sabato 23 febbraio 2013
Il voto e "il Caos".
A ripetere “al lupo, al lupo!” , (quante volte ci è capitato!) anche quando alle viste ci sono soltanto faine e “pungazze”, si sa, va a finire che, quando la “bestia” arriva, le vittime sono divise e disattente. Questa volta il “lupo” c'è e ancora pochi lo hanno riconosciuto. Non è una figura sola della triste “smorfia” dei “leaders” reazionari e dei guru populisti che affollano le liste elettorali. Non è Berlusconi, il falso postino dell'Agenzia delle entrate che vorrebbe i poteri di Mussolini e il pittore del ritratto di Dorian Gray fra i dipendenti. Non è Grillo, che urla verità menzognere che tutti, almeno una volta, abbiamo creduto e molti seguono per la vita intera. La più soave: che “la colpa è degli altri”, che “noi” gente, non siamo e non dobbiamo essere responsabili di nulla e per nulla. Questi, e i minori, sono attendenti, famelici, di un ben più grande “Generale Inverno”. Il nemico è il Caos. Risultato della crisi, della miseria, che ci raggiunge a larghi passi, della sfiducia, il Caos è la fuga dalla democrazia, che, senza speranze condivise che facciano partecipare, diventa un guscio vuoto di leggi e palazzi. Si nutre di ogni cosa, per sconfiggerlo non basterà un voto. Intanto, però, è necessario non alimentarlo, non farlo ingrassare con un voto che non significhi: più giustizia, sicurezza, stabilità, governo. Solo il centrosinistra, solo Bersani possono provare a garantirli. Chi dice : “sono tutti uguali” vuole farci scegliere i peggiori. E, qui, in Emilia-Romagna, sogna, come sempre, di farci diventare una delle tante province arrese dove il lavoro ed i cittadini contano ben poco. Il passaggio dell'Italia è stretto. Decidiamo di essere fra quelli che vogliono tenerlo aperto
L'Unità, "il contrario", 23 II 2013
sabato 16 febbraio 2013
Deregulation all'armeria. Un No per la sicurezza.
Le
armi. Al di là di chi ne ha necessità per lavoro, evidentemente
piacciono. Altrimenti due parlamentari di Fli, Paglia ed il nostro
Raisi, non avrebbero fatto una proposta per rendere più facile,
“meno burocratico”, averne una. Deregulation non solo
all'anagrafe ma anche all'armeria. “Come?-qualcuno ha chiesto- Di
armi in mano ai privati si muore e voi volete promuoverne la
detenzione?”. I due hanno risposto: “Sì, ma vogliamo, nel
contempo, incrementare i controlli psico-fisici su chi ha un'arma”.
Prima gliele diamo, poi li controlliamo. E, spesso, sparano
all'impazzata i più insospettabili, i normalissimi. Senza contare
gli incidenti, i bambini falciati da un gioco eccetera eccetera. E,
soprattutto, perché? Chi sente il bisogno di facilitare una
pistola, invece, per dire, di un buon libro? E' vero: la destra
moderna e centrista ha fatto una lunga marcia di cambiamento ma, nei
punti sensibili, evidentemente scatta la vecchia cultura come un
coltello a serramanico. Inutile ironizzare, tuttavia. Interessa
maggiormente riflettere sulla “cosa”, più che su chi la propone.
Obama ci prova, le lobbies del “fucile per tutti”, in America,
dove il Far West è storia di appena ieri, sono per la prima volta
seriamente sfidate. Da noi il clima è diverso. La criminalità non è
maggiore, è maggiore la paura, è minore la speranza. Lo Stato? In
molti non ci credono più. La fondina carica da sicurezza. E'
un'illusione nefasta. Associa chi la coltiva ai peggiori pensieri.
Meglio non voltare la testa dall'altra parte, però. Ogni pronuncia,
serve netta e chiara, che suoni: “No alle armi” deve unirsi ad un
“Sì alla sicurezza”. Partiamo da qui.
"Il contrario", rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 16 II 2013
|
sabato 9 febbraio 2013
La foto dello scudetto per dire ai lavoratori: "Appartenete a noi"
Dobbiamo sapere, tutto.
Come azzereranno l'Imu quelli che l'hanno istituita, la sfida al
diabete del consigliere che si fa comprare la Nutella, il nome dei
cagnolini di Silvio e di Mario. Possiamo indignarci, urlare, mandare
altrove tutti i politici, la “casta”. Perfino scagliarci contro
Fabrizio Corona. Tanto, qualunque cosa gli si dica si rischia di
prenderci. Di operai, no, meglio non dire, non sapere. Se proprio si
vuol essere di Sinistra, magari intellettuali (quanto silenti!), ci
si può divertire alle imitazioni di Marchionne. I morti, gli
ammalati, per lavoro? Si pianga sulle statistiche, si stia sulle
generali. Sui diritti negati si allarghino le braccia, si sfumi nei
trafiletti. Così il lavoro dipendente si trasforma in
“appartenenza”. Il lavoratore non più persona, ritorna oggetto.
I muri della sua fabbrica, è anche “sua”, vi lavora, diventano
memorandum sul dovere di appartenere, lui, alla fabbrica, a chi la
possiede. L'”undici”dello scudetto, affisso alla Marelli,
”anti-assenteismo”, è questo. Infatti se ne scrive con
parsimonia. Dispiace che venga usato quel Bologna “del popolo”.
Vengono in mente Fulvio Bernardini, il “dottore”, un fior di
democratico, e la nostra gente allo Stadio, o ai giardini, la
Domenica, l'orecchio attaccato alla radio. Nielsen, cancellato col
photoshop, dovrebbe sentirsi male augurato. Ma il problema non è lo
strumento rossoblù che si utilizza, è la “ratio” di queste
campagne. Mia mamma fu impiegata alla Ducati, nell'era fascista.
Raccontava dei cartelloni con la scritta: “Salutare i superiori
guardandoli negli occhi”. Capiva bene il loro significato. “Tu
sei nostra!”. No. Fra lavoro e impresa ci deve essere un
“contratto”, doveri e diritti, responsabilità, certo, ma “voce
in capitolo”. C'è crisi, servono uomini e donne, non sudditi.
"Il contrario", rubrica di Davide Ferrari, L'Unità E-R, 9 II 2013
|
martedì 5 febbraio 2013
Aldo
Perdere il proprio padre è sentire, immediato, il vuoto dei
ricordi non più condivisi nel dialogo, la vita comune non più rinnovata
nell’amore, nella confidenza quotidiana.
Per tutti è così. Noi figli di Aldo Ferrari sentiamo con
dolore la mancanza improvvisa (non importa l’età avanzata, non consola) di una
guida di immensa generosità, fino agli ultimi, lucidi giorni.
Un amico suo collega ci ha scritto che Aldo era “imponente e
gentile”. Un uomo che camminava leggero, senza odi e rancori, lieve nella sua corporeità
così massiccia.
Atleta in età giovanile, marinaio sui mezzi d’assalto visse,
poi, lo sbandamento di una fede sbagliata, razionalmente perduta dopo la
tragedia della guerra, senza incertezze e senza plateali abiure. Destinato per
tradizione familiare, plurisecolare, alla carriera militare ed all’ingegneria
aveva seguito altre ispirazioni, più vicine alla madre, la pittrice Emma
Dallolio, alla moglie, Lucia ed al cognato Costantino Della Casa, intellettuali
influenzati dalla Sinistra. Si era dedicato ad un mestiere, un’artigianato,
così lo considerava con rispetto e passione, fare il fotoreporter, correre in
Lambretta da un capo all’altro dell’Emilia-Romagna, in caccia di immagini. Dal
1950 al ’60 fu la sua grande stagione di fotografo. Dalle immagini,
straordinarie, del Polesine alluvionato, al volto di Ligabue, il poeta folle
degli argini e del dolore, diecimila scatti in dieci anni, un patrimonio.
Come hanno scritto Gregorio Scalise e Bruno Stefani
l’impronta pittorica, luminosa, nelle sue foto è saldamente legata all’ingegno
del taglio, della composizione, e a quel lavoro in camera oscura che produceva,
dalla congerie dei “clic”, il
capolavoro.
Luca Goldoni lo convinse a fare il giornalista, intuendone,
dalle didascalie, particolari, con le quali segnava le sue immagini, qualità di
sintesi e di ironia. Al Carlino restò per una lunga stagione, distinguendosi
come capocronista di Bologna, nel periodo della direzione di Enzo Biagi.
Anni, anche, di intenso impegno sindacale. Le sue fotografie
diventarono cronaca della vita personale. C’è in queste “altre” foto un secondo
patrimonio che andrà proposto alla conoscenza del suo pubblico, così cresciuto
in questi ultimi anni.
Donò alla Cineteca l’intera collezione delle foto
professionali, una mostra di inaspettato successo ne sancì una dimensione che è
andata via via crescendo.
Oggi Aldo è riconosciuto come uno dei fotoreporter di
maggior talento e alcune sue inquadrature possono stare nella storia della
fotografia italiana.
Anche da giornalista mantenne l’attenzione alla grafica,
all’impaginazione. Le sue pagine appaiono oggi, ideate per la composizione a
caldo e la linotype, di un’arditezza che stupisce.
Una vita multiforme, vissuta seguendo la brezza della
causalità e del talento: Aldo, nei suoi diversi mestieri, l’ingegnere,
l’artista.
Davide Ferrari, La Repubblica, 5 II 2013
sabato 2 febbraio 2013
Diario elettorale. Un voto per non alzare le mani.
Note di diario, dopo più di mezza campagna elettorale. Dicono che è sotto tono, noiosa. In realtà è una delle più importanti. Se vincerà il centro sinistra di Bersani l'Italia avrà un governo, potrà contare in Europa, per cambiare questo continente serrato dal rigore ingiusto delle destre. Se vincerà il “resto del mondo” (quanti sono! Da Berlusconi a Ingroia) saranno dolori. In fondo il quadro è semplice. Se lo si comprende non ci si annoia, si prende parte, ci si schiera. Grillo, già avviato a un alba, in parlamento, molto simile a un tramonto, arriva in Emilia-Romagna. Ha ripreso colore dopo l'esplodere della vicenda Monte Paschi, cui ha reagito rivalutando Craxi. Dopo vent'anni il controverso Ghino di Tacco è ancora una figura cui rendere omaggio, per entrare nel cuore di “quel”certo elettorato. Ma cosa può dirci, Grillo? Qui già governa, a Parma, e poco combina. Qui i suoi sono arrivati da tempo nelle istituzioni e, subito, si sono lacerati. Monti ha avuto contestazioni dall'aspra situazione del terremoto. Comunque non decolla. Molti giornali si chiedono il perchè? Chi si pone la domanda deve avere dei conti in banca dai 5 zeri in su. Il PD fino ad ora, dopo le belle primarie, è stato prudente. Forse attendeva i colpi bassi, che infatti sono arrivati, da Siena a Milano. Adesso bisogna farsi sentire. L'argomento c'è. Non sono le alleanze future al centro. Partire da lì avrà tacitato qualche componente interna, o estera, ma ci ha fatto molto male. Un voto per noi, chiedere, e basta. Se votate il Circo Barnum degli altri, questa volta , dovete saperlo, sarà come alzare le mani, di fronte a una crisi che non fa prigionieri.
L'Unità E-R; 2 Febbraio
sabato 26 gennaio 2013
CIE. Il coraggio del Sindaco.
Il Sindaco di Bologna oggi
va al CIE. Si vede che i cosiddetti “politici” non sono tutti
uguali. Chiunque conosce un po' il mestiere sa che un bravo
politicante deve fuggire i problemi, temerli come una brutta
influenza, lavarsene le mani con l'amuchina, mai affrontarli. E gli
stranieri portano ricchezza, checché se ne dica, ma problemi, tanti.
Merola al contrario “entra”, non aggira. Vedrete le reazioni. La
più diffusa sarà chiedergli di occuparsi di “noi”, non degli
altri. E invece siamo nella stessa barca. Una città deve sapere
anche come vivono, quali diritti e doveri hanno, tutti i suoi
abitanti. Anche i clandestini rinchiusi in base a norme di dubbia
legittimità democratica ed ancor più dubbia efficacia. Sotto
l'onda, sempre lunghissima, della necessità di arginare il fenomeno
si è arrivati per gradi a realizzare una catena di luoghi a rischio,
appaltati come un servizio, al massimo ribasso dei costi.
Un'infezione. Il Sindaco dirà. A noi spetta richiamare l'opinione
pubblica alla consapevolezza. Non ci si separa dalla globalizzazione
e dalle sue maledizioni, separando i destini. I salvati di qua, i
sommersi là, oggi nei CIE. Non saranno lager ma la strada della
regolazione dei flussi, del governo dell'integrazione, della
prevenzione della clandestinità passa altrove. Fra i reclusi ci sono
incalliti, dalla vita e dalle cattive intenzioni, disperati, donne
identiche per professione e volontà a tante loro colleghe badanti
che sono fuori, nelle nostre case. Spesso hanno già lavorato, qui.
Altri sono fratelli e sorelle di chi vive con noi. Mettere un punto e
ricominciare. Sull'immigrazione è, ancora una volta, necessario.
"Il contrario"
Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità 26 I 2013
sabato 19 gennaio 2013
Parma. Cosa ci dice.
Gli arresti di Parma, la montagna di debiti che la stritola, sono la pietra tombale di una stagione. Quella delle cosiddette liste civiche promosse e sostenute dalla Destra. I “ghiacciai eterni” della Sinistra stavano sciogliendosi -così ci ripetevano praticamente tutti, e, dal '99 bolognese a Parma, ad altre realtà, in molti scommisero su un mix di tecnicità, corporazioni e zoccolo duro berlusconiano. Alleanze sante, o almeno molto benedette. Le esperienze non sono state tutte uguali, la vicenda parmense appare veramente inquietante. Forse perché è durata molto di più. Bene ha fatto il PD parmense a chiedere una commissione d'inchiesta, per fare luce, e per recidere consuetudini che potrebbero essere vive, ancora. Il M5Stelle insiste nell'indicare nella politica “di professione” la responsabile di quanto è accaduto. E' vero il contrario, è proprio una politica debole, sostituita dagli interessi, più che civici personali e tribali, ad aver fatto il buco. Per questo si dubita che la medicina possa essere l'andar per tentativi del fragile potere grillino, del Sindaco Pizzarotti, ritrovatosi in Municipio anche per molti consensi sbarcati da una Destra in disarmo. Bisognava interpellare un'altra città, alternativa agli affari, non rinchiudersi in un piccolo cabotaggio figlio, più che dell'inesperienza, dell'angustia progettuale. Dovrà farlo l'opposizione democratica per preparare un'alternativa di valori, di pratiche, di protagonisti sociali. Troppo ha governato il peggio dei ceti abbienti, ed ora la retorica dei tanti qualunquismi. Parli, agisca la Parma del lavoro, della cultura, essenziale, per la nostra Regione, per il suo futuro.
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità 19 Gennaio 2013
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità 19 Gennaio 2013
domenica 13 gennaio 2013
Favia e la casta degli irresponsabili.
Favia va. Via, con Ingroia. Non ne siamo contenti per la neonata coalizione dell' "estrema". Certo non è affar nostro, ma ogni colpo alla credibilità della politica ci preoccupa, ci addolora, persino. E'un colpetto, in questo caso - vista la dimensione storico-politica del consigliere regionale filmaker - ma potrebbe contribuire, con altri ben più rilevanti, a dare il senso di una campagna elettorale giocata sull'inseguimento dell'improbabile, del degradato, del futile. Berlusconi con la sua stessa re-esistenza offusca tutto il quadro. Il monitor, per meglio dire, anche quello furbastro, questa volta troppo, degli anfitrioni Santoro e Travaglio. E poi Grillo, il padre di tutti i Favia. “L'antifascismo non mi compete”(si poteva dubitarne?) attesta a Casapound. La dogana è superata: todos caballeros, dal vaffanculo al menefrego, manganelli compresi. E poi Fede, e poi, se non basta, Moggi, e poi e poi..Non si deve permettere loro di “occupare” le elezioni. Gli italiani devono darsi un governo, migliore e più giusto anche della recente amministrazione. "O la casta o l'alternativa", urlano i banner su Facebook, dove incrociano i “Mi piace” opposizionisti in buona fede e mascalzoni.
Noi siamo l'alternativa. La casta sono loro: l'Italia irresponsabile di sempre. Il più è farlo capire. Per esempio sviluppando la campagna elettorale, quella vera fra i cittadini. Tutti, non solo Bersani, a parlare, a proporre, a convincere. Con la forza delle Primarie ma sapendo che sono già alle nostre spalle. Tornando a Favia...no, non ci torniamo. Tanti, relativi, auguri. E' sufficiente.
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R 13 Gennaio 2013
Noi siamo l'alternativa. La casta sono loro: l'Italia irresponsabile di sempre. Il più è farlo capire. Per esempio sviluppando la campagna elettorale, quella vera fra i cittadini. Tutti, non solo Bersani, a parlare, a proporre, a convincere. Con la forza delle Primarie ma sapendo che sono già alle nostre spalle. Tornando a Favia...no, non ci torniamo. Tanti, relativi, auguri. E' sufficiente.
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R 13 Gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Il lavoro, la concertazione e la vera politica.
Parliamo
di lavoro e di un buon accordo, fra Coop e Sindacato. Una rondine,
d'inverno, che vola e bene. E' politica anche questa, non si
preoccupi chi vede la notizia solo nelle cronache di palazzi e
salotti. Monti scende, o sale, in politica. Appare, promette, esige,
sorride persino. Molti cambiamenti, alcune costanti. Le ossessioni
sono poche ma di frequente ricorrenza. Personali: Stefano Fassina e
Vendola. Globali, per così dire: la CGIL.
Universali:
la concertazione fra governo e parti sociali. Roba vecchia, definisce
con il brivido della lontana primavera tatcheriana. Bisognerà farci
i conti. Comunque. Questione di rapporti di forza? Certamente, ma da
misurare non solo con l'abaco il giorno dopo le elezioni. Il
professore sa quel che dice e, soprattutto, sa a chi lo dice. Non è
solo l'Europa. Sono settori importanti dell'economia e della
produzione che proprio non ci credono che dalla crisi si possa uscire
senza un drastico giro di vite sui loro dipendenti e comunque,
pensano, visto che ci siamo, proviamoci, nel declino, a portare a
casa più che si può.
Attenzione.
A questi il PD dovrà saper parlare, a chi li segue dovrà dimostrare
che c'è un'altra via, che conviene a tutti puntare sullo sviluppo. E
senza concertazione addio produttività e sviluppo. Questo sarà il
vero punto del “confronto” con il centro, varrà di più delle
complicate ambizioni dei suoi innumerevoli leaders politici. L
'accordo di Bologna dimostra cosa si può fare
quando l'impresa vuole davvero “tenere” il mercato, quando il
sindacato non sta in angolo, ma tutelando indeterminati e precari. Un
tassello del mosaico che va a posto.
l'Unità, 5 gennaio 2013
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
sabato 29 dicembre 2012
Ma cos'è questa crisi'
Anche da noi non va. Si combatte di
più, con la Regione, i Comuni dalla parte giusta, ma la crisi
cresce. Ma cos'è questa crisi?
Dicevano che la colpa era di finanzieri
malandrini, dei loro titoli tossici, ma la bomba non è la miccia. In
questi anni molte micce sono state disinnescate, salvando più di una
volta titoli e banche, ma le esplosioni continuano. Ci hanno raccontato
che la questione non era tanto quella di suscitare nuovo lavoro, ma
di regolare “meglio” quello esistente. Il mercato avrebbe pensato
al resto: tutti contenti, meno diritti ma il pane assicurato. Ma a
forza di ridurre i salari, a cominciare da quelli dei giovani, il
monte dei soldi disponibili per il consumo si è abbassato a tal
punto che si producono troppe merci, non si vendono, si chiude.
Eppure insistono. Gli dai strumenti per assunzioni flessibili o a
più basso costo? Usano le partite Iva. Per giovani e per vecchi
precarizzati. E poi, e poi..Oppure niente. “Se non faccio così
chiudo” Una difesa non sempre insincera ma che fa aumentare la
stretta a quel consumo di cui le aziende dovrebbero pur vivere. Non c'è
speranza allora? Bisogna fare “reset”. Cominciare una fila, dovrà
essere lunghissima, di scelte antirecessione. Nessuno sa bene come.
Ma una cosa diciamo ai liberisti, a quelli più bravi, quelli che
vanno scrivendo Agende, aggiungete una frase in più: “abbiamo
sbagliato”. Ai nostri che stanno gareggiando per le primarie dei
parlamentari (Domani andate a votare!) un augurio e un consiglio:
rivolgetevi ai lavoratori, ascoltate, proponetevi di rappresentarli.
Però senza i nostri “ma anche..”
La crisi corre. Basta dirne anche uno
soltanto e chi l'acchiappa più..
L'Unità, 29 dicembre 2012
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
sabato 22 dicembre 2012
Il teatro è necessario, il liberismo no
"Il contrario"
di Davide Ferrari
[L'Unità 22 XII 2012]
2013: 250° anniversario del Teatro Comunale di Bologna.
Fra i migliori per qualità strutturali, la sua storia è un inconfondibile melange fra la provincia, il mondo, il gusto per le novità che via via hanno dato il segno alle epoche.
La passione per Wagner, per esempio.
Via ai festeggiamenti, dunque?
I tempi nostri non sono quelli dei facili applausi celebrativi.
Si sta con il cuore stretto: i soldi raccolti localmente non bastano, la riduzione dei fondi statali, che potrebbe derivarne in automatico,
condannerebbe ad un declassamento probabilmente perpetuo.
Da centro di produzione propria, a teatro-impresario che, di volta in volta, produce ciò che è più richiesto.
Un passaggio, comunque, di enorme rischio.
Il sistema della Lirica è una delle colonne dell'immagine dell'Italia e della sua produzione culturale concreta.
Una riforma per metterlo in sicurezza non può consistere solo nel ritiro del pubblico e in meccanismi premiali per chi raccoglie di più altrove.
Così può reggere solo La Scala.
La via, se c'è, è molto diversa.
Il pubblico adegui i suoi fondi, in cambio chieda agli Enti Locali, alle Regioni, di razionalizzare e concentrare, e, ai privati, di farsi avanti, con ritorni fiscali e di marketing garantiti dalla solidità ritrovata degli enti.
Solo se c'è garanzia di vita si potrà, infine, avere una forte revisione contrattuale per lavoratori che già stanno facendo
rinunce. Insomma: lo Stato deve dare e programmare, proprio per tagliare sprechi e duplicità, per attirare fondi privati non residuali.
Idee vecchie come la bella Clelia del Gluck, che aprì nel '763. Oggi
che il liberismo ci accompagna a non lontanissimi default, anche nella cultura, sembrano di nuovo freschissime.
di Davide Ferrari
[L'Unità 22 XII 2012]
2013: 250° anniversario del Teatro Comunale di Bologna.
Fra i migliori per qualità strutturali, la sua storia è un inconfondibile melange fra la provincia, il mondo, il gusto per le novità che via via hanno dato il segno alle epoche.
La passione per Wagner, per esempio.
Via ai festeggiamenti, dunque?
I tempi nostri non sono quelli dei facili applausi celebrativi.
Si sta con il cuore stretto: i soldi raccolti localmente non bastano, la riduzione dei fondi statali, che potrebbe derivarne in automatico,
condannerebbe ad un declassamento probabilmente perpetuo.
Da centro di produzione propria, a teatro-impresario che, di volta in volta, produce ciò che è più richiesto.
Un passaggio, comunque, di enorme rischio.
Il sistema della Lirica è una delle colonne dell'immagine dell'Italia e della sua produzione culturale concreta.
Una riforma per metterlo in sicurezza non può consistere solo nel ritiro del pubblico e in meccanismi premiali per chi raccoglie di più altrove.
Così può reggere solo La Scala.
La via, se c'è, è molto diversa.
Il pubblico adegui i suoi fondi, in cambio chieda agli Enti Locali, alle Regioni, di razionalizzare e concentrare, e, ai privati, di farsi avanti, con ritorni fiscali e di marketing garantiti dalla solidità ritrovata degli enti.
Solo se c'è garanzia di vita si potrà, infine, avere una forte revisione contrattuale per lavoratori che già stanno facendo
rinunce. Insomma: lo Stato deve dare e programmare, proprio per tagliare sprechi e duplicità, per attirare fondi privati non residuali.
Idee vecchie come la bella Clelia del Gluck, che aprì nel '763. Oggi
che il liberismo ci accompagna a non lontanissimi default, anche nella cultura, sembrano di nuovo freschissime.
sabato 8 dicembre 2012
Pubblica istruzione e città: la vera partita.
Il Rettore Dionigi accusa: si tagliano i fondi per la ricerca. Contemporaneamente, lo Stato continua a lasciare al Comune quasi tutto lo sforzo di “gestire” l'Infanzia. E' lo Stato il vero giocatore in panchina nella partita per l'istruzione pubblica. Questo vogliamo dire agli studenti ed ai bolognesi che hanno firmato per un referendum sulle convenzioni con le materne paritarie. Nessun dubbio sulla volontà dei cittadini di difendere la scuola. Ma l'informazione è stata, fino ad ora, molto carente ed i referendari, spinti dalle loro convinzioni, hanno tralasciato dettagli e chiarimenti. Il Comune di Bologna è il primo promotore della scuola pubblica. Nonostante il capestro del bilancio, impiega somme rilevantissime per le proprie scuole e, nello stesso tempo, convenzionandosi secondo trasparenza e qualità, interviene per tutti i bambini dai 3 ai 6 anni.
Il Comune gioca per lo stesso obiettivo che si chiede nelle manifestazioni. Il referendum invece, se va in gol, rischia di segnare nella propria porta. Le convenzioni non tolgono un euro da quanto comunque il Comune può spendere per le proprie scuole ed i propri insegnanti, per legge. Senza convenzioni starebbero peggio il 30% dei bambini e, se le paritarie chiudessero, si innalzerebbe stratosfericamente la lista dei senza posto. Non si parla di esamifici per liceali svogliati, qui, ma di bambine e bambini.
La Città degli studi, per tutte le età, deve ricomporre la propria squadra e chiedere fondi adeguati.
Se c'è, fra i referendari, chi lo intende, parliamone. Far decidere i cittadini sulla base di un confronto di verità è, ora che le firme ci sono, responsabilità di tutti.
"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari, Sabato 8 Dicembre, sull'Unità E-R.
Il Comune gioca per lo stesso obiettivo che si chiede nelle manifestazioni. Il referendum invece, se va in gol, rischia di segnare nella propria porta. Le convenzioni non tolgono un euro da quanto comunque il Comune può spendere per le proprie scuole ed i propri insegnanti, per legge. Senza convenzioni starebbero peggio il 30% dei bambini e, se le paritarie chiudessero, si innalzerebbe stratosfericamente la lista dei senza posto. Non si parla di esamifici per liceali svogliati, qui, ma di bambine e bambini.
La Città degli studi, per tutte le età, deve ricomporre la propria squadra e chiedere fondi adeguati.
Se c'è, fra i referendari, chi lo intende, parliamone. Far decidere i cittadini sulla base di un confronto di verità è, ora che le firme ci sono, responsabilità di tutti.
"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari, Sabato 8 Dicembre, sull'Unità E-R.
sabato 1 dicembre 2012
2 Dicembre. Voto e regole. Perchè l'Italia cambi.
“Votate, votate, votate!” Era l'allegro tormentone finale di Canzonissima, ricordate? Ogni anno veniva coniugato con un diverso jingle. In palio i 150 milioni della lotteria di Capodanno. Un tesoro, allora, negli anni di quella antica austerity.
Ripetiamolo anche noi. Domani in palio, nel secondo turno delle Primarie, c'è ben di più. Si tratta di nominare, con l'indiscutibile democrazia di un voto, il candidato del centrosinistra al Governo dell'Italia.
Votate, dunque. Sì, ma chi deve votare? Per diritto di cittadinanza, alla maggiore età, elettori lo siamo tutti. Ma le Primarie in questione non sono “per tutti”.
Non sono un autobus dove si viaggia pagando i mitici 2 euro. Si è “cittadini del centrosinistra” se ci si è registrati come tali. Conta quella firma, conta quell'intenzione. Tutto si può far meglio, certamente, ma aver composto, questa volta, l'albo degli elettori del centrosinistra è stata una decisione giusta e trasparente, un'assicurazione contro burle e brogli, un 'oasi di serietà nell'Italia delle orgette e delle feste pagate coi rimborsi spese. Tutto qui. Ti sei registrato? Allora puoi decidere di votare,
al primo e al secondo turno, solo al primo o solo al secondo, di non votare. Come desideri. Non lo sei? Niente di male, ma questa partita, evidentemente, hai deciso non fosse, ora, la tua. Dicono che così “è brutto”. Dicono “chi vuole vada”, al seggio. Sarebbe come se, in una
elezione politica, al primo turno avessero votato gli italiani e, al secondo, si volessero aggiungere gli svizzeri. Invece, con serenità e tranquillità, domani avremo un'altra buona prova. L'Italia dei trucchi deve cambiare, finalmente.
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R
1 XII 2012
sabato 24 novembre 2012
Un voto, per pretendere un domani.
Il tempo breve di questa campagna elettorale per le Primarie del Centrosinistra è già alle nostre spalle. I leaders candidati sono tornati in quest' Emilia preoccupata, ferita dal terremoto e dalla disoccupazione. Bene accolti. A cominciare, naturalmente, dal favorite son Pier luigi Bersani, con la sua provata credibilità. Non è solo la generosissima tradizione democratica della nostra terra. Si è fatta strada l'idea che queste Primarie siano la ripartenza della politica. Ce n'è bisogno e la gente lo sa, più di quanto si creda. Si comincia a capire che la partita non è tra tecnici sapienti e plebe fannullona. La crisi non si risolve risparmiando, tagliando, spendendo sempre di meno. Senza idee, senza promozione di sviluppo non se ne esce. La stagione di emergenza non finirà con il Governo Monti, i vincoli europei andranno rivisti ma oro da redistribuire comunque non ci sarà, è verissimo. Proprio per questo la politica ha un compito enorme. Tocca a lei affrontare i problemi. I banchieri e i “professori” non sono vampiri evocati da occulti poteri antipopolari, ma, quando sanno fare, sono strumenti. Non possono e non devono fare di più. La parola è a noi, scegliamo una proposta, la migliore, e diamogli la forza sufficiente per governare. Non disperdiamoci nei rivoli avvelenati delle polemiche sulle date di nascita, gli scontrini delle sale, le affluenti vuotaggini dei luogotenenti in carriera. Abbiamo capito che sono lampi di contraerea contro la speranza. Domenica le urne siano chiare, siano una voce. “Ci riguarda”, come sempre. Mai come oggi. Il nostro oggi, di persone e famiglie, che non si arrendono, che pretendono un domani.
IL CONTRARIO
di Davide Ferrari
l'Unità E-R 24 XI 2012
sabato 17 novembre 2012
Neve assassina
Sotto la neve pane, si diceva. Molto è cambiato. Ci dicono gli scienziati che non può che peggiorare. Il surriscaldamento non è un fastidio cui si possa ovviare con un condizionatore. Le bombe d'acqua, le precipitazione brevi e violentissime sono in agguato. Il gelo sconosciuto, la nevicata assassina che ferma la città è il respiro di una tigre ferita a morte. La tigre è il Polo che si scioglie. Fino ad ora abbiamo preferito non pensarci. Si parla di tutto ma di ambiente non si parla. La politica segue l'andazzo. I Verdi sono scomparsi nelle quisquilie, i partiti migliori hanno lasciato l' impegno alle associazioni tematiche. Ma i Sindaci non possono ignorare i problemi, le conseguenze dei disastri climatici. Per prevenire, almeno un poco. Per ridurre il numero degli incidenti ed abbassare i costi sociali. Fa così anche il Comune di Bologna con misure severe. Fanno discutere. “Perchè la multa se vado in bicicletta sotto il nevischio?” e via andare, con mille domande, sui divieti, sui centimetri di coltre che li determineranno. “Ho sempre fatto così, che male c'è?” Non possiamo più fare quello che abbiamo sempre fatto. Ha ragione l'Assessore Malagoli. Però la battaglia dei comportamenti è la più dura. Non bastano le ordinanze, ci vuole informazione, tempestività e partecipazione. Sul coinvolgimento delle persone, sul farsi comunità, sentiamo che c'è da lavorare. La rete, a Bologna ancora forte, dei cittadini organizzati va coinvolta prima di ogni decisione. Già si fa? Non basta mai. Siamo già al dopo? Anche fosse, coinvolgiamo. “Dopo”, cioè adesso. Varrà molto di più del timore degli annunciati 39 euro di multa.
"Il contrario".
Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R 17 XI 2014
sabato 10 novembre 2012
Regioni e Stato. Presidenti più forti. Un confronto da fare.
Assolti i Presidenti di Puglia ed Emilia-Romagna: è molto
importante. Siamo particolarmente lieti di vedere Vasco Errani uscire
rafforzato, nel suo impegno nella ricostruzione e nelle risposte alla
crisi. Vale la pena di fare considerazioni ulteriori. L’Italia è , da
tempo, attraversata dalla globalizzazione. Anche sulle istituzioni il
vento ha soffiato forte. E’ sembrato che il modo di farvi fronte,
senza essere travolti, fosse quello, nell’Europa governata quasi
soltanto dall’economia, di rafforzarne la guida politica e la vita
democratica e, contestualmente procedere ad un drastico decentramento
di poteri, dal centro degli Stati alle Regioni. Poi la svolta della
crisi: un Governo vero dell’Europa non c’è, mentre sembra che il
“federalismo” delle Regioni lo si voglia ridimensionare.
Il Disegno di legge Costituzionale di Monti riporta al Centro settori
strategici. Pochi denari: tutto va razionalizzato. Bene. Domandiamo,
però: “L’Italia si batte per rendere più governata e democratica
l’Europa o si limita a eseguire i “compiti a casa” ? L’Italia crede ad
un modello alternativo alle secessioni, basato su un forte
decentramento?” Non vorremmo che la riduzione del ruolo delle Regioni
fosse propedeutica, paradossalmente, a nuovi allineamenti della
politica all’economia, che si teme intralciata da particolarismi e
partecipazione. Le Regioni hanno reagito poco. Sappiamo i motivi.
Ma, senza un patto rinnovato con i territori, Governo e società si
incontreranno ancora di meno, con esiti molto gravi. La maggiore
serenità di Presidenti di alto valore come Errani e Vendola potrà
ridare spazio ad un confronto. Doveroso. Tutto da fare.
Il contrario
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità
E-R, 10 Novembre 2012
sabato 3 novembre 2012
“Ma dove siamo capitati ?”
Il politico Beppe Grillo dichiara che gli esponenti, del “Movimento 5
Stelle”, non devono mostrarle, le stellette, in Tv, se no gliene
toglie qualcuna. Aggiunge considerazioni sul "punto G", riferite, in
qualche modo, alla gentile consigliera comunale di Bologna Federica
Salsi. Un Assessore di Ferrara , del mio PD, ma giovane e
ultrariformista, rivolge su Facebook, nel santo nome di Blair, una
violenta offesa corporale, anatomica, a Nichi Vendola. Si è scusato, è
vero, ma tant'è: Grillo sdogana, l'intendenza segue. Si dirà che in
autobus, nei cessi delle scuole, davanti alle macchinette del caffè,
nei corridoi degli uffici terziari, il linguaggio non è diverso.
L'impressione però è che una "nuova" politica sia così convinta di sé
da sopravanzare il peggio del gusto comune. Una volta si era
consociativi, lenti, un po' falsi, bulimici di rapporti
interpersonali. Forse solo per questo più educati. Oggi battono le
campagne molte armate di rivoluzionari. Vogliono cambiare tutto e
intanto sostituirsi a "tutti". I loro fans, leggiamo sulla rete, sono
pronti a difenderli da “bieche strumentalizzazioni”. Insomma viene
sempre buono il vecchio argomento della “verità di partito”. Noi la
prendiamo male, invece. Stiamo nella politica, ma ci chiediamo: “dove
siamo capitati?”. Ma ne abbiamo viste tante, resisteremo. Una cosa non
accettiamo: che una domanda simile se la pongano, allontanandosi,
quelli, molto migliori di noi, che, gente semplice, ingenua, non
accettano che il rispetto, la convivenza con la diversità non siano i
primi valori comuni. Questi no, non avete il diritto di allontanarli.
Sono loro, qualunque età ed esperienza abbiano, il nuovo ed il meglio.
Il
contrario
rubrica di Davide Ferrari
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità
E-R, 3 Novembre 2012
sabato 27 ottobre 2012
Reagire all'antica forza, nuova, del male.
L'offesa,
di Forza nuova, alle persone omosessuali e all'ambasciata di Israele
è gravissima. Guai a rispondere "nel merito", argomentando
con le decisioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, che da
anni e anni ha esplicitamente tolto la diversità di orientamento
sessuale dalle malattie. Guai a rispondere che un'ambasciata,
qualsiasi, ha nelle sue normali attività quella di collaborare con
manifestazioni culturali, com'è il festival “Gender bender”.
Guai. Reagire non deve essere difendere. Mettersi sulla difensiva è
già far vincere il male. Sì “il male”. Esiste. Ama dividere,
vive nella crisi e nel dolore, muta in odio per gli altri le tasche
vuote, l'angoscia del licenziamento, l'impotenza a far fronte ai
bisogni della propria famiglia. La rabbia per il presente tramuta in
invidia, violenta verso chi sembra accolto, chi fa, chi va avanti. La
storia è vicenda di uomini e donne, sotto ogni cielo uguali, nei
sogni e nei limiti. Il male aborre la storia, la cambia in complotti
oscuri. Il male ha paura della cultura, insinua in chi non sa o non
comprende la tentazione di divenire, grazie all'odio e nel disprezzo,
superiore al sapiente. Il male odia l'uguaglianza, sogna la
conformità. Il Dio che ci ha chiamato per nome, riconoscendoci
differenti e persone, tutti suoi figli, è, per lui, una
menzogna
giudaico-cristiana. Usa il suo nome, invece, traviandolo, in "sacre"
unzioni di capi e di schiavi, di dominatori e di arresi. Reagire.
Facendoci uguali, ai gay della Salara, agli ebrei di ogni tempo, ad
ogni popolo. Mettersi a lato di chi è sotto la scure, dichiarandoci
parte di lui, oggi, nell'urgenza della risposta, domani, sempre.
Il
contrario
rubrica di Davide Ferrari
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità
E-R, 27 Ottobre 2012
sabato 20 ottobre 2012
Primarie. Se no, no
Le primarie, pian piano, si stanno
imponendo nell'immaginario italiano. Merito esclusivo del PD e dei
suoi vari direttissimi predecessori. Merito? Sì, in un sistema
bloccato e distante, pur con tutti i limiti e gli inquinamenti che
sono loro propri, le primarie aiutano la partecipazione e legano i
cittadini alla "Cosa pubblica", alla Repubblica. I
contendenti, però, se devono, adesso, portare acqua al proprio
mulino non dimentichino che, dopo pochi mesi, si ritroveranno dalla
stessa parte di chi ha prevalso, volenti o nolenti. Nello stato delle
cose presenti, con la crisi alla gola, difficile pensare che in caso
di sconfitta alle primarie, si possa puntare sulla rovina del
vincitore alle “secondarie”, cioè alle vere. Non c'è molta
acqua per la politica, prosciugarla nei veleni lascerebbe solo un
deserto, dove solo ben altre specie potrebbero sopravvivere.
L'Emilia-Romagna, per tutto il centrosinistra, conta ancora più di
qualcosa. Da qui si chieda, con fermezza, che si interrompano le
campagne, il dileggio, contro i singoli dirigenti. Quella contro
D'Alema è stata particolarmente insistita e sguaiata. Nello stesso
tempo, non prima e non dopo, termini ogni delegittimazione degli
sfidanti. Le nostre primarie non sono e non possono sembrare mai la
ripetizione farsesca del “Riccardo III” di Shakespeare, tutto
odio e disprezzo. Quel cattivissimo Re chiudeva implorando un
“cavallo” in cambio del suo regno, una via d'uscita. Saremo noi,
cittadini, militanti, elettori, a doverlo fornire, il cavallo, a chi
vince, ed anche ad aiutare a rimontare in sella gli sconfitti, dopo
questo primo voto. Lo faremo se motivati da una stima accresciuta, se
no, no.
“Il contrario”
Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 20 Ottobre 2012
sabato 13 ottobre 2012
Haller, il nostro tedesco
Bologna è la città della Resistenza e del martirio. Marzabotto è sulle
sue montagne. Quando Helmut Haller vi giunse erano passati appena 17
.anni dalla Liberazione.
I bolognesi sapevano che la Germania non poteva ridursi agli orrori
nazisti. Wagner da sempre è amato dal loggione del Comunale, Goethe
passando a Loiano, si vide dedicare tutto, compresi zuccherotti e
torte montanare. Ma poteva essere un rischio impiantare, qui, un
calciatore tedesco.
Come avrebbe reagito il “Senato” del Bar Otello, ma ancor più il
popolo largo, quello che ricordava le voci spietate, i
rastrellamenti, i corpi dei seviziati?
Haller poi era proprio tedesco, biondissimo, impossibile mimetizzarlo.
Il suo gioco, fantasia, luce, realizzazione, sciolse ogni dubbio.
Un grandissimo. Qualcuno cominciò a chiamarlo "la perla bianca". Erano
gli anni di Pelè, la perla nera. “Helmut è di quella categoria”, si
diceva. Era vero, ma non riuscì a vincere ai Mondiale. Non fu colpa
sua. Dopo la vittoria rossoblu nel '64, suoi dovevano essere quelli
d'Inghilterra. Nel '66, a Wembley, lo fermò solo l'arbitraggio. Poi
andò alla Juve. anni vittoriosi. Ma Haller è sempre stato nostro, di
Bologna, non si discute.
Il suo carattere gioviale, curioso dei sapori della vita, dalla
gastronomia alla cultura, cambiò l'immagine stessa della Germania, in
città, forse in tutta Italia. Il nazismo ha portato sterminio, ma i
tedeschi sono come tutti. Non sono nemmeno come quelli che
perseguitano Fantozzi intimandogli silenzio e diete. Sono, anche, come
Helmut, con la sua pancetta simpatica che ogni anno cresceva e che
tutti perdonavano. A lui, il nostro tedesco. Una forza amica, che già
ci manca.
"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari
l'Unità E-R 13 Ottobre 2012
sue montagne. Quando Helmut Haller vi giunse erano passati appena 17
.anni dalla Liberazione.
I bolognesi sapevano che la Germania non poteva ridursi agli orrori
nazisti. Wagner da sempre è amato dal loggione del Comunale, Goethe
passando a Loiano, si vide dedicare tutto, compresi zuccherotti e
torte montanare. Ma poteva essere un rischio impiantare, qui, un
calciatore tedesco.
Come avrebbe reagito il “Senato” del Bar Otello, ma ancor più il
popolo largo, quello che ricordava le voci spietate, i
rastrellamenti, i corpi dei seviziati?
Haller poi era proprio tedesco, biondissimo, impossibile mimetizzarlo.
Il suo gioco, fantasia, luce, realizzazione, sciolse ogni dubbio.
Un grandissimo. Qualcuno cominciò a chiamarlo "la perla bianca". Erano
gli anni di Pelè, la perla nera. “Helmut è di quella categoria”, si
diceva. Era vero, ma non riuscì a vincere ai Mondiale. Non fu colpa
sua. Dopo la vittoria rossoblu nel '64, suoi dovevano essere quelli
d'Inghilterra. Nel '66, a Wembley, lo fermò solo l'arbitraggio. Poi
andò alla Juve. anni vittoriosi. Ma Haller è sempre stato nostro, di
Bologna, non si discute.
Il suo carattere gioviale, curioso dei sapori della vita, dalla
gastronomia alla cultura, cambiò l'immagine stessa della Germania, in
città, forse in tutta Italia. Il nazismo ha portato sterminio, ma i
tedeschi sono come tutti. Non sono nemmeno come quelli che
perseguitano Fantozzi intimandogli silenzio e diete. Sono, anche, come
Helmut, con la sua pancetta simpatica che ogni anno cresceva e che
tutti perdonavano. A lui, il nostro tedesco. Una forza amica, che già
ci manca.
"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari
l'Unità E-R 13 Ottobre 2012
sabato 6 ottobre 2012
Le spese in Regione e la necessità di volare.
L'intervento
di Davide Ferrari
Le spese in Regione e la necessità di volare.
Il Governo taglia i fondi ai “politici” delle Regioni. Fa bene.
Benissimo. Non è senza motivo, però, ricordare che molti contenuti del
nuovo provvedimento riprendono le regole che si è data
l’Emilia-Romagna. Evidentemente, se oggi tutti applaudono all’operato
del Governo, queste misure della nostra Regione erano giuste. Eppure
non le abbiamo viste sottolineate, negli infiniti commenti sulla
verifica degli scontrini. Non ci stupisce e non vogliamo abbaiare alla
Luna. Va così. Bisogna dimostrare, sul campo, credibilità e onore.
Nulla è scontato, nulla è garantito. Avevamo chiesto, sull’Unità,
misure drastiche, nazionali. Stanno arrivando. Ora si può andare
avanti. I demagoghi sono un pericolo, come gli scialacquatori.
Talvolta capita che coincidano, se le ultime cronache locali non sono
troppo ingenerose. Non è a loro che dobbiamo rendere conto, ma ai
cittadini. Ci vuole attacco e ci vuole difesa. Sì, difesa: delle cose
giuste, di ruoli che sono importanti per tutti. La diversità positiva
dell’Emilia-Romagna cesserebbe davvero nel momento in cui si
accettasse di ridurre al niente programmi e progetti. Se gli stolti
insistono a criticare la cosiddetta politica estera della Regione,
bisogna reagire. I fondi europei, e gli investimenti privati, non
arriveranno se si tagliano i ponti con Bruxelles, se non si mette più
il naso fuori di casa, per non addebitare i biglietti aerei. Volate in
Ryan Air, con le aviolinee di Filini e Fantozzi, ma volate, cari
governanti regionali. Guai se vi metteste a contare e ricontare le
notule con gli ex sodali di Favia. Allora sì che dovremmo chiedervi i
soldi indietro. Tutti. Perchè a nulla servireste.
L'Unità E-R, 6 10 2012
di Davide Ferrari
Le spese in Regione e la necessità di volare.
Il Governo taglia i fondi ai “politici” delle Regioni. Fa bene.
Benissimo. Non è senza motivo, però, ricordare che molti contenuti del
nuovo provvedimento riprendono le regole che si è data
l’Emilia-Romagna. Evidentemente, se oggi tutti applaudono all’operato
del Governo, queste misure della nostra Regione erano giuste. Eppure
non le abbiamo viste sottolineate, negli infiniti commenti sulla
verifica degli scontrini. Non ci stupisce e non vogliamo abbaiare alla
Luna. Va così. Bisogna dimostrare, sul campo, credibilità e onore.
Nulla è scontato, nulla è garantito. Avevamo chiesto, sull’Unità,
misure drastiche, nazionali. Stanno arrivando. Ora si può andare
avanti. I demagoghi sono un pericolo, come gli scialacquatori.
Talvolta capita che coincidano, se le ultime cronache locali non sono
troppo ingenerose. Non è a loro che dobbiamo rendere conto, ma ai
cittadini. Ci vuole attacco e ci vuole difesa. Sì, difesa: delle cose
giuste, di ruoli che sono importanti per tutti. La diversità positiva
dell’Emilia-Romagna cesserebbe davvero nel momento in cui si
accettasse di ridurre al niente programmi e progetti. Se gli stolti
insistono a criticare la cosiddetta politica estera della Regione,
bisogna reagire. I fondi europei, e gli investimenti privati, non
arriveranno se si tagliano i ponti con Bruxelles, se non si mette più
il naso fuori di casa, per non addebitare i biglietti aerei. Volate in
Ryan Air, con le aviolinee di Filini e Fantozzi, ma volate, cari
governanti regionali. Guai se vi metteste a contare e ricontare le
notule con gli ex sodali di Favia. Allora sì che dovremmo chiedervi i
soldi indietro. Tutti. Perchè a nulla servireste.
L'Unità E-R, 6 10 2012
lunedì 1 ottobre 2012
Costi della politica. Una risposta definitiva.
Il contrario
Davide Ferrari
135.000 persone in Emilia-Romagna non hanno i soldi per comprare il cibo necessario, in un’Italia dove si ritiene trendy bandire un concorso per l’unemployee of the year, il disoccupato dell’anno. Non c’è da stupire se i “costi della politica” suscitano sdegno e rivolta.
C’è chi ci marcia. Quest’ultima campagna, iniziata per la polvere alzata dalle tuniche svolazzanti negli immondi festini del Lazio, non vorremmo finisca con ulteriori tagli alla sanità ed al sociale. In Emilia-Romagna si fa meglio e con meno. Si sono già aboliti i vitalizi, si riduce, si assicura una trasparenza prima, probabilmente, insufficiente. Non può passare l’idea che ogni cambiamento in meglio valga soltanto come ammissione di ritardi precedenti. L’Emilia-Romagna prosegua nel cambiamento. Tuttavia l’impressione è di essere sotto un bombardamento. Le indagini in corso sono raggiunte da altre, dichiaratamente di “ricerca”. Come a dire:”cerchiamo e troveremo”. Serve, in tutta Italia, una drastica risoluzione del problema. Vogliamo essere chiari. Sarà anche giusto mettere in rete gli scontrini del bar, ma-ecco un'idea!- bisogna decidere che gli stipendi politici, tutti, non superino una quota similare a quella di un normale salario medio dirigenziale, benefit compresi. Chi prende meno non cresca. Per gli altri : scendere. Neanche un Euro in più. Non è giusto che una elezione assicuri il benessere a vita. Ci vuole un patto con i cittadini, basato su una cifra credibile, fissata una volta per tutte, da far loro spendere in cambio di una politica dedita ed efficiente. I demagoghi non ci staranno mai, gli altri siamo sicuri direbbero di sì.
L'Unità E-R, 29 Settembre 2012
sabato 22 settembre 2012
Se manca il lavoro, la riforma fa male.
Ci
vorrà tempo per capire gli effetti concreti di una riforma
complessa, come quella “del lavoro”, di Monti e Fornero. Ci si
attendeva un duro contraccolpo, in licenziamenti, dovuto alla
parziale “sterilizzazione” dell'articolo 18. Forse è troppo
presto per dirlo, ma le conseguenze più negative sembrano invece
giungere dal versante “dell'entrata” nel lavoro stabilizzato.
Diranno gli esperti. Salta agli occhi, tuttavia, un grave limite di
tutta questa vicenda “riformatrice”. La crisi non dà tregua e le
necessità di forza lavoro si riducono in ogni settore e, più o
meno, ad ogni livello di qualifica. Questa legge è figlia invece di
una lunga serie di teorizzazioni, tutte basate sull'idea che il
mercato possedesse una naturale tendenza all'espansione, sempre
troppo frenata dai famosi “lacciuoli” normativi. Teorie
invecchiate inesorabilmente e oggi smentite dal baratro vertiginoso
nel quale viviamo. Fornero le ha invece seguite, sospinta dalla
necessità – dichiarata imperiosa – di dare segnali “ideologici”
ai mercati. Compensare poi diritti persi in tema di licenziamento con
rigidità, difficili nella crisi, nelle forme di assunzione è stato
un po' come sommare i fischi coi fiaschi. L'economia reale, come
sempre, si vendica, anche nel nostro territorio. Giungono notizie
circa il rapido disfarsi, da parte di molte imprese, di propri
dipendenti, prima di doverli assumere in via definitiva con le forme
più rigide adesso previste. Che fare, allora? Bisogna creare lavoro.
Senza questa priorità tutto il resto assomiglia all'agitarsi delle
creature dell'apprendista stregone. Alchimie ed impiastri sul come si
deve assumere e licenziare non possono sostituire la crescita. Se la
politica vuole riconquistare credibilità, sarà bene se ne accorga.
Alla svelta.
"Il contrario" rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R
22
settembre 2012
venerdì 14 settembre 2012
Feste giovani, commenti ammuffiti.
Resistono. Attese da decenni a dar prova, con il loro collasso, dell'ineluttabile scomparsa del partito di massa, le Feste perdurano, mentre si consumano rapide le ere geologiche della politica. E' che, a frequentarle, male non si sta, ed a farle si fatica, ma ci si diverte. Tutto qui. I motivi? 1)Nelle Feste, pur commerciando e ristorando, non è il denaro l'unico padrone. I soldi, oggi lo sanno tutti, tranne Oscar Giannino, quando comandano, fanno la felicità solo di chi ne ha troppi. 2)Le Feste consentono l'espressione di capacità che la vita lavorativa nega o limita. Lì opprimono immeritevoli gerarchie . Qui si sentono meno. Chi si impegna conta, anche se non ha preso la laurea in Albania. Non foss'altro perchè è difficile sostituirlo.
Nel partito che le promuove c'è chi si scandalizza se Matteo Orfini scrive che, in politica, bisogna essere anche “contro”, avere un nemico. Eppure chi si sente ostile al PD non manca. La serena accoglienza a Renzi è stata giudicata il segno di uno sfacelo, dello sfondamento dei media nello zoccolo duro. Era curiosità di chi, sempre, ha voluto vederne tante. Nessuno creda, tantomeno il Sindaco fiorentino, di avere l'anima di questo popolo in tasca. Taccuini al vento, si va in cerca di veterani turbati dall'intimo di sfratto dall'albero genealogico rivolto da qualcuno a Togliatti. Invece, del caso, nulla importa a nessuno. A Bologna M5 e NoTav sgangherano? Dopo qualche parola (“Non toccateci Bersani!”) si è ripreso a lavorare. E si è trovato il tempo per entusiasmarsi con Bauman e Morin. Molti i giovani si potrebbe aggiungere, ma come sa di muffa questa frase, le Feste non la meritano.
"Il contrario"
Rubrica di Davide Ferrari
14 Settembre 2012
venerdì 7 settembre 2012
Dopo Favia.
Parlare ancora di Favia, E' giocoforza. La notizia ha le sue leggi. Al netto di una vertiginosa imperizia, il consigliere regionale di Grillo, ha detto, fuori onda, la verità. Il Movimento 5 Stelle non è un luogo collettivo, di partecipazione. E' una impresa mediatica governata da un guru, del quale tra l'altro, Favia, e sodali, probabilmente mitizzano eccessivamente le qualità, cattive e buone. Se è così, Grillo non è la risposta alla richiesta di cambiamento, è all'interno del problema che la origina. Freddo affaire di minuscoli telefoni rossi e verbi all'imperativo, questo grillismo. E' una stazione della via crucis verso il fondo di una vita politica che, fra calo della partecipazione, gestione malversata, o comunque in mani ristrette, dei soldi pubblici, ascesa di improvvisati e controriforme elettorali, ha visto i poteri sempre più personalizzati, opachi, lontani e autoritari. Cosa si può fare allora? Per Casaleggio è facile. Gli basterà pubblicare nel blog del suo UFO-robot il filmato di Favia all'incontrario. Prima l'outing e poi le lisciate ai capi, l'onda seguirà il fuori onda e tutto tornerà a posto. La strada è più lunga per noi, per chi vorrebbe pulizia e democrazia, tutte e due. In questo “noi” comprendo anche molti passati dal 5Stelle, di buona fede e di troppe malriposte speranze. Noi dobbiamo fare la strada all'inverso . Dall'antipolitica con seggio assicurato alla buona politica, dall'alto al basso, dall'invettiva all'idea. Non illudiamoci, anche questi episodi, tristi come la lingua di Favia, indurranno scoramenti e abbandoni. Invece è urgente partire, senza aspettare che albeggi, subito, fin da questa notte delle coscienze.
"Il contrario"
Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R
7 Settembre 2012
sabato 1 settembre 2012
Militonto. La parola ha una sua storia.
Magari l'utilissimo consigliere regionale Favia non la conosce. Nel brumoso '77, droga leggera ubiqua, qualcuno diceva: «Faccio il militante, di giorno. La sera, canne, e divento un militonto». Era la versione casareccia del motto di Bifo: «Duri. Con gioia». Gli anni passano. Il militonto sarebbe oggi l'uomo del Pd, promosso a somiglianze un po' improbabili con il vecchio ed efficace, durissimo quadro del Pci. Così, nelle bocche storte dal disprezzo dei manifestanti su commissione del capoGrillo, che giovedì hanno un poco disturbato, a Bologna, l'incontro con Bersani. Perchè tanta avversione? Per la propaganda grillina, uno del Pd, che ci crede e si impegna, è la smentita vivente dei facili teoremi sulla politica: «Tutti uguali» e «Tutti a mangiare». Ma queste fragili tesi sono servite a portare, in un paio d'ore, altezze come il Favia, prima in Comune poi addirittura in Regione. Difficile rinunciarvi. Qualcuno però deve cominciare. Non sono tutti uguali, in quel movimento. Lo sappiamo, lo speriamo. Magari usando il pressappoco più che la scienza, in tanti si avvicinarono al primo Grillo per l'ambiente, la difesa dell'acqua pubblica, una voglia di partecipare che meritava attenzione.
Sono quelli incontrati nei banchetti, sempre con tanti foglietti in mano. A loro, oggi, la scelta. Considerato che non dai loro temi vengono i voti 5 Stelle, ma da quell'ammirazione per la bava alla bocca, che, come sempre, si diffonde nelle grandi crisi, escano allo scoperto. Separarsi dalla provocazione e dallo squallore, recuperare la dignità delle proprie iniziali ragioni: è scelta difficile. Doverosa.
"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna 01/09/2012
sabato 11 agosto 2012
Comitati e referendum. Non dimentichiamoci i bambini
Tomassini e Palmizio. Berlusconiani. Velocissimi, hanno promosso, nel retrobottega, un “Comitato per il No” nel referendum sui fondi alle scuole dell’infanzia convenzionate con il Comune. Era facile prevederlo. L’iniziativa referendaria ha ridestato immediatamente climi da aut-aut. C’è il rischio di una rissa tutta ideologica e astratta. Le scuole bolognesi sono più avanti, nella storia e nel presente. Il lavoro concreto di tante insegnanti, il pensiero pedagogico, la “Città”, hanno costruito un sistema educativo valido che va difeso, più che si può. Oggi sono la scarsità, i tagli, i principali nemici. Serve l’impegno di tutti. Troppi ignorano il vero convitato di pietra: lo Stato, la Repubblica. A Bologna fa troppo poco. E’ stato sbagliato, quindi, promuovere, un referendum che guarda a un passato che a Bologna non abbiamo vissuto. Mai. Le scuole convenzionate svolgono un lavoro utile, che sarebbe incomprensibile non riconoscere. Le scuole comunali sono la colonna fondamentale di un sistema plurale che funziona. C’è una gran voglia di cogliere l’attimo, di “fare politica” senza “andare per il sottile”. Ma una scuola è un organismo delicato, non una tribuna per comizi. Non dimentichiamoci dei bambini e delle famiglie. Hanno il diritto di avere buone scuole, tutte, con ogni gestione. Comitati? Vorremmo partissero da qui, raccogliendo le esperienze, le associazioni, in campo, il bisogno di qualità. Con questo spirito ci confronteremo nella scadenza referendaria. Seguiamo il filo del pensiero di un bimbo e arriviamo a una verità sulla scuola. Se invece tiriamo troppo la corda, il canapo si spezza, si casca per terra.
“Il contrario”
Rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 11 Agosto 2012
domenica 5 agosto 2012
Verità delle Feste. Da Emiliani ai giovanissimi.
Cosa unisce grandi intellettuali come Andrea Emiliani, che quest'anno sarà premiato da Casadeipensieri, all'operaio a giornata, oggi si “lavora” così, che nonostante tutto fa volontariato? Le Feste dell'Unità, o come le si vuol chiamare. La qualità assoluta e il pressappoco della buona volontà, ogni attività delle Feste, dalla ristorazione alla cultura, tiene dentro tutto. Ci sarà un perché, un quid che le mantiene in vita? E' la possibilità di lavorare senza la cavezza di gerarchie assurde e di proprietà non meritate. Ecco il nocciolo. Facendo i volontari si esprime la propria idea e la propria professionalità, originaria o anche solo dopolavoristica, estiva. Quante caricature: il sandalo con il calzino bianco, la canottiera ingiallita che lascia affumicare la pelle sgombra, le icone della mitologia festivaliera. Le Feste sono anche altro, luoghi dove si inventano strategie comunicative e tecnologie commerciali, nell'organizzazione del lavoro dei ristoranti, nelle librerie, nella programmazione degli spettacoli. Qualche volta senza saperlo, sempre senza vedersi riconosciuti. Si dice che a far da collante fossero, un tempo, l'ingenuità e l'ideologia. Pianeti oggi perduti. Ma, fin dall'inizio, deve esserci stata l'intima soddisfazione di poter dimostrare quello che si vale. Per questo le generazioni si avvicendano. I ragazzi, i tanti con la “vocazione”, capiscono in fretta quello che conta, qui. Non è il pulviscolo delle microcarriere, il glamour, quanto sbiadito, dei codazzi che si formano dietro ai “numeri uno”, ma ciò che, concretamente, si può fare. E che ti resta dentro, leggero come una tela, tenace come la memoria.
“Il contrario”
rubrica
di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 5-8-2012
Iscriviti a:
Post (Atom)