giovedì 19 marzo 2026

MORO E IL MONDO


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Aldo Moro rapito e gli uomini che lo difendevano tutti barbaramente uccisi: era il 16 Marzo 1978.
Sono convinto che ci sia ancora moltissimo da conoscere di Moro. In particolare la sua tragica scrittura: le lettere dalla prigionia. Non sono solo importantissime per comprendere cosa è successo ma -.a mio avviso- devono diventare parte della storia della letteratura italiana. Un monumento della nostra letteratura. Poi è di enorme importanza -nell'attualità- approfondire il lavoro di Aldo Moro nella politica internazionale. Di questo voglio scrivere oggi. Aldo Moro è stato Ministro degli Esteri tra il 1969 e il 1974 per quattro volte, in particolare tra il 1969-1972 e il 1973-1974, nei governi Rumor ed Emilio Colombo. Molto prima era stato sottosegretario agli Esteri (1948-1950). La sua politica estera ha svolto un ruolo attivo nel consolidamento dei rapporti europei unitari e della distensione Ovest-Est e significativamente lo vide firmare da Presidente del Consiglio il Trattato di Osimo nel 1975, che definì il confine con la Jugoslavia.
Di grande interesse è la sua politica sulla Palestina. E'stata definita di "equidistanza attiva", un approccio che cercava di bilanciare il riconoscimento del diritto all'esistenza di Israele con il sostegno alle aspirazioni nazionali del popolo palestinese.
Ripensiamo ai pilastri fondamentali della sua azione politica:
La sua visione giunse a considerare un sostegno alla causa Palestinese nei termini di un superamento dell'assistenzialismo e una affermazione del diritto ad una patria.
Moro fu tra i primi leader occidentali a sostenere che la questione palestinese non fosse solo un problema di profughi e di aiuti umanitari, ma una questione politica centrale per la pace in Medio Oriente. Nel 1974, parlando al Senato, dichiarò esplicitamente che il popolo palestinese aveva bisogno di una patria e non solo di assistenza, una posizione che all'epoca generò tensioni con gli Stati Uniti e Israele. Per quanto riguarda i rapporti con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, favorì l'apertura del dialogo ritenendola l'unico interlocutore in grado di rappresentare le istanze nazionali palestinesi.
Durante il conflitto del 1973, Moro (allora Ministro degli Esteri) adottò una linea di forte autonomia rispetto agli alleati decidendo:
• il diniego delle basi NATO sul suolo italiano per il rifornimento di armi a Israele da parte degli Stati Uniti.
• la piena valutazione delle ragioni energetiche e politiche proprie dell'Italia, mirando a proteggere gli approvvigionamenti petroliferi italiani e a mantenere stabili i rapporti con i paesi arabi produttori.
In sintesi, la politica di Moro cercò di trasformare l'Italia in un ponte tra l'Occidente e il mondo arabo, cercando di integrare la causa palestinese nei processi di pace internazionali. In sintesi, la politica estera di Aldo Moro fu una strategia di "presenza attiva" e mediazione, basata su quattro pilastri fondamentali.
1)Lealtà Atlantica ma Autonoma: Pur mantenendo l'Italia saldamente nel blocco NATO e nell'orbita statunitense, Moro rivendicò margini di manovra indipendenti, soprattutto nelle aree di diretto interesse nazionale (come il Mediterraneo).
2)Apertura al Mondo Arabo: Moro fu l'architetto della politica filo-araba dell'Italia. Considerava la stabilità del Medio Oriente essenziale per la sicurezza italiana e fu tra i primi a riconoscere la questione palestinese come un problema politico (diritto a una patria) e non solo umanitario.
3)Il Mediterraneo come Ponte: Vedeva l'Italia non come un confine dell'Occidente, ma come una cerniera naturale tra l'Europa, l'Africa e il Medio Oriente. Questa visione serviva sia a garantire gli approvvigionamenti energetici (petrolio) sia a prevenire conflitti ai confini di casa.
4)Dialogo e Distensione: Fu un convinto sostenitore del dialogo con l'Est europeo (che allora si definiva come oltre-cortina) e del superamento della Guerra Fredda attraverso il negoziato, culminato nel suo sostegno agli Accordi di Helsinki.
In breve, Moro volle trasformare l'Italia da spettatore passivo a mediatore strategico tra mondi diversi (Est/Ovest e Nord/Sud). Una impostazione che si disse superata, come tutta quella tradizionale dell'Italia a trazione democristiana, dopo la caduta del muro di Berlino. Oggi comprendiamo quale errore sia stato averne giudicato l'obsolescenza come negazione dei valori e dei concreti punti di riferimento intrinseci che l'animarono, tutt'ora validissimi.
"Il progresso d'Italia" 16 III 2026