domenica 29 dicembre 2024

Nomi.


NOMI.
E' falso che nel PCI Togliatti venisse chiamato "il migliore". E' del tutto falso. Il termine è presente nella stampa, o meglio nei fogli volanti, del PCI in un brevissimo periodo, quando il partito torna a limitata possibilità di iniziativa. Un aggettivo, fra altri, usato per presentare al popolo italiano una personalità del tutto sconosciuta a livello di massa e, dove nota, nelle ristrettissime cerchie della partecipazione politica , più nota come "Ercoli". Un uso presto interrotto per precisa volontà del vertice del Pci di evitare ogni pretesto al ridicolo.
E' falso che nelle conversazioni quotidiane durante il ventennio Mussolini venisse citato per nome, come "Benito". E' sostanzialmente falso, si scambia, volontariamente, il vezzo, peraltro non molto diffuso, di nominare un personaggio potente, vicino o lontano, basti pensare a "il Peppino" per Stalin, con una testimonianza di familiarità.
La prima falsità nacque nel nel periodo nel quale Bettino Craxi e Ugo Intini ebbero una rilevante presenza nella più vasta comunicazione.
Fu la loro propaganda continuamente ripetuta a portare un anticomunismo generico, da essere tesi e spartiacque, in Italia, di una sola parte della coscienza politica, ad avere una presenza molto più estesa e quindi utilizzabile sul piano politico immediato, come non lo era più stato dai tempi della più acuta guerra fredda. Si cercò, più in particolare, di determinare, per voluto paradosso della continua critica e condanna di Togliatti, una re-identificazione, in pieni anni '80, fra quel leader, morto nel 1964 e il Pci, utile a ridurre il ruolo e la rappresentatività del Pci di Berlinguer.
Oggi, pur in un quadro politico del tutto mutato, questa specifica falsità si può dire quasi unanimemente ripresa per vera, un esempio illuminante di come una non realtà, se continuamente ripetuta e quindi nelle condizioni di essere fatta propria dagli apparati intellettuali e comunicativi dominanti, diventa una realtà, una realtà vera e non più discussa.
La seconda falsità tenta di diffondersi, oggi, con la pubblicazione e il sostegno pubblicitario al libro "Benito" di Giordano Bruno Guerri. Guerri interpreta un fenomeno che si produce sempre fra popolo e dittature, se longeve o relativamente durature, vale a dire una abitudine a considerare patrimonio comune, "popolare", l'apprezzamento del capo, sempre più diffuso della adesione generale al suo regime e soprattutto ai principi della sua parte o partito, come prova di una vicinanza, nella sostanza, fra un supposto carattere italiano e Mussolini. Naturalmente questa catena di assiomi termina nel ribadire la necessità di una visione definita "comune" della storia d'Italia , dove il fascismo non indica rotture e dove l'antifascismo scompare .
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