore, 6 Bologna




in collaborazione con
"Sinistra DS per il Socialismo"

giovedì 26 gennaio 2006

Pasolini e la scuola

Associazione culturale “La casa dei pensieri”

“Il maestro e la meglio gioventu’
Pasolini e la scuola”


Conversazione con
Gianni Scalia,
Davide Ferrari,
Stefano Colangelo,
Roberto Chiesi,
Giordano Meacci

Letture di Gabriele Bonazzi
In occasione della presentazione
del libro omonimo a cura di
Roberto Villa e Lorenzo Capitani
Aliberti ed.
Interverranno i curatori
Presiede Daniele Di Nino

Liceo Ginnasio Luigi Galvani


Biblioteca Zambeccari, via Castiglione 38, Bologna
Giovedi’ 26 Gennaio, ore 17,30


INVITO

Casadeipensieri2000@yahoo.it
www.casadeipensieri2000.blogspot.com

martedì 24 gennaio 2006

IL COSTO DELLA DEMOCRAZIA

"Impegno nuovo"
Rivista diretta da Davide Ferrari e Gregorio Scalise
 
3 Febbraio 2006
Sala della Cappella Farnese, Palazzo d'Accursio,
Piazza Maggiore 6, Bologna
 
"IL COSTO DELLA DEMOCRAZIA
Eliminare sprechi, clientele, privilegi per riformare la politica"
 
Incontro con:
Libero Mancuso, Augusto Barbera,
Andrea De Maria,
Guido Fanti, Alfiero Grandi
 
In occasione della pubblicazione del libro om. di C.Salvi e M.Villone, Mondadori
 
Partecipa:
Cesare Salvi
 
In collaborazione con
"Sinistra DS per il Socialismo"

giovedì 19 gennaio 2006

Dopo la crisi Unipol-BNL Una via d'uscita diversa.

I Democratici di Sinistra hanno ritrovato una loro unità, nella recente Direzione Nazionale, sulla questione nata dalla vicenda Unipol-BNL.
E' un risultato importante, frutto del contributo di linea politico dato da anime diverse del partito.
Si dimostra che solo pluralismo e collegialità fanno fare passi avanti.
Autoreferenzialità e "uomini soli al comando" fanno danni, danni gravissimi.
Ma se, come sempre, stare nella politica richiede risposte nell'immediato, bisogna guardare ben più in là, a problemi che già cominciano a farsi scorgere.
Bisogna occuparsi di quale sarà la prospettiva di uscita dalla vicenda.
Sono del tutto contrario a sortirne fuori con due false verità seguenti, che pure sono richiamate come "naturali" da molti.
La prima: " bisogna recidere ogni legame fra il partito dei DS e la cooperazione". si tratterebbe infatti di una eredità postcomunista, inconpatibile con una visione liberale.
Certo, ci vuole una assoluta distinzione e una forte autonomia di giudizio di qualsiasi forza politica, di qualsiasi esponente politico, nei confronti di ogni soggetto economico.Sempre. Soprattutto quando si è al governo.
Ma vogliono condurci, in nome della separazione fra politica ed economia, ad un altro risultato, che invece indebolisce la politica, potere pubblico, rispetto agli poteri, privati.
Vogliono portarci a disseccare ancora di più, a devitalizzare ancora maggiormente l'alveo politico del movimento dei lavoratori.
Certo sarebbe una sciagura per i DS come partito della Sinistra. Ma non credo che servirebbe neppure per dare forza all'erigendo "Partito Democratico", che ha comunque bisogno di radici e forze reali nella società.
La seconda falsa verità riguarda direttamente la cooperazione.
Si pretende che la sua attività debba fermarsi al di sotto di una certa soglia, oltre "si lasci fare al manovratore".
Bisognerebbe fare un po' come erano solite alcune buone squadre di serie "B".
Quando stavano per salire in "A" rinunciavano, per mancanza di Stadio, per poche risorse ecc ecc.
Squadre provinciali. Non a caso c'è chi ha scritto che una cooperazione forte può anche esserre utile a livello locale ma riportare il sistema a livello nazionale porta solo problemi.
Ma una cooperazione forte è un bene per l'intera Italia, non solo per singoli sistemi territoriali.
La tutela costituzionale della cooperazione nasce proprio dal suo valore positivo, per affermare un modello di reale democrazia, che è oltre, più moderno del puro liberismo, e che può esserne molto più efficiente, non solo più giusto..
Quindi non si deve cadere nella trappola di far degenerare critiche e autocritiche fino al punto da mettere una ipoteca sulle possibilità di sviluppo delle imprese cooperative.
La strada è un'altra.
Bisogna invece rilanciare l'idea di uno sviluppo sostenibile e programmato, dove le grandi forze del lavoro, i modelli diversi di imprenditoria abbiano piena voce nella determinazione degli obiettivi e si assicurino un ruolo nella possibilità di raggiungerli, nelle regole, certamente ma anche fornendo idee e disponibilità differenti rispetto all'impresa privata.
Si sono invece offuscati, fin quasi alla scomparsa, questi concetti identitari per una moderna Sinistra, ma anche per ogni forza popolare.
Paradossalmente è da forme associative del mondo cattolico che le abbiamo viste riproposte.
Talvolta con forme di falsa coscienza ma talvolta con una grande lucidità.
Dalla quale bisogna imparare.
Non serve una generica affermazione di distanza fra politica ed economia, quindi, ma un limpido primato alla rappresentanza politica, all'interesse pubblico, rispetto agli affari, di chiunque.E insieme servono piattaforme di governo con obiettivi espliciti di cambiamento sui quali le forze sociali siano chiamate ad un patto chiaro alla luce del giorno, se le condividono.
Si dice che, con la cooperazione, fino a pochi mesi fa fra i soggetti depositari della massima fiducia fra i cittadini, tutta la sinistra, certamente i DS abbiano perso credibilità.
Sono certo che si può rovesciare la situazione. Non rimanendo in difesa ma rilanciando, sugli scopi grandi del lavoro associato in economia, sul cambiamento grande che un governo di Sinistra deve saper garantire.


Davide Ferrari
Segreteria reg. DS

lunedì 24 ottobre 2005

BOLOGNA: FERMARE L'ESCALATION DELLO SCONTRO CON RIFONDAZIONE

Una lettera di Ferrari

Lunedì 24 Ottobre 2005
Car* compagn*,
invio un testo tratto dal lancio DIRE che ha riportato una mia dichiarazione
di questa sera sulla giornata odierna in Consiglio ed in Piazza Maggiore.
Ovviamente il cronista mette in rilievo gli accenti polemici. E' normale.Per
quanto mi riguarda sono convinto che bisogna porre un freno ad una escalation
nel confronto politico sulla sicurezza che non può che produrre guasti politici
e sociali rilevanti.

Davide Ferrari

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COMUNE BOLOGNA. FERRARI: BASTA LITIGI, SERVE DIALOGO

QUESTA ESCALATION E' PERICOLOSA
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BOLOGNA- Una tensione politica e sociale "che non porta a niente di
buono". Per questo Davide Ferrari chiede al suo partito di "cessare tutte le
polemiche e lavorare per ricomporre".
Una presa di distanze, insomma, quella
del consigliere della Quercia, dalla scelta del suo capogruppo,
Claudio Merighi, che oggi in aula ha attaccato frontalmente
Rifondazione comunista per la sua politica dell'immigrazione e
per l'appoggio alle occupazioni.
Secondo Ferrari (ma cosi'
sembrano orientati a pensare anche altri consiglieri della
Quercia) e' col dialogo con la sinistra radicale che si esce
dall'impasse. "Sono convinto che proprio cosi' e non amplificando
gli attacchi reciproci, come invece mi pare si sia fatto oggi in
consiglio, da tutte le parti, si e' utili a sostenere il Sindaco
di Bologna, la sua giunta unitaria e l'alleanza larga che lo ha
eletto".
"Abbiamo avuto una giornata tesa, politicamente e socialmente-
tira a sera le somme Ferrari- temo che andare avanti cosi'
provochi una escalation nel confronto fra sinistra radicale,
pezzi di societa' reali, da un lato, e sindaco e tanti cittadini
preoccupati dal degrado, dall'altro". Un'escalation che "non
porta a niente di buono". Anzi puo' fare il gioco di chi vuole
tensione e vuole oscurare l'esperienza di governo importante che
Bologna sta facendo. In questo quadro, insiste Ferrari, bisogna
tornare al dialogo. "L'ho chiesto oggi alla riunione del gruppo
consiliare e torno a chiederlo, per quanto mi riguarda, al mio
partito al termine di questa giornata".

venerdì 7 ottobre 2005

Presentate le produzioni del Teatro del Navile.

Scene dal contemporaneo


Il teatro del Navile festeggia 20 anni di attività. Per celebrare l'importante anniversario, il teatro dà vita a un cartellone ricchissimo di titoli: trenta spettacoli per sessantasei giornate di replica.
Sempre molto vicino alle produzioni di autori bolognesi, di nascita o d'adozione (Davide Ferrari, Bruno Nataloni, Rito Pelusio, tra gli altri), il direttore artistico Nino Campisi spiega che «per sottolineare la centralità di questo teatro, fucina di nuovi attori e comici», è stata chiesto e ottenuta con successo, il patrocinio dell'associazione nazionale dei critici di teatro.
La grande attenzione ai giovani autori è del resto sottolineata dalle dodici novità assolute in programma, che si sposano molto bene con cinque recital poetici, sei spettacoli di teatro comico e tre nuove proposte di performance e concerti. Inoltre sono proposti importanti autori del teatro contemporaneo quali Luigi Lunari, Dorio Fo, Stefano Benni e Harold Pinter.
La programmazione prende il via questa sera con La signorina Papillon (nella foto una scena) di Benni, per la regìa di Angela Baviera, che sale in scena per 3 giorni al Navile.
La stessa Baviera ritornerà il week-end successivo,dal 4 ottobre, con Bestiario, storie d'amore e di coltello di Janna Carioli.
Ottobre proporrà poi Andrea Marzi, pesarese di nascita, già vincitore al Premio Recanati, in Amore e il resto del mondo dal 21 al 23 .
Il 28 tocca a Il movimento che ci vive accanto, poesie di Davide Ferrari, poeta, scrittore e saggista non che consigliere comunale. Il 29 e 30 Vri-il in concerto: si tratta di un trio bolognese che propone musica per campionatori, batteria synth, clarino, nastri, lamiere synth e voce.
Da segnalare dal 18 al 20 novembre, Nel nome del padre di Luigi Lunari, autore milanese che per più di vent' anni ha collaborato con Grassi e Strelher al Piccolo Teatro di Milano.
Lo spettacolo, con la regìa di Campisi (che dal 9 dicembre, per tre giorni, leggerà Pasolini su musiche originali di Giovanna Giovannini), è, come gli spettacoli citati fino ad ora, una produzione del Teatro Navile - Teatro Perché. Opera fortemente emotiva, viene riproposta come manifesto culturale del teatro d'autore. Il pretesto per affrontare il lavoro sull'attore viene proposto attraverso le vicende di Aldo Togliatti e Rosemary Kennedy, due figli schiacciati dalle personalità dei rispettivi padri.

Benedetta Cucci
da Il Resto del Carlino, 7 Ottobre 2005

venerdì 10 giugno 2005

Il Referendum e dopo.

Il Referendum e dopo. La politica di fronte all'integralismo e alla
grande pluralità delle convinzioni etiche e delle appartenenze
religiose.

Di Davide Ferrari


Il voto referendario è alle porte. La tensione fra laici e cattolici
è salita e sta salendo, nonostante la giustificata prudenza del
gruppo dirigente referendario, ed in particolare dei Ds. Si cerca di
stare al merito e di non fare salire una febbre che potrebbe
indebolire il nostro paese, non solo la coalizione di centrosinistra.
Il punto è che, proprio per evitare di passare dalla difesa della
laicità all'anticlericalismo, è necessario affrontare questioni
grandi, di merito, sul rapporto fra religione, fede , stato e società
civile, sempre finora rinviate o eluse dalla Sinistra.
C'è una strada maestra che permette di affrontare i temi senza
ripetere vecchi luoghi comuni.
L`Italia è ormai un paese, e non solo per la presenza di nuovi
cittadini di altre fedi, dove il Cattolicesimo è vicino a perdere un
ruolo di rappresentanza esclusiva, e forse persino di salda
padronanza sulla maggioranza, delle appartenenze di fede.
E' anche da qui che traggono motivo le forti tendenze integriste,
l'assalto alla politica che il Cardinale Ruini rivendica
costantemente.
"D'ora in poi bisogna abituarsi al fatto che la Chiesa parlerà a voce
alta" dice il Cardinale.
Ma quando si alza la voce è perchè il proprio parlare è più debole,
meno condiviso.
Questo "complesso di perdita della maggioranza", specchio di un
fenomeno reale, è evidente anche nella scelta dell'astensione.
Ma per tutta la società italiana un fenomeno così importate, lo
smarrimento della centralità assoluta del cattolicesimo, non può
essere in alcun modo valutato con leggerezza.
Le religioni sono l'asse identitario principale di una nazione, il
compromesso fra dogmatica e civiltà che ogni società raggiunge al
proprio interno, quando salta, richiede un nuovo esplicito
equilibrio, pena la disgregazione del patto di convivenza,
della "costituzione" intellettuale e comportamentale.
Non si può passare da un compromesso fra lo Stato e UNA confessione,
assolutamente prevalente, al puro laicismo, alla semplice
suddivisione rigida fra ciò che è Stato e cio' che è Chiesa.
Occorre una nuova mediazione, che rafforzi il contenuto laico di
garanzia della Stato, ma che sia capace di includere anche le nuove e
rilevanti presenze confessionali, talvolta certamente non meno
aggressive e problematiche di quella cattolica dell'epoca di
Ratzinger.

Non è una questione solo di prospettiva. Influisce anche sulla
valutazione delle implicazioni del Referendum.

Le principali Chiese ed organizzazioni ecclesiali non cattoliche, che
presentano una grane varietà di posizioni etiche, si sono divise fra
la comune denuncia dell'invadenza cattolica e la tentazione di
ritrarsi dallo scontro di allontanarsi ancora di più dalla sfera
pubblica.
La prima cosa è, a mio avviso, del tutto giustificata ma potrebbe
portare a nuovi conflitti e divisioni confessionali nel nostro paese,
la seconda è assai negativa e si somma , non si sottrae, al
protagonismo sui fondamentali dell'episcopato cattolico
nell'indebolire la possibilità della politica pubblica di favorire la
fattiva e collaborativa convivenza fra diversi .
La parte laica e particolarmente la sinistra può dare un contributo
per affrontare il problema, ponendo, anche con i propri atteggiamenti
in queste ore, qualche base per un discorso che in futuro sarà di
necessità sempre più ampio.
Presentiamo alcuni punti di orientamento.

1)Non si può delegare il contenuto etico alle religioni, la loro
pluralità non lo consente e non lo consente l'accelerarsi delle
identità a fronte della perdita di contenuti comuni prevalenti.

2) Non potrà e non dovrà essere la politica a supplire, elaborando
proprie etiche fondamentali. Tentazione che oggi sembra lontanissima
ma potrebbe tornare a galla, a fronte dell'offensiva integralista.

3) Occorrono luoghi e momenti di confronto, nella società, ma anche
nelle istituzioni. Luoghi sostenuti da una volontà di rispetto per l'
uguaglianza dei cittadini e dei loro percorsi che solo la dimensione
pubblica può garantire. E' in questa garanzia, che deve essere
affermata con chiarezza senza alcun cedimento, attivamente con la
promozione sociale e istituzionale -ripeto- del dialogo,che si può
identificare un compito primario della politica oggi.

4) A questi luoghi andrà affidato una sorta di lavoro preparatorio
per risposte pubbliche su temi come la bioetica, ma anche
l'educazione, il rapporto fra calendario personale e calendario
sociale, fra festa e lavoro, fra dovere civico e libertà personale.

Carlo Flamigni parla da anni, con intelligenza e lungimiranza, della
necessità di creare "isole dove confrontarsi fra stranieri morali".
Intendo esattamente questo. Non si potrà restare solo sulla retrovia
del confronto intellettuale, occorrerà arrivare alla frontiera di
nuove mediazioni istituzionali

Cominciamo dal Referendum. Niente guerre, evitare toni di generico
antioscurantismo, ma preannunciare che comunque vada, e deve andare
bene, per il Sì, per `interesse generale, non si scantonerà più, non
si metteranno più ai margini questioni così rilevanti per poter
vivere assieme.
Servono "compromessi" per garantire un futuro comune, non più silenzi
per raccogliere consenso.

Da "Il domani" 10 Giugno 2005

mercoledì 1 giugno 2005

RIPARTIRE DALL'UNIONE, A BOLOGNA E A ROMA.

Le divisioni e le difficoltà nel centro-sinistra a Roma ed a Bologna
hanno cause e manifestazioni differenti.
Ma potrebbe essere identica la strada maestra per uscirne.
E' necessario mettere al primo posto il rafforzamento, ideale
politico e programmatico di ciò che si è convenuto chiamare "Unione".
Della coalizione larga, voglio dire, di ciò che davvero è chiamato
alla prova elettorale, di ciò che ci darà la vittoria o la sconfitta.
Il presente ed il futuro della Federazione Riformista sono importanti
per tutti ma è stato un errore scambiarli con la costruzione salda
dell'insieme dell'alleanza.
Si è fatta confusione agli occhi della opinione pubblica e dei
militanti.
Ed oggi, che la Federazione è in forte empasse per la scelta della
Margherita, sembra in crisi drammatica tutto il centro-sinistra.
Si deve evitare che così sia.
Mettendo al primo posto la scrittura di un vero programma comune di
tutta l'Unione, credibile e di governo.
Fare dell'Unione la sede del programma è importante anche per avere
più occhi su un paese impoveritio ed insicuro che chiede un vero
cambiamento.Sarà inevitabile andare oltre, se non in direzione
contraria,in alcuni casi, a quella compresenza di liberismo e
solidarietà su cui pure tutti abbiamo ragionato per anni.

A Bologna, in queste settimane, ha tenuto banco un altro difficile
confronto.
Quello tra il Sindaco e Rifondazione.
Non sta in me ipotizzare i terreni concreti di un nuovo dialogo, per
la quale mi pare si sia già al lavoro responsabilmente.
Ma occorre dire che il terreno del confronto va spostato,
radicalmente.
Deve riprendere operativitivà la grande alleanza che ha portato alla
vittoria del Giugno 2004.
L'Unione, dunque,anche a Bologna, ancora più larga qui perchè aperta
ai movimenti.
Se il confronto è politico non può che essere quella la sede.
La "Politica", se va in apnea nelle sue acque, ritorna fuori altrove,
direttamente nella sede consiliare e amministrativa, dove invece non
può che finire per trovarsi poco a suo agio.
Far vivere l'Unione, ogni giorno, a Bologna, è importante per due
questioni dirimenti.
A)Reggere la prova del governo, che vuol dire individuare assieme
l'ordine di priorità nei problemi e renderne partecipi tutti i
bolognesi.
Ad esempio: è importante salvaguardare i diritti alla dignità dei
nomadi e dei rifugiati come è altrettanto importante affrontare il
degrado che colpisce i ceti fra più popolari.Non meno, non più.
Il bandolo non sta solo nella legalità e nella forma.
Sta nella analisi esatta delle priorità, nella capacità di percepire
assieme il senso delle cose per agire e sostenere l'azione
amministrativa con il consenso.
Altrimenti il consenso si trova per via ideologica e così il dissenso
che si radicalizza.
B)Non può essere solo il Comune di fronte ai cittadini.
Un altro problema, il conflitto in seno al popolo fra chi vuole
riposare e chi vuole vivere la notte,lo esemplifica chiaramente.
Apparentemente banale è il segno di una città divisa, per generazioni
e per stili di vita. Guai a volerne rappresentare una parte sola,
frazionando la rappresentanza fra chi fa "cin cin" e chi
si "indigna". Non si troverà mai l'oggettività dall'alto di una
azione solo amministrativa. Occorre creare tavoli di confronto
sociale, seguire insieme i contenuti e la realizzazione effettiva
dell'azione amministrativa.
E' un compito difficile farlo anche per una alleanza così estesa come
quella che si era ritrovata attorno a Sergio Cofferati.
Ma e' farsesco pensare di poterne fare a meno.
Per questo oggi ognuno deve fare un passo per uscire dalla trappola
di cercare visibilità allontanandosi dal progetto comune.
No, oggi la parola d'ordine, che deve però valere per tutti,
è "insieme".


Davide Ferrari
Consigliere comunale.

Da "l'Unità", 1 Giugno 2005

venerdì 25 febbraio 2005

Casa cambiare è stato un Bene Davide Ferrari*

di Davide Ferrari

Una cosa sola, ma precisa, si può e si deve dire fin d'ora sulla vicenda delle assegnazioni delle case pubbliche. Si deve dire che cambiare è stato un bene, come ha fatto la nuova Giunta di Cofferati, passando ad un ruolo maggiore dei tecnici comunali. Personalmente ho sempre pensato, ieri dall'opposizione e oggi dalla maggioranza, che questa fosse la giusta direzione. Leggo che, anche chi difende - in modo del tutto comprensibile - il proprio operato nei passati lavori della Commissione casa, sottolinea le responsabilità dell'apparato tecnico nel selezionare le domande. Bene. Ancor più giusto allora, se già in parte così avveniva, passare ad una totale responsabilità tecnica. I consiglieri comunali hanno molti altri modi per svolgere un lavoro proficuo sul serio problema della casa.
Non mi pare sufficiente, per cambiare opinione, l'argomento che viene talvolta portato di un ruolo promotivo dei rapporti fra istituzioni e cittadini svolto dai rappresentanti politici grazie a strumenti quali, appunto, la commissione casa, nel modello precedente.
Certamente fare relazione, raccogliere i bisogni, incanalare proteste e opinioni, sono compiti importantissimi dei consiglieri comunali, ma non appena li si traduce nella creazione di tanti cataloghi di fatti personali si possono indurre rischi.
Chi seleziona le priorità sociali individuali delle quali occuparsi?
E poi, non si determina forse che per avere riconosciute le proprie bisogna condividere anche quelle degli altri ?
E' il rischio - che io considero serio - di una pratica consociativa che, anche quando sia svolta con le migliori intenzioni non è mai positiva, non fa chiarezza, opacizza l'immagine delle istituzioni.
Su questi temi deve approfondirsi il dibattito, individuando, con serenità, senza polemiche colpevolizzanti divisive e controproducenti, anche altri luoghi e fattispecie dove serve cambiare.

20 febbraio 2005
L'Unità, pubblicato nell'edizione di Bologna (pagina 1)

mercoledì 9 febbraio 2005

Congresso naz. DS. Si' all'odg Ferrari sulla sicurezza del lavoro.

Cari amici,

sono lieto di comunicare che al Congresso nazionale dei Democratici di Sinistra , svoltosi lo scorso fine settimana a Roma, è stato approvato l'Ordine del giorno per un maggior impegno per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Trasmetto il testo ed un ringraziamento sia a chi mi ha consentito, con i suoi consigli, di redigerlo e presentarlo, in particolare Gino Rubini della CGIL Emilia-Romagna, sia ai tanti fra voi che mi hanno sostenuto nell'iniziativa, con lettere e partecipazioni alle iniziative di presentazione.
Un cordiale saluto,
Davide Ferrari
................................................................................


Una proposta ai DS e alla Alleanza democratica

Per la sicurezza sul lavoro, per tutte e tutti.
Un altro lavoro, un altro ambiente, contro la strage dei senza diritti.





C’è una guerra non dichiarata.

Ogni anno produce, in Italia, centinaia di morti e migliaia di feriti.

Ogni anno, infatti, sono elevatissimi i numeri degli infortuni sul lavoro, dei morti, dei feriti e dei pazienti per incidenti e/o malattie professionali.

L’Italia è il quarto paese in Europa per infortuni mortali, nonostante la ristrutturazione dell’apparato industriale e produttivo che ha eliminato o spostato all’estero alcuni dei processi storicamente più nocivi.

Negli ultimi 5 anni ci sono stati in media oltre 1.300 morti sul lavoro ufficiali l’anno (più circa 300 per malattie professionali) e circa 1 milione di infortuni ufficiali.

Nel perdurare di un inaccettabile gravità e frequenza di infortuni che riguardano tutti i lavoratori, la percentuale di quelli subiti da extra-comunitari è quasi il triplo della loro incidenza sulla forza lavoro.

Non solo, la mancata prevenzione nei luoghi di lavoro ha un costo valutato dall’Inail in oltre 28 miliardi di euro l’anno.

La causa è nel modello di sviluppo.

Le forme accentuate di precarizzazione,flessibilità e intensificazione dei ritmi di lavoro sono tra le nuove ragioni di infortunio.

In particolare la pressione per l’abbassamento del costo del lavoro si traduce in una riduzione delle tutele antinfortunistiche e della prevenzione.

La salute dei lavoratori è inoltre minacciata non solo dal permanere delle "vecchie" nocività ma dall’insorgere di nuove forme di attacco alla salute connesse con le nuove tecnologie informatiche, chimiche e nuove modalità di organizzazione del lavoro.

Convivono vecchie e nuove nocività.

In conseguenza di ciò, tutte le politiche, del lavoro e per il lavoro, per l’innovazione, per l’istruzione e la formazione continua e tutti i sistemi, pensionistici, assicurativi, socio-sanitari e socio-assistenziali devono essere riviste.

Bisogna incrementarle e riorientarle in modo integrato e coerente per far fronte e governare i processi di cambiamento, salvaguardando i valori universali che caratterizzano le nostre società.



E fra le cause della specifica gravità del fenomeno, in Italia, permane la presenza nel mercato di vaste aree di illegalità e di vera e propria criminalità.

Anche per questo è utile e positiva la proposta dell’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta,

cui stanno lavorando parlamentari ed esponenti della cultura giuridica italiana.

L' impegno politico, oggi di opposizione e domani di governo, su questo tema è della massima urgenza.

Non mancano i riferimenti strategici che possono orientarlo.

A livello mondiale, l’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) si è data come obbiettivo primario dei prossimi anni l’Agenda per l' "Accesso, per ogni uomo ed ogni donna, ad un "lavoro dignitoso".

"Decent work" è l’espressione che riassume i fondamenti che caratterizzano le politiche dell’Oil: la libertà, l’equità, la sicurezza e appunto la dignità del lavoro.

E, nell’Agenda, un posto prioritario occupano la salvaguardia e la promozione della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.

In Europa sia l’enunciazione delle politiche sia, soprattutto, la loro integrazione e traduzione in atti normativi e programmatici ben precisi sono ormai ad un livello avanzato.

Servono certamente, a livello europeo, politiche integrate per rendere credibili gli obiettivi strategici della Ue, definiti dal vertice di Lisbona del 2000 e da quello recente di Salonicco (2003):

e fra essi, con l'occupazione e la lotta all'esclusione sociale, "garantire un lavoro in luoghi sani e sicuri".



Ma è L'Italia di Berlusconi che ha navigato in direzione del tutto contraria.

In Italia le politiche del Governo e gli interventi sui sistemi di welfare negano in radice uno sviluppo economico e sociale basato sulla qualità, sull’innovazione e sull’estensione a tutti di un lavoro nella sicurezza.



Il Congresso dei DS impegna il partito

ad una forte battaglia contro gli intendimenti del Governo. Il Governo intende modificare il quadro dei diritti alla sicurezza oggi definito.

Vuole operare su salute e sicurezza sul lavoro-così dichiara-con la "determinazione di misure tecniche e amministrative di prevenzione" che siano in primo luogo "compatibili con le caratteristiche gestionali e organizzative delle imprese" e forme di vigilanza attenuate, non "repressive e sanzionatorie".



In sostanza il progetto del governo alleggerisce drasticamente gli obblighi e le responsabilità delle imprese secondo il principio del primato degli interessi economici immediati dell’azienda rispetto al diritto alla salute dei lavoratori.



Il governo, mentre a parole declama l’impegno per una maggiore "responsabilità sociale dell’impresa", nei fatti, con le due deleghe richieste al Parlamento su ambiente e su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, e con l’intervento sul mercato del lavoro derivante dalla legge 30/03, svincola l’impresa da ogni responsabilità circa le conseguenze sociali e di sicurezza del suo operato.



Questi interventi sono la negazione stessa dell’idea di sviluppo sostenibile e danno via libera alla parte più retriva del mondo imprenditoriale, a chi continua a ritenere l’impegno per l’ambiente e la sicurezza solo un onere che riduce il profitto e danneggia la competitività.

Sono scelte molto gravi che vanno sconfitte.

La nostra Italia deve essere diversa.

Nel programma di governo dell’"Alleanza democratica" deve essere contenuto l’obiettivo della "salute e sicurezza del lavoro per tutti e per tutte".

Bisogna agire contestualmente su più terreni, integrando le diverse politiche e rendendo coerenti le normative, gli assetti istituzionali, le scelte organizzative e le relazioni sociali.



Insieme ai NO vanno affermate le ragioni positive di un’idea di sviluppo intrinsecamente sicuro per i lavoratori e per i cittadini, assumendo il principio di precauzione come fondamento dell’agire dell’impresa a partire dai luoghi di lavoro, e colmando le inadempienze normative e nella vigilanza.

Sul piano legislativo i Ds e tutta la coalizione di centrosinistra, nella prospettiva di migliorare e favorire una reale applicazione delle normative sulla sicurezza del lavoro, devono mettere al centro l'impegno per il rafforzamento dei diritti del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (di seguito RLS).

Così occorre introdurre nei capitolati per le gare di appalto l' individuazione dei costi per la sicurezza, e una disciplina di figure quali il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) e il consulente esterno alla sicurezza, che ne stabilisca requisiti professionali .

Su questo punto, come sulla necessità di superare le pratiche di gare d'appalto al massimo ribasso, vanno seguite le indicazioni contenute in recenti sentenze della Corte di Giustizia europea.

Il lavoro di riforma parlamentare, la mobilitazione politica e sociale possono concorrere a creare una situazione nuova dove si realizzi un controllo sugli appalti, contrattuale e ispettivo.

Bisogna realizzare il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano Sanitario Nazionale e assicurare appropriati ed omogenei livelli essenziali di assistenza collettiva.

Vi è quindi l’esigenza di un riordino dell’assetto istituzionale, che assicuri sia a livello centrale che periferico il necessario grado di coordinamento, quanto ad obiettivi , competenze e responsabilità. Bisogna riordinare gli istituti operanti nel campo della sicurezza del lavoro valorizzando, nella loro riorganizzazione, il ruolo della ricerca applicata per assicurare alla prevenzione un supporto di alto livello scientifico.



E' necessario attuare la riforma dell’INAIL alla luce delle importanti novità introdotte dal d.lgs.n.38/2000 e promuovere una forte iniziativa perchè l’Inail riconosca le nuove malattie professionali, ma, nello stesso tempo occorre verificare la reale capacità dell’Istituto di dare attuazione agli impegni proposti in un positivo rapporto con le parti sociali.

I fondi stanziati per una politica premiante le imprese disponibili ad interventi per la sicurezza devono essere indirizzati non solo per finanziare progetti mirati, e verificabili, ma anche per promuovere il sistema di rappresentanza e di relazioni incentrato sulla figura del RLS-RLST e sugli organismi paritetici.



I Ds devono impegnare i propri amministratori affinchè le Regioni diano piena funzionalità ai servizi di prevenzione e vigilanza.



Si tratta di rafforzare la presenza e la disponibilità di risorse umane e finanziarie dei dipartimenti per la prevenzione delle Ausl, garantendone la capillare presenza su tutto il territorio.



Bisogna operare anche sul versante della qualificazione delle imprese, per limitare gli infortuni e le irregolarità, in particolare nel settore delle costruzioni.

E' positiva la proposta di prevedere una 'patente' da rilasciare all'imprenditore edile, come ha recentemente affermato la Fillea-CGIL.



Con un meccanismo a punti, infatti, si potrebbe arrivare al ritiro del permesso di condurre un'attività edile per quell'imprenditore che commette irregolarità.

Questa come altre proposte e provvedimenti mette in luce la necessità di fare passi avanti verso un meccanismo di responsabilità sociale dell'impresa.Cosi come si fa conl’ innovazione e il rafforzamento delle forme di certificazione di qualità nel Sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, tramite le quali l’azienda possa accedere con un punteggio di favore a benefici e appalti pubblici, fino a giungere progressivamente all'introduzione generalizzata del marchio di qualità sociale.



E’ necessaria una presa di posizione contro alcune norme della proposta di direttiva europea relativa ai servizi nel mercato interno dell'Unione.

Sulla base di questa direttiva le imprese di un altro stato potranno lavorare in Italia applicando le norme legislative e la contrattazione del Paese di origine. L'Italia, quindi, non potrà fare nessun tipo di controllo sulla regolarità delle assunzioni e sui trattamenti retributivi, con conseguenze negative sia sulla regolarità sia sulla leale concorrenza. Per questo occorre sostenere la richiesta sindacale circa la sottoscrizione di un avviso comune da far valere nelle sedi istituzionali dell'Unione europea.



Servono poi reali ed efficaci tutele per chi e’ gia’ stato vittima di infortunio.Sono alcune migliaia le persone che ogni anno vengono ad essere gravemente invalidate.E decine di migliaia a subire danni comunque permanenti.

Su questo problema insistono diverse proposte alle quali occorre dare attenzione e sostegno.

Fra queste il progetto di legge di iniziativa popolare promosso dall’ANMIL.

Si richiama l'obiettivo di una ampia riforma dell’assicurazione del rischio lavorativo, per dare piena efficacia legislativa al principio della completa presa in carico del lavoratore rispetto ai rischi professionali.

Va ricostruita una coerenza complessiva di sistema, oggi venuta meno, per avere una risposta positiva all'infortunio, nelle varie fasi, dalle prestazioni terapeutiche e riabilitative, al reinserimento sociale e professionale, alle forme eque di indennizzo e di rendita.



A tutela del bene comune e fondamentale del patrimonio di salute dei cittadini, si considera l’assicurazione del rischio lavorativo come una assicurazione generale, da estendersi a tutti, lavoratori privati e pubblici, civili e militari – naturalmente con la necessaria flessibilità gestionale.



Deve essere assicurata più attenzione ai familiari superstiti con interventi immediati per alleviare il loro disagio, soprattutto verso i giovani. Oggi non è così. Passa troppo tempo prima che sia garantita una rendita ai superstiti(mediamente 14 mesi) durante il quale la famiglia della vittima rimane senza risorse.



In sintesi: la battaglia per la prevenzione degli incidenti sul lavoro, per un ambiente di lavoro e di impiego più sicuro e salubre, deve riunificare la lotta alle nocività del lavoro, per la prevenzione, per la solidarietà alle persone colpite ed ai loro famigliari, con la rivendicazione di una salvaguardia generale dell’ambiente.

Non è possibile difendere la salute sul posto di lavoro e, nel contempo, lasciare che i danni ambientali, prodotti da questo tipo di sviluppo, si diffondano e si aggravino.

Il partito deve riprendere una lotta per l’ambiente in senso generale per cambiare il "come" si produce ed anche mettere in discussione "cosa" si deve produrre.



Non si tratta solo di imporre minore nocività ma di perseguire un modello di sviluppo che minimizzi l’irreversibilità e i costi dei danni ambientali, unificando sostenibilità ambientale a sostenibilità sociale, coscienza della responsabilità dell’uomo verso la natura e coscienza della centralità del lavoro nella società.

giovedì 9 dicembre 2004

Dopo il Congresso, a Bologna, nel 2004.

Democratici di Sinistra

Mozione congressuale n°3


"A Sinistra per il Socialismo"

9, dicembre 2004


Dichiarazione di Davide Ferrari sull'esito dei congressi di base dei DS e sulla presentazione del Congresso di Federazione fatta dal Segretario Caronna.

"Siamo più o meno al tre per cento, considerati sia i voti nelle sezioni che le adesioni politiche nelle associazioni tematiche.

Non è certo una vittoria ma è una presenza da considerare.

Presero gli stessi consensi,o meno, in congressi passati, proposte diverse come quelle di Bassolino o dei "liberal" allo scorso congresso.

Nessuna di queste mi pare sia stata ininfluente nel percorso del partito e della sinistra.

Abbiamo garantito la presentazione della mozione in quasi tutti i congressi di base. Un record, considerate le forze.

Un impegno serio di valorizzazione della discussione in corso e di rispetto per il partito.

Nelle sezioni dove vi era almeno un iscritto già impegnato nella nostra componente i risultati sono stati assai soddisfacenti, con la prevalenza in quattro congressi, Benzi-Insegnanti, Sabiem-fabbriche, Riale di Zola Predosa e Maddalena di Budrio e percentuali superiori al 10% in molte altre realtà.

Hanno aderito alla proposta della mozione, fra altri, un parlamentare, un consigliere provinciale, e consiglieri comunali di Bologna, Casalecchio e S.Lazzaro.

Considerata la grande diaspora che dal 2001 ha coinvolto tanti compagni che avevano votato per la segreteria di Berlinguer e non hanno più la tessera dei Ds, si tratta di risultati da non cancellare e che sono un contributo ai DS.

Il nosro impegno proseguirà, nel partito ma ancor più nella società civile bolognese, nelle associazioni, per vincere alle regionali e battere Berlusconi, con idee e fatti di Sinistra e programmi che guardino alle condizioni di vita e di lavoro concrte dei cittadini.


Per il congresso della Federazione:

-valuteremo la relazione del Segretario e il dibattito e poi ci esprimeremo sul voto alla sua candidatura.Lo faremo con un atteggiamento di confronto aperto e costruttivo.


Per quanto riguarda il superamento del congresso per mozioni per noi il problema è malposto e non esiste.

Si è dovuto fare, inevitabilmente, un congresso per mozioni, vista la proposta Fassino di una Federazione riformista e la non accettazione della proposta anche nostra, di una discussione politica distinta dalla elezione del Segretario che andrebbe-per noi- riportata al Congresso nazionale..


Siamo i primi a volere ed a chiedere quanto prima un vero congresso programmatico del partito, e in quella sede ci si esprimerà a tesi.

Se ivece si intende chiedere il superamento delle componenti organizzate nel partito, chiarito che apparirebbe bizzarro e autoritario farlo dall'alto di un consenso così vasto per una componente, quella di maggioranza, la quale non può certo chiedere mani ancora più libere, diciamo che dipenderà dalla linea politica che il compagno Fassino porterà avanti. Se vi saranno fatti nuovi e positivi il dissenso non si cristallizzerà certamente, se così non sarà e'' evidente che le posizioni resteranno distanti e quindi organizzate.

Abbiamo fatto due proposte che vogliamo siano discusse a Bologna, una per la sicurezza nei luoghi di lavoro, con un vero e ampio contributo di programma, l'altra per un documento unitario sulla situazione locale che contenga l'impegno alla partecipazione politica che vi è stata in campagna elettorale, contro il carovita, per bilanci degli Enti Locali rivolti ai servizi sociali, all'infanzia-quindi- e agli anziani.

Giudicheremo il congresso di Bologna e la proposta del segretario, per quanto ci riguarda, anche a partire da come si risponderà a questi temi che abbiamo posto.


Con i compagni della mozione 2, "Mussi", auspichiamo, puramente e semplicemente di lavorare assieme, il più possibile.

Le condizioni ci sono, discutiamone e andiamo in questo senso."