venerdì 22 marzo 2013

Referendum e scuole dell'Infanzia. E' lo Stato il latitante.


Il 26 Maggio si avvicina. A Bologna si voterà per il Referendum sulle convenzioni fra il Comune e le scuole paritarie.
Io non sono cattolico, non ho particolari relazioni nelle scuole paritarie, ma continuo a non essere convinto, non dai valori, che sono i miei, ma dalla scelta politica dei referendari.
Si dirà che le convenzioni dividono , anche se si fanno da vent'anni e con qualche profitto per la qualità della scuola di migliaia di bimbi. Il Referendum, però, ha moltiplicato la divisione, ha tracciato un solco profondo fra i migliori Enti Locali che, in tutta Italia, Puglia di Vendola compresa, cercano un rapporto con tutte le scuole, paritarie comprese, e una parte dei movimenti ed anche del corpo insegnante della scuola pubblica.
Quel solco andrà colmato e ponti andranno gettati, prima possibile.
La realtà aiuterebbe.
Il Comune di Bologna non toglie nulla alla scuola pubblica, anzi spende come nessun altro per le proprie scuole e per le scuole statali.
Spende oggi come non ha mai speso, neanche ai tempi d'oro dei grandi Sindaci Dozza, Fanti, Zangheri e Imbeni.
Ci sono mille cose che non vanno , ma perchè qui si fa.
E' lo Stato il grande latitante. E senza un maggiore impegno dello Stato l'offerta di scuola pubblica non può aumentare.
Urgono molti più "posti" realizzati o pagati dallo Stato.
Questa era ed è la vera battaglia da fare. Lo Stato non da a Bologna quasi nulla per l'Infanzia e taglia, e impedisce al Comune di assumere e di spendere. Qui è l'origine delle liste di attesa, non nel nodo delle paritarie.
Qui, non in un disimpegno del Comune che non esiste.
Almeno questo si potrà dire, subito, insieme? Si deve.

"Il contrario", rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R  23 03 2013

sabato 16 marzo 2013

I selvaggi bus.


Alle fermate senza bus, con i passeggeri arrabbiati per gli scioperi all'improvviso, si sono ritrovati a dire No, amministratori pubblici e portavoce dei partiti. E' naturale, è giusto. I trasporti, nella vita quotidiana, sono una dura necessità. Qualunque protesta deve tenerne conto. Ma, sì c'è un ma, la condanna va ribadita-chiara- ma non basta.
Affermatisi nel boom degli anni dello sviluppo e della redistribuzione sociale, come una categoria di “aristocrazia operaia” i lavoratori dei trasporti urbani erano fra le colonne di un sindacalismo forte e consapevole. Poi è caduta, nonostante la resistenza dei nostri Enti Locali, la pioggia fitta della destrutturazione e della precarizzazione, del risparmio a tutti i costi sulla manodopera, la pioggia acida delle “altre priorità”. La responsabilità vince quando ci si sente “importanti” per tutto il sistema. Ma, i trasporti, lo sono ancora? Leggi dopo leggi hanno stabilito: i costi sono troppo alti , bisogna tagliare, competere. Ci pensino i privati o almeno li si imiti. Ma un treno, un autobus non sono merci qualunque, sono i mezzi sui quali un mercato sano dovrebbe poter correre. Hanno una funzione sociale, per l'economia e per la qualità della vita. Sono, poi, l'alternativa, se di qualità, alla dissipazione energetica ed all'inquinamento. Non sappiamo se i “rivoltosi“ credono in queste ragioni. La loro forma di lotta certo favorisce l'opposto, un altro passetto verso il degrado, nell'Italia dei vaffanculo. Ma se ad ogni critica loro rivolta non si unisce il richiamo e l'impegno ad una svolta, il senso del trasporto come bene comune, la risposta sarà generica e debole. Troppo.  

"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R
16 III 2013

sabato 9 marzo 2013

FAST FOOD, DOVE NASCE LA RABBIA DEI SENZA-TUTELA




l“I giovani non hanno voglia di
lavorare”: frase fra le più
ingiuste ed irritanti. questa
espressione eterna , inaccettabile
ma ingenua, in bocca ai più
rancorosi fra i vecchi di ogni
tempo, diventa una offesa se
ripetuta da padroni e dirigenti. Per
i giovani il lavoro non c'è. Quando
lavorano, lo fanno per poco tempo,
per pochissimi soldi, con diritti
deboli e difficili da far rispettare.
Quando tutto è cominciato, la crisi
era sconosciuta, sembrava
inevitabile la prosperità, ci
raccontarono che bisognava
rassegnarsi: mentre l'industria si
frazionava e si delocalizzava,
evaporava, avremmo avuto l'ascesa
di un nuovo proletariato giovanile,
nel terziario più diffuso, di bassa
qualità, in sostanza. I volti allegri
per natura dei giovani al desk dei
fast food parvero raccontare il lato
buono della trasformazione in
corso. Oggi sappiamo che questi
cambiamenti ci hanno reso più
deboli. Non c'è solo la “cattiva”
finanza, contro cui sono tutti
d'accordo. C'è un impoverimento
pauroso della qualità del sistema
produttivo e, nello stesso tempo,
della qualità del lavoro. Mentre ai
tavoli fast crescono i disagiati e gli
anziani, anche qui, nelle nostre
terre più forti, nella catena dei
panini, simbolo di un consumo “a
portata di tutti”e “moderno”, si
affannano e si avvicendano persone
concrete, giovani con poca tutela,
troppo soli. Ora c'è chi, tra loro,
protesta. «Hanno studiato troppo»,
gli rimproverano, «per questo sono
insoddisfatti». Si dice che per
acchiappare più voti bisogna
sapersi presentare, “rinfrescarsi”.
Sarà così. ma è urgente ascoltare,
voler capire, non voltare lo sguardo
al disagio e al conflitto. Cominciamo
da qui 


IL CONTRARIO, 
rubrica di DAVIDE FERRARI
L'Unità E-R 9 III 2013

mercoledì 6 marzo 2013

I funerali di mio babbo, Aldo Ferrari

Mercoledì 6 febbraio 2013, alle ore 15, nel cimitero di Borgo Panigale.




Grazie di essere qui con noi,
innanzitutto un saluto alla zia Nicoletta, sorella del babbo, che oggi è lontana ma vicinissima a noi,  ed al caro zio Serafino, con un amore grandissimo.

Grazie per i tanti messaggi, leggerò alcune parole da quello di Vasco Errani, Presidente della Regione,

"La capacita' di Aldo Ferrari di documentare e interpretare le vicende della citta' di Bologna, da fotoreporter e da giornalista, resta patrimonio della nostra comunita'. Con la sua scomparsa viene meno un uomo e un professionista che e' stato interprete della vita cittadina  impegnato alla guida del sindacato regionale dei giornalisti anche nella tutela della professione";
e da quello, così caro e amichevole di Virginio Merola, Sindaco di Bologna:

“Storico fotoreporter e giornalista, con i suoi scatti ha ritratto la nostra città rianimatasi dopo essere stata vittima del secondo conflitto mondiale, ed ha raccontato le personalità multiple che tra gli anni '50 e '60 popolavano Bologna, da quella sportiva a quella artistica. 
Con la scomparsa di Aldo Ferrari perdiamo un brillante testimone della storia della nostra città. A Ferrari va la riconoscenza di tutta Bologna, non solo per il servizio reso alla città con il suo lavoro, ma soprattutto per l'immenso patrimonio culturale e storico che ha lasciato in eredità alla nostra comunità, donando tutti i suoi scatti all'Archivio fotografico della Cineteca". 

E ci hanno raggiunto le parole di Beatrice Draghetti, Presidente della Provincia, cui siamo grati.

Ringraziamo Sergio Lo Giudice per il suo ricordo in consiglio comunale e per il minuto di silenzio che, insieme alla Presidente Simona Lembi, ha voluto dedicare ad Aldo, per testimoniare, come ha detto, che:
“Oggi il cordoglio della famiglia, a cui ci uniamo, è il cordoglio della città di Bologna per la perdita di un testimone attento e acuto di una parte  importante della propria storia”.
Ringrazio i dirigenti del PD che ci sono stati vicini, nella persona del Segretario Raffaele Donini, che è qui con noi.
Ringrazio tutti i parlamentari ed i candidati, salutando Andrea De Maria, per le sue parole e per la sua presenza qui.
Ringraziamo tutti i colleghi che ne hanno scritto, con affetto, sulla stampa. Tutti li salutiamo nella persona dell'amico, tanto caro al babbo, Luca Goldoni.
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SONO SEGUITI GLI INTERVENTI DI
Claudio Santini- collega e amico, former Presidente dell'Ordine dei giornalisti,
Giovanni Rossi- segretario nazionale della Federazione della Stampa,
Anna Fiaccarini- responsabile della Biblioteca “Renzo Renzi” e dei fondi fotografici della Cineteca di Bologna
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Il maestro Paolo Buconi, violinista, ha eseguito “Sarabanda” di Haendel.
http://www.youtube.com/watch?v=JSAd3NpDi6Q
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Care amiche, cari amici,

Perdere il proprio padre è sentire, immediato, il vuoto dei ricordi non più condivisi nel dialogo, la vita comune non più rinnovata nell’amore, nella confidenza quotidiana.
Per tutti è così. Noi figli  sentiamo, insieme con Paola, la sua compagna di questi anni, il dolore,  la mancanza improvvisa (non importa l’età avanzata, non consola) di una guida di immensa generosità, fino agli ultimi, lucidi giorni.
Un amico poeta, suo collega giornalista, Pier Damiano Ori, ci ha scritto che Aldo era “imponente e gentile”. Un uomo che camminava leggero, senza odi e rancori, lieve nella sua corporeità così massiccia.
Atleta in età giovanile, marinaio sui mezzi d’assalto, visse, poi, lo sbandamento di una fede sbagliata, razionalmente perduta dopo la tragedia della guerra, senza incertezze e senza plateali abiure, perché l'abiura non ha stile e non consente di capire, fino in fondo.
Destinato per tradizione familiare, plurisecolare, alla carriera militare ed all’ingegneria aveva seguito altre ispirazioni, più vicine alla madre, la pittrice Emma Dallolio, alla moglie, Lucia ed al cognato, il nostro zio geniale e sfortunato, Costantino Della Casa, intellettuale influenzato dalla Sinistra.
Si era dedicato ad un mestiere, un artigianato, così lo considerava con rispetto e passione, fare il fotoreporter, correre in Lambretta da un capo all’altro dell’Emilia-Romagna, in caccia di immagini. Dal 1950 al ’60 fu la sua grande stagione di fotografo. Dalle immagini, straordinarie, del Polesine alluvionato, al volto di Ligabue, il poeta folle degli argini e del dolore, diecimila scatti in dieci anni, un patrimonio.
Come hanno scritto Gregorio Scalise e Bruno Stefani l’impronta pittorica, luminosa, nelle sue foto è saldamente legata all’ingegno del taglio, della composizione, e a quel lavoro in camera oscura che produceva, dalla congerie dei “clic”, il capolavoro.
Oggi Aldo è riconosciuto come uno dei fotoreporter di maggior talento e alcune sue inquadrature -lo sappiamo-possono stare nella storia della fotografia italiana.
Anche da giornalista mantenne l’attenzione alla grafica, all’impaginazione. Alcune sue pagine appaiono oggi, ideate ancora per la composizione a caldo e la linotype, moderne, di un’arditezza che stupisce.
Le sue fotografie diventarono invece cronaca della vita personale. C’è in queste “altre” foto un secondo patrimonio che andrà proposto alla conoscenza del suo pubblico, così cresciuto in questi ultimi anni.
Una vita multiforme, vissuta seguendo la brezza della casualità e del talento: Aldo, nei suoi diversi mestieri, l’ingegnere, l’artista.

Tre cose costanti nella sua vita, lo abbiamo ascoltato dalle testimonianze proprio ora,
il lavoro,
la famiglia,
l'amicizia.
Dell'amicizia vorrei dire, in ultimo.
La morte lo ha trovato vivo, appassionato di tutto.
Come facesse a stare nell'attualità senza leggere,
senza aggiornarsi con lo studio,
senza ascoltare musica,
senza guardare film, come aveva il compiacimento di dire spesso, esagerando,
ce lo chiedevamo.
La risposta è che
imparava con gli amici, nella frequente convivialità, che gli era necessaria,
i mitici compagni di scuola, la pluriclasse del Galvani, così la definiva Claudio Santini ironizzando sul numero dei componenti che il babbo citava,
i compagni d'arme e di sport,
i colleghi,
lo “stupidario”, la congrega del buon tempo cui tanto era legato,
le telefonate con il Brasile, con Ial Ceciliato, con Skype, in webcam, due veri “nonni multimediali” così meno soli e uniti sempre.

Un pomeriggio, dall'Università, da  Bressanone, gli telefonai per raccontargli la mia lezione conclusiva di un ciclo sui poeti contemporanei, lo facevo sempre.
Gli dissi che avevo terminato con una poesia-canzone di Roberto Roversi , ben nota.
Gli piacque molto, e lui mi aiutò a capire che parlava anche della solitudine del vecchio, espressa in prima persona,  non soltanto della solita nostra generazione degli anni '60 e '70, come può sembrare,e della necessità e dovere di parlare con gli altri, di ritrovarsi sempre, soprattutto con i più giovani,  i ragazzi,  chi ci segue...

Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando,
in un marzo di polvere di fuoco
e come il nonno di oggi sia stato il ragazzo di ieri
se vuoi ascoltare non solo per gioco il passo di mille pensieri
chiedi chi erano i Beatles

Se vuoi sentire sul braccio il giorno che corre lontano,
e come una corda di canapa è stata tirata
o come la nebbia inchiodata tra giorni sempre più brevi
se vuoi toccare col dito il cuore delle ultime nevi
chiedi chi erano i Beatles

Perché la pioggia che cade è presto asciugata dal sole
un fiume scorre su un divano di pelle
ma chi erano mai questi Beatles
di notte sogno città che non hanno mai fine
sento tante voci cantare e laggiù gente risponde
nuoto tra onde di sole e cammino nel cielo del mare
ma chi erano mai questi Beatles.
(http://www.youtube.com/watch?v=NzF1Vf5Ro9E)

Addio,

con te, babbo, Fiammetta ed io, salutiamo oggi chi abbiamo già perduto, gli altri nonni amatissimi da Elena e Rosa, da tutti noi,  Luisa e Walter Moretti, Luciana e Glauco Cremaschi, e salutiamo colei cui ogni momento ci rivolgiamo, noi, i figli che ti ha dato, la nostra mamma, Lucia.
Ciao , babbo.

sabato 23 febbraio 2013

Il voto e "il Caos".


A ripetere “al lupo, al lupo!” , (quante volte ci è capitato!) anche quando alle viste ci sono soltanto faine e “pungazze”, si sa, va a finire che, quando la “bestia” arriva, le vittime sono divise e disattente. Questa volta il “lupo” c'è e ancora pochi lo hanno riconosciuto. Non è una figura sola della triste “smorfia” dei “leaders” reazionari e dei guru populisti che affollano le liste elettorali. Non è Berlusconi, il falso postino dell'Agenzia delle entrate che vorrebbe i poteri di Mussolini e il pittore del ritratto di Dorian Gray fra i dipendenti. Non è Grillo, che urla verità menzognere che tutti, almeno una volta, abbiamo creduto e molti seguono per la vita intera. La più soave: che “la colpa è degli altri”, che “noi” gente, non siamo e non dobbiamo essere responsabili di nulla e per nulla. Questi, e i minori, sono attendenti, famelici, di un ben più grande “Generale Inverno”. Il nemico è il Caos. Risultato della crisi, della miseria, che ci raggiunge a larghi passi, della sfiducia, il Caos è la fuga dalla democrazia, che, senza speranze condivise che facciano partecipare, diventa un guscio vuoto di leggi e palazzi. Si nutre di ogni cosa, per sconfiggerlo non basterà un voto. Intanto, però, è necessario non alimentarlo, non farlo ingrassare con un voto che non significhi: più giustizia, sicurezza, stabilità, governo. Solo il centrosinistra, solo Bersani possono provare a garantirli. Chi dice : “sono tutti uguali” vuole farci scegliere i peggiori. E, qui, in Emilia-Romagna, sogna, come sempre, di farci diventare una delle tante province arrese dove il lavoro ed i cittadini contano ben poco. Il passaggio dell'Italia è stretto. Decidiamo di essere fra quelli che vogliono tenerlo aperto

L'Unità, "il contrario", 23 II 2013

sabato 16 febbraio 2013

Deregulation all'armeria. Un No per la sicurezza.




Le armi. Al di là di chi ne ha necessità per lavoro, evidentemente piacciono. Altrimenti due parlamentari di Fli, Paglia ed il nostro Raisi, non avrebbero fatto una proposta per rendere più facile, “meno burocratico”, averne una. Deregulation non solo all'anagrafe ma anche all'armeria. “Come?-qualcuno ha chiesto- Di armi in mano ai privati si muore e voi volete promuoverne la detenzione?”. I due hanno risposto: “Sì, ma vogliamo, nel contempo, incrementare i controlli psico-fisici su chi ha un'arma”. Prima gliele diamo, poi li controlliamo. E, spesso, sparano all'impazzata i più insospettabili, i normalissimi. Senza contare gli incidenti, i bambini falciati da un gioco eccetera eccetera. E, soprattutto, perché? Chi sente il bisogno di facilitare una pistola, invece, per dire, di un buon libro? E' vero: la destra moderna e centrista ha fatto una lunga marcia di cambiamento ma, nei punti sensibili, evidentemente scatta la vecchia cultura come un coltello a serramanico. Inutile ironizzare, tuttavia. Interessa maggiormente riflettere sulla “cosa”, più che su chi la propone. Obama ci prova, le lobbies del “fucile per tutti”, in America, dove il Far West è storia di appena ieri, sono per la prima volta seriamente sfidate. Da noi il clima è diverso. La criminalità non è maggiore, è maggiore la paura, è minore la speranza. Lo Stato? In molti non ci credono più. La fondina carica da sicurezza. E' un'illusione nefasta. Associa chi la coltiva ai peggiori pensieri. Meglio non voltare la testa dall'altra parte, però. Ogni pronuncia, serve netta e chiara, che suoni: “No alle armi” deve unirsi ad un “Sì alla sicurezza”. Partiamo da qui.

"Il contrario", rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 16 II 2013

sabato 9 febbraio 2013

La foto dello scudetto per dire ai lavoratori: "Appartenete a noi"




Dobbiamo sapere, tutto. Come azzereranno l'Imu quelli che l'hanno istituita, la sfida al diabete del consigliere che si fa comprare la Nutella, il nome dei cagnolini di Silvio e di Mario. Possiamo indignarci, urlare, mandare altrove tutti i politici, la “casta”. Perfino scagliarci contro Fabrizio Corona. Tanto, qualunque cosa gli si dica si rischia di prenderci. Di operai, no, meglio non dire, non sapere. Se proprio si vuol essere di Sinistra, magari intellettuali (quanto silenti!), ci si può divertire alle imitazioni di Marchionne. I morti, gli ammalati, per lavoro? Si pianga sulle statistiche, si stia sulle generali. Sui diritti negati si allarghino le braccia, si sfumi nei trafiletti. Così il lavoro dipendente si trasforma in “appartenenza”. Il lavoratore non più persona, ritorna oggetto. I muri della sua fabbrica, è anche “sua”, vi lavora, diventano memorandum sul dovere di appartenere, lui, alla fabbrica, a chi la possiede. L'”undici”dello scudetto, affisso alla Marelli, ”anti-assenteismo”, è questo. Infatti se ne scrive con parsimonia. Dispiace che venga usato quel Bologna “del popolo”. Vengono in mente Fulvio Bernardini, il “dottore”, un fior di democratico, e la nostra gente allo Stadio, o ai giardini, la Domenica, l'orecchio attaccato alla radio. Nielsen, cancellato col photoshop, dovrebbe sentirsi male augurato. Ma il problema non è lo strumento rossoblù che si utilizza, è la “ratio” di queste campagne. Mia mamma fu impiegata alla Ducati, nell'era fascista. Raccontava dei cartelloni con la scritta: “Salutare i superiori guardandoli negli occhi”. Capiva bene il loro significato. “Tu sei nostra!”. No. Fra lavoro e impresa ci deve essere un “contratto”, doveri e diritti, responsabilità, certo, ma “voce in capitolo”. C'è crisi, servono uomini e donne, non sudditi.

"Il contrario", rubrica di Davide Ferrari, L'Unità E-R, 9 II 2013

martedì 5 febbraio 2013

Aldo


Perdere il proprio padre è sentire, immediato, il vuoto dei ricordi non più condivisi nel dialogo, la vita comune non più rinnovata nell’amore, nella confidenza quotidiana.
Per tutti è così. Noi figli di Aldo Ferrari sentiamo con dolore la mancanza improvvisa (non importa l’età avanzata, non consola) di una guida di immensa generosità, fino agli ultimi, lucidi giorni.
Un amico suo collega ci ha scritto che Aldo era “imponente e gentile”. Un uomo che camminava leggero, senza odi e rancori, lieve nella sua corporeità così massiccia.
Atleta in età giovanile, marinaio sui mezzi d’assalto visse, poi, lo sbandamento di una fede sbagliata, razionalmente perduta dopo la tragedia della guerra, senza incertezze e senza plateali abiure. Destinato per tradizione familiare, plurisecolare, alla carriera militare ed all’ingegneria aveva seguito altre ispirazioni, più vicine alla madre, la pittrice Emma Dallolio, alla moglie, Lucia ed al cognato Costantino Della Casa, intellettuali influenzati dalla Sinistra. Si era dedicato ad un mestiere, un’artigianato, così lo considerava con rispetto e passione, fare il fotoreporter, correre in Lambretta da un capo all’altro dell’Emilia-Romagna, in caccia di immagini. Dal 1950 al ’60 fu la sua grande stagione di fotografo. Dalle immagini, straordinarie, del Polesine alluvionato, al volto di Ligabue, il poeta folle degli argini e del dolore, diecimila scatti in dieci anni, un patrimonio.
Come hanno scritto Gregorio Scalise e Bruno Stefani l’impronta pittorica, luminosa, nelle sue foto è saldamente legata all’ingegno del taglio, della composizione, e a quel lavoro in camera oscura che produceva, dalla congerie dei “clic”,  il capolavoro.
Luca Goldoni lo convinse a fare il giornalista, intuendone, dalle didascalie, particolari, con le quali segnava le sue immagini, qualità di sintesi e di ironia. Al Carlino restò per una lunga stagione, distinguendosi come capocronista di Bologna, nel periodo della direzione di Enzo Biagi.
Anni, anche, di intenso impegno sindacale. Le sue fotografie diventarono cronaca della vita personale. C’è in queste “altre” foto un secondo patrimonio che andrà proposto alla conoscenza del suo pubblico, così cresciuto in questi ultimi anni.
Donò alla Cineteca l’intera collezione delle foto professionali, una mostra di inaspettato successo ne sancì una dimensione che è andata via via crescendo.
Oggi Aldo è riconosciuto come uno dei fotoreporter di maggior talento e alcune sue inquadrature possono stare nella storia della fotografia italiana.
Anche da giornalista mantenne l’attenzione alla grafica, all’impaginazione. Le sue pagine appaiono oggi, ideate per la composizione a caldo e la linotype, di un’arditezza che stupisce.
Una vita multiforme, vissuta seguendo la brezza della causalità e del talento: Aldo, nei suoi diversi mestieri, l’ingegnere, l’artista.

Davide Ferrari, La Repubblica, 5 II 2013


sabato 2 febbraio 2013

Diario elettorale. Un voto per non alzare le mani.


Note di diario, dopo più di mezza campagna elettorale. Dicono che è sotto tono, noiosa. In realtà è una delle più importanti. Se vincerà il centro sinistra di Bersani l'Italia avrà un governo, potrà contare in Europa, per cambiare questo continente serrato dal rigore ingiusto delle destre. Se vincerà il “resto del mondo” (quanti sono! Da Berlusconi a Ingroia) saranno dolori. In fondo il quadro è semplice. Se lo si comprende non ci si annoia, si prende parte, ci si schiera. Grillo, già avviato a un alba, in parlamento, molto simile a un tramonto, arriva in Emilia-Romagna. Ha ripreso colore dopo l'esplodere della vicenda Monte Paschi, cui ha reagito rivalutando Craxi. Dopo vent'anni il controverso Ghino di Tacco è ancora una figura cui rendere omaggio, per entrare nel cuore di “quel”certo elettorato. Ma cosa può dirci, Grillo? Qui già governa, a Parma, e poco combina. Qui i suoi sono arrivati da tempo nelle istituzioni e, subito, si sono lacerati. Monti ha avuto contestazioni dall'aspra situazione del terremoto. Comunque non decolla. Molti giornali si chiedono il perchè? Chi si pone la domanda deve avere dei conti in banca dai 5 zeri in su. Il PD fino ad ora, dopo le belle primarie, è stato prudente. Forse attendeva i colpi bassi, che infatti sono arrivati, da Siena a Milano. Adesso bisogna farsi sentire. L'argomento c'è. Non sono le alleanze future al centro. Partire da lì avrà tacitato qualche componente interna, o estera, ma ci ha fatto molto male. Un voto per noi, chiedere, e basta. Se votate il Circo Barnum degli altri, questa volta , dovete saperlo, sarà come alzare le mani, di fronte a una crisi che non fa prigionieri.

L'Unità E-R; 2 Febbraio

sabato 26 gennaio 2013

CIE. Il coraggio del Sindaco.

Il Sindaco di Bologna oggi va al CIE. Si vede che i cosiddetti “politici” non sono tutti uguali. Chiunque conosce un po' il mestiere sa che un bravo politicante deve fuggire i problemi, temerli come una brutta influenza, lavarsene le mani con l'amuchina, mai affrontarli. E gli stranieri portano ricchezza, checché se ne dica, ma problemi, tanti. Merola al contrario “entra”, non aggira. Vedrete le reazioni. La più diffusa sarà chiedergli di occuparsi di “noi”, non degli altri. E invece siamo nella stessa barca. Una città deve sapere anche come vivono, quali diritti e doveri hanno, tutti i suoi abitanti. Anche i clandestini rinchiusi in base a norme di dubbia legittimità democratica ed ancor più dubbia efficacia. Sotto l'onda, sempre lunghissima, della necessità di arginare il fenomeno si è arrivati per gradi a realizzare una catena di luoghi a rischio, appaltati come un servizio, al massimo ribasso dei costi. Un'infezione. Il Sindaco dirà. A noi spetta richiamare l'opinione pubblica alla consapevolezza. Non ci si separa dalla globalizzazione e dalle sue maledizioni, separando i destini. I salvati di qua, i sommersi là, oggi nei CIE. Non saranno lager ma la strada della regolazione dei flussi, del governo dell'integrazione, della prevenzione della clandestinità passa altrove. Fra i reclusi ci sono incalliti, dalla vita e dalle cattive intenzioni, disperati, donne identiche per professione e volontà a tante loro colleghe badanti che sono fuori, nelle nostre case. Spesso hanno già lavorato, qui. Altri sono fratelli e sorelle di chi vive con noi. Mettere un punto e ricominciare. Sull'immigrazione è, ancora una volta, necessario.

"Il contrario"
Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità 26 I 2013

sabato 19 gennaio 2013

Parma. Cosa ci dice.

Gli arresti di Parma, la montagna di debiti che la stritola, sono la pietra tombale di una stagione. Quella delle cosiddette liste civiche promosse e sostenute dalla Destra. I “ghiacciai eterni” della Sinistra stavano sciogliendosi -così ci ripetevano praticamente tutti, e, dal '99 bolognese a Parma, ad altre realtà, in molti scommisero su un mix di tecnicità, corporazioni e zoccolo duro berlusconiano. Alleanze sante, o almeno molto benedette. Le esperienze non sono state tutte uguali, la vicenda parmense appare veramente inquietante. Forse perché è durata molto di più. Bene ha fatto il PD parmense a chiedere una commissione d'inchiesta, per fare luce, e per recidere consuetudini che potrebbero essere vive, ancora. Il M5Stelle insiste nell'indicare nella politica “di professione” la responsabile di quanto è accaduto. E' vero il contrario, è proprio una politica debole, sostituita dagli interessi, più che civici personali e tribali, ad aver fatto il buco. Per questo si dubita che la medicina possa essere l'andar per tentativi del fragile potere grillino, del Sindaco Pizzarotti, ritrovatosi in Municipio anche per molti consensi sbarcati da una Destra in disarmo. Bisognava interpellare un'altra città, alternativa agli affari, non rinchiudersi in un piccolo cabotaggio figlio, più che dell'inesperienza, dell'angustia progettuale. Dovrà farlo l'opposizione democratica per preparare un'alternativa di valori, di pratiche, di protagonisti sociali. Troppo ha governato il peggio dei ceti abbienti, ed ora la retorica dei tanti qualunquismi. Parli, agisca la Parma del lavoro, della cultura, essenziale, per la nostra Regione, per il suo futuro.

"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità 19 Gennaio 2013

domenica 13 gennaio 2013

Favia e la casta degli irresponsabili.

Favia va. Via, con Ingroia. Non ne siamo contenti per la neonata coalizione dell' "estrema". Certo non è affar nostro, ma ogni colpo alla credibilità della politica ci preoccupa, ci addolora, persino. E'un colpetto, in questo caso - vista la dimensione storico-politica del consigliere regionale filmaker - ma potrebbe contribuire, con altri ben più rilevanti, a dare il senso di una campagna elettorale giocata sull'inseguimento dell'improbabile, del degradato, del futile. Berlusconi con la sua stessa re-esistenza offusca tutto il quadro. Il monitor, per meglio dire, anche quello furbastro, questa volta troppo, degli anfitrioni Santoro e Travaglio. E poi Grillo, il padre di tutti i Favia. “L'antifascismo non mi compete”(si poteva dubitarne?) attesta a Casapound. La dogana è superata: todos caballeros, dal vaffanculo al menefrego, manganelli compresi. E poi Fede, e poi, se non basta, Moggi, e poi e poi..Non si deve permettere loro di “occupare” le elezioni. Gli italiani devono darsi un governo, migliore e più giusto anche della recente amministrazione. "O la casta o l'alternativa", urlano i banner su Facebook, dove incrociano i “Mi piace” opposizionisti in buona fede e mascalzoni.
Noi siamo l'alternativa. La casta sono loro: l'Italia irresponsabile di sempre. Il più è farlo capire. Per esempio sviluppando la campagna elettorale, quella vera fra i cittadini. Tutti, non solo Bersani,  a parlare, a proporre, a convincere. Con la forza delle Primarie ma sapendo che sono già alle nostre spalle. Tornando a Favia...no, non ci torniamo. Tanti, relativi, auguri. E' sufficiente.



"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R 13 Gennaio 2013

sabato 5 gennaio 2013

Il lavoro, la concertazione e la vera politica.

Parliamo di lavoro e di un buon accordo, fra Coop e Sindacato. Una rondine, d'inverno, che vola e bene. E' politica anche questa, non si preoccupi chi vede la notizia solo nelle cronache di palazzi e salotti. Monti scende, o sale, in politica. Appare, promette, esige, sorride persino. Molti cambiamenti, alcune costanti. Le ossessioni sono poche ma di frequente ricorrenza. Personali: Stefano Fassina e Vendola. Globali, per così dire: la CGIL.
Universali: la concertazione fra governo e parti sociali. Roba vecchia, definisce con il brivido della lontana primavera tatcheriana. Bisognerà farci i conti. Comunque. Questione di rapporti di forza? Certamente, ma da misurare non solo con l'abaco il giorno dopo le elezioni. Il professore sa quel che dice e, soprattutto, sa a chi lo dice. Non è solo l'Europa. Sono settori importanti dell'economia e della produzione che proprio non ci credono che dalla crisi si possa uscire senza un drastico giro di vite sui loro dipendenti e comunque, pensano, visto che ci siamo, proviamoci, nel declino, a portare a casa più che si può.
Attenzione. A questi il PD dovrà saper parlare, a chi li segue dovrà dimostrare che c'è un'altra via, che conviene a tutti puntare sullo sviluppo. E senza concertazione addio produttività e sviluppo. Questo sarà il vero punto del “confronto” con il centro, varrà di più delle complicate ambizioni dei suoi innumerevoli leaders politici. L 'accordo di Bologna  dimostra cosa si può fare quando l'impresa vuole davvero “tenere” il mercato, quando il sindacato non sta in angolo, ma tutelando indeterminati e precari. Un tassello del mosaico che va a posto.


l'Unità, 5 gennaio 2013
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari

sabato 29 dicembre 2012

Ma cos'è questa crisi'

Anche da noi non va. Si combatte di più, con la Regione, i Comuni dalla parte giusta, ma la crisi cresce. Ma cos'è questa crisi?
Dicevano che la colpa era di finanzieri malandrini, dei loro titoli tossici, ma la bomba non è la miccia. In questi anni molte micce sono state disinnescate, salvando più di una volta titoli e banche, ma le esplosioni continuano. Ci hanno raccontato che la questione non era tanto quella di suscitare nuovo lavoro, ma di regolare “meglio” quello esistente. Il mercato avrebbe pensato al resto: tutti contenti, meno diritti ma il pane assicurato. Ma a forza di ridurre i salari, a cominciare da quelli dei giovani, il monte dei soldi disponibili per il consumo si è abbassato a tal punto che si producono troppe merci, non si vendono, si chiude. Eppure insistono. Gli dai  strumenti per assunzioni flessibili o a più basso costo? Usano le partite Iva. Per giovani e per vecchi precarizzati. E poi, e poi..Oppure niente. “Se non faccio così chiudo” Una difesa non sempre insincera ma che fa aumentare la stretta a quel consumo di cui le aziende dovrebbero pur vivere. Non c'è speranza allora? Bisogna fare “reset”. Cominciare una fila, dovrà essere lunghissima, di scelte antirecessione. Nessuno sa bene come. Ma una cosa diciamo ai liberisti, a quelli più bravi, quelli che vanno scrivendo Agende, aggiungete una frase in più: “abbiamo sbagliato”. Ai nostri che stanno gareggiando per le primarie dei parlamentari (Domani andate a votare!) un augurio e un consiglio: rivolgetevi ai lavoratori, ascoltate, proponetevi di rappresentarli. Però senza i nostri “ma anche..”
La crisi corre. Basta dirne anche uno soltanto e chi l'acchiappa più..

L'Unità, 29 dicembre 2012
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari

sabato 22 dicembre 2012

Il teatro è necessario, il liberismo no

"Il contrario"
di Davide Ferrari
[L'Unità 22 XII 2012]

2013: 250° anniversario del Teatro Comunale di Bologna. 
Fra i migliori per qualità strutturali, la sua storia è un inconfondibile melange fra la provincia, il mondo, il gusto per le novità che via via hanno dato il segno alle epoche. 
La passione per Wagner, per esempio. 
Via ai festeggiamenti, dunque?
I tempi nostri non sono quelli dei facili applausi celebrativi. 
Si sta con il cuore stretto: i soldi raccolti localmente non bastano, la riduzione dei fondi statali, che potrebbe derivarne in automatico,
condannerebbe ad un declassamento probabilmente perpetuo. 
Da centro di produzione propria, a teatro-impresario che, di volta in volta, produce ciò che è più richiesto. 
Un passaggio, comunque, di enorme rischio. 
Il sistema della Lirica è una delle colonne dell'immagine dell'Italia e della sua produzione culturale concreta. 
Una riforma per metterlo in sicurezza non può consistere solo nel ritiro del pubblico e in meccanismi premiali per chi raccoglie di più altrove. 
Così può reggere solo La Scala.
La via, se c'è, è molto diversa. 
Il pubblico adegui i suoi fondi, in cambio chieda agli Enti Locali, alle Regioni, di razionalizzare e concentrare, e, ai privati, di farsi avanti, con ritorni fiscali e di marketing garantiti dalla solidità ritrovata degli enti.
 Solo se c'è garanzia di vita si potrà, infine, avere una forte revisione contrattuale per lavoratori che già stanno facendo
rinunce. Insomma: lo Stato deve dare e programmare, proprio per tagliare sprechi e duplicità, per attirare fondi privati non residuali.
Idee vecchie come la bella Clelia del Gluck, che aprì nel '763. Oggi
che il liberismo ci accompagna a non lontanissimi default, anche nella cultura, sembrano di nuovo freschissime.

sabato 8 dicembre 2012

Pubblica istruzione e città: la vera partita.

Il Rettore Dionigi accusa: si tagliano i fondi per la ricerca. Contemporaneamente, lo Stato continua a lasciare al Comune quasi tutto lo sforzo di “gestire” l'Infanzia. E' lo Stato il vero giocatore in panchina nella partita per l'istruzione pubblica. Questo vogliamo dire agli studenti ed ai bolognesi che hanno firmato per un referendum sulle convenzioni con le materne paritarie. Nessun dubbio sulla volontà dei cittadini di difendere la scuola. Ma l'informazione è stata, fino ad ora, molto carente ed i referendari, spinti dalle loro convinzioni, hanno tralasciato dettagli e chiarimenti. Il Comune di Bologna è il primo promotore della scuola pubblica. Nonostante il capestro del bilancio, impiega somme rilevantissime per le proprie scuole e, nello stesso tempo, convenzionandosi secondo trasparenza e qualità, interviene per tutti i bambini dai 3 ai 6 anni.
Il Comune gioca per lo stesso obiettivo che si chiede nelle manifestazioni. Il referendum invece, se va in gol, rischia di segnare nella propria porta. Le convenzioni non tolgono un euro da quanto comunque il Comune può spendere per le proprie scuole ed i propri insegnanti, per legge. Senza convenzioni starebbero peggio il 30% dei bambini e, se le paritarie chiudessero, si innalzerebbe stratosfericamente la lista dei senza posto. Non si parla di esamifici per liceali svogliati, qui, ma di bambine e bambini.
La Città degli studi, per tutte le età, deve ricomporre la propria squadra e chiedere fondi adeguati.
Se c'è, fra i referendari, chi lo intende, parliamone. Far decidere i cittadini sulla base di un confronto di verità è, ora che le firme ci sono, responsabilità di tutti.

"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari, Sabato 8 Dicembre, sull'Unità E-R.

sabato 1 dicembre 2012

2 Dicembre. Voto e regole. Perchè l'Italia cambi.


“Votate, votate, votate!” Era l'allegro tormentone finale di Canzonissima, ricordate? Ogni anno veniva coniugato con un diverso jingle. In palio i 150 milioni della lotteria di Capodanno. Un tesoro, allora, negli anni di quella antica austerity.  
Ripetiamolo anche noi. Domani in palio, nel secondo turno delle Primarie, c'è ben di più. Si tratta di nominare, con l'indiscutibile democrazia di un voto, il candidato del centrosinistra al Governo dell'Italia. 
Votate, dunque. Sì, ma chi deve votare? Per diritto di cittadinanza, alla maggiore età, elettori lo siamo tutti. Ma le Primarie in questione non sono “per tutti”. 
Non sono un autobus dove si viaggia pagando i mitici 2 euro. Si è “cittadini del centrosinistra” se ci si è registrati come tali. Conta quella firma, conta quell'intenzione. Tutto si può far meglio, certamente, ma aver composto, questa volta, l'albo degli elettori del centrosinistra è stata una decisione giusta e trasparente, un'assicurazione contro burle e brogli, un 'oasi di serietà nell'Italia delle orgette e delle feste pagate coi rimborsi spese. Tutto qui. Ti sei registrato? Allora puoi decidere di votare,
al primo e al secondo turno, solo al primo o solo al secondo, di non votare. Come desideri. Non lo sei? Niente di male, ma questa partita, evidentemente, hai deciso non fosse, ora, la tua. Dicono che così “è brutto”. Dicono “chi vuole vada”, al seggio. Sarebbe come se, in una
elezione politica, al primo turno avessero votato gli italiani  e, al secondo, si volessero aggiungere gli svizzeri. Invece, con serenità e tranquillità, domani avremo un'altra buona prova. L'Italia dei trucchi deve cambiare, finalmente.

"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R
1 XII 2012

sabato 24 novembre 2012

Un voto, per pretendere un domani.



Il tempo breve di questa campagna elettorale per le Primarie del Centrosinistra è già alle nostre spalle. I leaders candidati sono tornati in quest' Emilia preoccupata, ferita dal terremoto e dalla disoccupazione. Bene accolti. A cominciare, naturalmente, dal favorite son Pier luigi Bersani, con la sua provata credibilità. Non è solo la generosissima tradizione democratica della nostra terra. Si è fatta strada l'idea che queste Primarie siano la ripartenza della politica. Ce n'è bisogno e la gente lo sa, più di quanto si creda. Si comincia a capire che la partita non è tra tecnici sapienti e plebe fannullona. La crisi non si risolve risparmiando, tagliando, spendendo sempre di meno. Senza idee, senza promozione di sviluppo non se ne esce. La stagione di emergenza non finirà con il Governo Monti, i vincoli europei andranno rivisti ma oro da redistribuire comunque non ci sarà, è verissimo. Proprio per questo la politica ha un compito enorme. Tocca a lei affrontare i problemi. I banchieri e i “professori” non sono vampiri evocati da occulti poteri antipopolari, ma, quando sanno fare, sono strumenti. Non possono e non devono fare di più. La parola è a noi, scegliamo una proposta, la migliore, e diamogli la forza sufficiente per governare. Non disperdiamoci nei rivoli avvelenati delle polemiche sulle date di nascita, gli scontrini delle sale, le affluenti vuotaggini dei luogotenenti in carriera. Abbiamo capito che sono lampi di contraerea contro la speranza. Domenica le urne siano chiare, siano una voce. “Ci riguarda”, come sempre. Mai come oggi. Il nostro oggi, di persone e famiglie, che non si arrendono, che pretendono un domani.

IL CONTRARIO
di Davide Ferrari
l'Unità E-R 24 XI 2012

sabato 17 novembre 2012

Neve assassina




Sotto la neve pane, si diceva. Molto è cambiato. Ci dicono gli scienziati che non può che peggiorare. Il surriscaldamento non è un fastidio cui si possa ovviare con un condizionatore. Le bombe d'acqua, le precipitazione brevi e violentissime sono in agguato. Il gelo sconosciuto, la nevicata assassina che ferma la città è il respiro di una tigre ferita a morte. La tigre è il Polo che si scioglie. Fino ad ora abbiamo preferito non pensarci. Si parla di tutto ma di ambiente non si parla. La politica segue l'andazzo. I Verdi sono scomparsi nelle quisquilie, i partiti migliori hanno lasciato l' impegno alle associazioni tematiche. Ma i Sindaci non possono ignorare i problemi, le conseguenze dei disastri climatici. Per prevenire, almeno un poco. Per ridurre il numero degli incidenti ed abbassare i costi sociali. Fa così anche il Comune di Bologna con misure severe. Fanno discutere. “Perchè la multa se vado in bicicletta sotto il nevischio?” e via andare, con mille domande, sui divieti, sui centimetri di coltre che li determineranno. “Ho sempre fatto così, che male c'è?” Non possiamo più fare quello che abbiamo sempre fatto. Ha ragione l'Assessore Malagoli. Però la battaglia dei comportamenti è la più dura. Non bastano le ordinanze, ci vuole informazione, tempestività e partecipazione. Sul coinvolgimento delle persone, sul farsi comunità, sentiamo che c'è da lavorare. La rete, a Bologna ancora forte, dei cittadini organizzati va coinvolta prima di ogni decisione. Già si fa? Non basta mai. Siamo già al dopo? Anche fosse, coinvolgiamo. “Dopo”, cioè adesso. Varrà molto di più del timore degli annunciati 39 euro di multa.

"Il contrario".
Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R 17 XI 2014






sabato 10 novembre 2012

Regioni e Stato. Presidenti più forti. Un confronto da fare.



Assolti i  Presidenti di  Puglia ed Emilia-Romagna: è molto
importante. Siamo particolarmente lieti di vedere Vasco Errani uscire
rafforzato, nel suo impegno nella ricostruzione e nelle risposte alla
crisi.  Vale la pena di fare considerazioni ulteriori. L’Italia è , da
tempo, attraversata dalla globalizzazione. Anche sulle istituzioni il
vento ha soffiato forte. E’ sembrato che il modo di farvi fronte,
senza essere travolti, fosse quello, nell’Europa governata quasi
soltanto dall’economia, di rafforzarne la guida politica e la vita
democratica e, contestualmente procedere ad un drastico decentramento
di poteri, dal centro degli Stati alle Regioni. Poi la svolta della
crisi: un Governo vero dell’Europa non c’è, mentre sembra che il
“federalismo” delle Regioni lo si voglia ridimensionare.
Il Disegno di legge Costituzionale di Monti riporta al Centro settori
strategici. Pochi denari: tutto va razionalizzato. Bene. Domandiamo,
però: “L’Italia si batte per rendere più governata e democratica
l’Europa o si limita a eseguire i “compiti a casa” ? L’Italia crede ad
un modello alternativo alle secessioni, basato su un forte
decentramento?” Non vorremmo che la riduzione del ruolo delle Regioni
fosse propedeutica, paradossalmente, a nuovi allineamenti della
politica all’economia, che si teme intralciata da particolarismi e
partecipazione. Le  Regioni hanno reagito poco. Sappiamo i motivi.
Ma, senza un patto rinnovato con i territori, Governo e società si
incontreranno ancora di meno, con esiti molto gravi. La maggiore
serenità di Presidenti di alto valore come Errani e Vendola potrà
ridare spazio ad un confronto. Doveroso. Tutto da fare.

Il contrario
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 10 Novembre 2012