venerdì 1 giugno 2018

domenica 27 maggio 2018

INTEGRAZIONE-INTEGRALISMO

Incontro con Marco Revelli, Chiara Colombo e Luca Alessandrini. Presiede Davide Ferrari
INTEGRAZIONE-INTEGRALISMO

L'incontro è parte della rassegna MENS-A un evento culturale internazionale sul Pensiero Ospitale, tra Scienze Umane, Filosofia e Storia, ideato dall’Associazione APUN (LFA - APS) in collaborazione con l'Università di Bologna. MENS-A ha come tema 2018 Futura Umanità. L’intento è quello di riflettere sul pensiero inclusivo, sulla tolleranza e sulla capacità conviviale di relazioni attente all'uomo e al progetto comune. MENS-A prevede incontri, conferenze, laboratori e sono presenti grandi nomi internazionali. L’obiettivo di MENS-A è quello di creare una rete che valorizzi innovazioni di processi, il pluralismo culturale, il Patrimonio vivente, secondo il concetto di cultura metropolitana e attrattiva turistica.


L'incontro si aprirà con una visita guidata del Museo sul tema "Bologna dell'acqua e della seta" dalle ore 10:00 alle 10:40.


giovedì 3 maggio 2018

La Direzione.

Direzione. 
In primo luogo solidarietà a Gianni Cuperlo e ammirazione per il suo modo di reagire, un dirigente all'altezza. Sul resto: un compromesso difficile . 
Forse, per spirito unitario l'avrei votato anch'io ma confermo una valutazione di estrema preoccupazione sulla situazione seguita al voto e i suoi sviluppi. 
Una linea politica non c'è. Renzi ha bloccato con energia e consenso nel nostro mondo, ormai però molto ristretto, una linea politica che stava emergendo dallo stesso Presidente della Repubblica e da altri esponenti della storia e del presente del centrosinistra di assoluto valore, come Prodi, Veltroni, Fassino. Come Cacciari aveva previsto, una profezia facile ma solo da lui l'abbiamo sentita, almeno nei forum televisivi e per questo lo cito, solo con un preaccordo con Renzi si poteva evitare di vedersela sfumare. È stato un errore dichiararne, o quasi,
la possibilità sospesi nel vuoto, o almeno così lasciare intendere con le proprie parole. 

Ma aver bloccato una prova, difficile, ma unica nelle condizioni date, rischia di condannare il Pd o ad una nuova avventura istituzionale con la destra e senza M5stelle, che, ad ora, non pare nemmeno realistica, oppure a nuove elezioni. 
Se anche il voto friulano e giuliano venisse confermato come tendenza il Pd vedrebbe, in una elezione prossima, un ulteriore calo appena frenato e la destra, una destra xenofoba ed estrema, un proprio decisivo trionfo. Il segretario reggente ha ora un voto di conferma, non era per nulla scontato, ma in una situazione dove si blocca la marcia del motore in attesa ripartenza 
Davvero non si può chiudere la giornata con maggiori e migliori auspici di quanti ne avessimo. ieri. Vedremo le consultazioni di Lunedì e vedremo cosa si intende per spirito costruttivo, il termine adoperato da Martina e quindi votato, ma in un mare di no.

domenica 29 aprile 2018

Marx, duecento anni.

Marx duecento anni. 
Tutto è morto, tutto è vivo, come in ogni classico del pensiero di assoluta grandezza. La diversità di Marx dagli altri grandi pensatori consiste nell'obiettivo: cambiare i rapporti di forza fra le classi sociali fino a raggiungere l'uguaglianza. 
La descrizione dei mezzi ideali , materiali, storici, sociali per raggiungerla è un insieme di rarissimo pregio di idee altrui rimesse in fila secondo una conseguenzialità aperta e non dogmatica, da Hegel agli economisti maggiori, che predissero e descrissero insieme il grande sviluppo dell'economia dovuto alle rivoluzioni borghesi. Eppure sono proprio questi lasciti ereditati, queste tessere del mosaico che, di volta in volta, ad ogni mutamento delle vicende storiche appaiono vetusti, ora maggiormente l'uno, ora maggiormente l'altro. Si può dire che quasi sempre è proprio l'uso che Marx ne fa che mantiene in qualche modo all'attenzione questi elementi. 
C'è da dire che I critici di Marx generalmente affermano il contrario, accusano l'obiettivo del suo pensiero di essere caduco e comunque irrealizzabile, il famoso "Dio che ha fallito". 
Questi critici, potremmo dire, quando "gli affari" vanno bene, per la loro classe, annunciando che il culmine è già raggiunto e la storia terminata, a chi è soggetto penserà chi comanda. Quando gli affari vanno male predicano la fine del mondo e, più pericolosamente, un angelo sterminatote che rimetta le cose a posto, come ci ricordava Bunuel. In realtà "il mondo" non può fermarsi e le evidenze della drammatica inadeguatezza del modo di produrre, consumare, dirigere sono così grandi da oscurare persino la natura, la tela, non solo il dipinto fatto dagli uomini. È quindi assai meno caduco l'obiettivo fondamentale di Marx dei suoi assunti specifici e delle teorie dalle quali li ha tratti. 
Come tradurre l'obiettivo in progetto, come ridurne il sogno e l'utopia nella teoria che, pur pretendendo di spiegare il mondo intero, viva per la sua epoca, risvegli Adone, rinverdisca l'albero, non lo sappiamo. Sappiamo che tale teoria sarà figlia del momento che illumina non lo precederà. 
Anche questo Marx ci ha insegnato. 

giovedì 12 aprile 2018

I DUE PIANI DELLA PACE


La pace ha pochi operai ma non è scomparsa dal cuore e dall'intelligenza del nostro popolo.
La crisi siriana e la grande confusione che si vede nelle reazioni di tutte o quasi le forze politiche lo dimostrano.
Vi sono due piani, differenti. Vanno entrambi affrontati.
Inizio dal piano della politica ufficiale e del Governo. Il Governo che non c'è aumenta la confusione e l'incertezza, ma su quale visione dovrebbe muoversi, se vi fosse?
L'Italia fa parte di un quadro di alleanze. Non può enon deve liberarsene, soprattutto adesso con la Presidenza Trump che si caratterizza per la totale irresponsabilità e la semiscomparsa dell'Europa comunitaria. Bisogna agire, nelle alleanze, per proporre e contribuire a determinare una linea diversa da quella Trump-Macron. La strada è stretta, non è impossibile.Dire sì a un intervento, di dubbia motivazione e di obiettivi confusi o inconfessabili, sarebbe un tragico errore. Ma bisogna agire per linee interne. Il "pacifismo" di Salvini e più sfumato di Di Maio , ha origini lontane, si nutre di una visione nella quale si devono cercare alleanze con tutti i paesi dove nazionalismo e militarismo prevalgono. Si riproducono schemi antichissimi. Siamo non distanti dalla Triplice Alleanza di fine '800, con il Kaiser, l'Impero austroungarico e una malcapitata Italia che poi tradì.Ma anche l'occidentalismo sfrenato, dove convergono sempre meno parti della politica e dell'opinione pubblica, è un'ancoraggio debolissimo, oltre che ingiusto. Bisogna puntare a fare evolvere la situazione verso nuove mediazioni e nuovi assetti, come fecero i grandi socialdemocratici europei come Brandt, nella Nato ma per l'Ostpolitik.E' finita l'era di Yalta ma è in via di termine anche l'età successiva all'89 che vedeva un'unica superpotenza. Guai a non capirlo. L'altro piano che bisogna affrontare è quello della visione di fondo, culturale e sociale. Deve risorgere un pacifismo moderno ma non meno agguerrito di quello che nell'epoca dei Cruise e degli SS20 contribuì a fermare l'escalation a preservare la pace oltre che, indirettamente, dando sponda a Gorbaciov a destrutturare il sistema dell'Urss e dell'Est europeo. Ci deve essere una presenza, autonoma e diffusa, dei movimenti oggi non scomparsi ma micronizzati e impegnati quasi soltanto nelle "buone pratiche" locali di altra economia e solidarietà. Chi vuole un ruolo, a sinistra e nel sociale, pensiamo al mondo sindacale in primo luogo, si mobiliti e chiami alla mobilitazione, oppure lo faranno, aumentando confusione e opposti rigetti, frange più estreme o anche solo più isolate. I temi non sono oscuri. una Siria libera dalle bombe, ripresa e definitiva vittoria contro il terrorismo garantita dalle sedi internazionali, a partire dalle Nazioni Unite e non dall'orrore della catena di interventi uno contro l'altro delle superpotenze e delle potenze regionali. Altro verrà. Questo sarebbe già sufficiente, ora. 

sabato 24 marzo 2018

L'intervento di Napolitano alla prima seduta del Senato, una interpretazione.

L"intervento iniziale di Giorgio Napolitano, nella prima seduta del Senato, di contenuto e tutto politico, poteva sembrare un ruggito d'abitudine, una zampata di un leone ormai davvero avanzatissimo nell'età.
Così poteva apparire in particolare la parte dove si esprime un giudizio severo sul Pd e, attenzione, imdirettamente su tutti quelli che hanno governato nel passato recente ed hanno perso. Una severità q che poteva risultare giusta, per molti, ma moralistica , addirittura un cedimento ai sentimenti personali. Non è così o per lo meno non è solo così, in quel discorso c'è ben altro.
Perchè è importante capirlo? Non solo per deferenza q verso la persona ma perché un attore rimane che potrebbe avere idee molto simili a quelle di Napolitano e provare a realizzarle concretamente: il Presidente Mattarella. Allora veniamo al punto, anzi ai punti. Provo ad enumerarli: il primo in assoluto è quello affermato in conclusione. 
1) occorre dare ruolo a chi ha vinto.
È un riconoscimento MEDIATO, meglio AFFIANCATO dalla funzione del Capo dello Stato.
2) Chi ha vinto comunque è il "nuovo", no a considerazioni di illegittimità qualora fossero avanzate dal vecchio, Pd ed anche Forza Italia, nei confronti, in particolare del M5stelle.
3) Quindi si vada verso un governo a guida 5stelle con però un ruolo forte e diretto di Mattarella. Forse si può sviluppare il ragionamento. Potrebbe voler prefigurare un ruolo decisivo nella scelta dei ministri, prerogativa che è del Presidente della Repubblica, per esempio quello dell'economia, decisivo nei rapporti con l'estero e come garanzia verso mercati e creditori del debito.. 4) Il Pd dunque deve tacere e basta? Non credo Napolitano lo pensi, anche se Renzi così ha inteso, rispondendo con la battuta ormai nota, ("starò zitto per due anni") piuttosto non contrasti con giochi di sponda con Forza Italia, poco possibili e comunque non comprensibili dalla pubblica opinione, la formazione di un governo Di Maio.In sostanza se forse si poteva associare un ruolo più diretto al Pd, soprattutto se più distante da chi ha avuto la guida negli anni di governo, in questa situazione di transizione, ancora molto incerta, non ci si dimostri all'opposizione del voto ma caratterizzati dal rispetto del Parlamento eletto, numeri compresi. Questo rispetto è richiesto in realtà da Napolitano, più di quanto sembri, a chi ha vinto : niente terze Repubbliche, regime parlamentare come da Costituzione.
Un discorso realista, nel solco della tradizione togliattiana, di grande interesse e di obbligatoria riflessione, per tutti. Anche perchè altre parole, al medesimo livello, non abbiamo ancora udito. I punti più deboli sono quelli di sempre , di Napolitano. Una mancata citazione delle proprie responsabilità, magari a difesa e rivendicazione dell'insieme dei risultati, la velatura "istituzionale" dell'identità di sinistra, cui si aggiunge, a mio parere, il sottacere del tema del razzismo. D'altra parte il ribadito rigetto del fascismo e la citazione negli elementi che hanno condotto all'esito del voto, della sofferenza dei ceti impoveriti non sono oggi un "minimo" ma, temo, una eccezione positiva nel silenzio dei più.