sabato 30 luglio 2011

Nozze gay. Turismo obbligatorio.

Matteo e Matteo. Cavalieri e Giorgini convolano a giuste nozze. I blog rimbalzano la notizia delle prime nozze gay italiane, a New York. E' un capitolo di una serie di prime nozze. Già annunciato, sempre da Bologna, un'altro viaggio matrimoniale: Sergio Lo Giudice e Michele Giarratano, presto a Oslo, 2000 chilometri per avere il diritto di dirsi sì. Un turismo matrimoniale in pieno sviluppo. Forse, per le coppie alla fine dei conti può risultarne un risparmio: la luna di miele tutt'uno col nozzo. Ma sono guai per la bilancia dei pagamenti, Tremonti dovrebbe reagire e lo Stato Italiano riflettere. Esportare cittadini, per una delle cose più naturali in vita, è il segno di una arretratezza che la nostra società non merita. Lo Stato, appunto. Da noi è una categoria liquida, se non gassosa. Qui le colonne di acciaio sono sempre state altre: il confessionalismo, il particolarismo, persino l'antagonismo. La statualità scolorisce, con i doveri ed i diritti. Le conquiste civili si attendono, da decenni, e la laicità è un lusso di pochi, incattiviti dalle sconfitte. Non meraviglia che su questi temi il confronto diventi scontro. Chi non è considerato un cittadino, ma un bizzarro accessorio o peggio, non può ammettere duttilità ai suoi rappresentanti, esige invece granitica durezza. “Gli altri di là, noi di qua”. E' qui la radice della vicenda della mancata presidenza a Silvia Noè in Regione. I muri si superano, le culture si mescolano, sulla base del rispetto. Se manca, tutto scivola nell'inaccettabile. Noè e Garagnani, Buttiglione e Giovanardi, piacerebbe un dì, trovarsi testimoni con loro ad uno di questi sposalizi. Fino a quel momento ogni vicinanza, per qualcuno, è sofferenza, è legittimazione dell'ingiustizia. La politica, la nostra, non può tardare oltre nell'accorgersene.

"Il contrario" Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna
30 Luglio 2011

giovedì 28 luglio 2011

Al sole e ai flash. L'amore di Barbara e Pato.

E' notizia fresca. Nello yacht, Barbara Berlusconi e Alexandre Pato esibiscono ai fotografi un amore incondizionato.

Sono lontani da occhi indiscreti, dicono le didascalie degli innumeri scatti. Come i famosi di quell'isola dove si passa la prova del digiuno e della solitudine selvaggia alla luce di mille riflettori, i due ragazzi non hanno paura di esporsi. Fra bodyguards e paparazzi nautici sono a loro agio come ai mortali capita solo nelle usuali stanze domestiche.

Si avvicina la trasferta del Milan a Pechino ma Barbara è più importante per il giovanissimo campione. Per Lui, Lei ha rinunciato a un lungo amore con il padre dei suoi due figli. Insomma è una cosa seria.

Ne siamo lieti. La vasta pubblicità impedirà di dover inseguire Fabrizio Corona per evitare scoop non graditi. Tutto per il meglio. La storia ci ricorda un antico amore tra una miliardaria e un calciatore. Anni '60, la contessina Giovanna Augusta, erede di elicotteri e moto imbattibili, e il footballeur Josè Germano, anche lui brasiliano e del Milan. Una love story, quella, forse, più trasgressiva, coraggiosa per l'epoca e il colore della pelle dell'attaccante. Babbo Agusta era contrarissimo. Dai e dai la famiglia elicotteristica e l'implacabile logica delle cose ebbero il sopravvento. Germano dopo un breve matrimonio tornò in Brasile. Gli impegni coniugali e mondani, le liti che possiamo supporre, la cattiveria del popolino, tutto congiurò. I gol smisero di arrivare, la carriera divenne un rimpianto. Si rifece una vita in una lontana fattoria. Chissà se Pato ama la campagna? Oggi il connubio fa meno paura, veline e calciatori sono nella vita di una lunghissima serie di buone famiglie. Pato, inoltre, pur ancora giovanissimo, sembra più forte del povero Josè. I baci e le carezze lo distrarranno ma il suo talento è tale che ne resterà a sufficienza per confermarsi campione. Almeno lo auguriamo. Il babbo di Barbara ha ben altri problemi e tanto da farsi perdonare. Non cercherà su Google terreni coltivalii per evitare che Alexandre diventi suo genero.

Nonostante lo yacht galeotto navighi, così ci informano, prodighi, i rotocalchi:”nell'azzurro mare della Costa Smeralda, di fronte a Villa Certosa”, anche il bunga bunga non dovrebbe essere un problema. Pato è troppo giovane per essere invitato. Lo terranno alla larga. Maschi sotto i '70 in certe ville, Nicole non li fa entrare.



Mala Lingua
rubrica di Davide Ferrari
su "Sardegna quotidiano"
28 Luglio 2011

sabato 16 luglio 2011

"Tutti i dubbi nel galeone"

Il “nuovo” palazzo del Comune di Bologna ricorda un galeone.
L'ala che lo sovrasta è bella, non leggera però, è la vela di una nave da carico, non l'agile tela di una feluca.
Il resto è moderno, e banale. Non brutto, nemmeno bellissimo.
Fu Guazzaloca a credere molto nel progetto, nell'idea di farlo subito, in fretta e in un posto visibile. Doveva sfidare i secoli, cambiare l'immagine di Bologna, troppo rotonda, immobile come un certosino nello stomaco.
Fare, fare, fare! Progettare insieme con il privato esecutore, coordinarsi, coinvolgere i dipendenti e magari anche associazioni dei futuri utenti-clienti (cioè tutti noi)? Tutte ubbie, parevano. E’ sortita un'opera di rilevanza, probabilmente sana nel grosso, in forse nel dettaglio. Un dettaglio che però determina se in quel palazzo si può lavorare senza rischio.
Il Sindaco ha fatto benissimo a sospendere il lavoro negli uffici. Certo, un atto così evidente di responsabilità si è tagliato alle spalle tutti i ponti di una gestione silenziata, rassicurante, omertosa della vicenda. Ora tutti vogliono sapere. Si può stare tranquilli? Si può respirare e bere senza timore? "Legionella?" "Saranno stati i militari. Provano la guerra coi batteri!" Così due anziane signore, nel Bus. Colpo di calore? No è la normalità dell'oggi. Si sbriglia, si svola. Se si scoperchia una paura.

L'Unità Emilia-Romagna
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari

“Soffriamo: è vacanza”

La vacanza dell’oggi, tutti lo sanno, è breve, si alterna al lavoro, non lo cancella. Dura due giorni, anche poche ore. Mordi e fuggi, si dice. E chi i denti non li ha più? Essere d’età e imitare i giovanissimi: un dovere, una necessità. Per loro erano le transumanze orarie, il nomadismo del weekend. Oggi, i soldi sono a zero, il ritmo inesorabile, il soffio bruciante della vacanza breve tocca a tutti. Le ore della partenza, il consumo sfrenato dopo l’ammaraggio, le tristi considerazioni sugli euro andati in vapore, la ricerca di un po’ di sonno, il pomeriggio, se le veneziane si chiudono, la sera, la notte, le zanzare, il rientro. Ogni tappa, un martirio, come nelle Stazioni della Via Crucis.

Io posso vantare flagellazioni ulteriori. Il vicino d’ombrellone creativo: “Ferrari: se aumentassero lo spessore del vetro delle bottigliette di Coca Cola? Mettere meno bevanda e abbassare i prezzi. Contro la crisi. Le che ne dice?”

E’ un baby boomer, si sa, a loro l’infanzia non termina mai.

Le nostre compagne hanno i figli lontani, non sono nonne, ancora, ritornano mamme con noi. Ci danno i tempi.

Proviamo a resistere. “No, io fino a che non ho tolto tutta la sabbia fra le calze e le scarpe non mi alzo. Vai pure tu se vuoi”. E’ la più intima nostra necessità, seduti nella linea assolata fra la spiaggia e le mattonelle del viale. Se non la capisce a che servono le gioie famigliari?

Ci vendicano le loro amiche. Lettrici di “ Chi” e di “Novella”. “Hai saputo? Peperlizia Ponti era la figlia, e per quello hanno chiamato così...”

E’ pizza sul lungomare. La sera. E’ già l’ora di decidere la via del ritorno.

Quando rientrare? "Lascia stare. So io come si fa" . Sarà Autostrada, 42 gradi. Fermi. “Dai, non potevo saperlo. A tuo fratello, la settimana scorsa è andata peggio!”

Solo a casa la pace, o quel che le assomiglia. La dieta.

Un bicchierino di birra analcolica, un pasticcino all'aspartame, un purè di frutta tropicale inscatolato in Macedonia (e dove se no?), e a cena 2 o 3 Hamburgher surgelati del discount...la vita non è poi così brutta.

Però i vicini di casa, più ricchi, più oltre di noi- mi dici- andranno –per quindici giorni!- in vacanza. In un castello, ad ascoltare Cacciari e Monsignor Ravasi. In questo Luglio. Aveva ragione Calindri, in quel Carosello, magnifico leggere il giornale, seduti in mezzo al traffico cittadino.


"Sardegna. Quotidiano", 16 Luglio 2011
www.davideferrari2000.blogspot.com

sabato 9 luglio 2011

I rifiuti e noi.

Arrivano. Sono i rifiuti, sono di Napoli. Noi, dell'Emilia-Romagna li prendiamo. Noi siamo italiani.
Mi dispiace per Beppe Grillo, ma non siamo uguali agli altri. Gli altri, quelli di Napoli non li vogliono. Noi non li vorremmo ma facciamo il nostro dovere.
La Lega? Non è vero sia contro i rifiuti. Lassù hanno macinato di tutto e molto hanno mandato, di proprio, qua e la'. Non vogliono i napoletani, questo è il punto, e non si sa mai che, accompagnando le ecoballe, non ne arrivi qualcuno anche qua.
Il PDL? Al Sud dice che è colpa del Nord, al Nord che è colpa del Sud. Sperano che nessuno, e dal Nord e dal Sud, vada al mare nelle stesse spiagge del Centro, se no son dolori.
Partiti minori? Opinione “Non pervenuta”, come si diceva per le temperature degli osservatori meteo più lontani o distratti.
“Noi ci prendiamo il rusco, ma tanto poi i marucain mica ci votano. Tutti democristian, tutti dietro al prit.” E' Tugnen al “Benassi”. L'ho svegliato. “Tugnen, ma a Napoli vinciamo noi, più o meno, e la DC non c'è più”. “C' hai ragione, oggi c'è Berlusconi. Lui i sacchetti li metteva ad Arcore. Ma le ville sono piene di Ruby, e come fa?” “Intanto-sibila una signora al bar- l'immondizia la sentiremo noi. Con questo naso!” e se lo stringe, tra pollice e indice.
“E' di origine barese”, m' informano subito, i maliziosi. “Di Forza Italia: da sempre”. Lei, con, Napoli non c'entra.

Il contrario
rubrica di Davide Ferrari
l'Unità Emilia-Romagna

Tute blu e grembiuli verdi.

"Omsa che gambe!". Era Carosello, la mite pubblicità dell'Italia del boom. Si scopriva la bellezza del consumo e si strizzava, un poco, l'occhio. Oggi l'OMSA è un simbolo della crisi. A Bologna, la Festa dei 110 anni della Fiom, con Santoro, ha invitato le operaie OMSA di Faenza. Le tute blu abbracciano i loro grembiuli verdi. Qualcuno ha paragonato l'OMSA alla Fiat. Entrambe hanno usato la delocalizzazione "contro" i lavoratori. Alla Fiat, come minaccia per accettare un lavoro a condizioni peggiori, all’Omsa come motivo per chiudere, tout court. In Emilia siamo abituati a conflitti mediati, dove lungimiranza e riformismo sono resi possibili da un welfare generoso e intelligente. La Festa Fiom è una vetrina di contrasti. Spesso il carattere di questo sindacato porta a dissonanze con chi rappresenta politicamente lo stesso mondo. Cerchiamo, tuttavia, di guardare in faccia la realtà. I precari, certo, i giovani, i "differenti". Non solo. E' la struttura del lavoro, civile e dignitoso, che scricchiola e cede. Le vie più adatte per assumere il tema, senza minoritarismi, si vedranno. Intanto aprire gli occhi. Questa Festa parla a noi, alla città ed all'Emilia.


"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna
18 Giugno 2011

sabato 2 luglio 2011

Tremonti per noi. “Disparo” e antipatico.

L’Emilia-Romagna , questo fortunato diagonalone, da Rimini a Piacenza, ha
l’abitudine di organizzare servizi molteplici e costosi.

Qui le Leggi Finanziarie si sentono. Forse per questo, a sentire le voci nei capannelli di piazza, il Ministro Tremonti e le sue sorti non ricevono le medesime simpatie che invece i giornali del “rigore a tutti i costi” scrivono di registrare.

“E’ un eroe” –dicono- “che volete di più? Diserta i “bunga bunga”. Addirittura è alternativo a Berlusconi”. E’ un vizio, ammettiamolo, noi al suono del nome del Ministro pensiamo subito alla scuola avvilita, al tempo pieno dimenticato, alle liste di attesa.

Le sue lenti umbertine , la sua erre aristocratica non bastano a rassicurarci. Dove altri vedono la ferrea logica noi vediamo l’astuzia, dove si descrive la sapienza noi leggiamo l’insidia.

Sarà questione di pelle. Saremo noi a sbagliare.

Tuttavia la “manovra” ultima ci conferma la nostra avversione.

Pagheremo, e di più pagheremo quando al Governo ci sarà, forse, qualcun altro. E’ una finanziaria testamentale, fatta da un padre che odia gli eredi. Già lo vediamo, riconciliato con gli stracquadani ed i quagliarielli, aizzare gli scontenti dei tagli ai servizi dei Comuni, già sentiamo la sibilante pronuncia con cui martirizzerà il successore.

Ha studiato da scienziato, sulle sudate carte l’ombra della gloria di Quintino Sella e di Luigi Einaudi, ma la vera vocazione era quella di un Ministro arrangione e “disparo”. Nel suo girone troverà finanzieri borbonici e romani, non illuminati di Baviera o ufficiali di stato savoiardi.

Lo chiedessero a noi le malebolge sarebbero quelle più nere, quelle dei senza pietà, peggio quelle degli antipatici.


"Il contrario”
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna
Sabato 2 Luglio 2011

lunedì 13 giugno 2011

Un'Italia più pulita, più libera, più pubblica.

"E' un giorno, questo, che ricorderemo. Hanno
vinto i cittadini. Si deve sperare, ci si può impegnare per
un'Italia più pulita, più libera, più pubblica"."Le
conseguenze politiche, dopo questo voto e le recentissime
amministrative, sono altrettanto chiare. Silvio Berlusconi
non ha il sostegno dei cittadini. Il suo Governo è un
residuato della fase precedente, sorretto solo da interessi
economici e personali. L'Italia vuole sbarazzarsene, al più
presto".

Davide Ferrari, nota stampa.

sabato 11 giugno 2011

"Smettila, parliamo davvero di scuola".

La scuola. Non c'è nulla di più distante dalle menti di chi “è” qualcuno, anche in politica. Te ne occupi per anni e nessuno, nell'ambiente, lo sa. Tuttavia, con un ciclico andamento, che segue il ritmo delle macchie solari, c'è un argomento che trasforma tutti in appassionati, tutti in sapienti. E' il tema del confronto, o del dissidio, pubblico-privato, laico-ecclesiale. Giungi al colle Vaticano e tutti vorranno dire la loro.

Guardiamo in casa nostra. Una stimata opinionista liberal ha scritto che siccome Piero Fassino, che è venuto su bene ed ha anche vinto le elezioni a Torino, ha studiato dai Gesuiti, bisogna finanziare a Bologna le scuole promosse dagli Enti religiosi.

Dall'altra parte, più numerosa, chi guarda ai genitori in movimento, ha la sentenza sulla bocca. L'articolo 33 della Costituzione impedisce un solo soldo ai “privati”. Tutto il volume di fuoco si scarica sull'avversario senza alcun riferimento ai bambini ed alle loro famiglie.

A Settembre, o il Comune proroga alle private paritarie,convenzionate con lui da quindici anni, il pattuito oppure è in forse l'anno scolastico per un terzo dei bimbi da 3 a 6 anni. Interessa?

Arriva la terza ondata di tagli alla scuola pubblica. Questa volta la nostra scuola per tutti diventa un ricordo. Interessa? Come si vede le colonne d'Ercole dove passare sono già altissime e sempre più strette. Anche un pubblicista in carriera, anche un politico emergente deve avere un cuore. “Dai smettila, parliamo davvero di scuola. Parliamo dei tuoi figli”.

"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna

Referendum

 
Sei qui con me, la polvere non
lascia la strada, i libri, la sedia,
il legno della finestra
Sei qui, chiedi del voto,
la primavera è muta,
stretta dei soldi da dare
tutta la notte la testa fra le mani.
Chiedi del voto, come se
nulla fosse più lontano
e pure il tuo sguardo
ha svoltato, dicono
non c'è nessuno da odiare
nessuno felice da invidiare
tieni gli occhi bassi, dicono.
E tu, ed io, senza dare
la mano a nessuno.
 
L'acqua, la forza, la legge,
quello che deve
fare chi tutto può
fare, lascialo sul tavolo
della mensa dicono
nelle carte piegate
sul banco della cucina
lascialo dove tu sei
con Dio e il cielo, le
striscie gialle e le nuvole,
e tutto lascia a chi ha.
 
Io credo che un giorno
senza che sia più lenta la pena
senza speranza, con la testa
che è come è rimasta
dirò di no, e tu con me
guardando i miei pensieri
che tempo e tempo
non ti dicevo, e andrò
 
Io a votare per l'acqua mia
già sporca di un sale che uccide
io a votare perchè il motore
giri senza tagliarmi il petto
io a votare perchè il ludro
abbia la stessa legge, io
senza lasciare una pena
senza speranza, con la testa
che è come è rimasta
io, muovo il braccio
ed il fianco, io andrò.
 
Davide Ferrari

giovedì 9 giugno 2011

Scuole dell' infanzia paritarie convenzionate e Comune. Parole chiare.

"Le convenzioni fra il Comune di Bologna ed alcuni Istituti scolastici paritari riguardano esclusivamente le scuole dell'infanzia. In questo settore l'offerta 'privata' paritaria e convenzionata copre una significativa percentuale, senza la quale sarebbe del tutto impossibile garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini una scuola dai 3 ai 6 anni. È evidente che se il Comune interrompesse i suoi contributi tali scuole non sarebbero in grado di aprire per l'anno scolastico 2011-12. È quindi necessario, nell'ottica di mettere i bambini e le loro famiglie al primo posto, prorogare l'attuale convenzione in essere, per aprire il nuovo anno scolastico.

I cittadini e le associazioni promotori di un referendum contro i finanziamenti comunali pongono temi e punti di criticità che vanno verificati, senza negare o offuscare, peraltro, i risultati positivi in campo educativo che la lunga esperienza di convenzionamento ha saputo realizzare. Nell'anno di proroga riteniamo opportuno che, con l'impegno del Comune, si dia vita a un tavolo che possa verificare tutti gli aspetti della questione, con la partecipazione di tutti i soggetti interessati".


Così abbiamo scritto oggi Graziella Giorgi ed io, per il PD di Bologna.
Poche parole, mi sembra chiare.
Stava e sta montando invece un dibattito che non aiuta, fra chi rivendica le meraviglie dell'educazione religiosa per crescere laici moderni e chi dice no ad ogni finanziamento, anche se da vent'anni il Comune ne da a chi assicura un terzo dell'offerta di scuola dell'Infanzia. Da qui bisogna partire. Una questione delicatissima per i rapporti politici e sociali, a Bologna come in tutt'Italia. Per affrontarla partiamo dai bambini che devono avere una scuola alla ripresa dell'anno scolastico.

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sabato 4 giugno 2011

Bologna, il lavoro, lo sguardo di chi ci rimprovera.

Bologna era equilibrio. Sviluppo, occupazione, redditi buoni, certo, ma soprattutto equilibrio.

Una presenza nel lavoro delle donne e altissimi livelli di occupazione, un rapporto non interrotto con la campagna ed una rete di fabbriche e fabbrichette, solide, capaci di brevetti, nella meccanica soprattutto.

Macchine per fare macchine, dove si applicavano operai e tecnici di buona e buonissima preparazione.

E poi il corollario intelligente della libertà del lavoro: l'urbanistica regolata, una socialità ed un consumo culturale proverbiali, i nidi, le scuole per l'Infanzia, il tempo pieno, l'Aldini-Valeriani e l'Università più aperta, a poco a poco.

Cosa resta di tutta questa Bologna? Inutile citare tutte le stazioni della Via Crucis, sgranare il rosario di ciò che fa luce e di ciò che si è spento. L'allarme è per una perdita che si sta accelerando: la crisi si sa, e il pensare a salvarsi invece di reinvestire. Saremo ancora una città che produce oppure un'escrescenza di ceti parassitari, in un'età -peraltro- senza più opulenza?

Passato il voto, che ci ha riunito, camminiamola, oggi, Bologna, mentre monta la polvere del caldo. Altri distretti, altre economie, potranno impiegare le braccia e le menti di chi ci saluta senza troppe speranze, di chi ci rimprovera-senza nasconderlo- che le nostre generazioni hanno avuto di più? Non allunghiamo il passo, per correre dietro al crepitio delle beghe. Camminiamo, veloci abbastanza per fare, lenti a sufficienza per discutere, per dialogare.



L'Unità Emilia-Romagna
"Il contrario”
rubrica di Davide Ferrari

martedì 31 maggio 2011

Giovanni Giudici.

Giovanni Giudici, il poeta. Lo accompagnavo, nelle sue visite a Bologna, sotto braccio. Si muoveva a passi piccoli, incerto già allora, primi anni '90, del suo tempo futuro. Un giorno il cammino iniziò dall'albergo, fece sosta al Gramsci, in via Barberia, per mandare un Fax a Grazia Cherchi, poi, lo spazio di un cortile da attraversare, si concluse da Michele Serra, nella redazione di Cuore.
Il fax conteneva un pezzo di una poesia nuova. Me lo aveva letto in Hotel e voleva il giudizio mio e poi della Cherchi, mi disse, scherzando. In un incastro di linguaggi disegnava, quel frammento, l'intero simbolo di una educazione cattolica.
Era il ricordo dell'ammonimento di un confessore di collegio, una bonaria e dedita autorità, teso a spiegare che " piccirì vui non avite a ragionà co a' capa vostra" per non disperdere le fallaci menti giovinetti nei misteri della transunstanziazione, il farsi vero sangue e vero corpo di quel vino e di quel pane nel miracolo della Comunione..
Erano versi belli, gli dissi, unendo al giudizio qualche racconto su Lutero e Zwingli- la strana bestia protestante lo interessava. Giudici era contento. La vecchiaia lo spaventava e la morte. Ma l'età gli faceva gli occhi piccoli, capocchie di spillo, diamanti dell'intagliatore. La sua arguzia era arricchita dallo sguardo in attesa. Chiudere, sentenziare con un sussurro, ridurre l'altro a oggetto, sapeva farlo e lo faceva. Ma la superiorità appena esibita si fermava, poco dopo, con gentilezza, con l'eleganza di ascoltare.
A Serra consegno' un foglietto, versi o definizioni, credo, e mi presento' a Lui, che conoscevo, come "Il Ferrari", uno caro a Lui e che gli voleva bene, ma non comprendeva appieno la sua grandezza, non lo collocava come meritava. Dove? Non negli organigrammi di una conferenza. Tante ne tenne, a Bologna, con Casadeipensieri e con il Gramsci in quegli anni. No, la collocazione imperfetta era quella alberghiera. Giovanni lamentava l'Hotel ("bene , ma per una notte sola, non più") o la ristorazione ( "astice era, non aragosta").
E chiedeva fino a provocare la pazienza ntizia del compenso, sempre limitato per altro, unendo l'insistenza con l'elenco di beni e sostanze che gli arrivavao, o non gli arrivavano, in quel periodo, articoli per i quotidiani, un'incarico assessorile, nella terra natia, dove stava completando il ritorno proprio in quel mentre.
"Io assessore? Per prima cosa ho detto alla segretaria di rispondere alle lettere solo dopo 60 giorni, così buona parte avrà già desistito. Una replica? altri 60 giorni..."
Invece era un uomo preciso, aveva sempre lavorato per vivere. Era arrivato alle grandi amicizie, quelle dell'Olivetti, Pampaloni e Volponi, quelle di Milano, Giansiro Ferrata, dal "basso" per così dire, affermando in quei cenacoli, negli anni, dopo lavori di ufficio e di redazione, un'inaspettato, assoluto talento di poeta. La sua poetica , che iniziava da una ricercata familiarità con il linguaggio di Saba, comprensibile, nel secolo per i temi ma distante da sperimentalità chiuse, si era arricchità di una pluralità di riferimenti, di prove di erudizione e di memoria. La sua vicenda intima, la mancanza del padre, l'educazione nella terra a lui straniera di una religione, l'aspirazione alla pace e alla giustizia, si ritrovavano nella sua "vita in versi", con uno stile riconoscibilissimo, sempre, avvicinabile, chiaro ma ricchissimo di difficili svolgimenti. Giudici, a me così appariva: il modo aristocratico, la vita borghese, l'aspirazione egualitaria del popolo. e queste classi in conflitto, impastate invece in un'unica personalità lo rassomigliavano a una città com'era ancora Bologna, allora. Gli piaceva e a molti, e bravi poeti di Bologna, piaceva Giudici. Poeti come Alberto Bertoni e Giancarlo Sissa. Quando Paolo Volponi mi dette il suo numero di telefono, ed inizio' un rapporto frequente fatto prima di particolari organizzati e poi di lunghi dialoghi su tutto, la traccia di una conoscenza si uni' a quella viva con questi poeti e con la città.
Un poeta senza scuola, ma con tanti allievi fedeli, in una città distante dalle sue rive liguri e dalle città del suo lavoro, Roma, Ivrea, Torino e Milano.
Una città dove i poeti fra i due secoli non hanno fatto manifesti, non hanno dato troppa mostra di se' ma dove la ricerca di uan qualità vera della parola, senza grido e senza voglia di troppo dimostrare ha condotto molte volte a Giudici.

lunedì 30 maggio 2011

E' svolta.

E' svolta. E' svolta vera. E' sconfitto il più pericoloso regime antidemocratico che l'Italia Repubblicana abbia conosciuto. Berlusconi, che non ha maggioranza politica in Parlamento, si deve dimettere. Lavorare da oggi per un grande schieramento di rinascita costituzionale.

sabato 28 maggio 2011

Prima di tornare nella vecchia bottiglia.

Bologna democratica non si tiene più. Ci davano per agonizzanti siamo ridiventati esportatori di libertà, scivolavamo tra i provinciali, siamo internazionalisti. Prima il Pullman a Milano per aiutare Pisapia, ora il Sindaco Merola che va in Abruzzo a sostenere la parte giusta nei ballottaggi.

Se in Islanda hanno bisogno, eccomi pronto! C’è chi si adonta e chiede sobrietà, anzi ci chiede di camminare a occhi ancora bassi. Ma lasciamoci vivere! Abbiamo nei denti ancora i fili della cicoria, perché non ci lasciate allargare un po’?.

Certo potremmo andare più vicino. A Rimini c’è il nostro Gnassi che combatte. Ma, in fondo, a Rimini ci andiamo sempre. Che souvenir potremmo comprare? E per vedere le turiste è troppo presto. Allora meglio sognare. Propongo che Maurizio Cevenini raggiunga il Chapas per insegnare al Subcomandante Marcos a dipingere il passamontagna con i colori della squadra locale. Propongo che Zacchiroli raggiunga la Puerta del Sol per dare il cambio agli “indignados” più provati. E Amelia, fino ad ora ristretta nell’ambito dei the casalinghi? Si dedichi al soccorso in alta quota ai contadini andini in lotta. Il tappo è saltato, zompiamo da un qui ad un la’, ovunque serva il raggio del nostro modello. Prima che ci rinchiudano. Dentro la vecchia bottiglia.

“Il contrario”
di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna

giovedì 26 maggio 2011

Giovanni Giudici

E' morto Giovanni Giudici. Una ventina d'anni fa siamo stati amici. Per un breve periodo amici veramente. Forse ho sbagliato davvero tutto. La passione per inseguire ogni frammento dell'impegno politico...la vita non può diventare due vite..quanto tempo avrei dovuto dedicare alla sua vecchiaia ironica, capocchia di spillo, diamante del tagliatore... invece ho perduto il mio tempo.. e poi la malattia lo ha sottratto alle conferenze, alla scrittura, alle amicizie. Io ho il suo numero nell'agenda di Volponi, le foto di Pecos, la sua voce in memoria...

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sabato 21 maggio 2011

Via, col vento dei pullman.

Tutto cambia. Dopo la lunga e felice notte di Virginio Merola vincitore, dopo quel primo turno che ha chiuso la partita, noi, i democratici, che prima riconoscevi per le rughe profonde dell'ansia sul viso, camminiamo dando calci ai sassi e fischiettando.

Viaggiamo anche. E' un fiorire di pullman. Si va a Milano, per aiutare Pisapia, si va a Caorso, per dire che il nucleare è superfluo, dopo le 14.000 preferenze di Cevenini.

Persino i critici, i rancorosi, i melanconici, quelli che impazzavano prima del voto, si riavvicinano, o tacciono.

Anch'io andrò via col vento, in pullman. Come da ragazzo. Se evito gli specchietti salendo, quasi quasi mi scordo l'età. A Caorso ci fui, in una marcia dispersa nella campagna, per la pace e contro il nucleare, anni, secoli addietro. Le scelte politiche fondamentali, in Italia, sono come le scorie atomiche: per risolversi impiegano millenni.

Abbiamo molte cose da chiarire e moltissime da fare. Ma il primo che, proprio adesso, me lo ricorda lo fulmino. Ci mescoleremo con gli entusiasti, con i semplici, con quelli che non capiscono il punto? Poco male. Chi capisce sempre tutto spesso è solo più antipatico. Sul cognitivo ha le stesse difficoltà degli altri. Adesso festeggiamo e andiamo avanti. "Allora, zitti tutti, ricordate: 'Non è Francesca'? Dai cantiamo!"

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"Il contrario". L'Unità Emilia-Romagna
Sabato, 21 Maggio 2011

www.davideferrari.org
"comèBologna"

martedì 17 maggio 2011

Da oggi. Grazie ai cittadini.

Virginio Merola è Sindaco di Bologna. Grazie ai cittadini che hanno avuto fiducia e saputo scegliere. Grazie a tutti coloro che hanno comunque espresso il loro voto, una scelta oggi , purtroppo , non più scontata. Da domani si deve lavorare per coinvolgere tutta la città, assicurare un governo buono e vicino, per ridurre i gravi fenomeni di dispersione di forze, di annullamento delle volontà nel rancore e nella lontananza, per far ritrovare a Bologna il suo ruolo in Italia ed in Europa.


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lunedì 16 maggio 2011

Bologna. L'affluenza al voto. Un primissimo commento.

Bologna, affluenza più alta che non alle regionali e in calo sulle comunali. Innanzitutto bisogna ringraziare tutte le elettrici e gli elettori che sono andati a votare. Bologna vuole uscire da una vicenda difficile e dolorosa, che ha inciso profondamente sulla vita e sull'opinione politica della città. Attendiamo lo scrutinio. Una affermazione immediata di Virginio Merola, l'unico fra i candidati che può assicurare un buon governo, stabile ed innovativo, sarebbe importante, non solo per il Pd e per il centrosinistra ma per la città, per ridarle forza e fiducia. In ogni caso è importante, impegnare tutte le nostre energie per giungere, alla fine di questa lunga esperienza elettorale, ad un risultato vincente e positivo per Bologna e per la democrazia in Italia. Apprendiamo, dai dati finora giunti di una vittoria del centrosinistra a Monghidoro. Se confermati, è una ottima cosa per i cittadini del Comune, governati fino ad oggi da una aggregazione leghista e di destra. Sia permesso dirlo, una piccola "scaramanzia" positiva per il risultato che attendiamo.

Dichiarazione a Radio Città del Capo, DIRE, Corriere di Bologna e L'Unità, lunedì 16 maggio, ore 17,15


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sabato 14 maggio 2011

A partire dal voto.

Si vota. Partiamo da qui. Ancora oggi, alla vigilia, sono non pochi quelli che stanno pensando se recarsi alle urne oppure no. La politica conta sempre di meno, i suoi costi sono sempre più gravosi e inutili, in tasca gli euro sono pochi, quindi, che farne? E poi c'è Bologna. Ce l'ha detto anche Report: più che Cinzia non meritiamo. Troppe ne abbiamo fatte. In tanti, da destra e da sinistra, c'è l'hanno ripetuto. E quando, con le primarie, abbiamo reagito, i più forti di questi tanti hanno cominciato a bombardare. "Ogni giorno banderillas nella pancia del toro, così, anche se vince, avrà bisogno di noi". Il toro sarebbe il PD. La fanghiglia del pressappoco, del superbo nulla, ogni giorno, per la sola colpa di essere rimasto l'unico partito, lo colpisce. Ma me lo avvicina. Scordo le irresolutezze, le piccole trame, gli sguardi di qualche yes man. Penso a questo Pd come lo scoglio ancora sopra il livello dei flutti. Defluendo dalle piazze, importanti, di questa campagna elettorale avrei voluto prendere sottobraccio tutti coloro che dubitano del voto e parlare. Non smettere di parlare. Come se il fiato del civile conversare avesse il potere di scuotere, di spazzare la polvere dai cuori. L'urlo della Lega, l'esibizione del male, ci vuole muti. Vieni parliamo, ti accompagno ai seggi.

"Il contrario”
L'Unità Emilia-Romagna, 14 Maggio
www.comebologna.blogspot.com



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