In questo video l'intervento di Davide Ferrari
https://www.youtube.com/watch?v=p7EE_XdDoRg&list=PLntnOXL7LipW9XxiDC23EQnvwQ6jC2TyV&index=7
In questo video l'intervento di Davide Ferrari
https://www.youtube.com/watch?v=p7EE_XdDoRg&list=PLntnOXL7LipW9XxiDC23EQnvwQ6jC2TyV&index=7
E' ancora ignoto ai più l'oggetto concreto sul quale i cittadini sono chiamati ad esprimersi nel referendum bolognese: le convenzioni Comune-paritarie nella scuola dell'Infanzia
I promotori hanno voluto che la scadenza assumesse un carattere generale, addirittura nazionale. “Chi buttereste dalla torre, le scuole pubbliche o quelle private?” Si vuole che i cittadini votino in risposta a questa semplificazione inaccettabile. Ben altro c'è da buttare, se si desidera! Vogliono farci litigare come i polli di Renzo avviati a perdere il collo. Per difendere la scuola bisogna integrare, unire le forze e le esperienze. La disinformazione è cresciuta dopo l'annuncio del Comune di voler porre servizi e scuole 0-6 anni in capo ad una ASP. La questione è complessa, richiede un confronto serio, viene associata al Referendum grazie alla parola magica :”Privatizzazione”. Al contrario: il Comune non può più assumere (per legge!), la “carta ASP”, azienda pubblica, permette l'assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, di non passare la mano ad altri, “privatizzando”. Invece le convenzioni rispondono ad un'altra necessità. E' naturale che un Sindaco cerchi di migliorare la qualità anche di scuole che da decenni e decenni lavorano per migliaia di bambini di 3, 4 e 5 anni Questa scelta è antica (18 anni!), si è diffusa in tutta Italia, fino alla Puglia del Presidente Vendola, non ha nulla di anti-costituzionale. Il prof. Rodotà scrive che -“quantomeno”- bisogna dare assoluta priorità alla “scuola pubblica”. E' proprio quello che si fa qui. Si spende 1 euro su 4 del bilancio, e una grande parte va alle scuole per l'infanzia, 36 milioni euro l'anno alle comunali, ed 1 alle statali: 37 volte il “costo” delle convenzioni con le paritarie. La campagna paradossale che mette Bologna sul tavolo dell'accusato è rischiosa.
Se passa l'idea che tutto è sfascio sarà più difficile proseguire investimenti per la scuola così cospicui. Se il voto sancirà una vittoria di parte, perchè l'altra si ritiri nella propria vita senza aiuti e senza doveri, si indebolirà il complesso del mondo scolastico. Una scelta più matura, il voto “B”, potrà sollecitare invece una politica per la scuola generosa ed aperta.
Davide Ferrari
condirettore della rivista nazionale
"Riforma della scuola"
Pubblicato da "Il Resto del Carlino"
Maggio 2013
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Il 25 Aprile ha riempito le piazze di uomini e donne, di testimonianze vive. Nonostante quello che succede. Forse anche per quello. Delle tante foto “postate” dai compagni sui social network una mi ha particolarmente colpito. Scattata a Bologna, mostra Andrea De Maria e un gruppo di cittadini che discutono, che “si” interrogano e “si” rispondono. Una foto qualsiasi, una delle tante. E' il momento a renderla “notevole”. La discussione è animata, ma partecipe, si sarebbe detto un tempo. C'è il senso di una preoccupata, vigile, voglia di esserci, di capire. E da parte del politico, una volta tanto, non si vede nessun ditino alzato. Dopo il naufragio, la linea, se mai sarà possibile, va trovata e verificata insieme, giorno per giorno, occasione dopo occasione. La democrazia ha ancora degli anticorpi.
Quello che possiamo fare, ognuno di noi, è farli reagire. Reagire, cioè non arrendersi alla rabbia della protesta contro tutto e contro tutti. Oggi essere “contro” e basta vuol dire soltanto “portare il cervello all'ammasso”. Ma, di fronte a questa conclusione della crisi aperta dal voto del “vaffa” e delle maggioranze impossibili, nemmeno ci si può far bastare la consolazione di una retorica stanca del'”unità nazionale”, “a prescindere”. Reagire, vale a dire discutere, fare incontrare, tenere assieme. Io, che-anche oggi- voterei “tutto”, come ho sempre fatto, preso alla gola dalla responsabilità, sarei molto più convinto se vedessi tutti impegnati a parlare, senza finte certezze, scolpite nella pietra di talco più che nel marmo. Meglio una onesta, e attiva, IN-sicurezza. Quanto meglio di “dissentire” o, al contrario, minacciare espulsioni di qua e di là.
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Sala della musica, chiostro di San Paolo, via Boccaleone 19
Lunedì 15 aprile, Martedì 23 Aprile 2013 ore 20,30
Lunedì 15 aprile, Rumiz e il fiume segreto, incontro con Paolo Rumiz e Valerio Varese. Conduce il dialogo Annalisa Ferrari
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Martedì 23 Aprile 2013 ore 20,30
Volando sul Po con Folco
incontro con Folco Quilici, i suoi libri e la sua visione del Po. Verrà proiettato un video antologico di filmati di Quilici sul Po, realizzato dall'autore appositamente per questa occasione.
Conduce il dialogo Anna Quarzi.
Casaderipensieri a Ferrara.
Rumiz e Quilici a Ferrara per parlare del Po
Lunedì 15 e martedì 23 aprile 2013 due incontri sul tema
“Il Po e la nostra cultura, fra immagini e scrittura”
http://www.ilgiornaledelpo.it/rumiz-e-quilici-a-ferrara-per-parlare-del-po/
Le
armi. Al di là di chi ne ha necessità per lavoro, evidentemente
piacciono. Altrimenti due parlamentari di Fli, Paglia ed il nostro
Raisi, non avrebbero fatto una proposta per rendere più facile,
“meno burocratico”, averne una. Deregulation non solo
all'anagrafe ma anche all'armeria. “Come?-qualcuno ha chiesto- Di
armi in mano ai privati si muore e voi volete promuoverne la
detenzione?”. I due hanno risposto: “Sì, ma vogliamo, nel
contempo, incrementare i controlli psico-fisici su chi ha un'arma”.
Prima gliele diamo, poi li controlliamo. E, spesso, sparano
all'impazzata i più insospettabili, i normalissimi. Senza contare
gli incidenti, i bambini falciati da un gioco eccetera eccetera. E,
soprattutto, perché? Chi sente il bisogno di facilitare una
pistola, invece, per dire, di un buon libro? E' vero: la destra
moderna e centrista ha fatto una lunga marcia di cambiamento ma, nei
punti sensibili, evidentemente scatta la vecchia cultura come un
coltello a serramanico. Inutile ironizzare, tuttavia. Interessa
maggiormente riflettere sulla “cosa”, più che su chi la propone.
Obama ci prova, le lobbies del “fucile per tutti”, in America,
dove il Far West è storia di appena ieri, sono per la prima volta
seriamente sfidate. Da noi il clima è diverso. La criminalità non è
maggiore, è maggiore la paura, è minore la speranza. Lo Stato? In
molti non ci credono più. La fondina carica da sicurezza. E'
un'illusione nefasta. Associa chi la coltiva ai peggiori pensieri.
Meglio non voltare la testa dall'altra parte, però. Ogni pronuncia,
serve netta e chiara, che suoni: “No alle armi” deve unirsi ad un
“Sì alla sicurezza”. Partiamo da qui.
"Il contrario", rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 16 II 2013
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Dobbiamo sapere, tutto.
Come azzereranno l'Imu quelli che l'hanno istituita, la sfida al
diabete del consigliere che si fa comprare la Nutella, il nome dei
cagnolini di Silvio e di Mario. Possiamo indignarci, urlare, mandare
altrove tutti i politici, la “casta”. Perfino scagliarci contro
Fabrizio Corona. Tanto, qualunque cosa gli si dica si rischia di
prenderci. Di operai, no, meglio non dire, non sapere. Se proprio si
vuol essere di Sinistra, magari intellettuali (quanto silenti!), ci
si può divertire alle imitazioni di Marchionne. I morti, gli
ammalati, per lavoro? Si pianga sulle statistiche, si stia sulle
generali. Sui diritti negati si allarghino le braccia, si sfumi nei
trafiletti. Così il lavoro dipendente si trasforma in
“appartenenza”. Il lavoratore non più persona, ritorna oggetto.
I muri della sua fabbrica, è anche “sua”, vi lavora, diventano
memorandum sul dovere di appartenere, lui, alla fabbrica, a chi la
possiede. L'”undici”dello scudetto, affisso alla Marelli,
”anti-assenteismo”, è questo. Infatti se ne scrive con
parsimonia. Dispiace che venga usato quel Bologna “del popolo”.
Vengono in mente Fulvio Bernardini, il “dottore”, un fior di
democratico, e la nostra gente allo Stadio, o ai giardini, la
Domenica, l'orecchio attaccato alla radio. Nielsen, cancellato col
photoshop, dovrebbe sentirsi male augurato. Ma il problema non è lo
strumento rossoblù che si utilizza, è la “ratio” di queste
campagne. Mia mamma fu impiegata alla Ducati, nell'era fascista.
Raccontava dei cartelloni con la scritta: “Salutare i superiori
guardandoli negli occhi”. Capiva bene il loro significato. “Tu
sei nostra!”. No. Fra lavoro e impresa ci deve essere un
“contratto”, doveri e diritti, responsabilità, certo, ma “voce
in capitolo”. C'è crisi, servono uomini e donne, non sudditi.
"Il contrario", rubrica di Davide Ferrari, L'Unità E-R, 9 II 2013
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